Capitolo 28

Prendiamo una golf cart fino all’edificio che ospita il casinò, con il team di sicurezza che ci segue da vicino. Non appena ci fermiamo Christian mi afferra la mano e cattura il mio sguardo. La sua bocca è ancora atteggiata in quel suo sensuale sorriso segreto, ma sono i suoi occhi ad attirare veramente la mia attenzione: sono vividi e mostrano emozione e felicità ma mi paiono anche contriti – il che un po’ mi innervosisce e un po’ mi emoziona, ma mi incuriosisce anche molto.

 

Dove stiamo andando?

 

Lui mi trascina all’interno con fermezza, poi mi tira vicino a sé e appoggia il braccio intorno alle mie spalle prima di baciarmi sulla tempia. “Sei bellissima, baby”: le parole che mi sussurra e l’alito caldo sul mio orecchio mi provocano un dolce brivido lungo la schiena. In risposta emetto un sospiro guardandolo, troppo stordita dalla sua aria misteriosa e dal suo sguardo tenebroso per rispondere.

 

Il casinò è un tripudio di rumori e di chiassose luci lampeggianti, e il duro suono metallico delle slot machines contrasta con la tranquillità e la quiete della nostra lussuosa villa. Christian accelera il passo, come se anche lui trovasse difficile sopportare tutto questo caos.

 

Credo che il luogo sia stato costruito appositamente in modo che, in qualunque parte del casinò si voglia andare, si debba comunque passare attraverso l’area delle slot machines. Attraversiamo rapidamente la vasta parte dedicata al gioco ed entriamo in una zona più tranquilla, che porta ad un centro commerciale che si trova all’interno dell’hotel, Via Bellagio.

 

Qui si trovano i negozi di famosi creatori di moda, che offrono a mogli annoiate e fidanzate da esibire come trofei qualcosa di divertente da fare mentre i loro compagni trascorrono la notte giocando. La maggior parte dei negozi resta aperta fino a mezzanotte, ma in questo momento, all’una e mezzo, il luogo sembra abbandonato. Prada, Fendi, Louis Vuitton, Gucci, Hermès sono tutti al  buio: gli eleganti commessi stanno chiudendo le porte e se ne stanno andando per ciò che resta della notte.

 

L’inconfondibile insegna di Tiffany & Co. attira la mia attenzione, perché è l’unico negozio ad essere ancora illuminato, con un tenue bagliore di luce che rispecchia quello dei gioielli abbaglianti che sono contenuti all’interno. Christian si ferma davanti alle porte chiuse del negozio, attraverso le quali si vede un cartello appeso ad una catena, che indica la chiusura.

 

Si gira verso di me, prendendomi entrambe le mani, e incontra il mio sguardo ansioso; con i miei occhi blu immersi nei suoi grigi mi sento sopraffatta dalla forza della attrazione tra noi e mi sfugge un sussulto involontario perché l’intensità ardente del suo sguardo è rivolta esclusivamente su di me.

 

“Mrs Grey,” inizia, a voce bassa, con un’ombra che gli attraversa il volto. “Mi dispiace per avere quasi rovinato la nostra prima notte di nozze e poi di nuovo oggi, con la mia, uhm …, reazione eccessiva ingiustificata. Tu sai che io sono un uomo geloso e quando si tratta di te io non riesco a ragionare. Per favore. Vorrei fare qualcosa per te”. Le parole gli escono fuori come se avesse ripetuto questo discorso un paio di volte, il suo sguardo è così pieno di rimorso e così pentito che mi si spezza il cuore.

 

Forse è così che lui si sente quando sono io quella che chiede scusa.

 

Allungo una mano per toccargli il volto, lasciando che le mie dita traccino la curva della sua forte mascella, mentre cerco le parole per fargli dimenticare la sua vergogna. “Christian, ti ho detto prima che ti ho sposato con gli occhi ben aperti, conoscendo tutti gli aspetti del tuo carattere. Questa volta nessuno può accusarci di avere agito frettolosamente o di essere accecati dall’amore. Ti amo assolutamente, completamente. Non devi chiedere scusa per essere quello che sei, abbiamo solo bisogno di imparare ad esprimere noi stessi in modo più appropriato”.

 

Lui mi fissa, sforzandosi di penetrare nella mia mente – verifica bene il significato delle mie parole prima di elaborarle nel suo intimo. Posso solo sperare che riescano a penetrare in lui in modo permanente. Finalmente lui concorda con quello che ho detto, con un sorriso beato. “Sì, l’hai detto, e ci proverò”. Annuendo lentamente prende la mia mano che lo sta ancora accarezzando e se la porta alla bocca per imprimere un caldo bacio al centro del palmo.

 

“Okay,” dice respirando profondamente. “Non delle scuse, allora, ma un dono. Qualcosa di significativo, per mostrarti quanto ti amo”. Il ragazzo pentito di un momento fa è scomparso, il potente vortice di amore e timore verso di me è inebriante e potente.

 

“Non devi farlo”. La mia voce è fioca e soffocata, mi sento sopraffatta.

 

“Anastasia”. Per una frazione di secondo penso che stia per perdere la pazienza, il suo tono brusco mostra che si sente frustrato, ma ha subito il buon senso di cambiare atteggiamento. “Io voglio farlo. Ti prego di non discutere su questo. Non devi impedirmelo”.

 

Lui guarda lontano, evidentemente pensando a un modo per farmi capire Quando il suo sguardo si rivolge nuovamente verso di me i suoi occhi sono luminosi, “Intendilo come un linguaggio, come un modo per esprimere quello che provo per te quando non riesco a trovare le parole giuste. Tu non mi avresti fermato se avessi detto che ti amo, e questo è solo un altro modo di dirtelo”. Lui mi passa le dita tra i capelli, portando le ciocche ribelli dietro le orecchie e cercando con attenzione qualche indizio della mia accondiscendenza.

 

Non ho mai pensato a quello che mi ha appena detto.

 

Sento che un sorriso mi si diffonde sul volto: “In questo caso, Mr Grey, spero che tu mi regali tutto il negozio!”

 

Il suono della sua risata mi fa impazzire, soprattutto di una profonda risata gutturale come questa, con la testa rovesciata all’indietro e il viso rilassato. “Volevo proprio farlo, Mrs Grey”. Un altro cambiamento improvviso e il posto dell’allegria è improvvisamente preso da una passione così forte che il suo bacio mi farebbe piegare le ginocchia se non mi tenesse per la vita, in una morsa d’acciaio

 

Whoa!

 

“Respira, Mrs Grey” mi sussurra contro la bocca ridacchiando sommessamente alla vista della mia espressione inebetita.

 

La mia risata è composta da parti uguali di gioia e di smarrimento, l’immagine di Christian e di me carichi di pacchetti di Tiffany è uno scenario fin troppo reale.

 

Con una mano apre la porta mentre con l’altra mi guida all’interno, con una ferma pressione sulla mia schiena. Entrando, vedo che il negozio deserto, c’è solo un commesso che ci fa un enorme sorriso in segno di benvenuto.

 

Si precipita verso di noi e mi prende la mano: “Mr Grey, Mrs Grey, il mio nome è Jake”. Con una mano molto curata si tocca il petto. “Sarà un piacere aiutarvi, questa mattina”.

 

Dall’espressione di Christian mi rendo conto che questa è la sorpresa: non solo il dono ma il fatto che io ho tutto il negozio a mia disposizione nel bel mezzo della notte. Scuoto la testa, un po’ imbarazzata e molto impressionata: lui non cessa mai di stupirmi – quante porte il denaro può aprire. Scuoto la testa, affidando a malincuore il mio acquisto nelle mani esperte di Jake.

 

“Ha qualcosa in mente?” chiede guardando Christian e porgendoci un bicchiere di un vino rosé gelato. Ovviamente è troppo ben addestrato per chiedere apertamente se abbiamo un budget di spesa, e formula la domanda in modo innocuo.

 

Christian, a sua volta, mi guarda pensieroso, accarezzandosi il mento con il pollice e l’indice, con gli occhi da cui traspare il suo umorismo perverso, e risponde: “hhmm …, qualcosa di costoso, credo”. Assapora il pronunciare la parola “costoso”, ben sapendo quanto questo sfoggio di denaro mi imbarazzi, mentre il rossore mi inonda le guance con sfolgoranti puntini rosa.

 

Questo, però, non ferma Christian che anzi ridacchia per il mio disagio, strizzando l’occhio a Jake che lo guarda raggiante – probabilmente per una combinazione della giocosa attenzione di Christian e del fatto che non ci sono limiti di budget.

 

Anche gli uomini gay soccombono al fascino di Christian.

 

Seguo Jake, che si sfrega le mani per l’allegria, verso una delle due comode sedie a dondolo, gettando a Christian un’occhiataccia.

 

Non appena ci sediamo, Jake si agita attorno alle vetrine e ne estrae vari vassoi di gioielli raffinati che fa poi scivolare sul bancone di fronte a noi. Quando è soddisfatto della sua scelta, si unisce a noi dalla parte opposta del bancone e inizia la sua tiritera.

 

Lui non ha un capello fuori posto, il suo abito sartoriale è perfetto anche dopo la mezzanotte e parla con un’autorevolezza chiara e semplice che, devo ammettere, mi sta affascinando a dispetto di me stessa.

 

La selezione è un po’ scoraggiante, file e file di gioielli belli e scintillanti che devono essere il sogno di ogni ragazza tranne me. Mi sento fuori posto qui, come un impostore; quasi mi aspetto che lui si trasformi in uno di quegli altezzosi commessi che a volte si incontrano nei negozi di lusso, che vi liquidano in quattro e quattr’otto se il vostro abbigliamento non è adeguato.

 

Credo che avverta la mia mancanza di entusiasmo, perché appoggia un vassoio e incontra il mio sguardo un po’ spento: “Mrs Grey, lei ha bisogno di baciare un sacco di rane prima di trovare il suo principe”.

 

Io aggrotto le sopracciglia, non capendo bene a cosa vuole alludere con la sua analogia. Io ho il mio principe! Guardando Christian gli stringo il ginocchio, entusiasta che questo splendido uomo sia il mio.

 

Jake mi lampeggia un sorriso fluorescente: “Intendo che non si deve scoraggiare: quando vedrà il pezzo giusto lo capirà immediatamente. Sono i gioielli che trovano le persone”.

 

Christian osserva questo scambio di battute senza nascondere il suo divertimento: se ne sta appoggiato allo schienale della sedia con un braccio sulla spalliera della mia e tenendo la caviglia appoggiata distrattamente sul ginocchio. Ha respinto con un gesto sprezzante i due oggetti per i quali ho mostrato interesse con un frustrante commento: “Non è abbastanza costoso”, che ha suscitato in me il desiderio di alzare gli occhi al cielo.

 

Che torturatore, penso, quasi ringhiando contro di lui.

 

Preparandomi ad affrontare quella che potrebbe essere una lunga notte, rivolgo di nuovo la mia attenzione a Jake. La ricchezza di Christian non è mai stata importante per me, ma capisco che devo immedesimarmi nel ruolo di Mrs Grey in tutti gli aspetti.

 

Jake mi passa un altro vassoio, questa volta con girocolli di perle, che improvvisamente suscita il mio interesse. Rimanendo seduta, lascio scivolare le mie dita su quei globi incandescenti color crema, alcuni con lievi sfumature di colore giallo, bianco e altri ancora rosa. Jake spiega che la perla deve essere sempre abbinata al colore della pelle di una donna, ma sono troppo persa nella loro bella luminosità per prestare attenzione, perché da certe angolazioni si vede addirittura l’arcobaleno.

 

Tengo in mano un girocollo a due fili, uniti ad ogni centimetro o poco più da una doppia perlina diamantata. Getto un’occhiata al prezzo, 5.000,00 miseri dollari,  e so che sicuramente Christian non si accontenterà di questo.

 

“Mi piace l’idea delle perle, baby, ti si addicono, ma penso che possiamo trovare di meglio”; confermando esattamente quello che ho pensato getta la sfida a Jake, senza prendere in considerazione neppure per un solo momento la mia scelta.

 

Improvvisamente Jake boccheggia una serie di urletti non diversamente da quelli di una ragazza adolescente ad un concerto degli One Direction: “Ooh! Ho proprio la cosa giusta!” Si dirige verso una parte del negozio cui ha accesso solo lo staff, quasi saltando per l’eccitazione.

 

Io faccio una risatina e Christian alza gli occhi come a dire “Che il cielo ci aiuti!”, e si unisce a me con un sorriso silenzioso. Quando guardo indietro verso le belle perle si china più vicino a me: “Lo sai” comincia, con il suo abituale timbro basso e con le labbra che sfiorano il mio orecchio, “le perle possono essere molto utili in camera da letto”.

 

Non che io non abbia idea di quello che vuole dire, ma le sue parole sfrecciano dritte verso il mio sesso, innescando un delizioso spasmo. Tutto il mio corpo rabbrividisce in risposta, i miei capezzoli si induriscono e si spingono fuori attraverso il tessuto sottile della mia t-shirt, una vampata di calore mi sale al viso.

 

Gli occhi color ardesia di Christian si allontanano dai miei, la sua attenzione si focalizza sul mio petto mentre la sua bocca si incurva, in segno di soddisfazione.  Incapace di trattenersi, lui mi sfiora su una punta con il pollice, il suo profondo gemito non fa altro che alimentare il desiderio improvviso che provo per lui.

 

Mi abbandono ad un respiro sconvolto, con i sensi acuiti per il fatto che Jake potrebbe ritornare da un momento all’altro. “Mr Grey! Comportati bene!” Il mio flebile sussurro contrasta con l’avvertimento amichevole che gli indirizzo.

 

Senza curarsi del mio rimprovero, lui si avvicina di nuovo: “Ti ricordi le sfere d’argento?” e inarca un sopracciglio per rafforzare le sue parole.

 

Annuisco con gli occhi, mordicchiandomi il labbro con i denti, mentre sposto lo sguardo da Christian al luogo da cui mi aspetto che Jake emergerà.

 

“Se scegli delle perle più grandi faranno lo stesso effetto. Io penso che un lungo filo con cui legarti i polsi sarà il mio prossimo acquisto”. Il mio polso accelera ad ogni sua parole diabolica, che mi riscalda il sangue e fa bagnare le mie mutandine.

 

“Sai quanto eccitante saresti senza nulla addosso tranne le perle? Alle orecchie, al collo” sposta le dita dalle mie orecchie al mio collo,  poi trascina il dito indice lungo il mio collo, prima di tuffarsi tra i miei seni, e questi suoi gesti mi lasciano senza respiro. “Legarti le mani …, metterle dentro di te?”

 

Santo cielo! Stiamo per iniziare a giocare di nuovo?

 

Dopo avermi descritto il quadro completo di quello che potrebbe farmi con le perle, si siede all’indietro perché ha visto Jake che sta tornando da noi. Christian torna immediatamente imperturbabile, da quel vero maestro del controllo che è, l’unica differenza è che tiene una mano casualmente appoggiata in grembo

 

Io, invece, non sono così fortunata. A parte il rosso scarlatto del mio viso, devo anche cercare di controllare il mio cuore che batte all’impazzata e il mio respiro ansimante. Io farfuglio, cercando di mascherare il tutto con un finto colpetto di tosse perché Jake pare turbato guardandomi. “Sto bene,” dico debolmente, “Potrei avere un bicchiere d’acqua per favore?”

 

Christian – il delinquente – mi dà teneramente una pacca sulla schiena: finge di essere preoccupato ma riesce solo a malapena a mascherare il suo divertimento. Per questo io gli rivolgo il mio miglior sguardo in cagnesco, socchiudendo gli occhi in fessure ostili. Sforzandosi di trattenere la risata, lui alza entrambe le mani in segno di resa, troppo adorabile perché io possa rimanere arrabbiata.

 

Leggermente più composta, con un sorriso riconoscente prendo il bicchiere che Jake mi porge.  Lui aspetta che io abbia finito di bere, ma è impaziente di mostrarci quello che ha trovato, incapace di tornare a sedere tanto che saltella da un piede all’altro. Nel momento in cui appoggio il mio bicchiere vuoto sul bancone, lui tira fuori una scatola di velluto blu e ne solleva ostentatamente il coperchio per rivelare il tesoro che contiene.

 

Christian ed io sussultiamo. Ooh, il gioiello mi ha trovata! “E’ magnifico”, esclamo con assoluta riverenza.

 

Christian si affretta a concordare con me mentre Jake lo solleva fuori dalla scatola. Il doppio filo di perle è di un bianco luminoso, ogni perla è alternata e incrociata con un diamante, a formare un motivo a rombi. Il bagliore delle perle e lo scintillio dei diamanti dà una sensazione particolare, è un look elegante che amo. Penso che sarò perfetta sia che lo indossi con i jeans sia invece che lo porti con un abbigliamento più formale.

Molto soddisfatto di sé e guardando il pezzo con ammirazione, Jake gira intorno al bancone: “Lasci che glielo allacci, Mrs Grey.”

 

Che sia per la sua natura possessiva o per il desiderio di mettere le mani su di me, Christian non gli concede l’opportunità: “Faccio io”, dice con tono perentorio ma sensuale per poi alzarsi e con una rapida mossa venire dietro di me e allontanare i miei capelli dalle spalle per liberarmi il collo.

 

Il tocco leggero delle sue abili dita tra i miei capelli e sul mio collo e il modo in cui fa scattare la delicata chiusura mi fanno sentire come se la corrente elettrica mi attraversasse; assaporo anche il più piccolo movimento delle sue mani – che mi fanno rizzare tutti i peli sul corpo.

 

Lui fa scorrere una nocca sulla mia pelle d’oca tenendo il suo sguardo fisso nel mio, e io lo vedo riflesso nello specchio di fronte a me. “Molto bella”, le sue parole roche mi lasciano in dubbio: mi chiedo se si riferisce a me o alla collana, e anche il guardarci nello specchio mi riporta alla mente alcuni ricordi piuttosto piccanti.

 

Mi porto la mano al collo tanto per toccare le perle quanto per cercare di mantenere un aspetto decoroso; le mie labbra si aprono per lasciar passare il mio caldo respiro.

 

Tutto con Christian è sensuale.

 

“La prendiamo” non batte ciglio di fronte alla richiesta di 23.000,00 dollari. Fa scivolare la sua carta di credito attraverso il bancone per non interrompere il contatto dei nostri sguardi: “Non c’è bisogno di impacchettarla, andiamo di fretta.”

 

Noi andiamo di fretta?

 

“Molto bene, Mr Grey.” Con un sorriso enorme Jake si affretta a concludere l’operazione.

 

Fingendo di ignorare la mia sorpresa Christian si piega in avanti a mi sussurra all’orecchio: “Andiamo a casa, dove posso scoparti con indosso nient’altro che il girocollo”.

 

Sì, per favore!

 

In risposta lui alza un sopracciglio e inclina la testa, come se mi avesse letto nel pensiero, e mi chiede: “La casa è troppo lontana per te, Mrs Grey?” Il suo sorriso arrogante mi fa capire che lo sa benissimo.

 

Lentamente e deliberatamente annuisco, i miei occhi sono improvvisamente aggressivi e vivaci per l’aspettativa.

 

Lui mi afferra la mano e mi fa alzare dalla sedia. Dopo avere firmato e ripreso la sua carta di credito rivolge un fugace ringraziamento a Jake e lasciamo il negozio di tutta fretta. All’esterno si ferma per dare un’occhiata su e giù per i corridoi, prima di decidere la direzione da prendere. Presa la decisione, si dirige a sinistra tenendo le dita ancora intrecciate con le mie, mentre la nostra squadra di protezione ci corre dietro, ovviamente non preparata per il cambio di programma.

 

Dopo aver superato tre negozi svolta a sinistra, dirigendosi verso i bagni pubblici.

 

Oh mio Dio! Ora che sono di fronte alla realtà mi sento più che nervosa.

 

Supera velocemente i bagni per le donne e quelli per gli uomini, e mi chiedo dove sta andando. Sulla porta successiva c’è una targa dorata raffigurante un biberon, e Christian vi si arresta davanti. Dà una veloce occhiata alle mie spalle, incrociando lo sguardo di Taylor per trasmettergli qualche messaggio telepatico. Lui e Brandon immediatamente si voltano per controllare il corridoio.

 

Premendo la maniglia siamo entrambi un po’ sorpresi di vedere che la porta si apre; la mia risatina nervosa risuona in modo strano in quello spazio vuoto. Senza preamboli Christian mi fa entrare per poi bloccare la porta alle nostre spalle. Quando dà una rapida scorsa al soffitto, mi rendo conto che sta controllando se ci sono telecamere di sicurezza.

 

Buona idea, Mr Grey!

 

La piccola stanza non è più grande di tre metri per tre; l’interruttore delle luci è impostato in modo da rendere romantica l’atmosfera, cosa strana considerando a cosa serve quell’ambiente. Su un lato c’è un lavabo in marmo, sull’altro un divano rivestito in velluto. Al Bellagio anche la sala delle pappe per i bambini  è decorata in vero stile italiano, con affreschi raffiguranti dei fiori in una giornata di sole.

 

Si rivolge a me con la sua espressione predatoria, che i suoi occhi scintillanti lasciano chiaramente intendere: “Anastasia” solo sentirlo pronunciare il mio nome fa affluire il sangue al mio basso ventre. “Ti ricordi, dalla ricerca che hai fatto, che un Dominatore mette spesso il collare alla sua sottomessa come dimostrazione del fatto che lei gli appartiene?”

 

Con occhi dolci da cerbiatto scuoto la testa per assentire, mentre il cuore mi martella nel petto e mi porto istintivamente le dita alla gola rinchiusa nel girocollo, il suo girocollo. E’ per questo che sta soffiando sul fuoco della passione, in questo momento?

 

Lui capisce dai miei occhi la domanda inespressa  e torce la bocca in un ghigno malvagio, chiedendomi una sola cosa: “Spogliati”.

 

Non c’è più niente di gioioso in Christian, sono di fronte a un uomo che ha una precisa richiesta sensuale, la sua erezione è già imponente, se lo mette a posto nei pantaloni.

 

Inebetita per il suo ordine, inspiro bruscamente prima di tirarmi la t-shirt sopra la testa e di buttarla sul divano. Felice per avere scelto di mettere scarpe senza cinturini, me le sfilo con facilità. Apprezzo il modo con cui i suoi occhi seguono i movimenti delle mie mani lungo il mio corpo mentre lentamente apro i miei jeans.

 

Mi contorco velocemente e i jeans cadono a terra: mi resta addosso solo un reggiseno di pizzo bianco con un minuscolo perizoma abbinato e, naturalmente, il girocollo di perle che ha ispirato questa scena erotica. Il rombo che gli esce dal petto mostra il suo apprezzamento e parla del suo bisogno di toccarmi, ma lui non lo fa e si limita a ruotare un solo dito in aria.

 

Comprendo il significato di quel gesto: mi tiro indietro i capelli inclinando la testa e gli rivolgo un sorriso sicuro e sexy prima di girarmi, prestando attenzione a far volutamente ondeggiare i fianchi, senza ritegno. Con la schiena girata, lo sbircio da sopra la spalla, facendo cadere le spalline del reggiseno in modo che penzolino in maniera allusiva.

 

Affondando i denti nel labbro inferiore vedo che tiene lo sguardo inchiodato a me e che le palpebre gli si appesantiscono per il crescente desiderio. Raggiungendo la mia schiena slaccio il reggiseno e lo lascio cadere a terra, quindi mi rigiro per mettermi di nuovo di fronte a lui. Con le mani sui fianchi gli rivolgo uno sguardo e un sorriso che significano “vieni qua a fottermi”, incitandolo ad unirsi a me.

 

Ragazzi, è davvero divertente giocare con lui al suo stesso gioco!

 

Lui si lecca le labbra e strofina il pollice sopra la punta delle dita mentre mi dice, con la sua voce roca, di tenere le mutandine. Con un solo sinuoso passo mi raggiunge, fa scivolare le mani sotto il mio tanga e mi afferra le natiche, spingendosi contro di me.

 

Io gemo; il mio corpo si surriscalda mentre premo il mio seno contro il suo forte petto. Le nostre labbra sono vicinissime, respiriamo l’uno sulla bocca dell’altro, per ora continuiamo il nostro tortuoso stuzzicarci, eccitati.

 

Con un movimento fluido mi solleva sul bancone, aprendomi le gambe con i suoi fianchi. La sua mano si infila tra di noi, entra sotto il triangolo fragile di pizzo che copre il mio sesso e lo stringe nel pugno. Il tessuto, tirato delicatamente verso l’alto, scivola tra le mie labbra gonfie, imprigionando il mio clitoride.

 

Mi lascio sfuggire un sibilo estatico, appoggiandomi con i palmi sul freddo piano di marmo. La mia reazione gli provoca piacere e allora lui inizia il suo ritmo – lo strattona, lo libera, lo strattona, lo libera di nuovo, poi aggiunge un altro strumento alla sua sinfonia erogena e mi succhia un capezzolo già duro con la sua calda bocca.

 

Quando percepisce che i muscoli delle mie gambe si sono irrigiditi, pizzica leggermente il bocciolo sensibile tra le pieghe del mio slip, strofinandolo con la punta delle dita. Giro la testa e vengo violentemente, urlando il suo nome.

 

Senza nemmeno rendermi conto che si è liberato e semplicemente spostando gli slip di lato, il mio corpo sta ancora tremando quando lui sfrega la testa della sua erezione sul mio sesso sensibile, raccogliendo il mio umore come lubrificante prima di tuffarsi dentro di me.

 

“Cazzo! Sei rovente!”, riesce a dire prima di muoversi e trovare la mia bocca che depreda, succhia e lecca con selvaggia ferocia. Io lo circondo con le gambe, attirandolo più in profondità dentro di me, e lui accelera il ritmo.

 

Sul punto di raggiungere l’orgasmo lui afferra la mia gola, la sua mano mi stringe il collo, come se la sensazione dei fili di perle lo stesse eccitando maggiormente. La sua manifestazione di possesso è così palese ed eccitante che io comincio a stringerlo ancora di più e i nostri corpi raggiungono contemporaneamente l’orgasmo.

 

Lui mi abbraccia saldamente e attendiamo di calmarci per ricomporci, io quasi del tutto nuda e Christian completamente vestito ma con i pantaloni aperti. “Grazie” dico a bassa voce, non so per che cosa esattamente, ma sapendo che gli sono grata per tante cose in questo momento.

 

Spingendosi all’indietro lui mi guarda, ma senza il sorriso che mi aspettavo di vedere nei suoi occhi: “Che cosa c’è che non va?” gli chiedo mentre il mio sorriso svanisce rapidamente.

 

Lui sbatte le palpebre, stringendomi il viso tra le mani: “Non mi aspettavo di godere in quel modo”. Mi rendo conto che è sconvolto.

 

“In quale modo?” gli chiedo, sinceramente perplessa.

 

“Non ho mai messo il collare ad una sottomessa, non ho mai pensato che avrei goduto nel metterlo a te …”

 

Ancora una volta tocco le perle. “Ma questo non è un collare”, dico in modo poco convincente, non sapendo dove questa conversazione ci porterà.

 

Mi fa il suo sorriso timido, quello che adoro. “Lo so e prima, quando parlavo del rapporto Dominatore/sottomessa,  stavo solo cercando di eccitarti, ma quando l’immagine mi è balenata in testa …” lui vacilla e il suo sorriso sembra incerto “ora è tutto quello che vedo. Credo di essermi fissato sul simbolismo che nasconde”. Per un attimo ancora resta perplesso:  “Tu mi odieresti se ti dicessi che mi piace?”

 

Mi viene da ridere, con una squillante risata che risuona nella stanza, “No, certo che no. Mi piace essere tua”. Gli metto le braccia intorno al collo e lo cingo con le dita.

 

Devo ammettere che, quando avevo letto dei collari, ne ero rimasta sconvolta: portare un collare mi sembrava una cosa bestiale e crudele ma questo non è un collare, è quasi un anello di nozze per il mio collo.

 

“Grazie per la splendida collana, Christian”.  Gli do un rapido bacio sulla guancia, e lui torna raggiante.

 

“Grazie a te, Mrs Grey. Sembra che piaccia a tutti e due”. Di nuovo padrone di sé, mi strizza l’occhio e sempre sorridendo mi accarezza le braccia.

 

Adesso, però, è il mio turno di fare dei discorsi seri: abbasso un attimo lo sguardo pensando bene alle mie parole prima di aprire bocca: “Anch’io ho qualcosa per te.”

 

Siccome la mia espressione è cupa lui resta in dubbio, ma il luccichio nei suoi occhi è inconfondibile e mi fa capire che lui è felice di ricevere un mio regalo. “Davvero?”

 

Con un sospiro trovo il coraggio di parlare: “Tu sai che, quando Chris è nato, sul suo certificato di nascita Jose è stato registrato come il padre”.  Mi fermo, in attesa della sua reazione.

 

Quando lui annuisce io continuo: “Voglio che noi sistemiamo le cose, intendo ufficialmente, e dichiariamo la verità, in modo che Chris possa portare il tuo nome”.

 

Lui deglutisce poi mi prende tra le braccia. “Mi piacerebbe. Molto”. Nelle sue parole il sentimento è evidente e mi riscalda il cuore.

 

Ancora tenendomi stretta si schiarisce la gola: “Baby, c’è solo un problema e io non so come mai non ci avevo ancora pensato, fino ad ora: lo sai che falsificare un documento ufficiale è un reato?”

2 thoughts on “Capitolo 28

  1. Kikka says:

    bellissimo come sempre!!!! complimenti :*

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