Capitolo 16

Il telefono squilla; Christian lo afferra e con voce dura abbaia: “Grey”.

Fortunatamente mi ha tolto gli occhi di dosso e riesco ad incassare quel durissimo colpo in maniera abbastanza riservata. Che cazzo di guaio ho combinato? Anche stavolta? I miei pensieri stanno turbinando intorno a quello che è successo in questi ultimi giorni, cercando invano di trovare qualcosa, una cosa qualunque che avrebbe potuto anche solo farmi immaginare che lui avrebbe reagito in un modo così crudele. La gravità dello shock è per fortuna tale che mi annichilisce rendendomi insensibile: tutte le emozioni sembrano essere state risucchiate all’interno del buco nero del mio cuore. Per ora, mi sento come se fossi un guscio vuoto.

Forse un po’ alla volta riuscirò ad accettare questa grave perdita. Penso di sì, penso che sarà così, un amaro boccone da inghiottire ma spero che riuscirò a gestirlo – almeno me lo auguro. Dovrò riuscire ad elaborare questo dolore e proseguire per la mia strada, anche se non so quanto sarà duro farlo. Non sono riuscita a superare la perdita di Christian Grey negli ultimi cinque anni e realisticamente mi chiedo quanto tempo ancora ci vorrà, altri cinque lunghi anni? O forse dieci? Forse mai.

Attraverso la nebbia della totale apatia che si è impossessata di me avverto vagamente la voce di Christian salire di un paio di ottave, sta quasi urlando. Uh-oh, è furibondo – mi avverte il mio subconscio.

Il forte rumore del telefono sbattuto sulla sua base con un sacco di imprecazioni mi riporta in me.  ”Cazzo, cazzo!” Si passa furiosamente le mani tra i capelli poi le stringe a pugno e se le poggia in vita. “Cazzo!” Urla di nuovo, guardando il telefono con l’aria di volerlo spaccare.

A questo punto si ricorda della mia presenza e guarda i miei occhi attoniti: “Ana, senti, era Taylor: Ros si è lasciata sfuggire  le cose di mano a Seul, i dipendenti della fabbrica sono in tumulto e abbiamo ricevuto varie minacce per quanto riguarda l’acquisizione; in questo momento devo andare, ne parleremo più avanti, mi dispiace ma devo assolutamente andare. Il jet è pronto e mi aspetta all’aeroporto”. Mentre parla con me sta già riempiendo di documenti la sua valigetta, poi la chiude di botto e mi rivolge uno sguardo determinato.

Io faccio cenno di sì con la testa e lui identifica erroneamente la mia espressione come paura. Si avvicina e mi mette una mano sulla spalla; io mi giro a guardarlo e lo vedo lì, fermo, come se accampasse qualche diritto su di me. “Andrà tutto bene, non ti preoccupare. Per piacere, dì a Chris che ce la farò a portarlo in barca a vela”.  Muove la testa nella mia direzione per cercare di catturare il mio sguardo e automaticamente i miei occhi si fissano nei suoi. “Ti prego anche di stare lontano dai guai, ascoltami bene, Anastasia! Ci terremo in contatto”. La nota dura della sua voce mi costringe ad annuire ancora e poi in un attimo sparisce e dei suoi passi resta solo l’eco nelle mie orecchie.

Questo per me è un ground zero emotivo. Non riesco nemmeno a preoccuparmi per lui né per Taylor e Ros. Per la sola forza dell’abitudine mi giro ed esco dalla stanza, poi percorro il corridoio e senza rendermene conto arrivo alla mia camera da letto, mi corico e spengo la luce. Sono apparentemente calma, pronta per l’impatto col dolore che però non arriva perché un qualche sistema intelligente al mio interno lo respinge per evitare che mi cedano i nervi e mi fa prontamente cadere in un abisso di oscurità.

Quando si fa mattina mi sveglio e mi lamento per il dolore: devo essere malata, forse si tratta di qualche virus, credo. Mi fa male tutto il corpo e le membra mi sembrano di piombo. Mi torna subito in mente quello che è successo ieri e devo affrontare la dura realtà; avverto come un rantolo nello stomaco e resto senza fiato, pregando che il dolore che provo in questo momento sia già il massimo che proverò perché se dovesse aumentare ancora credo che potrei morirne. Traggo un lungo respiro e cerco di rilassarmi, forse posso addormentarmi di nuovo, sono sicura che Christian si prenderà cura di Chris …

Mi arrotolo in posizione fetale e mi chiedo come farò a superare la giornata. Vorrei poter cambiare quello che è successo la notte scorsa, vorrei non essere andata a prendere quel maledetto ultimo bicchiere d’acqua. Oh, come era meraviglioso essere all’oscuro della verità: per la prima volta me ne rendo conto fino in fondo.

Mi sento completamente sola, sono qui in una città che adesso mi è estranea, non c’è un’anima in questo appartamento dal quale non posso uscire – non ho l’energia per discutere con Christian e tornarmene a casa. Lui non è qui, però, e devo ammettere che tutto sommato è una consolazione. Non credo che avrei potuto affrontarlo oggi.

Ho un disperato bisogno di parlare con mia madre e forse anche con Ray, per buona misura. Spero che Chris non sarà troppo deluso per la barca a vela, non credo di avere la forza per gestire un bambino imbronciato, oggi. I miei muscoli protestano perché mi alzo dal letto, ma spero che la doccia mi scuota e mi faccia ritrovare un po’ di serenità.

Chris prende la notizia relativamente bene e io cerco di ottenere la sua collaborazione permettendogli di guardare la televisione per più tempo di quanto solitamente non gli permetta. Per la maggior parte della mattina resto seduta a guardare nel vuoto, mentre la mia testa  è alle prese con una sola domanda: perché?

Quando Collins si accorge del mio stato si tiene saggiamente fuori dai piedi. Appena prima di pranzo decido di chiamare mia madre. Mi ci vuole uno sforzo erculeo per alzarmi, trovare il telefono e fare la chiamata, ma siccome lei non risponde per parlare con qualcuno sono costretta a chiamare Ray.

“Annie, stavo aspettando che mi chiamassi!” Mi lamento, il mio umore affonda ancora di più. L’ultima cosa di cui ho bisogno in questo momento è una sgridata per le stupidaggini che ho fatto. Credo di avere finalmente un quadro completo.

La voce di Ray diventa ansiosa perché non rispondo subito: “Annie, va tutto bene?”

“Oh papà!” La mia voce si spezza mentre le lacrime di dolore mi raschiano come unghie su una lavagna e tutto il mio corpo è percorso da brividi.

Lo sento sospirare: “E’ stato un duro colpo, Annie, adesso devi tenere i piedi per terra: una volta che la fiducia è perduta è quasi impossibile porre rimedio”. La sua spiegazione, per quanto logica, non riesce a penetrare nella profondità della disperazione che mi ha presa, anche se la parte razionale del mio cervello capisce che quello che dice è vero.

Piango ancora di più, sorpresa di avere ancora delle lacrime da versare. “Perché tu e Chris non prendete le vostre cose e venite a trovarmi? Allontanarti da tutto per un po’, sai, … dare un taglio netto … “.

“Non posso in questo momento, papà, ma … ma grazie …” balbetto in risposta.

“Come vanno le cose con il libro?” Lui cerca disperatamente di aiutarmi, ma di fronte a queste forti emozioni non può fare altro che cercare di cambiare argomento.

“Va bene, papà, promette bene; staremo a vedere.” Non posso certo raccontargli i particolari in questo momento, non sono nemmeno sicura di quello che farò ora. “E a te, come vanno le cose?”

“Tutto bene, Annie”; esita per un attimo poi continua: “Mi sono incontrato con Jose senior”.

Ah, il padre di Jose!

“Oh, come sta, e come sta Jose?” Questo aggiunge un ulteriore nervosismo a tutte le emozioni che mi sconvolgono: so bene di avere giocato con i suoi sentimenti.

“Pare che stia bene, a quanto pare ha anche avuto una fidanzata per un po’, Jose dice che questa ragazza ha fatto suonare le campane a morto per te. Credo che mi abbia detto che era un’artista”.

Ray non ha bisogno di chiarirmi il significato delle sue parole, l’accusa nei miei confronti è abbastanza chiara.   Sono contenta che Jose stia finalmente riuscendo a dimenticarmi. Per un breve istante accantono la mia disperazione e mi chiedo ancora una volta se devo chiamarlo per chiedergli scusa.

“Oh, questo è un bene, vero? Mi chiedo come si saranno incontrati”.

Sto solo facendo delle sciocche chiacchiere, aggrappata alla breve tregua per evitare di trovarmi nuovamente sola, sola con il mio dolore, ancora una volta.

“Credo che abbia detto che il fratello della tua vecchia amica Kate la conosceva, ma non ho prestato molta attenzione a quello che mi raccontava”.

“Spero che sia un primo passo avanti per lui, e mi auguro che molti altri seguiranno”. Credo veramente in quello che dico. Ragazzi, quando combino dei guai lo faccio per bene!

“Gli hai detto che ho mentito sul fatto che Christian ci aveva cacciati?” La mia domanda è incerta, e non sono sicura di volere la risposta. Io traccio un cerchio con la punta del piede sul pavimento, tenendo il fiato sospeso.

“No Annie, pensavo che dirlo non sarebbe servito a nulla. Se il ragazzo è finalmente sulla via di dimenticarti, ho pensato che è meglio non svegliare i cani che dormono”.

Annuisco e mi stringo le mani l’una con l’altra mentre avverto che sto per piangere di nuovo. “Grazie, papà” dico con un sussurro, prima di scoppiare in lacrime.

“Io non l’ho fatto per te Annie. Ti voglio bene, ma quello che hai fatto per me è inconciliabile con la figlia che ho sempre conosciuto”.

Tanto valeva mi colpisse direttamente, magari sferrandomi un pugno. Mi piego su me stessa e mi sforzo di riprendere fiato. Tengo serrata la mascella per trattenere i lamenti che cercano di sfuggirmi. Ha davvero ragione – non ho nulla da dire a mia discolpa – ma non per questo è meno straziante sentire la verità.

Quando oso parlare, gli rispondo: “Lo so. Non ho mai neppure pensato che la cosa potesse sfuggirmi di mano in questo modo, non ho mai voluto fare del male a nessuno. Mi dispiace, non so che altro dire.” La mia colpa ha lasciato una cicatrice permanente nel mio cuore.

Ci salutiamo e anche se prima della telefonata non lo avrei pensato possibile mi accorgo che ora il mio cuore è ancora più dolorante. Forse è stato un bene che Ray mi abbia fatto affrontare con crudezza la verità, può servire a farmi vedere le cose nella giusta prospettiva. Mio padre ha ragione, quello che ho fatto a Christian e Jose è stato terribile e imperdonabile. Davvero non potevo aspettarmi altro. L’atteggiamento provocante e seducente di Christian aveva alimentato per un po’ le mie speranze, ma non avrei dovuto permetterlo. E’ arrivato il momento di dimenticare il passato e di andare avanti.

Stranamente mi sento un po’ meglio. Sapere che non merito il perdono mi aiuta a capire e rende in qualche modo più facile affrontare il futuro, anzi posso cominciare a sperare di averlo,  un futuro. Non credo che il dolore svanirà presto, ma non posso continuare a sguazzarci dentro. Ho fatto quello che ho fatto e non posso cancellarlo, anche se mi piacerebbe. È il momento di affrontare le conseguenze.

Preparo il pranzo per Chris e mi sento sollevata per il fatto che Christian non è qui a rimproverarmi perché non mangio. Decido che la cosa migliore da fare è di tenermi occupata e allora tiro fuori il mio computer portatile e controllo la posta elettronica. L’incredulità si trasforma in fastidio quando vedo una e-mail di Christian. Non può lasciarmi soffrire in pace?

Da: Christian Grey

Oggetto: arrivo sicuro

Data: 24 ottobre 2016 01:27

Per: Anastasia Steele

 

Anastasia, un breve messaggio solo per farti sapere che siamo arrivati ​​a Seul. Qui c’è una differenza d’orario di sedici ore rispetto a Seattle:  ti prego di ricordartene; se hai bisogno di contattarmi con urgenza è meglio che tu mi telefoni piuttosto che mandarmi una e-mail. Collins ha tutti i dettagli del mio itinerario e della sistemazione.

Dai un abbraccio da parte mia a Chris.

 

Christian Grey

Amministratore Deegato, Grey Enterprises Holdings Inc.

Vedo che siamo tornati alla formalità totale e mi picchierei per essermi aspettata qualcosa di diverso. Ora più che mai devo tenere presente come stanno le cose.

Da: Anastasia Steele

Oggetto: arrivo sicuro

Data: 23 Ottobre 2016 00:52

Per: Christian Grey

Grazie per avermi informata della differenza di orario: ne ho preso nota.

Anastasia Steele

Clicco invio e scorro l’elenco delle altre e-mail cercando di dimenticarmi di lui e per una volta ci riesco facilmente perché il quarto messaggio che vedo viene da Kate Grey. Inspiro profondamente aprendolo, sento lo stomaco stretto in un misto di attesa e di paura.

Perché si sta mettendo in contatto con me dopo tutto questo tempo?

Da: Kate Grey

Oggetto: Mi dispiace

Data: 22 ottobre 2016 23:46

Per: Anastasia Steele

Cara Anastasia – Ana, mi rendo conto che è passato molto tempo dall’ultima volta che ci siamo sentite e non posso negare che per lungo tempo mi sono sentita ferita per il fatto che tu ti eri dimostrata insensibile e parevi avere del tutto dimenticato la nostra amicizia. Dopo che tu sei improvvisamente ricomparsa, Grace mi ha spiegato il motivo per cui tu e Christian vi eravate lasciati e per la prima volta ho capito.

Mi dispiace che tu sia dovuta passare attraverso tutte queste difficoltà da sola e che non ti sia resa conto che di me ti potevi fidare. Credo anche di capire il perché: la tua amica era fidanzata con il fratello del “nemico”  e non volevi crearmi dei problemi. La cosa mi ha colpita nel profondo e mi sento malissimo per non averlo capito prima – le cose non erano assolutamente chiare come pensavo. Quando torneremo dall’Olanda darò a Christian quel calcio nel culo che merita.

Ci sono ancora un sacco di cose che vorrei dirti ma la cosa più importante è che mi dispiace e che spero tu possa perdonarmi; in secondo luogo, complimenti per quello che ho sentito essere un figlio meraviglioso.

(Ancora) la tua amica

Kate

Kate Grey

Amministratore, Keep it Green Building e Design

Non c’è dubbio che Kate si riferisca alle stesse cose cui ieri hanno fatto cenno  Grace e Mia, il che spiega anche perché Grace ne abbia parlato a Kate, ma la domanda che mi sorge spontanea è: perché tutti sembrano pensare che la nostra separazione sia colpa di Christian? Che cosa ha raccontato loro Christian?

Oh, Kate! Il mio cuore si contrae dal dolore per la perdita della nostra amicizia. Spero che vorrà ancora essere mia amica, una volta che avrà sentito la mia versione, perché so che in qualche modo Christian ha mentito. Scrivo velocemente una risposta onesta prima di avere un ripensamento e mi godo questo graditissimo attimo di piacere.

Da: Anastasia Steele

Oggetto: No, dispiace a me

Data: 15 Ottobre 2016 13:12

A: Kate Grey

Cara Kate, non puoi immaginare il piacere che mi ha fatto la tua lettera e più di ogni altra cosa mi piacerebbe che tornassimo ad essere amiche, ma prima di tutto credo che tu dovresti conoscere tutta la storia. Non so cosa Christian vi ha detto, ma so che non è la verità.

Quando ho scoperto di essere incinta (forse perché avevo ​​dimenticato una iniezione di anticoncezionale), ero terrorizzata dalla reazione che Christian avrebbe potuto avere. Questo, unito con lo shock della situazione, mi ha fatta risvegliare violentemente dalla favola in cui stavo vivendo e che non ho mai pensato di meritare, e mi ha fatto prendere la decisione di andarmene. Sapevo che la prospettiva di avere un figlio sarebbe stata estremamente difficile da accettare per lui e non me la sono sentita di costringerlo ad affrontare la paternità. Allo stesso tempo, amavo già il bambino che portavo dentro di me e così ho fatto quello che ho ritenuto giusto per proteggere sia il bambino che Christian.

Credevo che con il tempo Christian si sarebbe reso conto che per lui si trattava solo di una infatuazione e non di amore e che alla fine mi sarebbe stato grato per avergli offerto una facile via d’uscita. Non gli ho mai detto che ero incinta. Sapevo che sia tu che Christian sareste riusciti a farmi cambiare idea, così mi sono tenuta lontana da tutti e due.

Sono stata sconsiderata e stupida e cinquanta volte cieca, ora me ne rendo conto. Non ci sono scuse e so di non meritare la tua comprensione e il tuo perdono, ma su una cosa tu hai ragione. Volevo proteggere il tuo rapporto con Elliot: se non fosse stato per questo credo che mi sarei confidata con te.

Sono l’unica colpevole.

Ma non ho mai smesso di essere tua amica

Anastasia Steele  

In questo stesso momento sono fermamente determinata a rispettare qualunque decisione lui prenda.

Non lo cercherò, voglio solo chiedere scusa e cercare di andare avanti quando i giochi si saranno fermati.

Allora, perché ti sei spinta così avanti?! E’ il mio subconscio a parlare – a volte vorrei poterlo prendere a calci!

Scorro svogliatamente le altre e-mail: almeno il cancellarle mi consente di allontanare dalla mente per un po’ la mia triste situazione.

Non mi accorgo che Collins entra nella stanza e sobbalzo quando mi dice “Miss Steele, c’è una telefonata per lei dalla signora Grey” e mi porge il telefono senza fili.

Grace? Mi chiedo che cosa voglia. Prendo il telefono e prima di tutto comincio a ringraziarla: “Grace, sono contenta di …”.

Prima che abbia il tempo di finire la frase sento un urlo grintoso, che riconoscerei ovunque: “Cosa diavolo credevi di fare, hai idea di quello che hai fatto patire a quel poveretto? Tu non eri lì a raccogliere i pezzi; lui era impazzito per la preoccupazione e per la disperazione, era schiacciato dai sensi di colpa. Cosa c’è di sbagliato in te?”

Merda, la telefonata di Kate è la conseguenza diretta della mia e-mail!

“Kate, mi dispiace, io …”

Lei mi interrompe di nuovo: “Non sai quanto ti ama? Hai un’idea del dolore che gli hai cagionato? Io non ho mai visto nessuno così distrutto. Spero che tu adesso abbia un po’ di buon senso, qualcuno dovrebbe dare una sistemata al tuo cervello! Non posso credere che tu abbia fatto una cosa del genere!”

Whoa! “So che è stato …”

Lei continua ad aggredirmi: “Nascondergli suo figlio! Non posso credere che lui se ne sia anche preso la colpa per proteggerti! Non posso credere che ti ami ancora dopo tutto questo, ma tutto sommato forse voi due siete degni l’uno dell’altra!”

Ragazzi, è veramente furibonda! Una piccola parte di me è felice di essere sgridata. Credo sia giusto, questo è quello che mi merito e come sospettavo Christian ha detto ai suoi genitori che era colpa sua se io me ne ero andata. Wow, io non sono sicura di cosa devo fare adesso.

“Ho capito Kate, credimi, ma stai sicura che lui, adesso, non mi vuole più”. Credo che la determinatezza del mio tono riesca a catturare la sua attenzione perché tiene la lingua a freno per un momento. Mi siedo sul bordo del letto, non fidandomi delle mie gambe malferme.

“Lui non ti vuole?” Adesso sembra presa alla sprovvista: “Ma Grace mi ha detto che lui prova ancora gli stessi sentimenti per te”.

“”No” dico sul punto di piangere di nuovo, mentre traggo un lungo e lento respiro.

Lei sibila tra i denti, quasi parlando tra sé e sé: “Non che sia d’accordo con lui, ma non avrei mai creduto che tu potessi riuscire – mai – a stancarlo”.

“Be’, l’ho fatto”. La mia bocca si contrae mentre cerco di contenere la pressione delle mie emozioni dietro un muro sottile di forza di volontà, ma non riesco a nascondere il mio dolore.

“Oh, Ana, cosa stavi pensando?” Posso quasi vederla scuotere la testa, con la bocca corrugata.

“Non lo so. Non ho mai previsto tutte queste … queste complicazioni. Io, ovviamente, allora non ci ho neppure pensato. Ero nel panico. Per tutto il tempo che sono rimasta con lui io … mi sono sempre sentita come se stessi sognando, come se niente di tutto ciò fosse reale, come se stesse accadendo a qualcun altro e io stessi solo guardando dal di fuori. Nel mio intimo sapevo che all’improvviso tutto sarebbe finito e io sarei tornata nel mio mondo reale”.

“Cavolo Ana, tu e quella dannata immagine deformata di te stessa! Ho sempre saputo che avevi problemi ma non mi sono mai resa conto di quanto fossero profondi e radicati. Che ti è successo? Come può una donna bella e intelligente come te essere così cieca e non rendersi conto del fascino che emana?” Kate è sempre più irritata.

Il respiro mi si blocca mentre penso a quello che mi ha appena detto. “Non lo so”. Mi rendo conto  di quanto possa sembrare sciocca, ma io sono sempre stata convinta di questo, non l’ho mai messo in discussione. Sono sempre stata timida, se mi distinguevo tra le altre era solo per la mia goffaggine e per la mia mancanza di senso pratico – la personificazione del brutto anatroccolo. Non mi è mai venuto in mente di approfondire la cosa.

“Beh, avresti dovuto capirlo, perché ti è costato caro”.  Le sue parole taglienti sono un’ulteriore pugnalata al mio cuore già a pezzi, ma non posso criticare il suo ragionamento.

“Hai ragione”, dico a bassa voce, scrollando le spalle, sconfitta.

“Oh, Ana,” continua sospirando “che cosa hai intenzione di fare adesso?” Nonostante la mia disperazione cerco di essere conciliante e oso sperare di poter almeno riprendere il vecchio rapporto di amicizia con Kate.

“Non lo so.”   Anche alle mie orecchie questa frase suona come un disco rotto, ma sono senza timone – senza una direzione, senza un piano, non ho assolutamente nulla.

Lei improvvisamente è colpita da un’idea: “Hai cercato di farlo ingelosire?”

“Purtroppo!” sbuffo, ricordandomi come quel tentativo sia miseramente fallito.

Non ci hai provato con il dottor Shawn, mi punzecchia la mia dea interiore.

Ma questo non vi riporterà insieme, obietta a sua volta il mio subconscio.

“Oh”, dice Kate, avvilita proprio come lo sono io, e questo è per me un grande conforto.

“Grazie per avermi chiamata, Kate, mi sei mancata”. Non ho mai sentito la sua mancanza più acutamente di quanto non la senta adesso. Il mio labbro trema e lascia sfuggire un singhiozzo, liberando il grido che ho trattenuto per tutta la durata della conversazione.

Lei mi indirizza una risata ironica: “Anche se ti ho aggredita aurlando?”

“Sì .. sì.” Io cerco di barcamenarmi attraverso il fuoco di fila delle domande e nonostante il pianto.

“Vorrei poterti dire qualcosa che ti faccia sentire meglio, mi sembra che tu sia sicura che tra voi è finita e so quanto questa situazione ti addolori, ma non è la fine del mondo, devi fartene una ragione. Dopotutto hai un figlio, devi essere forte per lui”.

Annuisco, digrignando i denti per fare barriera al dolore insopportabile di avere perduto Christian, attutito un poco dalla inaspettata disponibilità di Kate, che mi riscalda il cuore.

Lei avverte il mio disagio e capisce che ora ho bisogno di tempo per ricompormi. “Adesso ti lascio andare, ma recupereremo il tempo perduto, vero?”

Sono grata per la sua comprensione e con voce rauca e traballante rispondo: “Oh … va bene”.

A parlare di tutte queste cose spiacevoli mi sento come se uscissi da un incidente d’auto. Mi butto di nuovo sul letto, con le braccia spalancate sulla testa.

Il resto del pomeriggio passa per fortuna senza che io mi lasci più andare al pianto. Lo trascorro con Chris e Collins ci suggerisce di fare una gita. Ho il sospetto che Chris ne abbia avuto abbastanza di stare chiuso in casa, dal momento accoglie l’idea della gita con urla a squarciagola.

Collins e Carl ci conducono al Parco Olimpico delle Sculture, dove io e Chris facciamo una passeggiata ammirando le sorprendenti e strane creazioni, cercando di indovinare cosa potrebbero rappresentare. I ragazzi sono discreti facendomi dimenticare della loro presenza e mi rilasso concentrandomi su mio figlio. Gli concedo di godersi un po’ di merendine confezionate, che mangiamo seduti sulle panchine a forma di occhi che stanno davanti alla fontana del Padre e del Figlio.

L’ironia del tema della fontana non mi sfugge cerco di contenere la crescente emozione che mi evoca. Devo smetterla di lasciarmi andare al dolore!

Ce ne andiamo appena prima del tramonto, ma non prima di ammirare la luce dorata che inizia a diffondersi e a modificare l’intera atmosfera nel parco, conferendo alle opere un che di surreale. Tiro Chris più vicino a me e lo abbraccio stretto, premendogli la testa sul mio petto molto più a lungo di quanto io riesca di solito a fare prima che lui guizzi lontano: forse si rende conto che la sua presenza e la sua vicinanza in questo momento sono per me come un balsamo lenitivo.

Dopo aver messo a letto Chris prendo il mio iPad, con l’intenzione di leggere fino ad addormentarmi. Non voglio pensare a Christian e all’incontro di domani con Mrs Taylor. Per fortuna la mia mente, emotivamente stravolta, non ha bisogno di molto per cadere in un buio sonno senza sogni.

La mattina porta con sé una irrazionale e irragionevole irritazione con Christian, per non essere qui a proteggermi da una Mrs Taylor che immagino non mi riserverà una accoglienza cordiale. Scosto le coperte e corro in bagno a fare la doccia, nel tentativo di rilassarmi.

Dopo essermi vestita vado a controllare Chris. Lui è già sveglio e io mi infilo nel suo letto, di fianco a lui, con l’intenzione di raccontargli una lunga storia che so che gli piace inserendo degli episodi inventati, ma Chris protesta per la mia creatività e mi invita ad aderire alla trama originale, che gli piace tanto.

Quando ho esaurito le mie tattiche diversive e Chris comincia a lamentarsi per la fame, traggo un respiro per calmarmi e dirigermi verso quello che ho sempre ritenuto il suo regno – la cucina. L’odore di frittelle e pancetta ci saluta prima ancora che la vediamo lanciare abilmente in aria un pancake e catturarlo con la padella.

“Wow, è meraviglioso, mamma, hai visto?” Mrs Taylor si gira sorpresa e gli occhi azzurri di Chris guardano eccitati nei miei, in attesa.

Non ho altra scelta se non costringermi a rispondergli con allegria. “Ho visto, amico, devi sapere che Mrs Taylor fa le migliori frittelle del mondo!” Alzo timidamente lo sguardo verso il suo, sperando di non vederci una critica negativa.

Il suo aperto e accogliente sorriso fa scoppiare la bolla protettiva di riservatezza che avevo costruito in mia difesa, come uno scudo protettivo. Lei mi viene incontro, giungendo le mani con gioia, “Ana, che bello vederla! E tu devi essere Chris! Sei un bambino delizioso, un vero gioiellino!” Lei batte delicatamente sul naso di Chris con l’indice, le sue parole placano il mio nervosismo, ma accendono i miei dubbi.

Spero che Christian non abbia mentito anche a lei! Ho bisogno di chiarire con tutti il vero motivo per cui lo ho lasciato, non posso pensare di ricostruire un rapporto basato su una menzogna.

“Sono davvero felice di incontrarla e, anche se un po’ in ritardo, mi congratulo che ora sia Mrs Taylor!” Mi avvicino e segue un imbarazzante momento in cui ci domandiamo entrambe se ci dovremmo abbracciare. Ci guardiamo esitanti, poi scoppiamo a ridere per la nostra stupidità. La risata serve da rompighiaccio: la tensione si scoglie e ci abbracciamo come vecchie amiche.

Vorrei tanto che mia madre fosse qui con me e traggo un profondo respiro, mentre cerco di ricostruire il rapporto che un tempo ci legava.

“Grazie, Ana, ho preparato per colazione la cosa che a lei piace di più!” La luce nel suo sguardo è così sincera che non posso fare a meno di esserne catturata.

“E anche a me!” Chris si è alzato in punta di piedi ma nonostante ciò i suoi occhi arrivano appena al livello del banco della cucina, cioè al livello di una pila di frittelle dorate, soffici e che emanano un profumo divino. Ci fa sorridere il suo desiderio, reso ancora più evidente dal gesto eccessivamente calcato con cui si sta leccando le labbra. Mrs Taylor non lo tortura troppo a lungo nell’attesa: lo mette seduto nel seggiolone e gli mette davanti una porzione che farebbe rabbrividire la maggior parte degli adulti. Chris la ripaga con un sorriso talmente ammaliante che sono sicura gli guadagnerà per il resto della sua vita trattamenti di favore da parte di lei.

Prima che io abbia il tempo di protestare lei sorride e mi ammicca: “Un piacere di tanto in tanto si può anche concedere, non è vero, mamma? Almeno finché si mangia della roba buona!”

Chris non segue certo le avvertenze dei nutrizionisti per la prima colazione e fa schioccare labbra per il piacere.

Mi sentivo a disagio, quando ero sposata con Christian, a farmi servire in questo modo in casa mia, ma dopo avere vissuto per conto mio dovendomi costantemente occupare della cucina e di risistemare tutto dopo il passaggio di Chris mi fa compiutamente apprezzare le capacità di Gail nell’organizzare la casa. E’ bello stare qui, sorseggiando una tazza di tè e godendomi un pasto che non ho preparato.

Per fortuna Chris si arrende a metà della sua pila di pancake, anche se a malincuore. Lo tiro giù dal seggiolone e va di corsa nella sua stanza, nuovamente pronto a giocare. Mi sto godendo il racconto di Gail del suo romantico matrimonio e della vacanza con Taylor in un’isola paradisiaca quando Collins si schiarisce la voce dietro di noi. “Buon giorno Miss Steele, Mrs Taylor”.

“Buon giorno”, rispondiamo in coro voltandoci verso di lui.

“Ho un pacco qui per lei, Miss Steele; è già stato controllato ed è sicuro, può aprirlo”. Il timbro cupo della sua voce mi richiama alla mente la minaccia che incombe su di noi, con tutto quello che è successo con Christian non ci ho pensato nelle ultime ore.

“Grazie Collins” dico soppesando lo scatolone per testarne il peso, distratta dal bel nastro di velluto rosso.

Mi chiedo che cosa si può trattare.

Gail fa un  po’ di spazio per la grande scatola sul bancone: siamo tutte e due curiose di vedere cosa c’è dentro.

“Ooo, forse un regalo di Mr Grey?” Dal tono scherzoso della sua voce traspare con evidenza la sua curiosità e la segreta speranza che ci riconcileremo.

“Uhm, no. Non credo” Cerco di tenere a freno il suo entusiasmo ma arrossisco visibilmente. Siccome vede che sono esageratamente concentrata nell’aprire la scatola capisce che è meglio lasciar perdere l’argomento anche se la delusione sul suo viso è palpabile.

Alzo il coperchio, scoprendo una morbida carta con il logo di Valentino in rilievo. Strappo il sigillo di chiusura e all’interno trovo un tesoro di uno splendido colore rosso, preciso e netto.

Oh mio Dio!

Si tratta di un abito realizzato con la più raffinata delle sete, doppiata con una luccicante ragnatela sottile di un tessuto traslucido nella stessa tonalità di rosso che forma nella parte inferiore delle pieghe che ne esaltano la femminilità, con davanti un delizioso spacco sensuale.

Il corpetto ha nella parte anteriore un profondo scollo a V retto da sottili spalline mentre la profondissima scollatura sulla schiena precipita fino al limite del pudore.

Mrs Taylor e io restiamo a fissarlo a bocca aperta, è di una bellezza mozzafiato.

“C’è dell’altro”: il suo sussurro distrae i miei occhi dall’ammirare l’abito per tornare a concentrarmi sulla scatola aperta.

Ne estraggo un paio di sandali col tacco alto di Jimmy Choo che sembrano fatti apposta per il vestito, formati da cinghini irregolari che arrivano fino alla caviglia. Immagino che i cinghini alla caviglia, che faranno capolino dallo spacco, siano veramente sexy: gli incroci asimmetrici conferiscono loro un’aria BDSM.

Gail mi porge una busta che non avevo visto,  persa com’ero ad ammirare l’abito; ne estraggo un biglietto e il mio cuore improvvisamente comincia a palpitare: Oh merda, me ne ero dimenticata!

Anastasia, non ho potuto trovare di meglio, con così poco preavviso ;0) Non vedo l’ora che arrivi stasera. Verrò a prenderti alle 6:00 pm Shawn.

Alzo gli occhi e incontro lo sguardo interrogativo di Gail, che ha la bocca aperta in uno stordito “O” di stupore. L’evento di beneficenza con il dottor Shawn – non ho mai né annullato né confermato l’impegno e per la verità mi era completamente passato di mente!

Ora lui ha comperato per me questo abito costosissimo, anche se poteva risparmiarsi la battuta sul fatto di non avere potuto “trovare di meglio”, ben sapendo che non avrebbe certo trovato nulla di meglio neppure se ci avesse provato.

Improvvisamente mi sento in preda al panico e intrappolata mentre il mio sguardo passa da Gail al biglietto e viceversa.

“Ana, qual è il problema?” La testa è inclinata da un lato e la sua mano mi accarezza dolcemente i capelli, tranquillizzandomi.

“Io … me ne ero dimenticata, Christian sarà furibondo”. Se non fossi stata così innervosita mi sarei resa conto che lei non poteva sapere di cosa stavo parlando, e dunque in qualche modo la costringo a chiedermelo.

“Furibondo per cosa, cosa ha dimenticato, cara?”

Io le porgo il biglietto e lei lo legge rapidamente, ma ancora non capisce. “Chi è Shawn?”

“E’ solo un amico, in realtà è il pediatra di Chris, quello che Christian ha cercato per lui”. Le mie facoltà non sono ancora perfettamente a fuoco, sono ancora agitata per cui le fornisco solo una metà della spiegazione.

Lei annuisce e completa la frase per me “ … e si è dimenticata che deve andare da qualche parte con lui?”

Annuisco, mordendomi il labbro: “A Christian non piaceva l’idea che io uscissi con lui, anche se è solo un amico.”

“Lo vedo. Mi perdoni per essere  così indiscreta, Ana, ma poco fa lei mi ha detto che non siete tornati insieme, non è vero?” “Sì”, dico a voce bassa, ancora riluttante ad ammettere una cosa che il mio corpo spera non sia vera.

“Bene, allora. Davvero, non sono affari di Mr Grey, dunque, e se lei non corre pericoli e Chris è al sicuro non vedo alcuna ragione per cui non dovrebbe andare, se vuole farlo”.

Oh, la voce della ragione! Se solo Christian vedesse le cose allo stesso modo, ma è anche vero che non posso certo vivere la mia vita secondo la volontà di Christian Grey, soprattutto dal momento che non intende impegnarsi con me. Ci sono alcune cose che può avere solo a determinate condizioni.

“Lei lo fa sembrare molto semplice, Mrs Taylor, ma ha ragione, dovrei poter andare se voglio farlo”. Getto uno sguardo di desiderio a quell’abito che muoio dalla voglia di indossare.

“E allora ci vada”. Mi dà un colpetto sul braccio e mi rivolge un sorriso incoraggiante mentre ritorna ai suoi compiti.

Se Grace e Carrick potranno venire qui per badare Chris – non voglio esagerare nel fare arrabbiare Christian portando fuori il bambino – io ci andrò.

Vado alla ricerca di Collins e lo trovo nell’ufficio di Taylor. “Collins, vorrei andare a un evento di beneficenza stasera e sarò ben felice di prendere tutte le precauzioni necessarie; vorrei anche chiedere a Grace e Carrick di venire qui per prendersi cura di Chris. Ci sono uomini sufficienti per un piano del genere?” La nota di autorevolezza nella mia voce non lascia spazio alla negoziazione, e per buona misura mi capita anche di incontrare direttamente il suo sguardo.

“Uhm, Mr Grey non ha lasciato istruzioni per questo”. Si sposta sulla sedia, a disagio.

“Questa è una decisione che ho appena preso e, per quanto mi piacerebbe accontentare Mr Grey, io non sono un bambino che lui possa tenere sotto controllo. Possiamo o non possiamo organizzarci in questo senso? “

“Sì, Miss Steele, possiamo benissimo organizzarci”. Un piccolo sorriso di ammirazione affiora agli angoli della sua bocca e ho la sensazione che lui parteggi per noi, che siamo sottoposti al dispotismo di Christian.

“Bene, grazie. Mi metterò in contatto con i Grey per vedere se sono disponibili e ti fornirò tutti i dettagli dell’evento di stasera”.

Mentre torno indietro per fare le telefonate mi sento soddisfatta per avere rispettato i rigorosi parametri di sicurezza di Christian, anche se so bene che non gli piacerà certo che io esca con il dottor Shawn.

Telefono a Grace e lei è tutta eccitata per essere chiamata per la prima volta a fare da nonna, ma il momento felice non dura a lungo perché comincia subito ad indagare con cautela. “Ana, ho parlato con Kate stamattina e mi ha detto che tu e Christian non avete risolto i vostri problemi e volevo solo dirti che mi dispiace. So che voi due appartenete l’uno all’altro, ma a volte le cose non funzionano, vero?”

Sono sollevata dal fatto che non mi è toccato affrontare quel discorso e tra me e me ringrazio Kate; ho però ancora bisogno di dirle la verità sulla mia fuga, ma non voglio farlo per telefono. “No, Grace, le cose tra di noi non funzionano” dico, e immagino il suo rammarico.

Restiamo tutte e due in silenzio, meditando sulle mie parole, prima che lei continui: “Raccontami, che progetti hai per stasera?”. La sua allegria forzata non passa inosservata.

“Andrò ad un evento di beneficenza organizzato per Medici senza Frontiere con un amico, in realtà si tratta del pediatra di Chris “.

“Il dottor O’Reily è qui a Seattle?” mi domanda, sorpresa e felice.

Grace conosce il dottor Shawn?

“Uhm, sì, per alcune lezioni in un ospedale, lui ha questo invito per stasera e allora …”

“Oh Ana, Lui è una persona eccezionale! Mi chiedevo proprio se Christian era riuscito a fargli vedere Chris …”.

Mi do uno schiaffo in fronte per essere stata così stupida, è naturale che Grace sia stata la prima persona alla quale Christian si è rivolto per avere il nominativo di un buon medico.

“Sì, certo che ci è riuscito” faccio notare ironicamente.

Quando termino la telefonata con Grace mando un messaggio al dottor Shawn perché mi faccia sapere dove si terrà l’evento e per ringraziarlo per il vestito.

Immediata arriva la risposta, che però trasforma il mio scarso entusiasmo in piena disperazione: l’evento si terrà presso l’Hotel Fairmont Olympic.

Di tutti i posti possibili a Seattle doveva essere proprio lì! Solo la mia maledetta sfortuna: so che trascorrerò la serata combattendo con tanti splendidi ricordi.

Troppo tardi, ormai, giunge l’osservazione scorbutica del mio subconscio, cui rivolgo un sorriso beffardo.

Urg!

Una volta che ho trasmesso le informazioni a Collins cerco consolazione in mio figlio. Quando Chris e io corriamo in cucina per il pranzo ci imbattiamo in un gruppo di cinque ragazzi muscolosi – ovviamente guardie di sicurezza – che entrano nello studio di Taylor con Collins che li accoglie sulla porta.   La sua espressione minacciosa è desolante, e fa il paio con il loro aspetto severo.

Mi chiedo che cosa succeda; sicuramente sono le guardie convocate per stasera.

Per tutto il pranzo chiacchiero con Gail ma sono distratta e di quando in quando guardo furtivamente verso lo studio, in attesa che ne escano in modo da poter chiedere a Collins se è successo qualcosa. Sto accettando con gratitudine l’offerta di Gail di tenere d’occhio Chris oggi pomeriggio, in modo che io possa prepararmi per questa sera, quando escono tutti quanti fuori dalla stanza dove erano rinchiusi.

Quando anche Collins esce, lo seguo: “Che cosa è che successo? E non stare a negare perché so riconoscere i guai quando mi ci trovo in mezzo”.

Lui si sposta da un piede all’altro, a disagio. “Mr Grey ha detto che lei non si deve preoccupare”.

“Collins, dovresti avere capito ormai che non mi piace essere tenuta all’oscuro. Se è successo qualcosa, in particolare se è successo qualcosa che riguarda il presente …, questa nostra situazione di …”, faccio un gesto onnicomprensivo con la mano “voglio saperlo. Ricorda che si tratta di me e di mio figlio”.

Lui borbotta qualcosa poi, rassegnato, abbassa lo sguardo torvo: “Il comandante che tiene d’occhio la Grace, il sig. McConnell, è andato a bordo questa mattina per controllare e la barca è stata distrutta”.

Il panico che ero finora riuscita a controllare esplode improvvisamente.

Alza una mano verso di me quando inizio a parlare, per fermarmi: “Non siamo sicuri se è perché questa persona sapeva che ieri avreste dovuto salire sulla barca o se si tratta di una semplice coincidenza e la Grace è stata presa di mira soltanto perché era un bersaglio relativamente facile, ma la cosa che sta diventando sempre più chiara è che questi incidenti sono collegati”.

“Come può questa persona avere saputo che avevamo in mente di andare in barca, ieri? Oltre a Christian, me e Chris, solo tu e Taylor lo sapevate, vero?”

“Credo di sì, Miss Steele, personalmente il mio istinto mi dice che l’autore sta trovando difficoltà a raggiungere il suo obiettivo per il grado elevato di sicurezza quindi cerca i punti deboli, quelli che non sono così attentamente sorvegliati, qualunque essi siano”.

“Spero che tu abbia ragione, se questa persona avesse avuto accesso ai nostri progetti privati …”. Le mie parole si dissolvono, le implicazioni restano sospese.

“Pensi che dovrei annullare i miei progetti per stasera?”

Uno sguardo spaventato lampeggia sul suo viso prima che consideri la mia domanda. “No, non penso”. Scuote lentamente la testa e spiega: “Abbiamo un rapporto eccezionale con il Fairmont Olympic e la sua squadra di sicurezza. Se lei volesse andare in qualunque altro posto insisterei per convincerla ad annullare, ma così come stanno le cose, in considerazione di tutte le precauzioni che metteremo in atto stasera, in mezzo a persone ricche e famose tutte con una scorta personale …”.

“E Chris?” chiedo affannata, in cerca di rassicurazioni.

“Miss Steele, quello che è successo sulla Grace dimostra che non c’è posto più sicuro per lui di questo. Qui abbiamo la camera blindata e ogni angolo di questo edificio è sicuro”. Lui si raddrizza un po’ e un lampo protettivo nei suoi occhi rivela l’orgoglio inconfondibile per il suo lavoro.

Annuisco, soddisfatta e convinta. “Grazie, Collins.” La nota di rispetto nella mia voce lo fa inorgoglire ancora di più. “A proposito, sai quando tornerà Christian?”

“No, Miss Steele, non esattamente, ma mi aspetto che sarà qui entro le prossime 24 ore o giù di lì, secondo Taylor le cose vanno abbastanza bene a Seoul.”

Nel tardo pomeriggio mi concedo un bagno rilassante affidando Chris alle mani capaci di Gail. Non ho molto da fare per prepararmi all’evento di stasera, solo depilarmi, lavare i capelli e truccarmi leggermente. Non è un appuntamento, dopo tutto. Potrebbe anche essere divertente se riuscirò a dimenticare il fatto che è stato in questo hotel che Christian mi ha detto per la prima volta che mi amava.

Il ricordo mi colpisce dolorosamente, avverto un nodo in gola, come se una pianta rampicante mi avvolgesse stritolandomi e impedendomi ogni movimento. Effettivamente sono prigioniera dei miei ricordi.

Mezz’ora prima dell’arrivo del dottor Shawn Gail mi piomba in camera e annuncia che i Grey sono arrivati. La ringrazio borbottando perché tengo tra le labbra le forcine con cui intendo domare i miei capelli.

“Ecco, mi lasci fare”. I suoi occhi hanno una espressione materna che vedo riflessa nello specchio dietro di me.

Prendo le forcine e gliele porgo, poi guardo le sue mani esperte arricciare e puntare i miei capelli. “Wow Gail, una donna dai molti talenti. Grazie”.

Lei non ribatte, ma curva le labbra in un sorriso enigmatico.

Sfrutto quel momento di intimità per chiederle esplicitamente: “Che cosa le ha detto Christian, sul motivo per cui ci siamo lasciati?”

Con compostezza e con voce priva di emozione mi risponde: “Non mi ha detto nulla e non ho nessun titolo per chiedere”.

Oh!

“Non volevo metterla in imbarazzo, solo che non mi aspettavo di essere accolta così, così … affettuosamente, ho pensato che Christian le avesse detto qualcosa”.

Lei attira la mia attenzione allo specchio e sorride ancora: “Io non mi permetto di giudicarla, se è quello che mi sta chiedendo”.

Questo è tutto l’incoraggiamento di cui avevo bisogno per alleviare i miei tormenti raccontandole quello che avevo fatto: “So di avere fatto un errore a lasciarlo, anche se sono certa che sarebbe diventato furibondo per la gravidanza, ero così spaventata che avrebbe fatto qualcosa di stupido e che avrebbe rovinato tutto.”

“Così invece qualcosa di stupido lo ha fatto lei, vero?” Dalle sue cortesi parole capisco che ha perfettamente compreso quello che mi è passato per la testa cinque anni fa. Faccio un rapido cenno di assenso col capo, intimidita dalla sua semplice analisi e sento che la nostra timida amicizia si rafforza. Sono felice che sia dalla mia parte.

“Le piace questo dottore?” mi domanda continuando ad acconciarmi i capelli, ma credo che lei sappia che sono angosciata per la gravità della mia decisione di disobbedire a Christian.

“Sì, ma non mi interessa veramente. E’ quasi un gioco” ammetto a malincuore.

“Lei piace a lui, questo è ovvio, e lei sa bene come Christian può diventare furioso se solo uno si permette di guardarla, Ana; ci pensi, prima di cacciarsi nei guai”.

Rido, recependo forte e chiaro il messaggio: “Non combinerò nessun guaio, Mrs Taylor, la ringrazio per l’avvertimento”.

Mi alzo e valutiamo insieme il mio look. L’abito è di una misura perfetta, ma è talmente fasciante che diventa impossibile indossare biancheria intima, ad eccezione di un paio di mutandine molto basse. La seta si avvolge come crema sul mio corpo, disegnando perfettamente il mio corpo, ammorbidito dal tessuto impalpabile. Se devo essere sincera sono un po’ preoccupata, sembra così delicato, temo che una folata di vento potrebbe portarlo via.

I sandali conferiscono un aspetto aggressivo, che contrasta con la femminilità inebriante della profonda scollatura che sfiora pericolosamente il mio seno arrivando fin quasi ai capezzoli – posso contare solo sulla misura comoda per proteggere il mio pudore.

“Wow!” Gail sembra un po’ scioccata e spalanca gli occhi.

“Wow davvero. Pensa che sia esagerato?” chiedo, preoccupata, mordendomi il labbro.

“No, è uno schianto, Ana, è un vero  peccato che Mr Grey non sia qui per vederla, penso che potrebbe svenire”.  Noi facciamo un’altra risatina compiacente, dopo di che  prendo uno scialle per coprirmi le spalle prima di dirigermi verso la sala, torreggiante sui miei tacchi alti..

Il dottor Shawn è già lì e sta chiacchierando animatamente con Grace. Si girano tutti verso di me e improvvisamente il mio viso si infiamma, diventando dello stesso colore del mio abito. Abbasso gli occhi, come conseguenza dell’imbarazzata vampata di rossore.

I mormorii di apprezzamento mi fanno solo intimidire di più e cerco disperatamente di sfuggire al loro esame. E’ evidente che il dottor Shawn è rimasto colpito e ricordo a me stessa di ribadirgli che non si tratta di un appuntamento. Si avvicina e il suo sguardo indugia sui miei seni morbidi mezzi nudi prima di fissarsi sulla mia bocca, che bacia in segno di saluto.

Ringrazio Grace e Carrick per avere accettato di rimanere la notte con Chris, anche se penso di essere di ritorno a casa non più tardi delle dieci o al massimo delle undici, stasera. Su insistenza di Collins loro due torneranno a casa, a Bellevue, solo domattina.

Bacio e coccolo il mio adorato figlio prima che il dottor Shawn mi offra il braccio e mi porti via. Cenerentola al ballo o piuttosto un agnello al macello ……

5 thoughts on “Capitolo 16

  1. carla says:

    wow che capitolo!!!monique paola vi ho gia detto che vi adoro??? e tra un po potrò leggere anche il capitolo 38 😀 non vedo l’ora!!!

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  2. federica says:

    vi adorooooooooooooooooooooooo paola bellissimo come al solito grazie monique

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  3. Bimba says:

    Ho letto solo questo capitolo per curiosità ,dopo aver saputo della sua esistenza su un altro sito dove c’è una ff simile che si ispira a questa. Ma questa si vede che è l’originale, è molto bella nella descrizione del disagio di Anastasia cosa che nell’altra incredibilmente manca. Grazie leggerò anche gli altri capitoli.

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