Capitolo 21

E’ come se mani invisibili stringessero la presa intorno al mio collo: mi sento stordita e ho il respiro affannato. Mi chiedo se Christian può sentire il battito del mio cuore quando, incerta, alzo gli occhi verso i suoi. Mi sta osservando con il suo sguardo risoluto, apparentemente in attesa di qualcosa.

“Vuoi annullare il matrimonio?” Sto meditando sul suo stato d’animo: se fossimo stati a casa avrebbe potuto esercitare meglio il controllo.

Il suo sguardo tradisce la passione e per un attimo tace prima di deglutire finché arriva la mia risposta, concisa e chiara: “Uhm …, no”. Lui corruga la fronte: “Davvero?”

“No?” Non avevo intenzione che la mia risposta sembrasse una domanda, ma ho la strana impressione che lui sia ancora in attesa di qualcosa – forse la mia risposta è contemporaneamente giusta e sbagliata.

Una domanda mi colpisce come uno schiaffo in faccia e incombe su di me come una spina nel fianco: cerco di dimenticarla, se devo essere onesta non sono sicura di voler sapere.

Forse questa foto è stata scattata di recente, forse mi ha mentito quando mi ha detto di non avere avuto rapporti con nessuna da tanto tempo?

Questo pensiero mi tormenta,  e decido di porre la domanda che mi angoscia: “Quando è stata scattata questa foto?” Abbasso gli occhi verso quell’articolo infamante, sentendo il sangue affluire alle mie orecchie. Sento su di me tutto il peso del suo sguardo, e la pelle mi brucia per rosse vampate di calore.

Lui non può essere arrabbiato con me, so che voleva prevenire questa mia domanda. Non riesco a credere di essere tanto sciocca da non averci pensato prima. Il nostro rapporto dipende integralmente da quello che lui dirà adesso.

Le sue dita aprono velocemente la mia cintura di sicurezza e prima di rendermene conto sono sulle sue ginocchia. Con entrambe le mani mi prende il viso, tenendo la mia testa a pochi centimetri dalla sua. “Come puoi anche solo chiedermelo? Quella foto – e te lo sto dicendo solo per essere chiaro, non voglio che tu abbia mai a dubitare di me – faceva parte del gruppo che tu hai trovato nel mio armadio e forse avrei dovuto dirtelo subito, ma le avevo distrutte tutte, una per una, proprio quel giorno”.

Mi sento sollevata e mi abbasso verso di lui con un respiro tremante, ma subito dopo  sono preda di tanti dubbi altrettanto orribili.

Lo abbraccio e poggio la testa nell’incavo del suo collo, rannicchiandomi. “Ti credo” sospiro sulla sua pelle calda. Essendo così vicina, annusando il suo familiare profumo mi calmo e torno alla razionalità. Le sue forti braccia mi stringono tanto che avverto i palpiti del suo cuore. Lui è sconvolto esattamente come lo sono io.

Sempre tenendomi stretta a lui cerco di dare un senso a tutto questo: “Chi è questa donna?”

Siccome non risponde, mi spingo all’indietro per guardarlo negli occhi e sono sconcertata da quello che vi leggo prima che lui riesca ad abbassare lo sguardo: è imbarazzo con in più un tocco di disperazione – il che mi lascia senza parole.

“Non lo so”, dice alla fine, sempre evitando di guardarmi.

“Cosa vuol dire che non lo sai?” gli urlo, improvvisamente irritata.

Ora cerca deliberatamente il mio sguardo, ma solo perché vuole mettermi in guardia, e aggrotta la fronte come per lanciarmi un avvertimento: devo controllarmi.

Opportunamente rimproverata, arrossisco di nuovo. Vorrei che mi coccolasse, ma non sono sicura che lui sia ancora disposto a farlo. Per fortuna Christian riprende il controllo della situazione e mi fa appoggiare la testa sul suo petto, accarezzandomi distrattamente i capelli.

Il suo tono è misurato, la sua voce bassa: “Ho avuto molte foto identiche a questa, una scena del genere era abituale nei miei incontri e siccome tutte le ragazze erano … uhm, di un certo tipo – non saprei dirti di chi si tratta”.

Oh sì, piccole ragazze dalla pelle pallida e dai lunghi capelli castani – esattamente come me.

Lo stress della situazione si trasforma in sollievo e io provo una strana emozione, sconosciuta, che dapprima mi fa sentire in caduta libera per poi sembrarmi divertente divertente. Senza preavviso mi sfugge una risatina isterica. Mi metto la mano sulla bocca, non so se per lo shock o per la paura, ma non posso fare nulla per impedirmelo. Lo guardo con occhi spalancati mentre un attacco di riso mi scuote le spalle fino a farmi lacrimare gli occhi.

Christian non vede il lato divertente della cosa; i suoi occhi tornano a raggelarsi e sbotta indignato: “Forse … se avessi visto l’originale …”.

Cerco di concentrarmi per trattenere la mia isteria e di assumere un’espressione adatta alla situazione, ma è difficile: la mia bocca continua involontariamente a sorridere. Lascio andare un lungo respiro e mi asciugo gli occhi umidi, ma sento che la risata sta nuovamente per prendere il sopravvento.

“Mi dispiace,” dico ancora lottando per contenere la risata. “Allora,” mi schiarisco la gola, “cosa significa questa specie di firma, Le prime notizie della metropolitana?” Cerco disperatamente di recuperare un atteggiamento decoroso: si tratta di una cosa seria, dopotutto.

Lui stringe gli occhi, scrutandomi, poi si lascia andare: “Siamo stati molto fortunati a scoprire di chi si tratta: è solo un individuo che dalla sua cantina gestisce un blog non ufficiale di notizie; per lo più tratta di avvistamenti di UFO e di teorie cospirative. Se non fosse stato per la grande influenza della Publishing Grey, non avremmo mai saputo di chi si trattava fino a quando non sarebbe stato troppo tardi”. La sua espressione sobria dà una vaga idea di quanto poco ci sia mancato.

“OK, va tutto bene dunque, giusto? Sei riuscito a fermarlo?” La mia voce è fiduciosa prima che un’altra domanda mi venga spontanea. “Però, perché mai un blog che si occupa di UFO dovrebbe interessarsi a te?”

“Sì, lo abbiamo fermato e lui ha eliminato la notizia, ma non cambia il fatto che chi sta dietro a questa minaccia mi vuole rendere la vita molto difficile. Il fatto che abbiano avuto accesso a questa fotografia la dice lunga su tutto quello che lui (o lei) è venuto scoprendo sul mio passato”.  Mi rivolge uno sguardo significativo. “Ho il sospetto che il maledetto abbia scelto questo blog perché l’autore ama materiali scandalosi e controversi e non sembra preoccuparsi troppo di verificare i fatti. Spesso le sue fonti sono dubbie – nella migliore delle ipotesi. Penso che la loro speranza fosse che una delle principali agenzie di stampa sarebbe stata pronta a raccontare la storia semplicemente perché si trattava di me”.

“Il blogger ha raccontato qualcosa sulla sua fonte?” i miei sensi sono amplificati per l’ansia, la mia pancia è nuovamente a disagio per la preoccupazione.

“No, anche se abbiamo cercato di forzarlo – e duramente”. Io sorvolo di proposito  sul significato di quelle parole, che voglio cancellare dalla mia mente perché preferisco non essere informata di ogni dettaglio.

Christian continua: “Alla fine lui ha ceduto e ha mostrato a Barney una e-mail anonima di cui stiamo esaminando l’indirizzo IP, ma non ci illudiamo troppo: probabilmente è stata inviata da un account falso”.

“E tu, ovviamente, pensi che tutti questi incidenti siano collegati”.

Passa un lungo minuto prima che mi risponda; nell’attesa mi guarda con attenzione in silenzio e io mi chiedo se sta riflettendo su cosa è opportuno che mi racconti. “Sì, sempre di più”.

Da una parte sono sollevata che si fidi di me abbastanza da confidarsi, ma dall’altra odio sentirmi dire queste cose. Sono turbata, tanto più che questa minaccia sembra ancora in gran parte oscura. Non sappiamo nemmeno con che cosa abbiamo a che fare. La smorfia della bocca di Christian e i suoi occhi incupiti sono chiari segni che lui è molto più preoccupato di quanto lascia vedere.

Siccome non c’è nulla di diverso che io possa fare per risollevarci il morale, lo bacio – sugli occhi, sulle tempie, sul naso e infine sulla bocca. Lui risponde con un gemito e trasforma in un bacio lussurioso quello che invece doveva essere un bacio casto.

Quando ci allontaniamo l’uno dall’altro, i nostri cuori battono all’impazzata con un ritmo sincronizzato e le nostre guance sono arrossate per il calore dello stare vicini.

“Tu sai davvero come far dimenticare a una persona i suoi problemi”, mi dice guardandomi lussuriosamente con ammirazione, con voce roca e bassa.

Sorrido dolcemente: “Il nostro scopo è il piacere”.

Le sue mani scivolano lungo la mia schiena finché mi prende per i fianchi. Mi spinge verso il basso mentre lui si spinge in su, premendo la prova del suo desiderio contro il mio fondoschiena.

Oh Fifty! In macchina, con la squadra di sicurezza che si sposta con noi?

“Sono davvero sfacciato” dice quando legge sul mio viso cosa sto pensando. Passa il pollice sul mio labbro inferiore: “Hai una cattiva influenza su di me” sussurra e sorride “più tardi, siamo quasi arrivati”.

Per un attimo mi permetto di indulgere a fantasticare ma, se lo conosco, so che Chris e la sua famiglia saranno già a bordo. Forse anche la mia. Il sorriso salace svanisce insieme con il mio cuore, che mi finisce sotto ai piedi.

“Allacciati la cintura, baby”. Egli mi solleva dal suo grembo e io ricado al mio posto. Il suo tono è dolce e come sempre lui sa cosa si nasconde dietro il mio improvviso afflosciarmi. “Non devi farlo, non me ne frega un cazzo di quello che pensano. Neppure loro; oggi è il giorno del nostro matrimonio e non voglio che tu sia sconvolta”. Il suo corpo è rivolto a me, con entrambe le mani stringe le mie mentre fa scorrere i pollici sulla mia pelle.

“Lo farò, Christian, perché non posso costruire il nostro rapporto su una menzogna. E’ troppo importante per me”.

Lui annuisce ma le sue labbra si piegano verso il basso tradendo la sua delusione per la decisione che ho preso.

“Chi ci sarà sull’aereo?” Forse, se sono fortunata, avrò un altro paio d’ore di respiro.

Lui sorride: “Chris, mia madre, mio padre e Mia. Il preavviso è stato troppo breve per la tua mamma e per Bob, ho organizzato per loro un volo diretto da Savannah. Oh, ci sarà anche Ray, lui è partito in macchina questa mattina presto. Kate e Elliot ci mandano i loro migliori auguri, sono un po’ arrabbiati con me per la mia decisione improvvisa”, dice, con un sorriso ironico.

So bene in che stato d’animo era quando ha preso la sua decisione, un fratello assente non sarebbe certo stato sufficiente a rimandare il nostro matrimonio.

Io sospiro, purtroppo devo affrontare i Grey raccontando loro la mia orribile verità ma il cuore mi fa più male per avere deluso Ray. Io non so nemmeno quello che riuscirò a dire.

Anche troppo presto arriviamo sulla pista e avvisto il familiare jet delle Grey Enterprises. L’uccello d’acciaio che spero ci condurrà verso i nostri sogni si staglia, signorile, nel sole del pomeriggio.

Carl e Collins sono di fianco al portellone e ci rivolgono un cenno di saluto mentre Christian ed io entriamo, con le mani strette l’uno all’altro. Brandon e Taylor ci seguono. Siamo accolti da un grido di gioia e un siluro di energia che ci colpisce. Prendo Chris e lo sollevo in un abbraccio stretto.

“Ehi amico, mi sei mancato così tanto!” Lo ricopro di baci senza fine su tutto il viso e sui capelli.

Le sue piccole braccia mi scivolano intorno al collo e lui mi abbraccia teneramente: “Mamma, andiamo in aereo un’altra volta!”

Io sbuffo, anche dopo una notte intera senza di me per lui non c’è niente di più emozionante di un volo in aereo. Lo tengo stretto a me un po’ più a lungo, anche se sento che si divincola per liberarsi. “Lo so, non è bello?” poi lo metto giù e lui si gira subito verso Christian, alzando le braccia.

Sorrido, sa già come manipolare Christian, non aveva mai fatto gesti del genere nell’ultimo anno.

Il volto di Christian si illumina: è incredibilmente felice. Alza Chris e se lo stringe al cuore. L’immagine di loro due uniti mi fa sentire che quella minaccia è in realtà rivolta contro la nostra famiglia – se qualcosa dovesse mai accadere a uno di loro due …

I Grey, ansiosi di congratularsi con noi, mi distolgono da questi pensieri. Accetto i loro sinceri auguri con il cuore pesante, ben sapendo che non saranno così felici dopo che avrò confessato loro la mia stupidità. Quando incontro lo sguardo di Grace, la ringrazio per essersi occupata tanto a lungo di Chris e lei, in risposta, mi stringe al petto, grata. Sono io quella che dovrebbe essere grata e mi sento sprofondare ancora di più.

Infine è il turno di Ray, che stringe a lungo la mano di Christian scuotendogli il braccio; capisco che loro due si scambiano un messaggio silenzioso e improvvisamente mi sento di troppo e mi tiro goffamente di lato. Infine, Ray dà a Christian delle affettuose pacche sulla schiena e lo lascia andare.

Quando Ray si rivolge a me, sono felice di vedere un piccolo sorriso sul suo volto. Lui mi abbraccia e io mi sciolgo, così confortata che gli getto le braccia al collo in quella che, più che un abbraccio, sembra una presa di wrestling.

Lui ride: “Ehi Annie, sei felice di vedere il tuo vecchio, eh?”

Io cerco di ricacciare indietro le lacrime di gioia: “Sì, qualcosa del genere”.

“Hai fatto bene, brava ragazza. Ora, non rovinare tutto di nuovo “,  mi sussurra all’orecchio.

“Non lo farò papà, te lo prometto.” Non ho mai pronunciato parole più sentite di queste.

Christian si è gentilmente allontanato per chiacchierare con la sua famiglia e darci un po’ di privacy. Quando Ray e io ci uniamo a loro, lui mi prende subito la mano, come se non potesse resistere lontano da me. Questa cosa mi piace e gli rivolgo un timido sorriso, stringendogli la mano in segno di ringraziamento.

La hostess annuncia il nostro decollo e Christian torna indietro guidandomi ai nostri posti e lasciandomi scivolare in quello vicino al finestrino. Prima che io abbia il tempo di prendere la mia cintura di sicurezza lui la ha già afferrata e la guarda con insistenza, poi si lecca le labbra e la stringe con un abile strattone che mi richiama alla mente tutta una serie di momenti in cui era coinvolta una certa cravatta grigio argento. Il sorriso ammiccante che mi rivolge mi farebbe piegare le ginocchia, se non fossi già seduta.

Mutevole come al solito, il suo sguardo si trasforma immediatamente per l’amore paterno  mentre assicura Chris sul posto di fronte a noi, lasciandomi quasi senza fiato. Mia si siede accanto a Chris e mi fa l’occhiolino, emozionata.

“Capisco che la serata è andata bene”, ci dice, alzando le sopracciglia in maniera allusiva.

“Non che siano affari tuoi,” dice Christian volgendosi verso di me e accostando la mia mano alle sue labbra “ma sì, è andato tutto secondo i piani.” Come figlia unica, ho sempre goduto del loro bel rapporto e sorrido in risposta, rivolgendo al mio uomo uno sguardo da cerbiatto.

Poco dopo il decollo Christian si piega verso di me: “Baby, ho del lavoro da fare. Sarò in ufficio, se hai bisogno di me”.

Oh, no, non se ne fa nulla allora di quella promessa di sesso che aveva lasciato a mezzo prima?

Lui sorride quando vede la delusione sul mio viso: “Sei insaziabile, Anastasia”.

Io mi porto più vicina a lui e gli sfioro l’orecchio con le labbra: “Come te, del resto, Mr Grey”.  Non posso resistere alla tentazione di dargli un piccolo morso e tremo, quando sento che lui trattiene il respiro.

“Dovrei punirti per questo”: il suo sguardo si rabbuia e la sua minaccia si ripercuote immediatamente al mio inguine.

Sì, grazie!

Lui mi dà un bacio veloce sulle labbra affamate e … “A più tardi, baby”, mi dice strizzandomi l’occhio e battendomi delicatamente il dito indice sulla punta del naso.

Mi tormenta!

Poi si gira e si rivolge a Chris: “Ehi, campione, papà ha un po’ di lavoro da fare adesso, ma ti raggiungo per l’atterraggio: d’accordo?”

“Va bene papà, guarda: sto vincendo!” Mia gli sta insegnando a giocare a tic-tac-toe su una app per lo smartphone.

“Sei grande, amico, ma dovresti stare attento, però, perché lei è un’imbrogliona!” Lui scompiglia i capelli di Chris e Mia trova da ridire, poi si mette a ridere insieme a Chris.

Oh, bene, questo mi darà l’opportunità di parlare a Grace e Carrick. Con Chris occupato a giocare, potrei cogliere l’opportunità per pianificare quello che voglio dire loro, ma subito Ray scivola nel sedile di fianco a me.

“Ana”, mi sussurra con gli occhi sbarrati, “Grace e Carrick sembrano pensare che Christian ti abbia abbandonata. Cosa sta succedendo?”

“Oh papà,” sospiro, sapendo che non posso più rimandare. “Lo so. Che cosa hai detto loro?”

“Io non ho detto nulla, cosa intendi dicendo che lo sai?” L’accoglienza calorosa che prima mi aveva riservato sta cominciando a svanire e adesso sembra irritato per essere stato tenuto all’oscuro di tutto.

“Stavo proprio pensando a cosa dire a loro, so che devo dire la verità”, dico tenendo gli occhi bassi e giocherellando con la cintura di sicurezza.

Immediatamente torna ad essere gentile nei miei confronti, felice che io abbia preso l’onorevole decisione di ristabilire la verità, e l’approvazione che leggo nei suoi occhi mi rafforza nei miei propositi. “E’ la cosa giusta da fare”, è d’accordo con me e mi prende la mano. “Vai adesso, ci penserò io a tenere questi due lontani”, dice, accennando con il capo in direzione di Chris e di Mia.

“Okay,” Io sgancio la cintura di sicurezza e traggo un profondo respiro, incrociando le dita nella speranza di non rovinare la giornata.

Meglio farla finita in fretta, potrei perdere il mio coraggio se aspetto più a lungo.

“Vi dispiace se mi unisco a voi?” chiedo a Grace e Carrick, i quali rivolgono verso di me le loro facce sorridenti; i loro posti sono nella parte posteriore dell’aereo e non appena annuiscono io mi siedo al posto di Ray, direttamente di fronte a loro.

La madre che è in Grace capta immediatamente il mio stato d’animo e il suo sorriso svanisce: “Qual è il problema, Ana?”, chiede spostandosi in avanti e ponendomi una mano sulla spalla.

“Ho qualcosa da dirvi”; prendo la bottiglia d’acqua che Ray ha lasciato sul bracciolo e ne bevo un sorso: la mia bocca è secca come cartavetrata  e ha bisogno di un po’ di aiuto.

“Che cosa succede, cara ragazza?” Io sussulto al vezzeggiativo, Grace ha preso la mano di Carrick e, a giudicare dal modo in cui lei l’ha presa, il suo attuale livello di ansia fa il paio con il mio.

Un altro respiro mi serve per rallentare il mio cuore, che va al galoppo, ma il groppo in gola non si muove e fatico ad iniziare a parlare.

“Non è stato Christian a lasciarmi perché ero incinta, sono stata io a lasciarlo”. La mia voce è piatta e bassa, con un tono monotono da robot.

L’incredulità li zittisce, lasciandomi libera di continuare a raccontare. Ora che ho detto la verità non vedo l’ora di spiegare il perché del mio comportamento, anche se so che nulla potrà mitigare il loro dolore. I loro sguardi scioccati mi sconvolgono e abbasso gli occhi per la vergogna.

“In primo luogo sapevo che Christian non voleva un figlio e che probabilmente era stata colpa mia se ero rimasta incinta. Ero terrorizzata, ero così spaventata che avevo perso ogni fiducia nel nostro rapporto – nel suo amore per me, così sono fuggita. Mi ero convinta che lo stavo facendo per il suo bene, che non aveva bisogno di me e che io ero solo un interesse passeggero che avrebbe portato nella sua vita qualcosa che lui non voleva. Ero certa che avrebbe finito per odiarmi”.

L’imbarazzo mi brucia sulle guance mentre sento la familiare fitta di dolore al cuore, quel tipo di dolore che si diffonde in tutto il corpo. “Sono stata così stupida, mi dispiace.” Io parlo tenendo gli occhi rivolti a terra, concentrata sui disegni del tappeto, mentre le lacrime cominciano a scendere sul mio viso.

Il loro silenzio è pungente, ad ogni momento che passa io mi sento peggio sapendo di essere stata io a causare questo dolore, questa perdita che ha scosso la loro fiducia in me e rabbrividisco ripensando alle tante volte che mi hanno ringraziato per avere fatto uscire il figlio dal suo guscio.

“Ana!” non posso fraintendere: è con rabbia che urla il mio nome; Grace si drizza sul sedile ed erge le spalle. “Ma lui ti amava … Cosa diavolo puoi avere pensato?” Lei scuote la testa, esasperata. Non posso che essere d’accordo con lei.

“Pensavo di avere fatto la cosa giusta, in realtà non l’ho mai messo in dubbio fino a che non lo ho incontrato di nuovo. Non avevo capito … ” Come faccio a spiegare? E’ impossibile esprimere con le parole tutto quello che ho passato,  l’insicurezza che avevo – quella che ho ancora. Perdo la forza e cerco di trovare conforto dicendomi che ho fatto la cosa giusta raccontando loro la verità, anche se il prezzo da pagare sembra troppo alto.

Carrick guarda prima me poi lei: il suo volto è una maschera compassata. “Penso che quello che Grace sta cercando di dire è che abbiamo capito quanto difficile possa essere Christian, Grace ed io ne abbiamo parlato spesso nel corso degli anni. Ci sono stati momenti in cui ci sembrava che non ci amasse, in cui abbiamo addirittura dubitato che fosse incapace di dare o ricevere amore”.

Sono sorpresa dalla sua osservazione intelligente, infinitamente sorpresa poi dal fatto che sembra che lui stia parlando a me mentre in realtà indirizza a lei le sue parole, accarezzandole delicatamente la schiena.

Grace lo fulmina con lo sguardo, vedo che sta cercando di capire ma la perdita di quattro anni di vita del nipote e tutto il dolore che il figlio ha patito prevalgono su tutto, e non posso darle torto. Sarei altrettanto furente – forse anche di più.

“Non avevo intenzione di fargli del male. Stavo cercando di salvarlo”.

“Lui o te, Ana?” Il suo sguardo tagliente e la sua accurata analisi mi colpiscono come una frusta, non posso negare che volevo disperatamente proteggermi dal temuto momento in cui Christian avrebbe mostrato indifferenza per me.

Chino il capo, mortificata, “Lui e me” mormoro desolata.

“Come ti senti riguardo al vostro rapporto, ora?” La gentile domanda di Carrick mi coglie di sorpresa e oso alzare lo sguardo per incontrare i suoi occhi.

Da una rapida occhiata a Grace capisco che anche lei sta ascoltando, sia pure con una espressione pietrificata. “So dove ho sbagliato e ho preso l’impegno di mettermi in cura presso qualcuno che possa aiutarmi a risolvere i miei problemi di autostima.” Giro nervosamente le mie dita in grembo: “Io non voglio perderlo di nuovo e sicuramente non voglio assumermi la responsabilità di un’altra separazione. Christian ha bisogno di Chris quanto Chris ha bisogno di lui”.

Grace si lascia ricadere al suo posto, appoggiandosi un pugno al mento: “Questo almeno è qualcosa”, dice con tono ostile.

Da come Carrick guarda il viso infelice della moglie è evidente che lui non è abituato a vederla così agitata. “Grazie per averci detto la verità, Ana, posso immaginare il coraggio che ti ci è voluto”.

Uno sbuffo sarcastico di Grace, così insolito per lei che è sempre ben controllata, mi rigira il coltello nella piaga. Lo sguardo comprensivo di Carrick è l’unico motivo per cui non crollo a terra, implorando il suo perdono.

Con le labbra serrate e uno sguardo stanco lui mi fa capire che devo concedere loro un po’ di privacy. Annuisco, comprendendo le sue ragioni. “Io so che non è affatto sufficiente, ma mi dispiace e io lo amo. Non ho mai smesso di amarlo”. La mia voce trema e trattengo un singhiozzo mettendomi la mano sulla bocca. Con quel po’ di dignità che mi rimane mi allontano e trovo rifugio in camera da letto, nella parte posteriore dell’aereo.

Cazzo, cazzo, cazzo!

Aspetto le lacrime, ma non vengono: sono troppo sopraffatta, troppo sconvolta. E’ stato brutale! Anche le mie ragazze interiori capiscono di dover tenere la bocca ben chiusa. Tiro a me le ginocchia e le abbraccio, mentre tremo tutta. Lo sconforto eclissa ogni sollievo cyhe avrei potuto trovare confessando la mia colpa.

Qualche istante dopo la porta si apre, “Ehi, baby …”, ma un mio respiro affannato blocca Christian a metà della frase: “Che cosa c’è che non va, Ana?” Al mio fianco, sul letto, lui cerca di fare del suo meglio e mi attira a lui, cullandomi dolcemente al petto.

“Ho parlato con i tuoi genitori”. La mia voce è priva di emozioni, rivedo ancora davanti a me il viso di Grace contorcersi per il dolore.

Christian mi spinge via: “Che cazzo, Ana? Senza di me? Hai parlato con loro senza di me, senza che io potessi raccontare la mia versione della storia?” La sua durezza inaspettata mi fa sobbalzare, lo fisso senza capire.

Cosa? Avrei dovuto aspettare?

Io sbatto gli occhi: “Non ho fatto …, tu non hai detto …, io …”

Christian mi interrompe: “Che cosa? Non hai pensato che volessi essere presente quando tu mettevi a rischio il tuo rapporto con i miei genitori? Non hai pensato che io ti volessi aiutare a mettere le cose nella giusta prospettiva per loro?” Balza in piedi, cammina per la stanza trascinandosi una mano tra i capelli, arrabbiato, mentre agita l’altro pugno.

Si ferma davanti a me, guardando a terra, la fronte accigliata. “Perché ti ostini a fare sempre tutto da sola, dannazione? Perché non puoi accettare il mio aiuto?”

Il suo sfogo mi trasforma da abbattuta a stizzosa: “Non ero consapevole del fatto che avevo bisogno di qualcuno!”

Alza le braccia e gli occhi al cielo e si gira per andarsene, “Vado a parlare con loro”, dice a denti stretti.

Quando imparerà che non ho bisogno di lui per combattere le mie battaglie?

Mi concedo un paio di minuti per calmarmi prima di uscire anch’io dalla cabina. Sono sicura che il mio bambino si sta chiedendo dove sono finita.

Tornando indietro, mi sento come se fosse evidente la mia vergogna, come se ci fosse un cartello sulla mia testa che divulga a tutto il mondo la mia colpa. Sto attenta ad evitare gli sguardi di Mia e di Ray, grata che i genitori di Christian siano con lui nell’ufficio. Riverso tutta la mia attenzione su Chris, cercando di mantenere i miei pensieri lontani da tutte le persone che cerco di tenere fuori dai piedi.

Ogni grammo di forza che ho lo uso per non scivolare in quel buco nero del dubbio, che mi suggerisce che non vado bene per lui, che non gli appartengo o che non merito di essere qui. Quel dubbio che mi ha fatto combinare tanti guai in passato e che ora ha quasi rovinato il mio rapporto con i miei suoceri.

Mentre iniziamo l’atterraggio Christian viene vicino a me, accasciandosi al suo posto, e si fa scivolare il pollice e l’indice sulla fronte – come se volesse scongiurare il mal di testa. I suoi genitori occupano i posti dietro di noi e io sono più che felice di poter rinviare un nuovo faccia a faccia.

Lui non mi guarda ma mi prende la mano: “Andrà tutto bene, devi solo concedere loro un po’ di tempo.”

Guardo fuori dal finestrino per nascondere la mia tristezza; spero solo che abbia ragione. Oggi dovrebbe essere un giorno felice; quante probabilità ci sono che si ricredano prima di stasera?

Lo spazio limitato dell’aereo sembra soffocante ora, con la rabbia di Grace così vicina a me, e sono contenta quando atterriamo e sbarchiamo, anche se è imbarazzante. Non so se è meglio che io la eviti o invece la raggiunga.

La decisione è già stata presa, per fortuna:  ci separiamo infatti in due gruppi per riempire i due SUV parcheggiati in attesa, a poca distanza dall’aereo, con gli autisti in uniforme che ci aspettano. Grace, Carrick e Ray insieme a Collins e a Carl si dirigono verso il primo mentre Christian, Mia, Chris e io andiamo nel secondo, con la nostra squadra di sicurezza.

Anche se so che è colpa mia sono felice di avere un attimo di pausa. Guardo Chris, i suoi occhi sono tremolanti: credo che, cullato dal veicolo in movimento dopo un altro giorno emozionante, si addormenterà tra un minuto.

“Dove stiamo andando?” Guardo Christian, che è ancora perso nei suoi pensieri.

“Hhmm?” chiede riemergendo dai suoi pensieri, mentre i suoi occhi grigi cercano i miei e si addolciscono.

Sorrido e ripeto la mia domanda: “Dove stiamo andando?”

“Per la mia sposa, solo il meglio.” Lui sorride poi si sporge e mi bacia sulla bocca.

Sospiro di piacere, impotente davanti al suo tono seducente. Lui mi guarda, divertito. “Staremo al Bellagio, ci hanno offerto una villa”.

“Ooohhhh!” squittisce Mia! “Ana, è così romantico! Sei molto fortunata, alle ville del Bellagio si può andare solo su invito”.

La mia espressione sgomenta si guadagna un cenno affermativo di Christian e lui sorride indulgente verso di me.

Mia continua, trattenendo un gridolino: “Non ci sono mai stata, ma uno dei miei amici una volta si è incontrato con una “balena” che lo ha invitato a rimanere, e mi ha detto che era fantastico!”

Io ridacchio: “Una balena?”

Lei scoppia a ridere: “Sai, intendevo un grande giocatore di casinò!”.

Faccio scivolare il braccio dietro la schiena di Christian e lo stringo intorno alla vita snella: “Grazie, so che, come tutto quello che organizzi tu, sarà una cosa speciale”.

Lui mi mette il braccio intorno alle spalle e mi tiene ferma, posandomi un bacio sul capo: “Qualsiasi cosa per te”. Il tono roco della sua voce mi provoca deliziosi brividi lungo la schiena.

Siamo quasi arrivati in città e, anche se è giorno, tutte le luci lampeggiano e trasmettono il loro invito al divertimento edonistico.

“Ci sposeremo in albergo?” Trascino lo sguardo lontano dalle luci rutilanti e lo rivolgo a lui, che mi  sorride in maniera enigmatica, senza far trapelare nulla.

“No, ho pensato che il caos di Las Vegas fosse un po’ eccessivo per noi, ho in mente una cosa un po’ più … tranquilla”. Una strizzatina d’occhio è l’unico altro indizio che è disposto a concedermi. Inizio modulo

4 thoughts on “Capitolo 21

  1. federica says:

    bellissimo come al solito braveeeeeeee

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  2. marina says:

    bello…grazie come sempre A Paola e Monique!!!

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