Capitolo 17

Il dottor Shawn si china verso di me e mi sussurra all’orecchio: “Sei bellissima, Anastasia”; le sue parole non mi lasciano alcun dubbio sul fatto che, nonostante quello che mi ha assicurato, consideri questo incontro come un appuntamento d’amore.

“Spero che non ti rimangerai le tue parole”, ribatto, “siamo solo amici, ricordi? Questo non è un appuntamento”. Parlo con un tono leggero, addirittura scherzoso, ma spero che il ricordargli come stanno le cose sarà sufficiente per tenerlo al suo posto.

Lui evita ogni commento e cambia abilmente discorso: “Allora, dov’è stasera il tuo ex possessivo? Pensavo che lo avrei trovato ad aspettarmi con il fucile imbracciato!”

La sua osservazione è asciutta, ma il risentimento è evidente.

Sorrido al pensiero di Christian furente e geloso – quasi fumante di rabbia: forse, dopotutto, gli importa qualcosa di me. “E’ andato a Seoul, per lavoro”: il mio tono tronca la discussione.

Mentre l’ascensore ci porta al piano interrato, dove ci aspetta il servizio di vigilanza predisposto per la serata, rifletto tra me e me che il dottor Shawn è stato coraggioso a presentarsi di nuovo, dopo l’incontro rovente dell’altro giorno, senza temere di incontrare Christian. Coraggioso o stupido, non saprei dire.

Quando arriviamo al piano interrato troviamo ad attenderci una lucida ed elegante limousine – gentile omaggio dell’attraente dottore per la serata. Carl sorride da un orecchio all’altro: la vettura non solo è abbastanza grande da ospitare i due uomini della scorta ma è anche a prova di proiettile. Il dottor Shawn ha superato se stesso: Fifty ne sarebbe lieto!

Come potrebbe essere lieto, se tu te ne vai a zonzo per la città con un uomo dal quale ti ha detto di stare lontana? Il mio subconscio è accigliato con me e io gli rivolgo uno sguardo rabbioso in segno di avvertimento.

Carl e l’altro uomo di scorta, che non mi è stato ancora presentato, si mettono discutere su chi debba guidare. Sembra che Carl abbia la meglio e che l’essere il capo della scorta gli dia  il diritto di prendere la guida; lui si volta verso di me e con un sorriso mi dice: “Miss Steele, questo è Brandon. Sarà la seconda coppia di occhi e orecchie al suo servizio, questa sera”.

Il dottor Shawn stringe la mano ad entrambi gli uomini e mi invita a salire in macchina. Io saluto con un sorriso e mi lascio scivolare sul sedile posteriore. Lungo il breve tragitto per il Fairmont avverto un brivido di piacere. Non ho partecipato da tanto tempo ad una serata elegante come questa: non vedo l’ora di godermi un po’ di sfarzo e di glamour.

Il Fairmont non delude, come al solito. Il suo lusso di vecchio stampo traspira una classica eleganza e mentre ci dirigiamo alla grande scalinata che porta alla sala che si affaccia sul giardino vengo travolta dalla eccitazione. La sala è piena di piante lussureggianti ed è stata predisposta una cascata d’acqua che scorre creando un suono magico, che ben si raccorda con il morbido suono che proviene dal pianoforte a coda, che è in un angolo.

Una intera parete, dal pavimento al soffitto, è formata da finestre che si aprono su di un romantico loggiato all’aria aperta. Le seducenti e ammiccanti luci della vellutata notte di Seattle formano uno sfondo perfetto.

I tavoli rotondi sono apparecchiati con fresche tovaglie bianche su cui sono disposti piatti bianchi e grandi quantità di fiori bianchi che creano dei paradisi acromatici di tranquillità in mezzo ai colori sgargianti dei fiori e delle foglie delle piante disposte tutt’attorno.

E’ un’immagine spettacolare, che in qualche maniera spiega l’esagerato costo di  4.000,00 $ per ogni posto. Il dottor Shawn è un ospite perfetto – un vero signore molto compito: prende il mio scialle, tira fuori la mia sedia e mi offre una coppa di champagne, poi si scusa perché deve allontanarsi per salutare alcuni generosi benefattori e colleghi:

A me non disturba il fatto che si allontani, perché anzi mi fa piacere restare un po’ da sola.

Guardo la stanza riempirsi mentre sorseggio pigramente il mio champagne. Le donne, con i loro abiti colorati, sembrano delle audaci pennellate che si frappongono ai sobri smoking degli uomini e mi accorgo che il dottor Shawn monopolizza gli sguardi – sguardi femminili bramosi che lo seguono mentre si aggira per la sala.

E’ facile individuarlo, per la sua alta statura, e mi piace guardare come corteggia le signore. Con mio grande piacere mi rendo conto che non è solo su di me che tenta di esercitare il suo forte fascino e mi sento un po’ sollevata. Meno male che non mi sono innamorata di lui, non riesco neppure a immaginare che potrei essermi innamorata di un damerino patologico – ed esagerato come lui.

Comincio a rilassarmi, rendendomi conto che i suoi modi provocanti dimostrano chi lui è in realtà e per fortuna non devo combattere per proteggere la mia virtù. Faccio passare il tempo individuando tra gli ospiti le celebrità e facendo due chiacchiere con le altre persone sedute al nostro tavolo, fino a quando lui ritorna.

Ben presto i camerieri in livrea servono gli antipasti e la conversazione si affievolisce fino a ridursi ad un basso ronzio. E’ il momento dei discorsi, e il dottor Shawn sarà il primo a parlare. Lui si alza e con la sua camminata rilassata raggiunge il leggio, attirando l’attenzione di tutti e in particolar modo delle signore, che voltano tutte quante la testa verso di lui.

Devo soffocare una risatina per la rapita attenzione che gli rivolgono, ben sapendo che io subisco il medesimo incantesimo quando è Christian a parlare con passione degli argomenti che gli stanno a cuore. Faccio quello che suppongo farebbero tutte le donne che si dovessero trovare nella mia situazione, e cioè metto mentalmente a confronto questi due splendidi esemplari di virilità.

La peccaminosa bellezza tagliente di Christian – elegante, forte, duro e intenso, che emana una forte corrente sotterranea innegabilmente sessuale – a confronto con l’aspetto vigoroso e imponente del dottor Shawn, anche lui sensuale ma informale, con un pizzico di durezza e trascuratezza che aumenta il suo fascino. Sono entrambi arroganti e si trovano a proprio agio nel loro ruolo, entrambi eccellono nel loro lavoro e, ovviamente, sono abituati ad ottenere sempre quello che vogliono – parlano a quella parte di ogni donna che desidera ardentemente un vero uomo.

Cerco di non soffermarmi su come sono stata fortunata ad aver avuto Christian, forse un giorno sarò pronta a mettermi di nuovo in gioco ma sono del tutto certa che con nessuno potrò mai provare le stesse cose che ho provato con lui.

Il dottor Shawn termina il suo discorso in mezzo agli applausi di tutti i presenti, molti dei quali si fanno strada verso di lui per congratularsi – tra di loro molte donne, pronte a rubare un bacio con la scusa di salutarlo. Quando torna al nostro tavolo viene servita la portata principale e i discorsi si spostano dal lavoro al piacere, mentre gli ospiti iniziano a rilassarsi e divertirsi.

Alle 9:00 ho un bisogno disperato di parlare con Grace per sapere se ci sono problemi con Chris. Ho controllato innumerevoli volte il telefono nel corso della serata, facendo attenzione a non perdere nessuna chiamata, ma ora non ce la faccio più.

Mi avvolgo lo scialle intorno alle spalle per proteggermi dalla fresca brezza notturna ed esco nel loggiato buio. L’esterno è bellissimo e riecheggia il disegno dell’interno. Grandi arbusti e piccoli alberi in vaso sono casualmente disposti per tutta la lunghezza del pavimento di marmo, che ricorda un labirinto, creando angoli privati ​​da cui ammirare il panorama o adatti per un appuntamento romantico. Collins e Brandon mi stanno di fianco, ma nascosti in angoli lontani, ben fuori dalla mia strada.

Faccio la mia telefonata e mi sento ridicolmente felice quando Grace risponde dopo solo due squilli: “Ciao, Ana, ci controlli?” Non lo dice con cattiveria, è solo la scherzosa presa in giro che proviene da un’altra madre che ha provato anche lei una simile preoccupazione per il benessere di suo figlio, affidato alle cure di persone relativamente estranee.

Sorrido, a mio agio e divertita: “Assolutamente no, so quanto i nonni amino viziare i loro cuccioli, per Chris sarà una serata speciale in cui otterrà tutto il gelato che vuole e resterà alzato fino a tarda notte”.

“Oh, Ana, è una delizia quel bambino. Stiamo trascorrendo dei momenti meravigliosi con lui, grazie per avercelo affidato”. La sua gioia è amareggiata dal dispiacere per il tempo perduto.

Mi sotterrerei, la crescente consapevolezza che è indispensabile che io dica loro la verità è un incubo insopportabile ma devo farlo, devo assumermi le mie responsabilità anche se so che farò loro del male con le mie rivelazioni. Auguro la buona notte e mi appoggio alla balaustra, guardando lontano in questa buia notte, con una prospettiva che mi opprime.

La parlata irlandese del dottor Shawn mi fa tornare alla realtà: “Ana, ti ho cercata. Spero che tu non ti stia nascondendo da me”.

Sorrido e mi sposto verso di lui: “No, ero venuta qui solo per prendere una boccata d’aria”.

“So cosa vuoi dire, anch’io odio questo genere di cose ma è un male necessario – devo raggranellare dei soldi se voglio mai raggiungere il mio obiettivo”, spiega.

Sorrido: “Raggranellare?”

“Sì, è la mia nuova parola. E’ perfetta, descrive bene quello che intendo” dice in modo asciutto, sottolineando la sua avversione per la raccolta di fondi.

Annuisco, sempre sorridendo: “Così, qual è il grande obiettivo che vuoi raggiungere, allora?”

Si gira pensieroso per un momento prima di chiedermi: “Sei mai stata in Africa, Ana?”

Scuoto la testa, un po’ imbarazzata per le mie scarse esperienze di viaggio. Per fortuna l’oscurità della notte nasconde il rossore sulle mie guance.

“E’ un posto meraviglioso, selvaggio e magico, ma è anche duro viverci. Malati e affamati, tanti, i più poveri tra i poveri. Paesi colpiti da sempre dalla carestia, con governi corrotti che intascano anche l’ultimo centesimo destinato agli aiuti e a portar sollievo alla popolazione. E’ straziante”. Si china in avanti e appoggia i gomiti sulla balaustra, con lo sguardo lontano, in un altro luogo. “Ci sono tanti enti umanitari che cercano di portare aiuto: UNICEF, UNHR, PAM, OMS, ONU, Oxfam, Medici senza Frontiere e centinaia di altri, alcuni dei quali hanno a disposizione risorse enormi ma sono solo piccole gocce per chi ha un mare di necessità”.

Sono cose che ho già sentito molte volte, ma credo che l’Occidente sia stanco delle questioni legate alla povertà del mondo. Mi guardo in giro sentendomi improvvisamente a disagio e provando vergogna per lo splendore e l’opulenza che ci circondano.

Lui vede il mio disagio e annuisce, mi capisce perché condivide la medesima sensazione. “Quello che mi piacerebbe fare è centralizzare le donazioni finanziando una serie di centri di approvvigionamento posti in città strategiche e accessibili da tutta l’Africa, forse cinque o sei, riforniti di cibo e medicinali. Le agenzie umanitarie, che gestiscono i campi e le cliniche sul posto, in caso di necessità potrebbero rifornirsi da questi centri, eliminando così la necessità di un monitoraggio costante e risparmiando un sacco di tempo e di pratiche burocratiche”.

“Wow!” Respiro con ammirazione: “E’ incredibile, proprio gli interventi di cui hai parlato prima”.

Lui si gira verso di me, ancora appoggiato alla balaustra, con quegli occhi color smeraldo illuminati dalla passione mentre il rammarico traspare della piega amara che ha assunto la sua bocca. “Qui sta il problema, è solo una visione utopica e per quanto nobile sia finché non diventerà realtà non servirà a dar da mangiare agli affamati e a guarire i malati”. Lui distoglie lo sguardo, di nuovo rattristato.

“Ah, ho capito. Il denaro fa girare il mondo”. Del resto lo so per esperienza personale, anche se non su scala così vasta.

“Intelligente e bella” dice e mi sposta un ricciolo dietro l’orecchio, sfiorandomi la guancia. “Ah, serve ancora un sacco di soldi”. Prendo atto che sembra essere tornato di buonumore, a dispetto dell’argomento serio di cui parla. “Anche dopo la quantità di fondi personali che ho versato”.

Evidentemente lui è ricco, se è disposto a ricorrere al proprio denaro per finanziare un’impresa del genere; penso che sia un comportamento ammirevole, ma la sua tenera carezza mi ha innervosita e mi stringo nello scialle.

In risposta al mio comportamento, lui mi rivolge un sorriso carnale e lussurioso e i suoi occhi sembrano luccicare per il desiderio. Inghiotto a fatica, tendendo i muscoli, pronta all’inevitabile rifiuto, ma ho ancora la speranza che non mi costringerà a questo.

“Così, ci vuole un sacco di soldi” ripeto, per riportare il discorso al tema poco sexy della povertà.

“Sì,” mormora annuendo lentamente “un sacco di soldi, come quelli che il tuo ex possiede”.

Il mio corpo si irrigidisce alle sue parole e il suo sguardo senza vergogna si posa su di me con rinnovato interesse. “Che succede tra voi due? Ho visto il modo in cui ti guarda – come un lupo affamato”.

Io sbuffo: “Io non la penso così”, dico con disprezzo.

“Mi ha detto di stare alla larga, che tu e Chris gli appartenete”. Continua a tenermi d’occhio, per cercare di capire come stanno le cose.

Ah, ecco cosa gli ha detto Christian quando stava lasciando l’Escala.

La mia bocca risponde con tono mesto: “Suppongo che sia vero”.

Corruga la fronte: “Mi hai detto che non state più insieme, eppure abiti ancora nel suo appartamento ma quando lui è via esci con me”.

Lo guardo per cercare di capire cosa farà: “Non sapevo che sarebbe stato via quando ti ho detto che stavo pensando se accompagnarti qui, stasera, e tu hai puntualizzato dicendomi che si trattava solo di farti un favore, come a un amico”.

Lui alza le mani in segno di resa e sorride. E’ difficile rimanere arrabbiata con lui. “Allora, cos’è questa storia che tu gli appartieni? Non fraintendermi, se tu fossi mia io sarei pazzo di gelosia, non ti permetterei di uscire di casa”. Il sorriso si trasforma in un ghigno cattivo.

Alzo gli occhi al cielo: “Lui ha tutto il diritto di essere geloso; anche se non siamo insieme, io sono comunque sua, gli appartengo perché lui possiede il mio cuore”. Ho voglia di piangere perché sto dicendo la verità: come vorrei che il mio amore fosse ricambiato.

E’ lui, adesso, ad essere preso alla sprovvista, “Tu vuoi lui e lui non ti vuole? Ma è cieco?” Tra noi corrono scintille, la luce nei suoi occhi si oscura mentre il suo corpo si stringe al mio. La sua schiena è ancora appoggiata alla balaustra e mi stringe sé, allacciandomi un braccio intorno alla vita e tirandomi così vicina che sento il calore che il suo forte corpo emana. “Scommetto che potrei farti cambiare idea”, ringhia e mi infila la mano libera tra i capelli, appoggiando il pollice al mio orecchio.

“Scommetto che potrei fartelo dimenticare”: il suo sguardo è fisso nel mio e io scuoto la testa, cercando di liberarmi dalla sua presa d’acciaio.

Io non ho paura, sono solo molto infastidita – capisco di essermi sbagliata su di lui, dopo tutto.

Con la coda dell’occhio colgo un movimento: è Collins, pronto ad intervenire in mio aiuto, ma si ferma improvvisamente; prima che io possa solo pensare perché lo ha fatto, il dottor Shawn apre la bocca e cerca con determinazione di baciarmi.

Alzo le mani per respingerlo: “Ho detto di no!”. La mia voce è ferma e chiara e mentre sto per alzare il ginocchio per colpirlo all’inguine un braccio si interpone tra di noi e mi afferra come in una morsa d’acciaio; qualcosa mi passa velocemente sopra la testa e sferra un rapido pugno, con l’abilità di un pugile, sul volto sorpreso del dottor Shawn.

“Ti avevo avvertito di lasciarla in pace, cazzo!” Il ringhio minaccioso di Christian spezza il silenzio della notte, mentre la testa del dottor Shawn si piega da un lato e lui inciampa all’indietro, lasciandomi finalmente andare. I miei piedi si sollevano da terra perché Christian mi afferra e mi butta sulle sue spalle, allontanandosi a lunghi passi, seguito a fatica dalla squadra di sicurezza.

Solo allora il mio cervello registra quello che è appena successo, ma il mio cuore si mette a battere all’impazzata e non riesco a proferire parola per la violenta emozione. Non ci vuole molto perché l’indignazione di essere trasportata in spalla, come un sacco di patate, cominci a bruciarmi. “Mettimi giù! Non hai nessun diritto di farmi questo! Lasciami andare!” Tiro calci con le gambe e lotto contro la sua presa, per liberarmi.

Christian mi fa scivolare a terra e mi rimette sui miei piedi. Mi stringo nel mio scialle e lo gelo con lo sguardo: “Controllavo perfettamente la situazione! Non ho nessun bisogno che tu venga in mio soccorso”. Sventolo freneticamente una mano e continuo: “Non sono una debole donzella in pericolo!”. Intanto alla vista di lui nel suo smoking su misura e dei suoi occhi grigi fissi nei miei si scatena in me un lussurioso desiderio cui si oppone, frustrante, la fredda furia del mio risentimento.

Mi rendo conto che ci troviamo in uno stretto corridoio dell’albergo, da qualche parte nelle viscere dell’edificio. Il ping dell’ascensore in arrivo alle mie spalle mi fa sobbalzare per la sorpresa e Christian mi gira e mi spinge all’interno, dove Collins e Brandon ci seguono. Mi scrollo le sue mani di dosso e lo guardo di nuovo, aspettando con impazienza la sua replica.

“Lo so” dice, guardandomi con un sorriso, “è solo che, da quando l’ho visto sbavare su di te e Chris nel mio appartamento, non aspettavo altro che un motivo qualunque per prenderlo a pugni, quello stronzo”.

Io resto senza fiato, sbalordita per la sua risposta ma anche perché non c’è traccia di rabbia nei suoi occhi che brillano con dolcezza e si posano su ogni particolare del mio viso,  e resto intrappolata dal suo sguardo anche se so che non dovrei.

L’ascensore si ferma all’undicesimo piano e il suo sguardo si fa più cupo. Ho l’impressione che lui si aspetti che io capisca cosa succede, ma non sono in grado di farlo. Allora mi prende per il gomito e mi indirizza verso una suite, continuando a guardare ogni mio movimento fino a che io, finalmente, capisco. Non si tratta di una suite  ma della suite, della suite della Cascata – la “nostra” suite.

Libero il mio gomito dalla sua presa e mi blocco, quasi esanime, nel corridoio, senza preoccuparmi di tenere a freno le lacrime. “Che cosa stai facendo? Perché mi hai portato qui?” dico a bassa voce, quasi con un lamento.

Si porta una mano tra i capelli, poi sul suo viso lampeggiano lo smarrimento e  l’irritazione. “Per amore del cielo, vuoi entrare in quella stanza del cazzo? Non voglio fare una scenata qui fuori” dice, anche se siamo soli perché la squadra di sicurezza se ne è andata, lasciandolo da solo ad urlarmi i suoi ordini. “Non abbiamo ancora finito di parlare del contratto”, dice con tono più tranquillo.

“Cosa?” Lo fisso, incredula: “Io non credo di avere la forza per continuare questa conversazione”. Scuoto la testa, indietreggiando, con negli occhi quello che penso sia uno sguardo di panico, ma se si tratta di chiudere questa storia dovrò farmi forza: glielo devo … “La verità è che io non ti biasimo, neppure un po’. Capisco che quello che ho fatto è stato deplorevole e imperdonabile, ma non vorrei parlarne più”. Cado in una crisi profonda, il familiare sapore delle lacrime mi brucia in gola ma cercherò di farmi forza.

“E’ colpa mia. Non avrei dovuto lasciarti come ho fatto”.

Mi solleva il mento con un dito, finché incontro il suo sguardo preoccupato.

“Va tutto bene, sto bene. E’ solo che … non ce la faccio più”.

Gli sussurro queste parole quasi chiedendogli di avere pietà di me.

Christian si raddrizza bruscamente, quasi sull’attenti, e mi parla in maniera molto formale: “Anastasia, ti sto chiedendo solo cinque minuti, poi sarai libera di andartene.”

Lo guardo dubbiosa, soppeso le sue parole ma il mio senso di colpa ha la meglio e lo seguo docilmente nella suite che è piena di tanti ricordi.

Il fuoco è acceso come lo era quella sera, ma invece del calore la mia anima avverte un brivido gelido che cerco di dissipare stringendomi nel mio scialle.

Vorrei potermene scappare e tornare in mezzo a tutta la gente che sta di sotto, nella sontuosa sala, ma mi siedo pudicamente, in attesa di quello che mi dirà. L’attesa è fin troppo familiare ormai per me, e la stanchezza mi costringe in una posa innaturale.

Quando mi porge un bicchiere io non sorseggio il contenuto ma lo inghiotto in un colpo solo. Sento il vino scendermi in gola e lungo le membra.

Christian si siede e immagino che cerchi un modo per iniziare il suo discorso. “Il contratto …, hai considerato le implicazioni di quello che stai offrendo?”

Io resto ammutolita, davvero mi vuole ferire di nuovo facendomi rivivere quel momento umiliante in cui mi ha rifiutata? L’espressione che assume mentre attende la mia risposta mi fa capire che devo rassegnarmi: mi umilierà di nuovo.

“Guarda, non dovevi prendere alla lettera il contratto – non che ci sia scritto lì qualcosa che non vorrei fare” chiarisco rapidamente e subito controllo per vedere se lo ho fatto adirare, “ma quello che volevo farti capire era che mi rendevo conto di quali erano i nostri problemi e che ero così sicura che non ti avrei lasciato mai più che potevo tranquillamente rinunciare addirittura alla possibilità di scegliere di farlo”. Alzo le spalle miseramente e con voce bassa e incerta gli dico: “Io … avevo pensato che, se io avessi rinunciato alla possibilità di interrompere il nostro rapporto, tu avresti potuto riconsiderare la tua posizione”. Guardo verso il basso mentre arrossisco per l’imbarazzo e mi tormento il labbro con i denti per cercare di rimuovere la terribile vergogna che mi sento vibrare addosso.

Avverto il suo sguardo su di me, ma non sono abbastanza coraggiosa da alzare gli occhi per incontrare il suo sguardo color ardesia. “Così il gioco è fatto, è stata una sciocchezza, me ne rendo conto. Spero di averti dato un buon motivo per rompere definitivamente  con me”. Mi alzo e mi preparo ad andarmene.

“Anastasia”, chiudo gli occhi al sentire il modo in cui pronuncia il mio nome – vorrei sparire all’istante – “Non voglio farla finita con te”. Sento che si avvicina e si ferma dietro di me, mettendomi le mani sulle spalle per trattenermi.

Sospiro: “Cosa vuoi, Christian?” Io non mi muovo ma mi limito a girare la testa mettendomi di profilo.

Sento il suo respiro caldo sulla mia guancia mentre parla, con parole attentamente misurate. “Eravamo sul punto di decollare da Seoul, quando ho saputo da Taylor che stavi progettando di venire qui stasera – con lui”; avverto una nota sprezzante nella sua voce.

“Ero arrabbiato. Così arrabbiato, cazzo, Anastasia, furioso oltre ogni ragione”. Stringe ancora di più la presa sulle mie spalle. La ferocia della sua emozione lo fa sembrare quasi pazzo, fuori di sé, ha perso il suo solito autocontrollo: avverto un brivido involontario corrermi giù per la schiena.

“In quel momento stavo leggendo un messaggio e-mail di Kate, che mi accusava di averti respinta dopo le innumerevoli volte che le avevo detto, disperato, quanto avrei voluto che tu tornassi”. Quelle parole improvvisamente mi coinvolgono appieno nella conversazione, adesso ogni cellula del mio corpo lo ascolta con attenzione. “Era chiaro che voi due vi eravate parlate, ma ripensando a come ci eravamo lasciati quando io ero dovuto partire per Seoul non riuscivo a capire perché lei pensasse che tra noi era finita”.

Cosa c’è di più chiaro che un no?

Si ferma per un attimo; la consapevolezza mi preme come spine sulla pelle e faccio fatica a respirare.

Dove sta andando a parare?

“Per tutto il volo non ho pensato ad altro. A che cazzo stavi facendo con lui e a quello che avevi detto a Kate. Poi ho improvvisamente capito come potevi avere interpretato le mie ultime parole e ho capito il dolore che dovevi avere provato, e mi sono odiato perché ne ero il responsabile”.

Inarco le sopracciglia: “Non capisco”.

“Sono corso qui subito, appena l’aereo è atterrato, per venire a prenderti. Stavo per stendere a terra il medico quando ti ho sentita. Ho sentito quello che gli hai detto e ho capito che avevo ragione”.

Mi giro lentamente, con la testa inclinata verso l’alto per cercare di vederlo in faccia: “Ragione … a proposito di cosa?”

Lui sposta con tenerezza i miei capelli, concentrandosi su quel gesto come se fosse una parte vitale della nostra conversazione. “Hai detto che appartenevi a me perché io possedevo il tuo cuore”. Quando i suoi occhi grigi si fissano nei miei il suo sguardo si fa più scuro e ardente.

Sono ancora confusa, questo non può certo essere una novità per lui.

“Ho capito che tu non volevi lui”. Si prende un attimo prima di continuare: “Anastasia, quando ho detto che non ti volevo come la mia fidanzata non intendevo che non ti volevo del tutto”. Sta facendo scorrere le dita di una mano ritmicamente lungo il mio braccio in modo ipnotico, mentre con l’altra mi stringe il polso. Tiene le dita appoggiate nel cavo del mio polso, come per assicurarsi del fatto che io sono ancora viva.

“Non potrei mai tollerare di averti in un modo diverso, dopo che ti ho avuta in modo completo. È per questo che volevo discutere il contratto – Meglio: volevo negoziarlo”. Mi guarda con aria interrogativa, mentre io annuisco.

Negoziare come?

Mi sento sbilanciata e stordita per la mancanza di ossigeno, ma sono così completamente, totalmente presa dai suoi occhi e dalle sue parole affascinanti che non riesco a svolgere neppure il più meccanico dei compiti – una cosa insignificante come il respirare.

Il suo dolce sussurro si riverbera dentro di me, raggiunge la parte più profonda del mio essere. “Volevo sapere se prenderesti in considerazione una modifica del contratto: invece di essere la mia fidanzata, puoi considerare di essere mia moglie?”

La sorpresa mi fa respirare profondamente e finalmente un fiotto di ossigeno arriva al mio cervello inebetito, che riesce a formulare un solo pensiero: per favore, che questo non sia un sogno.

Christian previene l’effetto dell’aumento di ossigeno: mi tiene stretta al suo corpo con una presa ferrea, la sua mano destra mi accarezza il collo sotto i capelli e la sinistra mi sorregge la schiena, ben prima che io mi renda conto che sto per svenire. Le mie palpebre svolazzano mentre aspetto che la testa smetta di girare. Le mie gambe finalmente ritrovano la forza di reggersi e quando riesco ad aprire gli occhi incontro profondi occhi grigi che mi guardano con affetto adorante, una situazione che potrebbe addirittura farmi perdere la sanità mentale.

Oh Fifty!

Socchiudo le labbra sia per la respirazione accelerata sia per parlare, ma riesco solo a emettere una specie di rantolo – per la soggezione, per lo stato di shock, per la rivelazione che mi ha appena fatto. Sta sorridendo, consapevole e soddisfatto dell’effetto che le sue parole hanno su di me. Si appoggia contro di me, facendo scorrere il naso contro il mio. “Allora, Anastasia, i termini sono negoziabili?”

Sento le sue labbra sulla mia guancia, poi le sento scorrere giù, verso il basso, verso la mia mascella. Il mio corpo cede inconsciamente al suo tocco e inarco la schiena per offrirgli il mio collo, ricettiva e, oh, così disponibile. “Sì” dico, quasi senza voce, e tremo sotto le sue carezze mentre lo scialle scivola delicatamente giù dalle mie spalle per finire a terra.

Senza smettere di baciarmi e di accarezzarmi mi chiede: “Sì, che cosa? Sì, accetti di essere mia moglie, oppure sì, il contratto è negoziabile?”

Non so come lui possa essere in grado di concentrarsi, in questo momento, ma lo sento sorridere contro il mio collo, prendendo un po’ in giro la mia irrazionalità. Chiudo gli occhi, nel tentativo di bloccare alcune delle sensazioni che mi stanno invadendo per avere un po’ di controllo sulle mie facoltà mentali: “Tutte e due le cose”. Sono incapace di dire una sola parola in più.

Lui è soddisfatto, si allontana da me molto lentamente e mi guarda con attenzione: “Dove devo firmare?”

Il sorriso che si diffonde sulle mie labbra e nei miei occhi è immensamente ampio e grato – euforico addirittura. Ovviamente non ho il contratto con me, ma all’improvviso mi fluttua in testa un’idea: mi appoggio la mano sul cuore – la scollatura profonda del vestito mi permette di mettere la mano direttamente sulla pelle – e “Qui” dico, ricollegandomi volutamente a quella volta in cui delimitai col  rossetto le zone del suo corpo che non dovevo toccare.

Il suo sguardo segue la mia mano e lui inala bruscamente, rendendosi conto delle profonde implicazioni del mio gesto. Fa scivolare la sua mano sulla mia, le sue dita si infilano tra le mie prima di prenderle e allontanarle. Allo stesso tempo mi prende l’altra mano e fa un passo indietro, guardando il vestito. E’ la prima volta dopo tanto tempo  che vede quello che vi stava nascosto sotto.

Mentre i suoi occhi corrono su e giù per il mio corpo, vedo in lui una scintilla di rabbia accoppiata con un fuoco così caldo che alimenta il mio rossore. “E’ questo il vestito che lui ti ha comprato?” Parla con voce dolce ma guardinga, quella che quasi sempre precede la sua perdita del controllo. Naturalmente non avevo neanche immaginato che sapesse che il dottor Shawn mi aveva regalato un vestito.

Gli rispondo con un cenno solenne di assenso, non sono disposta a rischiare di farlo arrabbiare con le parole. Il mio cuore batte a un ritmo frenetico, mentre lui continua a lasciare scorrere lo sguardo sul vestito. Infine alza gli occhi, mi guarda da sotto le ciglia con un sorriso pigro che gronda vendetta e passione.

“Io.Non.Posso.Aspettare.A.Prendermi.Il.Piacere.Di.Strappartelo.Di.Dosso”.

La promessa erotica contenuta in queste parole mi fa rabbrividire e quasi svenire.

Lui mi guarda, godendosi la mia reazione, poi si gira sui tacchi e si dirige verso la scrivania che sta in un angolo della stanza. Fruga nel cassetto e quando trova quello che stava cercando torna verso di me con in mano un pennarello nero dall’inchiostro permanente; un sorriso malizioso si affaccia sulla sua bocca.

Sento l’odore delle sostanze chimiche che compongono l’inchiostro mentre lui me lo avvicina, pensando da dove partire, poi sceglie di partire dal basso per passare attraverso il mio cuore oltre il mio seno. Si firma con il suo nome completo, con noncuranza, lasciando una macchia sul vestito. La cosa è talmente carica di significato per noi che provo una fitta al cuore che mi si riverbera tra le cosce, tanto che diventa impossibile da ignorare.

Fa un altro passo indietro, ammirando il suo lavoro. “Ecco. E’ fatta. Firmato e siglato”.  Con i suoi grigi occhi tempestosi fissi nei miei mi guarda con attenzione – Come me, anche lui desidera ardentemente essere rassicurato sulla nostra unione dolce e fragile.

“Tu.Sei.Mia.” La possessiva autorità contenuta in quelle parole riaccende i miei ricordi.

Io sfioro il suo viso e lui si lascia andare al mio tocco. “Sempre,” sospiro “nel passato, nel presente e nel futuro. Corpo e anima” .

Questo momento è importantissimo per me e sto bruciando per la consapevolezza della mia sincerità e dell’impegno preciso che prendo con quest’uomo. Non mi sento come uno spettatore che assista dall’esterno al realizzarsi di una fiaba – io ne sono parte come sono parte di lui. Per la prima volta sento che merito di essere qui, forse perché ho ​​lottato così duramente per ottenere questo risultato.

Sento il bisogno impellente di dirgli “Ti amo”. Ti adoro, ti venero, ho bisogno di te – vorrei dirgli tutto questo, ma neppure queste frasi sono sufficienti a dare idea della profondità del mio sentimento per lui. Sento che trasudano fuori di me emozioni che vorrei esprimere ma non riesco a trovare le parole.

Christian avverte il cambiamento nella bolla che ci avvolge e chiude gli occhi, tira indietro di nuovo la testa, con le labbra socchiuse, per abbandonarsi al vortice che ci circonda, come fosse essenziale per la sua stessa sopravvivenza. Tira un lungo respiro, mentre solleva le palpebre rivelando un desiderio cocente. “Ho intenzione di baciarti adesso” e mi lascia solo un millesimo di secondo per elaborare quello che ha detto prima di farlo.

Non c’è niente di incerto nel modo in cui mi bacia e divora le mie labbra e la lingua con una avidità primordiale. Tutto quello che posso fare contro la sua forza è di lasciarmi andare. Le sue mani vagano selvaggiamente sopra la mia schiena nuda poi scivolano con facilità sotto il bordo del vestito afferrando con voracità il mio sedere e il pizzo delicato delle mie mutandine.

Lui mi stringe il viso tra le mani premendo il mio corpo contro il suo in modo che io possa sentire il suo desiderio che aumenta.

“Ah” sussurro nella sua bocca, non so per quanto tempo potrò ancora reggermi in piedi; settimane – anzi, anni di passione negata mi hanno ridotta a un fremito, un puro desiderio libertino – sono sul punto di raggiungere l’orgasmo con un solo bacio.

Quando Christian si allontana da me i suoi occhi sono appannati, velati dal desiderio intenso, quasi come se fosse drogato e stiamo entrambi respirando con difficoltà. “Ana”. Lui scuote la testa, apparentemente a corto di parole.

Quando riacquista il controllo della sua volontà, la sua attenzione si rivolge al mio vestito e con un sorriso malizioso mi fa capire quello che ha intenzione di fare. Si china per dare un’occhiata più da vicino alla sua firma e soffia delicatamente sul suo nome per essere sicuro che l’inchiostro sia asciutto. Il suo improvviso fresco alito mi fa venire la pelle d’oca e i miei capezzoli si tendono contro la morbida seta.

Lui fa lentamente scorrere una nocca sulla mia schiena provocandomi degli spasmi di eccitazione. E’ chiaro che la mia reazione lo eccita e cerca di provocarmi ancora. Cosparge di saliva il liscio tessuto muovendo vorticosamente la lingua attorno ai miei capezzoli; quando il tessuto è completamente bagnato, si tira indietro per vedere l’effetto. L’abito è modellato sui miei capezzoli, di cui rivela ogni particolare. E’ molto soddisfatto di quello che ha fatto e io resto inchiodata a guardarlo piegarsi su di me per soffiare di nuovo sul tessuto aderente. La sua saliva adesso è gelida come il ghiaccio, i miei capezzoli sono duri come la roccia e lui li morde e li succhia causandomi un piacevole dolore che sfreccia dritto al mio inguine.

“Aahh” mi lamento. Non riesco a credere quanto sono vicina all’orgasmo, ancora un solo bacio e urlerò dal piacere, lasciandomi andare.

“Lo so, baby, cerca di resistere”. E’ ancora in grado di controllare perfettamente il mio corpo.

Si raddrizza e mi accarezza dalla base del collo fino al fondo della profonda scollatura, sprofondando le sue mani tra i miei seni. Infila due nocche sotto il bordo della seta e ripete la stessa cosa con l’altra mano, poi sposta la presa in modo da mettere ciascuna delle sue mani ad un lato della scollatura. Si ferma per un attimo e sento che le sue dita aumentano la presa, poi strappa il vestito fino in fondo al mio ombelico e fa scorrere la mano fino a lì, sfiorandomi la pelle e facendomi rabbrividire.

Quando raggiunge di nuovo il bordo del vestito lo strappa in due. Mi inchioda con un sorriso malizioso e con un intenso sguardo di vittoria. “Adesso scrolla le spalle” mi ordina con voce roca.

Obbedisco scrollando piano le spalle,  e quel che resta del vestito scivola giù per il mio corpo, con un dolce crepitio della seta. Adesso sono nuda tranne che per le mutandine; una fitta di nervosismo mi scuote: questa è la prima volta che vede il mio corpo da quando ho avuto Chris. Mi mordo il labbro e arrossisco vistosamente.

Sono tranquillizzata dal fatto che trae un profondo respiro e mi guarda con gli occhi sbarrati. “Cazzo, Anastasia”. Lui è ancora completamente vestito, ma sembra ansioso di porre rimedio. “Potrei consentirti di tenere le scarpe” dice, mentre inizia a disfare il suo papillon poi apre abilmente i primi tre bottoni della camicia prima di tirarla fuori dai pantaloni. I suoi occhi non lasciano mai i miei mentre si toglie le scarpe e si libera dei calzini.

“Ti concederò quello che vuoi, stasera” mi dice con un sorriso imbarazzato.

Annuisco: “Non voglio nulla”, pensando che stia parlando del nostro rapporto.

“E’ … da tanto tempo …” cammina verso di me continuando a slacciare i bottoni prima di buttare la camicia in un angolo.

Il mio cuore palpita vedendo cosa fa e mi lecco le labbra, non riesco a capire quello che sta cercando di dirmi. Sono troppo confusa dal vederlo qui, davanti a me, e muoio dalla voglia di mettere le mie mani sulla sua pelle nuda. Mi gira quasi la testa mentre corro verso di lui per fare scivolare le mie mani sui suoi pettorali scolpiti. Mi godo la sua solidità facendo scorrere le dita tra i peli del suo petto, amando il modo in cui risponde al mio tocco quando sento che il suo respiro si fa più affannoso.

“Questa volta, baby, sarà veloce e duro, non so per quanto tempo riuscirò a controllarmi”.

Mi blocco all’istante e resto a bocca aperta, in stato di shock, sbattendo gli occhi per la sorpresa. I miei muscoli pelvici si contraggono, in risposta; mi fa impazzire il pensiero di Christian che ha bisogno del mio corpo.

“Non che io creda che sarà un problema, non mi sembra che ci vorrà molto perché anche tu raggiunga l’orgasmo …”. Il suo tono scherzoso e il ghigno vorace sul suo viso mi fanno rabbrividire – come al solito la sua analisi è giusta e ha colto nel segno. Forse dovrei essere infastidita per il fatto che il mio corpo  si arrende a lui con tanta facilità, ma sono così vicina all’orgasmo che non riesco a pensare ad altro che ai miei muscoli tremanti.

Lui inclina la testa di lato, gli occhi ardenti esprimono il suo desiderio: “Mi vuoi, Ana?”

Ho la bocca secca, riesco a malapena a dire di sì, ma muoio dalla voglia di fare la stessa cosa con lui, voglio farlo bruciare di desiderio. Gli slaccio la cintura e la faccio scivolare dai passanti. Quando slaccio il bottone dei suoi pantaloni lo guardo negli occhi e gli dico con un sussurro: “Solo tu, per me ci sei stato sempre e solo tu”.

I pantaloni cadono ai suoi piedi e lui mi afferra con entrambe le braccia per avvincermi a lui. Mi bacia di nuovo con violenza, quasi per consumarmi, mentre io, per reggermi, mi tengo stretta ai suoi bicipiti e lui preme la sua impressionante erezione contro i miei slip.

Cazzo! Cazzo! Cazzo!

Gli avvolgo le braccia intorno al collo e le gambe attorno ai fianchi. Lui regge il mio peso senza fatica e mi appoggia contro il muro.

“Vediamo cosa farai” aggiunge, baciandomi in bocca. La sua schiena si inarca per adeguarsi, mentre i suoi fianchi mi mantengono in posizione. Lui tira di lato le mie mutandine e affonda un dito dentro di me sfregando il pollice sopra il mio clitoride, annientandomi. Mi sento come se uscissi fuori dal mio corpo e poi ci fossi nuovamente sbattuta dentro a forza.

 

“Aaaaahhhh!” È un gemito primordiale quello che mi sfugge di bocca e che cancella tutto quello che mi circonda, lasciandomi solo una sensazione di stordimento. Christian geme insieme a me, nella mia bocca aperta.

Quando i miei occhi finalmente rimettono a fuoco quello che mi circonda, vedo il volto di un uomo che sta per raggiungere l’orgasmo. “Mi piace vederti venire, Anastasia”. La sua voce è soffocata dal desiderio. Tira fuori il dito bagnato e se lo mette avidamente in bocca per poi spingerlo in bocca a me, che a mia volta gemo e lo succhio con bramosia.

Mi agito, contorcendomi tra le sue mani che mi tengono stretta a lui. Lo spingo via appoggiandogli una mano sull’addome d’acciaio. Sorrido incoraggiante e lui si allontana. Infilo le mie dita impazienti sotto la cintura dei suoi boxer e disegno un cerchio lento intorno al bordo prima di agganciarlo con i pollici per trascinarlo giù. Lui adesso è libero, la sua erezione mi spaventa e nello stesso tempo fa aumentare il mio desiderio. Abbasso le mie mutandine e guardo la sua reazione attraverso gli occhi socchiusi mentre accarezzo con la lingua tutto il suo membro. I suoi occhi hanno perduto ogni espressione e sono inchiodati a guardare la mia lingua che scorre con lentezza sul suo pene. Un brivido mi percorre e lo prendo tutto in bocca, fino in fondo alla gola. Lui me lo spinge dentro, e intanto emette profondi e bassi gemiti.

“Ana, io …” ma lo interrompo e lo succhio più forza e più velocemente. In risposta, lui mi prende la testa tra le mani. La sua bocca emette un ringhio feroce mentre i muscoli del suo collo si irrigidiscono per lo sforzo di trattenere il piacere. Con una mano gli afferro una natica per mantenere il mio ritmo incessante e con l’altra gli accarezzo e stringo delicatamente le palle.

Come in passato, mi godo il suono del suo grido mentre mi riversa in gola una quantità oscena di cocente liquido denso. Per un attimo credo che lui possa perdere l’equilibrio, ma fa un passo indietro per controbilanciarsi e mi tira su, piuttosto rudemente, prendendomi per le braccia.

“Cazzo, Ana, è stato …” Lui scuote la testa per lo stupore mentre i nostri sguardi restano incollati.

Mi asciugo la bocca con il dorso della mano, condividendo il suo stupore; non sono ancora sazia di lui e del suo tocco e, guardandolo, credo che lui provi le mie stesse sensazioni. “Lo so” dico, guardandolo ad occhi spalancati “io ho addirittura sentito la terra tremare”. Quando mi mordo il labbro protesta e mi chiude la bocca con un bacio, questa volta con una sensualità lenta che mi fa capire che prova per me un amore reverenziale.

Mi stringe fra le braccia contro il suo corpo, in modo che ogni punto della nostra pelle sia a contatto.

Il suo bacio diviene casto poi si allontana e con infinito amore mi guarda riprendere fiato, poi mi solleva e io sorrido. “Ora” borbotta “ho voglia di servirmi di quello IUD”.

 

 

 

 

 

 

 

 

14 thoughts on “Capitolo 17

  1. Val says:

    Bellissimoooooooo!!!!!!!!! Grazie!!!

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  2. Marina says:

    Yesssss!!!!! magnifico!!!!! Grazie!!!! Grazie Paola!! Monique a kiss!!!!!

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  3. nickygiu says:

    Hey felice di avere un nuovo capitolo in italiano … solo che Paola ha dimenticato di tradurre questo:

    “Look, the contract wasn’t meant to be taken that literally – not that there’s anything in there that I wouldn’t do,” I clarify quickly and check to see if I’ve earned his ire, “but the point was to show you that I understood where our problems lie and that I was so sure that I wouldn’t leave again that I didn’t need the right to that choice anymore.” I shrug my shoulders miserably, my voice turning low and uncertain, “I…, I thought that if I left the power to terminate the relationship with you, you might reconsider your previous standpoint.” I look down as the crimson shame steals across my features and I worry my lip with my teeth to distract myself from the awful disgrace I feel vibrating off me”

    Succede.. 😉

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  4. federica says:

    stupendoooooooooooo siete delle grandi

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  5. carla says:

    il mio capitolo preferito l’ho aspettavo con ansia questa storia e divina mi emoziona cosi tanto quando leggo vengo catapultata nel loro mondo vivo la loro storia insieme a loro e tutto questo succede grazie a te monique grazie alla tua storia!!! paola come al solito hai fatto un lavoro meraviglioso!!!

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  6. Kikka says:

    Grazie mille per questa fantastica storia, è scritta benissimo….sembra quasi di vivere i momenti insieme a loro!!!
    I capitoli in italiano quando vengono pubblicati? ci sono dei giorni stabiliti?
    Quando arriverà il capitolo 18? Sono in ansia….non vedo l’ora di sapere come continua…. 🙂

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  7. federica says:

    spero arrivi presto il 18 capitolo lo sto aspettando con ansia vi prego fate presto

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    • Monique Lain says:

      Hi Federica, I posted it earlier. Paola is very busy at the moment and as it’s entirely a love job I don’t want to put any pressure on her. She works so hard at doing this. Hope you enjoy! 😉

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