Capitolo 11

Il mio cervello perde colpi e senza accorgermene resto a bocca aperta, con un atteggiamento indecoroso, come se fossi un pesce fuor d’acqua dagli occhi vitrei. E’ solo quando Collins, risentito, scivola al mio fianco che rientro in me e riesco a formulare una frase, ma il suo cipiglio arrabbiato mi fa morire le parole in gola. E dunque arrossisco in maniera spettacolare, come se dentro di me esplodessero i fuochi d’artificio.

“Miss Steele, ho precise istruzioni di non mettere in nessun modo a rischio la sua sicurezza personale e gradirei che lei mi consentisse di svolgere correttamente il mio lavoro!”. Sta facendosi forza per non inveire contro di me, mentre una vena gli pulsa violentemente sulla tempia e le sue labbra sono pressate insieme in segno di disapprovazione.

Dopo che nel corso della giornata ho dovuto ripetutamente subire la prepotenza di Christian, questa invasione irragionevole delle misure di sicurezza nella mia privacy e la sensazione di essere trattata come un bambino di fronte all’eccitante dottore mi fa improvvisamente diventare molto irragionevole e scontrosa.

Grrhhh! Stringo i denti e con le orecchie roventi per la rabbia e puntandogli un dito contro il petto dico: “Posso ricordarti che questa è casa mia? Considerando quello che provo per la tua presenza qui dovresti essere grato solo per il fatto che ti tollero”. Ah, come mi sento bene per essere riuscita finalmente a dire quello che volevo! Raduno tutta la mia rabbia, dandole sfogo in uno sguardo che raggelerebbe anche il più energico degli uomini.

Gli occhi di Collins gli saltano quasi fuori dalle orbite. Se non fossi così furiosa, sarebbe comico vedere come cerca di barcamenarsi tra gli ordini di Christian e il mio sfogo così femminile. “Ma io … Io …”.

Prima che lui possa rispondere il dottor Shawn si intromette girandomi la schiena e usando il suo corpo quasi come una barriera tra me e Collins.

Mmmh, rifletto, guardando i rigonfiamenti che traspaiono da sotto la sua camicia, non sono sicura di chi avrebbe la meglio se ingaggiassero una lotta.

“Anastasia, vuoi spiegarmi cosa sta succedendo?” mi chiede, guardandomi da sopra le sue robuste spalle.

“Questo qua” mi sposto in modo da poter vedere Collins, puntando un dito irritato nella sua direzione “è la nostra guardia del corpo, che deve tenerci sotto stretta protezione. Gentile omaggio di Christian Grey!” Con un gesto tipico dei bambini incrocio le braccia al petto resistendo a fatica alla voglia di pestare i piedi.

“Ah. Capisco”. Lui rivolge la sua attenzione a Collins, tendendogli amichevolmente la mano: “Sono il dottor Shawn O’Reily, pediatra. Sono qui per una visita domiciliare a Chris” si ferma per un attimo “Anche in questo caso si tratta di un gentile omaggio di  Mr Grey”. C’è una nota di presa in giro nel suo tono, tanto che mi chiedo se Collins non stia per esplodere. Sorprendentemente, invece, le sue parole frenano la mia autostima. Certo, è venuto solo per vedere Chris.

Collins restituisce prontamente la stretta di mano poi scivola di nuovo nel suo personaggio e riveste i panni della guardia del corpo. “Sì … Grazie. So chi è lei, è sulla lista” borbotta. “Ma non la aspettavo oggi”. Le sue guance arrossate fanno capire che non è felice di essere stato preso in contropiede.

“Bene, allora, è tutto risolto”. Congedato Collins, il dottor Shawn si strofina le mani: “Come sta il mio paziente?”, poi soddisfatto si rivolge a me, i suoi verdi occhi sorridenti scintillano di malizia, il che mi fa venire qualche sospetto.

Chris sceglie quel momento per intromettersi a sproposito, curioso di capire l’origine di tutto quel trambusto. Lui sorride al dottor Shawn e si danno una complicata stretta di mano che li lascia entrambi ridacchianti. Quando ha insegnato a Chris quel gesto?

Il dottor Shawn vede il mio cipiglio: “E’ un gesto tipico della squadra dei Bulldogs”, mi spiega alzando le robuste spalle ingombranti e rivolgendomi un altro sorriso di sghimbescio.

Oh ragazzi, sembra che tutto vada bene.

Li seguo nel salone dove Chris lo ha già monopolizzato, senza dubbio per condividere con lui qualche altra faccenda da maschi.

Quando offro loro qualcosa da bere ottengo in risposta solo un distratto sì, le loro teste sono chinate su un qualcosa di molto più avvincente di una merenda.

Io verso un po’ di limonata fresca in alti bicchieri e perdo un po’ di tempo a decorarli con rametti di menta fresca. Sola nella mia cucina, mi prendo un momento per riflettere e mi rendo conto che sono più che ansiosa: sto contando i secondi che mancano alla inevitabile chiamata irata di Christian.

Cazzo, accidenti! Perché mai avrei dovuto essere servizievole e compiacente?

Il mio solito senso di colpa! E’ la solita cantilena che mi risuona in testa.

Il dottor Shawn beve una lunga sorsata della bibita rinfrescante e mi guarda intensamente. I suoi occhi di smeraldo pare vedano in me molto più di quanto sono disposta a condividere.

La dolce cadenza irlandese con cui parla ha un effetto calmante su di me nonostante il possibile rischio rappresentato dal proprietario. “Anastasia, voglio scusarmi per ieri, mi rendo conto di avere un po’ esagerato”. Il biasimo per come si è comportato emerge dall’atteggiamento che assume la sua bocca, e io lo trovo adorabile e sorprendente ma intendo frenarlo e faccio attenzione a tenere un’espressione neutra.

La mia compostezza ovviamente non è quello che si aspettava e questo fa svanire il suo sorriso ironico, “Sono venuto con un’offerta di pace – Voglio farmi perdonare”. Sento tutto il peso del suo sguardo penetrante mentre inclina la testa, osservando la mia reazione.

“Oh.” Avvampo, la mia obiettività è improvvisamente sparita. “Non c’è bisogno, nulla di cui scusarsi.” Io tamburello scehrzosamente con le dita su di lui e scuoto la testa.  ”Non devi …”

“Voglio farlo” egli mi interrompe “questo mi farà sentire meglio. Per piacere, non farti pregare”. Dato che si accorge che sto per cedere sfodera tutto il suo fascino.

Ancora una volta ho la sensazione che le sue intenzioni siano tutt’altro che innocenti: trasuda letteralmente sex appeal, anche se per scusarsi, ma sembra sincero.

Dal taschino della camicia estrae tre biglietti. “Questi sono i biglietti per la partita dei Bulldogs! Sono per la partita di questo pomeriggio, proprio qui a Savannah. “

Ha escogitato questa cosa proprio per me? Ah!  Sembra compiaciuto, come se sapesse qualcosa che io non so, come se avesse estratto un asso dalla manica. Mi metto le mani sui fianchi socchiudendo gli occhi, per cercare di fargli capire la mia diffidenza.

Scuoto la testa aprendo la bocca per esprimere la mia protesta, ma prima che io possa dire una sola parola Chris afferra i biglietti, urlando e saltando di qua e di là come una sciocca scimmietta. “E’ splendido! Evviva! Mamma, è la prima volta che assisterò dal vivo a una vera partita! Voglio il mio cappello!”.

Corre via dalla sala senza darmi nemmeno mezzo secondo per oppormi, e allora improvvisamente il piano del medico appare chiaro come il giorno. Il mio bambino è fuori di sé per l’eccitazione. Che madre sarei mai se gli negassi questo raro piacere? Il dott. Shawn ha usato Chris per raggiungere il suo scopo – bastardo! Mi ha messo in una situazione impossibile. Come faccio a dire di no a Chris spezzando il suo cuore di bambino? Il dottore ha pianificato tutto, sapendo bene quale sarebbe stata la reazione di mio figlio e lasciandomi una sola opzione – accettare!

“Questo non è proprio onesto, sai – servirti di lui in questo modo.” L’irritazione ribolle subito sotto la superficie della mia finta compostezza, pronta ad esplodere alla minima provocazione.

I suoi occhi ammiccano mentre arrossisce, con un grande sorriso che dimostra che ha ottenuto esattamente quello che voleva. “Che cosa vuoi dire, Anastasia? Non posso fare qualcosa di carino per il mio paziente preferito?”. Piega la testa sollevando la fronte, per fingersi innocente.

Gah! Altro che paziente preferito! Non mi ha certo convinta, ma non oso esprimere i miei pensieri. Quello che è successo tra me e Christian mi ha insegnato che non sono in grado di giudicare i sentimenti degli altri; se sbagliassi, ne sarei profondamente mortificata.

La mia dea interiore sbatte le ciglia verso di lui, comunque soddisfatta della sua attenzione. Io, d’altra parte, non mi fido affatto di lui.

Dopo un po’ di contrattazioni con Collins, usciamo per quel giro imprevisto, con Collins e Carl che ci seguono come ombre mentre il dottor Shawn riesce a tirare fuori dal suo magico cappello due biglietti in più, per loro.

Allo stadio scendiamo dal SUV Tahoe argenteo del dottore, mentre i due uomini della sicurezza ci fiancheggiano. Non mi piace godere le luci della ribalta, la loro costante presenza mi fa sentire ben visibile e arrossisco furiosamente ogni volta che qualcuno ci guarda.

Chris è completamente a suo agio, parla di continuo e devo ammettere che il dottore sembra davvero interessato a lui, la conversazione tra di loro scorre liberamente e piacevolmente. Chris ha avuto pochissime occasioni per relazionarsi con dei maschi: Ray ogni tanto lo porta a pesca e Bob alimenta il suo amore per il calcio, ma in generale non ha avuto altre figure maschili con cui identificarsi.

Solo per colpa tua! Le parole taglienti del mio subconscio mi fanno trasalire.

. Ci accomodiamo in quelli che mi sembrano buoni posti, e per tutto il tempo il mio bambino irradia eccitazione. Non posso fare a meno di temere che non vada bene che lui sia venuto qui: “Sei sicuro che sia stata una buona idea, con il suo mal di gola?”

“Aaaahhhh mamma!” Il gemito infastidito  di Chris per il mio eccesso di protezione fa sorridere il dottor Shawn.

“Ordini del medico!” Sorridendo lui mi strizza l’occhio e giocosamente tira sugli occhi di Chris il berretto dei Bulldogs.

E’ difficile non notare il suo tono provocante, tutto il suo comportamente eccede in intimità: è evidente nelle vivaci strizzatine d’occhio e soprattutto nel bramoso luccichio di desiderio che non prova nemmeno a nascondere. E’ uno sguardo che conosco bene: di tutta la sua pervertita sessualità, quello sguardo è stato di gran lunga la cosa più erotica che Christian abbia mai messo in campo, la cosa che ha attratto a sé la parte segreta della mia anima. Vederlo negli occhi di un altro uomo non è la stessa cosa.

Sono sollevata dal fatto che gli uomini della sicurezza siano lontani. Anche se il calcio non è proprio il mio genere, essere qui, nello stadio e guardare dal vivo una partita con il rombo e l’entusiasmo della folla è una cosa sorprendentemente eccitante. Sono attratta dal mio bambino che guarda affascinato. E’ nel suo elemento: tifa e fa ovazioni insieme al resto dei sostenitori dei Bulldog e mio malgrado comincio a rilassarmi.

Non ha molta importanza il motivo per cui sono qui, rifletto. E’ bello vedere come si diverte Chris e improvvisamente mi sento grata al dottor Shawn. Momenti come questi sono dei veri regali per i bambini, cui lasciano dei ricordi indelebili.

Dopo arachidi, hot dog e bibite fresche la mia rivalutazione del gioco del calcio è interrotta da Collins che si materializza al mio fianco. Mi appoggia la sua grande mano sulla spalla: “Miss Steele, mi scuso per l’interruzione, ma dobbiamo andare via – immediatamente!”

Alzo gli occhi su di lui, pronta a mandarlo a farsi benedire, ma qualcosa nel suo modo di fare mi immobilizza. E’ preoccupato – davvero molto preoccupato. “Qual è il problema Collins?”

“Non posso dirglielo, Miss Steele, so che le sto chiedendo un sacrificio ma dobbiamo andare. Subito! “

La sua espressione cupa la dice lunga, è chiaro che non posso discutere. Il gioco è arrivato all’ultimo quarto d’ora, così almeno Chris ha potuto goderselo quasi tutto. Annuisco a Collins e mi allungo verso il dottor Shawn. “C’è un problema, dobbiamo andare.”

“Il gioco è quasi finito, manca solo una decina di minuti”. E’ distratto, non mi ascolta con attenzione e tiene gli occhi incollati nel campo sottostante.

Scuoto la testa: “No, ora”. Il mio tono richiama la sua attenzione e non appena si volta vede Collins al mio fianco.

Questa presenza della sicurezza è ovviamente nuova per lui e credo che non si renda ben conto del livello della minaccia che ci sovrasta.

Sussurra qualcosa all’orecchio di Chris e sono sollevata nel vedere che si alzano in piedi. Wow, mi chiedo cosa può avere detto a Chris. Niente lacrime, niente piagnistei?

Ci trasciniamo attraverso l’angusto spazio davanti ai sedili e seguiamo Collins all’uscita. Carl fa da retroguardia e vedo che sono entrambi in allerta. Dev’essere successo qualcosa.

Mentre camminiamo il dottor Shawn mi afferra la parte superiore del braccio, “Che cosa sta succedendo?”

“Non lo so, ma mi fido di Collins: se ci ha chiamati in questo modo deve esserci un motivo serio”. Christian e Taylor sono estremamente  meticolosi nella scelta degli uomini della sicurezza.

Poiché tutto il pubblico è ancora seduto arriviamo in fretta al SUV e ci dirigiamo a casa. Avverto la tensione che riempie il piccolo spazio, ma mi guardo bene dal chiedere alcunché. Dovrò aspettare che sia Christian ad informarmi – se lo farà.

Questo mi ricorda che non è ancora arrivata quella sua telefonata furibonda che mi aspettavo; in effetti non ho avuto sue notizie da stamattina. Controllo il telefono per verificare se ci sono messaggi o e-mail, tanto per essere sicura, ma non c’è nulla di nuovo. Forse Collins ha più empatia di quanto il suo atteggiamento burbero suggerisca e non ha informato Christian della mia gaffe sulla sicurezza. Forse c’è un piacevole cambiamento?, penso con sarcasmo.

Quando arriviamo a casa Collins lascia Carl a tenerci d’occhio mentre lui esamina rapidamente il mio appartamento. “Perché sta ripulendo la nostra casa, mamma?” Gli innocenti occhi azzurri di Chris mi guardano, ignari di qualsiasi pericolo. “Forse non voglio fare il poliziotto, se devo ripulire le case degli altri.” Scuote la testa disgustato.

ll dottor Shawn ed io condividiamo un sorriso, i bambini sono così concreti, è una cosa incantevole. “No tesoro, non è quel tipo di ripulitura. Sta solo facendo un giro per la casa, per vedere che tutto sia a posto”.

“Ah, guarda anche sotto il letto e dentro l’armadio?” I suoi occhi scintillano all’idea.

“Sì tesoro, proprio come facciamo noi prima di coricarci, quando verifichiamo che non ci siano mostri nascosti”. E’ surreale discutere di questo con lui, è troppo piccolo per capire come va il mondo e io non voglio preoccuparlo troppo. Lo tiro a me e avvolgo le braccia intorno a lui.   Per quanto io odi la sicurezza, se succedesse qualcosa a Chris … Christian può essere troppo zelante, ma il suo istinto di solito è mirato. Solo che, a volte, io dimentico tutto quello che comporta stare con lui.

Una volta ricevuto il via libera, sento sciogliersi il nodo che mi stringeva lo stomaco. Il dottor Shawn entra con noi e ripercorre con Chris i momenti salienti del gioco.  Il loro parlare in maniera serena e disinvolta  alimenta la mia sensazione che l’interazione “padre-figlio” sia ciò che egli desidera – ciò di cui ha bisogno: forse le intenzioni del dottor Shawn non saranno del tutto oneste, ma oggi lui ha dato a Chris proprio ciò che gli manca.

Accompagno il dottor Shawn alla porta: “Chris non potrà rispettare l’appuntamento per la visita di controllo, sabato andremo a Seattle e non so per quanto tempo ci fermeremo”.

Si ferma e si volta verso di me: “Andrete da Christian Grey? Qual è il problema tra voi due?”.

Oddio, cosa dire? Mi oriento per una versione molto concentrata della verità. “E’ il padre di Chris”. Abbasso lo sguardo, per nascondere la vergogna che può annidarsi nei miei occhi. Incrocio le mani per trovare qualcosa su cui focalizzare lo sguardo.

“Seattle, dunque? Beh, questo non è un problema. Sono appena stato invitato a tenere una conferenza lì, in uno degli ospedali “. Egli mi alza il mento per guardarmi negli occhi. “Per gli stagisti che fanno l’interinato in pediatria”, chiarisce e alza le spalle con noncuranza, “posso sempre visitarlo là.” Egli interrompe il contatto dei nostri occhi e ho la sensazione che la mia risposta sia per lui più importante di quanto voglia mostrare.

“Uhm, te lo farò sapere, non so quali sono i progetti di Christian”. Io non voglio impegnarmi, chissà come Christian potrebbe reagire al dottor Mc Eccitante.

Il dottor Shawn se ne va e devo ammettere che è stato molto più corretto con me oggi, anche se ho intravisto il desiderio covare sotto la cenere nel suo sorriso e nei suoi occhi; per ora, comunque, preferisco dargli il beneficio del dubbio.

Chris prende la sua medicina e poi lo metto a letto. Anche oggi è stata una giornata eccitante per lui ed è esausto. Finalmente trovo il tempo di sedermi e inviare una e-mail a Christian.

Da: Anastasia Steele

Oggetto: minaccia per la sicurezza

Data: 19 Ottobre 2016 18:40

A: Christian Grey

 

Caro Christian, spero che tu abbia avuto una buona giornata. Grazie per aver predisposto l’assicurazione sanitaria, ma mi sentirei più a suo agio se vi avessi ricompreso solo Chris lasciandomene fuori. Non hai nessun obbligo nei miei confronti e come sempre la tua generosità mi fa sentire a disagio. Ho visto anche l’entità della somma che hai versato sul mio conto ed è molto più di quanto mi aspettassi. Capisco e rispetto la tua esigenza di provvedere a Chris, ma è davvero troppo.

Voglio anche sapere qual è la minaccia improvvisa cui la sicurezza deve far fronte. Se mio figlio è in pericolo io ho il diritto di sapere e mi rifiuto di essere tenuta all’oscuro. Ti prego di non nascondermi la verità, e non importa se lo ritieni opportuno o meno. Venendo ad argomenti più allegri, Chris ha trascorso una bella giornata: questo pomeriggio il dottor Shawn ci ha portati ad una partita di calcio dei Bulldogs (la squadra del cuore di Chris). Non ero molto convinta di portare fuori Chris, ma il dottore mi ha assicurata che non ci sarebbero stati problemi. Era la prima volta che assisteva ad una partita dal vivo ed era al settimo cielo, come puoi immaginare.

Ti ho inviato via FedEx il resto dei miei manoscritti, dovresti riceverli domani.

Buona fortuna per le trattative con i coreani.

 

Anastasia Steele

Premo il pulsante di invio con più forza che posso, ma mi sento ferita e tesa, il mio computer portatile deve reggere il peso della mia frustrazione. Spero che la risposta di Christian sarà ragionevole.

Lo squillare del mio telefono mi fa sobbalzare. Metto una mano sul mio cuore palpitante prima di rispondere al numero sconosciuto.

“Anastasia”. Dice il mio nome in segno di saluto e capisco subito che è incazzato.

“Christian, ciao.” Stai calma, mi dico.

“Nell’ultima e-mail che mi hai mandato promettevi una telefonata”. Avverto una nota diffidente nella sua voce, ma sono troppo stanca. Problemi già affrontati nel passato.

“In primo luogo, per quanto riguarda l’assicurazione sanitaria, sono certo che sai bene che desidero che tu sia in buona salute: questo non per me ma per il bene di Chris. Se vuoi fare lo sforzo di pensarci per un attimo, una madre in buona salute è indispensabile per ogni bambino. Sicuramente potrai mettere il bene di Chris al di sopra delle tue esigenze”.

Gulp! Impallidisco. Messa così, sembro addirittura egoista.

Poi continua, affrontando con sistematicità tutti i punti: “In secondo luogo, dovresti avere una chiara idea del mio patrimonio e se consideri che il pagamento degli alimenti deve corrispondere ad una percentuale del reddito, la somma che ti ho versato è risibile.”

Mi ha ridimensionata con poche frasi e di colpo mi sento piccola.  Oh!  ”Capisco il tuo punto di vista”, mormoro debolmente. “Mi dispiace … non ho pensato a questo.” Guardo le mie mani giocherellare e intanto calde lacrime mi rotolano giù per le guance infuocate, in un silenzio imbarazzato.

“Che cosa dovrò fare con te?” Il suo tono è allo stesso tempo esasperato e affettuoso e le porte della chiusa si aprono improvvisamente mentre le lacrime silenziose si trasformano in esasperati singhiozzi. Mi disprezzo per essermi lasciata andare al pianto. Mi mordo il labbro per cercare di arginare la marea che monta.

“Ana, io non voglio farti arrabbiare ma penso che arriviamo sempre allo stesso punto”. Le sue dolci parole mi giungono inaspettate e calmano la mia anima ferita.

“Sì. Mi dispiace. Tutto ciò che è meglio per Chris”. Scuoto la testa, anche se so che non mi può vedere, e di nuovo decido di provare a guardare le cose dal suo punto di vista. Sono arrabbiata con me stessa, non mi ci è voluto molto a dimenticare l’impegno preso con me stessa quando ho iniziato a programmare il mio piano.

“Va bene.” Per fortuna lascia cadere l’argomento e trae un respiro profondo, come se stesse di nuovo irrigidendosi. “Per quanto riguarda la minaccia alla sicurezza – solo per la cronaca – io non avevo assolutamente l’intenzione di tenerti all’oscuro. Taylor sta ancora raccogliendo le informazioni e finora non ho molto da dire, se non che ho ricevuto una minaccia. Ci sono stati atti di vandalismo alla Grey House, nel mio ufficio, e non posso ignorarli. Non si tratta della solita cosa, un impiegato di basso livello scontento o uno stizzoso concorrente da quattro soldi”.

E’ chiaro che se sta prendendo la cosa sul serio deve trattarsi di qualcosa di grosso. “Nel tuo ufficio?” Sussurro. Qualcuno che ha superato tutte le sue misure di sicurezza?

“Sì, il responsabile o è fottutamente pazzo o ha delle gran palle”. L’amarezza è evidente mentre parla, rispondendo alla mia domanda inespressa.

Che cosa è successo?

“C’era un messaggio, scritto con la vernice spray su una delle pareti del mio ufficio”. Io lo immagino alla sua scrivania, immerso in una gran mole di carte, mentre si passa le mani tra i capelli.

Capisco quanto sia difficile per lui condividere tutto questo con me, lui è ancora titubante e mi nasconde i dettagli. Perché? mi chiedo, e lentamente il panico penetra nella mia mente. Nella mia testa lampeggiano l’immagine di Chris e quella di Christian, non posso sopportare il pensiero che qualcuno possa far loro del male. Sono stupita che solo l’idea mi causi tanto dolore. “Ti prego, raccontami”, lo supplico cercando di convincerlo. Ho bisogno di sapere che cosa c’era scritto.

Lui esala un lungo sospiro e poi dice semplicemente: “La pagherai”

Cosa? Cosa può avere provocato una situazione come questa? Non capisco. Sicuramente non può essere solo così. “Cosa mi stai nascondendo?” Trattengo il respiro.

“Ana, io …” lui esita, “non voglio che tu immagini chissà che da questo, non abbiamo ancora informazioni sufficienti.”

“Dimmi, dannazione!” perdo del tutto la mia fragile pazienza mentre stringo il telefono in una morsa.

Con un sospiro rassegnato alla fine mi dice: “La scritta era sulle tue foto – quelle che ho comprato da Jose”.

Improvvisamente il mio cuore si mette a giocare a flipper: precipita ai miei piedi, poi mi balza in gola e rimbalza allo stomaco. Questi maniacali contraccolpi rispecchiano esattamente le opposte emozioni in cui mi dibatto. Ce l’hanno con lui o con me? Lui ha ancora le mie foto nel suo ufficio? Come hanno fatto ad arrivare nel suo ufficio? Ce l’hanno con tutti e due?  Chi può essere stato? Perché?

Sento la nausea invadermi. Fatti coraggio! Mi faccio un discorsetto di incoraggiamento e mi chiedo dove è finito il mio subconscio quando ne ho bisogno. “”Capisco” sospiro, ma in realtà io non capisco proprio nulla – che altro posso dire?

“Anastasia, per favore, non ti preoccupare. Andrà tutto bene; Taylor e Welch hanno messo al lavoro i loro uomini migliori e lavorano 24/7. Troveremo questa persona. Non permetterò che succeda nulla a Chris o a te”. Ha ragione come sempre, e ha centrato la mia principale preoccupazione. Il CEO Christian è autorevole e convincente e siccome io sono così spaventata cerco la consolazione nelle sue parole.

“Okay,” esalo un respiro misurato e tremante.

“Ti rendi conto che la sorveglianza dovrà essere rigorosa?” E’ come se stesse parlando con un animale ferito, attento a non metterlo in fuga.

“Sì, ho capito.” Annuisco solennemente, agitando in maniera convulsa il telefono.

“Mi occuperò di lui, Ana, fidati di me.” La sua voce è piena di sincerità e non vorrei altro che potergli credere, ma non tutto è sotto il suo controllo, anche se lo vorrebbe.

Pb

Io sogno Chris e Christian, sogno invisibili pericoli e fumosi occhi verdi che vogliono cose che io non sono disposta a concedere. Mi sveglio spesso, non dormo veramente ma resto in bilico tra il sonno e la veglia. Ogni rumore nel silenzio della notte è amplificato e mi fa scattare per il panico impedendomi di riposare.

Quando finalmente l’alba illumina la stanza mi sento sollevata: posso alzarmi e cercare di fare qualcosa per tenermi occupata evitando di pensare, evitando  di rimuginare inutilmente su quello che potrà succederci in questo difficile momento buio della nostra vita.

Ho un paio di cose che devo fare oggi. La prima è lo shopping – che ieri ho tralasciato, mentre invece abbiamo bisogno di alcuni indumenti caldi per Seattle, e poi sono di turno al lavoro questa sera.

In cucina trovo Collins che legge il giornale. E’ confortante sapere che lui è qui. Dovrei lasciarlo in pace, lui sta solo facendo il suo lavoro.

“Buongiorno Collins, vuoi una tazza di tè o di caffè?”

“Signora”, egli fa un cenno di ringraziamento con la testa, “Un tè se lo farà, grazie.”

Prendo le bustine di tè e riempio il bollitore. “Grazie per ieri, per averci permesso di andare e averci riaccompagnati a casa.”

“Ho fatto solo il mio dovere, signora.” Mette giù il giornale, guardandomi con gli occhi socchiusi, probabilmente sorpreso da come ho cambiato atteggiamento.

“Ho parlato con Christian ieri sera, ho capito che la situazione richiede alcune modifiche, voglio solo farti sapere che hai la mia piena collaborazione. Il bene di mio figlio è la cosa principale per me”. Gli porgo una tazza fumante e gli metto di fronte lo zucchero e il latte.

“Mi fa piacere saperlo” risponde passivamente. Ragazzi, non è un gran conversatore e mi sento un po’ a disagio. Mi sfrego i palmi delle mani verso l’alto e verso il basso, lungo la parte anteriore delle cosce.

“Allora, se per te va bene, mi piacerebbe andare a fare quelle compere che avrei dovuto fare ieri; Jo-Anne prenderà con sé Joshua e terrà d’occhio i bambini e infine questa sera sono di turno al ristorante: sarà mia madre a prendersi cura di Chris”. Avverto io stessa il tono ostile e ombroso delle mie parole.

“Non dovebbero esserci problemi se lei lascerà che Carl faccia il suo lavoro”. Mi guarda con asprezza, sorpreso che io mi metta a discutere.

Okay, okay, ho capito il messaggio! Cribbio! “Starò buonissima!” dico sorridendo dolcemente.

Con questo, egli comincia a toccare furiosamente il suo telefono, presumibilmente per organizzare la giornata. Afferro il mio nuovo iPad e mi dirigo in sala, in qualche modo mi sento come un intruso nella mia cucina.

Quando apro l’icona della posta trovo una e-mail da Christian.

Da: Christian Grey

Oggetto: Sicurezza e soggiorno prolungato

Data: 19 Ottobre 2016 21:59

A: Anastasia Steele

 

Anastasia, voglio ribadire che fino a quando seguirai gli ordini della squadra di sicurezza sia tu che Chris sarete al sicuro. Ti prego di avere fiducia in me e di lasciare che le guardie del corpo facciano quello che sono addestrate a fare.

Per quanto riguarda la vostra visita a Seattle, ritengo che, date le attuali circostanze, sarebbe meglio che tu decidessi di prolungare il soggiorno fino a quando questa minaccia sarà eliminata. Tu e Chris sarete molto più al sicuro con me, qui all’Escala, dove posso tenere sotto controllo il tuo carattere ribelle. Così potremmo anche avere buone opportunità di discutere i dettagli della pubblicazione.

Spero che tu abbia pensato approfonditamente all’assicurazione sanitaria e agli alimenti e che sia disposta ad accettarli.

Il dott. Shawn O’Reily si è messo in contatto con me ed è lieto di fare la visita di controllo qui a Seattle, dal momento che sarà qui per lavoro. Tuttavia non sono sicuro che l’avere portato Chris ad una partita di calcio sia stata una buona decisione, non importa quanto i due vadano d’accordo. Penso che tu dovresti impedirgli di superare i confini tra professionalità e amicizia.

Non vedo l’ora di incontrarvi sabato e, per favore, stai al sicuro.

Questa non è una richiesta.

 

Christian Grey

CEO, Grey Enterprises Holdings Inc.

Carattere ribelle!  Cosa? Io? Mai!

Vuole che noi ci fermiamo da lui fino a quando la minaccia non sarà risolta? Non posso fare a meno di sperare che sia come l’ultima volta che ero dovuta andare a stare da lui. Quando Leila ottenne la licenza di porto d’armi, lui insistette che andassi a stare con lui per potermi “tenere al sicuro” e poi, prima che potessi dire ba, mi ritrovai ad abitare stabilmente all’Escala.

Odio questa minaccia oscura che incombe su noi, ma se serve ad avvicinarci almeno può derivarne qualcosa di buono. Poi c’è il dottor Shawn. Non posso credere che abbia contattato Christian a mia insaputa! Inoltre, è evidente che Christian non ha la più pallida idea che i progetti del dottore non coinvolgano tanto Chris quanto me. Christian può essere riluttante quando si tratta di affronatre l’argomento di una nostra ipotetica relazione romantica, ma la sua reazione ai fiori che mi sono mandata di nascosto dimostra che è più geloso che mai.

Forse è lo stress della situazione che mi spinge ad agire in un certo modo, ma mentre gli rispondo non riesco a reprimere il desiderio di stringere i tempi. Sono così stanca di un Christian quasi ostile e formale.

Da: Anastasia Steele

Oggetto: gentile è il mio secondo nome

Data: 20 Ott, 2016 07:05

A: Christian Grey

 

Christian, mi sforzerò di dare alla squadra di sicurezza lo spazio di cui hanno bisogno per svolgere il loro compito. Non voglio mettere in discussione la sicurezza di Chris. E nemmeno la tua, e per questo, Mr. Grey, ti chiedo di fare la stessa cosa – fai attenzione. Accetto con piacere l’assicurazione sanitaria che mi hai offerto, la restituzione degli alimenti e di stare con te all’Escala fino a quando la situazione sarà risolta (come vedi, io so anche essere condiscendente).

Caso in questione: stamattina ho organizzato la mia giornata con Collins e Carl mi accompagnerà nei miei giri. Spero che questo ti tranquillizzi.

Spero che tu trascorra una buona giornata, signore!

 

Anastasia Steele

Premo subito il tasto di invio, prima di cambiare idea. La mia dea interiore è felice come una Pasqua, ma il mio subconscio mi guarda a bocca aperta, con il viso sconvolto ricoperto di rossore. Francamente sono un po’ stupita di me stessa. Che messaggio sfacciato! Mi piacerebbe essere una mosca sul muro quando Christian lo leggerà, per vedere la sua reazione. Già mi immagino che il caffè che starà bevendo finirà tutto sulla tastiera – sì – sarebbe fantastico!, penso allegramente.

Dopo che Chris si è svegliato e abbiamo fatto colazione chiamo Jo, alla porta accanto, per farle sapere che sono pronta a uscire. E’ ancora un po’ spaventata per la sicurezza così decido di non fornirle alcun dettaglio sui più recenti sviluppi, servirebbe solo a spaventarla di più.

Su consiglio di Carl ci dirigiamo verso un centro commerciale locale. Lui ritiene che sia più sicuro dei negozi sul fronte della strada e oggi intendo comportarmi bene. Odio lo shopping, ma con i dollari in più che mi ha fornito il generoso Mr Grey potrebbe non essere così male.

Ho una lista delle cose di cui ho bisogno e rapidamente le individuo, spuntandole mano a mano mentre procedo con Carl che mi segue come un’ombra. Mentre attraverso il reparto della biancheria intima di un grande magazzino, mi viene in mente che mi sono ripromessa di essere più curata: il mio piano di seduzione sembra improvvisamente avere bisogno dell’ausilio di Agent Provocateur…

Ricordo vividamente il modo in cui i suoi occhi si trasformavano da grigi al colore di una tempesta tropicale e le sue labbra si socchiudevano per prendere fiato, il modo in cui strofinava insieme la punta delle dita mentre il suo desiderio di toccarmi prendeva il sopravvento. Il suo naturale desiderio carnale era così evidente quella volta che ha spinto la sua erezione contro il mio vestito di pizzo, abbracciandomi da dietro: in quel momento le sue braccia mi avvinghiarono schiacciandomi i capezzoli, già doloranti per il suo tocco, carezzandoli e stuzzicandoli e infine abbassando le coppe del reggiseno fino a far emergere i miei seni vogliosi.

Ricordo le sue mani che scorrevano sui miei capezzoli impudenti, facendomi gemere e stringere le cosce l’una contro l’altra nel tentativo di darmi il piacere, le sue pigre dita che serpeggiavano sulla pelle sensibile del mio addome e trovavano il modo di infilarsi nelle mie mutandine bagnate. Mmmhhhhh … Sì, ricordo che Mr Grey aveva un occhio attento alla lingerie …..

“C’è qualcosa in cui posso aiutare la signora, oggi?” Una voce stridula con un forte accento del sud mi trascina bruscamente alla realtà e mi rendo conto che devo aver guardato il reggiseno che ho in mano come se fosse il mio ultimo pasto. Sento il rossore insinuarsi sul mio collo.

“Uhm, no, grazie, sono a posto!” Sorrido brillantemente alla commessa e mi dirigo verso un altro stand per concedermi un attimo per rimettere in riga i miei ormoni. Per fortuna Carl è una certa distanza e cerca di guardare ovunque tranne che verso di me.

Adesso mi manca solo una sosta al salone di bellezza. Opto per un pacchetto di trattamenti tra cui una cera completa brasiliana. Lascio Carl nella graziosa zona dedicata ai bambini: mi aspetterà leggendo una rivista patinata. Sembra così fuori posto che mi fa sorridere.

Non ho mai fatto una cera brasiliana completa, prima di oggi, e non posso fare a meno di avere una certa tensione. Quanto male potrà fare? Non appena l’estetista strappa la prima striscia ho la risposta. Mi mordo il labbro inferiore per trattenermi dal gridare. Non posso assolutamente urlare, l’ultima cosa che voglio è che Carl venga qui alla carica, con la pistola spianata in mia difesa! Quell’immagine è sufficiente a garantire che io mi limiti  a piagnucolare in silenzio per il resto del trattamento, che è una vera tortura.

Porca vacca come è stata dura, penso tra me e me mentre esco. Ho dimenticato come ci si sente sensibili una volta che è tutto finito, come si diventa consapevoli del proprio sesso. Sono certissima che Christian non potrà fare a meno di mostrare il suo apprezzamento!

Tornata a casa, controllo e ricontrollo la mia e-mail. Perché Christian non ha risposto alla mia mail sfacciata? Gente, spero che non sia arrabbiato con me! Ad ogni ora che passa sento che il mio disagio aumenta mentre immagino conversazioni orribili nel corso delle quali mi rimette al mio posto.

Nel primo pomeriggio io e Chris apriamo la scatola di LEGO e cominciamo a costruire la nave dei pirati. Provo un caldo impeto d’amore per il mio bambino, sempre così desideroso di condividere, di imparare e di giocare.

Quando lui è fuori portata d’orecchio, informo mia madre sulle nuove misure di sicurezza. Voglio che stia molto attenta quando resterà a badare Chris stasera, mentre io andrò al lavoro.

“Pensi che sia saggio andare a Seattle? Se l’incidente si è verificato lì, non è meglio rimanere qui, lontano da quel pazzo?” I suoi occhi sono allibiti e seri, è molto preoccupata per noi.

“Ci ho pensato e quello che tu dici potrebbe anche essere giusto, ma la verità è che qui mi sento vulnerabile. Anche con Collins, non credo che il mio appartamento sia un compendio di sicurezza”. Le rivolgo un sorriso mesto e accarezzo delicatamente il suo braccio.

“Puoi venire a stare da noi!” C’è una nota supplichevole nella sua voce, quella nota che le madri non perdono mai anche se i loro figli sono cresciuti.

“No mamma, io non voglio esporti a questo pericolo, oltre al fatto che Bob si seccherebbe di avere la sicurezza intorno”.

Lei annuisce con riluttanza e mi pone un braccio intorno alle spalle. Ci sediamo condividendo quel momento, senza dire nulla. Siamo madre e figlia e dunque, conoscendoci così bene, non abbiamo bisogno di parole per esprimere le evidenti preoccupazioni che ci attanagliano entrambe.

Prima che io esca  per andate al lavoro saluto Chris, inginocchiandomi per scendere al suo livello, e lo prendo delicatamente in braccio. In quell’abbraccio riverso ogni grammo dell’amore che provo per lui. “Ti amo così tanto, pupazzetto. Così tanto!” Il mio petto si contrae mentre respiro trattenendo le lacrime che minacciano di esplodere, sussurrandogli queste parole. Io non voglio spaventarlo, sono solo stupidamente emotiva.

Mia madre ci guarda e quando i nostri sguardi si incontrano so che lei capisce quanto mio figlio sia prezioso per me, proprio come io lo sono per lei. Il confortante pensiero mi rasserena e mi rafforza. L’amore incondizionato è bellissimo.

Nell’uscire supero Collins, per un momento mi domando se telefonare dicendo che sono ammalata. “Ti prego, prenditi cura di loro” gli dico, toccandogli il braccio per sottolineare la mia richiesta.

Lui guarda la mia mano e poi di nuovo mi guarda negli occhi. “Ho tutto sotto controllo, signora”.  Sembra così sicuro! In qualche modo esco dalla porta e corro al lavoro, ma sono un po’ riluttante ad andarmene stasera.

Per tutta la serata corro tra la cucina e il ristorante ma ho voglia di chiamare per verificare che tutto vada bene, anche se mi trattengo e cerco di mantenere l’attenzione sui miei tavoli. Nessuna nuova buona nuova?

Sono sollevata quando iniziamo ad impilare le sedie un’ora prima del regolare orario di chiusura, per fortuna è stata una serata tranquilla e sono ben felice di saltare in macchina con Carl per tornare a casa.

Mentre entriamo nel parcheggio noto due auto della polizia ferme sul marciapiede. Mi guardo intorno, ma non vedo niente di strano. Carl ed io arranchiamo su per le scale: lui fa i gradini a due per volta per controllare ogni pianerottolo prima che io ci arrivi. Quando arriva al quarto piano si ferma di botto. La sua mano si muove istintivamente all’indietro e si posa sul calcio della pistola.

Lui attira la mia attenzione: “Miss Steele, sembra che ci sia un problema, cerchi di mantenere la calma. C’è la polizia”. La sua voce è fredda e composta, ma è preparato ad affrontare qualsiasi situazione, con il corpo pronto a scattare.

Sento che il mio cuore inizia una danza frenetica e istantaneamente le mie mani si ricoprono di sudore. Arrivo al pianerottolo e trovo due agenti di polizia in piedi fuori dalla porta di casa mia, con Collins e mia madre. Mia madre guarda sconvolta e Collins è immerso in una conversazione con gli ufficiali. Mi manca il respiro e un picco di adrenalina invade il mio corpo. Corro verso di loro e mentre la mia mente trae le sue conclusioni urlo con voce strozzata: “Noooo! Chris! Dov’è il mio bambino?”.

12 thoughts on “Capitolo 11

  1. carla says:

    oh my god even two chapters today?? I could die!
    GRAZIE PAOLA TI ADORO :* grazie anche a te monique kiss

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  2. marina says:

    Grazie mille a Paola per queste splendide traduzioni!!, Lo sto leggendo anche in inglese, ma i tuoi capitoli rendono tutto più chiaro!
    Li sto girando anche ad un’amica entusiasta di questa F.F.
    Grazie a te e a Monique

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  3. nickygiu says:

    WHAT A WONDERFUL SURPRISE!!!! Two Chapters, TWO!!!!! Paola stai facendo un lavoro immane…. così ci vizi e ne vogliamo altri due, almeno… as soon as possible…. 😉

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  4. arianna says:

    stupendo grazieeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee

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  5. federica says:

    grazie Paola tutto e’ piu’ chiaro cosi’ e grazie anche a Monique lavoro magnifico

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