Capitolo 22

Il Bellagio è un’esperienza a dir poco straordinaria. Ci trattano come dei re e l’hotel è l’epitome del lusso ostentato, tutto è sopra le righe e rappresenta la quintessenza di Las Vegas.

La prima cosa mozzafiato in cui ci imbattiamo è il soffitto della hall, che è decorato con oltre 2000 fiori di vetro soffiato a mano – un capolavoro dell’arte chiamata Fiori Di Como. I fiori di vetro sbocciano da steli incredibilmente delicati, come se fossero sospesi in aria, e sono rivolti in tutte le direzioni. In varie tonalità di blu, rosso, rosa, giallo, verde e arancione sono tutti illuminati da dietro, il che li rende quasi eterei, e sono allineati in gruppi numerosi lungo il tetto.

Riemergiamo dallo stupore quando Alec, un portiere accogliente con un sorriso luminoso e una divisa di design, immacolata e sobria, ci saluta per nome, mentre un valletto si prende cura del nostro scarso bagaglio. Il livello di professionalità del personale è stupefacente, la cura dei dettagli è ineguagliabile, sembra che tutto ci si possa aspettare.

Per entrambe le coppie dei nostri genitori, per Ray e per Mia sono state prenotate suite bellissime all’interno dell’hotel, ma è previsto che mia madre e Bob arrivino solo nel corso della giornata. Mia promette di venire ad aiutarmi a prepararmi, non appena si sarà rinfrescata, ma ho il sospetto che lo faccia perché in realtà è entusiasta di stare con Chris. Per me, è chiaro che lei vorrebbe un piccolo tutto suo, da coccolare e amare. Dopo un altro momento piuttosto imbarazzante di saluti con i Grey, ci lasciamo e loro si dirigono verso le loro stanze.

Poiché Christian, Chris ed io alloggiamo in una delle ville, Alec ci accompagna, insieme a Taylor e Brandon, alla Sala Executive Suite per registrare la nostra presenza in maniera riservata: un ulteriore lussuoso vantaggio compreso nel pacchetto della sistemazione in villa.

Noi lo seguiamo, ammirando i luoghi attraverso i quali passiamo. Chris, che finora era rimasto – semiaddormentato – in braccio a Christian, si è ora svegliato, ripresosi per il sonnellino in macchina. Da uno sguardo al suo volto posso dire che è colpito da tutto ciò che ci circonda: ha gli occhi spalancati per la meraviglia e la sua piccola bocca è spalancata per la soggezione.

Attraversiamo una serra spettacolare che contiene un insieme mozzafiato di fiori e piante. Alec ci fa da guida e ci dice che il contenuto cambia cinque volte l’anno, secondo le stagioni. In questo momento c’è l’aspetto autunnale e lo spazio è pieno di ogni tonalità immaginabile di arancio e oro. Le aiuole sono decorate con crisantemi, disposti in modo da sembrare audaci pennellate di colore sulla tela di un pittore. Zucche enorme e immagini di animali sono sparse tra i fiori e Chris pone l’accento sul fatto che tutti gli animali sono fatti interamente di fiori.

“Mamma, papà, guardate gli uccelli fatti di fiori!”

Ci fermiamo di fronte a due sculture di garzette: l’una è in posizione eretta e guarda lontano, mentre l’altra ha il collo piegato in una curva elegante verso il basso, come se raccogliesse un pesciolino dall’acqua. Tutto è fatto di fiori freschi, anche l’acqua su cui sono posate.  Dietro di loro ci sono alte piante e alberi che creano un meraviglioso sfondo tridimensionale, una vera festa per gli occhi, che alla fine porta lo sguardo verso l’alto, in direzione del tetto in vetro decorato.

Christian mette giù Chris e si accovaccia accanto a lui. “Sono due grandi garzette, campione. Che catturano i pesci in acqua con i loro lunghi becchi”. C’è così tanto da vedere, i nostri sensi sono quasi sopraffatti quando Christian ci indica il più simpatico dei conigli: “Guardate i coniglietti!”

Dopo aver strillato con entusiasmo alla vista dei grassi coniglietti fatti di fiori bianchi, gli occhi di Chris si spalancano ancora di più ed io seguo il suo sguardo, per capire cosa lo ha colpito. Il suo braccio indica verso l’alto – è troppo stupito per parlare. Da dietro l’erba alta spunta una tigre di dimensioni naturali con il suo ghigno spaventoso.

Christian ed io esclamiamo all’unisono, poi ci sorridiamo l’un l’altro: io sono tentata di ridere, ma poi seguiamo Chris, mano nella mano, per condividere la sua scoperta gioiosa.

Dopo la serra stupefacente un’altra sorpresa ci attende. Passiamo davanti a un grande lago artificiale all’interno del quale c’è una fontana sincronizzata con musica e luci colorate, i cui getti più alti raggiungono i 40 metri. Il portiere ci spiega che lo spettacolo dell’acqua si ripete ogni trenta minuti ma le canzoni di accompagnamento variano. In questo momento il ritmo è dato dalla musica di “My Heart Will Go On”. Restiamo inchiodati a guardare attraverso le grandi finestre dell’hotel la vista incomparabile di questa danza ritmica dell’acqua.

Christian mi appoggia un braccio sulla spalla e mi tira più vicino a sé, poi stringiamo a noi Chris abbracciandolo. La mia piccola famiglia perfetta – integra e al completo, si gode la bellezza del luogo e lo stare vicini; il mio cuore trabocca d’affetto per loro. Il forte legame d’amore mi fa dimenticare tutto il resto e mi fa sentire piena di speranza e serena.

Sento che Christian si abbandona a quel crescendo di emozioni: il suo sguardo si rivolge a me, sta bruciando di un’intensità che stordisce e che ci trasmette tutta la profondità dei suoi sentimenti per noi – il suo sguardo è così intenso che avverto quasi una sensazione fisica nella parte più profonda della mia anima. Mi crogiolo in quel bagliore, pregando di riuscire a fargli capire quello che provo. Quando finalmente le sue labbra si posano sulle mie, lo prendo per il colletto della camicia per trattenerlo a me e gli dico con un sospiro: “Io.Ti.Amo.Così.Tanto”.

Lui chiude gli occhi e appoggia la fronte contro la mia, con la mano sinistra tra i miei capelli e sulla mia nuca, e stringe più forte Chris nel nostro abbraccio. Non so se il nostro bambino si rende conto di quello che sta succedendo sopra la sua testa, ma si ferma – mi auguro per godersi l’amore che lo circonda. “E io amo te, Anastasia”. Un attimo dopo si china, con dolcezza, per portare Chris al nostro livello, “E amo anche te, figliolo”. Lo dice con tono burbero, ma guarda il suo bambino con pura adorazione. Mi volto, profondamente commossa, con Chris stretto tra di noi, e li abbraccio entrambi, cercando di tenermi la loro preziosità il più vicino possibile.

La connessione crea un intreccio potente intorno a noi, isolandoci dall’ambiente che ci circonda fino a quando restiamo solo noi tre – uniti dalla passione; Chris è il culmine, l’incarnazione di tutto l’amore che ci unisce.

Quando torno alla realtà, mi sento leggera, avverto una nuova esuberanza e voglio far conoscere la mia felicità verso Christian, cui invio un messaggio silenzioso di fiducia e di gioia. Dalla sua espressione felice comprendo che lui ha capito e condivide il mio sentimento.

Anche Alec deve aver colto l’importanza di questo momento di condivisione, perché si allontana, concedendoci il tempo per renderci conto della nostra unione. Taylor e Brandon se ne restano discretamente in attesa, conoscono meglio di tutti gli altri il loro capo.

Nella sala d’accoglienza dedicata agli ospiti delle ville Chris ed io aspettiamo sui divani morbidi godendoci un piccolo spuntino preparato per gli ospiti. A pochi metri di distanza, al desk di registrazione, Christian ha a che fare con il personale per definire il nostro soggiorno; anche il consegnare gli estremi della propria carta di credito è una tranquilla esperienza al Bellagio: nessuna attesa, nessun membro del personale è stanco, ma sono tutti efficienti e amichevoli.

Brandon ci sta tenendo d’occhio, mentre Taylor prende accordi con il responsabile della sicurezza dell’hotel: dal modo in cui il nostro team è accolto e prudentemente informato sul protocollo locale, è ovvio che l’albergo sia abituato a trattare con squadre si sicurezza esterne.

Alec ci conduce alla nostra villa su una bianca golf cart sui cui lati compare il logo del Bellagio, mentre Taylor ci segue su una macchina nera che sarà esclusivamente per loro durante il nostro soggiorno. Ho notato che sia Taylor sia Brandon portano al collo un cartellino identificativo della sicurezza del Bellagio, probabilmente in modo che possano accedere alle aree riservate dell’hotel e del casinò.

L’opulenza della villa in cui entriamo non è una sorpresa, considerando tutto quello che ho visto finora. E’ perfettamente in linea con l’impegno della struttura, che è intenzionata a posizionarsi tra i migliori hotel della zona, ed è a dir poco mozzafiato. Tutte le ville si trovano in un’area delimitata da un muro di cinta, come ogni singola villa, ognuna delle quali è totalmente isolata dalle altre.

Arriviamo al nostro ingresso privato e Alec apre le porte quindi si fa da parte per lasciarci entrare. Chris corre avanti mentre Christian ed io lo seguiamo con un passo più lento, voglio prendermela con calma e godermi lo splendore. Camminiamo in una hall decorata con un lampadario in cristallo. Con il sole che brilla in cielo, dietro di noi, le gocce di cristallo scintillanti ne catturano i raggi cosicché sembra di immergersi in una doccia colorata.

Resto allibita da quello splendore, poi sorrido accorgendomi che Christian si è concentrato esclusivamente sulla mia reazione e tiene lo sguardo fisso sul mio viso stupito. Le sue dita mi fanno scivolare una ciocca di capelli dietro l’orecchio e poi seguono con dolcezza la curva della mia mascella, prima che lui mi alzi il mento e mi infili la lingua in bocca, che ho aperto per la sorpresa.

Quando le sue labbra si avvicinano al mio orecchio, mi dice con un sussurro seducente, che mi arriva dritto al cuore: “Il tuo sorridere mi eccita”. Lui, poi, si tira indietro e con un sorriso incredibilmente peccaminoso gode nell’accorgersi del mio shock, vedendo i miei occhi spalancati.

Chris chiama entusiasticamente suo padre, così resto da sola con Alec a esplorare la villa in pace, ma non prima che Christian mi lanci un sorriso provocatorio.

Così tutto ricomincia, penso: mi sta lentamente seducendo, io, la sua sposa, nel giorno del nostro matrimonio – niente potrebbe essere meglio di questo. Pensieri deliziosi e peccaminosi catturano la mia attenzione, così mi ritrovo a fantasticare su come si svolgerà la giornata e sui progetti per la serata …

Quando Alec si schiarisce la voce, mi riprendo, rossa per l’imbarazzo della risposta servile del mio corpo che penso sia evidente per tutti. Sono grata per la sua faccia impassibile: lui, imperturbabile, mi presenta a un uomo più anziano vestito nella tradizionale uniforme del maggiordomo inglese, che è silenziosamente apparso al suo fianco.

“Miss Steele, le presento James, che sarà a vostra disposizione per tutta la durata del vostro soggiorno. Non esitate a chiedergli qualunque cosa di cui abbiate bisogno”.

Sorrido e gli porgo la mano in segno di saluto: “Buongiorno James, piacere di conoscerla”.

Con un leggero inchino mi restituisce la stretta di mano con una presa salda e asciutta, mentre un lieve sorriso addolcisce i suoi lineamenti: “Il piacere è mio, signora. Benvenuti al Bellagio. Sono a sua disposizione: mi faccia sapere di cosa ha bisogno”.

Il nostro maggiordomo personale!

Ha gli occhi blu scuro e l’aria riservata, che ho il sospetto gli serva per rendersi invisibile e imperturbabile in quasi tutte le circostanze. Quando gli chiedo qualcosa da bere, sembra felice di avere qualcosa da fare e ci lascia al nostro tour.

La villa, di 800 metri quadrati, è stata progettata da un architetto europeo. Ha tre stanze da letto, sette bagni, una palestra, una sauna, una sala massaggi, una salone da parrucchiere, una sala da pranzo, un soggiorno, una cucina, un camino a due facce e un bar ben provvisto, che Alec mi ha detto essere stato rifornito con le nostre bevande preferite.

In tutta la villa sono sparse splendide composizioni di fiori freschi e dubito che sia una coincidenza perché si tratta per lo più di peonie, il mio fiore preferito. Come tutto il resto, anche i fiori sono sontuosi, stipati al massimo con le grandi, soffici infiorescenze che testimoniano ancora una volta l’eccezionale livello della struttura e la cura per i dettagli. Nella sala da pranzo è stata preparata per noi una festa di frutta, noci, cioccolato e pasticcini cui non vedo l’ora di indulgere. Alec spinge da parte le porte francesi per rivelare una splendida terrazza, abbellita con lettini imbottiti accanto a una piscina invitante.

Le fioriere sul bordo della piscina sono piene di arbusti fioriti, i cui viticci di foglie lucide si riversano sulle piastrelle. Ogni vaso e ogni pianta sono ben curati e in piena fioritura, riempiendo l’aria di un profumo che mi ricorda pigre estati e il bacio del sole sulla mia pelle nuda.

Un lato della terrazza si apre su un giardino curato. Il prato è così verde e lussureggiante che sembra quasi sintetico, non posso resistere alla tentazione di accarezzarlo – solo per essere sicura che sia vero. L’erba è morbida e appena tagliata, un odore che amo. Faccio un cenno ai miei uomini che stanno venendo verso di me, eccitati per la loro esplorazione di quell’oasi.

“Mamma, guarda, mamma: la piscina! E l’erba! E’ così morbida!” Prendo i suoi piccoli piedi e gli tolgo le scarpe e i calzini, che lascio al bordo della terrazza perché il mio piccolo possa avvertire la sensazione dell’erba fitta tra le dita dei piedini.

“Lo so, tesoro: non è fantastico?” Mi tolgo anch’io le scarpe e cammino sull’erba, godendomi il fresco solletico sotto i piedi. Lui mi prende la mano e mi tira giù, così ci sediamo sul prato. Gli afferro il polso per avvolgerlo in un abbraccio, ma lui resiste – giocosamente – tanto che mi ribalto addosso a lui. Ridendo, ci rotoliamo sull’erba come cuccioli che siano stati appena lavati. Christian ci guarda con divertimento prima di seguire il nostro esempio togliendosi anche lui le scarpe e immergendosi nel nostro abbraccio.

Tutti e tre alziamo lo sguardo e vediamo James che sta aspettando, con un vassoio di limonata. Ancora ridacchiando, mi alzo: “Grazie, James. Questo è il mio fidanzato, Christian, e questo è nostro figlio Chris”. Faccio un gesto verso di loro, indicandoli, e il cuore mi si riempie di tenerezza alla vista dei miei due uomini che giocano. “Ragazzi, questo è il nostro maggiordomo, James”.

Christian si rialza dalla sua posizione prona, perché Chris lo ha afferrato in una presa di wrestling, felice di essere riuscito ad atterrare il suo forte papà.

“E’ un piacere, Mr Grey, Chris.” James annuisce il suo saluto con la sua consueta discrezione, mentre il sole fa brillare l’argento dei suoi capelli, poi appoggia il vassoio su un tavolo di ferro battuto decorato con un piano in travertino La sua bocca si incurva in un sorriso mentre mi guarda: “Posso?”, mi chiede, alzando la brocca grondante di condensa, al cui interno tintinnano dolcemente dei cubetti di ghiaccio che fanno pensare a una bibita deliziosa e rinfrescante.

“Sì, grazie, per tutti noi”. Ho l’impressione che una famiglia felice intenta a giocare sul prato non sia una cosa che gli capita spesso di vedere; mi chiedo se ha mai incontrato degli ospiti che si prendono il tempo di apprezzare una cosa semplice come l’erba.

Chris mi raggiunge in un baleno, abbandonando il gioco non appena vede la bibita ghiacciata. Gli passo un bicchiere e lui beve avidamente, assetato per l’avere giocato all’esterno. Passo un bicchiere anche a Christian non appena ha finito di togliersi la polvere di dosso e ne prendo uno per me: “Grazie, James. Era proprio quello di cui avevamo bisogno”.

“Thanks,” Chris is breathless from drinking so fast and for a beat he studies James’ uniform. “Grazie,” Chris è senza fiato per avere bevuto in fretta e per un attimo si ferma a studiare l’uniforme di James.  “Perché hai la coda?” gli domanda, inclinando la testa per ammirare le falde della giacca nera del maggiordomo.

Nonostante il suo abituale distacco, James ride ad alta voce, unendosi all’allegria di Christian e mia. Noi sbuffiamo, cercando di soffocare il riso in modo da non ferire i suoi sentimenti.

James è il primo a ritrovare la sua compostezza; si piega in avanti e sussurra con aria cospiratrice a Chris: “Non è una coda, ma è molto utile per pulire le tavole: guarda”. Fa l’occhiolino e alza una punta della coda, asciugando il tavolino con una mossa plateale.

Chris ne resta affascinato e solleva l’altra punta per provare anche lui a fare la stessa cosa, mentre Christian ed io tratteniamo le nostre risatine coprendoci la bocca con le mani. L’umorismo di un maggiordomo così perfetto, che si presta a un gesto del genere, non ha prezzo e mi dispone subito bene nei suoi confronti.

Dopo avere eliminato i bicchieri vuoti, James ci avverte che Alec si è dovuto allontanare, scusandosi, quando abbiamo iniziato a scatenarci in giardino: non mi sorprende che in quel momento abbia preso lo spunto per andarsene, ma sono sorpresa perché mi ero completamente e bruscamente dimenticata di lui. James ci lascia ricordandoci di rivolgerci a lui per qualunque cosa di cui abbiamo bisogno.

Chris corre per tutto il giardino mentre noi lo guardiamo e chiacchieriamo. “Anastasia, ti dispiace se lo porto con me, mentre ti prepari?”

Io spalanco gli occhi, sbalordita dal fatto che mi stia chiedendo il permesso: “E’ naturale che tu lo possa portare con te, non me lo devi chiedere: è tuo figlio”. Il mio tono è dolce ma fermo. “Faresti meglio a dirlo a Mia, la quale mi ha detto che sarebbe venuta ad aiutarmi a prepararmi, ma ho il sospetto che fosse un trucco per passare più tempo con lui”. Sorrido, per fargli capire che non mi dispiace.

Lui ridacchia, scuotendo la testa in segno di assenso: “Potresti avere ragione, lei è impazzita per lui”; poi guarda l’orologio e sobbalza: “Il tuo stilista sarà qui da un momento all’altro, vieni, voglio farti vedere una cosa”.

“Che stilista?” Scuoto la testa, mentre il panico mi prende. “Devo ancora precipitarmi ai negozi dell’hotel per vedere se riesco a trovare un abito da sposa!” Christian non ascolta la mia obiezione, perché è già entrato.

Un rapido sguardo indietro mi dice Chris può ben rimanere sotto la sorveglianza discreta di Brandon, che lo osserva dal fondo della piscina, ma per essere sicura lo chiamo: “Brandon, vado dentro, mi raccomando di badare a Chris, in particolare per la piscina”.

“Sarà fatto, signora”, dice e mi saluta toccando con due dita l’angolo esterno del sopracciglio.

Seguo Christian e lo trovo lui nell’opulenta sala, con in mano una grande scatola d’argento e lo sguardo ardente.

Oh mio Dio!

Il panico scompare, credo di sapere cosa c’è nella scatola. Faccio lentamente un passo avanti, il mio polso è accelerato, in contrasto con l’apparente calma dei miei movimenti. Gli rivolgo un timido sorriso quando mi porge il dono: “Questo è per te, piccola”.

Delicatamente e con deferenza appoggio sul letto la scatola e sollevo il coperchio. Lo sento irrigidirsi, il che mi dà una vaga idea di come sia in ansia per me, e la cosa mi piace. Sposto di lato la carta velina color argento e sussulto a ciò che vedo, respingendo l’impressione di déjà vu momentanea: ieri ho fatto la stessa cosa con il vestito che il dottor Shawn mi aveva mandato. C’è una parte di me che si chiede se Christian sta deliberatamente cercando di allontanare quel ricordo.

L’abito, come tutte le scelte di Christian, è senza dubbio il capo più bello che abbia mai visto. Il corpetto, senza spalline, è ricoperto di una fitta ragnatela che un filo di perle raccoglie alla base del collo, sorreggendolo.

Appena sotto il seno corre una decorazione di cristalli, che si unisce con un’altra linea dei medesimi cristalli che attraversa la pancia mentre dall’altro lato il morbido tessuto è increspato prima di allargarsi in una armoniosa linea femminile.

Il tessuto di raso crema scivola via, caldo e sensuale, classico ma con un tocco particolare.

“Christian è …” Scuoto la testa, ammirando la fantastica bellezza dell’abito e la sua incredibile capacità di scegliere sempre il meglio. Alzo dal letto l’abito, toccando con le mani la pastosa morbidezza del tessuto, quasi in soggezione e incapace di proferire parola.

“Ti piace?” La sua voce bassa rivela una vulnerabilità che sono ansiosa di dissipare, così mi lancio su di lui, facendolo cadere sulla schiena e baciando ogni centimetro del suo viso e del collo. “Io (bacio) lo (bacio) adoro (bacio) è perfetto (bacio) tu (bacio) sei (bacio) perfetto (bacio) Io (bacio) ti (bacio) amo”. Con l’ultimo bacio vedo il suo sorriso soddisfatto: lui geme mentre io prolungo il bacio e le sue mani scivolano sotto la mia t-shirt e sulla mia schiena.

Quando mi allontano il sorriso non c’è più e la forza del suo desiderio mi colpisce duramente, facendomi capire fino a che punto lui mi desidera, e questo invia la mia libido proprio in orbita. La sua mano si poggia furiosamente tra i miei capelli, mentre lui mi guarda fisso: “Stasera”. La burbera promessa ha come effetto che i miei capezzoli si tendono e le mie cosce si bagnano.

Non riesco a resistergli, o non voglio farlo, e allora apro le labbra per respirare a fondo, rivelandogli il mio urgente bisogno di lui. Un sorriso dolce mi dice che mi voleva esattamente così, desiderosa e disperata.

Con un rapido movimento flessuoso si siede e mi tira in grembo, facendo correre le dita tra i miei capelli per rimetterli in ordine. “Tra poco arriverà uno stilista, che ti sistemerà i capelli e ti truccherà. Tutto il necessario per il matrimonio è nella scatola”. La tocca, ricordandomi che non ho avuto il tempo di guardare tutto il contenuto.

“Grazie, Christian”. Gli prendo il viso tra le mani. “La villa è stupenda, tu sei bellissimo! Non riesco ancora a credere che ci sposiamo!” Passo in tre secondi netti da profondamente sincera e grata a incredula ed estatica, urlando eccitata mentre l’enormità del cambiamento avvenuto nel corso degli ultimi due giorni mi colpisce.

Christian mi risponde con un sorriso da ragazzino, ma il programma sensuale nei suoi occhi rimane: “Il nostro scopo è il piacere”. Dopo un bacio che è troppo breve e casto continua: “Taylor ti verrà a prendere e ti accompagnerà all’eliporto alle quattro e mezzo”.

“Nessuna domanda”, mi blocca non appena vede le mie sopracciglia che si sollevano per la curiosità, così tengo la bocca chiusa. Intreccia le sue dita alle mie poi mi sfila l’anello di fidanzamento e, mettendoselo in tasca. Mi sussurra: “A più tardi”. Immediatamente mi sento nuda, incompleta.

Un discreto colpo di tosse mi fa girare la testa verso la porta mentre Christian mi sposta dal suo grembo per alzarsi, prima di congedarsi.

“Mr Grey, c’è Miss Candy Devon per Miss Steele”. James annuncia l’arrivo della stilista nel suo modo tanto formale.

“Grazie James, falla entrare”. Christian mi avvolge le braccia intorno alla vita, mentre James si sposta di lato per fare entrare la mia ospite. “Penserò io a preparare Chris, tu non fare tardi, non vedo l’ora che tu indossi quel vestito.”

Infilo le mani nelle tasche posteriori dei suoi pantaloni per trattenerlo a me: “Non vedo l’ora di essere di nuovo Mrs Grey”.

Mi piace guardare come cambia velocemente, passando dal Christian normale a quello sopreccitato mentre respira profondamente, chiaramente infiammato all’idea: “Anch’io non vedo l’ora, piccola”. Dopo un ultimo bacio mi lascia, impaziente per il nuovo capitolo iniziale della nostra storia.

Una bionda piccolina, con una figura voluttuosa, entra nella suite tenendo un braccio proteso davanti a lei, e con un piacevole accento del sud mi dice:”Ciao tesoro, sono Candy”.

“Ciao Candy, piacere di conoscerti”. Mi stringe le mani con fermezza, rivolgendomi uno sguardo amichevole.

“Basta guardarti, Miss bellezza, per capire che stai per sposarti oggi, eh?” Mi guarda attentamente: “Mostrami il vestito, dolcezza, come vuoi che ti sistemi?”

“Stavo pensando di tenere i capelli sciolti, con dei ricci morbidi magari puntati con dei fiori?” Mentre parlo, le faccio vedere il vestito, appoggiandomelo addosso.

Lei si tocca le labbra imbronciate con un artiglio rosso sangue, mentre i suoi riccioli rimbalzano perché lei china il capo – intenta a pensare. “Questo è un abito bellissimo, e lo hai trovato qui! Sì, sono d’accordo: un trucco leggero, capelli sciolti, riccioli sexy. Mi piace”.

“Ciao mamma!” urla Chris da qualche parte all’interno della villa, ovviamente sul punto di andarsene con Christian.

“Mi vuoi scusare un attimo, Candy?”

“Certo, tesoro, vai pure a fare quello che devi” e mi fa cenno di allontanarmi tranquillamente.

Chris è con Christian nell’ingresso, e stanno per uscire. “Ehi amico, stavi andando via senza dare un abbraccio alla tua vecchia mamma?”

Mi guarda contrito per un attimo, poi corregge la situazione schioccandomi un bacio umido sulla guancia quando lo sollevo. “Ti voglio bene, piccolo uomo, sii bravo con papà. Ci vediamo più tardi, quando papà ed io ci sposeremo”.

Lui alza lo sguardo verso Christian: “Starai con noi papà? Puoi stare con me nel mio letto, se vuoi”. La sua offerta, fatta col cuore, è la dimostrazione di quanto una figura paterna mancasse nella sua vita.

Lo sguardo di Christian è indulgente e divertito: “Grazie campione, la tua offerta è molto gentile. Ma cosa ne diresti, invece, se tu e la mamma veniste a stare con me?”

Degli occhi ansiosi mi guardano immediatamente: “Possiamo mamma? Per favore, per favore possiamo?”

“Come potrei dire di no a voi due?” Gli arruffo I capelli e lo bacio, salutandolo.

“E’ stato facile. Nessuna obiezione da parte tua?” Christian mi prende in giro, a quanto pare sorpreso dalla mia acquiescenza tutto sommato abbastanza scontata.

Metto su un’espressione imbronciata: “Obiezioni? Io? Mai!” “sostengo, proclamando la mia innocenza con due sfolgoranti occhi dolci, stile Bambi.

Christian si schiarisce la gola in segno di disapprovazione, poco convinto. “Ci vediamo presto, piccola”, poi prende la mano di Chris e lo porta verso una golf cart in attesa.

Porto Candy nel salone da parrucchiere della villa, dove lei prepara il suo armamentario mentre io faccio una doccia veloce.

Candy è uno spasso, mentre mi fa la piega mi racconta di tutte le celebrità che ha avuto il piacere di servire, sono felice di starmene seduta e rilassata ad ascoltare le sue battute sui loro grotteschi comportamenti. Anche se ho portato il mio anello di fidanzamento solo per qualche ora, lo cerco inconsapevolmente sul mio dito anulare, con il pollice sinistro, provando delusione ogni volta che mi accorgo che non c’è più.

Candy racconta che tutta la sua famiglia si trasferì a Las Vegas quando lei era al liceo; i suoi fratelli lavorano tutti per i casinò, in un modo o nell’altro, tranne la pecora nera della famiglia, un fratello che ha un negozio di tatuaggi. Sorrido ricordando come Christian aveva scherzato sul fatto che avrebbe voluto tatuare la sua firma sul mio petto, come segno permanente del fatto che gli appartengo, e mi viene un’idea.

“Candy, pensi che tuo fratello possa venire qua, in questo momento, e fare qualcosa per me?”

Le sue sopracciglia si sollevano e allora io le spiego il mio piano, per averla come complice. Quando la sua sorpresa si trasforma in un sorriso malizioso, so che farà tutto quello che può per aiutarmi. Prende il suo telefono e in quel momento sulla porta appare James.

“Miss Steele, la signora Trevelyan-Grey e Miss Grey sono qui per vederla”. La mia gioia si sgonfia immediatamente, come l’aria che esce da un pallone. L’istinto mi dice che sarebbe meglio risolvere tutti i problemi prima del matrimonio ma sono riluttante: se in qualche modo farò peggiorare la situazione, il matrimonio potrebbe complicarsi, potrei addirittura volerlo annullare.

“Prego, le faccia entrare, James.” Discreto come sempre, lui finge di non accorgersi che il mio umore è mutato.

Quando Grace entra nel salone senza Mia, chiedo a Candy di concederci un po’ di tempo per parlare: è chiaro che lei è venuta qua per questo.

Le offro di sedersi e lei lo fa, poi mi guarda per un interminabile minuto. “Oh Ana” inizia, con un tono d’apprensione che non permette di fraintendere la sua delusione.

La mia bocca si indurisce, sono infelice per il male che le ho fatto. Sento gli occhi che mi pungono e la gola che mi brucia, segnali di avvertimento che sto per mettermi a piangere.

Lei sospira: “Cara ragazza, a dire il vero sapevo che Christian non ci stava dicendo tutta la verità, ma mentirei se dicessi che mi aspettavo che tu fossi stata così insensata. Voi due siete andati in giro per tutto questo tempo con il cuore in frantumi e a Chris è mancato suo padre!” Lei rigira un fazzoletto tra le dita e gli angoli della sua bocca tremano, suggerendo che anche lei sta per piangere.

Che cosa posso dire? Ha ragione. Non sembra che la chiacchierata con Christian la abbia ammorbidita, ora è arrabbiata con entrambi!

“Grace, tutto quello che posso dire è che mi dispiace. Io so quello che ho fatto e capisco che tu non riesca a passarci sopra, è imperdonabile”.

Alza all’improvviso la testa e noto che ha le sopracciglia unite, con aria interrogativa: “Ana, ci passerò sopra, ti ho sempre voluto bene come a una figlia, anche se ti abbiamo avuta con noi per un tempo così breve. Io non dimenticherò mai quello che hai fatto per Christian e ora, poi, mi hai regalato il mio primo nipote”.

I suoi chiari, grandi occhi cercano i miei, speranzosa pur se ancora dubbiosa: “La cosa che trovo difficile da accettare è l’inutilità di tutto questo, voglio essere certa che in questo nuovo matrimonio voi due riuscirete a comunicare. Non c’è davvero nulla, in un matrimonio, che non possa essere risolto se ci si parla onestamente. Se voi due non riuscite a parlare tra di voi, puoi sempre venire a parlare con me o con chiunque altro, solo ti prego di parlare, prima di fare qualche altra stupidaggine!” Lei affonda il pugno sul palmo aperto dell’altra mano, con ossessione.

Mi ritraggo perché lei alza il tono della voce; ha cercato di calmarsi e con il suo implorante, appassionato discorso ha evidenziato l’ovvia soluzione per la mia follia – troppo tardi, purtroppo – posso dire con il senno di poi.

“Posso darti questo, in tutta onestà.” Alzo gli occhi per incontrare i suoi, desiderosa di mostrarle la mia intenzione di comportarmi bene, questa volta.

Grace lascia andare un lungo respiro, soffiando lentamente attraverso le labbra. “Grazie”. Il suo sguardo è sempre bloccato nel mio: sta cercando di capire se io ho ancora qualche dubbio. Quando si rende conto che non ne ho, mi sorride: “Va bene, la discussione è finita, voglio vederti unita a mio figlio – per sempre, stavolta”. L’avvertimento contenuto nel suo sguardo non mi permette di discutere, del resto sono solo troppo felice di trovarmi d’accordo con lei.

Ho il sospetto che lei sia toccata dalla gioia abbagliante che mostro di provare perché mi stringe in un abbraccio affettuoso. Proprio così: sono stata nuovamente accettata tra i Grey, ho ricevuto la sua fiducia e il suo perdono. Lei sarà per sempre per me un bellissimo esempio di madre, di quel tipo di madre che mi piacerebbe essere per Chris.

Quando Grace se ne va, prende il suo posto Mia e dal suo viso accigliato capisco che Grace le ha raccontato tutto. Lei entra, infuriata come un toro, sbuffando. “Che cosa diavolo hai mai pensato?”

Gemo al mio interno, ogni conversazione che ho avuto su questo argomento è iniziata allo stesso modo, con una petizione di principio: tutti mi hanno chiesto che cosa avevo mai pensato. “Mi dispiace Mia, sono stata stupida, egoista e sconsiderata, lo so che avrei dovuto dire o provare a fare qualcosa ma non ho mai creduto di meritare l’amore di tuo fratello, quell’amore che ho rimpianto ogni giorno”. La vergogna, che è sempre dietro l’angolo – pronta a riemergere, mi costringe a guardare a terra. Arrossisco, mortificata, e questa è la prova del mio rimorso.

Lei fa uno scatto all’indietro come se le fosse preso un colpo, e i suoi grandi occhi mostrano lo stordimento: “OK, allora va bene”, poi alza le mani in segno di resa. “Io non credo di poter rimanere arrabbiata con te”.

Il suo cambiamento è così immediato e così totale che mi preoccupa. Scivolo dalla sedia e la afferro per le spalle: “Mia, cosa c’è che non va?”

“Tu preferiresti che io fossi arrabbiata con te?” E’ una palese tattica per distrarmi e per nascondere la verità che sta dietro il suo improvviso cambiamento.

“No, anche se ho capito il perché, ma non è di questo che sto parlando e credo che tu sappia cosa voglio dire.” La mia voce è bassa, suadente. Il mio cuore sta soffrendo per lei, lei che di solito è così piena di vita.

Quando finalmente mi guarda, posso vedere che i suoi occhi sono pieni di lacrime: “Ho commesso degli errori – in amore”, precisa, “errori dei quali mi pento. Quello che avete tu e Christian, Ana, non lasciarlo scivolare via. E’ troppo prezioso”. La sua voce si fa roca mentre mi parla, con le lacrime che sgorgano dai suoi occhi e che fanno capire il suo rimpianto.

“Non lo farò, te lo prometto.” Ci troviamo strette in un abbraccio confortante, in silenzio, mentre lei comprende la mia promessa.

Lei cerca di sgombrare il campo dal momento emozionante che abbiamo appena condiviso: “Bada che se oserai fargli del male ti prenderò” e agita un dito contro di me, in segno di rimprovero, ma non riesce a nascondere il suo dolore.

Ignoro la sua tattica per cercare di cambiare discorso: “Mia, non mi piace vederti così. Che cosa posso fare? Vuoi parlare con me? ”

Lei scuote la testa, chiudendo gli occhi lucidi di lacrime: “Un’altra volta, forse.”

E ‘ovvio che lei non è pronta a parlare, mi limiterò a essere lì per lei quando lo vorrà: “Ogni volta che vorrai parlare, io ci sarò. So cosa si prova quando si fa qualcosa di così incredibilmente stupido che quasi distrugge la tua vita. Dopo il matrimonio torneremo a Seattle”. Le alzo il mento per guardarla negli occhi, pieni di lacrime: “Voglio dire, Mia: guarda dove il non parlare mi ha portato. Promettimi che ci incontreremo per parlare a faccia a faccia, apertamente, dei tuoi problemi”.

Lei annuisce, con un gesto solenne che penetra nella mia coscienza.

Torna James con Candy e al seguito, presumibilmente, il fratello: “Miss Steele, il signor Ben Devon per lei”.

Io do a Mia un ultimo abbraccio, odiando di lasciarla in queste condizioni. Lei capisce il perché della mia esitazione e mi rivolge un sorriso: “Vai avanti, devi prepararti per il matrimonio”.

“Per favore, resta, Mia. Hai promesso che mi avresti aiutato a prepararmi”. Io cerco di blandirla, è meglio tenerla occupata e tenerla d’occhio, in questo momento

La mia tattica funziona, la sua espressione si rasserena: “Va bene, mi limiterò a dirlo alla mamma, può farmi portare il mio abito qui”. Lei balza via, dimenticando la sua tristezza.

L’ora successiva è una corsa contro il tempo. L’intervallo di tempo che Christian mi ha lasciato non era certo molto: Candy e suo fratello si danno da fare a rotta di collo, le loro mani esperte e sicure lavorano all’unisono. Quando hanno finito di applicare i tocchi finali al mio viso abbraccio Candy e Ben e li ringrazio, prima di lasciarli per andare nella stanza da letto a cambiarmi.

A parte il vestito straordinariamente sorprendente, la scatola rivela sorprese deliziose mentre Mia ed io cerchiamo attraverso gli strati di carta velina. Troviamo un paio di scarpe con i tacchi: si tratta di eleganti sandali con cinghini ornati di cristalli scintillanti. Un abbinamento perfetto, che fa a malapena capolino dall’orlo del vestito.

Una piccola scatola in un angolo mi fa balzare il cuore nel petto: si tratta di gioielli. Mia ed io ci scambiamo un’occhiata prima di sollevare il coperchio: all’interno trovo una coppia di cerchi ovali in platino da cui pende una grossa perla – così semplice, così elegante. “Wow,” il mio stupore suscita le risatine di Mia.

“Non si può certo criticare il gusto di Christian”, dice Mia, mentre un sorriso mesto incurva la sua bocca e intanto i suoi occhi luminosi tornano all’antico splendore. Il rosa pallido dello chiffon del suo abito si intona perfettamente allo splendore roseo delle sue guance e sono entusiasta del fatto che, per il momento, sembra di nuovo quella di sempre.

Sotto l’abito sto già indossando le mutandine che ho trovato nella scatola. Il pizzo champagne è delicato, così fine che ho temuto di rovinarlo sollevandolo. Lo stile dello slip è sexy e pudico allo stesso tempo, il taglio attraversa il mio sedere con un bordo ondulato. Poiché l’abito ha un reggiseno incorporato e sto indossando sandali aperti, guardo disorientata il reggiseno abbinato, le calze e le giarrettiere fissati, nel medesimo pizzo color champagne. Mmhh, forse sarà per dopo …

Mia slaccia il vestito e mi aiuta a indossarlo, mentre io mi appoggio al suo braccio per l’equilibrio. Mi guardo nello specchio delle doppie porte del ripostiglio di fronte al letto, per controllare il look completo.

Vedo gli occhi spalancati di Mia riflessi sopra le mie spalle e anch’io assumo un’espressione analoga. Entrambe guardiamo la mia immagine nello specchio, con stupore. L’abito mi sta straordinariamente bene, in particolare mette in risalto i miei seni e mi dona un aspetto fantastico. La lucentezza del raso perlaceo mi avvolge in linee morbide. Il corpetto spinge verso l’alto il seno quel tanto che basta per renderlo invitante ma senza essere volgare e crea un affascinante, dolce movimento.

I miei capelli sono sciolti e mi ricadono lungo la schiena in riccioli morbidi, punteggiati qua e là da fiori profumati. Candy si è attenuta ai miei desideri e ha mantenuto il mio make-up leggero, usando un fondo tinta che dà una luminescenza bellissima alla pelle.

L’abito è a dir poco perfetto – è un pensiero commovente di Christian,che ha scelto il colore ideale per un secondo matrimonio, è perfetto per me perché lui mi conosce intimamente: è un simbolo prezioso del nostro nuovo inizio, che mi provoca una miriade di sentimenti.

“Ana, tu sei … mozzafiato!” esclama Mia, quasi in soggezione.

La mia mano si appoggia sulla sua, che riposa sulla mia spalla nuda: “Grazie, Mia,” le dico guardandola nello specchio “e grazie anche per avermi aiutato”. Il mio sorriso sincero è la miglior risposta che potevo darle.

Un bussare alla porta mi fa fremere perché il matrimonio inaspettato è oramai alle porte. E’ arrivato Taylor: è giunto il momento di diventare di nuovo Mrs Grey…

6 thoughts on “Capitolo 22

  1. Kikka says:

    wooooooooow……bellissimo!!!!

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  2. Marina says:

    che meraviglia!!! Grazie!!!

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  3. federica says:

    grazie grazie non vedo l ora del prossimo complimenti

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