Capitolo 31

Non ho mai visto Taylor così pallido. Mi rivolge un lungo sguardo, socchiudendo gli occhi prima di lasciarsi sfuggire un respiro lento, che sibila tra i denti. “Non posso dirlo con certezza, ma il mio istinto mi dice che era per Christian”.

Sento il sangue pulsarmi nelle orecchie, con un rumore non dissimile dal canto di una cicala. L’improvviso afflusso di ossigeno mi fa girare la testa, sento il mio ventre contorcersi per l’angoscia. Non so quale risposta avrei preferito ma posso dire per certo che non è questa.

Stringe le labbra alla vista del mio viso terreo: “Mrs Grey …” si ferma un attimo, inarca la fronte, “Ana, è sicura di volerlo sapere?”

Posso solo annuire in risposta, mentre mi domando la medesima cosa e lotto con me stessa per trattenere quel poco che ho mangiato oggi.

Dopo un breve cenno lui guarda in lontananza, perdendosi nei suoi pensieri: “Questo non vuol dire che io non credo che ci sia qualche relazione con lei, ma ho la sensazione che tutta questa faccenda sia profondamente personale per il colpevole, qualcosa che potrebbe essere derivata da un’offesa ricevuta”.

Le sue parole mi strappano un rantolo: “Vuoi dire che c’è qualcuno che vuole fargli del male?”

“Hhm, sì, ma c’è ancora di più. Se dovessi disegnare il profilo di questa persona, direi che questo comportamento potrebbe essere al di fuori del suo carattere normale. E’ stato indotto a questi gesti estremi da qualcosa che lo ha probabilmente danneggiato nel profondo. Sente il bisogno di rimediare a un torto che ritiene di avere subito e pensa che Christian, e forse anche lei in qualche modo, ne sia responsabile”.

Sono stranamente avvinta dalle parole di Taylor, come se stessi guardando un incidente d’auto appena avvenuto, lui parla con tanta sicurezza che è difficile non seguire la storia che sta tratteggiando. “Come un delitto passionale, una rabbia cieca che ti impone di fare cose che non sei solito fare?”

Ancora preso dalle sue riflessioni, lui non mi guarda: “Sì. Esattamente così. Guardi il proiettile, ad esempio: la dottoressa Trevelyan ha detto che non è fuoriuscito e che si è schiacciato all’interno, il che fa pensare che non si tratti di un proiettile rivestito di rame, come è quello che di solito userebbe un cecchino. Avrebbe dovuto solo avere un calibro notevole a causa della distanza da cui doveva essere sparato, e sarebbe stato sufficiente ad uccidere. Invece un proiettile a punta morbida, che si schiaccia all’interno a forma di fungo, è inutile allo scopo”.

Si concentra con attenzione su di me, forse per assicurarsi che sto seguendo la sua spiegazione o forse per controllare il mio pallore. “Ti seguo”, dico leccandomi le labbra secche. Mi siedo sulle mie mani per fermare il tremore.

Apparentemente soddisfatto per essersi reso conto che io non sto per svenire, lui riprende il filo del discorso: “Un proiettile rivestito di rame sarebbe fuoriuscito dal braccio di Christian, invece questo è rimasto all’interno, il che significa che è stato utilizzato un proiettile con punta rotonda. Sono quasi certo che non era neppure a punta cava, il danno sarebbe stato superiore”. Lui fa una smorfia, pensando a quali danni un proiettile a punta cava avrebbe potuto fare.

“La mia ipotesi è che si trattava di un mix di piombo e di rame, cioè un proiettile con una testa molto più morbida, come si potrebbe usare per la caccia”.

“Come per gli animali?” La nota sottolinea perfettamente la mia incredulità e la mia sorpresa. Perché mai qualcuno dovrebbe utilizzare un fucile da caccia per sparare contro di noi?

“Proprio così.  Il responsabile è chiaramente in gamba ma è evidente che non ha una preparazione militare e non è un cecchino professionista. Saremo in grado di formulare alcune ipotesi ragionevoli una volta che avremo a disposizione il proiettile conficcato nel braccio di Christian, purtroppo però – non avendo il fucile che ha sparato – non potremo verificare le striature sul proiettile, ma almeno sapremo il calibro”.

Va bene. La maggior parte di quello che mi ha detto mi sfugge, ma credo di aver capito l’essenziale del discorso, cioè che avremo qualche indizio. “Io ancora non capisco il comportamento di questa persona”.

“Fare quello che ha fatto oggi, non è normale per lui; non si tratta di un professionista, ha commesso troppi errori. Il proiettile, ne sono quasi certo, dimostra che il colpo è stato sparato da un fucile da caccia. L’arma che ha usato scintillava al sole, perché era fuori all’aperto, sul tetto. Questo ha svelato la sua posizione e alla fine per questo non è riuscito a uccidere, fortunatamente, perché ha messo in allarme Christian poco prima dello sparo”.

Lui parla con immensa tranquillità di uccisioni, proiettili, balistica, tutti termini che mi frullano in testa e mi lasciano allibita. “Così, è per questo che Christian ha capito cosa stava per succedere? Ci ha salvato la vita”. Mentre pronuncio queste parole, capisco all’improvviso, e mi si affacciano alla mente un mucchio di domande … se questo psicopatico fosse stato solo un po’ più professionale, uno di noi due o forse entrambi saremmo morti, a questo punto.

Fottuto stronzo del cazzo!

Passo dalla rabbia all’irritazione alla frustrazione e al furore e salto giù dalla seggiola dell’ospedale, le cui gambe di metallo tintinnano contro il pavimento. “Avrebbe potuto ucciderlo! Non avrei più mio marito, Chris avrebbe perso suo padre. Chi è questo stronzo pazzo? Perché non lo abbiamo catturato? E’ ancora là fuori!” urlo a Taylor, come se lui non lo sapesse, agitando le braccia come una pazza.

Gli occhi sbarrati di Taylor tradiscono il suo shock per il mio sfogo solo per un secondo prima che il suo sguardo mostri lo sconcerto. “Uhm …”, dice guardandomi.

La mia ostilità sfocia rapidamente nell’isteria, le mani volano a coprire il mio viso, per nascondere i singhiozzi strazianti. Le mie spalle si scuotono ad ogni respiro lasciando intravedere la mia frustrazione e la mia paura. Improvvisamente mi sento violata, come se fossi stata privata di qualcosa di molto intimo e caro. Mi sento esposta a ogni minaccia, avverto il pericolo in agguato dietro l’angolo.

Fino ad oggi, dentro di me, ho sempre pensato che Christian stesse esagerando come il solito, ho sempre pensato che la minaccia non avrebbe interferito con la nostra vita in un modo così profondo. Ora mi chiedo se rimanere a Seattle in questo momento sia una buona idea.

All’improvviso ansimo con terrore: “Taylor, Chris è da solo con Grace! Dobbiamo trovarlo!”

Taylor si alza dalla sedia, mi afferra per le spalle e con voce forte e tranquilla mi parla, costringendomi a calmarmi: “Mrs Grey, non lascerei mai Chris incustodito, io sono un professionista, dopo tutto. Grace ha del personale di sorveglianza, che sta con lei di continuo. E’ con loro anche adesso”.

Oh, certo.

“Oh … va bene,” dico con la voce ancora balbettante per il pianto. Traggo un lungo respiro a bocca aperta, cercando di calmarmi. “Perché non abbiamo ancora catturato questo delinquente?” Ora, mentre pongo la domanda a Taylor e al mondo in generale, il mio sguardo è supplichevole.

Lascia cadere una mano e stringe l’altra a pugno. Con due dita si massaggia la fronte mentre si guarda le scarpe. “Non lo so, Ana. Le cose non mi tornano. Il mio primo pensiero è stato Mr Lincoln”. Spostandosi all’indietro si siede di nuovo, intrecciando le dita dietro la testa mentre guarda verso il soffitto, come per chiedere aiuto a Dio.

Aggrotto la fronte per la sorpresa. “Lincoln, cioè l’ex marito di Elena?”

“Sì. In realtà, dovrei raccontare cosa ha fatto Christian, che non molto tempo dopo che lei se ne era andata ha estromesso da ogni attività Linc: ha comprato proprio da lui le azioni della sua società e la ha smantellata, vendendone i pezzi. Penso che abbia fatto un buon affare, ma il suo scopo vero era certamente un altro, diverso dall’interesse economico”.

Annuisco, ricordando che Christian mi aveva raccontato che Linc aveva picchiato Elena a sangue quando ha scoperto che lei aveva una relazione. Non so perché, ma la notizia mi stupisce, Christian è un sacco di cose, ma non è vendicativo, per come io lo conosco. Immagino che questo significhi che prova ancora qualcosa per lei.

Ma è sposato con te. Ti ha sposata una seconda volta!!  Il mio subconscio, severo, agita un dito verso di me, i suoi occhi sono fessure mentre mi guarda oltre il bordo dei suoi occhiali alati.

“Allora tu pensi che Linc potrebbe avercela con Christian?” chiedo sedendomi, perché le mie gambe sono come gelatina a causa delle tante emozioni cui sono sottoposta da ore.

“Sì, lo penso, ma dopo aver controllato e ricontrollato le cose non mi tornano. Ovviamente lo teniamo sotto sorveglianza, tanto per esserne assolutamente sicuri, ma scommetterei qualsiasi cosa che non si tratta di lui”.

Okay. Va bene.

Ora incontra il mio sguardo, e nei suoi occhi leggo un lampo di esitazione prima che continui: “Con Linc fuori gioco, ho pensato che forse potrebbe trattarsi di Jose”. Lascia sospese le sue parole, dandomi il tempo di adattarmi all’idea. “Mi perdoni, Ana, ovviamente Christian mi ha raccontato i dettagli quando si è imbattuto in lei a Miami. Con il livello di sicurezza di cui ha bisogno, non può permettersi il lusso di avere dei segreti”. Lui si stringe nelle spalle ed io intravedo il peso della sua responsabilità che gli piombano addosso. Riesco a vedere quanto la nostra minaccia incomba anche su di lui.

Il mio viso inondato da un vergognoso rossore mi impone di abbassare lo sguardo. Se Jose fosse effettivamente coinvolto in questo, sarebbe tutta colpa mia. Ripensando alla’e-mail che ho scritto in aereo e gli ho mandato subito dopo l’atterraggio, adesso mi sembra solo una scusa pietosa.

“E che cosa pensi adesso?” Il mio cuore batte così forte che lo sento nelle mie orecchie, un brivido di ansia mi prende mentre una patina viscida di sudore mi si diffonde su tutto il corpo.

“Sinceramente? Anche lui non corrisponde, per alcuni aspetti, al profilo del responsabile. Io certamente posso capire che lui sia infuriato, amareggiato e risentito, ma arriverebbe a un tentato omicidio?” Si accarezza il mento, pensieroso. “A meno che … Ana, è sicura di aver detto a Christian tutto? Non c’è stato niente altro di importante tra voi due che ci possa aiutare, in questa situazione?”

Spaventata, scuoto la testa, con veemenza. “Ho detto a Christian tutto e non gli ho mai, nemmeno una volta, tenuto nascosto nulla”. Io inghiotto, sperando di avere così un po’ di sollievo dalla carta vetrata che sento in gola. “Guarda, Jose può essere molto appassionato, il suo carattere è focoso e posso testimoniare il cambiamento che è avvenuto in lui dopo che io … Dopo che ho fatto quello che ho fatto, ma …, ma io proprio non ce lo vedo. Mio padre vede ancora Jose senior, a detta di tutti Jose è adesso più sereno, ha anche cominciato a uscire di nuovo”.

Taylor si piega in avanti, appoggiando i gomiti sulle ginocchia, le mani giunte. “Non gli è mai piaciuto Christian e lui era disperatamente innamorato di lei, Ana, tutti sanno che la voleva, ma io sono d’accordo. Se non c’è nessun altro motivo, anch’io non credo che sarebbe mai arrivato a tanto”.

“Stai tenendo anche lui sotto sorveglianza?”

“Cerchiamo di coprire ogni possibilità quindi sì, lo stiamo facendo. Viaggia molto per lavoro, quando si trova in luoghi isolati non è sempre così facile tenerlo d’occhio, ma almeno sappiamo che è fuori del paese”.

“Capisco, ma abbiamo correlato i dati dei suoi spostamenti con quello che ci è capitato?” Lo guardo con la coda dell’occhio, mordendomi nervosamente il labbro.

Stringe leggermente i denti, sedendosi un po’ più dritto: “Lo abbiamo fatto, Mrs Grey, alcuni dati corrispondono, ma in altre situazioni lui era decisamente lontano.” Dopo una pausa, prosegue, parlando più a se stesso che a me: “Certo che potrebbe avere assoldato qualcuno, lo stesso vale per Linc, ma in un caso come questo sarebbe molto strano, soprattutto considerando quanto personalmente questa persona sembra coinvolta”. Guardo la sua fronte corrugata per la concentrazione; capsico che sta cercando una soluzione, per mettere a posto i pezzi del puzzle.

Ah, ora sono di nuovo Mrs Grey, mi rendo conto che ho oltrepassato il segno nel mettere in discussione la sua professionalità.

Cadiamo in un cupo, inquieto silenzio, e i miei pensieri tornano a mio marito ancora in sala operatoria. Quando potremo avere qualche notizia?

Pochi minuti dopo Grace appare tenendo Chris per mano, mi sento sollevata nel vederlo, e nel vedere lei, naturalmente. Questa volta prendo anche atto della presenza della loro ombra, una giovane donna nera, molto abile perché riesce quasi a mimetizzarsi, ma dai suoi occhi luminosi capisco quanto è vigile.

“Ehi amico, come era il gelato?” Chinandomi, lo stringo in un forte abbraccio, seppellendo il naso nei suoi capelli, eternamente grata per il calore vitale che si diffonde dal suo piccolo corpicino. Il mio prezioso figlio.

“Era buono, mamma, ma possiamo andare da papà adesso?” La piattezza della sua voce e il tono con cui mi parla è inquietante, e mi stringe il cuore.

Io lo tengo stretto, alzandomi quanto posso. Quando incontro lo sguardo di Grace vi vedo riflessa la mia preoccupazione. Stringendo le labbra lei scuote la testa, guardando Chris mentre gli accarezza la schiena con il palmo della mano – rassicurante.

La sua espressione e il mio pensiero corrispondono. Lui ha risentito della brutta piega che hanno preso le cose oggi. Mi rivolgo a lei per avere una risposta alla domanda di Chris, sollevando un sopracciglio.

“Te la senti di aspettare qui con lui, mentre io verifico come stanno andando le cose per Christian, o hai ancora bisogno di un po’ di tempo?”

“No mamma, abbiamo chiarito, per ora. Grazie per avere badato a lui nel frattempo, e per favore, sì … Portaci qualche buona notizia”.

Lei annuisce guardando a terra, io sono quasi certa che sia per nascondermi la preoccupazione nel suo sguardo. Lei si gira con eleganza e si allontana a grandi passi, con una andatura professionale e controllata.

Sedendomi prendo Chris a cavalcioni sulle gambe in modo da potergli parlare faccia a faccia. “Amico, hai capito che papà sarà dolorante per le prossime settimane, vero? Dobbiamo essere molto gentili con lui. Solo abbracci delicati”. Gli alzo il mento con un dito, per vedere il suo faccino triste.

Non vuole guardarmi, ma è d’accordo, anche se non lo è il suo cuore: “Mm-hm”. E’ chiaro che lui trova difficile accettare quello che gli ho detto.

Il ritorno di Grace interrompe il nostro chiacchierare madre-figlio: “Ana, Jason, lui sarà sveglio tra pochi minuti. Il chirurgo ha detto che tutto è andato bene. A quanto pare c’è voluto del tempo per trovare tutte le piccole piccole schegge di osso, ma lui recupererà il pieno uso del braccio una volta che sarà guarito”. La sua pelle, prima pallida come il gesso, ha recuperato parte del suo consueto colorito.

Chiudo gli occhi e alzo la testa verso il cielo, ringraziando Dio per aver risposto alle mie ferventi preghiere, sto cominciando a sentirmi in debito con lui. “Possiamo vederlo adesso?”

“Penso che lui vorrebbe che …” mi sorride gentilmente “… vada prima tu; io porterò Chris tra un minuto”. Leggo tra le righe della sua proposta: controlla per assicurarti che Christian stia abbastanza bene per vedere Chris, in modo che lui non ne sia ancora più sconvolto.

Con un profondo sospiro e scuotendo la testa sento le lacrime che stanno affiorando. Sono così grata per la sua forte guida, in questo momento. “Grazie” le sorrido, inclinando la testa per sottolineare la mia gratitudine.

“Buddy, vado a controllare il papà per vedere se è pronto, vuoi stare con la nonna per un minuto o due?”

Senza una parola lui afferra con il suo piccolo pugno la manica della mia camicia e non sposta la testa dall’incavo del mio collo, con una testardaggine che ha chiaramente ereditato da suo padre. “Uh-uh”.

Proprio come suo padre lui è irremovibile quando si comporta in questo modo. “Chris, tesoro.” Sospiro mentre cerco di allontanarlo un po’ per poter ragionare con lui. “Starò via solo un minuto, piccolo; puoi concedere alla mamma un minuto?”

Lui si incupisce e si tiene più stretto a me. Questa volta il suo uh-uh è ovattato, quasi borbottato contro la mia pelle.

Io rivolgo a Grace uno sguardo rassegnato, ma lei non se ne accorge e gli occhi le si increspano negli angoli per la gioia. Si copre la bocca con la mano: nonostante la situazione deve tenere a freno le risate perché riconosce che ho in braccio Christian in versione mini.

Taylor ci sorprende perché è  l’unico a trovare il modo di convincerlo a lasciarmi andare. “Ehi campione, guarda cosa ho qui. E’ un cronometro e lo ho impostato su 60 secondi. Che è esattamente un minuto”. Vedo che tocca lo schermo del suo smart  phone ma resta seduto, parlando con Chris in tono amichevole e tranquillo.

Sento che il mio bambino risponde girando la testa verso Taylor che ha suscitato il suo interesse, ma non è ancora pronto ad andare. Io rivolgo a Taylor un sorriso incoraggiante, al di sopra della spalla di Chris.

Guardando molto interessato il suo telefono, Taylor continua a parlargli: “Così mi limiterò a impostare il tutto in questo modo. E poi se premo questo pulsante inizierà il conto alla rovescia. Quando partirà la suoneria, vorrà dire che il tempo per la tua mamma è scaduto e dovrò correre da lei, solo che devo trovare qualcuno che corra con me”. Pensoso, si tocca il mento con un dito.

Chris si solleva improvvisamente e dice in un soffio: “Fammi vedere, poi arriverò prima io”. Senza nemmeno voltarsi indietro lui mi lascia andare e si butta su Taylor, completamente preso dal gioco.

Afferro al volo l’opportunità e mi precipito da Christian, più di ogni altra cosa voglio essere lì quando apre gli occhi. Il mio cuore batte forte e maniacalmente mentre apro la porta della sua suite privata. Il suo magnifico petto nudo è appena visibile sotto la leggera coperta. Entrambe le braccia sono appoggiate lungo i lati del suo corpo, sopra la coperta, il sinistro è pesantemente fasciato.

Il vederlo qui, sdraiato, ancora pallido, mi fa capire che ho corso il rischio di perderlo. Involontariamente mi mordo il labbro, mi sento quasi venire meno, nel tentativo di arginare la crescente ondata di paura e desolazione.

Il mio cuore, il mio amore.

Teneramente e in modo reverenziale lo accarezzo sulla fronte, lungo la mascella scolpita, lungo le spalle ben tornite e sul braccio destro, prima che apra gli occhi. “Baby”, lui respira e sorride. Solo Christian può essere così meraviglioso da bloccare il respiro anche quando si risveglia da un intervento chirurgico, dopo una ferita da arma da fuoco.

Mi chino a baciarlo sulla fronte, premendo con amore le labbra sulla sua pelle calda e rassicurante. “Marito mio, io …” Il mio mormorio viene interrotto da un suo sussurro riconoscente. Forse parla sotto l’effetto dei framaci ma poi lo sento di nuovo, sì, è proprio lui, che evidentemente si sente abbastanza bene da sentire il mio profumo e da avvertire la sensazione subdola di un mio seno schiacciato contro la parte inferiore del suo viso.

Io sorrido poi mi raddrizzo immediatamente perché sento la corsa inconfondibile di un bambino eccitato. “Papà, papà, ti hanno messo un cerotto? E’  grande? Ti hanno dato un po’ di gelato? Il gelato fa sempre bene”. Smette di parlare e si butta con un gesto clamoroso sul letto di Christian, con ilvolto splendente di eccitazione.

Wow, il suo carattere mutevole supera addirittura quello del suo papà. “Buddy, ricordati che devi essere gentile con papà, va bene?”

Dopo un cenno solenne di assenso la sua attenzione torna a rivolgersi a Christian, in attesa della risposta. “Ciao piccolo”, dice Christian facendo passare le dita tra i capelli di Chris. C’è un timore definitivo e uno stupore di gioia nella sua voce un po’ roca, è felice di essere vivo e di essere qui, con la sua famiglia accanto. “Io non ho un cerotto, ma ho una benda, guarda quanto è grande”.

Indipendentemente dal dolore che sicuramente quel gesto gli causa, alza la spalla sinistra mostrando la benda candida. “Wow!” Chris è molto impressionato e ora è tutto intento a mettere a confronto le sue cicatrici.  Si arrotola la gamba dei pantaloni per mostrare a Christian una cicatrice di due pollici che si trova appena a destra del suo ginocchio. “Per questa c’è stato bisogno di tre cerotti!” e solleva quattro dita, facendoci sorridere tutti.

“Sono stato bene dopo quella caduta”, dice a Christian con la fronte aggrottata, poi mette la sua piccola mano sulla spalla di suo padre. “Anche tu starai bene” dice con la faccina seria; quel gesto è adorabile e gli fa guadagnare un forte abbraccio da parte di suo padre, un po’ sopraffatto.

Sono grata per l’arrivo tempestivo di Grace, che impedisce ai miei uomini di vedere quanto vicina sono a mettermi a piangere. “Cara” il suo tono trasmette così tante cose diverse: sollievo, amore e una buona dose di preoccupazione.

Non potrei essere più d’accordo, è il momento giusto.

Lei gli afferra la mano e se la strofina sulla guancia. “Odio quando mi spaventi come stavolta. Sei stato sciocco, dovresti stare più attento!” dice, con tono di lieve rimprovero. Credo che la dolcezza con cui gli parla dipenda solo dal fatto che è appena uscito dalla sala operatoria, in circostanze diverse penso che sarebbe statz molto più dura con lui.

E’ il mio turno di sgridarlo e non me la sento di parlargli con dolcezza, come ha fatto lei: “Sciocco non è la parola giusta, hai una famiglia a cui pensare, non posso credere che ti sia messo a rischio come hai fatto!”

Il mio caro marito, esasperante e frustrante, fa quello che fa sempre, cioè parte per la tangente ignorando la mia rabbia: “Perché, Mrs Grey, sono felice di vedere che ci tieni così tanto a me. Devo supporre dal tuo piccolo sfogo che ti sarei mancato?” Come se un normale sorriso non bastasse, me ne indirizza uno a 32 denti, facendomi un occhiolino lascivo.

Gah!

Non posso fare a meno di ridere, lui dovrebbe essere intontito, ma invece è allegro e giocherellone. “Sì, Mr Grey,” Punto il dito contro di lui con un atteggiamento da maestrina. “Mi preoccupo per te”. Mi interessi, mi interessi un sacco, dannazione! La mia voce vacilla poi mi sfugge dalle labbra un singhiozzo e subito segue un fiotto di lacrime calde e spaventate. Mi precipito di fianco a Christian gettandogli le braccia al collo, senza prestare attenzione alle sue ferite.

Tanto per parlare di carattere mutevole!

“Ti amo così tanto,” mormoro tra le lacrime.

“Ehi baby, per favore, non piangere. Anch’io ti amo”. Il suo sussurro implorante mi giunge al cuore e mi ricorda che devo essere forte per lui e nostro figlio.

Sempre rintanata accanto a lui, smetto di piangere, sapendo bene che la mia famiglia non può appoggiarsi che a me, in questo momento di crisi. Depositando una fila di baci sul suo viso mi appiccico sulla faccia un’espressione da mamma-in-carica. “Bene, adesso hai bisogno di riposarti, Mr Grey, così quando Taylor e poi i ragazzi torneranno avrai le forze per parlare con loro. Sono sicura che sei ansioso di avere alcune risposte. Chris e io andremo a mangiare un boccone alla caffetteria al piano di sotto e ti lasceremo tranquillo per un po’. Torneremo più tardi. Mi limiterò a tirare fuori e mettere in ordine le cose che ho portato”.

Mantenere la mente impegnata mi aiuta a rimuovere per un po’ questo orrore, così mi tengo occupata tirando fuori gli oggetti da toeletta e i vestiti di Christian, poi gli metto il suo computer portatile sul comodino e vado in cerca di qualcuno per organizzare degli altri letti per la notte. Non penso certo di andarmene lasciando  da solo mio marito, ferito, in questo ospedale. So che non ci permetterà di andare a casa, così tanto vale restare qui con lui invece di cercare una sistemazione in albergo.

Con il ruolo che riveste Grace in  ospedale, è facile organizzare due lettini aggiuntivi per la notte; senza dubbio Chris ne sarà entusiasta – gli sembrerà di vivere in un’avventura. La camera è un po’ troppo piccola per ospitare tre letti, ma ho intenzione di dormire in quello di Christian.

Trovo Chris dove l’ho lasciato, ancora sul letto di Christian, che chiacchiera ininterrottamente, stropicciandosi gli occhi. “Vieni, tesoro, lasciamo riposare papà. Adesso andremo a mangiare qualcosa e poi ci fermeremo a dormire qu,i stanotte!” Christian apre la bocca per obiettare qualcosa, ma Chris sta già saltando sul letto, urlando per la gioia.

Mio marito mi lancia uno sguardo minaccioso, non condivide i miei piani, ma io lo ignoro. Niente al mondo potrebbe trascinarmi lontana da lui stasera. Dopo un altro bacio lui ci saluta con la mano: “Porta Taylor con voi”. L’ordine che mi impartisce mentre lasciamo la stanza lo pronuncia con la sua voce da dominatore, in modo che io non lo metta in discussione.

Sì, signore, penso tra me e me e sorrido mentre porto il mio piccolo a cercare qualcosa da mangiare. Nel corridoio incontriamo Taylor, impegnato a parlare con un altro incaricato della sicurezza. Ci fermiamo un po’ in distanza, aspettando che finisca. Un attimo dopo lui ci chiama per presentarci la persona con cui stava parlando: “Mrs Grey, sono sicuro che si ricorda di Sawyer”.

Il personaggio dalle spalle larghe si gira, con un sorriso ironico: “Bene, bene, bene. Ecco qua la famigerata artista della fuga. Felice di incontrarla di nuovo, Mrs Grey”. La sua voce è grondante di sarcasmo e di ironia.

Sento la faccia bruciare come in un altoforno, le guance, le orecchie, ogni punto della mia pelle arrossisce violentemente. Noto una sfumatura rosa anche sulle orecchie di Taylor, anche lui sta percependo l’imbarazzo della situazione. “Luke. Sono felice di vederti”, borbotto riconoscendolo.

Gulp.

Gli stringo la mano, sperando invano che non si accorga di quanto sono arrossita. Taylor si sente in dovere di darmi una spiegazione: “Avevo bisogno di qualcuno per aiutarmi, mentre aspettiamo che gli altri tre tornino, avevo bisogno di qualcuno che fosse già addestrato e Sawyer fortunatamente era libero”.

Luke era la scelta più ovvia, ma non per questo meno imbarazzante per me. Spingo Chris davanti a me, cercando di cambiare argomento. “Questo è Chris” dico senza mezzi termini.

Gli occhi di Sawyer si illuminano riconoscendo Chris, della cui presenza era evidentemente già stato informato. Gli tende la sua grande mano, che fa sembrare ancora più piccola quella di Chris: “Ciao piccolo uomo, sono di servizio davanti alla porta di tuo padre, stasera”.

Rabbrividisco.

Chris gli stringe la mano, annuendo di nuovo, poi mi viene inconsapevolmente in aiuto. “Mamma, andiamo a mangiare, adesso?” mi chiede, guardando verso di me. Ragazzo, quanto ti amo. Ottimo tempismo, amico!

Si scambiano uno sguardo tra loro poi Taylor lascia Sawyer di guardia davanti alla porta della stanza di Christian.

Accidenti!

“Mi dispiace, Mrs Grey, non ho avuto il tempo di avvertirla”. Taylor appare sinceramente dispiaciuto, ma anche se non lo fosse non posso certo prendermela con lui. E’ solo colpa mia.

“Ho capito, non ti preoccupare”. Posso essere gentile ora, lontano da Sawyer, e poi sembra che lui non ce l’abbia con me

“Come sta Mr Grey? Non sono potuto andare da lui, ho dovuto recuperare quel proiettile e portarlo da un esperto di balistica di mia fiducia”.

“Sta bene, è proprio quello di sempre. Sono così arrabbiata con lui, però, perché ha corso un enorme rischio, non necessario”.

Taylor si stringe nelle spalle, riconoscendo il mio diritto di essere arrabbiata ma anche sapendo bene che da Christian non ci si poteva aspettare niente di diverso.

Alla mensa dell’ospedale Chris mangia qualcosa ma cade subito addormentato appoggiandomi la testa in grembo, mentre Grace ed io chiacchieriamo; non voglio che debba sentire il terribile problema della minaccia che incombe su di noi. Dopo aver mangiato, torniamo da Christian, che è stanco e stressato.

Quando arriviamo alla porta di Christian il corridoio silenzioso riempie con le voci e le forme ingombranti di Collins, Brandon e Carl. “Wow, già di ritorno da Portland? Avete fatto in fretta”. Questo è un viaggio di cinque o sei ore.

“Sì, signora. Abbiamo fatto il più in fretta possibile per tornare qui”. Brandon mi rivolge un buffo sorriso. “Ci sono novità?” chiede a Taylor, che riserva un cipiglio severo ai suoi colleghi più giovani, i quali evidentemente non hanno rispettato le normative in tema di sicurezza e il limite di velocità. Trovo confortante il fatto che, nonostante il suo aspetto tarchiato e corpulento, dalla voce di Brandon traspaia con evidenza la preoccupazione. Christian ispira rispetto e lealtà nelle persone.

Fatta eccezione per questo pazzo maniaco! Riservo a questo stronzo senza volto che sta minacciando la mia famiglia una serie infinita di anatemi.

Tutti e tre guardano imbarazzati Taylor. “Mr Grey è uscito dalla sala operatoria in buone condizioni. Vieni con noi, dobbiamo incontrarlo per ricevere le istruzioni del caso”.

Brandon è al mio fianco, “Lo porto io per lei, signora”. Protende le braccia per prendere Chris che si è abbandonato sulla mia spalla, stanco.

“Grazie”, e con la massima attenzione passo Chris a Brandon. “Vado a controllare se Christian è in grado di ricevere visite”. Mentre passo davanti a Sawyer alzo le dita in un gesto esitante e mi accorgo che continua a sorridere in modo sardonico.

Il suono della mia voce avverte Christian del mio arrivo, facendolo girare verso di me e alzare dal suo computer portatile gli occhi, che si stropiccia. “Ehi baby, dove è Chris? Come è andata la cena?”

“Dovresti riposare, Mr Grey” lo ammonisco, ma in realtà non mi sorprende che lui sia sveglio. “E’ con Brandon, si è addormentato e la cena è stata terribile!” Corrugo il naso e Christian ridacchia.

“Taylor è là fuori?”

“Sì, e tutti gli altri. Vogliono informarti della situazione prima che andiamo tutti a letto”.

“Va bene, ma prima vieni qui”.

I suoi occhi mi seguono mentre vado verso di lui, che mi fa un cenno con il braccio sano. Quando lo raggiungo, mi allaccia il braccio intorno alla vita e mi chiede “Stai bene?”

Mi raggomitolo al suo fianco e vorrei mettermi a piangere, ma non lo faccio. Anzi, faccio buon viso a cattivo gioco. “Sto come posso, date le circostanze. Mi sentirei meglio se tu prendessi sul serio quello che è capitato e ti riposassi come devi”, dico dando un’occhiata severa al portatile.

Dopo un attimo di esitazione ammette: “Ci proverò.. Ho solo … cazzo Ana.. Se fosse capitato a te o a Chris invece che a me … ” e mi tira più vicino a sé, stringendomi forte.

“Lo so.” In realtà io capisco esattamente come si sente, perché ciò che adesso lo spaventa è successo a me, a noi. Gli hanno sparato, lo avrebbero potuto uccidere. Vorrei solo che guardasse le cose dal mio punto di vista.

Dopo il nostro momento da soli faccio entrare il team di sicurezza; indico un lettino a Brandon, che vi appoggia Chris. Per essere così grande e grosso, la sua dolcezza è toccante. Tutti loro fanno un gran fracasso per spostare le seggiole su cui prendono posto. Io mi siedo accanto a mio marito, sul suo letto. Non gli permetterò di tenermi all’oscuro di quello che sta succedendo.

“Sono felice di vedere che è tutto intero, signore.” Il tentativo di Taylor di essere  fallisce miseramente perché la sua voce spezza in un momento critico, evidenziando i sentimenti che prova. Il suo compito è prendersi cura di Christian, non credo che si sarebbe mai perdonato se Christian fosse stato ucciso.

“Felice di essere ancora intero”. Christian sorride, spiegando a Taylor a modo suo che ha ricevuto il messaggio. “Che cosa hai scoperto?”

Lui si schiarisce la voce: “Senza dubbio, signore, era un proiettile calibro 308 a punta morbida, perché ha preso una forma a fungo. Nessuna sorpresa, è un calibro molto affidabile sulle lunghe distanze e se il bersaglio viene colpito correttamente è anche molto efficace”. Tira fuori il suo cellulare e cerca un’immagine, che mostra a Christian. Si tratta della punta del proiettile recuperato, e improvvisamente io capisco che cosa intende parlando di forma a fungo. Quella che presumo sia la parte posteriore del proiettile è ancora intatta, ma la parte anteriore è del tutto schiacciata, come se avesse impattato contro qualcosa di piatto. La sua larghezza è quasi il doppio della parte posteriore ed è completamente distorto.

Lui continua, mentre noi ci passiamo l’un l’altro il suo telefono. “La cosa interessante è che ha preso questa forma a fungo. Vuol dire che la punta era morbida ma ho il sospetto che fosse pesante, per il calibro. Penso 160 grani o giù di lì”. Coglie lo sguardo sorpreso di Christian e gli fa un cenno del capo, in tacito accordo.

“Non ho alcun dubbio, signore, che il tiratore abbia utilizzato un fucile da caccia. Così si spiega la punta morbida, il tragitto delproiettile, il foro pulito di entrata attraverso la parete di vetro dell’Escala e, infine, si spiega perché non lei non ha subito un infortunio più grave, con un foro d’uscita di dimensioni molto più ampie “.

Vedo che lo sguardo di Christian si rabbuia mentre la sua rabbia di stamattina riemerge: “Un fucile da caccia del cazzo? Che cazzo vuol dire? “

6 thoughts on “Capitolo 31

  1. michytom says:

    fantastico come i precedenti

    Like

  2. Asyram says:

    Ma quando esce il successivo?!?!? Fremo da giorniiiii 😀

    Like

  3. cristy70 says:

    Chris……..buddy?????? C’é un pò di confusione……comunque bello!!!!

    Like

Please, feel free to leave a comment

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s