Capitolo 19

Capitolo 19

Mi fa camminare all’indietro, lentamente, e mi fa entrare in camera da letto fino a che non sento il letto dietro di me. Bacia e bacia più e più volte la mia pelle rovente, mi bacia ovunque tranne che sulla bocca. Apro le labbra per invitarlo, non vedo l’ora che lui mi baci anche lì.

Mi rendo conto che siamo lontani: il suo corpo è piegato in avanti e lui sta ricoprendo il mio con baci casti, ma sorprendentemente non abbiamo altri punti di contatto. Recupero per un attimo la ragionevolezza e me lo tiro più vicino. All’improvviso le sue mani, veloci come fulmini, mi bloccano catturandomi entrambi i polsi e piegandoli all’indietro, in modo sicuro, tenendoli bloccati alle mie spalle.

“Se mi tocchi, sarà tutto finito troppo in fretta”. Il suo roco bisbiglio ha come effetto immediato quello di farmi di nuovo perdere ogni ragione e farmi inumidire tra le gambe.

“Aaahh, ti prego, toccami”: il bisogno disperato che ho di lui mi induce a mendicare la sua attenzione. Ragazzi, non mi ci vuole molto a diventare un misero groviglio di desiderio.

“Dimmi che cosa vuoi, Ana”. Niente mi eccita più della sua voce seducente che mi intima i suoi ordini, mi dice cosa fare o mi tormenta; solo il sentirla fa potentemente vibrare ogni cellula del mio corpo.

Mentre i miei capezzoli si contraggono per il desiderio irrigidendosi, io lotto contro la sua presa. “Voglio te”.

La sua presa  si rinsalda e si consolida e poi sorride appoggiandosi al mio petto. “Speravo che fossi più precisa, ma sai quanto mi piace quando cerchi di resistermi”, mi dice a bassa voce, quasi borbottando, mentre strofina dolcemente intorno ai miei seni la barba appena cresciuta, in maniera insolente – perché sa che io non posso liberarmi e condurlo dove vorrei.

Cerco di resistere ancora un po’, questa volta in maniera più decisa, appoggiandomi all’indietro per giocare al suo stesso gioco. “Voglio che tu mi lecchi”. Parlo lentamente, adesso, scandendo ogni sillaba. “Leccami i capezzoli e mordili – con forza”.

Lui respira profondamente e io tento di nuovo di liberarmi le mani. “Voglio che tu faccia scorrere le tue mani sui miei seni e più giù, sulla pancia, per scoprire come sono pronta per te”. Anche alle mie orecchie la mia voce suona roca, intima.

La cosa frustrante è che lui è ancora completamente vestito. Non lascia andare le mie mani, ma la sua calda bocca si posa su uno dei miei capezzoli, che colpisce con la lingua come con colpi di frusta per poi soffiarci sopra dolcemente in modo da farlo tendere al massimo per poi spostarsi sul gemello. Io protesto lamentandomi e inarco la schiena, offrendomi a lui.

Un ringhio vorace mi fa capire che sono sulla strada giusta: lui si concentra sulla punta, e questo basta per accendere ancora di più il mio desiderio. “Togliti la camicia, voglio vederti”.

Lui lascia tra di noi abbastanza spazio da consentirgli di slacciare i bottoni e la vista del suo sguardo che corre lungo il mio corpo è così sexy che mi fa temporaneamente dimenticare di resistere alla sua forte presa.

Si sfila la camicia dalle spalle e ne estrae abilmente le mani una alla volta, in modo da non lasciare la presa sulle mie braccia; io ne approfitto per agitarmi, sapendo che ora la sua presa è più debole e infatti riesco a liberarmi. Mi giro nel tentativo di scappare, ma naturalmente sono troppo lenta e lui, con l’agilità di una pantera, si butta contro di me afferrandomi alla vita e mi butta sul letto, a faccia in giù. Al mio strillo eccitato fa subito séguito il suo ringhio: “Braccia in alto!” Lui si appoggia su di me, sulla mia schiena, per bloccarmi con tutto il suo corpo.

Io gli do subito retta e allungo le braccia sopra la testa afferrando i raggi metallici che ornano la testata del letto. Il sangue mi pulsa nelle orecchie, l’eccitazione traspare dal rossore sulla mia pelle. “Brava bambina”. Il suo respiro, adesso, è veloce come il mio.

Con ancora i jeans, spinge con un ginocchio tra le mie gambe mentre tiene l’altro appoggiato appena all’esterno della mia coscia. Si appoggia sui gomiti in modo da starmi vicino. Sento che si muove e si erge sopra la mia schiena, a pochi centimetri di distanza, senza toccarmi. E’ una sensazione sublime: avverto il suo respiro su di me così come l’aura di energia e di calore che irradia da lui; tutti i miei sensi stanno gridando per attirare la sua attenzione ma lui si crogiola nel torturarmi.

Io mi contorco sotto di lui, spingendo il mio sesso contro il suo ginocchio in modo da invogliarlo. “Per favore, voglio sentirti dentro di me”.

Un altro basso mormorio proveniente dalla sua gola mi fa furiosamente correre dei brividi su e giù per la schiena. La sua lingua vaga sulla pelle d’oca della mia schiena e una mano si infila sotto di me, per trovare finalmente il mio sesso bagnato e rigonfio. L’emozione mi fa esplodere e io grido il suo nome.

“Voglio sentirti, baby”, sussurra con voce roca vicino al mio orecchio prima di affondare un lungo dito dentro di me.

“Christian, per favore, ho bisogno di te.” Sono troppo timida per parlare più esplicitamente.

“Tu non mi deludi mai, Anastasia, senti quanto ti sei bagnata per me”. Lui struscia le mani tra le pieghe dei miei genitali e sul mio clitoride, poi tira fuori la mano da sotto di me e, più che vedere, sento che se la strofina  davanti al naso, inspirando profondamente. “Mi piace il tuo profumo”.

Tutti i miei muscoli si contraggono deliziosamente, con urgenza, avidamente. Lo sento armeggiare dietro di me e sono felice quando mi rendo conto che sta aprendosi i pantaloni. “Non ti lascerò andare via, baby”, mi ricorda con tono burbero.

Io gemo ancora una volta per il desiderio e strofino di nuovo il mio sesso sul suo ginocchio. “Aspetta, baby, non ci vorrà molto”. Con le sue forti mani mi afferra i fianchi e mi solleva, così mi ritrovo in ginocchio con il sedere per aria. Il mio petto è appoggiato sul letto mentre con le mani stringo con forza la testata del letto, come se la mia vita dipendesse da lei. Le parole di incoraggiamento che lui mi sussurra servono solo a farmi venire ancora più voglia.

Lo sento posizionarsi sul mio sesso contro il quale strofina dolcemente la sua erezione per tutta la lunghezza, per poi scivolare dentro di me. “Sei così bella.” Le sue dita si piegano intorno ai miei fianchi e poi mi sbatte con forza e io mi dondolo in avanti seguendo il suo ritmo.

Mi esce dalla gola un “Siiiiiiiiiiiiiiiì!” crudo e inedito.

Lui gira le anche prima di ritrarsi e poi immergersi di nuovo in me. Mi si chiudono le palpebre, la mia pelle si ricopre di un velo di sudore mentre il mio corpo si lascia andare al piacere. Le sue mani si muovono, passando dai miei fianchi al mio sesso. Le sue abili dita abili disegnano piccoli cerchi sul mio clitoride, al ritmo dei suoi colpi lunghi e misurati.

In un batter d’occhio la voglia è aumentata al massimo; non appena lui mi ordina “Vieni per me, baby!”, dimentico le remore che mi impedivano di lasciarmi andare e mi abbandono all’orgasmo, godendo con gioia, insieme a lui.

Crolliamo entrambi sul letto, lui sopra di me. Lui mi ricopre il collo, le guance e le tempie di reverenziali baci mentre mi massaggia delicatamente le spalle e la parte superiore delle braccia, ora che ho lasciato andare la testata del letto.

“Ci distruggeremo a vicenda”, mormoro assonnata. Ho perso il conto degli orgasmi che abbiamo raggiunto nelle ultime ore.

Sento il suo sorriso contro la mia faccia, “Lo spero Anastasia, lo spero.” Dopo un po’ aggiunge, più dolcemente questa volta: “Abbiamo molto da recuperare”.

Si tira fuori da me e mi ordina: “Adesso girati, baby”. Io ubbidisco, ma il mio corpo è appesantito e impigrito perché finalmente soddisfatto. Lui alza le natiche e si libera dei jeans. Io sorrido rendendomi conto di quanto ci infiammiamo l’uno per l’altra, la fretta è tanta che non troviamo neppure il tempo di spogliarci.

“Che cosa ti diverte, baby?” La sua fronte corrugata e il sorriso sconvolgente mi fanno capire che sa benissimo perché sono così divertita. Si siede e si mette a cavallo dei miei fianchi, un sorriso diabolico affiora sulle sue labbra mentre guarda la mia reazione scioccata – ancora una volta? “Rilassati, ti concederò un po’ di tempo per recuperare”, dice prendendomi in giro. “Volevo solo occuparmi della parte anteriore del tuo corpo”; con il che si piega in avanti e mi massaggia la parte anteriore delle spalle e le braccia.

Come al solito il suo tocco è celestiale, ma lo è ancora di più per il fatto che il mio cuore è così colmo d’amore per lui che fa addirittura male Credo che se ne accorga solo guardandomi, perché all’improvviso si blocca e mi guarda fisso. “Io.Ti.Amo”, dico senza alcuna riserva, riversando tutta la mia anima in quelle parole.

I suoi occhi si scuriscono e deglutisce a fatica. Alza le mani, a palmi aperti, per afferrare le mie e io ne approfitto con gioia. “E anch’io ti amo, Anastasia. Così tanto che non mi sembra sufficiente dirlo”.

Il suo corpo si inarca oltre il mio, come in preghiera, e la sua bocca trova la mia. Un bacio dolce, lento e profondo, che sottolinea perfettamente le sue parole. Mentre ci lasciamo andare a questo lungo bacio, lui si raddrizza e io allargo le gambe per fargli posto. La sensualità incandescente del gesto si ripercuote nel mio corpo e in tutto il mio essere. Poco dopo i nostri corpi si uniscono di nuovo, in una danza lenta e incantevole che ci conduce al nirvana.

Egli non concede neppure un attimo di pausa al nostro prezioso contatto; il suo ritmo rimane lento, come se avesse paura che un movimento brusco possa mandare in frantumi l’incantesimo. Le nostre mani sono ancora unite sopra la mia testa. Siamo solo noi due: ci godiamo questo momento magico, con le nostre mani intrecciate in un gesto d’amore.

A causa del suo lento ritmo raggiungo l’orgasmo senza quasi accorgermene; me ne rendo conto solo quando avverto l’improvviso cambiamento di ritmo di Christian, che si butta su di me con una violenza che stordisce i miei sensi, e a questo punto il mio urlo primordiale arriva dritto nella sua bocca, ancora inclinata sulla mia.

Un attimo dopo lui viene dentro di me, godendosi la sua estasi, per poi avvolgermi con le sue braccia in un modo che mi rende sicura che non mi lascerà mai più andare via.

Santo cielo! Se pensassi che Christian ed io abbiamo fatto l’amore prima di oggi, mi sbaglierei.

Questo è stato senza dubbio uno dei momenti più intensi e appaganti della mia vita. Mi ha rovesciata, mi ha spogliata. Oggi si è creato tra di noi un legame totale e definitivo che mi accompagnerà per tutto il resto della mia vita.

“Grazie”. Le parole sembrano inadeguate ma mi sento costretta a dire qualcosa, sento la necessità di ammettere, in qualche modo, che gli sono immensamente grata.

“Il nostro scopo è il piacere”. La sua risposta è tranquilla, sussurrata nel mio collo, ma in sottofondo resta lo stesso stupore che mi ha sopraffatta. Siamo entrambi profondamente colpiti.

Si districa da me e si rannicchia, appoggiando la testa sul mio ventre. Mi appoggia il braccio sul fianco e io gli accarezzo i capelli di seta. Stiamo entrambi distesi in silenzio, felici, per il momento  troppo stanchi per parlare.

Christian è il primo a esprimere la profondità della sua emozione e le parole che mi sussurra mi sembrano immensamente significative: “Sono felice che tu sia tornata”. Questa frase riesce ad esprimere il desiderio intenso degli ultimi cinque anni.

L’esperienza che abbiamo appena condiviso ha fatto emergere ogni sensazione repressa e io sono preda di un crudele e soffocante senso di colpa.

Christian capisce istantaneamente dove vanno a parare le mie emozioni e mi abbraccia più forte:  “Calmati, baby, non farlo”.

Lacrime calde mi scendono sul viso cadendo sul cuscino mentre io digrigno i denti per contrastare il dolore, cercando di trattenere le onde della marea che minaccia di sommergermi. Io non riuscirei a dire nulla, in questo momento, anche se lo volessi.

Passano lunghi minuti nel corso dei quali mi concentro esclusivamente sul godermi la mia appena ritrovata felicità. Ho la netta sensazione che non sarò in grado di elaborare per conto mio quello che è successo. Appena posso, cercherò qualcuno – un consigliere o un terapeuta – che mi aiuti risolvere questi problemi, non posso permettere che causino ancora guai di questo genere nella nostra vita. Non ho intenzione di aspettare che Christian mi imponga di attenermi alla lettera al nostro contratto, lo voglio fare senza che sia lui a chiedermelo perché questo è l’unico modo per salvare il nostro rapporto dalla mia follia.

Sono grata a Christian per la sua sensibilità. Mi tiene stretta, mi rassicura. Emana una forza serena che mi dà un sostegno tacito, ma non per questo meno evidente. Mi accorgo che, quando comincio a rincuorarmi, anche lui si rilassa e mi rendo conto di quanto è preoccupato per me.

Desideroso di tornare su un terreno più sicuro e sereno lui appoggia una mano sul mio pube, mettendomela a coppa sul sesso: “Mi piace questo”.

Io sorrido, arrossendo lievemente. Sono sollevata dal fatto che lui è allegro e non mi chiede il motivo per cui mi sono appena fatta la ceretta. E’ evidente che l’avere sentito quello che ho detto ieri sera al dottor Shawn lo ha tranquillizzato.

“Ti ha fatto male?”

“La ceretta? E’ stata una tortura!” borbotto appoggiandomi il braccio sugli occhi, intimidita, ma sono arrivata a capire che questo è esattamente il tipo di conversazioni, invadenti e intime, che gli piace avere con me perché vuole conoscere ogni minimo dettaglio di quello che penso e che provo. La mia risposta lo fa sorridere – a malincuore.

“Mi dispiace”, dice sogghignando e posando un dolce bacio sulle labbra dei miei genitali, come se fossero la mia bocca.

Cribbio! Dei brividi si rincorrono lungo la mia schiena, portando il calore in superficie e alimentando il mio rossore che a questo punto si fa ardente.

Ridacchia in silenzio, tra sé e sé. “Mi piace che tu arrossisca”, poi si alza appoggiandosi sui gomiti, così da potermi vedere meglio, e io gemo in risposta, cominciando a sentire il disperato bisogno di qualcosa per coprire la mia nudità. La stanza è piena di luce naturale, nemmeno l’ombra di qualcosa per coprirmi. Non ho il coraggio di guardarlo così tengo gli occhi socchiusi.

Fa scorrere un dito lungo la cicatrice rosea che rievoca la storia della nascita di Chris. “E questo, questo ti ha fatto male?” Il tono scherzoso  è improvvisamente sparito, sostituito da una nota tenebrosa.

“No, non proprio. E’ stato molto più doloroso il non potere condividere con te quel momento”.  La tensione torna a farsi sentire, facendomi quasi mancare il respiro.

“Forse è un bene che io non ci fossi. Ho avuto la tua cartella clinica, che ho chiesto dopo che, l’altro giorno, hai raccontato ai miei la nascita di Chris”.  Ora è il suo turno di evitare il mio sguardo perché io alzo la testa, scioccata dal fatto che riesca ad avere accesso a informazioni mediche private. Il suo stalking non conosce limiti!

“Il rapporto dice che le cose per un po’ sono andate piuttosto male e che entrambi siete stati in grave pericolo”. Lui appoggia la testa sul mio ventre, guardando in lontananza, e mi passa un braccio intorno alla vita stringendosi a me. “Non so come avrei potuto reagire a una situazione del genere, se fossi stato lì”.

Io mi sdraio di nuovo e con la punta delle dita gli accarezzo la spalla e la parte della schiena che posso raggiungere. Mi piace la combinazione intrinsecamente virile dei suoi  muscoli marmorei sotto la pelle di velluto, mentre cerco di farlo tornare da me. “Non è stato poi così male come può sembrare”.  Sto dicendo la verità?

Se penso al mio Fifty, ansioso e iperprotettivo, so che per lui sarebbe stato un vero inferno. “Mi ha seguita un bravo medico e stiamo entrambi bene – siamo in forma e sani. Ho solo una piccola cicatrice, ma in cambio ho un figlio meraviglioso!” Spero che lui possa sentire il mio sorriso.

Si gira verso di me, sollevando la testa per incontrare i miei occhi. “Il rapporto mi ha anche informato che tu non hai riportato danni permanenti e che dovresti essere in grado di avere altri figli”.

“Uhm … sì. Ah, non è una cosa alla quale ho mai pensato veramente”, dico in maniera sbrigativa. In verità non ho mai messo in conto un fratello per Chris. Ho sempre saputo che nessun uomo avrebbe mai potuto prendere il posto di Christian, quindi non c’era molto senso a pensare ad una possibilità del genere.

Lui stringe gli occhi guardandomi, alla ricerca di non so che cosa, poi cambia argomento. “Il tuo corpo è cambiato”, dice sdraiandosi su un fianco in modo da mettere la testa vicino alla mia.

Nuovamente mortificata, faccio un profondo respiro. Cosa vorrà dire? Sarà un bene o un male?

Una mano esperta si posa lentamente sui miei seni: “Questi, adesso,  sono così pieni e floridi”.

Il mio corpo servile risponde spingendo spontaneamente le spalle all’indietro per farli apparire ancora più grandi e Christian esprime con un gemito il suo apprezzamento prima di sprofondare la testa tra di loro.

Chiudo gli occhi e me lo stringo al petto. Mi rendo conto che la sua adorazione mi fa uscire dal mio guscio. Voglio essere attraente per lui. Voglio donargli ogni gioia – Voglio essere il suo tutto.

“Pensavo che tu fossi un asino, Mr Grey”, dico prendendolo dolcemente in giro, per alleggerire l’atmosfera che si sta improvvisamente facendo più pesante.

Lui alza lo sguardo, in cui intravedo scintille divertite, e “Io sono Anastasia-dipendente” brontola. Mi pizzica un capezzolo speranzoso e posa un bacio sulla sua firma sbiadita, che è ancora scarabocchiata sul mio petto. “E mi piace questo”, dice guardando la sua firma e ripercorrendola con il dito. “Forse dovrei chiamare un tatuatore e rendere permanente questa scritta, in modo che tutti sappiano che tu mi appartieni”.

Non capisco se sta scherzando o meno, così ridacchio nervosamente prima di ricordare come mi ha “marchiata” ieri, e alzo la mano: “Tu mi hai già marchiata”. Raggiante, gli mostro l’anello di diamanti che mi ha messo al dito e lo bacio. “Questo dimostra al mondo che sono tua. Questo ero venuta a dirti, nel salotto, prima di essere così bruscamente interrotta”. Lo bacio sulla bocca: “Grazie, Christian”.

Mi aspetto che lui si getti di nuovo su di me, ma lui non può farlo perché ha troppo bisogno di sapere cosa penso: “Così, ti piace?”, mi chiede timidamente, mostrandomi  la sua fragilità che io sono così bramosa di aiutare.

“A parte il fatto che è meraviglioso, me lo hai regalato tu. Io lo amo come amo te”: Mi rotolo su un fianco per guardarlo negli occhi. Voglio fargli vedere come sono seria.

Il suo sorriso è ampio e i suoi occhi si illuminano di gioia pura, tutto quello che posso fare è guardarlo. Tutti e due sorridiamo come pazzi – innamorati.

“Hai visto cosa ho fatto incidere?” Lui nota la mia sorpresa e mi prende teneramente la mano, facendo scivolare l’anello dal dito. Qualcosa nella curva maliziosa della sua bocca mi dice che non si tratta di una scritta convenzionale. Lui regge l’anello per permettermi di leggere e io vedo una sola parola, una parola che riassume il nostro rapporto e tutto ciò che provano l’uno per l’altro:

Mia/Mio

E’ una parola che ha un significato profondo e personale per noi. Qualcosa che ci siamo sussurrati l’un l’altro in tante occasioni. Mi piace il fatto che la scritta dichiari contemporaneamente tante cose: che io sono sua e lui è mio e che l’anello appartiene a me, questo anello che è un simbolo del mio impegno verso di lui e testimonia che ho detto la verità quando ho promesso che non lo avrei mai più lasciato.

Lacrime di gioia iniziano a brillarmi negli occhi poi scendere lentamente lungo le mie guance. “E’ perfetto.” La mia voce trema di meraviglia. Gli tendo la mano perché lui rimetta l’anello al suo posto, i nostri sguardi sono bloccati l’uno nell’altro, quasi intimoriti per l’emozione che ci travolge. Le nostre braccia e le gambe si avvolgono spontaneamente in un abbraccio che coinvolge tutto il corpo, schiacciato dall’intensità dell’emozione.

Come può una ragazza essere così fortunata – o così felice?

Mi ha dato tanto – di nuovo! Mi sento sopraffatta dalla sua incredibile generosità e dalla profondità del nostro legame, ma mi fermo. Non ho intenzione di proseguire ancora su questa strada così decido di cambiare il mio modo di gestire la cosa. Invece di sentirmi indegna di lui, gli darò qualcosa in cambio.

Stringo la presa, tirandomelo ancora più vicino: “Voglio che tu sappia che sono cambiata – che sto cambiando. Voglio essere esattamente quello di cui hai bisogno, ogni giorno per il resto della nostra vita. Ho ancora un sacco di problemi che devo risolvere, così mi metterò in cura da un terapista, o qualcosa del genere, d’ora in poi, per tutto il tempo che occorrerà”.

Lui si allontana, con il volto preoccupato: “ Anastasia, tu sei tutto quello di cui ho bisogno”. Mi passa la mano tra i capelli e me li infila di nuovo dietro l’orecchio.

“”Per favore, non ti preoccupare” bacio la V che si è formata sulla sua fronte aggrottata. “Devo farlo, io non voglio mettere a rischio quello che ci unisce per la mia insicurezza. Nel contratto mi sono impegnata a farlo, ma volevo solo dirti che lo farò perché non voglio rovinare tutto di nuovo”.

La sua preoccupazione si scioglie e mi bacia la punta del naso: “Okay”, dice, poi mi abbraccia di nuovo sdraiandosi sulla schiena. Mi rannicchio sul suo petto: ho ritrovato il mio equilibrio emotivo.

Wow, penso. E’ stata una mattinata meravigliosa, impegnativa sia dal punto di vista emozionale che da quello fisico,  e sono solo le 11:00. Improvvisamente mi rendo conto di quanto sono affamata.

“Hai fame”, dice, “Voglio che tu mangi, baby”. Legge ancora nel mio pensiero e mi fa un sorriso che mi lascia la sensazione di uno stormo di uccelli che vola attraverso il mio ventre.

Indossiamo gli accappatoi bianchi dell’albergo e tenendoci le mani raggiungiamo il carrello della prima colazione, nel salotto. Sorrido al pensiero che la colazione è rimasta qui, ignorata, nelle ultime due ore.

Christian vede il mio sorriso e di rimando mi guarda, un po’ imbarazzato: “Posso farne mandare su uno nuovo, se vuoi”.

“NO! NO! Ho troppa fame per aspettare. Grazie”, ripeto e mi alzo in punta di piedi per dargli un bacio sulla guancia. Sembra incredibilmente contento.

Parliamo mentre mangiamo e anche se le frittelle e la pancetta sono fredde, la colazione è deliziosa.

“Posso chiederti una cosa?” Non posso fare a meno di esitare, nervosamente.

Lui mi guarda con uno sguardo ombroso: “Stai cercando di farmi prudere le mani, Anastasia? Te l’ho detto, dobbiamo dirci tutto, è tutto in discussione”.

Mi faccio forza e, arrossendo, gli dico: “Uhm … no … mi dispiace.” Abbasso lo sguardo sul piatto e in vero stile remissivo chino il capo – contrita.

E’ il turno di Christian di essere stordito e quando mi parla ricordo alcuni momenti molto piacevoli. “Vedo che non hai dimenticato il tuo posto”.

Improvvisamente l’atmosfera intorno a noi si carica di una perversa energia sessuale, come prima di un temporale, e io oso alzare lo sguardo verso di lui per vedere se avverte la stessa sensazione.

Ha assunto lo sguardo del Dominatore – caldo, grave, imponente ma soprattutto affamato.

Porca puttana, emette quasi fumo tanto è rovente!

Assumo un atteggiamento sottomesso, da cerbiatta, intrappolata nel suo sguardo e mi mordo il labbro, impotente di fronte al desiderio. Sono sorpresa di quanto mi sia mancato il mio Dominatore.

Nel momento in cui appoggia il pollice sul mio labbro inferiore per liberarlo il suo sguardo si raffredda e lui ritrova se stesso. Con una piccola scossa del capo il Dominatore scompare. Quando vede la mia confusione e comprende il mio dolore per essere stata rifiutata, mi spiega in fretta: “E’ ancora troppo presto, baby”. Poi mi afferra per le braccia e mi tira in grembo. “Abbiamo un sacco di tempo. Dobbiamo conoscerci di nuovo, prima di ricominciare con il sesso bizzarro”. Con entrambe le mani mi accarezza i capelli e mi rimette al mio posto. I suoi occhi sinceri si immergono nei miei.

Siccome non gli rispondo, lui continua: “E’ stata un’astinenza troppo lunga per me, Anastasia, e l’ultima volta che ho rivestito il ruolo di Dominatore ero furioso. Sappiamo entrambi che non è quello che vuoi”.

Sento il sangue scivolare via dal mio corpo e impallidisco in maniera inusuale. Mi concentro su un punto del suo petto e infilo distrattamente la mano sotto la manica dell’accappatoio per toccargli il braccio.

“Ho bisogno di riprendere il controllo. Ieri sera e questa mattina mi hanno appena dimostrato che stando con te il mio autocontrollo sparisce”. Agita la mano in aria, con movimenti repentini.

Lo so che non dovrei, ma mi sento felice ed estatica perché sono io che faccio perdere a Christian il suo autocontrollo. Nascondo la mia euforia abbracciandolo ma dentro di me sto gongolando di gioia.

E’ evidente che lui non ha perso del tutto il controllo di se stesso, lo ho appena visto passare senza problemi da Dominatore a uno stato di calma in una manciata di secondi.

Sono felice che lui mi abbracci da dietro – con violenza. Quando mi spinge indietro mi strizza gli occhi e io scelgo di fare la finta tonta, sbattendo i miei occhi nel modo più disarmante possibile.

Sorride del suo solito sorriso disarmante e scuote la testa: “Così, che cosa volevi chiedermi?”

Quindi niente sesso allora, nemmeno vaniglia? La mia dea interiore è delusa.

Ora mi volto e gli chiedo, seria: “Perché hai smesso di vedere Flynn?”

Per un attimo i suoi occhi lampeggiano di rabbia, poi si riprende e guarda altrove per proteggermi ma il tono della sua voce non riesce a nascondere il sarcasmo. “Intendi: a parte l’ovvio?”

Il suo riferimento, non tanto velato,  alla mia fuga mi colpisce come un pugno nello stomaco.

Vedendo la mia reazione, lui ammorbidisce il suo tono e si passa una mano sul viso: “Nella mia vita non c’era più nessuno per cui migliorare, così mi sembrava inutile cercare di farlo”. Lo guardo mentre, quasi in guerra con se stesso, valuta con attenzione le prossime parole: “Mi avevi aiutato a risolvere tanti problemi, problemi per i quali anni di terapia non avevano fatto nulla, ma mi avevi lasciato una ferita che sapevo non si sarebbe mai rimarginata”.

Gli sono ancora seduta in grembo. Mi copro il viso con entrambe le mie mani, con tutte le mie forze cerco di trattenere le lacrime mentre la forza del mio rammarico mi colpisce violentemente.

“Calma, baby”.  Subito mi stringe a lui, mi costringe ad alzare la testa e mi cinge con entrambe le braccia. “Non l’ho detto per ferirti; quando ti ho detto di smettere di sentirti in colpa dicevo sul serio, ma voglio che ti sia assolutamente chiaro quanto sia stata difficile per me la nostra separazione”.

“Lo so, lo so, mi dispiace”. Mi lamento, piangendo senza controllo sul suo petto.

Lui mi accarezza i capelli e mi sussurra  frasi rilassanti fino a quando mi ricompongo e riesco a smettere di piangere.

Continuo a tenere la testa appoggiata al suo petto, troppo imbarazzata per guardarlo in faccia; devo sembrare un disastro: ho i capelli in disordine dopo il sesso,  sulla pelle sono piena di macchie rosse e ho gli occhi umidi. Armeggio alla ricerca di qualcosa di diverso di cui parlare e finalmente riesco a cambiare argomento. “Non sapevo che tu avessi degli affari a Las Vegas”.

Ci pensa un po’, e avverto la tensione che lo prende finché mi dice: “Non ne ho”.

“Oh. E’ solo che questa mattina, entrando nel salotto, stavi parlando di Las Vegas e così ho pensato …”. Mi stringo nelle spalle, non troppo preoccupata  ma comunque chiedendomi perché mai lui abbia improvvisamente i nervi a fior di pelle.

“Non erano affari, Anastasia, ma era piacere”. Qualcosa nel modo in cui dice queste parole attira la mia attenzione e mi siedo, tenendo i miei occhi avvinti ai suoi, che sono guardinghi. Per qualche motivo il mio polso sta saltando follemente e il fiato mi si smorza in gola: quale segreto mi rivelerà, che lo colleghi con “Sin City”?

Voglio davvero saperlo?

“Va tutto bene, non mi devi dire nulla”. Intanto i miei denti mordicchiano ferocemente il mio labbro e io abbasso lo sguardo, giocherellando con la cintura dell’accappatoio.

Quando lo sento ridacchiare, arrossisco per la vergogna. Lui mi fa sollevare la testa e io sono un po’ sollevata dal fatto che mi guarda con tenerezza. Mi libera il labbro dai denti e mi dice, divertito: “Francamente sono un po’ sorpreso che tu non l’abbia ancora capito.”

Eh?

Non capisco ancora e sbatto gli occhi, con aria interrogativa.

Lui prende fiato e si concentra attentamente su di me: “Anastasia, ti porterò via per sposarti stasera – a Las Vegas”.

 

14 thoughts on “Capitolo 19

  1. nickygiu says:

    WOW!!!! grazie Paola

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  2. federica says:

    grazie bellissimo come al solito spero che i prossimi capitoli arrivino in fretta grazieeeee

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  3. Kikka says:

    bellissimo….troppo troppo bello!!!
    Monique, faccio parte di un gruppo su facebook (una biblioteca virtuale) e volevo chiederti se posso pubblicare i capitoli di questa fan fiction li…per tutti i membri del gruppo sarà una cosa fantastica e a me farebbe davvero piacere far conoscere la tua storia perchè sei bravissima!!! fammi sapere…

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    • Monique Lain says:

      Sure Kikka, that would be lovely! Do you just want to post a link to the site? The only restrictions I have is that no one can make a profit displaying it because it is Fan fiction and the intellectual property of the concept belongs to the original author but I have quite a few facebook pages that has posted a link to my site. If you look in the side bar under Monique Lain scrap book you’ll see what I mean. Thank you very much! 😉

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      • Kikka says:

        non è assolutamente a scopo di lucro, è un gruppo libero dove vengono messi a disposizione di tutti libri e pdf!!
        Sono sicura che la tua fan fiction piacerà moltissimo a tutti!!! Quindi ho il tuo permesso?

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        • Monique Lain says:

          Sorry Kikka, I’m not sure I understand. Not a link then but a PDF version of all the chapters so far? I’m not sure I feel comfortable without control to update when I need to. Can you send me a link to the site please or is it a closed group?

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          • Kikka says:

            E’ un gruppo chiuso….io avevo intenzione di inserire li i tuoi capitoli in versione pdf specificando che erano tuoi 🙂

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            • Monique Lain says:

              Ah I understand. One of the biggest benefits of the blog for me, and the thing that will hopefully one day lead to publication is my statistics. I can see how many people visit my site over time. If I place a PDF copy of my work somewhere else those readers unfortunately don’t come to my blog and I lose that circulation. Other sites have gotten around that by posting a small excerpt (like a little teaser) along with the link to my site for the reader to get to the full story. See the following link as an example: http://fiftyshadesfansite.org/page/2/
              I’m sorry to be so protective of it but this is the only way I can maintain control over what is displayed and still get the traffic I need to make the blog worth my while. I hope you understand Kikka and I love that you’re thoughtful enough to want to do something like that for me.

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  4. Marina says:

    wow…..ora inizia una delle parti più bella!!!!! grazie Paola e Monique!!!

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