Capitolo 30

All’improvviso mi sembra di vivere l’adagio “è successo tutto così in fretta”. Fortunatamente non riesco a fare altro che concentrarmi sul consiglio che Ray mi ha sempre dato di mantenere la calma e di pensare prima di agire, e questo mi impedisce di notare l’umidità calda che si è infiltrata nei miei vestiti.

Mantieni la calma.

I miei pensieri sono come una serie di pedine del domino che cadono una dopo l’altra, una fa ribaltare la successiva e l’altra ancora, e così via.

Il primo pensiero mi avverte che sono senza fiato, che ho bisogno di respirare. Aprendo la bocca inspiro una boccata d’aria e avverto l’odore metallico del sangue che esce dal mio labbro spaccato.

Mantieni la calma.

Il secondo pensiero è la consapevolezza che il rumore supersonico che ho sentito doveva provenire da un proiettile proveniente da fuori l’edificio, forse ad opera di un cecchino.

Che cosa?! Un cazzo di cecchino?

Mantieni la calma.

Il terzo è la consapevolezza che il mio pugno è stretto intorno a qualcosa. I pulsanti! Mi rendo conto all’improvviso,senza vederlo, che ho ancora in mano il telecomando e ansimo, questa volta sollevata perché vedo che il vetro diventa bianco e ci nasconde alla vista di chi vuole farci del male.

Bene

Mantieni la calma, rimani concentrata.

Il pensiero successivo è per Chris e per Christian. Combattendo il panico prego che Chris fosse ancora in camera sua. Almeno so che Christian è vivo, sento il suo respiro affannoso accanto me. Provo a districarmi per allontanarmi da Christian e dal suo corpo, che mi ricopre. Lui geme in risposta e poi la sala esplode in mille rumori.

In sottofondo sento Brandon gridare mentre Taylor arriva di corsa e si accuccia accanto a noi con la sua pistola in mano, gli occhi che guizzano in tutte le direzioni: l’adrenalina lo rende iperattivo. “Mr Grey, Mrs Grey, state giù. Siete feriti?”

Scuoto la testa ma non riesco a parlare, scioccata, e rimango immobile sotto il peso di Christian.

Sento Christian mormorare in un soffio, a denti stretti, mentre si spinge lontano da me: “Sto bene!”, poi ordina a Taylor: “Porta Ana fuori! Ora! Hai pensato a Chris? ”

Essendomi allontanata da lui vedo del sangue e mi porto la mano al petto per cercare con le dita se sono stata ferita, ma non ne trovo traccia.

Oh no! Il rendermi conto che io non sono ferita mi fa di colpo capire: Christian! Guardo con orrore il fiore rosso che cresce ad un ritmo allarmante sulla sua camicia da cui il bianco è quasi del tutto sparito … la sua vita preziosa sta fuoriuscendo da lui!

Taylor mi solleva, un po’ trascinandomi e un po’ sostenendomi perché i miei piedi scivolano, non riuscendo a far presa sul pavimento lucido, ora reso scivoloso dalla scarlatta di sangue. “Christian” urlo non appena lo vedo alzarsi in piedi, apparentemente indifferente al fatto di essere ferito.

“Fa’ quello che ti dice Taylor!” Il suo ordine è duro e assoluto, non lo ho mai visto con lo sguardo così arrabbiato guidato unicamente dal fuoco della sua furia.

Mi divincolo dalla presa di Taylor, cercando di liberarmi per aiutare mio marito che sta sanguinando, ma lui è troppo forte. “Lasciami andare! E’ stato colpito! E’ ferito!” urlo, con una voce che non sembra la mia, tanto è roca e stridula; mi accorgo solo vagamente che le lacrime mi rigano il volto.

Taylor fa l’unica cosa che può fare per costringermi a collaborare, cioè usa mio figlio come distrazione. “Brandon penserà a lui, noi dobbiamo andare da Chris”.

Oh no, Chris!

Alla sola menzione del nome di mio figlio corro con Taylor verso lo studio e il corridoio che conduce alla stanza di Chris, combattuta. Non appena giriamo l’angolo, mi accingo ad aprire con terrore la porta: Gail che tiene tra le braccia Chris, con un’espressione sorridente in modo da non spaventarlo, è la visione più rassicurante che io abbia mai avuto. Mi fiondo nella piccola stanza, ma il sollievo sparisce subito perché torno immediatamente col pensiero a Christian.

Mi giro per tornare da lui mentre Brandon guarda la fila di monitor, ma Taylor mi sbatte la pesante porta in faccia chiudendola a quattro mandate. Sbatto furiosamente i pugni contro la porta massiccia, senza speranza: “Prenditi cura di mio marito!”, urlo, anche se so che non mi possono più sentire. Perché hanno lasciato che Christian, ferito, si muova quando ha perso così tanto sangue?

“Ana”, sento la mano di Gail appoggiarsi sulla mia spalla, “deve essere forte adesso. Per lui”. Non capisco se lei intende Chris o Christian, ma so che sto spaventando il mio bambino così smetto di piangere ma resto girata di schiena per nascondere la macchia di sangue sui miei abiti.

“Ehi amico” deglutisco, cercando di mantenere un tono di voce normale. “Stiamo tutti bene, stiamo solo aspettando papà.”

Per favore, per favore, pensate alle ferite di Christian prima di andare a caccia di un pazzo per le strade di Seattle, mormoro una fervida preghiera, disperata.

“Mamma, che cosa sta succedendo?” Chris non si è accorto di quanto è successo in sala e dunque non si sarebbe allarmato se non fosse per il fatto che è stato spinto da Brandon nella stanza blindata, e in effetti  la sua voce tremolante rende fin troppo evidente che capisce che ci sono dei problemi.

Detesto il fatto di non poterlo guardare in faccia e di non poterlo rassicurare con un sorriso, ma non posso fargli vedere il sangue sulla mia camicia. “Va tutto bene, piccolo. Siamo al sicuro, andrà tutto bene. Papà e Taylor si prenderanno cura di noi“. Odio mentirgli, ma che altro posso fare?

“Prenda questo, Ana”. Gail mi porge qualcosa che io afferro immediatamente capendo quello che sta cercando di fare. Grata, mi faccio scivolare il maglione sulla testa e traggo un profondo respiro, pronta ad affrontare il mio ragazzo.

“Grazie” dico voltandomi, lei è sempre stata un sostegno basilare per me. Chris si precipita subito in avanti e si stringe alle mie gambe. Non mi curo di nulla e mi chino immediatamente ad abbracciarlo, stringendolo forte in una morsa quasi d’acciaio. “Sta andando tutto bene, piccolo. Tutto bene”.  Cerco di tranquillizzare di Chris, ma tenerlo al sicuro tra le mie braccia è di grande conforto anche per me.

Guardando sopra la spalla di Chris colgo lo sguardo di Gail, che si porta una mano al cuore. Anche lei sta provando un benedetto brivido di sollievo – noi siamo tutti al sicuro qua dentro, ma il suo sguardo è ancora spaventato come il mio – i nostri uomini sono là fuori.

E il mio è stato ferito!

Stringo la mia presa su Chris mentre guardo Gail negli occhi: il silenzio dà voce alle nostre preoccupazioni. Non possiamo fare nulla ora, solo preoccuparci e aspettare. Lei si lascia scivolare sul pavimento accanto a noi, ma nessuna di noi sa cosa sta succedendo là fuori.

Che diavolo è successo? E’ ovvio per me che abbiamo sottovalutato la minaccia. Questa persona non si limita a voler distruggere la reputazione di Christian, ma vuole addirittura eliminare dalla faccia della terra il mio adorato marito. A meno che, penso mentre il cuore mi si schianta in petto, quel proiettile fosse destinato a me? Cancello quel pensiero così rapidamente come mi era venuto, prima che mi faccia impazzire.

Concentrandomi su come tenere sotto controllo il respiro mi siedo, cullando Chris in grembo. Posso percepire lo sforzo enorme che facciamo Gail ed io per reprimere il desiderio di avere un aggiornamento su quello che sta succedendo, desiderio che cresce ad ogni istante.

Un rumore gracchiante mi distrae dai miei pensieri agghiaccianti mentre la radio che sta sullo scaffale accanto a me si attiva, con una piccola luce rossa lampeggiante, e sento la voce di Taylor che mi dice: “Alfa Golf, mi può sentire? Venga, Mrs Grey. Venga, su. ”

Le mie gambe tremanti saltano su con una ritrovata scintilla di energia per l’adrenalina che, per la seconda volta oggi, scorre a fiumi dentro di me. Le mie dita maldestre sono ansiose come me di notizie, ma talmente agitate e impazienti che non riesco quasi a muoverle. Prendo in mano la sottile radiolina nera, buttando sul pavimento il contenitore.

Mentre Gail si china a raccoglierlo io pigio il pulsante di chiamata e tengo la radio vicino alla bocca: “Qui Alfa Golf, possiamo sentirvi, Juliette Tango, forte e chiaro”. A questo punto tutto il mio coraggio e le istruzioni ricevute da Ray sui contatti radio non mi servono a nulla perché mi prende il terrore. Abbandonando tutti i normali protocolli chiedo informazioni: “Taylor, che succede? Christian sta bene?”

Sento un altro rumore sibilante, subito seguito dalla voce metallica di Taylor: “Charlie Golf viene curato”. Passano un paio di secondi, poi Taylor riprende a parlare, questa volta con voce più tranquilla: “Sta bene, Mrs Grey, cerchi di non preoccuparsi. Vi tireremo fuori di lì tra poco. Passo e chiudo”. Passo e chiudo”. La radio si zittisce con un sibilo finale e improvvisamente è silenzio.

Sta bene, sta bene, sta bene! E’ il mantra che cerco di ripetermi e cui voglio credere, prima di sapere esattamente cosa è successo. Gail ed io ci guardiamo, un po’ tranquillizzate da quello che abbiamo appena sentito, ma quello che leggo nei suoi occhi corrisponde a quello che penso io: con una emorragia di quella entità Christian non può certo stare bene.

Per quanto tempo ci costringeranno ad aspettare qui? e poi, se il pericolo è ancora grande, perché siamo ancora qui? La ferita di Christian quanto è grave? Tutte queste domande si affastellano nella mia testa e aspettano delle risposte.

Per fortuna sono qui con Gail; a parte il chiacchiericcio sommesso di Chris, noi due non parliamo ma la sua calma e il suo semplice modo di comportarsi sono proprio quello che mi serve in una situazione come questa e mi aiutano a non impazzire per le elucubrazioni che mi passano per la testa.

L’attesa sembra interminabile; la camera è così insonorizzata che non si sente alcun rumore dall’esterno fino a che giunge alle mie orecchie un debole clic a segnalare che la porta si sta aprendo. La luce naturale, una folata di aria fresca e un pallido Taylor che ci saluta.

Dietro di lui vedo mio marito ferito, sdraiato su di una barella e monitorato da un cardiofrequenzimetro. Un paio di paramedici che si stanno occupando di lui si scambiano uno sguardo preoccupato.

Con Chris ancora tra le mie braccia mi slancio verso di lui, con una agilità sovrumana per la gioia di vederlo intero. “Christian!” raggiungo il suo fianco e gli afferro la mano, troppo spaventata per osare abbracciarlo, per il timore di fargli male.

Nonostante la sua spalla pesantemente fasciata e le macchie di sangue secco ancora visibili sul suo addome sorride quando ci vede. “Baby,” dice con voce roca, ricambiando il mio gesto con la sua mano calda.

Non appena torno ad accorgermi del resto del mondo mi rendo conto che Gail è nelle braccia di Taylor: lei tiene gli occhi chiusi e lo accarezza per assicurarsi che sia illeso. Di lato, Brandon sta parlando con due detective della polizia, i quali hanno i loro badge ben visibili nei taschini delle giacche. Entrambi tengono la testa china perché stanno prendendo appunti.

E’ una cosa buona, credo. Finalmente sono stati coinvolti dei professionisti, quello che è successo è troppo grave perché se ne occupi solo la sicurezza privata.

I paramedici stanno mettendo via in fretta i loro strumenti, dai loro movimenti efficienti mi rendo conto che è perché hanno bisogno di ricoverare Christian in ospedale. Sussulto quando vedo il sangue sui guanti chirurgici che uno dei due si toglie e scorgo a terra un mucchio rosso, che era la camicia di Christian.

“Mamma, perché papà è malato?” Mi piace che Chris sia curioso, ma non in questo momento. In questo momento tutto quello che voglio fare è tenerlo fuori da questo incubo; mi auguro di poterlo proteggere da tutto il male del mondo, ma soprattutto da quello che ci sta succedendo.

Lo guardo negli occhi e con tutta la certezza che posso mettere assieme gli parlo dolcemente, per rassicurarlo. “Tesoro, papà starà presto bene. Noi lo andremo a trovare in ospedale, dove la nonna Grace si prenderà cura di lui. Lui però non è malato, ha solo avuto un piccolo incidente, come anche a te capita a volte, quando cadi dalla bicicletta”.

Lui mi guarda poi rivolge lo sguardo a Christian, e capisco che ha accettato la mia spiegazione. “Papà, hai bisogno di un cerotto e poi di un gelato”, dice al suo papà con un simpatico cenno di assenso.

Christian ridacchia sommessamente e io fatico a trattenere il groppo in gola. Mi permetto di abbandonarmi al piacevole caldo tocco di Christian prima di lasciarmi andare ad una serie di domande. “Quanto soffri? Che diavolo è successo? Siamo al sicuro?”

“Mi dispiace tanto, baby. Non posso rassegnarmi ad avere messo voi due in pericolo. Ho sottovalutato questo idiota”. Nonostante la sua voce roca l’ultima parte della sua frase è pronunciata con tanto veleno e tanta amarezza che non posso fare a meno di sussultare. Speriamo che il suo commento sia sfuggito a Chris.

“Christian, quello che è successo non è certo colpa tua,” dico con voce stridula, aggrottando la fronte in una smorfia. L’ultima cosa che voglio adesso è che lui si senta in colpa, lui che ha addirittura aspettato di vederci prima di andare in ospedale. “Per piacere, adesso lascia che questi ragazzi ti portino in ospedale”.

Mi risponde con uno sguardo che dice che la pensa diversamente. “Sicuro. Per ora. Se non fosse stato per la tua rapidità …” Lui fa una smorfia per lo sforzo di parlare, lasciando la frase in sospeso.

“Chiama mia madre per informarla. Poi vieni da me in ospedale e per l’amor del cielo, Anastasia,” si ferma un attimo “per favore,” i suoi occhi color ardesia si fissano nei miei e lui mi parla con tono contemporaneamente supplichevole autoritario. “Tienti fuori dai guai e fa’ quello che ti dice Taylor!”

I paramedici ci interrompono e dal modo in cui si muovono capisco che si tratta di un’urgenza. “Dobbiamo davvero andare ora, Mr Grey, abbiamo già aspettato troppo”. Senza attendere oltre iniziano a spingere la barella fuori dalla stanza.

Io piazzo Chris tra le braccia di Gail e quasi corro per tenere il passo con il loro mentre si dirigono verso l’ascensore. “Ti amo”, è tutto quello che riesco a balbettare. Con il suo volto pallido rivolto verso di me lui solleva un polso e muove le dita in segno di saluto, prima che le porte di metallo si chiudano.

E’ al di là del surreale vederlo così, neanche quella volta in cui si inginocchiò davanti a me come un sottomesso è paragonabile a come lo vedo ora, pallido e ferito. Mi ritrovo a fissare le porte dell’ascensore chiedendomi se è possibile che io abbia solo sognato tutto questo disastro.

Trovo Gail e Chris ancora nello studio di Taylor perché in realtà non ci sentiamo ancora pronti a muoverci per l’appartamento con scioltezza e preferiamo rimanere chiusi in uno spazio incontaminato, ma io ora sono ansiosa di raggiungere l’ospedale. Faccio una telefonata veloce a Grace, preoccupata all’idea di raccontarle quello che è successo, ma lei  mi sorprende perché rimane assolutamente calma alla notizia. Mi sento meglio rispetto a prima della chiamata, ora che ci penso, non mi sarei dovuta aspettare niente di meno.

Sono certa che Christian non vorrà che noi rimaniamo qui all’Escala, così prendo per mano Chris e gli chiedo di aiutarmi a mettere in valigia un paio di cose, ma a metà strada lungo il corridoio decido di prenderlo in braccio. Non tollero che ci sia dello spazio fisico tra noi, dopo quello che è successo oggi – se comincio a pensarci, i miei pensieri mi distruggono come avvoltoi famelici.

Dopo aver preparato una sacca per Chris, per Christian e per me stessa incontro Taylor nell’ingresso. Ci sono anche Gail, Bandon, Carl e Collins.

“Mrs Grey, io accompagnerò lei e Chris in ospedale e Brandon porterà Gail da sua sorella, ma prima ci scorterà in ospedale. Collins e Carl ci seguiranno ognuno in un veicolo diverso, per formare un convoglio quattro auto. Con i vetri oscurati, nessuno dall’esterno sarà in grado di sapere chi è trasportato in quale veicolo”. Poi si rivolge a Collins e Carl: “Una volta che saremo arrivati in ospedale,  voi due accompagnerete Gail per poi tornare ad unirvi a noi. Ho organizzato un altro agente di scorta, per proteggere Gail e sua sorella”.

Mi limito ad annuire a Taylor il quale mi guarda con sorpresa per il fatto che io non ho nulla da obiettare. Non mi curo di badare al breve cenno che ricevo in risposta, voglio solo andare avanti.

Al piano terra montiamo nei singoli SUV, la nostra squadra di sicurezza è attenta e immagino abbia il grilletto facile perché tutti tengono le mani sulle loro armi. Per la prima volta non trovo eccessiva questa protezione.

In macchina mi viene in mente che Taylor può spiegarmi come stanno le cose: “Taylor, tenendo presente che ci sono delle piccole orecchie che ci ascoltano, mi puoi spiegare le condizioni di Christian, per favore?”

Lui mi guarda nello specchietto retrovisore poi rivolge il suo sguardo di nuovo alla strada: “E’ un po’ insolito, Mrs Grey, la ferita contrasta con quello che mi aspetterei che un cecchino facesse, ma guarirà. Lui è stato colpito nella parte superiore del braccio e ha perso un sacco di …”. Si blocca poiché si rende conto che Chis capirebbe la parola  sangue e non finisce la frase.

Nonostante sospettassi esattamente questo e la cosa combaci con le gravi espressioni dei paramedici prima di lasciare l’appartamento, sento lo stomaco in subbuglio, che si contorce in un nodo stretto di disagio. Cosa significa che la ferita contrasta  con quello cheTaylor  si sarebbe aspettato da un cecchino?

Resto immobile nel sedile posteriore e rimugino su ciò che mi ha detto; non è molto, ma è sicuramente abbastanza perché io mi veda davanti agli occhi un mucchio di ossa frantumate, danni ai nervi, tessuto cicatriziale e arterie scoppiate. Quest’ultima cosa potrebbe almeno spiegare perché sanguinava così tanto. Non posso chiedere di più a Taylor perché c’è Chris in macchina con noi, anche se sembra occupato a guardare fuori dal finestrino mentre io gli tengo stretta la minuscola manina.

Il pensiero di un’altra cicatrice che rovina il corpo di Christian è qualcosa che trovo così aberrante che mi stordisce e provo un impeto di odio per chi ce l’ha con noi. Sicuramente chi ha l’intenzione di fare del male a Christian deve avere una motivazione e dunque dovremmo essere in grado di individuarlo, ma nonostante tutte le risorse che Christian ha impiegato, per quanto ne so, siamo rimasti a mani vuote.

In macchina cala un silenzio pesante. Lo shock subito e la preoccupazione mi fanno improvvisamente mettere a fuoco il rapporto tra me e Taylor. La vita è troppo breve. Noi due non abbiamo parlato da soli, da quando sono tornata nella vita di Christian, e improvvisamente mi sento in dovere di dargli delle spiegazioni.

“Taylor” abbasso gli occhi, come se fossi interessata a quello che fanno le mie goffe e maldestre dita. “So che sei arrabbiato con me. Mi dispiace per essermene andata, per il segreto che ho mantenuto”. Tutte le emozioni della giornata mi sovrastano, affollandosi fittamente nel mio cuore. Quando lui non risponde io mi rialzo, sperando che tirare fuori il petto mi faccia sentire un po’ meglio.

“Io so quanto dolore ho causato e so quanto tu ti sei preoccupato per lui. Indirettamente ho fatto del male anche a te”. La scelta delle parole è ostacolata dalla presenza di Chris, ma sono sicura che Taylor capisce quello che voglio dire. Alla luce di quello che è successo oggi, io non sono più disposta a lasciare in sospeso quello che devo dire.

Siccome lui tace, presumo che non sia pronto a parlare e così decido di rassegnarmi; credo che stia pensando alle mie tardive scuse perché mi sembra che sia assorto e meditabondo.

Mi spavento quando inizia a parlare, anche se lo fa con voce bassa e misurata: “Ana, se c’è una cosa che mi auguro che lei abbia capito è quanto lui abbia sofferto quando lei se ne è andata, forse allora potrà convincersi dei sentimenti che lui prova”.

Lo guardo un attimo negli occhi, nello specchietto retrovisore, e vi scorgo una barriera di ghiaccio mentre vedo che tiene la bocca stretta, con una espressione dura. “Io so che lui mi ama.” Io parlo con onestà, senza restare sulle difensive.

Wow. E’ ancora molto arrabbiato con me.

Taylor fà una risata amara, più simile a un ringhio, “Lei non ne ha idea”, poi scuote la testa mestamente mentre entra nell’area dell’ospedale.

“Come puoi dire questo? E’ stato duro anche per me. Il mio cuore era infranto, e lo è stato per mesi, no, per anni. Ero il fantasma di me stessa”. Nervosa per aver parlato troppo di fronte a Chris, lo guardo e per fortuna mi accorgo che lui si è addormentato e che la sua testolina color rame sta ciondolando da una parte e dall’altra.

Vedo qualcosa di inaspettato nello sguardo di Taylor, ma solo per un secondo perché subito si rimette la sua maschera impassibile: “Lo so. Era del tutto evidente”.

Le sue parole mi colpiscono al cuore. Taylor deve essersi occupato della mia sorveglianza. Al capirlo emetto un gemito, mentre torno col pensiero a quel periodo nero. Incinta, affranta, depressa e al fianco di un uomo il cui amore non ero in grado di ricambiare, anche se ci avevo provato. Tutti gli uomini erano insignificanti, al confronto di Christian.

La lungimiranza e l’acume di Taylor non mi sorprendono, mentre parcheggiamo in una zona sotterranea normalmente riservata alle ambulanze e al personale. Lui spegne il motore e si gira verso di me. “Lei non l’ha mai visto con le altre, non ha mai visto come era diversa la sua condotta con loro rispetto a quella che teneva con lei. Lui è sempre stato prepotente, si è sempre preoccupato del benessere degli altri e anche di quello delle sue … uhm … compagne, ma con lei …”. Ancora una volta lui scuote la testa, questa volta per schiarirsi le idee cercando le parole appropriate.

“Credo che lei lo conoscesse da troppo poco tempo prima del matrimonio, così non ha potuto fare paragoni, ma io non lo avevo mai visto così: non era solo innamorato, Ana, era sorpreso e – non mi dispiace dirlo – era addirittura sopraffatto dai sentimenti che provava per lei”.

Forse perché Taylor sta rinunciando alla sua abituale riservatezza e mi parla con sincerità o forse è il contenuto stesso del suo discorso, ma lentamente si fa strada in me il quadro esatto della situazione: al di là del dolore che provavo io, in quei giorni bui, il cuore e la mente di Christian erano a pezzi.

Ovviamente sapevo che lui soffriva; quando mi ero imbattuta per caso in lui allo zoo e nei giorni successivi avevo avuto un assaggio della profondità della sua sofferenza, ma dalle parole di Taylor capisco che Christian non mi ha permesso di vedere altro che una piccola parte della montagna di sentimenti che prova per me.

Col senno di poi capisco con chiarezza. Anche quando mi mostrava il suo amore e il suo affetto cercava di tenere la cosa sotto controllo, sapendo che sottoporre a un’emozione di tal genere una persona così giovane e innocente come ero io la avrebbe probabilmente fatta fuggire. Non posso negare di essere stata completamente all’oscuro della profondità del suo amore per me, di non avere creduto che mi amasse così intensamente, e per questo me ne ero andata.

Involontariamente ansimo. Se ciò che Taylor sta dicendo è vero, lui si sta ancora trattenendo dal mostrarmi i suoi veri sentimenti per me. All’improvviso tanti piccoli tasselli vanno al loro posto. Il suo perdono, la sua capacità di stare con me senza limiti, senza averne mai abbastanza, il suo sorprendente romanticismo. Me lo ha detto innumerevoli volte, ma potrò mai imparare a leggere tra le righe? Sono abbastanza forte ora per sopportare tutto il peso dei suoi sentimenti senza sentirmi soffocare?

Spero di sì.

Taylor stringe le labbra, vedendo che il suo messaggio ha colpito il segno, “Quindi sì, io sono arrabbiato con lei”. La sua voce si addolcisce mentre mi guarda negli occhi: “Meglio: ero arrabbiato con lei”.

Comincio a lasciarmi andare ad un sorriso che si blocca immediatamente perché lui torna ad essere imperturbabile come sempre,  nascondendo sotto una maschera di impassibilità i suoi sentimenti. “Solo, le chiedo di non andarsene un’altra volta in quel modo: per lui era già un dolore enorme che lei lo avesse lasciato, ma essersene andata senza una spiegazione è stato addirittura crudele. Non se ne vada mai più”.

Presumo che abbia finito, ma lui invece continua: “Assolutamente. Mai”.

Ok, ok, ho capito il messaggio.

Aspetto un attimo poi annuisco – con cautela, in quanto voglio tenere per me il mio sollievo.

Lui mi risponde con un cenno di assenso con la testa poi esce dal SUV – il momento dei discorsi è terminato. Mi apre la portiera tenendo d’occhio il parcheggio sotterraneo. Quando è sicuro che non ci sono problemi per la nostra sicurezza, mi segue dalla parte di Chris. “Se non si sveglia, dovrà portarlo in braccio, Mrs Grey. I ragazzi staranno con Gail e io devo tenere le mani libere”.

Lui appoggia la mano sulla parte superiore della portiera, che tiene aperta per me. Prima di chinarmi a recuperare il mio bambino addormentato, incontro il suo sguardo serio. “Non c’è problema. E … Taylor?” Trovo solo il coraggio di mettere la mia mano sopra la sua, nel tempo forse potremo spingerci ad un abbraccio. “Grazie. Per quello che mi hai detto e per esserti preso cura di lui “.

Guardo il suo pomo d’Adamo che si muove in su e in giù ma lui tace, evidentemente commosso. So che non devo spingermi troppo oltre, così prima che si senta obbligato a dirmi qualcosa mi infilo dentro l’auto per prendere Chris, rendendomi conto che non sarò in grado di trasportare il suo corpo addormentato per lungo tempo.

Chris si sveglia mentre entriamo in ospedale e si libera dal mio abbraccio per scendere a terra, ma mi sta vicino e mi stringe la mano, intimorito dallo strano ambiente in cui si trova. Anche un bambino percepisce che questo non è un posto felice.

Taylor ci conduce velocemente attraverso il labirinto di corridoi e reparti, ma quando arriviamo alla stanza di Christian un’infermiera ci dice che lui è già in chirurgia. “Avverto subito la dottoressa Trevelyan che lei è arrivata”. Mentre lei corre a cercare Grace, noi raggiungiamo la sala d’aspetto.

Taylor ed io ci guardiamo l’un l’altro, stupiti che lei non assista all’intervento. Al solo pensiero che adesso il mio amato marito è sottoposto ad un intervento chirurgico il mio corpo cede improvvisamente e comincio a tremare. Sento il sangue pulsarmi nelle vene, il mio cuore batte all’impazzata.

Dall’espressione sconvolta di Grace mi rendo conto che devo essere pallida come un cencio. “Ana, Jason”, dice mentre mi avvolge in un grande abbraccio, con gli occhi ardenti e preoccupati. E’ tutto quello di cui ho bisogno per lasciarmi andare, afferrandola  e mettendomi a singhiozzare sulla sua spalla e sul suo camice bianco.

“Su, tesoro. Sta andando tutto bene”.  Mi accarezza i capelli in un modo così materno che mi sprofondo ancora di più nel suo abbraccio, la gratitudine si mescola con la nostalgia per mia madre mentre la stringo con forza a me.

Ancora piagnucolando e scossa dai singhiozzi mi allontano da lei, per avere notizie di Christian. “Grazie, mamma,” dico timidamente, asciugandomi il naso bagnato con il dorso della mano.

Chris si era stretto alle mie gambe, timido e un po’ insicuro, ma ora che la sua nonna è libera dal mio abbraccio lui cerca di attirarne l’attenzione. Chiaramente scosso dalla piega degli eventi di oggi, non dice nulla, ma tende le braccia verso di lei.

Lei lo prende in braccio e lo stringe a sé: “Ciao, splendido ragazzo”. Ad un osservatore esterno Grace potrebbe sembrare naturale e professionale, ma ho notato la tensione dietro il suo sorriso gentile. E’ molto preoccupata.

“Ascolta, tesoro, Lisa ti farà un palloncino a forma di uomo, se vai con lei per un minuto”, dice inclinando la testa in direzione della postazione dell’infermiera.

L’infermiera che ha parlato con noi quando siamo arrivati esce fuori dal bancone e porge la mano a Chris, sorridendogli incoraggiante: “E se vuoi possiamo disegnarci sopra una faccia”. Non ci vuole molto perché il richiamo di un palloncino lo convinca e fortunatamente lui balza con gioia nella stanza accanto, tenendo la mano dell’infermiera Lisa.

Grace mi rivolge un rapido sorriso perché capisce che le sono grata. “Come sai Christian è in chirurgia, è stato colpito alla parte superiore del braccio sinistro e tutto sommato è stato estremamente fortunato. Ha perso molto sangue ma è stato sottoposto all’intervento prima che fosse troppo tardi”. Stringe le labbra in una linea sottile, mostrando la sua irritazione per la decisione irresponsabile di Christian.

Spalanco gli occhi sentendo che si è messo in un simile pericolo. In realtà, sono furibonda anche se so che probabilmente era talmente carico di adrenalina e di rabbia che non riusciva a prestare attenzione alla sua ferita. Non posso fare a meno di pensare: ma come avrebbe potuto proteggerci se gli fosse capitato il peggio? Per di più, io ho bisogno di una vita intera per compensare tutta la merda che gli ho fatto passare, non gli ho ancora mostrato quanto lo amo.

Grace ed io condividiamo il nostro momento di ira nei confronti di Christian, poi lei continua. “A causa della distanza il proiettile è penetrato senza danni significativi alle ossa, anche se ci sono dei problemi dovuti all’insolita frammentazione della punta del proiettile all’interno”.

Poi guarda Taylor mentre spiega il resto: “L’onda cavitazionale unità all’alta velocità dovrebbe aver creato un foro d’uscita ma non è stato così perché il proiettile è rimasto incapsulato all’interno, il che non è coerente. Ciò non è coerente con quello che è successo, ma non so il perché. Forse il chirurgo può far luce sulla cosa, quando avrà finito”.

“Dottoressa Trevelyan, posso chiederle di assicurarsi che mi consegnino il proiettile per l’indagine balistica? Vorrei occuparmene personalmente, non vorrei che finisse in mani inopportune o che passando di mano in mano si perdano elementi importanti ai fini dell’indagine”.

“Certo, Jason, penso che siamo tutti ansiosi di andare a fondo della questione per capire cosa è successo”. Si volta verso di me, “Sei molto pallida, Ana, sei sicura di stare bene, tesoro? Porterò Chris a fare una passeggiata prima di tornare dentro per informarmi su come procedono le cose, forse potremmo andare a prendere un gelato”.

Le rivolgo un pallido sorriso: “Sono d’accordo e ti ringrazio, Grace, penso che gli piacerebbe.” Proprio in quel momento Chris torna da noi correndo, eccitato come sempre, e ci mostra un guanto chirurgico che è stato gonfiato a formare un palloncino un po’ rimediato sul quale sono stati disegnati gli occhi e la bocca, cosicché sembra una persona con i capelli in stile punk. Quando sente che andrà a prendere un gelato urla di gioia e scappa via con Grace.

Taylor ed io ci sediamo e, anche se non ho capito bene tutto quello che Grace mi ha detto, mi conforta ripensare alla frase più importante – E’ stato fortunato, guarirà.

Colgo l’occasione per interrogare a fondo Taylor: “Ti prego, dimmi che cosa è successo dopo che ci hai rinchiusi nella stanza blindata”.

Lui mi guarda con circospezione negli occhi ma il gelido blu del mio sguardo gli dice che non ha scelta e allora sospira, rassegnato. “Dopo che vi abbiamo messo al sicuro, Collins e Carl sono andati al palazzo di fronte per indagare perché, dalla traiettoria che pensavo il proiettile avesse fatto, immaginavo che l’attacco fosse probabilmente venuto dal tetto di quell’edificio. Siamo rimasti in contatto radio con loro, mentre Brandon chiamava la polizia e i medici. Mr Grey ed io abbiamo guardato velocemente i filmati dei monitor di sicurezza, ma io ero molto preoccupato per tutto il sangue che stava perdendo”.

Beve un sorso d’acqua da un bicchiere di plastica, poi continua: “Lo ho fatto sdraiare sulla mia scrivania e gli ho applicato un bendaggio provvisorio con un asciugamano per cercare di arginare l’emorragia, ma lui è così dannatamente testardo: per tutto il tempo non ha smesso un attimo di sfogliare le immagini registrate per vedere se riuscivamo a individuare un sospetto. Poco prima che arrivassero i paramedici Mr Grey ​​ha localizzato l’assassino sul tetto, e allora io ho cercato di indirizzare Collins verso quel punto, ma il cecchino si era già volatilizzato”.

Il cuore mi balza in petto a sentire quel racconto. In qualche modo, ripercorrere i fatti mi aiuta a capire. “Sappiamo chi è, dunque, se lo avete visto in un filmato …”

“No signora, potrei dire solo che probabilmente era un maschio perché sembrava un po’ troppo grande per essere di sesso femminile. Indossava una tuta nera, portava occhiali scuri, si era tirato un cappuccio sulla faccia e aveva una felpa con cappuccio che gli copriva il retro della testa. Non abbiamo nemmeno potuto vedere il colore dei capelli. Il filmato che abbiamo, poi, è anche piuttosto breve. Lo si vede correre sul tetto, curvo in avanti, per circa cinque secondi e poi sparisce, perché lì la nostra telecamera di sorveglianza ha un punto cieco”.

Come è possibile che abbiamo una telecamera di sicurezza con un punto cieco, se deve controllare un edificio che è esattamente di fronte a noi? Mi sembra che ci siano dei problemi di sicurezza, ma considerando la situazione mi trattengo dal fargli domande su quell’argomento.

“Come ha fatto a sapere dove era il punto cieco, già questo non è un indizio di chi possa essere?”

Lui ci pensa un po’, sorpreso dal mio commento arguto: “Potrebbe essere, Mrs Grey, e analizzeremo questo possibile indizio, ma allo stesso tempo bisogna dire che non abbiamo nessuna prova che lui lo sapesse. La zona del punto cieco è anche un ottimo punto da cui sparare per colpire una persona che stia in sala, dunque questo potrebbe essere l’unico motivo per cui si è posizionato lì”.

Mi accascio sulla sedia, sconsolata perché un’altra mia domanda è rimasta apparentemente senza risposta. Ho paura a formulare la prossima domanda, ma devo conoscere la risposta.

Facendomi forza, chiedo con voce riluttante: “A chi pensi fosse destinato il proiettile?”

Please, feel free to leave a comment

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s