Capitolo 14

Mi si blocca il respiro sul limitare del suo studio: “Non puoi averlo fatto!”, mormoro e lo fisso con occhi spalancati per lo shock. Sono incredula, e questo mi provoca un senso di oppressione che non riesco a rimuovere.

“E’ una buona opportunità per te e lei ti piaceva tanto …”. Tronca il discorso stringendosi nelle spalle. Si sta comportando come se mi avesse regalato una sciarpa o qualcosa del genere!

Gli ingranaggi nella mia testa ricominciano a funzionare e mi si affollano in testa tante domande che vorrei fargli, ma non riesco ad articolarle correttamente. “Ma io pensavo …, come poteva …, per quanto riguarda il suo periodo di preavviso?” Non capisco cosa mi importi del suo periodo di preavviso, ma è il meglio che riesco a dire nel mio stordimento totale.

Sollevato perché non non gli ho tirato niente addossso, lui si lascia andare a raccontarmi i dettagli dell’operazione, felice di condividerli con me. “Tutte domande intelligenti”, dice, ma una contrazione all’angolo della bocca rivela la sua perplessità e si limita a rispondere all’unica mia domanda logica: “Ho semplicemente comprato il suo contratto da BTB”. Il suo tono compiacente mi fa capire che non è sicuro di non avere esagerato e che teme che io sia furibonda.

Certo che lo ha fatto! Il mio subconscio alza le braccia al cielo per poi battersele sulle cosce – il pazzo, lo stalker, il maniaco del controllo (e anche il bastardo?!), poi si traccia col dito dei cerchi veloci sulle tempie per farmi capire che pensa di essere pazzo.

“Christian, pensavo fossimo d’accordo”, sussurro cercando di trattenermi, ma le mie buone intenzioni di mantenere la calma stanno per essere annullate dalla rabbia che monta.

Inclina la testa e si prende un momento per guardarmi, e io avverto dal suo sguardo che è stanco, come lui avverte il mio sforzo di mantenere la calma. “Sì, eravamo d’accordo, ma ora che ho visto il tuo lavoro nel suo complesso non posso aiutarti a negoziare questo accordo con qualcun altro”.

Incrocia le gambe, porta la caviglia al ginocchio, si passa la mano tra i capelli arruffati, mentre con le sopracciglia inarcate mi fa capire che debbo finirla. “Ho una reputazione commerciale da difendere, Anastasia. Ti sembra possibile che una delle migliori case editrici del paese lasci il miglior lavoro degli ultimi tempi nelle mani di un concorrente?”

Argh! Quando imparerò che le normali regole non si applicano a Christian Grey? Detesto il fatto che lui  si sia accorto di una prospettiva che a me era sfuggita. Mi ero arrabbiata per la sua prepotenza, ma Mr “Io-Capisco-Tutto” mi ha dato una spiegazione che mi ha lasciata dalla parte del torto, facendomi dimenticare che – ancora una volta – non si è curato di consultarmi. Sto barcollando, mi sentirei stupida se continuassi ad essere arrabbiata con lui e a cercare il litigio.

Arruffo il pelo e accantono per il momento il mio errore di valutazione.

Non cerco neppure di mascherare il rossore che mi dilaga sul volto ma mi spingo a dire quello che mi preme. “Capisco, beh, non l’ho fatto, ma ora lo faccio,” balbetto sentendomi sbilanciata e respiro profondamente “tuttavia, questo non cambia il fatto che tu prendi sempre delle decisioni – decisioni che mi riguardano – senza mai consultarmi”. La mia voce sale di tono per la frustrazione.

Questa era una cosa che volevo – no – dovevo fare da sola. Mi è costato tanto chiedergli aiuto, ammettere che non ero in grado di arrangiarmi e lui in tutta risposta si è gettato a capofitto nella cosa appropriandosene! Ancora una volta mi ha fatta sentire più un oggetto che una persona.

“Cazzo, Anastasia, per amore del cielo, lei ti piace e piace anche a me, e tu firmerai il contratto con la Grey Publishing, dov’è il problema?”, dice stando in piedi e guardando torvo verso di me, con quegli occhi grigi luminosi che lasciano trasparire quanto sia infastidito.

Mi alzo, guardandolo stupita. “Tu, ovviamente, pensi che si tratti di una conclusione scontata, una cameriera disperata sarà fin troppo grata per le briciole che cadono dalla tua ricca tavola!” me ne esco, sparando cazzate all’impazzata, solo per il desiderio di ferirlo.

“Non mi piace che tu parli così di te” dice ignorando la mia esca “inoltre sai bene che non volevo dire quello; perché stai cercando di farmi del male?” Una ruga gli solca la fronte mentre cerca di capirmi.

“Io? Ma, Christian, come avrei potuto sapere se tu non mi dici nulla?” Io passo ad un tono di scherno, gli lancio una sfida e sorvolo sul fargli del male.

“Anastasia, io non sono abituato a giustificare le mie azioni a nessuno, te l’ho detto prima. Questa decisione mi sembrava ottima. Non voglio, uhm, non posso” – si corregge in fretta perché vede la mia reazione – “permettere che tu firmi con chiunque altro, tu volevi Julie Logan così l’ho assunta per te. Non c’era niente a cui pensare, niente da discutere”. La cadenza della sua voce è modulata per cercare di tenere a freno la mia ira.

Semplice per lui, certo!

 

Capisco il suo punto di vista ma sto ansiosamente cercando di fargli capire il mio. “In primo luogo” la mia mano scatta e alzo il dito indice “non spetta a te decidere e in secondo luogo” aggiungo il dito medio ad indicare due, poi lascio cadere il braccio, “se c’è o non c’è qualcosa da discutere mi piacerebbe saperlo!”. Mi appoggio i pugni in vita e getto i capelli dietro le spalle guardandolo con malcelata irritazione. “Prima che tu lo faccia!” aggiungo ripensandoci.

Una sola mattina trascorsa con Christian Grey e sono esausta; i miei nervi fremono, un vero pasticcio.

Ci alziamo in piedi uno di fronte all’altro, affannati nella ricerca di un equilibrio mentre la lotta infuria. Infine lui si dà per vinto e con un breve cenno del capo e con un gesto conciliante dice: “Ci proverò”.

“Grazie”. Emetto un respiro di sollievo. “E’ questo che vuoi? Ti piacerebbe condividere gli assi nella manica?” Alza stizzosamente un sopracciglio, incapace di sopprimere il sarcasmo.

“Per ora”. E’ riuscito a tenere a freno il mio desiderio di lottare e il tempo che passa lo sta annullando, mentre l’adrenalina sale e rifiorisce il desiderio. Quel richiamo che mi è familiare e la nostra usuale attrazione l’uno per l’altro comincia a farsi sentire di nuovo, anche se io cerco di resistere. La pericolosa battaglia appena terminata mi ha lasciata spenta e sofferente. Mi giro per andarmene, ignorando il desiderio del mio corpo che vorrebbe cedere alla forza della sua volontà.

Sento che mi chiama, ma ha il buon senso di non seguirmi: entrambi abbiamo bisogno di tempo. Trovo Chris nella sua camera da letto e mi metto a giocare con lui sul tappeto. Ha fatto un sacco di scoperte interessanti che è ansioso di mostrare e mi rilasso nel semplice piacere di stare con lui – un passatempo che mi aiuta ad evitare di pensare a Christian.

Sia Chris che io giriamo le spalle alla porta, concentrati nella lettura delle regole di un gioco da tavolo. All’improvviso avverto una solleticante consapevolezza e prendo coscienza della presenza di Christian alle nostre spalle. Mi aspetto che si unisca a noi così fingo di non essermi accorta che è lì, ma siccome non lo fa mi rendo conto che si è fermato a guardarci. L’emozione che irradia da lui è quasi tangibile e mi chiedo se è semplicemente curioso o piuttosto se preferisce non interromperci – non sapendo ancora quale sia il suo ruolo in quel quadretto.

Così Christian non nota che io sussurro a Chris di girarsi. Lui gira la testa verso la porta. Il suo rapimento totale dimostra che ha accettato il padre e lo ama incondizionatamente. Il vedere il padre gli illumina il viso e in risposta riceve da Christian un sorriso incredibilmente soddisfatto.

I miei due uomini, io penso e sospiro dentro di me, allontanando dalla mia mente tutti i nostri problemi.

Si prendono subito per mano e Chris porta il padre verso di me, cercando animatamente di spiegargli le regole del gioco. Mi piacciono i progressi di Christian – amministratore delegato e mega magnate seduto sul pavimento, felice del suo ruolo di padre devoto.

Il resto della giornata trascorre abbastanza serenamente, a giocare con Chris. E’ così magico vederli insieme e sono felice per tutto quello che stiamo costruendo.

Verso l’ora di cena ci mettiamo a parlare dei progetti per il weekend. “Devo andare in ufficio domani mattina ma non ci starò molto e, naturalmente, Collins sarà qui con voi, ma dovrete incontrare con il dottor Shawn da soli”.

“Certo, a che ora arriverà?” Io nascondo dietro un sorriso amichevole la delusione per il fatto che Christian non incontrerà il dottor Shawn.

“Il dottor Shawn verrà a trovarci qui?” Un paio di minuti fa pensavo che Chris si sarebbe addormentato a tavola, esausto per tutto il divertimento e le emozioni di oggi, ma ora i suoi occhi sono grandi e del tutto svegli.

“Sì, verrà per assicurarsi che tu stia bene domani!” Finge di far partire un colpo in direzione di Chris e i due si mettono a giocare alla boxe, così il piccolo si scaglia sul padre fingendo di volerlo atterrare.

“Circa alle 9 e mezzo” Christian mi risponde scompigliando i capelli di Chris. “E poi, ti presenterò qualcuno di molto speciale”. Rivolge i suoi occhi grigi verso di me e io annuisco in approvazione, anche se il pensiero di vedere i genitori di Christian mi stringe lo stomaco.

“Aahhh, chi?” Chris rimbalza sul suo seggiolone.

Sono impressionata dal vedere che Christian ha già imparato che Chris ha una fantasia molto attiva, in modo che non gli permette di cercare di indovinare temendo quello che potrebbe dire.

“Sono la mia mamma e il mio papà, i tuoi nonni”. Christian sembra del tutto impegnato in questo momento e prego che Chris non lo deluda scrollandosi di dosso la cosa come solo un bambino può fare. Trattengo il respiro.

“Gran e Pop stanno venendo qui? Che bello, potranno venire in barca a vela anche loro?” guarda Christian e mangia l’ultimo boccone.

Faccio una risatina e lo interrompo: “No amico, Gran e Pop sono la mia mamma e il mio papà, ma tu adesso hai altri due nonni perché anche tuo padre” dico appoggiando il braccio su quello di Christian, “ha una mamma e un papà”.

“Ho altri due nonni? E’ fantastico! Anche loro mi faranno i regali di Natale, proprio come Gran e Pop? E … verranno alla festa del mio compleanno? Gli diremo quando è il mio compleanno, vero?” Guarda freneticamente prima Christian poi me.

Finalmente appare l’emozione che Christian stava aspettando, anche se per un motivo leggermente diverso da quello che immaginava, e forse per la centesima volta oggi ci mettiamo a ridacchiare entrambi. Ci abbandoniamo felici alle risate come una vera famiglia – tutti insieme, e assaporo quel momento che ho disperatamente atteso, il momento in cui Christian facesse parte della nostra famiglia. Posso solo sperare che senta anche lui quello che sento io, l’appartenenza, l’amore e la gioia, e che si risvegli in lui il desiderio di esserne parte integrante.

Dopo cena Christian si offre di fare il bagno a Chris e mi dice di fare come se fossi a casa mia. Allora li lascio in bagno e mi dirigo verso la cucina per prepararmi una tazza di tè. Lungo il cammino passo davanti alla stanza da letto di Christian e non posso fare a meno di ricordare l’ultima volta che ero stata lì, quando vi avevo lasciato il mio braccialetto con i charm che Christian mi aveva regalato per il mio compleanno e tutte le altre cose che possedevo – compreso il mio stupido cuore spericolato.

Senza pensarci entro invadendo il suo spazio privato: i miei piedi si muovono inconsapevolmente, il mio cervello è misteriosamente staccato. L’odore è la prima cosa che mi colpisce, questo inebriante profumo ossessivo di cui ho bisogno. Io respiro profondamente con entrambe le narici dilatate e ne faccio tesoro, quell’odore mi entra nei polmoni e nell’anima.

Il mio corpo risponde con abbondanti spasmi tra le cosce – quel profumo evocativo mi fa immergere nei ricordi. Qui ho perduto la mia verginità, qui ho goduto infiniti piaceri che non immaginavo neppure potessero esistere.

Mentre cammino faccio scorrere la mano lungo i mobili, non vedendo molto ma percependo tutto. Ogni singola cosa rievoca le vibrazioni del passato. Dormire nel suo letto, i suoi incubi, la nostra passione, spostare i miei vestiti nella sua cabina armadio … Mi trovo davanti alle porte di quell’armadio, che cedono sotto la mia leggera spinta. Le morbide luci incassate si accendono silenziosamente e io scivolo dentro, come in un sogno. L’odore, qui, è ancora più forte e chiudo gli occhi, perdendomi in quell’intimità rubata.

Quando finalmente riemergo dal sogno e apro gli occhi vedo davanti a me gli abiti appesi. Chiudo e riapro gli occhi quindi inclino la testa per vedere se l’immagine cambia ma nulla muta, non sto sognando.

Il mio cuore martellante si stringe. Quando il mio cervello riesce nuovamente a ragionare sono colpita dalla familiarità di ciò che vedo. Una nota di verde smeraldo attira la mia attenzione e le mie dita intorpidite toccano il morbido tessuto.

Oh mio Dio! E’ il vestito che ho indossato alla festa di compleanno di Christian, quando abbiamo annunciato il nostro fidanzamento. Guardo il capo successivo, di seta color argento … Oh sì, il ballo in maschera. Le mie dita corrono sempre più velocemente sopra tutti gli abiti – come se contassi delle banconote – e li ricordo uno per uno. Sono ancora tutti qui, ogni singolo abito. Quando arrivo alla fine, la mia mano malferma apre uno dei cassetti.

Un brivido mi fa venire la pelle d’oca e avverto l’affluire del sangue nelle orecchie. La mia camicia da notte di seta è lì dentro, ma è piegata in un modo che non è quello in cui io la ho lasciata. Apro il cassetto successivo e trovo tutta la mia biancheria intima in pizzo. Il cassetto successivo è il più piccolo, e anche prima di aprirlo so cosa ci troverò.

Un peso invisibile mi sta schiacciando il petto impedendomi quasi di respirare perché vedo le ben note  scatoline rosse. La vista del mio anello matrimoniale e poi del mio braccialetto con i charm mi fa uscire l’aria dai polmoni. Le mie gambe cedono e affondo nel tappeto.

Mi siedo lì, stordita e con lo sguardo fisso nel vuoto. Che cosa significa questo? Ha tenuto le mie foto sia qui che a Grey House, ha conservato tutte le mie cose in questo modo. Quanto male gli ho fatto? Sembra abbastanza normale – per Christian – ragiono tra me e me. Vede ancora il dottor Flynn? Sono in preda al panico, pervasa da incertezze.

Dopo quella che sembra un’eternità mi trascino e cancello metodicamente le prove della mia visita non richiesta. Quella tazza di tè è ora diventata una necessità assoluta, forse ci aggiungerò anche un pizzico di brandy. Mentre accendo il bollitore mi chiedo se Christian sarà disponibile a rispondere a tutte le nuove domande che affollano i miei pensieri.

Quando Christian ed io finalmente mettiamo a letto Chris il mio angioletto si trasforma in qualcosa di simile a un piccolo mostro: è molto stanco e fa ciò che fanno i bambini piccoli – non vuole arrendersi al sonno. Lui si lamenta e grida strofinandosi gli occhi e chiede per tutto il tempo che gli racconti più storie. Si potrebbe pensare che più si è stanchi più il sonno è benvenuto! Sono affascinata osservando come Christian si comporta con lui.

In un primo momento si arrende e gli legge due altre storie mentre stiamo tutti quanti sdraiati insieme sul letto, stretti come sardine, ma si rende conto ben presto che questo serve solo a renderlo più attivo. Faccio del mio meglio per dargli un po’ di spazio come genitore, spesso mordendomi il labbro per trattenermi dal dargli consigli. Poi, mi stupisce perché inventa un gioco, una specie di stratagemma per aiutarlo a calmarsi e riposare.

Sussurra cospiratorio a Chris: “Io conosco un gioco, ma è molto difficile”. Si mordicchia le labbra pensieroso. “Pensi di potermi aiutare a farlo?”

Chris annuisce con entusiasmo: “Certo che posso” dice, con il viso serio.

“Va bene amico, ci puoi provare ma è un grosso lavoro. Dobbiamo spegnere tutte le luci e poi dobbiamo tenere gli occhi aperti e contare tutte le stelle nel cielo. Sei pronto?”

Chris annuisce di nuovo e Christian spegne la luce sul comodino. Chris e io ansimiamo per lo stupore perché la luce notturna proietta piccole stelle sul soffitto, che si muovono lentamente mentre la lampadina ruota gettando una leggera luce rasserenante.

Chris, che è sdraiato tra di noi, si rannicchia e cominciamo a contare insieme, sussurrando i numeri molto lentamente. Non facciamo a tempo ad arrivare a dieci che vedo che già fatica a tenere aperti gli occhi, dopo altri tre perde la battaglia e si abbandona ai suoi sogni.

Restiamo lì a guardarlo, in silenzio. Il mio cuore scoppia d’amore, come mi succede sempre quando lo guardo dormire. Io do una sbirciatina a Christian, la cui espressione rivela il profondo amore che già lo lega al figlio. Sono così eccitata per lui, per il profondo senso di paternità che prova.

Quando siamo sicuri che Chris non si sveglierà, usciamo dalla camera e in punta di piedi ci avviamo lungo il corridoio. Io rido e mi metto una mano sulla bocca per non fare rumore, il che mi guadagna uno sguardo divertito da parte di Fifty che si porta il dito alle labbra per avvertirmi di tacere.

Mi fermo al bancone della cucina e Christian raggiunge il frigorifero. “Vuoi un po’ di vino, Anastasia?” mi chiede girandomi le spalle e io tremo per il modo in cui pronuncia il mio nome, il mio corpo ancora inquieto e affamato dopo la visita alla sua camera da letto.

“Grazie, Christian”: il desiderio impietoso  rende roca la mia voce e per una frazione di secondo lo vedo irrigidirsi, ma riprende subito il controllo e le sue movenze naturalmente eleganti.

Lui mi porge un bicchiere di vino bianco e io me lo porto alle labbra, inclinando la testa all’indietro per gustarlo senza interrompere il contatto del nostro sguardo, mentre sospiro un grazie.

Mi afferra il braccio e mi dirige al grande divano a U in sala. Mi metto a mio agio e ammiro i suoi movimenti precisi – quella sua inconfondibile semplice classe e il modo in cui i vestiti aderiscono al suo corpo incredibilmente virile.

Mmmmhhh.

Accende rapidamente il fuoco e seleziona qualcosa sull’IPod prima di sedersi accanto a me, di fronte a me con una gamba infilata sotto di lui. Alza il bicchiere e appoggia il braccio sulla spalliera del divano.

Sono incuriosita quando inizia la canzone che ha scelto, che pare quasi una ninna nanna per un bambino, anche se il motivo cambia presto perché una donna intona una cover di Chris Isaak, “Voglio che tu mi voglia”. E’ dello stesso artista che stamattina mi aveva fatta sognare ad occhi aperti e questa canzone, in questo momento – non potrebbe essere più appropriata.

“Chi è che canta? E’ così … seducente”. Lascio che il testo della canzone mi scivoli addosso e finalmente apro gli occhi, illuminati dal desiderio.

“Non guardarmi in quel modo”, mi ordina ringhiando ma il suo sguardo grigio ardesia smentisce il suo rimprovero e mi incita invece a continuare a guardarlo.

“In che modo?” La mia dea interiore fa le fusa mentre la mia voce assume un tono provocante e sbatto le ciglia.

Mi lancia uno sguardo che significa “Tu lo sai bene” … e risponde alla mia prima domanda, cambiando argomento: “E’ Damhniat Doyle, il mio ultimo acquisto. Ci sono diverse interpretazioni di questa canzone, ma questa è piuttosto originale, in un certo senso”.

So cosa vuol dire, io amo Chris Isaak, ma questa versione è straordinaria!

Mutevole com’è, torna a chiudersi in se stesso, con lo sguardo fisso nel vuoto; posso indovinare cosa sta pensando e Ana 2.0 è pronta a rassicurarlo. “Sei stato meraviglioso con Chris oggi e soprattutto stasera, mi hai colpito così tanto. Sei un padre innato”. Spero che le mie parole rassicuranti possano placare la sua ansia. “Sei sempre così … competente”.

“Lui è fantastico”, mi rivolge un sorriso fanciullesco e fissa di nuovo lo sguardo nel suo bicchiere.

“Non sapevo cosa aspettarmi, sai: dirgli chi sono e trascorrere tutta la giornata con lui, facendo tutte le cose normali, è stato …” si affievolisce, alla ricerca di parole che io so non esistere.

Gli appoggio con dolcezza la mano sul braccio segnato dalle vene, scoperto perché tiene il polsino arrotolato. “Lo so, a volte lo amo così tanto che la cosa mi fa addirittura male. E’ meraviglioso ed emozionante, ma anche spaventoso come l’inferno. Non si può capire quel tipo di amore fino a che non si hanno dei figli”.

“Pensi che Grace e Carrick provino questo stesso amore per me?” Un’ombra senza nome attraversa il suo volto e mi chiedo se sta pensando anche alla sua madre naturale.

“Io non penso che lo provino, so che lo provano, Christian. Loro ti amano completamente e incondizionatamente, me ne sono accorta molte volte. Mi auguravo di potertelo far capire, di potertelo far vedere con i miei occhi”. L’emozione mi prende alla gola  e combatto per non mettermi a piangere.

Voglio essere il suo rifugio sicuro in questo momento, se mi mettessi a piangere questo momento magico svanirebbe e non voglio che accada.

Annuisce lentamente con la testa, mentre cerca di incasellare queste nuove informazioni tra i suoi pensieri, in cui prevale l’insicurezza.

“Non posso credere quanto mi sento vulnerabile. Mi preoccupo sempre per la salute e la sicurezza delle persone che amo, ma per lui nutro delle paure speciali”. Lo smarrimento acuisce i suoi lineamenti mentre sorseggia il vino in maniera apparentemente incurante.

So di averlo aiutato a trovare il suo equilibrio: non può tenere Chris in un bozzolo, anche se gli farebbe piacere. “E’ la cosa più difficile al mondo, vedere i propri figli sbagliare e farsi male, e devo ammettere che Chris molte volte mi ha fatto capire come ti ho tormentato, con il mio comportamento”. Lui scatta, sorpreso, cogliendo il mio sorriso dispiaciuto.

Io insisto: “Ci si sente impotenti e frustrati, ma il fatto è che – con i bambini – più ci si indurisce più loro si allontanano. Bisogna capire quando è necessario lasciarli andare e quando invece devi lottare con loro, non si può discutere di tutto!” Continuiamo a guardarci negli occhi. Ho voglia di raggiungere e accarezzare il suo bel viso, di toccare la sua barba, ma devo prestare attenzione a non guastare la sua disponibilità del momento.

“È così che ti ho fatto sentire? Sono stato troppo duro e tu te ne sei andata?” Le sue parole sono amare e denotano il suo stato d’animo.

“Per favore, non pensare neppure per un attimo una cosa del genere”. Stringo la sua mano tra le mie e cerco di essere sincera più che posso. “Il tuo comportamento può non essermi piaciuto ma ne capivo le ragioni e lo rispettavo. Io me ne sono andata per tante ragioni che ti ho già detto, ma non per questo motivo, credimi”. Prego che lui riesca a comprendere il mio accorato appello.

“Allora, il tuo libro, o meglio i libri” sento la sua apprensione, “esprimono quello che hai sentito?”

Sono segretamente contenta che me lo abbia chiesto, speravo che lo avrebbe fatto. Il mio lavoro esprime davvero tutte quelle cose che non riesco ancora a esternare. Ogni parola in ogni frase del mio lavoro serve a dare il quadro completo di quello che ho passato e dipinge con dovizia di particolari la profonda voragine scavata nella mia psiche dalla depressione, dal rimpianto, dalla paura.

“Sì.” Non c’è bisogno di perdermi a spiegare, se ha letto i miei racconti lo sa già.

“Abbiamo fatto un tale casino, è lo stesso per me”.

Le parole restano sospese tra di noi: i ricordi brucianti e le recriminazioni per il passato ci amareggiano.

Non possiamo permetterci di iniziare a rimpallarci ancora una volta la colpa di quello che è successo così, invece, colgo l’occasione per chiedergli dei vestiti e delle foto. “Sono entrata nella tua camera da letto, questa sera, mentre tu facevi il bagno a Chris. Sinceramente non so come sia successo, forse è stato come tornare sulla scena del delitto, non lo so”. Mi stringo nelle spalle e una rapida occhiata nella sua direzione mi mostra che sa quello che sto per dire. Guardo di nuovo a terra – per nascondere la mia vergogna, “in ogni caso mi dispiace, non volevo invadere la tua privacy, ma ho visto le mie cose nell’armadio e hai ancora le mie foto, qui e nel tuo ufficio”. Il mio polso accelera, temendo la risposta anche se ho bisogno di sapere.

Lui non mi guarda e si perde tra le fiamme del camino. “Te l’ho detto tempo fa, Anastasia, che non posso stare senza di te e quelle erano le uniche cose di te che potevo tenere vicino”.

Oh! Oh!

La sua franchezza è straziante. Per me è un freddo e duro schiaffo e mi sento come svuotata. E’ la sua versione del mio libro. Cazzo!

Entrambi riflettiamo sulle rivelazioni oscure che ci siamo appena fatti – nessuno di noi due riesce a parlare.

Christian è il primo a rompere il silenzio. “Chris starà bene nella sua stanza, in un posto nuovo?” La preoccupazione per il figlio emerge dal suo tono e mi fa piacere che lui sia così premuroso – anche se la sua prepotenza è esagerata.

“Penso che lui sia fuori gioco e che neanche il barrito di un elefante potrebbe svegliarlo stasera”. Sorrido e mi rilasso perché finalmente abbiamo accantonato i discorsi seri.

Lui ridacchia, concordando con me, pur volendo tornare all’argomento di prima. “Allora, hai deciso di firmare con la Grey Publishing o mi costerai milioni di fatturato perso solo per dimostrare la tua autonomia?” Un attimo di stupore  emerge dalla sua espressione.

Io mi blocco, è il momento di farlo sudare: “Non lo so, dipende …”

“Da cosa?” Solleva il sopracciglio con aria interrogativa, stringendosi le mani.

“Anzitutto, naturalmente, – ora che so di essere una grande scoperta …” mi stringo nelle spalle facendo del mio meglio per sembrare disinteressata.

Lui sta al mio gioco e con un sorriso di apprezzamento dice: “Ah, sì. Se questo è il problema … Suppongo che dovrei consigliarti un ottimo agente, vero? “

“Oh, certamente, Mr Grey, ma questa non è che una di molte richieste più stravaganti, sai come possono essere gli artisti!” Gli rivolgo il mio sorriso più provocante e poiché tutte le richieste “stravaganti” che mi vengono in mente coinvolgono Christian Grey in posizioni compromettenti con me arrossisco.

Mi piace il fatto che a questo punto lui tragga un profondo respiro e io rispondo impotente, affondando i denti nel labbro.

La sua voce diventa dolce, addirittura affettuosa mentre mi dice “E’ meglio andare a letto, è stata una lunga giornata”. Lo guardo lottare con se stesso e mi emoziona il fatto evidente che sta trovando sempre più difficile resistermi.

“E’ un’ottima idea” rifletto “sì, il bagno e il letto.” Mi alzo e mi dirigo verso la cucina con il mio bicchiere.

“Anastasia?”

Mi volto indietro e i capelli mi si sistemano su una spalla, con un ricciolo che termina proprio sul seno. “Mmhhh?”

Il suo sguardo è tornato serio e non mostra emozioni mentre beve il suo vino: “Sono contento che tu sia qui.”

Il delizioso morso del desiderio mi percorre il corpo e gli sorrido, gettandogli un bacio sfacciato: “Grazie per averci accolti qui”. L’ultima cosa che vedo quando esco è un sobbalzo nel suo sguardo di solito accuratamente controllato.

Nel bagno ripenso alla giornata appena trascorsa. Non posso evitare di pensare che abbiamo eliminato alcuni ostacoli. Prima di andare in camera mia passo a controllare Chris. Sento che Christian sta facendo la doccia e mi torna in mente l’idea di andare a prendere un “giocattolo” per liberarmi dallo stress; tutto sommato, è da quando siamo arrivati qui che ho il desiderio di tornare a vedere la stanza dei giochi. La curiosità mi sprona ad agire e corro su per le scale prendendo la chiave dall’armadio in cui è custodita.

Mi sento ribelle ed eccitata quando giro la chiave e cerco l’interruttore della luce. Il triste spettacolo che mi accoglie è quello di una stanza abbandonata, come se il proprietario fosse morto. Tutto è coperto di lenzuoli che non sono più bianchi per lo spesso strato di polvere che ci si è posato sopra. Un altro shock. Non so cosa mi aspettavo di trovare, ma ora sono di fronte alla realtà. Come mi sarei sentita, se tutto fosse stato in perfetto ordine?

Richiudo con attenzione la porta dietro di me, non posso neppure entrare perché nella polvere lascerei impronte rivelatrici.

Scivolo sotto le morbide lenzuola e mi godo la sensazione della loro freschezza. Ripenso a quello che ho visto nella stanza dei giochi. Ricordo che Christian mi ha detto che non era uscito con nessuna, ma non ero sicura di quello che voleva dire. In fondo in fondo pensavo che avesse avuto bisogno di una qualche forma di liberazione sessuale, anche se cercavo di non darmene troppo pensiero. Può essere rimasto da solo per tutto questo tempo?

Sia la mia dea interiore che il mio subconscio si prendono gioco di me e io ammetto che la cosa è improbabile. Questo è il mio ultimo pensiero prima di lasciarmi andare al sonno.

Quando la luce dell’alba penetra attraverso la finestra mi stiracchio e penso con piacere a quello che spero sia un nuovo inizio per noi. Per la prima volta da quando ci siamo imbattuti l’uno nell’altro allo zoo sento che abbiamo chiarito le cose tra di noi. Il cammino da fare è ancora lungo, compreso l’incontro con la sua famiglia, ma – per ora – tutto sta andando meglio.

Sono quasi le 08:00 quindi corro nella camera di Chris, preoccupata che non si svegli da solo in una casa nuova per lui. Non riesco a credere di aver dormito così tanto. Non perdo tempo a vestirmi per coprire il pigiama di raso, tanto Christian sarà al lavoro.

Rabbrividisco nel fresco del corridoio e arrivo alla porta di Chris. Sul letto ci sono Chris e Christian abbracciati. Christian è sveglio, ma Chris è ancora addormentato e se ne sta rannicchiato tra le braccia di suo padre. Dall’aspetto arruffato dei loro capelli capisco che hanno trascorso la notte insieme.

Troppo tardi mi ricordo cosa indosso, mentre guardo gli occhi predatori di Christian puntati sul mio corpo che traspare dal pigiama aderente. Incrocio le braccia sul petto per nascondere i capezzoli eretti e arrossisco in maniera spettacolare.

Christian mi sorride imbarazzato, l’allegria contrasta nettamente con la calorosità sorprendente di un momento prima.

Scivola con attenzione fuori dal letto. Giriamo entrambi le spalle a Chris, e lui mi dice: “Si è svegliato, stanotte, e lo ho sentito piangere attraverso il baby monitor. Non volevo disturbarti così sono venuto qui da lui, credo di essermi addormentato”.

Gli sorrido: “Il baby monitor? Ma ha quattro anni, non ne usiamo uno da più di due anni!” Ammicco scherzosamente urtandolo con la spalla, felice di prenderlo in giro.

Sorride mentre difende il suo comportamento: “Ero preoccupato, avevo paura di non sentirlo, lo sai quanto è grande questo posto!”

“Mamma, perché ridi? … io sto dormendo!” Chris si lamenta e si alza a sedere.

Ci sediamo ai lati del letto e, a turno, gli facciamo le nostre coccole mattutine. E’ meraviglioso.

Christian bacia Chris salutandolo e ci avverte che starà per un paio d’ore in ufficio. “Non dimenticate che stamattina arriverà il medico”, ci ricorda uscendo dalla porta.

Quando siamo vestiti Chris mi prende per mano e mi tira in cucina, undici ore di sonno lo hanno lasciato affamato. Preparo la prima colazione e Collins viene a salutarci e a organizzare il programma della giornata.

Abbiamo appena finito di lavarci i denti che sopraggiunge Collins, per avvertirci dell’arrivo del buon dottore.

Chris vola in sala e io lo seguo – senza fretta. Sento già gli strilli di gioia di Chris. Il dottor Shawn probabilmente lo fa oscillare e lo getta in aria. Sorrido tra me e me – a posteriori – forse è un bene che Christian non sia qui e non veda.

Sorrido quando i nostri occhi si incontrano e lui viene lentamente verso di me in quel suo modo atletico, mi stringe il braccio e mi tira più vicino a sé. Si sporge per baciarmi sulla bocca, con stampato sul viso uno dei suoi sorrisi sconvolgenti.

“Ciao, piccola signora, sei splendida oggi.” Il suo accento irlandese conferisce a quelle parole un tono melodioso.

Io arrossisco al complimento: “Uhm, grazie, ciao anche a te”.

“Vuoi qualcosa da bere?” chiedo per bloccarlo.

“Una tazza di tè inglese farebbe al caso mio”.

Sono felice di condividere la mia abitudine di bere tè con persone che anche loro lo apprezzano.

“A proposito, grazie per essere venuto. Dove vuoi visitare Chris? Hai bisogno di qualcosa?”, chiedo mentre preparo la teiera.

“E’ stato un piacere, Anastasia, e no, non mi occorre nulla, qui andrà benissimo”. Alza Chris per posarlo sul bancone della cucina e visitarlo. “Tutte le ghiandole sono normali; adesso aprimi bene la bocca, fai il bravo ragazzo.” Guarda la gola di Chris: “Mhh, a parte il coccodrillo che vive lì dentro non vedo nulla di strano, va tutto bene, ragazzo.”

Chris ride come un matto e si mette a discutere con il dottor Shawn circa il coccodrillo: “No, è un dinosauro!”

“I dinosauri sono troppo grandi per vivere nella tua bocca, sono sicuro che è un coccodrillo!”

“Forse è una tartaruga? Penso di averne vista una quando gli ho lavato i denti”, suggerisco, per continuare il gioco.

Il dottor Shawn fa scendere Chris dal bancone e porta il vassoio del tè nella grande sala, dove ci sediamo.

Chris va alla ricerca di una cosa che vuole mostrare al dottor Shawn.

“Come ti trovi a Seattle?” chiedo, stringendo tra le mani la mia tazza fumante e bevendone un sorso.

Bene, ma lo sai – sono occupato!” fa una smorfia e sorride. Ho l’impressione che le città tentacolari in realtà non siano fatte per lui.

“Christian mi ha detto che hai lavorato per Medici senza Frontiere, deve essere difficile adattarsi a un mondo così diverso dal nostro, rinunciando a tutti gli eccessi e ai  lussi cui siamo abituati”. Faccio un ampio movimento con la mano.

“Sì, è stato interessante”, dice, e dal suo tono capisco che preferirebbe essere da qualche altra parte.

Annuisco: “Così, quando è il tuo impegno? Cioè, quando terrai la tua lezione? “

“Ne tengo una ogni giorno, ma durano solo circa due ore in modo che il resto del tempo lo trascorro per le strade di Seattle, per conto mio”. Il suo sguardo è quello tenero di un cucciolo, così suscita in me  un po’ di tenerezza. “Ah, sono sicura che non ti mancherebbe la compagnia, se tu la cercassi”.

“L’hai detto!” Entrambi ridacchiamo  per la sua arroganza sfacciata.

“Ho bisogno di un favore, però,” mi dice serio “lunedi sera debbo tenere una conferenza nel corso di una cena per la raccolta di fondi per Medici senza Frontiere– si tratta di una cena importante, in smoking –   e la ragazza che doveva accompagnarmi ha disdetto l’impegno così ho un disperato bisogno di un nuovo accompagnatore”.

“Cosa posso fare per aiutarti?” Io non conosco nessuno a Seattle con cui lo possa mettere in contatto.

“Vediamo un po’”, dice battendosi un dito sulle labbra e facendo finta di pensare “che cosa potrebbe fare per darmi una mano una donna intelligente, attraente  e con un cuore appassionato, che ha a disposizione in casa una baby sitter?”

Capisco dove vuole arrivare e arrossisco violentemente abbassando lo sguardo sul mio tè. “Non sono sicura che sia una buona idea”.

“Ah, ma io ti devo un favore e poi non si tratta di un appuntamento ma è per una buona causa”. Mi rivolge uno sguardo pieno di fascino: le morbide onde dei suoi capelli e lo sguardo sognante dei suoi occhi verdi formano una combinazione letale.

“Vedrò, abbiamo questo problema della sicurezza …” Mi sento quasi venir meno mentre cerco di trovare una scusa per non andare.

I suoi occhi si illuminano e prende la mia risposta esitante per affermativa. “E’ fantastico, grazie, Ana, sapevo di poter contare su di te! Ti farò consegnare da Neiman un abito adatto alla serata”.

“Ma io non ho detto di sì!” squittisco in stato di shock.

“OK, ma non hai neppure detto di no.” Lui mi guarda da sotto le ciglia con quei bellissimi occhi di giada e sento la mia resistenza crollare.

Gli rivolgo uno sguardo dubbioso: “Sei sicuro che non si tratta di un appuntamento e che mi limiterò a dare una mano ad un amico?”

“Assolutamente”, dice in tono perentorio, ma un lampo malizioso nel suo sguardo compiaciuto suggerisce il contrario.

Mmmhh, ha in mente qualcosa … il mio subconscio punta gli occhi su di lui dietro gli occhiali alati.

“Niente da dire sulle guardie del corpo?” Non sono ancora sicura …

“Io? Assolutamente no, la sicurezza è un mio pallino!” Sta abilmente aggirando l’ultimo ostacolo che gli ho frapposto.

“Va bene, ne parlerò con Christian”. Mi arrendo a malincuore e ancora una volta sono ricompensata dal lampeggiare del suo brillante sorriso.

Chris torna con il mio telefono cellulare e si arrampica in grembo al dottor Shawn. “Fai una foto al coccodrillo, voglio vederlo!” e gli porge il telefono.

Il dottor Shawn prende il telefono e lo mette da parte poi si alza e con un movimento rapido afferra Chris  per le caviglie e lo mette a testa in giù scuotendolo delicatamente. “Dovremo farlo uscire fuori!”

La sorpresa di essere capovolto senza preavviso e il divertimento che gliene deriva fa ridere istericamente Chris: la cosa è irresistibile e anch’io rido senza freni, coprendomi la bocca con le mani e guardando la scena un po’ nervosamente.

Altrettanto rapidamente come lo aveva afferrato, lui ribalta di nuovo Chris poi si accovaccia e lo mette a terra. “L’hai visto correre via? Si è nascosto sotto il divano!”

All’improvviso ho una chiara visione dell’ingresso e vedo l’inaspettato bagliore gelido dello sguardo di Christian, che ci osserva attentamente e valuta la scena che ritengo abbia visto nella sua interezza.

Oh boy!

3 thoughts on “Capitolo 14

  1. Marina says:

    GRAzie Paola!!!!

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  2. Val says:

    Oh my God!!
    I hate the doctor, I love only C&A.
    Bellissimo, Grazie!!

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  3. carla says:

    I’ll be repetitive but I love this story and wonderful love everything about her! monique you’re a genius! can not wait to read the next chapter and do not forget that tomorrow and Friday! 😉 paola ti ringrazio tanto tanto tanto

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