Capitolo 29

Il panico mi prende lo stomaco. Mi sciolgo dal nostro delizioso abbraccio postcoito e guardo Christian: non sono sicura di avere capito bene. Ho infranto la legge? Il mio subconscio si appoggia i pugni sui fianchi e stringe le labbra, in segno di disapprovazione. “Che cosa vuoi dire?” con gli occhi spalancati per lo stupore aspetto che lui mi chiarisca cosa intendeva..

 

“Baby,” – sembra preso alla sprovvista, perché pensava che io capissi – “tu sapevi chi era il padre, ma coscientemente hai rilasciato una falsa dichiarazione su un documento ufficiale”. Sono sollevata per il fatto che non c’è traccia di recriminazione nel suo tono, ma questo non basta ad esorcizzare la paura che si fa strada nella mia mente.

 

A parte avere superato il limite di velocità qualche rarissima volta, io non ho mai infranto nessuna legge. “Potrei andare in prigione?” Sicuramente no, credo, almeno non per una cosa così banale, ma ho un disperato bisogno di eliminare anche la più lontana possibilità che ciò succeda, per liberare la mia testa annebbiata.

 

Christian si mette a ridere, poi bruscamente la sua risata si spegne quando vede il terrore sul mio volto. “No baby, non credo. A meno che tu non abbia fatto di peggio o non abbia tratto in qualche modo profitto dalla cosa”. Lui mi accarezza i capelli e la sua calma fiducia è sufficiente a cancellare la mia paura.

 

Tutto il mio corpo si affloscia con il  profondo respiro che esalo. Prima che io possa farci niente gli chiedo scusa: “Mi dispiace. Ancora una volta”. Abbasso lo sguardo per nascondere la mia profonda vergogna, mentre capisco quanto sono stata infinitamente stupida.

 

Lui si irrigidisce e così cattura la mia attenzione, costringendomi a guardare i suoi occhi d’acciaio. Anch’io mi irrigidisco alla vista della sua espressione. Il severo avvertimento sul suo volto è sufficiente, il messaggio che mi trasmette è forte e chiaro, pur se silenzioso.

 

So che lui vuole che io dimentichi la mia colpa, ma come faccio? Dovunque guardi, vedo gli esiti della mia sconsideratezza. Se non posso chiedere scusa – non che io pensi che questo potrebbe comunque alleggerire il mio fardello – tutto quello che mi rimane è l’umiliazione che deriva dal mio comportamento dissennato..

 

Sensibile come al solito, lui mi prende per le spalle: “Hai fatto quello che sentivi di dover fare, so che l’hai fatto perché così pensavi di proteggermi ma entrambi abbiamo una parte uguale di colpa per quello che è successo. Affrontiamolo insieme e vediamo se riusciamo a risolvere la cosa, sei d’accordo?”.

 

Lui butta là la domanda, desideroso di sollecitare la mia collaborazione. Sono così grata per la sua infinita capacità di perdono, soprattutto quando la cosa mi riguarda. Chissà cos’altro succederà in futuro? Ogni volta che penso che abbiamo finalmente raggiunto la fine del mio elenco vergognoso di errori grossolani inciampiamo su un altro, è deprimente.

 

Io annuisco, con gli occhi corrucciati. “Va bene.” Come sempre lui riesce a sorprendermi. Così imperfetto eppure così perfetto, perfetto per me, almeno. Abbracciandolo stretto, rido tra le lacrime, sono ancora nuda e lui è ancora dentro di me.

 

Lui, imbarazzato, guarda in giù, verso i nostri corpi ancora uniti. Con un sorriso scrolla le spalle, impassibile: “Ti ho detto che non ne avrò mai abbastanza di te”. Lo sento contrarsi dentro di me e ansimo, a dispetto dell’orgasmo di poco fa  lui ha un’altra erezione.

 

Divertito per la mia reazione sbalordita, lui inarca un sopracciglio con fare lascivo, poi esce da me sussurrandomi un’intima promessa “Più tardi”.

 

Lui mi aiuta a scendere dal bancone e mi passa i vari indumenti che mi ero tolta, guardandomi come un uomo affamato guarderebbe una grande bistecca. “Non ti vergogni?” dico per prenderlo in giro, ma per quanto mi sforzi non posso evitare di arrossire.

 

Sorridendo malignamente lui risponde: “Non quando la cosa ti riguarda, baby”. Per dimostrare che è davvero così il suo sguardo si intensifica facendomi correre dei brividi lungo la schiena. Non è la prima volta che mi chiedo come è possibile essere così appassionati.

 

Arrossisco ancora di più quando raggiungiamo Taylor e Brandon, che devono sapere esattamente quello che abbiamo fatto. Tenendo la testa bassa faccio del mio meglio per evitare il loro sguardo mentre prendiamo la via di casa.

 

Tornati alla villa facciamo una doccia e poi Christian mi porta a letto. Con una bruciante e intensa lentezza che lascia intendere i sentimenti che prova per me facciamo l’amore. L’ultimo pensiero che ho prima di addormentarmi è che non avrei potuto desiderare una luna di miele migliore o un marito migliore.

 

A causa delle nostre scappatelle notturne la mattina dopo dormiamo fino a tardi, cosa che a Christian non succede mai, così in pochi minuti dobbiamo freneticamente preparare i bagagli prima dell’appuntamento con Chris ed i nostri genitori per il volo di ritorno. Per quanto io abbia amato il tempo che abbiamo trascorso da soli, ho sentito disperatamente la mancanza del mio bambino e sono ansiosa di stare con lui.

 

Dopo avere abbracciato la mia famiglia, lottando per non mostrare come mi colpiscono nell’intimo le coccole che mia madre mi fa piangendo, lasciamo lei e Bob al terminal delle partenze nazionali nella sala di prima classe – un altro dono del mio generoso marito – e saliamo sul jet delle Grey Enterprises.

 

Ho già salutato mio padre all’hotel: Ray ha infatti deciso di visitare la zona, così ha affittato una macchina per il viaggio di ritorno a Montesano. Mi ha però fatto promettere, prima di salutarci, che andremo a trovarlo al più presto. Stretta nel suo abbraccio, ho sentito il suo amore e il suo perdono e questo mi ha rasserenata, almeno sul piano del nostro rapporto.

 

Nel breve tragitto in auto per raggiungere l’aeroporto Christian controlla la sua e-mail, un compito che ha trascurato negli ultimi giorni. Scuoto la testa verso di lui, con gli occhi spalancati, per rimproverarlo quando lo sento bestemmiare sottovoce al telefono. I bambini sono come spugne, non voglio che il vocabolario di Chris diventi così colorito come quello di Christian.

 

Lui si accorge di quello che ha detto e si tocca le labbra con la punta delle dita: “Volevo dire … perbacco!”

 

Il suo viso, sorpreso e pentito allo stesso tempo, ridacchia per la sostituzione della parola.

Perbacco davvero!

 

Mi chiedo se parlava di lavoro o della minaccia cui siamo esposti. Lo guardo, sperando che sarà lui a spiegarmi cosa lo ha irritato. Ormai non penso ad altro che alla nostra minaccia senza volto, come se un dito attirasse costantemente a lei la mia attenzione. Uscire fuori dalla nostra bolla beata ha acuito ancora di più la mia attenzione per le avversità che incombono su di noi.

 

“Mi dispiace, baby”, dice quando vede che lo guardo, in attesa. “Ros”, dice alzando il cellulare. “La storia delle nostre nozze è esplosa su tutti i giornali. Speravo che almeno i giornali di minor importanza non pubblicassero nulla fino a domani, ma evidentemente la notizia di “un importante uomo d’affari e big dell’editoria”  che si è riunito al primo amore è uno scoop troppo grande per aspettare”. Fa un paio di virgolette in aria, irridendo i titoli di un giornale.

 

Gemo. Odio la frenesia con cui i media affrontano tutto quello che riguarda Christian. Se i giornalisti non fossero così insistenti e fastidiosi tutto sarebbe più facile da gestire, ma continueranno a dire e fare qualsiasi cosa per vedere e riferire le sue reazioni. Sono terrorizzata all’idea di dovermi di nuovo muovere attraverso i loro feroci, folli flash.

 

Speriamo che non immaginino che torniamo a casa così presto dopo il matrimonio, o questo è il piano, almeno. Christian avrebbe voluto che la notizia fosse diffusa un po’ dopo il matrimonio, in modo da poter tornare in pace a Seattle, mentre tutti davano per scontato che fossimo ancora in luna di miele. Un’altra ragione per cui il Bellagio è così favoloso, si può contare sulla loro discrezione.

 

Nell’aereo mi concentro per non pensare ai giornalisti e ai pericoli incombenti, concentrandomi invece su Chris. Lo ascoltiamo ridendo mentre ci racconta del mini golf e di tutte le porcherie che gli è  stato permesso di mangiare, viziato al massimo da nonni indulgenti e da una zia che lo adora. Sorrido, ma capisco che sarà dura rimettere a posto le cose, la prossima settimana.

 

“Mia potrà rimanere a casa nostra?” ci chiede Chris, mentre lei gli sorride e lo saluta con le dita dal suo posto.

 

“No, tesoro, Mia ha la sua casa ma sono sicura che ti verrà a trovare spesso e poi la vedremo tutte le volte che andremo da nonna Grace e da nonno Carrick”.

 

Il suo viso si intristisce: “Perché non può stare con noi?” chiede assumendo quel tono piagnucoloso che i bambini adottano per costringere i genitori ad accontentarli.

 

Anche se è un atteggiamento fastidioso, la cosa non è grave ma il volto di Christian mostra il suo sconcerto: è la prima volta che vede qualcosa di diverso dal bambino modello che Chris è stato finora. Tengo a freno la voglia di ridere e prendo tra le mani il viso del mio ragazzino: “Buddy, lo so che è stato molto divertente stare con Mia, con la nonna e con il nonno ma proprio come il nonno e la nonna di Savannah anche loro vivono nelle loro case. Ti prometto che andremo a giocare con loro ogni volta che potremo”.

 

Lui mi guarda, con i suoi grandi occhi lucidi di lacrime e il labbro inferiore che trema. Vedo di sottecchi che Christian ci guarda, cercando di immedesimarsi – ansioso di imparare il ruolo del genitore. Lui di solito non è un bambino emotivo e normalmente avrebbe accettato una spiegazione del genere, ma ho il sospetto che stavolta ci sia qualcosa d’altro. Con una capacità di comprendere che solo la maternità può dare, mi rendo conto che –anche se si è molto divertito con la sua nuova, grande famiglia – ultimamente ci sono stati degli enormi cambiamenti nella sua giovane vita e questo pianto significa che ha bisogno di attenzioni e di rassicurazione.

 

Quando le prime lacrime scendono sulle sue paffute guance, Christian lo prende in braccio. “Ehi, campione, non piangere. Vedremo Mia talmente spesso che ti stancherai di lei”, dice sorridendo a Chris, le cui lacrime si trasformano in grandi singhiozzi. Scalciando per liberarsi dall’abbraccio del padre, Chris mi tende le braccia e le sue suppliche mi straziano il cuore.

 

Sconcertato, Christian lo lascia andare e io lo accolgo a braccia aperte, premendo il suo infelice faccino nell’incavo del mio collo. Colgo sul viso di Christian una triste espressione stordita,  sono sicura che si sente rifiutato.

 

Con la mia mano libera raggiungo la sua e la stringo con dolcezza, mentre cerco di trasmettergli con uno sguardo che non deve sentirsi escluso. A volte i bambini hanno bisogno solo della loro mamma. Chris adora il suo nuovo papà ed è entusiasta che ora lui faccia parte della sua vita, ma io sono stata la sua fonte di amore e di conforto per così tanti anni che adesso ci vorrà del tempo perché lui possa imparare a fare affidamento su Christian nello stesso modo.

 

Il cipiglio di Christian rimane preoccupato mentre io coccolo Chris con dolci parole, per farlo rilassare. Quando lui è di nuovo calmo lo tengo stretto, parlandogli a bassa voce in un orecchio: “So che un mucchio di cose sono cambiate, amico. Hai un nuovo papà, dei nuovi nonni, una nuova casa, la mamma a volte sta da sola con papà. Tutte queste cose sono grandi e nuove e forse ti fanno un po’ paura, ma devi pensare che adesso, anziché avere solo me che ti amo, hai anche il papà. Io voglio che tu sappia che tutti e due ti amiamo molto. Anche se le cose stanno cambiando, il nostro amore per te non cambierà mai. Saremo sempre accanto a te, per aiutarti e proteggerti in ogni occasione”.

 

Gli accarezzo i capelli, dandogli tutto il tempo di cui ha bisogno per pensare a quello che gli ho detto. Il suo corpicino tremante si allontana dal mio, mi guarda in viso, forse a suo modo cerca una conferma del fatto che gli ho detto la verità. Gli rivolgo un sorriso aperto.

 

Rassicurato, riacquista subito il suo modo di fare solare: si divincola dalle mie braccia e ci guarda da sopra la spalla, mentre corre a godersi gli ultimi momenti con i nonni e con Mia, che impazziscono per lui.

 

Christian lo guarda con uno sguardo malinconico. Stringendogli le mani, cerco di farlo ragionare: “Non prenderla così, come un’offesa personale. E’ così che fanno i bambini. So che sembra terribile, ma questi piccoli esseri sono estremamente egoisti. Vogliono quello che vogliono, come lo vogliono, quando lo vogliono e non si rendono conto che così facendo possono ferire qualcuno”.

 

Lui annuisce, guardando con occhi malinconici suo figlio, che ora si gode le attenzioni della zia. “Un giorno lui se ne andrà”, dice a bassa voce, tradendo le forti emozioni che prova.

 

Mi trattengo, capendo a cosa sta pensando: un altro esempio delle gravi responsabilità della sua triste infanzia per il suo carattere di oggi. “Sì”, confermo: inutile negare l’inevitabile. “Ma, se faremo bene il nostro dovere di genitori, lui sarà felice. La sua vita sarà piena di sane relazioni importanti e noi ne faremo parte. Forse si farà anche una sua famiglia. Non ti devi rovinare la gioia che lui oggi faccia parte della tua vita pensando a quello che accadrà in futuro”.

 

Finalmente torna a guardarmi: “Hai ragione. Ma io … io vorrei avere con lui lo stesso rapporto che hai tu”.

 

Ancora parole che finiscono per tramortirmi come pugni, ma mi sforzo di non trasalire – non lo ha detto per me. “Prima di tutto una mamma è una cosa molto speciale per un bambino piccolo. Non importa quanto un figlio ama il padre, ci saranno dei  momenti in cui vuole solo la sua mamma. Chiedilo a qualsiasi genitore”. Sorrido con un sorriso sbilenco, pensando a tutte le volte che ho dovuto medicargli le ginocchia sbucciate o qualche livido.

 

“In secondo luogo, forse non te ne rendi ancora conto ma hai fatto dei passi avanti incredibili con lui. Lui ti adora e soprattutto ha fiducia in te, ma come in ogni rapporto avete bisogno di più tempo. Più tempo per arrivare a conoscervi. In poco tempo vedrai che la sua fiducia in te aumenterà e lentamente, man mano che cresce, sarà la tua approvazione che lui vorrà”. Mi premo le nostre mani, unite, contro la guancia.

 

Il mio meraviglioso marito mi rivolge un sorriso timido, e sento le farfalle svolazzare nella pancia. “Wow Mrs Grey, molto perspicace. Grazie. Forse dovresti smetterla di dedicarti alla scrittura e specializzarti in psicologia infantile”. Dalla sua impertinenza traspare la sua gratitudine, il che dimostra quanto fosse turbato da quello che è appena successo.

 

Gli do un colpo sul braccio, sollevata di trovarmi su un terreno più sicuro: “Non posso farlo! Ho già speso l’anticipo che ho ricevuto! E poi, che cosa farebbe Julie Logan?”

 

Lui ridacchia, guardandomi con un amore così caldo che mi fa fremere: “Le troverei qualcos’altro da fare”. Poi accantona l’argomento Julie con un semplice movimento del polso. “Se la psicologia non è per te,  magari potrebbe esserlo startene a piedi nudi e incinta”. La luce calda del suo amore si trasforma in un ghigno diabolico, incredibilmente bello e solo un po’ spaventoso.

 

Pensavo fossimo d’accordo che era meglio aspettare!

 

Io farfuglio qualcosa; dovrei sapere ormai che è molto abile a prendere in giro. “Uhm …, bene”. abbasso lo sguardo fingendo di mettere a posto la gonna, per nascondere il rossore che mi si è diffuso sulle guance. “Credo che continuerò a dedicarmi alla scrittura, grazie.” Il tono indignato delle mie parole mi imbarazza un po’.

 

Mi accorgo che Christian si sta rabbuiando: “Non starai pensando di tirarti indietro dalla promessa che mi hai fatto?”

 

Mi sposto così gli sto davanti con tutto il mio corpo, sconcertata per il suo disagio. “No, no. Niente affatto. Ho solo pensato che fossimo d’accordo per aspettare un po’”.

 

Batte ritmicamente col pollice sopra la mia mano, per un attimo intento a quel movimento prima di parlare: “Lo siamo”, dice in un modo esitante che mi permette di immaginare che un “ma” è in arrivo. Ho notato che sta meditando: “Ma io spero che quell’attesa sia finita”.

 

Due cose mi colpiscono subito. Lui è nervoso, e me lo dimostrano il modo in cui non mi guarda negli occhi e la scelta di tenere lo sguardo focalizzato sulle nostre mani unite, anche se, nonostante il nervosismo, è onesto e aperto nel comunicare con me. So di avere una grande responsabilità di quel nervosismo: lui si sta chiedendo se lo abbandonerò di nuovo.

 

Il mio cuore barcolla, voglio premiare la sua onestà ma l’istinto mi dice di attenermi a quanto ho detto per quello che riguarda il bambino. Il tono reverenziale che usa quando ne parla  mi dà una vaga idea di quanto lo desideri. Siccome il matrimonio è un compromesso, io dovrò rassegnarmi a quel bambino – più prima che poi.

 

Per ora, però, l’unica concessione che sono pronta a fare è una risoluzione a breve termine. “Grazie per essere stato onesto con me; capisco bene quanto tu lo desideri, ma possiamo almeno aspettare fino a quando questa oscura minaccia non incomberà più su di noi?” Non voglio usare la parola “minaccia” nella stessa frase in cui si parla del nostro futuro e di un possibile bambino.

 

“Un punto per te, ben fatto Mrs Grey.” Il suo sorriso mesto è una capitolazione molto ricalcitrante.

 

Accidenti!

 

Restiamo in silenzio per un minuto, ognuno alle prese con la difficoltà di tornare al mondo reale.

 

“Allora, Julie Logan”. Christian mi guarda di traverso, misurando la mia reazione. L’ultima volta che ne abbiamo parlato abbiamo litigato.

 

Io sbuffo, ricordando che la sua assunzione era stato un ulteriore esempio della natura prepotente di Christian. “Cosa mi dici di Julie?” Il mio cuore mi sorprende, accelerando il suo ritmo. Forse sono più entusiasta di pubblicare i miei libri di quanto pensassi.

 

Il suo sorriso di risposta mi dice che anche lui ricorda la nostra discussione. “Sei ancora disposta a lavorare con lei?”

 

“Sì. Assolutamente”. Ho già un’idea per la copertina del libro. In realtà sono abbastanza emozionata. Guardandolo, mi accorgo che lui è molto contento: alza la mano e mi dà un dolce bacio sulla schiena.

 

“Sono contento di sentirlo, Mrs Grey”. Come idioti ci guardiamo negli occhi, irraggiando la nostra gioia. Un momento di felicità completa, se solo potessimo bloccarlo all’infinito.

 

“Così, quando vuoi cominciare?” mi batte di nuovo sulla mano col pollice, perché vuole mantenere una sorta di contatto fisico tra noi.

 

Cercare di capire dalla sua espressione cosa vorrebbe è quasi impossibile quindi gli faccio di rimbalzo la stessa domanda: “Quando vuoi che cominci?” Sbatto le ciglia, facendo del mio meglio per dare l’impressione di una moglie compiacente e deferente.

 

“Ben fatto, Mrs Grey”. Il suo sorriso è per metà divertito e per metà meravigliato. “Fino a quando lei potrà venire da te all’Escala mi va bene. Dobbiamo anche cercare per Chris una au pair o un insegnante. Io non voglio che vada a scuola, date le circostanze”.

 

Il mio umore scende in picchiata, odio l’idea che vivremo quasi prigionieri all’Escala ma capisco che è necessario. L’ultima cosa al mondo che vorrei è che accada qualcosa a Chris. Ero molto più imprudente e correvo molti più rischi prima di essere una mamma. “Va bene” dico, cercando di sembrare brillante, ma nel mio intimo profondamente rassegnata al mio triste destino.

 

Christian fa un sobbalzo: “Va bene? Nessuna obiezione?” Scuote la testa, incredulo:” Se avessi saputo che diventare madre ti avrebbe resa così conciliante ti avrei messa incinta subito!”

 

Io punto gli occhi su di lui: “Sei proprio un bruto sciovinista!”

 

Questa volta lui ride ad alta voce, “Non posso obiettare nulla, baby. Bella e intelligente. Che altro potrebbe chiedere di più un uomo?”

 

“Meglio che te ne ricordi, Mr Grey”. Gli strizzo l’occhio e lo bacio sulla guancia.

 

E’ andato tutto abbastanza bene, direi – una conversazione potenzialmente pericolosa si è risolta per il meglio.

 

Beviamo entrambi un sorso della nostra bottiglia d’acqua, mentre Christian ancora ridacchia tra sé e sé. Quando riprende a parlare è un po’ più serio e qualcosa nei suoi occhi ardenti mi dice che stiamo finendo in un altro campo minato. “Visto che tutto è andato così bene,”  le sue parole riecheggiano le mie di poco fa, poi trae un sospiro, “sotto quale nome pensi di pubblicare i tuoi libri?”

 

Uh-oh! Ho parlato troppo presto?

 

Lo guardo esitante, cercando di indovinare cosa lui si aspetta in proposito. In passato la sua possessività mi ha impedito di prendere le distanze da lui in ogni modo, soprattutto per quanto riguarda il nome, ma non  so cosa ne pensa adesso. Vedendo che il rinviargli la domanda ha funzionato così bene prima, decido che è il più sicuro modo di agire. “Devo ammettere che non ci ho pensato. Ovviamente prima avevo intenzione di utilizzare il cognome Steele, ma molto è cambiato nelle ultime settimane”.

 

Non voglio però essere io ad offrirgli di usare il mio nuovo nome, sono troppo curiosa di vedere cosa ne pensa.

 

Mi guarda, dubbioso “Stai giocando di nuovo a quel gioco, Mrs Grey”. Il suo tono severo è compensato da un sorriso divertito Scoperta, non posso fare altro che arrossire violentemente.

 

E’ troppo dannatamente attento alle cose cui tiene.

 

La sua risposta non avrebbe potuto sorprendermi di più: “Se hai intenzione di usare il tuo vero nome vorrei che fosse Grey, ma vorrei che tu prendessi in considerazione la possibilità di usare uno pseudonimo. L’anonimato è una cosa molto preziosa, baby, dal momento che la nostra vita non è di basso profilo”.

 

Impressionata, ammetto che ha ragione: “E’ vero, Mr Grey.” Questa è una sua caratteristica speciale, un suo talento speciale, il talento che sono convinta gli abbia fatto raggiungere il successo. Lui trova sempre la visuale giusta e riesce a guardare le cose sotto prospettive insolite. Il rispetto è solo un altro sentimento che posso aggiungere alla miriade di sensazioni meravigliose che provo per lui. “Ci penserò”.

 

Mi regala un sorriso enigmatico poi mi stringe il ginocchio e rivolge la sua attenzione al computer portatile. Essendo stato lontano dal posto di lavoro per un po’ di tempo adesso deve pagare il fio; pigramente mi chiedo quanti impegni lo aspettino e se anche lui è contento come lo sono io di come è andata la nostra discussione.

 

Dopo un respiro profondo affronto il temuto compito di iniziare a pensare alla e-mail che vorrei mandare a Jose Ci sono così tante cose che devo dirgli, ma ho deciso di tenermi sul vago. Starò alla larga da lunghe spiegazioni sconclusionate per chiedergli semplicemente scusa.

 

Da: Anastasia Grey

Oggetto: Lungo ritardo

Data: 27 ottobre 2016 11:15

Per: Jose Rodriguez

Caro Jose, spero che tu stia bene. Non ho mai avuto l’opportunità di chiederti scusa e vorrei farlo ora. Ti ho ingannato circa il motivo per cui Christian e io ci eravamo separati. Lui non mi aveva buttato fuori di casa a causa della gravidanza, ero stata io a lasciarlo perché ero troppo terrorizzata per dirglielo. Capisco che tu forse non riuscirai mai a perdonarmi, ma io voglio che tu sappia che mi rendo conto di essere stata egoista e crudele e di avere sbagliato. Ho deliberatamente usato te e il tuo affetto per me. Eravamo amici e ho abusato della nostra amicizia oltre ogni limite. Mi dispiace – senza riserve e completamente.

Non so se sei informato del fatto che Christian e io ci siamo di recente riuniti. Avrei voluto dirtelo personalmente. Spero che nel tempo potrai superare il dolore che ti ho causato.

Anastasia Grey

 

A disagio, appoggio la mano sull’avambraccio di Christian e gli faccio vedere il mio iPad. Lui guarda prima me, poi lo schermo. La flessione quasi impercettibile della sua bocca è l’unico indizio del disgusto che prova. I suoi occhi leggono e valutano. Mi dà un minimo cenno di approvazione, che a malapena definirei come avallo, ma che io sia dannata se voglio discutere su questo argomento. Va bene così.

 

“Grazie.” dico, un po’ a disagio per il fatto che mi sento in dovere di ringraziarlo per avere acconsentito a che io invii un messaggio e-mail che ritengo quasi necessario come il respiro. Una volta che ho salvato il documento chiudo il mio iPad, inquieta. Io davvero spero che non ci imbatteremo in un branco di paparazzi quando scenderemo dall’aereo.

 

“Baby?” Christian trascina i miei pensieri lontano dall’idea di dover difendere Chris dai paparazzi.

 

“Mmhh?” Giro la testa per incontrare il suo bello sguardo color ardesia, “Mmhh?”

 

Vedo un lampo di esitazione nei suoi occhi prima che la sua ferrea determinazione lo spazzi via: “Ho organizzato il trasferimento all’Escala delle tue cose di Savannah; che cosa vuoi fare con l’appartamento?”

 

Non posso fare a meno di sorridere capendo da cosa dipendeva la sua riluttanza. Mi ha chiesto cosa mi piacerebbe fare anziché decidere lui. Yay! Naturalmente ha spedito le nostre cose senza chiedermi nulla, ma credo che fosse la cosa più ovvia da fare quindi non posso risentirmi.

 

“Grazie Mr Grey, come al solito sei molto efficiente”. Lui sbuffa, sapendo che il mio commento è ironico, ma mitigo il sarcasmo con un sorriso dolce. “Immagino che dovrei affittarlo o subaffittarlo. Quando saremo a casa guarderò bene le clausole del contratto e prenderò una decisione”.

 

Ancora una volta mi sorprendo della sua esitazione, “Uhm. Sì, l’ho fatto. Daremo disdetta del contratto d’affitto. Ho già incaricato gli avvocati di provvedere al pagamento della penalità”.

 

Oh ragazzi! Così, me lo ha chiesto solo perché pensava di sapere già cosa avrei deciso. Sembra che io possa avere solo l’illusione del libero arbitrio.

 

Io rizzo il pelo: “Allora, grazie per avermelo chiesto”. Questa volta il sarcasmo è tutt’altro che amichevole e incrocio le braccia al petto, con fare scontroso.

 

“Baby, non fare così. Era palese cosa si doveva fare”. Quando si tratta del nostro rapporto, la sua insicurezza è evidente e lui mi afferra di nuovo la mano perché il contatto gli dà conforto.

 

Grr!

 

Mi giro verso di lui, sforzandomi di reprimere l’esasperazione. “Potrebbe anche essere stata l’unica cosa da fare, ma chiedermelo quando hai già preso una decisione mi sembra … mi sembra …” Scuoto la testa, cercando di trovare le parole meno offensive per spiegargli quanto inutile e ridicola mi sembri la cosa, quando la frustrazione mi fa alzare le mani in segno di sconfitta.

 

Lui apre la bocca per parlare, ma io lo blocco perché un altro pensiero mi colpisce: “Non ti azzardare a voltare la frittata con le tue parole intelligenti. Ho capito dalla tua espressione vacillante che sapevi esattamente come mi sarei sentita ad ascoltare quello che poi mi hai detto, ma me lo hai detto lo stesso, forse solo ora ricordandoti che avresti dovuto mettermi in grado di prendere parte a queste decisioni”.

 

A suo favore, devo dire che mi guarda imbarazzato. Opto allora per considerare il lato positivo della vicenda, almeno me lo ha chiesto. Questo è un passo nella direzione giusta, no?

 

Con abilità inquietante non appena vede che mi sono ammorbidita colpisce, con la sua capacità impeccabile e devastante di distrarmi, e, dimenticando la mia rabbia, mi rivolge il suo sorriso raggiante: “Pensi che io sia intelligente?”

 

Gah!

 

Gli dò un altro schiaffo sul braccio poi ci mettiamo a ridere e lui appoggia la testa contro la mia. Con freddezza capisco che è più facile per lui chiedere scusa, e lo fa con tanta dolcezza. “Mi dispiace, baby”. La sua bocca assume un’espressione auto-ironica ma malinconica. “Sto provandoci”. Le sue labbra si posano sulle mie in uno di quei baci morbidi che non dura mai abbastanza a lungo.

 

Davanti a un atteggiamento del genere, chi potrebbe rimanere arrabbiato?

 

Sono ancora immersa nel ricordo del suo bacio, quando lui cambia improvvisamente argomento: “Allora. Per parlare di case …” gli brillano gli occhi davanti alla mia espressione inebetita “… la casa sul Sound …”

 

La frase generica e lasciata in sospeso sottende tante cose, il mio cuore ha una battuta d’arresto mentre i suoi grigi occhi tempestosi incontrano i miei. “Dobbiamo iniziare a parlare di ciò che vuoi farne, Mrs Grey”.

 

Eh?

 

Christian vede il mio cipiglio, il calore nel modo in cui mi guarda non manca mai di farmi addirittura arricciare le dita dei piedi. “Capisci cosa intendo, vuoi rinnovarla o ricostruirla?”

 

Capisco cosa vuol dire, e questo ancora una volta mi addolora: lui non poteva separarsene perché quella casa aveva significato troppo per noi, ma non poteva neppure risistemarla. Dentro di me sospiro.

 

Mi rannicchio tra le sue braccia e appoggio la testa contro di lui impedendomi di dire ancora una volta che mi dispiace, “Possiamo andare a darle un’occhiata di nuovo? Ho sempre pensato che fosse splendida e che avesse solo bisogno di amore”. La mia voce è malinconica e sognante, solo pensando al prato mi sono venute in mente tante cose, magari anche dei bambini piccoli.

 

Il mio subconscio mi dà un cinque.

 

Lui bacia la parte superiore della mia testa: “Certo. Sarà bello mostrarla a Chris”.

 

Seduti vicini ci coccoliamo rimanendo in un silenzio introspettivo. Con tutto il cuore mi auguro che il ritorno nel mondo reale non sarà così duro come l’ultima volta.

 

Chris accetta meglio del previsto la separazione da Grace, Carrick e Mia, dimostrando che non era quello il problema di fondo, dopo tutto. Non posso reprimere l’orgoglio che provo vedendo come sa adattarsi alle situazioni.

 

Dopo l’uragano che mi ha travolta nello spazio di pochi giorni, in cui sono passata dall’andare ad un appuntamento con una persona al tornare sposata con Christian, il tornare a casa è meraviglioso. Una tranquilla oasi nel caos a volte tumultuoso della nostra vita. Questo, e il fatto che non abbiamo incontrato paparazzi né all’aeroporto né qui a casa, mi getta in uno stato d’animo felice.

 

Apprezzo l’emozione di vedere tutte le mie cose insieme a Christian, nel suo armadio.

 

Sono sempre rimasti qui, il mio subconscio mi ricorda la dolorosa scoperta che ho fatto pochi giorni fa, quando ho trovato tutte le mie vecchie cose ancora appese, in attesa, sul binario.

 

Decido di ignorarlo e scivolo in bagno in modo da potermi godere la vista dei miei cosmetici che sono ancora dove si trovavano quando me ne andai, accanto alle cose di Christian. “Accanto” potrebbe non essere la parola giusta, credo: in verità il doppio lavabo è così vasto che sono ad almeno tre metri di distanza.

 

Sì, io sto veramente bene e sono di nuovo immersa nel lusso. Forse questa volta posso cercare di accettare la cosa con un po’ più di grazia.

 

Un urlo di Chris mi riporta con i piedi per terra, il lusso lo eccita. “Maammaa!” Mi giro giusto in tempo per prenderlo mentre, eccitato, mi salta tra le braccia. “Vieni a vedere mamma, papà ha messo del latte sul vetro premendo un tasto!”

 

Eh?

 

Lui lotta per liberarsi dalla mia presa e mi trascina nella grande sala, balbettando non so che circa il vetro e il latte, felice come solo un bambino può essere.

 

Troviamo Christian in piedi accanto alla parete di vetro che costituisce un lato dell’appartamento. La vista è meravigliosa: si vedono gli edifici che circondano il grattacielo dell’Escala, sotto il quale si estende la città. Divertito, lui ha ubbidito all’ordine di Chris di rimanere dove era.

 

Chris fa un cenno con la testa a Christian, dandogli il segnale che hanno ovviamente concordato, e lui preme un pulsante su un telecomando: in un attimo la stanza cambia aspetto. I pannelli di vetro si trasformano da trasparenti ad opachi e diventa chiaro il riferimento di Chris al latte: sono infatti diventati di un bianco lattiginoso che sembra impenetrabile e offre una completa privacy.

 

“Wow!” sospiro, sinceramente impressionata. “Ma è fantastico!” Posso capire perché Chis è così colpito da questo trucco.

 

Lui salta su e giù, più eccitato ora che la sua eccitazione trova un riscontro nella mia risposta. “Posso farlo anch’io, papà, per favore?”

 

Christian si accoccola accanto a lui e gli mostra i pulsanti, guidando le dita di Chris lo aiuta a premere il tasto giusto e siamo inondati di nuovo dalla luce del giorno. Anch’io sono tentata di provare. “Quando hai fatto installare questo marchingegno?”

 

Lui mi guarda, dimenticando che le dita di Chris sono pronte a combinare dei guai: “Lo ho appena fatto montare”. Mi accorgo in anticipo di quello che sta per succedere, è una lezione che si impara quando si ha un bambino piccolo, con tutti i guai che può combinare se solo ci si distrae un attimo.

 

Non riesco a trattenermi dal ridere, senza l’intervento di Christian il vetro sembra impazzire per  un piccolo dito che si muove freneticamente su di una serie di pulsanti invitanti. La grande sala passa improvvisamente dal chiaro allo scuro e viceversa. “Ma che …” mormora Christian, prima di rendersi conto che è tutta opera del suo caro figlioletto.

 

Il mio cuore scoppia d’amore vedendo che lui non si arrabbia e anzi si unisce alle risatine di Chris ingaggiando per gioco una lotta per togliere il telecomando dalle sue piccole mani. Chris scappa a rifugiarsi nella sua stanza, Christian lo segue da vicino. Amo sentire in sottofondo l’eco del loro gioco scherzoso, che trasforma in una vera casa un appartamento che invece sarebbe asettico e arido.

 

Il vetro è di nuovo chiaro e ne sono felice perché posso godermi questo raro momento di tranquillità e ammirare la città ai miei piedi. Persa nei miei pensieri, non sento che Christian arriva furtivamente dietro di me, mi avvinghia le braccia attorno e mi tira vicino a lui per poi lasciar cadere un bacio sulla mia spalla e mostrarmi il telecomando, il segno della sua vittoria.

 

Ridacchiando mi giro tra le sue braccia, guardando la sua alta figura. “Dov’è finito tuo figlio, Mr Grey?” Faccio scorrere le dita sulla sua barba corta e ispida, mi piace sentirla sotto la punta delle dita.

 

Fa un largo sorriso, fissandomi con quel suo modo intimo: “Nella sua stanza, ha trovato qualcos’altro che lo terrà occupato per due o tre minuti”.”

 

Gli tolgo il telecomando di mano con l’intenzione di metterlo sul tavolino in modo che abbia entrambe le mani libere per abbracciarmi, ma un bacio rovente me lo impedisce. Prende la mia bocca e la penetra in profondità: capisco quello che sta cercando di dire. Stringo il mio corpo al suo, voglio di più.

 

Senza fiato, ci allontaniamo ma l’intensità delle emozioni che prova è evidente sul suo viso, “Sono così felice che voi due siate qui con me”.

 

Prima che io possa rispondere lo vedo indietreggiare perché percepisce qualcosa con la coda dell’occhio. Con una forza incredibile e con grande velocità mi afferra, proteggendomi la testa con le mani per ripararmi  nell’inevitabile caduta. “Gettati a terra!” è l’ultima cosa che sento prima dell’inconfondibile rumore di vetri infranti e di un proiettile che raggiunge il suo obiettivo.

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