Capitolo 10

Non aveva mai chiesto di suo padre prima! E’ una domanda che ho temuto da sempre e non sono mai riuscita a prepararmi una risposta, soprattutto perché non avevo mai pensato che Christian sarebbe entrato nella nostra vita.

Oh, che cosa devo fare?

Come ho potuto non domandarmi mai se pensava a suo padre? Mi dò mentalmente uno schiaffo in fronte: è un bambino, è naturale che pensi a suo padre!

Vorrei e contemporaneamente non vorrei che sappia che Christian è suo padre. Non so nemmeno se si rende veramente conto delle implicazioni della sua domanda. Se capisco bene, dalla sua espressione intimorita mi sembrerebbe quasi che abbia costruito nella sua mente una vaga, mitica immagine di un padre che nessun uomo potrà mai incarnare.

Se glielo dicessi, farei aumentare a dismisura il livello di responsabilità di Christian nei confronti di Chris, e poi non so se Christian può essere all’altezza di quello che il bambino si aspetta circa il suo mitizzato padre, anche se mi rendo conto che ne ha chiaramente tutto il potenziale. Se non glielo dicessi, potrei non avere un’altra occasione perfetta come questa per farlo, e poi non voglio che Chris instauri con Christian un rapporto di amicizia per poi scoprire che gli abbiamo tenuto nascosta una cosa per lui di vitale importanza come questa.

L’ultima cosa che vogliamo è che si senta tradito da Christian – da noi. Pur se è ancora piccolo, credo fermamente che non gli piacerebbe scoprire che gli abbiamo mentito, non importa per quale ragione.

La suoneria del cellulare interrompe i miei pensieri inquieti. Salvata dalla campanella! Ovvero dal telefono.  Forse Chris si dimenticherà di quello che mi ha chiesto, penso quando guardo l’ID del chiamante che lampeggia in blu … e mi si blocca il respiro – è Christian.

“Ciao”. Cerco di parlare con un tono disinvolto e un po’ sensuale. Infilo la mano libera dal telefono nella tasca posteriore dei jeans e a grandi passi mi allontano da Chris gettandogli un’occhiata per controllare che sia abbastanza occupato da consentirmi un po’ di privacy.

“Anastasia”, un brivido mi percorre tutta, mentre lui pronuncia il mio nome a bassa voce. “Grazie per avere risposto alla mia chiamata”.

Il suo asciutto sarcasmo mi catapulta indietro alle nostre tante conversazioni del passato, e senza neppure rendermene conto mi metto a scherzare con lui come facevamo una volta. “Perché, Mr Grey?” civetto “Non avevi detto che il sarcasmo è la più bassa forma di ironia?” Sono sicura che lui può avvertire il sorriso con cui pronuncio queste scherzose parole.

Lo sento trattenere improvvisamente il fiato: sia il modo con cui mi sono rivolta a lui sia il puntuale riferimento al passato lo innervosiscono. Mi rendo conto che per un momento, parlandoci al telefono con la naturalezza di una coppia felicemente sposata, è stato come se fossi di nuovo sua moglie.

Arrossisco velocemente tanto che temo che potrebbe addirittura avvertire attraverso il telefono l’afflusso di sangue al mio viso. Come è potuto accadere? Mi dò mentalmente un altro schiaffo in fronte alzando gli occhi al cielo, esasperata per la mia gaffe. Sinceramente!

“Ana … io … ho chiamato solo per sapere come ti trovavi con Collins”. Ha già recuperato la calma, ma il suo lieve esitare lo tradisce. Non posso impedire al mio cuore di accelerare i battiti al pensiero che avrei potuto innervosirlo.

Devo assolutamente concentrarmi per mantenere la conversazione nel tono giusto. “Grazie Christian, sembra molto … efficiente”. Questo è il massimo che posso fare, io in realtà detesto avere un estraneo che si aggira per casa e che invade i miei spazi, ma la tolleranza fa parte del mio piano per riconquistare Christian.

“Mi fa piacere sentirtelo dire. Sì, uhm, come sta Chris?”  Il capire quanto è ancora preoccupato mi fa sorridere e mi aiuta a rilassarmi un po’.

“Sta meglio, grazie, finché è sotto l’effetto della medicina sta abbastanza bene ma quando l’effetto svanisce …” mi stringo nelle spalle, anche se lui non mi può vedere “la febbre sale molto e diventa apatico. Ma presto guarirà”. Sono ansiosa di rassicurarlo, ricordo bene a che livelli può arrivare la sua ansia. “Grazie mille per i premurosi regali che hai inviato per lui – e per me”. Mi sento come una scolaretta timida e incerta che parla con il ragazzo del suo cuore. Se il mio telefono avesse un cordone lo farei roteare intorno al mio dito.

“Prego, Anastasia. Spero che possano esservi utili”. Ah, sospiro, Mr. Cinquanta è tornato.

Restiamo entrambi in linea, in silenzio, ma nessuno di noi due vuole terminare la conversazione. Nel perdurante silenzio io avverto che le nostre anime si cercano e tentano di ristabilire tra noi quella connessione di cui abbiamo entrambi bisogno per sentirci completi. Mi chiedo se lui sta provando le stesse cose che provo io, se avverte come me quel legame  che mi attira a lui, quasi una sensazione fisica. Nel silenzio la mia metà sta dicendo quelle parole che io non posso pronunciare, sta urlando: “Ti amo così tanto.”

Il momento magico è interrotto da un improvviso, forte rumore; sento armeggiare, poi Christian torna in linea: “Mi dispiace, io … ehm, ho lasciato cadere il telefono”.

Porca puttana, anche lui lo avverte! Prendi questo, Mr. Controllo! Stringo il pugno e lo spingo verso il basso – Sì!

“Stai bene?” Fingo di preoccuparmi, nel tentativo di nascondere il sorriso che dilaga sul mio volto.

“Sì … ehm, sto bene. Grazie”.   La sua risposta stringata evidenzia solo l’imbarazzo che sta cercando di nascondere, e mi lascio andare ad immaginare quello che potrebbe succedere.

Non posso soffermarmi troppo a lungo su questi piacevoli pensieri perché la domanda che mi ha fatto Chris è troppo importante . Christian ha detto che avrei dovuto discutere con lui ogni problema relativo a Chris: questo potrebbe essere un punto di partenza ideale, tanto più che lo coinvolge.

“Christian, c’è una cosa di cui devo discutere con te. E’ una questione delicata e mi serve il tuo aiuto, in particolare perché ti riguarda”. Mi fermo per dargli il tempo di digerire la cosa, sperando di non spaventarlo.

“Anastasia, sono a tua disposizione, lo dovresti sapere”. La sua risposta tranquilla non mi sorprende, posso sempre contare su di lui.

“Quando Chris ha ricevuto i doni – quelli che gli hai inviato” chiarisco “ha pensato che glieli avesse inviati Babbo Natale”: sorrido, perché in realtà era un’idea graziosa.

“Ma, alla luce del nuovo rapporto che stai instaurando con lui, ho sentito che era importante che lui sapesse che provenivano da te e così, per reindirizzare il filo del discorso, ho detto delle cose per cercare di farlo ragionare, in modo che ci arrivasse da solo. Immaginavo che avrebbe – capisci – collegato i puntini e avrebbe pensato a te”. Esito, incerta sulla reazione di Christian.

“Continua”, mi pungola dolcemente con un timbro di voce caldo e rassicurante.

“Il suo visino si è illuminato quando è arrivato alla sua conclusione; ho pensato che mi avrebbe chiesto se eri stato tu a inviargli i doni, cioè “il mio amico” Christian, invece mi ha chiesto se era stato suo padre”. La mia voce si trasforma in un sussurro e trattengo il respiro, mentre mi mordicchio nervosamente il labbro.

Il suo profondo respiro si sente al telefono. “Anastasia, che cosa  gli hai detto? Pensi che immagini che sono suo padre?” La voce di Christian è apparentemente tranquilla, ma senza dubbio l’ansia traspare: è comprensibile che sia sconvolto per la bomba che gli ho appena lasciato cadere addosso.

“No, no, non credo” mi precipito a tranquillizzarlo “ritengo semplicemente che lui pensi a suo padre – capisci – come tutti i ragazzini, e che senta la mancanza di quel rapporto. Io non ho detto niente … Non sapevo cosa dire”.

Alla mia risposta lui resta in un silenzio meditabondo; sento crescere il disagio che mi rode lo stomaco, la tensione aumenta ad ogni secondo che passa. Cosa sta pensando?

“Dì qualcosa, per favore!” Non sono più in grado di sopportare la distanza che improvvisamente percepisco tra di noi. Vorrei capire cosa sta pensando. Mi torco le dita, stringendo il telefono tra l’orecchio e la spalla.

La sua risposta è incerta: “Cosa ne pensi? Io vorrei che sapesse, vorrei dirglielo quanto prima, perché voglio far parte della sua vita, Anastasia”.

Sospiro, improvvisamente sollevata. “Lo so. Lo voglio anch’io”. Il sollievo non dura però a lungo perché comincio a temere per il mio bambino, come farà a reggere a una notizia del genere? Ancora una volta mi trovo a fronteggiare le dirompenti ripercussioni che la mia folle decisione ha avuto su tutti noi. Le mie emozioni sono contrastanti, vacillo tra la rabbia e il senso di colpa che mi divora.

“Se glielo dici, mi piacerebbe essere lì per condividere quel momento. E’ un bravo bambino, forte e ben equilibrato, sono sicuro che andrà tutto bene”. Ogni traccia di incertezza è sparita e al timone c’é di nuovo il Christian autorevole e deciso.

Resto inebetita: ha appena incontrato Chris, come può essere così sicuro?

Sono immersa nei miei dubbi quando improvvisamente cambio marcia e rifletto sul fatto che Christian vuole essere presente quando parlerò a Chris. In questo modo lui mi offre inconsapevolmente l’opportunità perfetta per mettere in atto il mio piano, e rifletto sulle infinite nuove possibilità che mi si aprono. La mia dea interiore esplode dalla gioia.

“Potremmo dirglielo insieme” mormoro, mentre la speranza si dispiega come una vela al vento.

“Sono impegnato per tutta la settimana nei negoziati con i coreani, così potrei venire solo sabato, forse anche venerdì notte. Pensi che possiamo aspettare fino ad allora?”

Ok Ana, cogli l’attimo, sii coraggiosa! “Oppure potremmo venire noi da te …” Sorrido al pensiero di Christian impegnato …

“Lo faresti davvero?” La sua voce è bassa, inequivocabilmente incredula e tradisce qualcosa d’altro che non riesco a definire – forse la speranza?

“E’ una cosa troppo importante”. Alzo le spalle per dare maggiore credibilità alle mie parole, ma dentro di me so perfettamente che la mia offerta di andare a Seattle ha molto a che fare con lo stare più vicina a Christian. Il mio grande progetto, potrei anche avere l’opportunità di dargli il contratto che vorrei accettasse …

“Va bene”. Per un attimo sembra incerto, e non capisco perché. “Organizzerò tutto, ma non voglio che Chris viaggi finché è malato. Il dottore  … quando ha detto che potrà tornare a scuola?”

La mia dea interiore batte i piedi e mette su il broncio – perché non possiamo andare oggi?

Per la verità lui non si è pronunciato, così dico una piccola bugia : “Penso abbia detto venerdì”.

Il mio subconscio sta scuotendo la testa per la disapprovazione e punta un dito contro di me in segno di ammonimento: Anastasia Rose Steele, stai mentendo?

Io ignoro la sua osservazione e trovo subito una giustificazione per il mio comportamento: lo faccio per il nostro bene! Sono felice che Christian non possa vedere la sfumatura rosea che si diffonde sulle mie guance.

“Giusto per essere tranquilli, si può aspettare un giorno in più. Farò in modo che il jet sia pronto per il decollo sabato mattina, diciamo alle 09:00. Collins si metterà in contatto con Taylor e vi porterà all’aeroporto, poi organizzerà un servizio di sorveglianza per il tuo appartamento, mentre siete via”.

Dettagli, dettagli, non mi interessa, andremo a Seattle sabato! Evviva!

“Grazie Christian, farò del mio meglio per distrarlo fino ad allora”. Sicuramente le mie parole tradiscono la mia felicità, mi mordo volutamente il labbro per bloccare il mio entusiasmo per la prossima partenza.

Dopo che ci siamo salutati, mi giro per tornare da Chris, ma il campanello suona. Spero che sia mia madre – non so se posso reggere altre sorprese, oggi. Deve essere più tardi di quanto pensassi, il che significa che devo prepararmi per il lavoro.

Questa volta mi ricordo il nuovo protocollo e lascio che Collins svolga il suo compito. Dopo che la mia mamma supera l’esame e viene ammessa in casa, ecco che lui scompare di nuovo.

Lei sembra un po’ scioccata per essere stata sottoposta a un controllo rigoroso davanti alla porta di casa di sua figlia. “Non chiedere … “; alzo gli occhi al cielo e lei sbuffa, immaginando fondatamente che il responsabile sia Mr. Grey.

Lei mi avvolge in un abbraccio e la mia tensione si allenta un po’. “Ciao tesoro”, dice e mi prende per le spalle spingendomi indietro per scrutare la mia espressione alla ricerca di indizi – come solo una madre sa fare – per capire il mio attuale stato emotivo.

Le rivolgo un caldo, rassicurante sorriso, “Sto bene, mamma, è tutto a posto. Grazie”. Spero che lei immagini la buona notizia vedendola riflessa nei miei occhi più luminosi.

Non facciamo a tempo ad avviarci verso il salotto che Chris arriva di corsa e salta in braccio alla nonna, sempre felice di trascorrere del tempo con una persona che non si stanca mai di giocare pazientemente con lui. Grazie a Dio lei è forte e abbastanza in forma per reggere i suoi livelli di energia.

“Nonna, vieni a vedere i regali che ho ricevuto!” Lui le scivola dalle braccia e la trascina in sala. “Sono malato, è venuto il medico e ho avuto un sacco di regali! Guarda! Guarda, nonna!” Mi meraviglia sempre la sua capacità di apprezzare tanto tutto quel poco che ha, gioendone sempre al massimo. Una capacità che si perde da adulti.

Mia madre emette doverosamente dei gridolini di meraviglia per tutto e io sussulto all’idea del pomeriggio impegnativo che ha davanti, dovendo giocare con il nipotino ora risollevato e pieno di energia. Un bimbo di quattro anni può essere faticoso, ma lei riesce facilmente a tenere il passo.

Approfittando del fatto che Chris va un attimo in camera sua a prendere qualcosa io informo la mia mamma sugli ultimi sviluppi della situazione e le racconto della domanda carica di significato sul suo papà, domanda che almeno per il momento pare fortunatamente aver dimenticato.

Lei in risposta fa delle smorfie e mi stringe la mano; credo che rispondere a domande difficili sia solo una piccola parte dei problemi dei genitori, così lei, non essendo in grado di offrirmi consigli, cerca di distrarmi: “Wow, ha contattato un pediatra e lo ha fatto venire da Chris? Lui ha sempre saputo prendersi cura dei suoi cari”. La sua risposta secca è abbinata ad uno sguardo attento nella mia direzione, senza dubbio per ricordarmi quello che mi sono lasciata scivolare tra le dita.

Il calore eccitante che ho avvertito pochi minuti fa all’idea di andare a Seattle si trasforma in gelo per le recriminazioni che allontanano i pensieri felici. Sospiro, improvvisamente demoralizzata: sarò mai in grado di abbandonare la stupida strada su cui mi sono messa?

Dopo avere fatto un po’ di coccole al mio prezioso bambino e avere abbracciato mia madre parto per il mio turno di lavoro al ristorante, ma non prima che Collins mi abbia ricordato che un altro clone di Taylor terrà il suo occhio vigile su di me stasera.

Do un piccolo spettacolo della mia testardaggine e riesco a schivare di essere portata al lavoro da Carl, la mia squadra di sicurezza serale. Preferisco di gran lunga andare a piedi, soprattutto dopo essere stata rinchiusa in casa tutto il giorno: solo due isolati mi separano dal lavoro. L’atteggiamento severo della mia bocca ha fatto subito capire a Collins che non l’avrebbe avuta vinta.

Il tempo a Savannah è un po’ meno torrido in questo periodo dell’anno e mi godo la passeggiata rinfrescante, stiracchiando le mie membra in disuso. Lascio correre i miei pensieri a briglia libera, permettendo loro di vagare su tutte le possibilità deliziose che il nostro viaggio può offrire. Forse, se sono fortunata, sarò tra le braccia di Christian la prossima settimana … forse anche nel suo letto. Mi lascio andare a queste deliziose fantasie per un minuto prima di essere bruscamente interrotta: il mio subconscio mi ha dato uno schiaffone in testa – il controllo delle nascite!

La persona dietro di me deve sterzare velocemente per evitare di urtarmi perché mi blocco improvvisamente sul bordo del marciapiede, persa nei miei scioccanti pensieri. La donna si acciglia mormorando qualcosa contro le persone che si fermano all’improvviso, poi se ne va via velocemente, scuotendo la testa in segno di disapprovazione.

Naturalmente, voglio credere con tutte le mie forze che non avevo certo intenzione di andare a trovarlo senza aver pensato a questo aspetto! La mia dea interiore è ben felice che stiamo andando a Seattle e so che non sarebbe di alcun aiuto al riguardo.

Apro la mia borsa per cercare il cellulare, devo assolutamente fissare subito un appuntamento. Mi allontano dalla ressa stringendo il telefono, contando con impazienza gli squilli.

Mentre aspetto vedo Carl che sta camminando velocemente verso di me, molto preoccupato: “Miss Steele, va tutto bene?” Ho notato che tiene la mano dietro la schiena, sotto la giacca.

Oh cara, è ovvio cosa sta stringendo!

“Sto bene, benissimo anzi, grazie”, dico tenendo la mano sul ricevitore del telefono. “Ho solo dimenticato di confermare un appuntamento e non voglio perderlo”, cerco velocemente di rassicurarlo fissando esplicitamente la mano nascosta. Per fortuna lui rimette a posto la giacca con una manovra tipica della sua professione e annuisce indietreggiando per mescolarsi di nuovo alla folla.

A proposito di iperprotezione!

Provo un senso di sollievo, sono riuscita a fissare un appuntamento per domani mattina. Ho un bravo medico di famiglia, non perché è una donna ma perché è in grado di fare ogni sorta di piccoli interventi ginecologici, come quello che ho appunto in mente.

Rimetto il telefono in borsa, assolutamente soddisfatta, poi mi affretto  perché sono in ritardo per il lavoro. L’entusiasmo dura poco perché mi viene subito in mente che ci vuole del tempo prima che i sistemi di controllo delle nascite abbiano effetto. Oh no, gemo interiormente, non posso aspettare tanto tempo e Christian odia i preservativi! Posso solo sperare che la tecnologia abbia fatto passi avanti col tempo.

Non mi dispiace il lavoro al ristorante, mi tiene occupata e calcolando le mance la paga è abbastanza buona, ma il maggior vantaggio è l’orario. Riesco a trascorrere con Chris un bel po’ di tempo, cosa che un lavoro normale non mi avrebbe mai permesso, e poi mi lascia anche del tempo per scrivere. Non sarà certò così affascinante come il lavoro nell’editoria, ma in fin dei conti posso ancora godermi tutti i libri che prendo a prestito dalla biblioteca pubblica dove a volte mi reco.

Il ristorante mi impegna abbastanza e il tempo vola, in un attimo stiamo già riordinando e impilando le sedie. Sono riuscita a ottenere un po’ più di tempo libero – di nuovo. Segretamente mi auguro che questa volta sarà per sempre.

Non appena me ne vado, ecco che Carl si materializza dall’ombra e insiste per portarmi in macchina a casa, cosa che accetto con gioia. La necessità di fare in fretta e la possibilità che Collins si lamenti con Christian perché non collaboro sono ottime motivazioni. Poi, penso con aria sognante che forse dovrei osare. Potrebbe venire di persona a sculacciarmi …

Salto sul sedile posteriore dell’auto congratulandomi con me stessa per essere stata così accomodante, ma indugio a pensare alle mani di Christian che mi accarezzano la schiena nuda e ai suoi baci sensuali e questo mi provoca un lungo brivido.

Nel poco tempo che impieghiamo per tornare a casa riesco a fantasticare sfacciatamente su tutto quello che potremmo fare noi due. Il mio cuore accelera e i capezzoli si induriscono al pensare di prenderglielo in bocca. Il suo odore particolare, la combinazione sensuale e sorprendente tra il fatto che è duro come la roccia e morbido come il velluto, lo sguardo di pura estasi sul suo volto, il piacere che gli potrei dare …

Mmmmmmhhhhh …

Carl si schiarisce la voce e così senza volerlo mi trascina lontano dai miei pensieri sconvenienti. Dannazione, siamo già arrivati a casa! Non mi ero nemmeno accorta che lui mi teneva la portiera aperta e aspettava pazientemente che io scendessi dalla macchina.

A malincuore accantono i miei pensieri erotici e arranco su per le scale con Carl dietro – il protocollo prevede che mi accompagni fino da Collins. Sospiro di nuovo trovando che la sicurezza è un po’ eccessiva. Come al solito Christian ha esagerato, ma pur se penso che la cosa sia discutibile posso solo rassegnarmi a malincuore alla mia nuova situazione di sorvegliata speciale.

Dopo aver augurato la buona notte a mia madre entro un attimo nella stanza di Chris per dare un’occhiata al mio angioletto che già dorme. Non potrei mai andare a dormire senza averlo controllato: soffermarmi a guardarlo dormire mi riscalda il cuore, i miei lineamenti si distendono in adorazione mentre gli accarezzo dolcemente i capelli. Gli rincalzo la coperta perché sia più comodo e gli dò un bacio sulla guancia paffuta. Dopo una doccia veloce mi infilo a letto e scivolo facilmente in un sonno profondo.

Dopo aver trascorso una notte senza sogni, mi sveglio riposata e ansiosa di mettermi in moto, per fare un altro passo che mi porti più vicina a completare il mio audace piano. Stamattina, mentre andrò dal medico, affiderò Chris alla mia vicina Jo-Anne, che è sempre disponibile a prendersi cura di lui perché i nostri figli, quando sono insieme, si tengono reciprocamente compagnia e tutto sommato la lasciano abbastanza libera.

Mi auguro solo che Chris stia abbastanza bene per giocare questa mattina: ha evidentemente dormito bene, non si è mai svegliato durante la notte e così dovrebbe essere ben riposato.

Mi trascino in cucina per una tazza di tè che mi aiuti a risvegliarmi ma mi blocco per la paura perché vado a sbattere contro Collins che è già al lavoro. Devo proprio cercare di ricordarmi che lui è qui! Sembra fresco e pronto all’azione, la sua linda camicia si tende senza sforzo sui suoi notevoli bicipiti e mi chiedo se e come ha dormito.

“Signora” mi saluta senza emozioni. Conciso e sintetico, proprio come deve essere.

“Ciao Collins, vuoi un caffè?” chiedo mentre metto sul fuoco il bollitore.

“No, grazie signora, dobbiamo solo organizzare il suo programma per la giornata”.  Pensa solo al dovere, i suoi scuri occhi indagatori non perdono nessuno dei movimenti che faccio per preparare il té.

“Uhm, sì, ho un appuntamento dal dottore alle 8:50 e poi dovrei andare a fare qualche acquisto, Chris e io abbiamo bisogno di abiti caldi per Seattle”. Prendo il mio computer portatile più vicino, dall’altra parte del tavolo e lo accendo, in attesa del mio costante rituale mattutino, tè e e-mail.

“Chris verrà con lei?” Sta prendendo appunti sul suo avveniristico smart phone, battendo energicamente sui tasti mano a mano che gli rispondo.

La mia mente appena sveglia lotta per rimanere attenta alla conversazione e io sono fuori fase, mentre mi domando di nuovo  come faccia Collins ad apparire così fresco. Deve essersi già rasato questa mattina, il suo volto e la testa sono lisci, così lisci che la sua testa calva brilla sotto le luci della cucina. E’ un mistero con cui il mio cervello è alle prese: ho solo un bagno ed è collegato alla mia camera da letto.

Alza un sopracciglio e tossisce mentre attende la mia risposta che non arriva finché la disapprovazione che emerge dall’atteggiamento della sua bocca alla fine mi scuote.

Arrossisco vistosamente, maledicendo il lento avvio mattutino del mio metabolismo. “Uhm, no. Chris stamattina resterà con la mia vicina, Jo-Anne, e con suo figlio Joshua; loro giocano sempre insieme”. Per qualche ragione sento che è meglio sottoporli a un controllo, ma prima che possa chiederlo Collins mi interrompe.

“Si tratta della signora Jo-Anne Sharp?” dice, dando un’occhiata a quello che sembra un elenco sul suo telefonino. “Non è un problema signora, lei e suo figlio hanno superato il controllo personale di Mr Grey”.

Alzo gli occhi al cielo, godendo di poter indulgere in questa abitudine irritante. Oh ragazzi, ho di nuovo un elenco di prescrizioni! Non cambierà mai nulla?

“Va bene, allora”. Mi nascondo dietro lo schermo del mio portatile, lasciando trasparire il fastidio dal tono sarcastico delle mie parole, cui però Collins non presta la minima attenzione.

“Carl la accompagnerà oggi. Io sarò in servizio con Chris. La prego di prendere accordi con la signora Sharp. E’ meglio che sia lei ad informarla”.

Annuisco e borbotto “Sissignore”, con un saluto quasi insolente, mentre lui si allontana. Forse essere arrendevole e conciliante sarà più difficile di quanto pensassi …

Io guizzo al mio posto e stringo le dita intorno al calore rassicurante della tazza mentre scorro l’elenco dei messaggi fino a quando trovo quello che voglio leggere per primo – quello di Christian.

Da: Christian Grey

Oggetto: visita a Seattle

Data: 19 Ottobre 2016 01:02

A: Anastasia Steele

 

Anastasia, spero che il tuo lavoro stanotte sia andato bene e che Chris sia in via di guarigione.Per il vostro viaggio di sabato ho già organizzato tutto. Per piacere, accertati che Chris sia in grado di affrontarlo.

Ho letto il tuo manoscritto e devo ammettere che sono piacevolmente sorpreso dal tuo lavoro. Oramai dovrei sapere che non ti devo sottovalutare. L’offerta di pubblicarlo è ben meritata. Congratulazioni perché è  un ottimo libro. Discuteremo le opzioni nel corso dei prossimi giorni, ma hai fatto bene a non prendere decisioni affrettate. Ti prego di farmi avere gli altri tuoi lavori, mi piacerebbe vederli tutti per dare un giudizio globale.A più tardi

 

Christian Grey

CEO, Grey Enterprises Holdings Inc.

Per qualche ragione la chiusura del messaggio, più del fatto che gli piace il mio libro, mi fa correre un forte brivido attraverso il corpo. Non è esattamente il suo solito “A più tardi, baby” e spero di non illudermi, ma il tono è certo meno formale di prima. Forse si sta ammorbidendo.

Da: Anastasia Steele

Oggetto: Grazie

Data: 19 Ottobre 2016 05:57

A: Christian Grey

 

Caro Christian, grazie per aver organizzato il nostro viaggio. Chris non ha più menzionato il padre e spero che oggi sarà ulteriormente distratto dalla prospettiva di rivederti presto. Ha trascorso una buona nottata e sta ancora dormendo. Ti farò sapere come sta questa mattina. Chris ha appuntamento con il dottor Shawn fra pochi giorni per un controllo, ma ciononostante verremo da te. Quando saremo lì, forse potremmo avere bisogno di farlo controllare di nuovo da un medico. Grazie per aver dedicato del tempo a leggere il mio manoscritto. E’ una cosa molto privata e profondamente personale. Inizialmente ero molto titubante all’idea  di farlo leggere ad altri e di esporlo agli occhi di tutti pubblicandolo. Mi sento un po’ più fiduciosa ora e mi aiuta il fatto che ti piaccia. Non vedo l’ora di incontrarti

 

Anastasia Steele

Mentre firmo, l’apprensione e l’eccitazione si fondono in un inebriante cocktail di frizzante emozione che mi fa altalenare tra i diversi esiti possibili degli eventi dei prossimi giorni. Il mio cuore spera ovviamente in uno particolare, ma la mia mente è razionale e cerca di farmi stare coi piedi per terra. Non sono mai stata troppo preoccupata di cosa riserva il futuro, ma adesso ho un bisogno disperato di capire cosa accadrà.

Chris interrompe i miei sogni ad occhi aperti e sono sollevata al vedere che ha un colorito roseo sulle guance e un bagliore sano nei suoi occhi, nuovamente luminosi.

“Mamma, voglio delle frittelle per colazione”. Mi abbraccia intorno alla vita, poiché sono seduta, e mi appoggia la testa sulle ginocchia.

Rido e gli faccio il solletico sotto le ascelle, “Ciao anche a te, amico! Sono contenta che ti senta meglio”.

Lui si contorce per sottrarsi alle mie dita che lo tormentano, ma ottiene solo che io gli faccia il solletico in maniera più forte. Il suono della sua risatina felice porta una nota di contentezza beata al mio cuore di mamma.

“No, mamma, smettila! Basta, mamma!”, sbuffa con una risatina e quando finalmente io rallento me lo tiro al petto, desiderosa di mostrargli quanto lo amo.

Dopo avere fatto colazione a base di frittelle e frutta, ci prepariamo entrambi. Chris non vede l’ora di raccontare a Joshua la sua visita allo zoo e la sua avventura di ieri, cosicché fa molto più in fretta di me. Si aggira con impazienza e mi tormenta perché mi sbrighi: “Non sei ancora pronta? Ci stai mettendo troppo tempo, mamma!”

Jo-Anne spalanca gli occhi per la sorpresa quando apre la porta e trova me con la mia corpulenta guardia del corpo. Chris borbotta un veloce ciao poi entra direttamente nell’appartamento alla ricerca di Joshua e pochi istanti dopo si sente il loro chiacchiericcio.

“Ciao Jo!” dico io, sinceramente felice di vederla, mentre ci abbracciamo, “Grazie mille per avere accettato di occuparti di lui oggi.”

“Nessun problema, in qualsiasi momento tu abbia bisogno” dice con dolcezza, chiaramente distratta dalla presenza di Collins verso il quale guarda con curiosità.

“Uhm … Questo è Collins, é il nostro … uhm … addetto alla sicurezza”. Strizzo gli occhi e inclino leggermente la testa in direzione della cucina, cercando di farle capire che abbiamo bisogno di parlare da sole.

Per fortuna lei capisce cosa è sottinteso nelle mie parole. “Buongiorno Collins, venga, si accomodi”. Gli indica il salone poi mi afferra per un braccio e mi trascina in cucina, con una gran fretta.

“Che diavolo succede, Ana? La sicurezza? Cosa sta succedendo? Stai bene?”. Mi snocciola questa serie di domande tutte in una volta, sussurrando e prendendomi per le spalle, senza neppure accorgersi che mi sta scuotendo.

Alzo le mani, con i palmi aperti per tentare di calmarla, ma lei inarca le sopracciglia con aria interrogativa, troppo ansiosa delle mie risposte.

“Per favore non ti preoccupare, non è niente, è solo una precauzione”, dico,cercando di essere sprezzante e rassicurante.

“Precauzione per cosa?” Lei borbotta, ancora in difficoltà, e mi rassegno a spiegarle tutto perché è chiaramente in allerta.

Le spiego la ricomparsa di Christian nella nostra vita e le sue fobie per la sicurezza, sorvolando su fatti che potrebbero sconvolgerla ancora di più. Le mie parole sono accolte da un silenzio attonito mentre cerca coraggiosamente di elaborare tutte queste nuove informazioni su di noi.

La conforto ulteriormente, cercando di farla rilassare: “Lui non sarà di intralcio, lo so che è strano, ma per favore non te la prendere”.

“Okay”, dice poco convinta. “Perché non me l’hai detto prima?” Non c’è nessuna nota di risentimento nella sua voce.

E’ così difficile risponderle. Perché non potevo sopportare di pensare a lui, perché io lo amo ancora, perché ho ​​mentito sul motivo per cui lo ho lasciato, perché non volevo che scoprisse che aveva un figlio, perché avevo tanta paura? Non ho il tempo di spiegarle tutto in questo momento, per non parlare poi del fatto che ci sono molte cose di cui semplicemente non mi è permesso parlare.

Perché sei un’idiota? Aggiunge la mia dea interiore intervenendo come al solito, ma io la zittisco con un duro cipiglio.

Jo capisce il perché della mia reticenza e fa prontamente marcia indietro “Va bene, non c’è bisogno che tu mi dica nulla”.

“E’ una storia lunga, un giorno te la racconterò”. Le prendo le mani stringendole con gratitudine. “Avremo bisogno di un sacco di vino”, scherzo per alleggerire l’atmosfera e spazzare via le sue ultime riserve.

“OK, è una figata, oggi Collins ci baderà tutti quanti”: lei annuisce come per autoconvincersi, anche se non riesce ancora a credere di avere a sua disposizione una guardia muscolosa per tutta la giornata.

Sono così sollevata: lei è una buona amica, uno dei pochi amici su cui posso contare. “Grazie Jo, dico sul serio”. Lei capisce che sono sincera e mi abbraccia nuovamente, strofinandomi una mano sulla schiena con gesto materno.

“Sei sicura di stare bene?” mi sussurra all’orecchio.

“Lo sono, e spero che presto starò anche meglio”. Ricambio il suo abbraccio, grata per la fiducia e l’aiuto che mi offre.

Dopo aver fatto un po’ di coccole a Chris e Josh inizio la mia giornata. Carl mi porta dal medico e io sono immensamente sollevata quando decide di aspettare in macchina il mio ritorno. Sfoglio una rivista femminile, scorrendo per ammazzare il tempo un articolo molto esplicito ma illuminante che spiega come migliorare le vostre arti orali in camera da letto.

Guardando le pagine patinate della rivista mi vengono in mente gli scatti dei paparazzi a Miami, quando hanno colto me e Christian insieme. Per la prima volta considero che forse, alla luce di quello che è successo, Christian non è poi paranoico per averci messi sotto stretta sorveglianzza.

Se la gente pensa che ci stiamo riappacificando, allora certamente Chris ed io corriamo dei rischi. Ho visto in prima persona della gente, là fuori, che avrebbe voluto fare del male a Christian per tanti motivi. Ripenso a quando si rese conto che Charlie Tango era stato sabotato e alla nostra luna di miele, con l’incendio doloso alla sede delle Grey Enterprises – il tentativo di vendetta di quel folle maniaco di Jack Hyde. Sì, il rischio è per noi  indubbiamente aumentato se ci associano a lui! Mi vengono i brividi al pensiero, improvvisamente felice del fatto che quell’articolo assurdo non nomini Chris. Devo ricordarmi di chiedere a Christian che fine ha fatto quell’individuo spregevole.

La mia dea interiore e il mio subconscio mi stanno fissando, nella chiara speranza che io arrivi alla stessa conclusione che loro hanno già immaginato.

Cosa? Li guardo, alzando le spalle, ancora sconcertata.

Dopo un attimo la percezione della realtà mi colpisce come un fulmine a ciel sereno: il comportamento di Christian dimostra che gli importa di noi, eccome! A volte la cosa è molto evidente, altre volte percepisco solo un distacco controllato, ma è più spesso la prima cosa. Devo imparare a valutare il suo comportamento considerando le intenzioni che lo hanno spinto e devo abbandonare quella sensazione di fastidio che abitualmente provo. La mia dea interiore e il mio subconscio si congratulano l’una con l’altro, prendendosi il merito di avermi aperto gli occhi.

La rivelazione mi ricorda che ho promesso a Christian un aggiornamento sulle condizioni di Chris. Scrivo un breve messaggio, sentendomi in colpa per essermene dimenticata: *Voglio solo farti sapere che il nostro piccolo oggi sta meglio ed è sulla via della guarigione*

Arriva il mio turno di vedere la dottoressa e – con mia gioia profonda – lei mi propone un metodo contraccettivo perfetto. E’ ad effetto immediato e si può attivare già da oggi, qui, nell’ambulatorio; oltretutto, non c’è bisogno di ricordarsi di fare o prendere alcunché! Si tratta di un dispositivo intrauterino, o IUD come lei lo chiama. L’inserimento è piuttosto sgradevole e sono ben lieta che finisca così in fretta.

Dopo, vado alla reception per pagare. Consegno la carta di credito e cerco di ignorare l’ansia che mi prende circa gli interessi che attualmente la banca applica allo scoperto mentre l’efficiente impiegata mi prepara il conto – beatamente inconsapevole dell’agitazione in cui mi dibatto per la mia situazione finanziaria.

I suoi occhi pesantemente truccati incontrano i miei: “Non deve pagare nulla per oggi”, poi mi restituisce la carta di credito con un sorriso meccanico e abbassa nuovamente gli occhi verso la tastiera del computer, per farmi capire che posso andare.

“Ehm, mi dispiace …, mi scusi, non capisco …” Non può essere vero!

L’impiegata mi guarda con fastidio malcelato per essere stata interrotta: “Non c’è nulla da pagare, la sua assicurazione sanitaria copre l’intero importo”. Parla lentamente, in modo misurato – come se si rivolgesse ad una persona un po’ tonta, in difficoltà.

“Ma io non ho l’assicurazione sanitaria”, mormoro rigirandomi la carta tra le mani come a cercarvi la risposta, con la fronte aggrottata per la confusione.

Le sue dita volano efficientemente sui tasti mentre mi chiede conferma dei dati: “Miss Anastasia Steele, 438 Jasmine Place?”

“Sì, è giusto” confermo, mentre le mie pulsazioni crescono perché mi rendo conto di cosa può essere successo.

“Bene, allora: lei ha la garanzia platinum, che copre tutto”. Ora ho catturato tutta la sua attenzione, e mi guarda come se fossi un mostro a due teste: probabilmente sta domandandosi come posso aver dimenticato di avere l’assicurazione sanitaria.

“Grazie” mormoro e mi giro sui tacchi, stordita: il mio sospetto è stato confermato – Christian! Quell’uomo ritiene che tutto gli sia consentito? Ricordo che ha parlato di copertura sanitaria in una delle sue e-mail, ma questo è troppo! Scuoto la testa, si potrebbe pensare che ormai dovrei avere imparato che Mr. Controllo non usa le mezze misure!

Beh, se così stanno le cose, potrei anche fare buon uso dei soldi che ho risparmiato per comprarmi qualche abito particolare per il viaggio a Seattle. Pensando a questo, cerco il bancomat più vicino per prelevare.

Ma qui un altro shock mi attende: per errore il sistema informatico della banca deve aver aggiunto qualche zero al mio conto. Strizzo gli occhi e guardo con attenzione la ricevuta del bancomat: non credo ai miei occhi. Entro in banca e mi metto in coda, fissando per tutto il tempo il piccolo pezzo di carta che ho in mano: col trascorrere dei minuti svanisce la speranza che si tratti di un errore.

Quando arriva il mio turno porgo la carta di credito alla cassiera e la invito a verificare se si tratta di un errore. La guardo mentre apre il software di navigazione: “No, nessuna attività irregolare, per quanto posso vedere. Sembra tutto in ordine”, e poi mi rivolge un fresco sorriso professionale.

“Ma ci deve essere un errore” balbetto “sul conto dovrebbero esserci 250,00 dollari e non  250.000,00!” La mia voce incredula si alza di tono, non riesco più a trattenermi.

Lei gira il video per farmi vedere l’estratto conto, nel tentativo di tranquillizzarmi, poi batte l’unghia sullo schermo per attirare la mia attenzione sull’ultima operazione: si tratta di un colossale deposito, per gentile concessione di Christian Grey.

Il mio respiro si blocca e credo di impallidire, perché ora lei sembra preoccupata. “Miss Steele, sta bene? Vuole un bicchiere d’acqua?”

“No, voglio dire, sì. Sto bene. Non ho bisogno di acqua. Solo che non mi aspettavo … “. Scuoto la testa e arrossisco violentemente. Il suo aspetto “come-puoi-non-sapere-che-qualcuno-ti-ha-versato-un-quarto-di-milione-di-dollari” non serve certo a diminuire il mio imbarazzo. Ricaccio il portafoglio in borsa e quasi fuggo dalla banca nel tentativo di riprendere fiato.

Quando Christian ha detto che mi avrebbe versato una somma forfetaria per compensare gli anni in cui non aveva potuto contribuire al mantenimento di Chris mi aspettavo al massimo cinque o sei mila dollari. Questo è davvero troppo. Cinquanta sfumature e più ancora! Non so perché sono così infastidita, forse perché non mi  dice né chiede mai nulla – comportandosi sempre in un modo così diverso da quello che secondo me sarebbe ragionevole. La mia testa sta annaspando, ogni desiderio di fare shopping scivola via, mi sento così confusa per il fatto di dover sempre fare i conti con la sua implacabile prepotenza.

Mi dirigo verso casa sentendomi completamente abbattuta – quando mai imparerà? ma so che potrei anche rivolgere a me stessa la medesima domanda – quando mai imparerò?  Il problema che maggiormente mi angoscia è come fare a decidere cosa accettare e cosa invece rifiutare, come fare a decidere cosa è opportuno e cosa non lo è. Ho seri dubbi sulla mia capacità di riuscire a conciliare le nostre diverse opinioni sulla sua generosità.

Suono da Jo-Anne per riprendere Chris, che si mette a discutere perché non vorrebbe lasciare il suo amico del cuore anche se è chiaro che è esausto: non sta ancora abbastanza bene da trascorrere un intero giorno a giocare, so che un periodo di riposo gli è indispensabile. Dopo un sacco di trucchi riesco a farmi seguire a casa, pur se a malincuore.

Mi sento così a terra e sopraffatta che ho bisogno di coccolarlo, soprattutto per il mio bene, traendo conforto dalla sua innocenza e dal suo sincero amore; lo metto a letto e gli leggo la sua storia preferita: lui si addormenta quasi subito.

Rimango per un po’ a guardarlo dormire, solo lo stargli vicino mi rialza il morale. Una volta che ho fatto il pieno del mio bambino, esco in punta di piedi e chiudo la porta. Forse dovrei cercare di impegnarmi facendo qualcosa.

Al momento non ho però voglia di lavorare sul “contratto”, quindi mi metto a leggere l’accordo che Julie Logan mi ha lasciato.

Chris si alza dopo circa un’ora e si piazza nel salone a giocare con i suoi giocattoli nuovi. Io preparo il pranzo e poi mi dedico al mio complicato contratto.

Alla fine ho il sedere intorpidito, il che mi costringe ad alzarmi. Non sentendomela più di continuare ad applicarmi a un lavoro così impegnativo, cerco di occupare il mio tempo con lavoretti semplici, per evitare quei  dannati termini di legge che non capisco.

Trovo subito cosa fare perché mi accorgo che le mie piante hanno bisogno di acqua: annaffiarle è la scusa ideale per sospendere per un po’ quel gravoso compito. Devo anche aggiungere un po’ di fertilizzante nei vasi, e anche questo mi serve per evitare di sprofondare nella tristezza per la mia mancanza di entusiasmo per l’accordo. L’ultima pianta di cui mi devo prendere cura è su di un tavolino accanto alla porta di casa. Mi ci dirigo con attenzione, profondamente consapevole del fatto che non ho scusanti. Asciugo le lucide foglie verdi quando improvvisamente il suono del campanello mi fa sobbalzare.

Poiché sono proprio lì di fianco, senza pensare né al protocollo di sicurezza né a Collins apro la porta per ritrovarmi subito senza fiato e con lo sguardo fisso.

Il suo braccio destro è sopra la sua testa piegato al gomito, appoggiato contro il telaio della porta. In mano tiene un paio di occhiali da sole aviator, casualmente a penzoloni. I comodi jeans scuri aderiscono perfettamente al suo corpo, mettendo in evidenza il fisico muscoloso. La polo grigia un po’ spiegazzata ha finiture verdi intorno al collo che riprendono il colore dei suoi ridenti occhi. Le onde tra i capelli biondo scuro sono sapientemente arruffate, dando l’impressione che sia appena rotolato giù dal letto.

Lui mi fa l’occhiolino, sorridendo con quel sorriso sbilenco che illumina i suoi occhi di smeraldo con un lampo allusivo: “Ciao, bellissima”.

Oh mio Dio! Che cavolo fa qui l’affascinante dottor Shawn?

 

 

4 thoughts on “Capitolo 10

  1. carla says:

    not ever disappoint! these chapters are so excited that drag me into your story. when I read I seem to be there and watch the next scene! I love them! I wanted to ask you a question … Who and Dr. shawn??? ie you who did you think??

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  2. carla says:

    not bad three men beautiful ok ok ana you jealous! I love your writing I hope one day to buy your book, you are fantastic!

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