Meandro di Natale – Fan Fiction in una sola puntata

Domenica 18 dicembre 2016 – una settimana prima di Natale

“Come un vero combattimento?” La forchetta con le uova strapazzate si blocca a mezz’aria, a metà strada verso la mia bocca, e io, sconcertata, fisso Christian con occhi spaventati.

Questo è così tipico di lui! Fa esplodere la bomba nel bel mezzo della colazione di domenica mattina, casualmente e senza alcun preavvertimento, una settimana prima di Natale che, per come pare andranno le cose, sarà un giorno strano e il primo Natale che trascorreremo insieme come famiglia.

Si è offerto volontario per partecipare al torneo di beneficenza CEO / Celebrity Charity Corporate che si terrà il giorno di Natale. Sono del tutto favorevole alle iniziative di beneficenza, in particolare a quelle che riguardano i bambini, e mi fa piacere che le Grey Enterprises, nel loro insieme, siano tanto generose, ma un combattimento contro un professionista di Muay Thai, anche se è per un evento di beneficenza, mi sembra troppo pericoloso. E lo ritengo tale non solo pensando a tutte le traversie che abbiamo affrontato negli ultimi due mesi – è semplicemente troppo per me da sopportare, in questo momento.

Incurante della mia ansia, che ha raggiunto il massimo livello, lui scrolla le spalle, del tutto indifferente. “Sì, Bastille e io faremo qualche seduta supplementare questa settimana. E’ per una buona causa. Perché no?” Senza aspettare una risposta afferra il Sunday, scuotendolo prima di riprendere la sua lettura.

Perché no?! Il cuore mi balza fuori dal petto e lui mi  sta chiedendo perché no?!

Traggo un respiro profondo, cercando disperatamente di respingere il panico che si impossessa di me. Alzo il pollice e comincio a enumerare i motivi: “Bene, per prima cosa la persona che affronterai è un professionista …”. Pronuncio la parola professionista lettera per lettera, per essere chiara, l’enfasi che metto nella parola, insieme con la laconicità e la voce alta con cui parlo, sono tutti indizi del mio nervosismo, che spero lui colga al volo. Christian piega verso il basso un angolo del suo giornale e sbircia verso di me, un po’ sorpreso dalla veemenza del mio attacco.

Ora che ho catturato la sua attenzione aggiungo il mio dito indice: “… in secondo luogo è il giorno di Natale, cioè un giorno pieno di impegni, e dovrebbe essere una giornata da trascorrere in famiglia …” Il dito medio è il successivo che sollevo: “… in terzo luogo io … quando …”; mi viene meno improvvisamente la logica, mi sfuggono sia la terza ragione che tutte le altre. In realtà, se devo essere sincera, c’è una sola vera ragione, ed è che sono accecata dalla paura.

Dopo quello che abbiamo passato sono diventata un po’ iperprotettiva nei confronti della mia piccola famiglia, soprattutto nei confronti di Christian, il fatto è però che io non so come esprimergli questa paura che provo. Ogni volta che ho cercato di introdurre il discorso lui ha scrollato le spalle, osservando con impertinenza di essere in grado di prendersi cura di se stesso.

Per qualche ragione non riesce a capire che io non ho del tutto superato lo shock e la preoccupazione per quello che è successo – non ancora. La cosa è davvero ironica, visto che è lui il re della iperprotettività.

Ridacchia e, posando il giornale, incrocia le braccia sul suo ampio petto, poi mi guarda palesemente divertito. “Tu sai che Bastille è un ex olimpionico e che io lo faccio regolarmente atterrare sul culo?” Il suo ghigno arrogante prova che lui è convinto di battere il suo forte e ben addestrato avversario. Lui sbaglia, se pensa che la mia paura dipenda dalla scarsa fiducia nella sua abilità.

“Non mi importa quanto sei bravo, quello  combatte per vivere. Resterai in piedi dopo …” Non riesco nemmeno a parlarne senza che un orribile nodo mi si formi in gola, il petto mi si stringe al solo pensare a cosa potrebbe succedere se … La luce davanti ai miei occhi si fa confusa e abbasso lo sguardo, sono troppo vulnerabile per mostrargli che sto piangendo.

“Baby?” Questa parola sottende una domanda, perché si accorge di quello che sta succedendo. Sento il rumore della sua sedia che si muove, prima che lui si diriga dal lato del tavolo dove sono io. Cadendo in ginocchio accanto a me mi prende per il mento, facendomi girare la testa, così da poter incontrare il mio sguardo.

Mi appoggia entrambe le mani appena sopra le ginocchia, il calore del suo tocco penetra dentro di me e mi àncora al presente. “Cosa sta succedendo?”

“E se ti facesse del male?” Non riesco ad esprimere la mia paura con delle parole. So che è in gran forma, è tornato in palestra una settimana dopo l’incidente e si è ripreso a un ritmo velocissimo. Anche se ha dimostrato capacità straordinarie, a me sono rimaste delle cicatrici di apprensione che stentano a guarire.

“Baby, mi piace che ti preoccupi per me, ma questa è una cosa da nulla. Il mio avversario si è ritirato dai combattimenti da due anni. Adesso per lo più si limita ad allenare dei giovani di belle speranze. L’ho visto in azione. Fidati di me, non mi succederà nulla”. Mi accarezza con le mani le cosce e il suo lento movimento ritmico contribuisce a mitigare almeno in parte la mia paura irrazionale.

La parte razionale del mio cervello è d’accordo con lui: in fondo si tratta solo di un incontro per beneficenza con misure di sicurezza severe, non permetteranno che uno dei più importanti CEO degli Stati Uniti si faccia male o peggio – maledizione, non potrebbero certo permetterlo, ma ecco che interviene il mio lato irrazionale, che per lo più se ne sta tranquillo, seduto sulla mia spalla in attesa dei momenti in cui sono più vulnerabile per sussurrarmi all’orecchio gli scenari peggiori.

E mi sconvolge con visioni che mi tormentano quando sono sveglia e che a volte tormentano anche i miei sogni. Accende la mia immaginazione quando meno me lo aspetto. Un minuto sbuccio una patata poi, come il click di un interruttore, ecco che un orrore indicibile si insinua nella mia mente, vedo immagini di eventi terrificanti in cui sono coinvolti mio marito e mio figlio in maniera così reale che il mio corpo non può fare altro che essere preso dal terrore e dal panico.

Un sussulto di sgomento è la cosa che in genere mi ricollega con la realtà ma il ricordo rimane nel mio subconscio, distorcendo tutti i miei pensieri. Il dottor Flynn dice che è normale dopo il trauma che abbiamo subito e che solo il passare del tempo potrà restituirmi la sicurezza, ma per ora la paura è per me come una seconda pelle.

Immergendo i miei occhi blu nei suoi occhi grigi guardo il suo bel viso e gli accarezzo la guancia, il mio pollice percorre i lisci contorni della sua mascella appena rasata. Conosco e amo ogni linea e ogni curva del suo viso. “Sei così prezioso per me, non so se posso rimanere a guardare mentre ti picchiano”.

Christian si acciglia, allontanando per un attimo lo sguardo. Quando torna a guardarmi lo fa con un pizzico di divertimento. “Baby, cosa pensi che faccia con Bastille ogni settimana?”

Un po’ offesa gli rispondo, ovviamente so quello che fa con Claude! “Tu … ti alleni con lui. Lui ti insegna a combattere”. Le guance mi si tingono di rosso mentre sono troppo indignata per dare corpo ai miei pensieri.

Christian annuisce con calma, il suo silenzio mi incita a continuare, la sua espressione è indecifrabile, tiene la testa inclinata di lato. Mi sposto sulla mia sedia, sentendomi improvvisamente a disagio mentre faccio fatica a concentrarmi, spulciando tra i miei pensieri senza trovare alcun supporto.

Non ho mai dato molto peso alla cosa. So che si incontrano in palestra, fanno quello che devono fare e Christian torna a casa incolume, non ho mai visto neppure un livido su di lui. Con la testa vuota sono costretta ad ammettere che non so esattamente quello che fa o neppure come lo fa, se è per questo. Non lo ho mai visto allenarsi con Claude, anche se è pure il mio personal trainer, ma noi non pratichiamo la boxe, solo pesi leggeri e Pilates, che  sono più adatti a me.

Lo guardo, infastidita che sia riuscito a fare il punto della situazione senza quasi dire una parola. In modo infantile incrocio le braccia al petto, imbronciata. Io so cosa succederà adesso, mi dirà che Claude gli insegna a combattere facendo degli incontri di boxe. Mi sento stupida a non averci mai pensato. Ho visto Christian tirare un pugno o due in passato e bisognerebbe essere ciechi per non accorgersi che lui è un combattente abile e agile.

Come solo un marito può fare lui riesce a far sparire la mia ira sogghignando, ben consapevole che le sue argomentazioni vincono sulle mie. “Noi combattiamo, baby. E’ così che ho imparato ogni diretto, gancio, calcio, swing e blocco”. Come per dimostrare la sua abilità sul ring si alza con un movimento fluido, il suo corpo è agile, ogni movimento è preciso ed efficace. Appoggia entrambe le mani sui braccioli della sedia, appoggiandosi molto vicino a me, in modo che le sue labbra sfiorano le mie suscitando quella corrente che sempre fa scintille tra di noi.

Con quegli occhi ardenti fissi nei miei sospira: “Quindi, vedi, non c’è niente di cui preoccuparsi. La cosa potrebbe anche piacerti”. Si impadronisce della mia bocca in quel suo modo autoritario e la penetra profondamente prima di concludere con un bacio deciso. Lo definirei diabolico ora che mi strizza l’occhio, la bocca incurvata in un sorriso di complicità.

Gah!

Quella sua testa dura  non riesce a capire la mia apprensione, lui non riesce neppure a immaginare che qualcosa potrebbe andare storto nonostante quello che è successo di recente. Sospiro, cercando di essere accondiscendente come lui si aspetta: “Verrò, ma la cosa non mi fa piacere. E stai certo che Chris non verrà assolutamente!” Io gli rivolgo uno sguardo che significa che faccio sul serio, afferrando la sua camicia.

Lui risponde con una risata gutturale, rilassandosi perché pensa che si tratti solo di uno scherzo. “Sei così eccitante quando il gioco si fa duro, Mrs Grey”.

Vorrei avere scherzato …

“Mamma, papà, guardate cosa ho fatto!” Chris si fionda nella stanza con la sua solita energia e la sua irruenza interrompe il messaggio subliminale che stavo cercando di trasmettere a mio marito, che dunque ne rimane all’oscuro.

Entrambi ci giriamo verso di lui, bloccando la discussione e incoraggiandolo con le nostre espressioni sorridenti. Christian irraggia felicità, ma io volgo altrove lo sguardo – non meno sincero, ma il peso della mia ansia mi impedisce di fissare i miei occhi. Ever since we got married we quickly established a higher priority for him and his needs, a good habit to get into with a toddler even though it’s unspoken. Fin da quando ci siamo sposati abbiamo subito deciso di dare al nostro piccolo e ai suoi bisogni la massima priorità.

“Facci vedere, campione.” Christian ha già imparato come si deve comportare un genitore, sorprendendomi sempre più con la sua pazienza e la condivisione per l’eccitazione infantile di Chris. E’ quasi come se stesse rivivendo la sua infanzia attraverso Chris, riparando i torti che ha subito nel suo passato mano a mano che il tempo passa.

Ogni volta che gli è possibile dedica ogni attenzione a Chris, anche sforzandosi di comunicare con lui mettendosi al livello dei suoi occhi. Questa volta lo prende in braccio e come al solito nostro figlio si sente importante per la considerazione di cui gode, il suo amore per il padre emerge con chiarezza nell’ammirazione più che evidente nel suo infantile sguardo blu.

Molto orgoglioso, tira fuori un disegno che ha appena fatto. Non voglio essere lasciata fuori così mi alzo, per unirmi ai miei due ragazzi mentre guardiamo il disegno. E’ il disegno tipico di ogni bambino di quattro anni, è quasi uno scarabocchio ma dà l’idea di cosa voleva rappresentare. Con audaci colori primari ha disegnato la sua famiglia, non solo io e lui, ma anche Christian.

Io guardo il pomo d’Adamo di Christian che sale e scende, i suoi grandi occhi sono fissi sulla pagina: “Spiegami il tuo disegno, campione”. Lo ammiro perché chiede a Chris di cosa si tratta, giusto per esserne sicuro, ma non si può negare l’emozione che avverto nella sua voce tesa  –  il disegno è abbastanza chiaro.

Chris lo guarda stupito, ovviamente domandandosi se suo padre ci vede bene o se è in grado di capire, e io devo soffocare una risatina: “Questo sono io”, e indica col mignolo la figura più piccola della pagina. Fissa ancora una volta lo sguardo su Christian, per assicurarsi che suo padre stia seguendo la sua spiegazione, poi continua “Questa è la mamma e questo sei tu”.

Si tratta di una piccola cosa ma il momento è davvero solenne.

“Grazie figlio. E’ il più bel disegno che io abbia mai visto”. Infilo il braccio intorno alle spalle di Christian, stringendolo a me mentre bacio il mio bel ragazzino in cima alla testa, felice per quello che ha fatto del tutto spontaneamente.

Christian riesce a mantenere il suo bel sorriso luminoso, nonostante l’emozione evidente che lo sta sopraffacendo. Tiene in mano il disegno con riverenza e la sua espressione colpita fa chiaramente capire che la cosa lo ha toccato profondamente. Per Christian questo significa che Chris lo ha accettato come padre.

“Puoi tenerlo, papà”, dice magnanimamente Chris con disinvoltura, a riprova che non si rende conto dell’importanza del dono che ha appena fatto a suo padre.

“Grazie”, sussurra di nuovo Christian abbracciando forte Chris. “Ho il posto giusto dove metterlo”. Con Chris ancora tra le braccia si dirige verso il suo studio.

“Dove stiamo andando, papà?” Chris è fin troppo felice di tenersi stretto al suo papà, mentre io li seguo, curiosa di vedere cosa succederà.

“Vedrai”, risponde in maniera criptica.

Arrivati nello studio, Christian si prende un momento per guardare la parete su cui sono esposti tutti i suoi premi e le fotografie apparse sulla stampa. Per lo più lui vi è ritratto insieme ad altri importanti personaggi dell’imprenditoria e in alcuni casi addirittura con capi di stato. E’ il culmine di tutto quello che ha ottenuto nella sua vita eccezionale, la dimostrazione del suo incredibile successo.

Senza pensarci tanto stacca dalla parete un importante riconoscimento guardando il punto in cui stava esposto, in un posto d’onore tra molti altri. Gira attorno alla scrivania, facendo sedere Chris sul bordo mentre lui si dà da fare sul retro della cornice per estrarre l’attestato dorato che appoggia sulla sua scrivania per sostituirlo con il disegno di Chris che poi appende: la posizione scelta non lascia dubbi che si tratti del posto d’onore.

Chris batte le mani mentre Christian esamina la modifica con piena soddisfazione.

“Mi sembra perfetto, Mr Grey, il tuo miglior successo!” Gli infilo le braccia intorno alla vita premendo la guancia contro la sua schiena.

Christian mi prende i polsi e mi tira stretta contro di lui, “Davvero il mio miglior successo, Mrs Grey”. Entrambi condividiamo l’intensità del momento.

Un altro momento di vulnerabilità porta con sé un altro pensiero sussurrato – potrei solo morire se succedesse qualcosa a uno di loro due.

 Pb

Il resto della settimana vola con i preparativi per il Natale e per i dieci giorni di vacanza che Christian si prenderà dal lavoro. Il disegno di Chris mi ha dato l’ispirazione per il regalo di Natale che farò a Christian, qualcosa che ho rimuginando per settimane senza arrivare a prendere una decisione. E’ un’altra cosa che mi precipito a fare, sperando di arrivare in tempo.

La raffica di attività e gli incontri costanti con Julie Logan mi tengono occupata, ma indipendentemente dalle garanzie che mi ha dato Christian non riesco a rimuovere l’ansia per il combattimento.

Ieri sera, durante la cena della vigilia di Natale, lui mi ha ricordato che Claude sarà il suo allenatore per la partita e che insieme con l’allenatore dell’altro lottatore hanno stabilito alcune regole di comune accordo. La cosa mi ha un po’ tranquillizzata fino a quando Christian ha spiegato – in dettaglio – che lo stile del combattimento di kickboxing cui parteciperà è “vecchia scuola e non qualche annacquata versione recente”. ​​

Certo che avrebbe optato  per il genere più pericoloso, ho pensato tra me e me alzando mentalmente le mani al cielo, esasperata. Per l’ansia il cuore mi precipita in fondo ai piedi e tengo la testa bassa per evitare di mostrargli quanto ho patito ad ascoltare il suo chiacchiericcio eccitato.

Con lo stile Muay Thai gli avversari sarebbero autorizzati ad usare gomiti, ginocchia e calci con mosse che sono state concordate prima della partita e, secondo Christian, è tutto qui. Cosmo “Good Boy” Alexandre è l’avversario di Christian, ed è stato un campione intercontinentale WMC. Anche se si è ritirato da due anni lui è presumibilmente ancora molto in forma e da tutte le informazioni che ho potuto raccogliere emerge che è desideroso di tornare sul ring.

Christian ha peggiorato solo le cose snocciolandomi impressionanti statistiche brasiliane e ricordandomi che è conosciuto per i suoi potenti calci e la sua eccezionale.capacità di bloccare l’avversario. Ho capito che Christian sta godendosi l’idea di affrontare questo professionista per mettere alla prova le sue capacità contro qualcuno diverso da Bastille.

Ottimo! Ho pensato con sarcasmo, non sarà niente, solo dodici round di due minuti, ciascuno dei quali sarà una tortura per me. Odiavo il pensiero di guardare qualcuno che avrebbe fatto del suo meglio per picchiare mio marito, e solo per divertimento.

Il giorno di Natale stava arrivando con la forza di un treno merci – la collisione, almeno secondo me, sarebbe stata inevitabile.

Il Natale è per me sempre qualcosa che non vedo l’ora arrivi, ma oggi il suo arrivo non mi ha portato null’altro se non la tensione. Le informazioni che Christian mi ha dato la scorsa notte stanno ancora facendomi rabbrividire. Il dottor Flynn mi ha detto che devo avere fiducia, che tutto andrà bene, che quando inizio ad avere paura dovrei solo cercare di trascinare i miei pensieri lontano da questi meandri mentali ed evitare di pensare a cosa potrebbe accadere, concentrandomi  su quelli che so essere i fatti.

Mi ha fatto mettere tutto per iscritto, il riferimento visivo dovrebbe essere un valido strumento per ricordarmi che la mia paura è solo una piccola parte della situazione e di tutti i suoi possibili esiti. Anche lui, come Christian, ha addirittura detto che potrei divertirmi guardando la lotta.

Scivolo fuori dal letto e recupero il pacchetto che ho nascosto nel mio comodino, sentendomi un po’ risentita per il fatto che questo combattimento minaccia di rovinarmi il Natale. Il più silenziosamente che posso scivolo nella stanza di Chris per svegliarlo. Ci rimarrebbe malissimo se non lo includessimo nello scambio di doni. Insieme andremo da Christian nel suo studio.

Quando apro la porta lo trovo già seduto sul letto, con uno sguardo scontroso sul volto: “E’ tanto che ti aspetto, mamma!” brontola ad alta voce. “Perché ci hai messo tanto?”

Io sorrido, avrei dovuto immaginare che si sarebbe svegliato presto per tutta l’eccitazione del Natale. “Ciao, tesoro. Mi dispiace. Mi sono appena svegliata. Sei pronto?”

Con un balzo è subito fuori dal letto e al mio fianco. “Sì! Andiamo, mamma! Posso dare io il regalo a papà?”

E’ così adorabile: “Certamente, dolcezza, ma ricordati: è una sorpresa, quindi non devi dirgli di cosa si tratta”, gli ricordo ancora una volta, perché ieri stava per lasciarselo scappare. Chris era con me quando ho ordinato il regalo una settimana fa, quindi ho dovuto spiegargli di cosa si trattava: lui è troppo curioso per lasciarsi sfuggire qualcosa. Ho cercato di spiegargli che si trattava di un dono, e che doveva essere una sorpresa.

Sono rimasta colpita dal fatto che è riuscito a tenerlo per sé, ma la notte scorsa Christian stava scherzando e gli diceva di fare il bravo, che così Babbo Natale avrebbe potuto portargli un regalo, quando lui era saltato su: “Babbo Natale non ti porterà nulla, papà. E’ la mamma che ti ha comprato una sorpresa. E’ un …”

“Ip, ip, ip, ip, ip!” lo avevo subito bloccato, mettendomi un dito sulle labbra e implorandolo, con i miei grandi occhi spalancati, di ingoiare immediatamente quello che stava per dire.

Con occhi altrettanto spalancati mi aveva guardata, annuendo e sussurrando così forte che il mondo intero avrebbe potuto sentire. “Oh, sì! Mi sono dimenticato. Non lo dirò a papà che è un libro”, aveva aggiunto scuotendo la testa con serietà, e io avevo potuto solo mettermi a ridere.

Ecco cosa succede ad affidare ai bambini un segreto.  Almeno Christian non conosce i dettagli, non aveva messo sotto torchio Chris per avere ulteriori informazioni, amava ricevere doni da noi.

Noi avanziamo lungo il corridoio: Chris cammina in punta di piedi in maniera accentuata, come nei cartoni animati, il che mi sta rendendo difficile non mettermi a ridere. Riusciamo ad infilarci nello studio di Christian senza che lui se ne accorga, assorto com’è in quello che sta facendo. Dandogli un colpetto col gomito incito Chris ad avvicinarsi al padre e il movimento, finalmente, cattura l’attenzione di Christian.

“Buon Natale!” gridiamo insieme e Chris corre da lui, girando attorno alla sua scrivania e mettendogli in grembo il regalo, riuscendo a malapena a contenere l’entusiasmo. “Aprilo papà, aprirlo ora!”, dice strisciando in braccio a Christian per avere un posto in prima fila.

Vedo lo sguardo di Christian illuminarsi di una profonda soddisfazione che scatena in me ogni possibile emozione e mi chino a baciarlo sulle labbra. “Il primo di tanti, Mr Grey”, sospiro allontanandomi mentre il mio cuore si stringe alla vista di loro due insieme e felici.

Il suo sorriso è a dir poco mozzafiato, prima che lasci cadere il suo sguardo sulla confezione che avvolge il dono. E’ difficile non pensare a Edward Mani di Forbice quando vedo tutti i piccoli pezzi di carta che svolazzano per l’aria, mentre lui apre il suo pacchetto.

Il forte ansimare del suo respiro e il gioioso stridio di Chris sono la mia ricompensa. E’ così difficile comprare qualcosa per lui, che ovviamente può permettersi qualsiasi cosa desideri, così i doni che apprezza sono quelli che hanno un valore affettivo e sentimentale.

“Vedi papà, sono io!” Chris stringe le mani al petto, orgoglioso di essere sulla copertina di un libro.

Christian entra immediatamente in contatto visivo con me ancora una volta, i suoi occhi sono ombreggiati da un vivo e animato sentimento. Mentre inizia a sfogliare le pagine Chris gli illustra le foto: “Questo sono io quando ero piccolo, ma adesso sono grande: ho quattro anni!”

Christian ride e lo abbraccia più stretto. “Tu sei un campione”. Quando apre la pagina seguente lo vedo inghiottire, perché vede una foto di noi tre insieme, come una famiglia. E’ impossibile, perché Chris ha un paio di mesi, ed è in braccio a me che lo stringo con orgoglio. E’ una foto scattata da mia madre, ma l’abile fotografo cui mi sono rivolta è riuscito ad inserire Christian nella foto, usando Photoshop. Osservando la fotografia da dietro la scrivania devo dire che ha fatto un lavoro fantastico.

L’intero album racconta la vita di Chris fin dalla sua nascita. Un bellissimo album rilegato, con le pagine semi-lucide e mozzafiato, proprio come qualsiasi pubblicazione. Siccome lui si è perso i primi quattro anni di vita di Chris, ho pensato che questo gli avrebbe fatto recuperare dei ricordi, un modo per lui di essere parte di un passato che non posso cambiare, anche se lo vorrei davvero.

C’è sempre una possibilità che la cosa non gli piaccia, che tutto questo gli ricordi la sua involontaria e incolpevole assenza, così cerco di osservare la sua reazione molto da vicino. Dolcemente mi lascio sfuggire un sospiro quando vedo lo sguardo di stupore sul suo volto, credo che gli faccia piacere.

Non tutte le immagini sono state cambiate, ma molte di loro ora immortalano il mio bel marito, il padre di mio figlio, insieme a noi in tanti momento. C’è la prima volta che Chris ha mangiato dei cibi solidi: aveva stretto la bocca, con un cipiglio per la strana sensazione del cibo diverso dal solito e ce ne è un’altra di me che allatto Chris, in cui appaio molto stanca ma assolutamente innamorata del mio bambino.

Christian sorride vedendo la foto della prima volta in cui ho portato Chris a tagliare i capelli.  Quella volta lui si era rifiutato di continuare a restare seduto e alla fine eravamo tornati a casa con un taglio di capelli decisamente irregolare, perché non era riuscito a restare fermo.

Molte di queste foto immortalano dei momenti particolari, che ho catturato col cellulare quando Chris stava facendo qualcosa di sciocco o buffo. Christian sembra così immerso nelle immagini che io mi innervosisco un po’: “Ti piace?”

Solleva lo sguardo dalle immagini e la calda luce del suo amore è sorprendente quando incontra il mio sguardo. “Anastasia”. Il modo in cui pronuncia il mio nome dice molto su quello che prova, non lascia alcun dubbio sul fatto che il dono che ha ricevuto gli piace.

Io sorrido e lui scuote la testa, ancora troppo stupito per parlare. Mi sento veramente appagata per avere fatto qualcosa che lo colpisce così profondamente, ai livelli di cui ha più bisogno.

Sollevata, mi appoggio sul bordo della scrivania, felice di fare un viaggio a ritroso nella memoria con i miei due ragazzi preferiti. Quando Christian chiude l’album Chris riprende energia e alza lo sguardo versoChristian, con l’aspettativa che lampeggia come un’insegna al neon sul ​​suo dolce viso. Lui è troppo educato per chiedere, ma vuole disperatamente vedere cosa gli ha portato Babbo Natale.

E’ stato meraviglioso andare a fare compere con Christian, un bambino cresciuto impegnato nella scelta di un giocattolo per un altro bambino. Ho faticato a impedirgli di acquistare l’intero negozio, abbiamo anche discusso un po’ sulla necessità di non esagerare. Alla fine lui ha scelto una Jeep che funziona a batteria, e sono sicura che con questa Chris trascorrerà ore di divertimento nella nuova casa.

Christian bacia Chris sulla guancia: “Grazie per il mio bel regalo”, poi mi strizza l’occhio prima di cedere al chiacchiericcio eccitato di Chris: “Vogliamo andare a vedere quello che ti ha portato Babbo Natale, campione?”

“Sì papà! Per piacere!” Passando, mi prende la mano e mi bacia in fronte. Il suo messaggio silenzioso significa chiaramente a più tardi mentre li seguo nella sala grande, afferrando la mia macchina fotografica. Voglio fare in modo che – da ora in poi – Christian compaia per davvero nelle nostre fotografie, anche io non vedo l’ora di immortalare il viso di Chris quando vedrà  la sua piccola auto quattro per quattro.

Non resto delusa. Chris guarda la macchina, come se non riesca a credere ai suoi occhi. Le gira attorno con la bocca aperta, ha quasi paura di toccarla e rovinare il miraggio. Poi, con un po’ di incoraggiamento da parte di Christian, la sua manina tocca con deferenza la plastica.  Noi ridacchiamo mentre la tira indietro con uno squittio acuto di gioia assoluta.

Batte i piedini, la sua faccia è illuminata dalla gioia, i suoi applausi risuonano per tutta la stanza. Si gira verso di noi e corre verso le nostre gambe, abbracciandoci furiosamente. “Grazie papà! Grazie mamma!” Io sono stupita dal fatto che sia venuto a ringraziarci prima di saltare sulla jeep come un esperto pilota di fuori strada. Il mio bambino è delirante di felicità.

Christian dedica un minuto a mostrargli come utilizzare il veicolo, e subito Chris ci salta sopra e si mette a guidare per gli ampi spazi della sala. Proprio mentre Christian mi fa scivolare un braccio intorno alle spalle Brandon entra nella stanza.

“Signore, il signor Grey è arrivato. È venuto a prendere Chris”. Anche oggi abbiamo il personale della sicurezza nelle vicinanze.

Ragazzi, il tempo è davvero volato questa mattina.

Mio marito mi rivolge un mesto sorriso e uno sguardo ardente, poi dice a Brandon di far entrare Carrick. Assicurandomi di essere presentabile, vado in cucina a mettere su il caffé. Chris trascorrerà la mattinata con la famiglia di Christian, in modo che noi due possiamo andare a quel maledetto combattimento.

Sospiro, notando che non mi sento assolutamente meglio alla prospettiva di guardare mio marito sul ring con un pugile professionista.

Dopo esserci scambiati gli auguri di Natale, avere preso il caffè e avere caricato Chris e la sua Jeep nel SUV di Carrick restiamo di nuovo soli e manca un’ora di meno all’incontro di beneficenza CEO/Celebrity Corporate. Perché mai Christian non si è offerto di partecipare a un qualcosa di meno violento – come una partita di golf?

Christian mi trova nel nostro bagno, mentre sto finendo il mio make-up. Camminando silenziosamente verso di me mi infila le braccia attorno alla vita mentre io applico l’ultimo colpo di mascara. Mi appoggia i capelli su una spalla e mi bacia, guardandomi nello specchio.

“Mi è piaciuto il regalo, Anastasia”. I brividi che mi dà quando pronuncia il mio nome in questo modo sono come piccole scosse di energia elettrica.

Sorrido. Anche ai miei occhi appaio infatuata di lui, innamorata. “Non potrei essere più felice, Mr Grey, è stata una gioia vedere il tuo volto”.

Con un sorriso tutto suo e con uno scintillio nello sguardo fa scivolare una busta sulla toilette. “Babbo Natale ha portato qualcosa anche per te”. Il suo tono baritonale e quello che sento premermi sul sedere mi suggeriscono che il regalo di Babbo Natale non ha nulla a che fare con quello che c’è nella busta.

Il mio cuore si blocca un attimo per poi riprendere a battere a un ritmo galoppante. Cerco di ignorare il suo sorriso malizioso, sono troppo curiosa di vedere cosa c’è dentro. “Che cos’è?”

Alza un sopracciglio prima di depositare un altro bacio, questa volta proprio dietro l’orecchio. “Perché non dai un’occhiata?” La sua bocca calda così vicino alla mia pelle mi rende difficile concentrarmi. Chiudendo gli occhi vorrei che i miei ormoni si calmassero un attimo, prima di aprire il misterioso dono.

Una volta aperto mi ci vuole solo un minuto per capire che cosa sto guardando. Sembrano dei documenti ufficiali, alcuni dei quali relativi a una banca. Improvvisamente mi balza agli occhi l’intestazione della prima pagina: è l’atto di acquisto della casa sul Sound.

Eh?

Lentamente mi giro verso di lui, guardandolo con una domanda implicita. Lui mi fa scorrere le dita tra i capelli e poi mi stringe il volto tra le mani. “Io non voglio che mai più tu debba  vivere quello che hai vissuto quando mi hai lasciato. Non avevi né denaro né un posto dove andare”.

Mi sembra che il sangue abbandoni il mio corpo, improvvisamente sento un caldo insopportabile e la testa mi gira. Cosa?

Lui non mi guarda, fissa invece le carte che ho tra le mani mentre mi parla a bassa voce. Posso vedere quanto sia doloroso per lui ricordare quei giorni. “Qualunque cosa accada tra di noi, non voglio neppure pensare che tu e Chris restiate senza mezzi”.

Le sue parole opprimono il mio cuore già sopraffatto mentre capisco quello che sta cercando di dirmi. “Così tu vuoi che la casa sia mia?” Riesco a malapena a parlare perché ho la gola stretta dall’emozione.

“Sì”, dice con decisione. “La casa e due fondi fiduciari che ho istituito. Uno per te e uno per Chris”.

Ah, i documenti della banca.

E’ il mio turno di cercare il suo sguardo, il mio cuore sanguina per la sua generosità e per il suono della sua voce ammaliante, ben sapendo che è tutta colpa mia. “Christian. Io non vado da nessuna parte e questo dono … è troppo”.  Non c’è niente al mondo in questo momento che possa fermare le mie lacrime. L’essermene andata, essere tornata, averlo nuovamente sposato, la minaccia terribile che incombe sulle nostre vite, il combattimento che lui dovrà affrontare e ora questo. Non riesco più a trattenermi.

Singhiozzando nascondo la testa sul suo petto, non sapendo cosa fare davanti alla sua generosità – Il senso di colpa, la paura? Tutto quello che so è che io lo amo più di quanto riesca ad esprimere.

Le sue forti braccia si stringono intorno a me, mi schiaccia a lui. “Calmati, baby. Non è come pensi, non ti preoccupare. Voglio solo la serenità di sapervi al sicuro. Non impedirmi di fare questo, è un dono più per me che per te”.

Le sue parole, però, anziché confortarmi mi fanno piangere più forte. Sono sempre stupita dal fatto che lui sappia sempre esattamente quello che mi serve in momenti come questo. La maggior parte degli uomini correrebbe lontana un miglio da una donna in lacrime, ma lui mi tiene stretta, potrei dire con una metafora che il suo forte corpo è un’ancora nella mia vita emotiva.

Quando i brividi cessano lui alza la testa, i suoi occhi preoccupati incontrano i miei. “Ti prego di accettare il mio regalo, baby”.

Non so perché mi prendo ​​la briga di combattere contro di lui su qualsiasi cosa. Come potrei dirgli di no?

Annuisco, mordendomi il labbro per non piangere più. Sorridendo, ora accarezza le mie guance bagnate dalle lacrime prima di toccare le mie labbra con le sue, il breve contatto mi brucia come una scintilla elettrica. Ci guardiamo l’un l’altro, sorpresi dalla forza della nostra attrazione reciproca. Come magneti le nostre labbra si uniscono inevitabilmente, labbra, lingua, denti – tutti determinati a dimostrare quanto ci amiamo.

Storditi e senza fiato ci avviciniamo, i nostri corpi sono inebriati dall’amore. Christian si passa una mano tra i capelli, mettendoli ancora di più in disordine. “Mrs Grey, non ti ho mai desiderata più di ora”, dice digrignando i denti per trattenersi.

Sto esattamente come lui ma so che siamo fuori tempo massimo. “Promettimi che più tardi finiremo questo”. Mi incollo sul viso quello che spero sia un sorriso sexy, non voglio che si allontani con dei rimpianti.

“Mi fai impazzire, Mrs Grey, cazzo, mi fai davvero impazzire”, dice scuotendo la testa. Con un sorriso fa un lungo respiro, guardandomi ancora in un modo che mi fa sentire incredibilmente desiderabile, poi si volta per prepararsi.

“Christian”, lo chiamo di nuovo.

Nonostante la fretta che abbiamo si ferma e torna indietro. Il suo modo di comportarsi mi fa sentire importante, amata. Con un sorriso evasivo e un bagliore di rossore sulle guance gli dico una semplice parola, ma spero che possa vedere la sincerità nei miei occhi: “Grazie”.

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Sono stupita vedendo che la Key Arena presso il Seattle Center è un alveare di attività. Ovviamente si tratta di un grande evento, se è riuscito a raccogliere una folla di queste dimensioni il giorno di Natale. Abbiamo appena appreso da Claude che il combattimento di Christian sarà l’evento principale di oggi, un’altra informazione che contribuisce ad annientare i miei nervi già logori.

Con un’ora e mezza di anticipo rispetto al momento in cui Christian salirà sul ring Claude lo porta, insieme a me e Brandon, nello spogliatoio che gli è stato assegnato. Li ascolto parlare della preparazione, guardo mentre le mani di Christian vengono bendate, mentre fa il riscaldamento, e nel frattempo Christian mi tiene stretta la mano con una presa d’acciaio.

Credo che possa percepire la mia ombrosità e, siccome sa che dovrò aspettare l’esito senza di lui, la cosa lo rende desideroso di confortarmi. Sono grata per il suo sforzo, ma preferirei che tornassimo a casa.

Una domanda di Claude riporta la mia attenzione alla loro conversazione. “Niente sesso, allora, amico?”, gli chiede una volta che siamo all’interno della stanza. Brandon sta aspettando fuori dalla porta per accompagnarmi ai nostri posti.

Eh?

Christian mi guarda con gli occhi ardenti e mi bacia il dorso della mano per nascondere il suo sorriso fanciullesco. “No, ma solo ora”, gli risponde, fissandomi negli occhi smarriti.

Claude ha voce in capitolo nella nostra vita sessuale?

Claude sorride poi rapidamente quel sorriso sparisce perché si accorge che Christian si è accigliato.  “Dacci un attimo, per favore. Vorrei salutare mia moglie”. L’enfasi che mette nel pronunciare la parola moglie dà un’idea del mostro di gelosia che è sempre in agguato accanto a lui.

Claude ci lascia, divertito: “Hai cinque minuti”. Per sottolineare le sue parole alza la mano sopra la spalla, con le dita aperte, mentre esce.

Per dissipare velocemente la sua gelosia lo tiro contro di me: “Claude non significa nulla per me”.

Vedo dal suo sorriso imbarazzato che si sente un po’ a disagio per il suo scatto di poco fa: “Lo so. Volevo solo spiegarti la questione del sesso. Non è una cosa di cui parlare davanti ad estranei”. Mi fa scorrere leggermente la mano lungo il fianco. “Claude prende molto sul serio questo incontro e quando lui combatteva gli era proibito fare sesso prima di un combattimento. Mi ha fatto promettere che anch’io mi sarei astenuto, stavolta”.

Mi viene da ridere. “Ah. Ok. Ora che me lo dici penso di avere sentito parlare di qualcosa del genere in passato. Per fortuna, allora, ho bloccato le tue avances. Mi dispiacerebbe che tu perdessi a causa mia”. Faccio svolazzare le ciglia, sentendomi molto femminile con tutto il testosterone in giro.

Con le mani afferra il mio sedere, stringendomi e spingendomi ancora di più contro di lui. “Mai, Mrs Grey. Non potrei mai perdere a causa tua. In effetti …” Lui mi bacia e geme mentre gli offro  la mia lingua. “Oggi vincerò a causa tua”.

In questo momento, prima di questo stupido combattimento, io non voglio fare nulla per compromettere le sue possibilità quindi fingo di assecondarlo, nonostante il terrore che mi stringe le viscere. “Fallo, Mr Grey, e avrai una ricompensa di tua scelta”.

“Mmhhh”, si lecca le labbra e il suo sguardo si oscura: “Di mia scelta?”

Mi sfioro il labbro, lasciando che i miei denti vi affondino lentamente. “Ogni cosa che vorrai”. Lascio indugiare tra i denti la mia lingua, guardandolo.

“Quando il combattimento sarà terminato, fatti portare qui da Brandon”. La mia emozionata dea interiore si eccita nel vedere che si sistema nei pantaloni e nel sentire la sua voce roca ed emozionata.

Mmhh, sesso nello spogliatoio … Farei qualsiasi cosa per riaverlo tutto intero.

Mentre lo abbraccio per augurargli buona fortuna, mi viene improvvisamente in testa un’altra idea. Essere arrabbiati serve per combattere bene? Una volta ho visto un documentario che mostrava un allenatore che colpisce un pugile prima di un combattimento per farlo arrabbiare, forse posso fare la stessa cosa anch’io.

Subito prima di uscire dalla porta giro la testa, gettando le mie parole all’indietro verso di lui come l’ancora di salvezza che spero il mio consiglio sarà. “Pensa soltanto a un ragazzo che mi bacia, se hai bisogno di qualche ispirazione per il combattimento”. Con il che io scivolo fuori e lascio entrare Bastille, ben sapendo che lui non mi rimprovererà davanti al suo allenatore. Sento il suo grugnito arrabbiato mentre la porta si chiude dietro di me.

Bene! Se è infuriato va bene!

Brandon mi accompagna ai nostri posti, guardandosi di continuo intorno per individuare i potenziali pericoli. Di solito trovo la cosa confortante ma oggi non posso certo aiutarlo, la mia paura sta salendo ad un picco irrazionale.

Guardandomi attorno vedo una folla sempre crescente. L’arena è stracolma, la folla di gente in vacanza si gode i combattimenti. Da quello che Christian mi ha detto so che ci sono un sacco di eventi sportivi che avranno luogo oggi, di tanti generi, dal nuoto al golf, alla corsa, al calcio, al baseball e tanti altri ancora, che si svolgeranno in varie sedi per tutta la città.

L’idea ovviamente piace perché sul ring in questo momento c’è Matt Bomber, sicuramente uno che non sta facendo questo solo per la pubblicità.

Sto cominciando ad arrabbiarmi mentre mi sposto sulla mia poltrona, incapace di mettermi a mio agio o di smettere di giocherellare con quello che mi trovo per le mani. Se anche il combattimento di Christian andrà come questo potrei svenire.

E’ evidente che la maggior parte della folla è schierata dalla parte di chi perde e tifa selvaggiamente ogni volta che Matt assesta un pugno. Un sacco di persone hanno cartelli con scritto “Ti amiamo Matt” e “Vai Matt”, che agitano con entusiasmo. Lui sembra piuttosto in forma, assesta alcuni buoni colpi e ho il sospetto che questo incontro sia  il momento clou della giornata nonché l’ultimo della sezione del pugilato classico; non c’è dubbio che Matt stia perdendo: capisco che i giudici sono abbastanza obiettivi e assolutamente non orientati a favorire i personaggi famosi.

Posso quasi sentire i minuti che passano, alla fine di questo round inizieranno gli incontri di kickboxing, dunque manca solo un  incontro poi Christian salirà sul ring. Come a un segnale l’arbitro fischia e pone fine all’incontro alzando in aria la mano del pugile professionista, ad indicare che è il vincitore. Matt può essere orgoglioso perché ha perso ai punti e non per KO. La folla non sembra curarsi di avere perso la scommessa, tutti si alzano in piedi e applaudono felici.

Per respirare un po’ di aria fresca mentre sono ancora in tempo, chiedo a Brandon di accompagnarmi alla toilette delle signore. Respirando a fondo cerco di tranquillizzarmi, focalizzando il pensiero sul lungo elenco di elementi che depongono a favore di Christian in questo incontro, proprio come il dottor Flynn mi ha spiegato, mentre mi lavo le mani sudate.

Quando raggiungo nuovamente Brandon ci affrettiamo a tornare ai nostri posti e vedo che uno dei due pugili, l’amministratore delegato di una grande catena di negozi di ferramenta, è stato eliminato al secondo round. L’arena è quasi al buio mentre ci sediamo, il cuore mi rimbalza nel petto e il mio respiro è affannato. Un unico riflettore è concentrato sul ring dove un presentatore sta portando al delirio la folla annunciando il combattimento cui parteciperà mio marito.

Costernata, sono costretta a salutare la folla mentre la telecamera principale mi inquadra, la trasmissione va in diretta sui grandi schermi di tutta l’arena e in milioni di case in tutta la nazione.

La sconosciuta accanto a me mi stringe il braccio: “Emozionante, vero?”, mi dice, con un sorriso benevolo.

Sorrido di nuovo, sentendomi in tutt’altro modo. Alexandre corre verso il ring agitando le mani guantate in aria. Vestito con pantaloncini di raso rosso e giallo sui quali risalta il suo nome, lui salta intorno al ring, per mantenere caldi e pronti alla lotta i muscoli. Il suo petto nudo e le braccia sono ricoperti da grandi tatuaggi tribali, la sua pelle scura è già luccicante di sudore. La folla urla e grida, nell’aspettativa dell’evento principale che sta per iniziare.

Christian lo segue, a sua volta seguito da Bastille; entrambi hanno la stessa espressione concentrata e seria. Quando alza le braccia sembra veramente un campione e mi toglie il respiro. Magnifico è la sola parola che mi viene in mente. Sembra un dio greco, con i suoi perfetti muscoli guizzanti e la sua personalità straordinaria. Indossa pantaloncini di raso blu che portano il logo della GEH sul davanti dell’elastico che ha in vita.

La folla va in delirio e mi rendo conto che lui rivolge loro solo un rapido sguardo. Poiché è assolutamente riservato e soprattutto non desidera ricevere pubblicità per le sue opere di beneficenza, pochissime persone sono arrivate a vederlo di persona. Ho anche sottovalutato seriamente il suo fascino, dovuto sia all’aspetto fisico sia alla sua importanza come imprenditore. Contro il mio istinto sento il mio sesso stringersi, per la natura primordiale del combattimento tra due uomini.

Come se lui sapesse esattamente quello che mi sta succedendo si gira verso di me e mi manda un bacio dal suo guanto pesantemente imbottito. Ancora una volta appaio sul maxischermo, questa volta arrossendo di ogni sfumatura di rosso. Dopo essermi appoggiata una mano sul cuore per lui e dopo avere fatto un altro timido cenno a beneficio della folla, tutti gli occhi sono puntati sul ring.

Nel centro del ring l’arbitro scambia alcune parole con loro e alza i loro pugni guantati insieme, in un gesto di sportività.

Il gong suona e il combattimento ha inizio, il mio cuore batte sempre più veloce mano a mano che i secondi passano.

Saltellano sul ring girandosi attorno, con movimenti agili, come se stessero prendendosi le misure. Cosmo sferra il primo pesante calcio, il suo piede colpisce Christian al petto. Ansimo e mi metto le mani sugli occhi. Sbirciando attraverso le dita vedo che a quel calcio segue un jab e un rapido fuoco incrociato contro la testa di Christian.

Oh no! Oh no? Perché Christian non lo colpisce? Ha paura? Sta male? Nel panico, stringo il braccio di Brandon, affondando le unghie nella sua carne.

“Si può rilassare, signora”, mi dice gentilmente, sporgendosi. “Mr Grey sa quello che sta facendo. Non mi stupirei se vincesse lui. Ho anche scommesso su di lui”.

Annuisco, ma non sono pronta a lasciar andare il suo braccio. Devo ammettere che Christian non sembra essere in difficoltà, nonostante i colpi che gli piovono addosso, ma mi sembra quasi bloccato.

Dai Christian, lo incito nella mia testa.

Improvvisamente Christian gira sui tacchi, sorprendendo il suo avversario con un calcio al fianco, e aggiunge un efficace diretto destro sul mento di Cosmo. Guardo affascinata e terrorizzata l’avversario che annaspa all’indietro, chiaramente sorpreso dall’efficacia del colpo.

“Sì!”, sento Brandon sibilare accanto a me.

Quando il suono del gong segna la fine del round io non posso credere che siano già trascorsi due minuti: il tempo mi è sembrato durare un attimo e una eternità. Claude corre al fianco di Christian e gli porge una bevanda mentre gesticola con le mani spiegandogli la strategia da adottare. Troppo in fretta gli avversari si trovano ad affrontarsi nuovamente.

Christian non resta fermo, in attesa, come ha fatto nel round precedente, ma inizia una gragnuola di colpi, diretti e uppercut, tutti concentrati sul volto di Cosmo il quale cerca di bloccarlo per contrastare l’attacco, ma Christian gli sferra un pugno dall’alto, caricandoci tutto il suo peso. In pochi istanti ha stretto Cosmo alle corde – impotente.

L’arbitro interviene per separarli, dando modo a Cosmo di muoversi di nuovo. Scuotendo la testa lui scaglia un colpo potente contro Christian, che però lo vede arrivare e si china evitandolo. Mentre il braccio di Cosmo è ancora per aria Christian lo colpisce più volte al petto. Il forte uomo di colore barcolla all’indietro proprio mentre suona il gong.

Claude schiaffeggia Christian sulla schiena e gli mette in mano dell’acqua, elargendogli velocemente i suoi consigli. Inizia il terzo round e Cosmo sembra stare un po’ meglio. Questo round sembra più alla pari: entrambi riescono a piazzare alcuni colpi strategici, calci e ginocchiate. Non posso fare a meno di essere travolta dal boato della folla, mentre l’adrenalina che secerno riesca quasi a scacciare tutte le mie paure.

Ora che ho visto Christian in azione mi sento più sicura e posso addirittura ammettere che mi sto godendo l’incontro. Al vedere mio marito sudato e attivo, coi suoi muscoli guizzanti e con il suo aspetto virile, mi sono addirittura bagnata.

Penso a quello che succederà dopo, nello spogliatoio, ma i miei pensieri sono subito interrotti dall’inizio del quarto round.   Brandon mi sta spiegando che, anche se due minuti per un round sembrano un periodo molto breve, a questo livello di intensità i pugili non possono reggere più a lungo. Ora è un momento importante per portare a casa la vittoria.

Christian sembra trovare una spinta extra, i suoi movimenti eleganti gli permettono di sottrarsi agli assalti di Cosmo. Mi ricordo che Christian mi ha detto che occorre molta più energia per evitare piuttosto che colpire il tuo avversario, e adesso capisco cosa significa. Mentre lui sembra in forma e fresco, i movimenti di Alexandre sembrano essere di piombo.

Il ginocchio di Christian colpisce Cosmo all’addome, poi, girandosi, lui flette la gamba e colpisce Cosmo alla testa con il tallone. La combinazione lo lascia stordito e vulnerabile, le sue mani sono bloccate e non riesce a  proteggersi il viso.

Mi trovo ad imitare i suoi colpi, in un crescendo di eccitazione. Cazzo, come è sexi tutto questo! “Finiscilo!”, urlo agitando le mani e tifando per  spingere mio marito alla vittoria, dimenticandomi completamente di me stessa.

Christian infila un’altra serie di pugni, uno dopo l’altro, fluido e spietato: è chiaro che sta per ottenere la vittoria. La folla esulta, agitando i pugni. Un improvviso colpo col ginocchio prende Cosmo di sorpresa. Christian ne trae un immediato vantaggio e riesce a piazzare un colpo esplosivo sotto il mento. Lui barcolla per un attimo poi cade in maniera spettacolare, svenuto.

Rimbalzo su e giù mentre urlo insieme alla folla. L’arbitro conta poi alza la mano vittoriosa di Christian. Ha vinto per KO. Fantastico! Non mi ricordo più perché ero così preoccupata, tutto quello che voglio fare adesso è arrivare a quello spogliatoio e concedere al mio sensuale marito il suo meritato premio.

Brandon mi fa passare e mi guida tenendomi per il gomito, passiamo ordinatamente attraverso la folla di spettatori entusiasti, molti di loro esternano le loro congratulazioni mentre passiamo. Quando arriviamo nella sicurezza e tranquillità del corridoio Brandon non riesce più a trattenersi e rivela l’uomo che si nasconde dietro la maschera dell’incaricato della sicurezza che vedo tutti i giorni.

“E’ stato fantastico! Mr Grey era incredibile”. Brandon è un po’ più giovane di Christian e vedere mio marito  attraverso gli occhi del suo dipendente è una nuova esperienza che apprezzo. Lui ammira Christian e questo mi rende orgogliosa.

Sorrido annuendo, d’accordo con lui. “E’ stato incredibile! Non posso credere di essere stata tanto preoccupata”.

“Sì, Mrs Grey, lo era davvero!”. Ride e si sfrega l’avambraccio, dove sono abbastanza sicura che abbia ancora impresse a mezza luna le mie unghie.

Io sussulto: “Mi dispiace”.

Ci fermiamo davanti alla porta di Christian, dove il mio lieve bussare ottiene in un secondo risposta. Christian saluta Brandon con una rapida occhiata poi mi fa entrare. Il suono della serratura che scatta alle mie spalle risuona nella stanza e nel mio cuore, i miei sensi si risvegliano tutti.

Le mie pulsazioni vanno a mille. Mio marito indossa ancora i pantaloncini ma le sue mani sono libere dai bendaggi e dai guanti. Le luci della stanza evidenziando i suoi muscoli guizzanti e il velo di sudore che lo ricopre.

Il respiro mi manca mentre la pelle d’oca mi ricopre tutta e i miei capezzoli emergono con evidenza attraverso il sottile tessuto morbido del mio vestito. “Congratulazioni, Mr Grey. Questo è stato un combattimento terribile”. Le mie parole rivelano il mio desiderio carnale, mi sento come se volessi divorarlo. Sono pronta e calda per lui come non sono mai stata.

Lui condivide il mio desiderio, le sue palpebre sono già appesantite dalla voglia. “Grazie, Mrs Grey”. Fa un passo avanti, il calore che irradia da lui e l’odore del suo sforzo sono virili e seducenti, rivelano che desidera essere leccato e io lo faccio, sporgendomi a leccarlo per tutto il volto, sopra quell’ombra di barba sfatta che lo rende così maschio.

Lui non mi  tocca, ma fa un profondo respiro, sorpreso dalla mia audacia. “Mrs Grey, dimmi, ti sei divertita?”

Abbasso lo sguardo, mentre divento scarlatta. Avevo detto che era una cosa che detestavo, ma ho scoperto invece che mi piace vederlo combattere. “Sì” è tutto quello che riesco a dire, ho la  bocca riarsa. Chiudo gli occhi per aspirare di nuovo profondamente il suo profumo misto a sudore. Faccio scorrere lentamente le mani sulle sue braccia, scivolose per il sudore, e sento i suoi muscoli perfetti.

“Direi di sì”, sospira contro le mie labbra. “Sento il profumo della tua eccitazione, Mrs Grey”. Per fortuna mi afferra per la vita, perché in questo preciso momento sento che le gambe mi cedono; traballante per lo shock e per il desiderio di lui, le sue parole eccitanti sfrecciano diritte al mio sesso. Sollevandomi la gonna lui mi penetra con un solo dito, affondandolo dentro di me per rinforzare la sua affermazione.

Ridacchia minacciosamente quando sente che mi lamento: “Ho anche intenzione di punirti, Mrs Grey. Perché prima mi hai fatto ingelosire e infuriare”. Non ho pensato che fosse possibile, ma la mia pelle comincia a bruciare per lui, ogni singolo nervo desidera il suo tocco, leggero o duro, dolce o deciso, gentile o violento –  tutto quello che decide di fare sono disposta ad accettarlo, il poter scegliere di fare quello che desidera è la sua ricompensa.

Lui mi abbassa le mutandine, facendo prima scattare l’elastico contro di me per poi lasciarle scivolare giù tra le mie gambe. Lui cammina a ritroso, e mentre lo fa raccoglie da terra la mia biancheria intima. La stringe in pugno e la solleva,  portandosela al naso e odorandola, per riempirsi con l’odore del mio sesso, poi geme e mi sospinge contro la porta. “Girati, baby, alza le braccia e appoggiati contro la porta”.

Faccio come mi dice nel piccolo spazio in cui il suo corpo bollente mi confina. Mi alza il vestito sopra la testa e lo getta di lato. Con un’altra mossa rapida si libera dei calzoncini e si mette, nudo,  alle mie spalle, accarezzandomi il culo con una mano esperta. L’altra la sta muovendo in su e in giù sui miei fianchi finché trova finalmente il mio seno e il mio capezzolo dolente, con cui si mette a giocare. Il tocco della sua mano che mi abbassa il reggiseno mi distrae da quello che l’altra mano sta facendo.

Quando il primo schiaffo mi colpisce gemo con piacere, liberata dal senso di colpa che di solito ho sempre provato facendo l’amore in questo modo. Rabbrividisco sentendo il respiro affannato di Christian, quando coglie l’occasione per strofinarsi all’apice umido delle mie cosce. Imitando l’atto sessuale, lui fa scorrere ripetutamente il suo membro lungo le labbra rigonfie del mio sesso.

“Ti mancava questo, baby?” mi sussurra all’orecchio che poi lecca lungo il lobo, facendomi nuovamente rabbrividire.

“Sì”, sibilo in risposta, fremendo per l’aspettativa.

La sua mano lascia il mio capezzolo e si sposta verso il basso, trovando quel dolce fascio di nervi già in attesa dell’orgasmo. Posiziona il dito proprio nel posto giusto, spingendo i miei fianchi sulla sua mano.

Urgh! grido, sentendo un ruggito che cresce dentro di me.

“Vuoi di più?”, mi chiede con un sorriso malizioso che traspare attraverso le sue parole seducenti.

“Sì. Per favore”. Parlo in maniera soffocata, il mio corpo e la mia mente sono annullati da un’ondata di sensazioni.

Christian si immerge ancora nel mio profumo, mi porta fino al limitare dell’orgasmo. I suoi respiri ansimanti mi provano che anche lui è vicino all’orgasmo. “Afferrati le caviglie, baby, preparati e appoggiati contro la porta”.

Senza un attimo di esitazione mi chino e faccio quello che dice, senza provare vergogna per la mia vulnerabilità assoluta e per l’accesso che gli offro al mio sesso, che è completamente aperto e visibile – mi affido completamente a lui.

“Così dannatamente sensuale”, dice mentre immerge un dito dentro di me per poi bagnare con i miei umori il suo membro. Con una spinta violenta entra dentro di me, stringendomi i fianchi come in una morsa. Il rumore soffocato che proviene dal suo petto e la pressione sul mio sesso iniziano la spirale che tanto desidero.

Bloccata come sono io posso solo subire, sono impossibiliata a spostarmi, non posso modificare ma solo sottostare al suo ritmo che sta aumentando di velocità mentre lui si avvicina all’orgasmo martellando dentro di me. Gridando insieme veniamo entrambi, con un’estasi dirompente.

Christian può anche diventare un pugile professionista e penso che potrei superare le mie paure irrazionali!

 

4 thoughts on “Meandro di Natale – Fan Fiction in una sola puntata

  1. loredana1967 says:

    Grazie Paola per aver tradotto questo capitolo, e grazie anche a Monique. Adesso aspetto con ansia la traduzione della seconda parte della ff di San Valentino

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  2. paoladonati says:

    Mi riprometto di farla quanto prima! E confesso che comincio a sentire la mancanza degli aggiornamenti di Monique!

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  3. Agnese says:

    Grazie Paola, non mi ero accorta che avevi fatto questa traduzione è molto bella!!!

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