Capitolo 60

Non mi curo di bussare alla porta ma traggo un profondo respiro mentre la apro, e per fortuna lo ho fatto perché smetto d’un colpo di respirare vedendo quanto è agitato mio marito. Ha le mani tra i capelli e per la rabbia ne stringe dei ciuffi. “Questo può significare solo una cosa”, dice con angoscia, guardando Taylor che annuisce cupamente in assenso assenso.

Sono talmente presi entrambi che si accorgono della mia presenza solo quando parlo. “Cosa sta succedendo?” chiedo, e la mia voce suona più ferma di quanto credessi possibile.

I due uomini si scambiano uno sguardo che non riesco a interpretare, ma non importa perché un attimo dopo Christian si strofina le mani sul volto, prendendo un profondo respiro prima di iniziare a raccontare. “Si tratta di Jose” mi spiega, cercando di riprendersi per nascondere la preoccupazione che ho visto un momento fa nella sua espressione, e subito prosegue: “Tu sai che lo abbiamo tenuto d’occhio. Taylor ha fatto in modo che un nostro uomo lo seguisse 24 ore al giorno da quando è diventato il nostro sospettato numero uno, ma siccome lui si trova al di fuori dei confini degli Stati Uniti sorvegliarlo è stato … complesso”. Mi rivolge uno sguardo intenzionale, e non è la prima volta che leggo tra le righe delle sue parole e mi rendo conto che ci sono situazioni in cui il lavoro di Taylor si avvicina molto a comportamenti considerati al di fuori della legalità.

In silenzio e con una sensazione di terrore che  mi provoca uno spasmo nella pancia annuisco, comprendendo all’improvviso che mi trovo a vivere in una situazione in cui devo affrontare stronzate come questa. Guardo mio marito che a sua volta mi guarda e prende accuratamente nota di come sto reagendo, sempre così preoccupato all’idea che io possa restare sconvolta. Per quanto la cosa sia difficoltosa, cerco di assumere la mia migliore espressione stoica. Nonostante io sappia bene che quello che sto per sentire sarà senza dubbio sconvolgente, sono sollevata per il fatto che sarò messa al corrente dei dettagli senza dover combattere.

Quando lui nota, soddisfatto, che sto prendendo la notizia abbastanza bene, continua, ma il suo volto mostra la tensione perché sa quanto le sue parole mi angosceranno. “E noi lo abbiamo perso”.

Sento i miei polmoni accartocciarsi nel petto, improvvisamente svuotati dell’aria che di solito li riempie, e la mancanza di ossigeno mi lascia le vertigini. In un battibaleno Christian è al mio fianco e mi fa sedere sulla sedia più vicina. “Perso?” chiedo con voce roca,  costringendomi a respirare, guardando incredula il volto preoccupato del mio uomo in bilico sopra di me.

“Baby”, sospira, stringendomi il volto con entrambe le mani, “dimmi che stai bene”. La nota di supplica nella sua voce sottolinea perfettamente l’ansietà che dilaga sul suo viso. “Possiamo finire di parlare più tardi. Il peggio lo sai già. Ti prego di non creare ostacoli”.

Vorrei ascoltare la sua preghiera, vorrei solo seppellire la testa sotto la sabbia e dimenticare gli ultimi dieci minuti. Non capisco bene cosa comporti l’avere perso di vista José ma, a giudicare dallo stato d’animo attuale di Taylor e di Christian, sono sicura che non c’è da aspettarsi niente di buono.

La paura e il sapere che io ho giocato un ruolo molto importante nella follia di José fa partire una scarica di adrenalina che mi attraversa tutta e mi scuote come un sorso di caffeina pura. “Sto bene”, dico di scatto, la miscela di colpa e panico mi rende malevola.

Christian alza un sopracciglio verso di me ma cede, alzando le mani. “Okay” si arrende, “ma io non sono contento di questo, Ana. Questo stress non riguarda solo te”, digrigna i denti, lasciando cadere il suo sguardo severo al mio ombelico.

Provo una profonda vergogna e sento il calore che sale dalle mie guance. “Mi dispiace. Non volevo dirlo nel modo in cui lo ho detto. Sto davvero bene. Per favore, dimmi cosa sta succedendo”.

Ancora una volta mio marito mi guarda – un po’ dubbioso – prima di alzarsi. Rimanendo di fronte a me appoggia il sedere contro il bordo della scrivania e incrocia le braccia sul petto. “Lo abbiamo perso perché ha deliberatamente messo nel sacco i nostri ragazzi”. Protende il mento in direzione di Taylor: “Di questo stavamo parlando quando sei entrata, e la cosa ci preoccupa moltissimo, perché vuol dire che sapeva di essere seguito”.

Sapeva di essere seguito? E allora? mi chiedo, ma prima che io abbia il tempo di capire il significato, Taylor continua il discorso di Christian. “Perché sfuggire a chi ti segue se non hai niente da nascondere? Se non hai in mente qualcosa? E se riesce a tornare negli States inosservato, allora ci troviamo davanti ad una situazione pericolosamente imprevedibile”.

Oh merda!

La mia mente incredula inizia a ragionare, aggrappandosi selvaggiamente a tutti i particolari, di qualunque genere, fino a trovare un mucchio di motivi che, in fondo, sono inverosimili per una squadra come quella scelta da Jason. “Ma come possiamo esserne sicuri? Potrebbe essere accidentalmente sfuggito al tuo uomo o …”

“Ne siamo certi, Mrs. Grey” mi interrompe con un tono baritonale e misurato che mi toglie ogni dubbio. “E’ stata una cosa calcolata, pianificata, un perfetto manuale del farsi di nebbia  evitando tutti i dispositivi di cui ci potevamo servire  per controllarlo, si è dato furtivamente alla fuga, modificando il suo aspetto”.

Ad ogni parola il quadro si fa più chiaro e il mio cuore batte più forte. Una cosa pericolosamente imprevedibile, calcolata, si è fatto di nebbia, furtivamente, sono tutti termini che mi fanno venire un groppo in gola, rendendomi difficile deglutire e respirare. José è davvero capace di una cosa del genere? E se è così, siamo noi il suo bersaglio? Guardo Taylor, esterrefatta e ancora inutilmente alla ricerca di una spiegazione che faccia svanire i miei timori.

Nel tentativo di dare una risposta ai dubbi che devono essere evidenti sul mio viso Taylor continua: “Non abbiamo avuto nessun sostegno da parte delle autorità perché stanno ancora indagando sul caso, e senza prove sufficienti non possono autorizzare il nostro servizio di sorveglianza. Inoltre, le Bahamas sono al di fuori della loro giurisdizione; come conseguenza di tutto questo ci ritroviamo ad avere dei mezzi molto limitati perché siamo solo un gruppo di civili, e se infrangiamo la legge per ottenere delle prove queste sarebbero inammissibili in tribunale”.

Avere fatto chiarezza comporta l’unica conseguenza di farmi sentire più a disagio, ma comunque annuisco, ad indicare che ho capito.

Taylor getta uno sguardo a Christian in cerca di un rapido cenno di assenso, prima di continuare. “Dal momento che sappiamo che il suo contratto con l’Ente  Turismo delle Bahamas scadrà solo fra tre mesi, a meno di gravi problemi familiari  non ha alcun motivo per andarsene. Inoltre, dal momento in cui è arrivato lì il suo tran tran di vita è stato quasi al cento per cento prevedibile, ma ieri, intorno a metà giornata secondo l’ora delle Bahamas, ho cominciato a ricevere delle segnalazioni da parte dei miei ragazzi che mi indicavano che qualcosa era cambiato. José ha annullato le riprese fotografiche che erano state programmate per la giornata, ha mandato a casa il suo assistente e, secondo la nostra fonte, è tornato in tutta fretta all’hotel che l’Ente Turismo ha messo a sua disposizione”. Con un movimento inusuale per lui Taylor fa schioccare le sue dita, la frustrazione che la situazione gli provoca è palpabile.

“Avevamo predisposto qualcuno che lo tenesse d’occhio all’interno dell’hotel?” mi chiedo ad alta voce, inchiodata dal terrore mano a mano che apprendo i dettagli.

“Sì, abbiamo affittato le suite di fianco a quella di José e abbiamo predisposto qualche … apparecchiatura per monitorare i suoi movimenti …”, mi risponde Taylor schiarendosi la gola, evidentemente a disagio per dover parlare delle aree più grigie delle loro tecniche di pedinamento, “ma è stato abbastanza facile per lui eclissarsi. La cosa principale a nostro favore, con tutte le limitazioni che avevamo, era il fatto che lui ignorasse la nostra presenza. Se avessimo avuto il sostegno delle autorità avremmo potuto mantenere un controllo più stringente su di lui. La gente è molto più disponibile a fornire informazioni altrimenti riservate se è possibile far loro vedere un badge, mentre cercare di ottenere queste informazioni ricorrendo alla corruzione è semplicemente troppo rischioso”.

Dovremmo ricorrere alla corruzione? Santo cielo! Questo che mi ha appena detto rende tutto molto più reale e tanto più complicato. “Come ha fatto a tornare di nuovo con tanta facilità negli Stati Uniti?”, chiedo, ancora presa da questo ultimo sviluppo.

Taylor si stringe nelle spalle e abbassa la bocca mentre rimugina sul pensiero sgradevole, cercando di capire quanto io sia preoccupata. “Lui non è un criminale di mestiere, con contatti in grado di aiutarlo, e questo è quello che ha reso così difficile prevedere il suo comportamento. Se fossi stato io, avrei cercato un passaggio come membro dell’equipaggio di una nave merci: in quel modo lui non avrebbe nemmeno avuto bisogno di un passaporto per attraccare, e se fosse riuscito ad evitare l’Autorità Portuale sarebbe rientrato senza problemi di sorta. Sarebbe stato praticamente impossibile rintracciarlo, non avremmo avuto modo di sapere da quale porto era partito o dove era sbarcato, e una volta a terra avrebbe potuto acquistare un’auto con documenti falsi e sarebbe stato facilissimo arrivare dove voleva”.

Può essere così semplice? E dopo? Se la volta scorsa è riuscito a sparare a Christian, cosa potrebbe fare questa volta? Il silenzio improvviso che cade intorno a noi è per me la prova che stiamo tutti pensando la stessa cosa, cercando di valutare il pericolo, e mi chiedo solo quale linea di azione sia quella giusta da perseguire. Proprio come quando si verificò la tragedia di David e tutto ciò che successe dopo che aveva sparato a Christian, sono troppo confusa per la trepidazione e non riesco a pensare con chiarezza. Voglio solo mantenere la mia famiglia al sicuro e ho paura, più che altro, di quello che Christian potrebbe fare se mettesse le mani su José.

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Per tutto il fine settimana l’umore all’Escala è dimesso. Christian ed io siamo entrambi costretti a fingerci felici per amore di Chris, ma non c’è alcun dubbio che la preoccupazione è presente in tutto ciò che facciamo. E non ci sono novità sul luogo in cui potrebbe essere José. Secondo Taylor, nessuno della sua famiglia lo ha sentito e nessuno di loro aspetta una sua visita. La mia mente vacilla per il modo in cui lui riesce a proteggere le informazioni di quel genere senza far scattare campanelli d’allarme, ma confido implicitamente nella sua discrezione e so che Christian si sente esattamente come me. L’unica cosa che mi consente di sperare è che José ha apparentemente chiesto all’Ente Turismo della Bahamas un periodo di congedo di due settimane, il che si spera indichi che intende tornare, ma Christian annienta il mio ottimismo, dicendo che è probabilmente solo un diversivo.

Il sabato pomeriggio tutti gli altri Grey si uniscono a noi all’Escala, e insieme a mia madre e Bob, oltre a mio padre, ci ritroviamo su Skype per una riunione di famiglia, con lo scopo di aggiornare tutti sulla situazione e di fare in modo che comprendano le possibili implicazioni. Com’era prevedibile Ray è il più furente di tutti sia con José, a causa dei suoi stretti legami con la nostra famiglia, sia – ovviamente – con me per il mio sconsiderato errore passato. Più tardi, ci vuole l’intervento di Christian e di Taylor per calmare mio padre, che minaccia di confrontarsi con José senior facendoci così perdere quel piccolo elemento di vantaggio che possiamo avere ancora, costituito dalla sorpresa.

Anche se Taylor è praticamente sicuro che, se i nostri sospetti si rivelano giusti, José intende rivolgere la sua attenzione solo su di noi, Christian tuttavia raddoppia le misure di sicurezza per tutti così come per Grey House. Naturalmente Chris ed io abbiamo già avuto precise istruzioni di non lasciare l’appartamento senza la squadra di sicurezza a noi assegnata e di seguire il rigoroso protocollo di sicurezza messo in atto dal nostro esperto team, e io per prima non ho certo intenzione di mettere a rischio le nostre vite. Spero solo che Christian farà la stessa cosa.

La domenica porta con sé lo stesso  nervosismo del giorno precedente. Un momento Christian ed io siamo teneri l’uno con l’altro ma subito dopo, non appena ci torna in mente la dolorosa realtà che dobbiamo affrontare, ci attacchiamo a vicenda, cosa che non abbiamo mai fatto prima. A metà mattina sono davvero tesissima e capisco quello che deve provare Kate, con i suoi ormoni selvaggiamente fluttuanti.

Quando Christian mi sgrida perché mi sono dimenticata di prendere la mia vitamina prenatale io di rimando borbotto e gli strappo di mano il tablet poi, sbuffando prima di aprire la bocca e dimenando la lingua, cerco di dimostrare infantilmente che invece ho davvero ingoiato quella maledetta pillola. Più tardi, quando mi suggerisce di fare un pisolino in modo che il bambino ed io possiamo riposare, col risultato di farmi sentire vecchia, mi scateno e gli dico con voce sdolcinata che anche lui dovrebbe fare un pisolino per migliorare il suo umore scontroso. Non mi sorprende di guadagnarmi uno sguardo di disapprovazione e un borbottio: “Mrs Grey, non pensare che il mio palmo smetta di prudere solo perché sei incinta”.

Ma quando addirittura si lamenta per la quantità di burro che ho steso sul mio toast perdo le staffe e scoppio immediatamente in lacrime, piagnucolando. “Tu non fai l’amore con me perché pensi che sto diventando grassa”, grido singhiozzando tra le lacrime e lasciando mio marito senza parole.

Lui mi guarda a bocca aperta, stordito e inorridito, mentre cerca di trovare una spiegazione giustificabile per il mio sfogo. Quando infine lo fa parla, ma le sue parole sono esitanti. “Ana, mi dispiace. Devi sapere che io non penso che tu sia grassa. Io … io semplicemente … quello che intendevo dire era che troppo grasso non va bene per il bambino”.

Anche se la sua spiegazione è perfettamente logica, la carica ormonale non mi consente di lasciar correre. “Allora perché non hai fatto l’amore con me giovedi, e non lo hai più fatto neppure dopo?” Il tono lamentoso delle mie parole è chiaro anche per me, ma in questo momento, non riesco ad evitare che le mie emozioni sprizzino via in mille e una direzioni sbagliate.

Ancora più scioccato, lui ansima agitato passandosi una mano tra i capelli. “Cavolo Ana! Non pensi che abbiamo già abbastanza casini con quello che sta succedendo adesso? Adesso, che c’è metà degli uomini del paese che ti rincorre e c’è anche uno che è probabilmente intenzionato a farci del male?”

E’ il mio turno di restare scioccata. Anche se sono furente, voglio fargli capire – istintivamente – che quando ho un tracollo ormonale ho bisogno di lui più che mai. Che la cosa che mi aiuta di più, in quei momenti, sono le sue braccia che mi stringono mentre mi dice che tutto va bene, ma lui – invece – mi sbraita contro. Ferita, piango più forte, furente con me stessa per non essere in grado di controllare i miei sentimenti tumultuosi e sentendomi profondamente responsabile dei nostri più recenti problemi. “Mi dispiace”, ululo, nascondendo il viso bagnato di lacrime tra le mie mani, mentre i singhiozzi mi scuotono tutta.

“Merda”, lo sento gridare. “Merda! Baby, stai prendendo tutto nel modo sbagliato. Cazzo, tu sai bene che sono io ad essere responsabile di quello che sta succedendo in questo momento, io ho solo …”.  Lui si placa e un secondo dopo lo sento contro di me e mi prende tra le braccia, stringendomi forte mentre mi accarezza i capelli .

Sono troppo in difficoltà per riuscire a ricambiarlo ma mi sento già più calma e ho disperatamente voglia di sentire quello che stava per dire. “Tu cosa?” cerco di spronarlo, con la faccia schiacciata contro il suo petto.

Non ho bisogno di guardarlo per sapere che si è zittito. Le sue braccia mi stringono più forte, ma non dice nulla. Ho la sensazione che lo stress che si è aggiunto con la scomparsa di José abbia solo messo in evidenza tutti i problemi che ha in testa e che sia ancora molto difficile per lui affrontare tutta la questione dell’articolo su GQ. Affranta e avvilita stringo le spalle mentre resto avvolta tra le sue braccia.

“No” sospira, “non fare così”, cerca di convincermi con un tono gentile di voce, e io quasi mi sciolgo e vorrei lasciar perdere tutto, ma purtroppo prende di nuovo il sopravvento il mio carattere ostinato. Lentamente alzo la testa per guardarlo negli occhi. “No” ribatto scuotendo la testa,  “Sei tu che non devi fare così”.

Lo vedo stringere la mascella, ci sfidiamo con lo sguardo e lui si infuria, lasciando cadere le braccia lontano da me. Mi accorgo effettivamente del momento in cui prende la sua decisione perché la sua espressione si indurisce e i suoi occhi si fanno gelidi come l’acciaio. “Vuoi sapere tutta la merda che mi sta passando per la testa? Tutta la maledetta dura verità?”, mi dice guardandomi in cagnesco, arrabbiato.

Alzandomi in piedi mi allontano da lui, ben decisa a non lasciarmi intimorire dal suo tono. Mi auguro con tutto il cuore che non abbia sentito il bisogno di nascondermi le sue vulnerabilità. “Sì”, affermo con decisione, “Io ti ho sposato e ho diritto di sapere tutto!”

Vedo la sua reazione a scoppio ritardato perché le mie parole colpiscono nel segno, ma un attimo dopo il dubbio prende di nuovo il sopravvento. Uno sguardo di disgusto attraversa i suoi lineamenti, e questo mi fa capire il suo disgusto per se stesso. “Sono fottutamente terrorizzato”,  sbotta con una smorfia. “Ci sono un milione di uomini là fuori che ti desiderano, e questa è una cosa che io detesto! Detesto! ribadisce con uno sguardo addolorato che devasta il suo bel viso. “Il solo pensiero che loro vogliano ciò che è mio, che ti guardino e ti desiderino … mi logora. Ho avuto donne di tutti i tipi che si possa immaginare, donne alte, donne piccole, snelle, sinuose, procaci, e tutte disponibili a darmi tutto quello che volevo, ma nessuna mi ha mai dato quello che mi hai dato tu, per nessuna ho provato quello che ho provato per te, nessuna mi ha procurato le sensazioni che mi hai dato tu”, confessa, con voce rotta dall’emozione mentre stringe le sue mani intorno alle mie braccia e l’espressione dei suoi occhi mi implora di capire.

Devo sembrare scioccata, mi sento travolta mentre gli escono di bocca parole febbricitanti, sembra inarrestabile ora che ha cominciato a parlare, e la cosa mi spaventa un po’. Lui scuote la testa e mi avverte con gli occhi di non saltare a conclusioni avventate mentre continua la sua invettiva. “Pensa a cosa significa per me: io ho avuto tutto questo e voglio te e solo te, ma tu …, tu hai avuto solo me, e c’è un sacco di gente, là fuori, desiderosa di mostrarti ciò che ti sei persa. E ora tu porti dentro di te il mio bambino, e il pensiero di perderti … non riesco nemmeno …” deglutisce in modo sonoro, guardando il mio ventre piatto e  raccogliendo i suoi pensieri. “Non posso neppure pensare di restare senza di te, Ana, sarei felice di morire pur di tenere te, Chris e questo piccolo al sicuro”.

Alla fine lui si placa, l’impetuosità della sua irritazione assume un senso e io capisco quello che ha voluto dire, lo capisco perfettamente ma non posso frenare il diluvio di rabbia che mi assale. “Christian!” esclamo, lottando con me stessa per evitare che la rabbia trapeli nelle mie parole. “Ogni argomento che hai appena usato potrei farlo mio e usarlo contro di te. Ovunque noi andiamo, c’è sempre sullo sfondo una donna smorfiosa che sbatte le ciglia verso di te. E le donne che hai avuto? Puoi, solo per un attimo, cercare di immaginare cosa vuol dire per me dovere competere con una miriade di splendide donne, tutte navigate e smaliziate? Selezionate da te per il tuo piacere? Non pensi che a volte mi chiedo se senti la mancanza di tutto questo, o se per caso desideri una donna che ti chieda di frustarla?”

Sconcertato lui mi guarda, lasciando cadere le mani per poi spingersele tra i capelli. “Ma tu sei tutto quello che voglio”, dice semplicemente, come se questo dovesse fornirmi automaticamente tutta la rassicurazione di cui io possa avere bisogno.

L’unico modo che ho per fargli capire cosa provo è ricambiarlo con le stesse parole. “E io voglio solo te”, affermo, incrociando con ostinazione le braccia sul petto. So di essere dura con lui, ma con questa situazione dobbiamo conviverci e non lascerò che ci blocchi di nuovo.

“Io …” comincia, ma poi ci ripensa e sospira per prendere tempo e ripensare a quello che mi ha detto. Quando incontra il mio sguardo mi fa un cenno di assenso col capo. “Un punto per te, ben fatto, Mrs. Grey,” ammette tranquillamente, “ma la gelosia sarà sempre lì, in agguato”.

Il mio cuore si stringe vedendo la sua espressione avvilita. Ora che siamo arrivati al nocciolo della questione, devo dargli quella rassicurazione di cui ha così evidentemente bisogno. Avvicinandomi a lui gli accarezzo le guance, e subito lui copre la mia mano con la sua, appoggiandosi a me. “Lo so, e credimi quando ti dico che ho capito. Anch’io ho dei momenti in cui vedo rosso se qualche donna ti fa gli occhi dolci, e sappi che se anche qualcuno può dimostrare interesse per me questo non potrà mai cambiare quello che provo per te. Farei qualsiasi cosa per dimostrartelo”.

Improvvisamente quegli occhi tristi si accendono di speranza. “Qualsiasi cosa?”, chiede scherzosamente, unendo le nostre dita e baciandomi il palmo della mano.

Io faccio una risatina. “Quasi,” confermo con una strizzatina d’occhi, curiosa di sapere cosa ha in mente. Con un sorriso radioso lui ruota sui tacchi e si dirige verso la nostra camera da letto, trascinandomi per mano. Mi acciglio quando lo vedo dirigersi verso il nostro armadio. “Girati”, mi blandisce con dolcezza mentre i suoi occhi brillano per un motivo che io non comprendo.

Per un attimo esito, ma qualcosa nel suo comportamento mi dice di fare come mi dice. Ubbidiente gli volgo le spalle e lo sento rovistare. Segue un attimo di silenzio, poi sento di averlo alle mie spalle; il suo calore mi riscalda, facendomi stranamente sentire al sicuro. “Solleva i capelli, baby”, mi ordina con voce roca.

In un primo momento avverto solo del freddo contro il collo, ma ben presto riconosco il girocollo che Christian mi ha comprato a Las Vegas, mentre lui blocca la chiusura sul retro. Io lascio ricadere i capelli e lui li sposta di lato, lasciandoli pendere sopra una spalla.   Sento la sua bocca avvicinarsi al mio orecchio, il calore del suo respiro mi invia brividi lungo la schiena. “Voglio che tu indossi questo sempre, come la tua fede nuziale. Ora che la questione del BDSM è stata rivelata è il momento giusto perché tu indossi questo collare, così da mostrare al mondo intero che appartieni a me, per dimostrare a tutti non solo la nostra unione in matrimonio ma anche la tua sottomissione in camera da letto”.

Mi giro verso di lui. “Non pensavo che questo fosse il tuo problema”, sussurro con attenzione, sorpresa dall’intensità possessiva che gli offusca gli occhi.

“Non lo è mai stato. Non ho mai sentito il bisogno di legare qualcuna a me come ho bisogno di legare te a me. Quello che è successo a Las Vegas mi ha colto di sorpresa”, confessa, accarezzandomi delicatamente la gola con la mano, con un movimento che mi dà la sensazione di appartenergli e mi fa sentire sexy e vulnerabile allo stesso tempo. “Voglio che tu ora lo indossi, per me, come prova, ma anche per ricordarti cosa sono io per te e che se tu continui ad offrirmene la possibilità io sarò di più di quello di cui tu potrai mai avere bisogno”.

“Sìii”, concordo, sibilando con un sospiro, presa nella corrente fitta dell’emozione che scorre fra di noi, e forse anche un po’ stupita e felice per i progressi che abbiamo fatto. Il bacio con cui Christian suggella la nostra intesa è dolce e mi trasmette ancora con evidenza il suo fervore mentre con languidi e amorevoli movimenti della sua lingua si impossessa della mia bocca. Chiudendo gli occhi mi perdo con facilità nella sua bocca rovente e il mio corpo si abbandona alla sua presa.

Mi sento stordita nel momento in cui ci allontaniamo, piena zeppa di ormoni della felicità che spero possano perdurare. Rivolgo al mio sensuale marito un sorriso timido, non sapendo come tornare alla mia domanda precedente, rimasta senza risposta, ora che ci siamo così riavvicinati, ma lui se ne rende conto dall’espressione sul mio viso. “Cosa c’è, Mrs Grey?” mi chiede amorevolmente, guardando con un sorriso compiaciuto il collare intorno al mio collo.

“Sono felice di questa chiacchierata che abbiamo appena fatto, e credo che entrambi sappiamo che abbiamo ancora molta strada da fare, ma per favore, non lasciare che la gravidanza interrompa la nostra … sai” mi blocco, improvvisamente troppo timida per continuare, mentre un radiso sorriso illumina il volto di Christian.

Lui mi bacia la punta del naso. “No, non lo so”, mi prende in giro, ben sapendo quello che volevo dire.

Io faccio una risatina, rendendomi conto che non mi permetterà di cavarmela fino a che io non glielo spiegherò puntualmente. Arrossendo, dico piano: “La nostra vita sessuale”.

“La nostra che?” grida, portandosi la mano all’orecchio. “Non ho capito bene, Mrs. Grey. Che cosa hai detto?”

Posso sentire le mie guance diventare purpuree ma non posso fare a meno di mettermi a ridere vedendo il primo sorriso che il mio uomo ha fatto da sabato scorso. “La nostra vita SESSUALE” scandisco lentamente, canzonandolo per burla.

“Ohhh, la nostra vita sessuale!” ripete altrettanto lentamente, mentre i suoi occhi grigi brillano con malizia. “Devo supporre dalla tua richiesta che ti è mancata?” Con la sua abituale disinvoltura fa roteare i fianchi, facendomi capire il suo crescente interesse per l’argomento.

“Mi è mancata” ammetto, alzando le sopracciglia in modo provocante.

Si fa improvvisamente serio e il suo sorriso svanisce. Fa scivolare entrambe le mani intorno al mio collo e appoggia la fronte contro la mia. “Con il mio comportamento volevo solo dimostrarti che posso darti piacere senza aspettarmi nulla in cambio, che posso darti tutto quello di cui hai bisogno, ogni volta che ne hai bisogno”.

“Oh, Christian” sospiro, con un sollievo amareggiato da un briciolo di esasperazione, a volte le cose sono così ingarbugliate. “Tu sei già molto di più di quanto io possa mai avere bisogno”.

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Nonostante la minaccia che incombe sulla nostra vita, sono determinata a dedicarmi al mio lavoro perché inizia la settimana. Più e più volte mi ripeto che saremo al sicuro finché ci atteniamo alle procedure di sicurezza. Farò qualsiasi cosa per mantenere la mia sanità mentale. Se mi lasciassi andare a pensare alla minaccia che incombe su di noi, so solo che mi perderei nel terrore paralizzante di quello che potrebbe succedere.

Dopo aver trascorso la mattinata con Chris decido di dedicarmi per un paio di ore al lavoro di editing, ma ad un certo punto il mio sedere intorpidito e il suono del pianoforte mi invitano ad andare a controllare come va la lezione di Chris.

Sorrido tra me e me mentre cammino lungo il corridoio, riconoscendo il brano che Chris sta suonando. Christian deve essere soddisfatto per i progressi di nostro figlio, e mentre rifletto sulle grandi capacità di insegnamento di Matt mi accorgo che non è lui la persona seduta accanto a Chris sullo sgabello del pianoforte. Accigliata allungo il passo e mi dirigo in cucina da Gail.

“Gail,” chiedo sottovoce, cercando di non fare rumore, “chi è con Chris?”

“E’ la nuova insegnante di pianoforte, Bianca”, mi dice prima di proseguire con le sue faccende.

Chi diavolo è Bianca?  mi chiedo, preoccupata, anche se mi rendo conto che sembra piuttosto brava con Chris.

In pochi passi arrivo davanti alla porta dell’ufficio di Christian. Dopo aver bussato entro e mi siedo, aspettando che mio marito concluda la sua telefonata.

Subito dopo lui interrompe la telefonata e mi rivolge un sorriso radioso. “Che bella distrazione per l’inizio del pomeriggio”.

Io sorrido al suo complimento, ma indico con il pollice sopra la mia spalla, in direzione della sala.. “Chi è il nuovo insegnante di pianoforte?” sbotto, mentre la diffidenza si fa strada in me.

“E’ Bianca”, annuncia con tono efficiente, senza dire altro.

“Ha sostituito Matt?” chiedo, non volendo permettergli di eludere la domanda.

“Sì, Matt non poteva continuare”. Non ci sono dubbi che nelle sue parole c’è una nota difensiva, che mi porta a credere che ci sia dell’altro in questa storia.

“Davvero?” chiedo lentamente , senza preoccuparmi di tenere sotto controllo il sarcasmo. “Non poteva continuare o gli è stato detto di non continuare?”

Siccome si sente scoperto, Christian assume una espressione ostinata. “Doveva andarsene”.

Ah-ha!

“Perché?” ribatto, iniziando a prendere le difese di un ragazzo che è stato licenziato solo perché è un maschio. “E’ un ragazzo di talento. Chris stava imparando così bene”.

Incrociando le braccia sul petto in un gesto difensivo, lui non fa che confermare i miei sospetti. “Non potevo permettere che venisse qui. Con te. Da soli”, aggiunge, sporgendo il mento ad ogni frase per marcarne il significato “Inoltre” digrigna i denti a malincuore, “ho trovato una buona via d’uscita”.

Rivolgo a mio marito uno sguardo severo, stringendo le labbra per esprimere la mia disapprovazione. Mi meraviglio di quante contraddizioni ci siano in quest’uomo. Da un lato lui allontana il ragazzo perché è un maschio ma dall’altro cerca di far sembrare corretto il suo comportamento pagandolo generosamente.

2 thoughts on “Capitolo 60

  1. Romina says:

    Non finirò mai di ringraziarti Paola per il tuo lavoro di traduzione, tra l’altro proprio ben fatto, ed ovviamente Monique per questa bellissima storia che ci ha regalato. Grazie ad entrambe per tutto questo, questi capitoli sono ben scritti e mi appassionano sempre di più. Complimenti!

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  2. agnese says:

    Grazie Paola e Monique…per questa bellssima storia che si fa sempre più interessante….

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