Capitolo 36

E’ stato sicuramente a causa dello shock, ma anche del fatto che non avevo mangiato nulla. La stanza si è sfuocata davanti ai miei occhi e sono caduta a terra come un sacco di patate. So di non essere rimasta incosciente a lungo, perché quando ho riaperto gli occhi ero ancora sdraiata sul pavimento del salotto, in mezzo ad un cerchio di persone che mi guardavano con sbigottimento.

Barney e Carl mi hanno aiutata a rialzarmi, sostenendomi con le braccia la schiena mentre mi appoggiavano sul divano. “Mrs Grey, dobbiamo chiamare di nuovo il dottore?” Carl sembrava scosso esattamente come me.

Prima che potessi rispondere ho visto Chris tra le braccia di Collins, con gli occhioni lucidi di lacrime e il visino terrorizzato. “Vedi che sta bene amico, la tua mamma sta bene”. Collins stava facendo del suo meglio per consolarlo, ma il vedere quelle lacrime mi ha angosciata. Come solo una madre può fare, ho accantonato il dramma che stavo vivendo e mi sono concentrata sul mio bambino, tendendogli le braccia.

Di colpo lui si è divincolato dalla presa di Collins e si è arrampicato in grembo a me, abbracciandomi e singhiozzando. “Va tutto bene, tesoro, davvero sto bene. La mamma deve avere mangiato qualcosa che le ha fatto male. Mi dispiace, piccolo”. Lo ho abbraccaito stretto per rasserenarlo e per fargli sentire una sicurezza che in realtà non esisteva per me,al momento.

Odio, odio, odio ciò che questo individuo ci sta facendo. La rabbia e il panico sono mescolati con il mio sangue, dando vita nelle mie vene ad un cocktail che mi sta distruggendo. Peggio di questo c’è solo la sensazione di impotenza che provo costantemente.

Carl è ancora in piedi davanti a me, in attesa di una risposta, mentre posso sentire Collins al telefono dietro di me, che probabilmente sta parlando con Taylor. “No”. Il tono con cui parlo riflette la mia irritazione. “Sto bene.” Sembrava che volesse dire qualcosa, ma alla mia risposta tiene la bocca chiusa. “Smettila di preoccuparti per me e cerca di trovare quell’individuo”, sibilo allontanandolo e indicandogli col mento il loro posto di lavoro.

So che nessuno di loro merita la mia durezza, ma mi sento troppo agitata in questo momento. Lui si gira sui tacchi, unendosi alla sua squadra e abbassando sconsolato le spalle per le mie parole.

Per un breve momento, nella stanza regna la tranquillità. Sono agitata per Chris e faccio del mio meglio per calmarlo mentre Collins sta informando Taylor sugli ultimi avvenimenti – fortunatamente in toni bassi e borbottando. Carl e Brandon stanno confabulando, guardando qualcosa su uno schermo.

Sento Collins emettere un lungo respiro tremolante e poi, nonostante la distanza e il fatto che sta parlando al telefono, sento Christian urlare contro di lui. Il mio Fifty è fuori di sé, sembra un toro infuriato.

Più veloce che posso mi precipito fuori dal salone e nel cortile di casa: l’ultima cosa di cui Chris ha bisogno in questo momento è di sentire il suo papà urlare irritato. Posso capire perché Christian è arrabbiato, ha fatto dire loro di esaminare la posta prima di passarmela ma la scatola era una cosa intermedia, non era proprio posta, e penso che tutti abbiamo pensato che probabilmente si trattava di un regalo che Christian mi aveva inviato per mezzo di Barney. Nessuno poteva prevedere la cosa terribile che effettivamente conteneva. Io non biasimo Collins, ma, perbacco, come vorrei aver ascoltato il suo avvertimento.

Rivolgo a Chris un sorriso mentre lo vedo appeso per i piedi su una sbarra per le scimmie, ma la mia mente non è con lui. Sono troppo occupata a cercare di capire cosa vogliano significare quei fiori. Non c’è alcun dubbio che erano già secchi prima di essere inviati e che non erano ancora all’Escala quando siamo tornati da Las Vegas. Penso che probabilmente siano arrivati ​​ieri, comunque sarà abbastanza semplice controllare la data in cui il portiere ha firmato per il ritiro.

Forse quel bastardo supponeva che l’attentato avrebbe avuto successo, e dunque quei fiori e quel biglietto dovevano arrivare a cose fatte, o invece si tratta di un avvertimento di quello che succederà? Cosa significa, in ogni caso, inviare dei fiori secchi? Non vorrei essere nei panni di quel fioraio, quando Christian deciderà che misure prendere.

Come se sapesse che stavo pensando a lui, sul display del mio cellulare compare il suo nome e sento la versione strumentale di Somebody, la canzone che ha cantato per me il giorno del nostro matrimonio e che è la suoneria abbinata esclusivamente a lui. Mi sento una bolla di apprensione nella pancia – sono disperatamente desiderosa  di sentire la sua voce rassicurante, ma non mi sento in condizione di essere sgridata. Credo che abbia sentito che la mia voce tradisce la tensione già quando gli ho sussurrato un ciao.

“Sei sconvolta. Baby, mi dispiace”. Dalle sue parole emergono il dolore e la sincerità, ma non mi basta, vorrei molto di più in questo momento. Ho un disperato bisogno di toccarlo, il contatto fisico è l’unica cosa che mi potrebbe offrire la rassicurazione di cui ho bisogno. Non c’è niente come la minaccia di perdere qualcuno che ami per farti venir voglia di aggrapparti a lui con tutta la tua forza. La travolgente voglia mi strappa un singhiozzo dalla gola, anche se lotto per trattenerlo.

“Cazzo!” La sua irritazione non mi aiuta, le sue parole servono solo a farmi trattenere un po’ i singhiozzi. Per quanto io detesti aumentare il suo dolore, sto fatalmente raggiungendo il mio punto di rottura e mi sento completamente abbattuta. Solo la presenza di Chris mi trattiene dal crollare.   Giro la faccia lontano da mio figlio che sta giocando, in modo che non possa vedere in che stato mi trovo.

Sento in sottofondo la voce di Taylor e subito dopo Christian interrompe il mio pianto silenzioso: “Vuoi aspettare un minuto, baby?” Mi siedo, tirandomi le gambe al petto come una pazza, risentita del fatto che Taylor mi porti via anche quei pochi momenti che ci restano da trascorrere insieme.

Traendo un lungo respiro provo a controllare le mie emozioni. Il pallore delle mie mani tremanti mi ricorda che non ho ancora mangiato nulla. Mi asciugo con le mani le lacrime poi rivolgo a Chris un grande sorriso mentre scende con un salto dalla sbarra, urlando.

“Eccomi di nuovo, sono tutto per te, baby”. Attraverso la nebbia della mia disperazione capisco che la sua rabbia era legata alla frustrazione. Frustrazione per la situazione in cui ci troviamo, piuttosto che per me, ma l’ansia che avverto nella domanda che mi fa subito dopo mi lacera la coscienza e non mi permette di sentirmi meglio di prima. “Per favore, dimmi che intendi affrontare questa situazione e che non stai pensando di scappare?”

Anche se lo avessi mai pensato – cosa che non ho fatto – non potrei mai andarmene. La mia lezione, almeno quella, la ho imparata bene. “No” gli dico, cercando di essere il più convincente che posso. “Io non andrò da nessuna parte, ma odio stare lontana da te, se le cose seguono il loro corso e succederà qualcosa …” aspetto un attimo prima di riuscire a tirare fuori i miei assurdi terrori “… allora questo tempo che trascorriamo separati è un tempo prezioso sprecato”. Mi vergogno di non essere abbastanza forte da parlare in maniera più esplicita, ma dal sibilo che lui emette mi rendo conto che ha capito quello che era implicito nelle mie parole.

“Per favore, ti prego, non pensare così. Mi distrugge sentirti dire queste cose. Ti ho promesso che tutto questo finirà presto e intendo mantenere quella promessa. Niente – ascoltami, baby – niente succederà né a te né a Chris né a me. Hai capito?” Il suo tono è così tenero, così dolce e così inconfondibilmente implorante che mi stringe il cuore: quanto vorrei credergli.

Ma mi fa anche arrabbiare, è così fottutamente testardo: “Smettila di dire così! Come fai a saperlo? Come, Christian? Per quanto tu lo voglia, la tua volontà da sola non basta!”

Non si cura della mia filippica, ma si offende per la mia rabbia: “Anastasia! Non ti azzardare a usare quel tono con me! Non dobbiamo sprecare il nostro tempo a discutere, devi solo avere fiducia in me”. Anche se mi sta sgridando, il tono misurato della sua voce mi fa tornare in me, aiutandomi a tenere insieme i pezzi di me stessa che minacciavano di crollare.

Tuttavia resto sconvolta, forse in fondo in fondo so che ha ragione, ma tra questo e la paura che il mio mondo sia distrutto non riesco a vedere una via d’uscita. Non riesco a dire quello che vorrei, mi sento soffocare e mi domando come posso credergli.

Lui si lascia sfuggire un sospiro, il che mi fa capire che sta per perdere la pazienza, ma prova ancora una volta. “Per favore, Anastasia”.

Il mio labbro inferiore è quasi ferito, continuo a mordicchiarlo per la mia indecisione, nella vana speranza di riuscire a capire cosa è giusto fare, ma la preoccupazione per la sanità mentale di Christian è la cosa che mi convince a dargli la rassicurazione di cui ha bisogno: “Va bene”. Anch’io sospiro, sentendomi un po’ più serena, ma sconfitta.

Per quanto io desideri una sorta di garanzia,  non è certo l’argomento giusto di cui parlare, in particolare se dovessimo avere i giorni contati. Pur con il cuore avvolto dal terrore, cerco in me una forza interiore che non sapevo di avere e mi costringo ad essere in sintonia con lui, in questo momento. Il suo silenzio mi fa capire che cerca di accettare la mia risposta, nonostante sia evidente che non sono convinta.

Fortunatamente lui lascia correre, ma nella sua remissività leggo dello scetticismo per la nostra tregua momentanea. “Va bene”.

Detesto il fatto che non abbiamo potuto sostenere una normale conversazione senza litigare, ma non posso nascondermi che tutto sommato me la sono cercata, incapace come sono di aiutare me stessa. Sapendo cosa stava succedendo lui mi ha permesso di mantenere un po’ di controllo su una situazione che era altrimenti del tutto imprevedibile. “Cosa ha scoperto Taylor circa i fiori?”

“E’ davvero di questo che vuoi parlare in questo momento? Non pensi di avere avuto abbastanza problemi per oggi?” La sua pazienza comincia a mostrare cedimenti, ma prima che io possa insistere lui mi racconta seccamente i fatti. “I fiori sono stati consegnati ieri, ma a giudicare dallo stato in cui si trovano il loro invio era stato programmato da tempo. Taylor e io pensiamo che avrebbero dovuto arrivare subito dopo la sparatoria. La polizia interogherà il fioraio oggi stesso, vedremo se questo servirà a qualcosa”.

“Grazie,” sussurro, respirando un po’ meglio adesso che so che l’invio era legato ad un evento oramai superato e, cosa più importante, senza successo.

“Come ti senti” chiedo, con voce ancora esitante.

“Bene, baby, solo …” Deglutisce prima di proseguire, decidendo di dirmi qualcosa che gli sembra più giusta per me, in quel momento. “… mi manchi, mi manca nostro figlio”.  Avverto un po’ di nervosismo nella sua voce, ma posso solo essere d’accordo perché anch’io provo le stesse sensazioni.

“E’ proprio qui, perché non gli parli?” Faccio un cenno a Chis, sfoggiando un sorriso luminoso. Solo lui può tirarci fuori dalla nostra angoscia, me ne rendo conto.

“Mi piacerebbe, baby, chiamalo”. Mi piace che solo il pensiero di suo figlio basti a fargli cambiare umore e a riportargli il sorriso.

“Ehi amico, papà è al telefono, vuole salutarti”. Lo aiuto a stringere la sua piccola mano intorno al cellulare che si porta all’orecchio.

Posso solo sentire le parole di Chris, ma mi si scalda il cuore il vedere che è feliceç: Chris racconta animatamente a Christian quello che ha fatto finora nella palestrina esterna.  Il vedere la sua faccina così illuminata è come un balsamo per i miei nervi a pezzi.

Quando Chris conclude la telefonata con uno spensierato ti voglio bene papà le mie emozioni sono talmente dense che potrebbero farsi a fette. Scommetto qualsiasi cosa che è così anche per Christian. Ci vuole un minuto perché riusciamo a ricomporci prima che uno di noi due riesca a parlare.

Imponendosi di evitare qualsiasi discorso che riguardi il colpevole, Christian affronta un argomento più sicuro: “Come ti senti per il tuo appuntamento con Flynn?”

“Sinceramente? Un po’ sconcertata, ma dopo tutto questo …” Faccio un cenno con la mano per aria, sapendo che Christian non ha bisogno di ulteriori spiegazioni:”… sento di averne bisogno più che mai”.

“Sì, capisco”, mi dice con tono pensieroso. “Però continua, fidati di lui, se ci riesci. Prima riesci ad aprirti meglio andranno le cose. Ho incontrato un sacco di strizzacervelli e lui è senza dubbio il migliore”. Fa una pausa prima di aggiungere: “Per quel che vale, baby, sono contento che tu abbia preso questa decisione”

“Anch’io”, dico, convinta, pur sapendo che non potrà fare nulla per alleviare la mia apprensione. “Grazie per avere organizzato il tutto”.

Tra di noi cade il silenzio. Non so se è così solo per me, ma mi sento a disagio, sono rimaste troppe cose non dette. Avverto che le nubi si stanno addensando e, come ogni tempesta in arrivo, temo che questa possa distruggerci.

Salutarlo non mi fa sentire meglio, l’atmosfera tra noi è estremamente tesa. Se questo bastardo voleva che ci scannassimo, sta cominciando ad avere successo ma io, per quanto mi riguarda, farò di tutto per evitare di dargli soddisfazione.

Ray compare alla porta sul retro e io gli faccio cenno di avvicinarsi, con un sorriso sottile che mi affiora alle labbra automaticamente ma che non è certo il segnale esterno di una gioia interiore. Mentre lemme lemme mi si avvicina riesco a vedere il giornale che ha in mano, insieme alla truce espressione del suo viso. Oh no!  Improvvisamente me ne rendo conto:  la notizia deve essere su tutti i giornali.

Al top della tensione, capisco che Christian deve affrontare anche i giornalisti e le loro assurde congetture. Sapevo che questa storia avrebbe fatto sensazione e suscitato la curiosità, lasciando la verità ignorata, nella polvere.

Ray si siede accanto a me, con una eloquente espressione preoccupata. L’apprensione mi stringe le viscere mentre lui non fa cenno di mostrarmi il giornale: “Ciao tesoro, hai già parlato con Christian?”

Annuisco, concentrandomi su come mantenere calmo il mio respiro.

Lo sguardo di Ray si abbassa per poi risollevarsi e incontrare di nuovo il mio, come se stesse scegliendo con cura le parole. “E’ su tutti i giornali, io non credo che sia un buon segnale”, dice toccando un attimo il foglio. “Per lo più scrivono solo stronzate. Vuoi leggere?” Lui mi guarda molto da vicino, per valutare l’impatto delle sue parole.

Dopo il caos di questa mattina sono abbastanza sicura di non voler vedere. “Non ne sono sicura”, dico con sincerità. “Forse dopo il mio incontro con il dottor Flynn?” La mia domanda è retorica, non ci sarà mai una risposta chiara per una decisione del genere.

Ray sembra sollevato e si siede sulla panchina. Prendo mentalmente nota di mandare una e-mail alla mamma perché non si preoccupi più di quanto già non faccia. “I ragazzi ti hanno raccontato dei fiori?”

“Sì”, mi risponde seccamente, ed io intravvedo nei suoi occhi un lampo di ira, nonostante lui sia così abile a nascondere le sue emozioni. Questo, unito al il fatto che tiene lo sguardo fissso  su un punto in lontananza e che la sua mascella è contratta ,tradisce quanto la cosa lo abbia colpito.

Gli prendo la mano, stringendola: “Mi dispiace papà.”

Ricambia la mia stretta e mi tira vicino a sé ponendomi un braccio intorno alle spalle. “Non essere dispiaciuta per me”, dice semplicemente, lasciandomi cadere un bacio sulla testa.

Proprio in quel momento Chris torna alla carica, felice di vedere il suo nonno. “Mamma, nonno, guardate cosa ho trovato!” Con un entusiasmo tipico dei bambini piccoli ci infila la mano destra sotto al naso:  dentro, ha un grande, nero, lucido, scarabeo che si contorce agitando furiosamente le zampe. E’ così eccitato che fatica a restare fermo, mentre lo scarabeo si muove nella sua piccola mano, facendogli il solletico.

E’  sicuramente il momento giusto per allontanarmi e lo faccio il più discretamente che posso evitando quello che immagino possa essere il raggio in cui lo scarabeo può saltare – per ogni evenienza. Il mio sorriso è infatti permeato da un tocco di orrore. Per quanto ami mio figlio e adori il suo innocente entusiasmo per tutti gli animali, non condivido la sua passione per gli esseri striscianti.

“Che grande cosa, amico!” Fingo entusiasmo e faccio scivolare il mio telefono verso Ray. “Chiedi al nonno di scattare una foto, che potremo mandare a papà”. Ray mi mi rivolge uno sguardo divertito, sogghignando alla mia reazione. “Ti raggiungo un po’ più tardi. Devo inviare  alcune e-mail” .

Sono riuscita a sfuggire al coleottero scrollandomi di dosso i miei brividi e rintanandomi nella sicurezza della cucina. Detesto i coleotteri – penso, sperando che Chris non si innamori anche di serpenti e ragni. Prendo una manciata di biscotti secchi salati, afferro un altro flacone di soluzione elettrolitica e mi dirigo verso la mia camera da letto.

Quando passo vicino ai ragazzi, loro si chinano sui loro schermi, in un silenzio generale che contrasta fortemente con l’animazione che di solito regna qui. Il mio subconscio si affretta  a puntare contro di me un dito accusatore, ricordandomi come sono stata maleducata, prima. Mi fermo, schiarendomi la gola per richiamare la loro attenzione. “Collins, volevo solo scusarmi per avere agito senza pensare, ti ho messo in una posizione difficile e mi dispiace che ora tu sia nei guai”.

Mi rivolge un sorriso sbilenco, accompagnato da una scrollata di spalle: “Va tutto bene, Mrs Grey. La  capisco, ma dovrebbe imparare a fidarsi di noi per permetterci di fare il nostro lavoro”.

Stringo le labbra, rendendomi conto che la mia vergogna traspare dal rosso comparso sul mio viso. Lui è stato incredibilmente ragionevole e ha  rimarcato solo la mia sconsideratezza. Penso alla sua richiesta e trovo che davvero non è eccessiva: “Lo farò”. Soddisfatto, lui rivolge nuovamente l’attenzione al suo monitor. Io respiro a fondo, sentendomi imbarazzata e spostando il mio peso da un piede all’altro, ma non ho finito e devo fare delle altre scuse.

“Carl, devo scusarmi anche con te. Quello che ho insinuato era completamente infondato. So bene che state facendo tutto il possibile per tenerci al sicuro”.

Quando alza lo sguardo verso di me sembra così giovane che mi sorprende non averlo notato prima. Erano tutti così grandi e forti e sicuri che ho perso di vista il fatto che lui è ancora relativamente nuovo per questo lavoro e mi sembrava che il mio parere fosse importante per lui. “Grazie, Mrs Grey.” Muove la testa in un gesto da cui non traspare la sicurezza che normalmente emana da lui. “Mi dispiacerebbe …, uhm, creare dei guai”.

Stringo le labbra e annuisco, in segno di comprensione, prima di rivolgergli un sorriso rassicurante. “Stai andando alla grande. Grazie”. Noto che Collins annuisce. Carl lo guarda ma poi abbassa gli occhi, trovando improvvisamente il discorso molto interessante mentre le punte delle sue orecchie tradiscono la sua timidezza.

Li lascio al loro lavoro, sentendomi meglio per avere fare ammenda mentre mordicchiò i biscotti secchi e accendo il mio computer portatile. Decido di controllare la mia posta mentre aspetto la chiamata del dottor Flynn. Come mi aveva detto Christian trovo ben quattro e-mail di Julie Logan, relative ai capitoli che dovrò modificare. Non posso certo dedicarmi alla cosa in questo momento, ma le rispondo chiedendole di aiutarmi. Spero che lei non esageri. Amo così profondamente il mio lavoro e ci ho messo così tanto di me che non  so come potrei sopravvivere a dure critiche.

Infine mando una mail a mia madre, nel tentativo di frenare la sua preoccupazione anche se so bene che, di fronte al diluvio della stampa imapzzita, sarà un’impresa quasi impossibile. Le ho detto di chiamarmi ogni volta che sente il bisogno di farlo.

Quando sento i toni familiari di Skype arrossisco e il mio cuore si ferma di colpo. Le mie dita nervose corrono ai capelli prima di cliccare il collegamento con il dottor Flynn. Mentre aspetto che appaia la sua immagine mi agito contro la testata del letto con il portatile sulle ginocchia, nel tentativo di mettermi a mio agio prima di iniziare la lunga sessione.

“Ana, come stai? Sono felice di vederti”. Il suo familiare accento britannico insieme al suo caloroso saluto e al sorriso sincero che mi rivolge mi mettono istantaneamente a mio agio.

Ricambio il suo sguardo amichevole, sperando che le cose personali che sto per raccontargli non modificheranno il buon rapporto che ho con lui. Senza esitazione, poiché voglio essere onesta, inizio a raccontargli la verità. “Buongiorno, dottor Flynn, anch’io sono felice di vederla e mi sento come ci si può aspettare, date le circostanze”. Strizzo gli occhi, nonostante il disagio per quello che ho fatto in passato e la situazione attuale cerco di trovare un modo corretto per raccontargli le cose.

I suoi occhi brillano per la sorpresa inaspettata, lui inarca le sopracciglia per accentuare la sua emozione. “Vuoi iniziare col dirmi come hai intenzione di impostare la nostra chiacchierata?” Anche se lui mi ha fatto una domanda, in realtà le sue parole mi hanno fatto piacere perché le interpreto nel senso che sarò io a scegliere come e cosa dirgli. “Sono colpito, Ana, dal fatto che tu hai risposto onestamente alla mia domanda, ignorando le convenzioni sociali che impongono di dire semplicemente che si sta bene, anche quando non è così: è un ottimo inizio per una sessione di terapia”.

Abbasso lo sguardo, facendo schioccare un dito dopo l’altro, consapevole di essere così fragile. Siccome non gli rispondo, lui ridacchia cortesemente: “Ma vedo che dobbiamo lavorare per renderti più sicura di te stessa: te la senti?”

Alzo lo sguardo, con un sorriso beffardo. E’ davvero bravo a leggere all’interno delle persone, desidero fidarmi di lui. “Sarebbe di grande aiuto”.

“Va bene che tu sia così disponibile. Del resto tu non mi sembri una persona eccessivamente chiusa. In passato sono sicuro che tu hai chiesto il parere di un amico su qualcosa o forse hai chiesto talvolta un consiglio ai tuoi genitori?”

Annuisco, in attesa che lui chiarisca cosa intende.

“”Le persone con cui hai scelto di confidarti sono persone nelle quali tu hai fiducia. Tu e io non ci conosciamo abbastanza bene perché tu possa riporre in me quella medesima fiducia, quindi dovremo sviluppare il nostro rapporto, il che è del tutto normale, ma proprio come ti confideresti con un amico devi pensare a me come se fossi quello stesso amico tuo, solo che io ho a disposizione gli strumenti che ti possono davvero aiutare”.

Mi piace come sta impostando le cose, più spesso di quanto non si pensi i buoni consigli di un amico sono permeati dalle sue percezioni preconcette e forse errate. Se devo aprirmi con qualcuno, può anche essere qualcuno che mi possa offrire qualcosa di tangibile in cambio e in questo modo non devo preoccuparmi di cosa si nasconde dietro l’aiuto che mi si offre, anche se sono ancora in difficoltà a chiedere aiuto. “Questo ha un senso e lo capisco, ma cosa succede se non so quando ho bisogno di aiuto?”

“Ah,” lui solleva la penna e la punta verso di me. “Questo ci porta dritti al motivo del nostro incontro, non è vero?” Con un sopracciglio inarcato mi scruta il viso alla ricerca di indizi, per valutare se sono veramente disposta ad aprirmi con lui. “Perché non cominci a raccontarmi la tua versione di quello che è successo?”

Wow, è davvero bravo. Senza nemmeno rendermene conto sono già nel pieno della sessione per la quale ero così preoccupata, e le sue parole ci mettono poco a farmi rilassare. E’ il momento di iniziare a raccontare il mio comportamento profondamente stupido e di definire le ragioni per le quali il mio subconscio mi ha spinta a tali scelte.

Alla menzione del suo nome lei si nasconde sotto un letto, mettendosi in fretta i suoi femminili occhiali. La mia dea interiore, che cova cinque anni di rimpianto, se ne sta ferma sui talloni, a guardare. Lei non la avrebbe lasciata andare via così facilmente, se fosse dipeso da lei: la vedo tuffarsi dietro di lei, trascinandola fuori per le caviglie per metterla sotto i riflettori.

Riparandomi gli occhi con le mani dalla luce cruda dell’introspezione racconto la mia triste storia in tutti i suoi dettagli scabrosi. Posso solo augurarmi che non mi aspettino mega dosi di farmaci o, peggio, una stanza imbottita.

L’atteggiamento del dottor Flynn verso di me, una volta che mi sono messa a nudo, è quello che alla fine mi ha convinta che stavo facendo la cosa giusta. Non c’era alcun giudizio nei suoi occhi, nessuna acida disapprovazione, nessuna accusa, nessun dito puntato contro di me. Al termine della sessione lui mi ha rassicurata, con la sua calma sicurezza, che troverò rapidamente la serenità, se continuerò ad essere così disponibile.

Sebbene la congruenza della mia coscienza sia di vitale importanza per me, la questione più urgente da affrontare è la paura paralizzante che ho in questo momento. Se non riesco a trovare un modo per affrontarla in modo appropriato è garantito che mi troverò in un altro sentiero oscuro in cui non ho voglia di perdermi. Incoraggiata dall’ottimo risultato della mia prima sessione ne parlo con John e gli chiedo una seduta di un giorno intero, prossimamente. E’ chiaro che ho un sacco di lavoro da fare.

Trascorro il resto della giornata dividendo il mio tempo tra le attività che penso utili per Chris e il rivedere i miei capitoli, sulla base dei consigli molto puntuali di Julie. Una volta che inizio, sono del tutto assorbita dal lavoro e trovo che i commenti di Julie sono sensibili e facili da capire. Apprezzo la distrazione, che mi permette di tenere la mente lontana dai pensieri spaventosi cui mi lascio andare se non sono occupata.

Christian si tiene in contatto con me in maniera regolare e sono grata che, a parte un paio di scambi brevi, ma necessari, di informazioni relative alla nostra situazione, entrambi facciamo uno sforzo per mantenerci sereni. L’interrogatorio cui la polizia ha sottoposto il fioraio ha prodotto molto poco: risulta che l’ordine è stato fatto per telefono e pagato con una carta usa-e-getta acquistata con denaro contante, ma il proprietario si ricorda che il cliente che ha effettuato l’ordine insolito era un uomo e ha specificamente chiesto che il biglietto di accompagnamento fosse scritto a macchina e non a mano.

Secondo Christian, la polizia tiene sotto sorveglianza sia la residenza del colpevole sia il suo posto di lavoro e non ho dubbi che anche i nostri uomini se ne occupino.

Quando è il momento di andare a dormire ho già spedito a Julie dieci capitoli rivisti e a Christian una serie di e-mail e di messaggi per fargli capire quanto mi manca. I suoi messaggi di risposta, sempre più seducenti, mi lasciano agitata e frustrata. Con Chris nel letto a pochi metri di distanza e la casa piena di persone, la metà delle quali tiene un occhio vigile sulle telecamere a circuito chiuso che ci proteggono, il sesso telefonico è completamente fuori questione.

Con l’arrivo della domenica la mia apprensione aumenta, scorre dentro di me senza controllo devastandomi con i pensieri spaventosi che ieri ero riuscita ad accantonare. Christian andrà di nuovo al lavoro, domani, e per quanto ho potuto vedere non c’è nulla che io possa fare per fermarlo. Questo, aggiunto alla crescente frustrazione sessuale alimentata da un’altra serie di messaggi allusivi da parte del mio perfido marito, mi lascia con una bruciante ed irrequieta energia addosso.

Devo lavorare sodo mantenendomi concentrata sulle mie pagine, allontanando i pensieri verso i quali basta un minimo di incoraggiamento perché la mia mente corra. Se non pensassi ai tanti gravi problemi che incombono su di noi, avvertirei un senso di vuoto tra le mie cosce.

Chris ed io abbiamo dato il via alla nostra nuova routine: lo faccio giocare, e imparare, accanto a me mentre lavoro al mio libro. Lo porto fuori per quanto posso, facendolo giocare sulla palestrina, ma mi sento in gabbia. E’ solo una questione di tempo: presto lui si annoierà e diventerà difficile da gestire.

All’alba di lunedi niente è cambiato per il mio terrore, tranne che la situazione è peggiorata. Ho trovato molto difficile controllare la paura con gli strumenti che il dottor Flynn mi ha suggerito di utilizzare, soprattutto a fronte della dimensione dei nostri problemi. Cerco di controlare tutto quello che succede, a partire anche dal minimo rumore. Quando il mio telefono squilla sento che immediatamente le mie gambe sembrano molli come gelatina. Christian, come sempre, è in sintonia con il mio stato di panico e fa di tutto per tenermi calma, anche ricorrendo a lasciare la sua finestra di Skype aperta in modo che io possa vederlo lavorare ogni volta che ho un problema.

Sono stata così sollevata quando ho parlato con lui nella notte di lunedi, la sua e la mia giornata erano state ugualmente tranquille e lui era tornato al Fairmont senza problemi, così ho dormito bene per la prima volta da giorni. Come la settimana trascorre ho cominciato a rilassarmi, un piccolo seme di speranza germoglia nel mio cuore. Forse la polizia lo ha spaventato abbastanza da tenerlo lontano per sempre.

Giovedi pomeriggio mi siedo sul mio letto, pensando ad alcune modifiche per il mio libro, in un raro momento di pace e tranquillità. Ray ha promesso a Chris che avrebbero costruito un formicaio e hanno appena dato il via al loro piccolo progetto. Siccome la cosa ha a che fare con gli insetti so che manterrà Chris occupato per ore. Sono grata a Ray per la pausa che mi ha concesso, ero esausta.

Christian dovrebbe partecipare ad una riunione, così rimango sorpresa quando il suo nome appare in un messaggio Skype.

Ciao, baby, cosa stai facendo? Mi manchi! Non vedo l’ora di essere di nuovo con te.

Rido, chiedendomi se è ancora in riunione.

Sto pensando al mio libro, ma tu non dovresti essere in una riunione? Mi manchi di più.

Sono in riunione, ma il mondo delle fusioni non è così avvincente come la tua azienda e non riesco a stare senza di te. Non so quanto ancora posso resistere.

Io arrossisco, anche se siamo soli. Che cosa si aspettava che facessi mi chiedo, sentendo la deliziosa agitazione che mi ha tormentata per tutta la settimana. Inoltre, ho pensato sorridendo, è stato lui a cominciare. Lui, almeno, aveva la privacy della sua stanza d’albergo, se aveva bisogno di rilassarsi; qui, invece, io sono sotto l’occhio attento delle telecamere e per di più di un ragazzino troppo curioso. Sono rimasta bloccata in questa situazione e sono troppo inibita per fare qualcosa al riguardo. Improvvisamente mi viene in mente che, per un caso fortunato del destino, sono da sola in questo momento e lui è bloccato in una riunione, circondato da persone che non sono a conoscenza dei messaggi sexy che si scambiamo.

Incoraggiata e ancora pensando al mio splendido tentativo di sesso telefonico in ospedale, considero le opzioni che ho a disposizione. Gli occhi della mia dea interiore sono luminosi: approva il mio piano. Penso di potermi prendere la rivincita per tutte le volte che lui mi ha presa in giro e provocata, accarezzando e alimentatando le fiamme del mio desiderio e lasciandomi in attesa di orgasmi che desideravo disperatamente di raggiungere.

Mr Grey, mi permetto di dissentire. Tu sei stato spietato nel tuo assalto erotico. Sono rimasta indolenzita per giorni a causa tua e senza possibilità di liberazione. Sono sul punto di esplodere.

E’ vero. E’ dal fine settimana che desidero che mi tocchi. Nel corso dell’ultima settimana ho dovuto subire costanti picchi di adrenalina, rimanendo sempre con il desiderio insoddisfatto. Con i suoi messaggi e le sue e-mail il mio bisogno è cresciuto a dismisura, anche le mie mutandine bastano ad eccitarmi, a questo punto. Non so come ho fatto a resistere senza di lui per cinque lunghi anni, ma ora che è tornato nella mia vita anche un solo giorno senza di lui è chiedere troppo.

Mentre aspetto la sua risposta corro nella sala da pranzo per recuperare il tablet che controlla le telecamere di sicurezza e poi mi chiudo nella mia stanza. Se voglio trovare il coraggio di fare questo non posso permettermi distrazioni o interruzioni. Apro l’app poi riposiziono la telecamera in camera mia, in modo che sia rivolta al soffitto. Se mi fossi soffermata a considerare ciò che i ragazzi staranno pensando  avrei perso il mio coraggio, così rimuovo il pensiero abbandonandomi alla lussuria.

Mrs Grey, mi piace che tu mi implori. Dimmi, baby, cosa vorresti che facessi?

Posso solo immaginare il suo sorriso malizioso e compiaciuto e i suoi ardenti occhi tempestosi. E’ fin troppo sicuro che sarò io quella che implora, ma si sbaglia, non andranno così le cose, voglio che sia lui a dirmi di accendere la web cam. Per quello che ho in mente lui ha bisogno di vedermi, e io di vedere lui.

Mr Grey, vorrei potertelo mostrare, ma lo farò con le mie parole. In primo luogo, vorrei che tu mi baciassi.  Con un lento e lungo bacio, accarezzando la mia lingua con la tua, gemendo nella mia bocca.  Vorrei che tu premessi il mio corpo al tuo modo che io possa sentire i tuoi forti muscoli contro ogni mia curva morbida.

Premo il tasto “invio” con un brivido che mi percorre tutta. Incrociando le dita, forse lo ho preso all’amo.

Mmhh, mi piace quello che dici, Mrs Grey. Sei sola?

Sento le farfalle nello stomaco e il cuore mi balza in gola. So cosa sta per succedere.

Lo sono, Mr Grey. Chris è appena andato fuori con Ray per costruire un formicaio.

Se per caso ha pensato che sia una sua idea, posso anche lasciarglielo pensare, così continuo il mio gioco e aspetto.

Perché non chiudi la porta e accendi la web cam? Togli la voce e assicurati che la telecamera a circuito chiuso sia girata.

Scendo giù dal letto e mi denudo. Penso che si aspettasse che avrebbe dovuto cercare di convincermi a mostrargli un po’ di pelle. Il pensiero di vedere il suo volto sconvolto tra un paio di secondi mi rende ansimante, già bagnata. Non vedo l’ora di scorgere il cambiamento nei suoi occhi mentre si ottenebrano per il desiderio. Aspetto che la sua immagine compaia prima di attivare la mia.

Non appena lo vedo, che fissa con intensità lo schermo tenendo le dita congiunte appoggiate sulla sua bocca peccaminosa, mi rendo conto che tutto è a mio favore. Si trova nella sala riunioni di Grey House, seduto a un capo del tavolo, con le spalle rivolte alla parete di finestre. So che la persona più vicina a lui sarà seduta lungo i lati del tavolo, ad un buon paio di metri di distanza da lui. La mia privacy è assicurata.

Mi sistemo davanti al computer portatile in quello che spero sia il modo più rivelatore. Con la schiena appoggiata alla testiera del letto gli offrirei una visione del mio seno, ma se mi mettessi in piedi sul letto avrebbe una visione diretta delle pieghe lisce tra le mie cosce divaricate. Clicco sull’icona della macchina fotografica e aspetto che l’immagine compaia.

I secondi sembrano ore mentre trattengo nervosamente il respiro. Non mi nascondo che sono io adesso a tenere le carte in mano, lui avrebbe potuto arrabbiarsi e scollegare la chiamata non appena mi ha vista, ma non lo ha fatto perché ero una donna disperata, ripiegata in se stessa cui era stata offerta un’opportunità che era quasi impossibile rifiutare.

Quando la piccola PIP appare in alto sullo schermo vedo che ha gli occhi spalancati e la bocca aperta. Mi diverte la sua reazione. Se immaginavo di lasciarlo stupito e stordito sono rimasta delusa. Ora che ha capito che non incombono minacce, si dimostra felice di stare al gioco. Le sue labbra carnose s’incurvano in un sorriso d’intesa, i suoi occhi si incupiscono mentre i miei muscoli interni si serrano lascivamente.

Anastasia, sono felice di vederti, baby. Mi piace il tuo vestito.

Gah! Questo non è un gioco corretto!  Se pensavo di farlo impazzire l’ho presa nei denti!

Mi passo le mani sul seno, chiudendo gli occhi e immaginando quello che lui avrebbe fatto se fosse stato qui. Afferro con due dita i capezzoli strizzandoli e tirandone le punte con dolci movimenti.

Sono eccitato da quello che fai, baby.  Vorrei essere lì. Puoi sentire che sto stringendo i tuoi capezzoli?

In risposta alle sue parole stringo ancora di più le dita attorno ai miei capezzoli e inarco la schiena, mentre il dolore/piacere mi arriva dritto al cuore. Se mi soffermassi a pensarci sarei sorpresa della velocità con cui ho accantonato la mia timidezza, ma la mia mente è concentrata sul bisogno costante che avverto tra le mie gambe.

Sei bagnata per me, baby?

Annuisco, con le palpebre pesanti, mentre una mano serpeggia giù, verso il basso ventre, e due dita gentili separano le mie labbra rigonfie. Lo vedo spostarsi sulla sua seggiola e risistemarsi, mentre affonda i denti nel labbro. Un’espressione quasi addolorata gli passa sul viso mentre inclina la testa per vedere meglio, da vicino, che mi sto masturbando per lui.

Cazzo! Riesco a vedere. Cavolo, penso che tu sia quasi a punto.

La sua testa scatta all’indietro, si è improvvisamente ricordato di dove si trova. Dal suo sguardo capisco che ho colpito nel segno, ma sono andata troppo oltre per riuscire a fermarmi: ho bisogno soprattutto di scaricarmi e non temo una sua possibile vendetta.

Scuoto la testa, mordendomi il labbro per trattenere un lamento mentre mi accarezzo il clitoride e mi faccio scivolare dentro un dito.

Stai cercando di uccidermi, Mrs Grey?

Gli rivolgo un sorriso civettuolo e annuisco, mi piace che lui sembri essere sul punto di passare attraverso lo schermo per venire in mio aiuto. Lascio che l’altra mano raggiunga la sua compagna, strofinando il mio clitoride in cerchi lenti. Per un attimo i miei occhi si socchiudono per poi riaprirsi e fissarsi direttamente nei suoi.

Va bene, fra poco verrai, baby.  Fa’ come ti dico. Spingi il dito dentro e premilo contro le pareti della vagina.

Faccio come mi ha detto e subito entro in contatto con un punto che mi fa avvertire una scossa interiore.  Getto indietro la testa mentre la tensione aumenta, il mio corpo si prepara ad abbandonarsi all’orgasmo.

Ora, baby, accarezzati in maniera più vigorosa, più velocemente.

Io aumento il ritmo, guardandolo mentre mi guarda. Mi sento così sconveniente e lasciva, il rischio che corro sta addirittura intensificando le mie sensazioni, sto raggiungendo livelli esplosivi. Non m’importa se è strano che mio marito stia dicendomi come devo darmi piacere, lui conosce il mio corpo meglio di chiunque altro, anche a me.

Per un attimo il mondo si ferma e resto sospesa nel limbo prima che la terra si inclini sul suo asse facendomi immergere in caduta libera in una beatitudine sconvolgente. My body shook and arched, my head thrashed as my hands strummed that tiny bundle of nerves into overdrive. Il mio corpo trema e si inarca, la mia testa si agita di qua e di là mentre le mie mani portano quel piccolo fascio di nervi oltre ogni limite.

Questo è tutto, baby, adesso lasciati andare. Anche gli orgasmi che raggiungi da sola appartengono a me.

Sbatto gli occhi verso lo schermo, tornando in me e sentendomi molto esposta e vulnerabile. Tiro su da terra la mia vestaglia chiedendomi cosa diavolo mi è preso. Christian mi guarda, compiaciuto di se stesso, ma sono sicura che anche lui fosse eccitato, pericolosamente vicino a perdere il suo controllo. Sembrava pronto a mangiarmi.

Non essere timida con me, adesso, Mrs Grey. E’ stato estremamente eccitante!

Io arrossisco, evitando il suo sguardo rovente che mi fa capire tutto quello che avrebbe voluto fare per me in quel momento. L’orgasmo che ho appena avuto è nulla in confronto al piacere che lui potrebbe darmi e di nuovo muoio dal desiderio che lui sia vicino a me.

Mi manchi troppo. Ti prego, puoi venire a trovarci?

La mia vulnerabilità prende il sopravvento, mi torna in mente la situazione che stiamo vivendo e le incertezze sul futuro.

Lo so baby, vedremo. Parliamone stasera.

La sua espressione si fa più dolce, il suo essere così amorevole fa solo aumentare il mio dolore. Guarda le persone che lo circondano poi il tavolo della sala riunioni prima di toccare con la punta delle dita lo schermo, come facciamo adesso per salutarci. Anch’io tocco lo schermo, disponendo le mie dita in modo che corrispondano esattamente alle sue.

Io ti amo, Mr Grey.

Lui mi strizza l’occhio, smettendo di digitare.

Anch’io ti amo, Mrs Grey.

Io sorrido e sono sul punto di porre fine alla chiamata quando improvvisamente nel palazzo in cui lui si trova viene a mancare la corrente, immergendo la sala riunioni nell’oscurità. Un attimo dopo sento il rumore assordante di un allarme. Faccio in tempo a vedere lo sconcerto e la preoccupazione sul suo volto prima che torni a indossare la sua solita maschera impassibile.

Lui si agita poi chiude di colpo il computer portatile, tagliandomi fuori e lasciandomi in preda al panico e confusa. Che diavolo …?

 

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