Capitolo 38

Il suo calore, il suo tocco, il suo profumo tutto mi riporta in me e ritrovo la mia sanità mentale. Quasi non riesco a sentire la rabbia che dovrei provare per lui e la rimando a dopo – forse a più tardi – ma per ora mi godo lo starmene tra le sue braccia: questo è esattamente il posto in cui voglio stare.

“E’ tutto finito, baby. Tutto” sussurra queste parole, ancora e ancora, finché io  riesco a rilassarmi. Le sue braccia, contemporaneamente rassicuranti e di sostegno – mi tengono stretta e mi sorreggono, e finalmente mi riprendo. Riesco a respirare serenamente, forse per la prima volta da giorni.

Mentre i suoi borbottii penetrano nella mia coscienza io cerco di ragionare. Come può essere finita? Che cosa è successo?  Alzo la testa, allontanandomi dai forti battiti del suo cuore e dal calore che lui emana per incontrare il suo sguardo. Che me ne importa, dal momento che lui è qui con me? Ho disperatamente desiderato per giorni di poter ascoltare le parole che mi ha appena detto, ma la paura ancora non mi ha abbandonata del tutto.

“E’ finita?” gli chiedo, avvertendo l’umidità fredda delle lacrime sulle mie ciglia e i rivoli bagnati che mi corrono lungo il naso, fino al mento. I suoi occhi bruciano di una luce delicata, ma il suo volto è stanco, ossessionato. Detesto il fatto che lui abbia dovuto vivere un altro incubo e dalle ombre persistenti nei suoi occhi mi rendo conto che è stata durissima. Lui mi bacia la V tra le mie sopracciglia con una adorazione che quasi mi sconvolge, mentre sento la gola serrarsi per l’intensità del momento.

China la testa per appoggiare le sue labbra sulle mie con un gesto delicato poi si allontana per valutare l’effetto che ha avuto su di me. “Sì”, conferma, mentre una leggera curva di divertimento gli solleva gli angoli della bocca, divertito dalla mia espressione stupefatta. E’ apparentemente soddisfatto dalla mia reazione e avverto la sua mano avida immergersi nei miei capelli mentre lui si china nuovamente su di me sigillando la mia bocca con la sua. Con un sospiro lascio che la sua lingua invada la mia bocca. Con la sua solita abilità fa scivolare la sua lingua umida lungo la mia, e io non posso non rispondere ai suoi movimenti.

E’ un bacio bruciante, che lascia pochi dubbi sul fatto che siamo entrambi vivi. Mi sciolgo in lui, abbandonandomi languidamente mentre lui prende possesso della mia bocca, lasciandomi andare a lui. Assaporo questo momento di abbandono, prendendomi voracemente tutto quello che lui mi dà, senza dover pensare o prendere decisioni – mi sento leggera, libera. Va tutto bene.

Lui conclude il nostro bacio con un leggero strattone, facendo affondare lentamente i denti sul mio labbro inferiore mentre si allontana. La tensione di prima è sparita, sostituita dalla soddisfazione che traspare dai suoi occhi socchiusi che rivelano ogni grammo del suo bisogno di me. Solo quando i suoi pollici asciugano le mie lacrime lascio finalmente andare la sua camicia, cui mi ero aggrappata inconsapevolmente.

Se prima ero lo shock, ora è l’affanno che mi impedisce di parlare. Guardando nella profondità di quei imploranti occhi grigi trovo finalmente la forza di parlare: “Cosa è successo? Eravamo terrorizzati”. Il tono accusatorio si intravvede nelle mie parole, la lunga attesa per le notizie è ancora troppo vivida e cruda perché io riesca a reprimere l’ansia.

Mi stringe le spalle con le mani, spingendosi all’indietro per creare più spazio tra di noi in modo da poter guardare il mio viso. Sono sorpresa dal suo cipiglio e dalla sua domanda: “Che cosa vuoi dire? Non stavi guardando la trasmissione?”

Ancora una volta sbatto le palpebre, confusa: “Uhm, sì, naturalmente, ma … il collegamento …” Io non riesco ad infilare una frase intera, il mio cervello è ancora sconvolto al ricordo di quello che è successo.

Lui scuote la testa, mentre le sue dita affondano nella mia carne e il suo cipiglio si rabbuia: “Cosa vuoi dire, baby?”

Resto a bocca aperta, apro e chiudo la bocca senza riuscire a dire nulla. Finalmente interviene Ray, a bassa voce, come se non volesse intromettersi nel nostro momento: “Abbiamo perso il collegamento, Christian, la trasmissione è stata interrotta all’improvviso dopo che abbiamo visto te e Taylor cadere a terra”.

Christian inspira profondamente, la confusione si tramuta in orrore: “Oh cazzo! Cribbio, baby, mi dispiace! Se l’avessi saputo … non avrei mai …” Le sue parole svaniscono nello sgomento. Con un movimento improvviso mi blocca di nuovo in un abbraccio stretto. Il suo shock e il suo rammarico sono evidenti, ha capito che angoscia ho dovuto sopportare.

Con la sua solita eleganza felina mi solleva e mi culla al petto, poi mi appoggia sul vicino divano. Sono solo troppo felice di stare in grembo a lui, raggomitolata nel suo calore vitale mentre lui mi accarezza i capelli e si scusa – ripetutamente.

Sawyer gli porge una tazza di caffè e a me ne offre una di tè. Christian alza la tazza verso di lui, con un cenno di saluto, poi prende un sorso di quel liquido scuro corroborante. Ray fa la stessa cosa, poi rivolge  a Christian uno sguardo serio: “Raccontaci che cosa diavolo è successo, figliolo”.

Lui posa la tazza, facendo una smorfia per il calore del caffé. Stando così vicina alla sua camicia bianca, riesco a notare una macchia di sangue sulla spalla opposta a quella cui sono appoggiata. E’ una visione dannatamente reale.

Lui si passa una mano tra i capelli disordinati poi rivolge la sua attenzione a Ray: “Siete riusciti a vedere l’uomo che ha sparato?” Anche se avevamo sentito gli spari in sottofondo, la conferma ancora mi fa trasalire e il mio corpo si tende al ricordo orribile di quello che è successo. Questo mi guadagna una forte stretta e un altro bacio sulla testa.

“No, abbiamo solo visto te e Taylor camminare nel corridoio tra i sedili, poi qualcosa ha attirato l’attenzione Taylor e vi abbiamo visti cadere a terra. Abbiamo sentito degli spari, delle urla e poi più nulla. Niente di niente”.

Christian si accarezza il mento con la mano libera: “Il collegamento deve essere stato interrotto deliberatamente, non lo sapevo ma avrei dovuto immaginarlo.  L’ONU non avrebbe mai permesso che fosse trasmessa una violazione della sicurezza come quella. Sarebbe stato quasi un aperto invito per ogni sorta di pazzi a tentare gesti simili per ottenere visibilità per le loro cause. Non mi sorprenderebbe per niente se non riuscissimo a trovare alcuna traccia in rete di quello che è successo. Entro domani sarà trasmessa nei telegiornali e sulla stampa una versione pesantemente modificata – se non del tutto diversa – di quello che è successo”. Rivolge a Ray uno sguardo acuto, che sottende la preghiera implicita di lasciar perdere.

Guardo le labbra di Ray mentre annuisce – ha chiaramente capito.  “Probabilmente hai ragione, ma, per l’inferno, eravamo disperati nell’attesa. Credevo che tua moglie potesse morire da un momento all’altro”. Il rimprovero scherzoso aveva lo scopo di alleggerire l’atmosfera, Ray lo ha accompagnato con un sorriso, ma ho potuto capire che anche lui era molto preoccupato. Sento un impeto di amore e di gratitudine per il mio papà che non si è mai lasciato andare ma ha mantenuto nascote le sue paure per aiutarmi a fronteggiare il momento.

Questa volta Christian rivolge le sue scuse a Ray e Sawyer, catturando gli sguardi di entrambi con occhi solenni. “Devo scusarmi, avrei fatto qualsiasi cosa in mio potere per contattarvi prima, se lo avessi saputo”.

“Signore, non abbiamo potuto raggiungere né Taylor né Brandon, nonostante ogni sforzo, anche se – lo ricordo bene – il protocollo impone che possiamo essere contattati in qualsiasi momento”. La collera di Sawyer è comprensibile, deve aver tentato almeno un centinaio di chiamate nelle ultime quattro o cinque ore, ho visto aumentare la sua frustrazione ad ogni chiamata rimasta senza risposta.

Sento una risatina dolce vibrare nel petto di Christian, ma lui sta strofinandosi gli occhi, esausto. “No, Luke, il protocollo non è cambiato, ma è stato tutto un disastro del cazzo, una commedia degli errori, se non fosse una cosa così dannatamente seria. Quando Taylor mi ha gettato a terra il suo telefono è caduto e non abbiamo avuto il tempo di recuperarlo, quello di Brandon si è fracassato nella colluttazione con David che è seguita e il mio lo ha preso la polizia, ho dovuto lasciarlo come prova”.

Tutti noi ci irrigidiamo alla sola menzione del nome di David, ma Ray interviene: “Così David era lì? E’ stato lui a sparare?”

“Sì, lui era lì, quel figlio di puttana.” La piega amara nella sua voce è agghiacciante. “Io non so come potesse pensare di farla franca agendo durante un evento del genere, dove c’erano i massimi esperti al mondo in tema di sicurezza”. Fa una pausa, per un attimo pensieroso, scuotendo la testa. “Lui deve essere stato molto sotto pressione, volevano che agisse in fretta. Lui era sotto mentite spoglie, fingeva di essere uno degli ospiti. La polizia sta indagando, ma sono pronto a scommettere qualsiasi cosa che al vero ospite è capitato un incidente prematuro”.

Il mio stomaco si stringe, un innocente potrebbe essere morto a causa di questo. Non posso fare a meno di chiedermi se Christian finirà per sentirsi in colpa per questo.

Ray sibila tra i denti, spalancando gli occhi per l’incredulità: “Allora lui si è alzato e ti ha sparato nel bel mezzo della cerimonia? E’ una follia, o meglio un suicidio, se le cose stanno così” .

Sawyer annusce il suo assenso, con una analoga espressione negli occhi spalancati. “Diavolo, dovevano ricattarlo, è l’azione di un uomo disperato”, conferma.

Christian fa un cenno di assenso con la testa: “Sono d’accordo; Taylor pensa che il tempo per lui fosse scaduto – forse lo avevano minacciato di colpire la sua famiglia. Lui si è trovato nel panico quando si è reso conto che stavamo andando via e deve avere pensato che poteva agire solo in quel momento o mai più”.

Oh, noi invece avevamo pensato che si stessero dirigendo di nuovo ai loro posti.

Sia Ray che Sawyer mormorano delle imprecazioni mentre si siedono, elaborando le notizie appena ricevute. Mi accoccolo meglio tra le braccia di Christian, spostandomi ancora più vicina a lui. Lo sento rabbrividire quando gli dò un bacio sul collo, respirando il suo profumo.

“Così ha sparato e ti ha mancato, e poi?” Ray si china in avanti, appoggiando i gomiti sulle ginocchia, avido di sapere quello che è successo dopo.

“Beh, potete ben immaginare il pandemonio che ne è seguito, tutti si sono buttati a terra urlando. Cercavano di stare vicini alle loro personali guardie del corpo, che facevano tutto il possibile per proteggerli. C’era una ressa indescrivibile. Nessuno aveva le idee chiare, anche se si cercava di identificarlo. Dopo il primo colpo, però, lui si è  confuso in quel mare di corpi, tutti uomini in smoking nero. Era quasi impossibile prenderlo, se non sapevi chi stavi cercando”. Sorseggia il suo caffé e mi passa la mia tazza di tè. Grata, ne prendo un sorso e lo ascolto finire il suo racconto.

“Brandon lo ha visto.  Si è mosso tra la folla, si è avvicinato da dietro all’assassino per portargli via l’arma. Era chiaramente fuori di sé, chissà quanti danni ancora avrebbe potuto fare, così bisognava neutralizzarlo il prima possibile. Brandon gli ha puntato il braccio sinistro dietro la schiena, ma David ha ingaggiato una lotta. Ha sparato altri due colpi al soffitto, scaricando l’arma nella mischia prima che Brandon riuscisse a  farla cadere e a inchiodarlo a terra con una presa. A quel punto tutti gli agenti avevano tirato fuori le loro armi e tenevano gli occhi puntati sulla coppia”.

“David gridava loro di sparare a Brandon, che era il colpevole che aveva sparato il primo colpo. Dopo essermi sciolto dalla presa di Taylor mi sono rialzato per vedere cosa potevo fare per gestire la situazione – cazzo, l’ultima cosa che ci serviva era il grilletto facile di un eroe dei servizi segreti – ma Taylor mi ha buttato di nuovo a terra”. Ho visto lo sconcerto nei suoi occhi mentre ripensa a ciò che ha fatto Taylor, ma io so che stava solo mantenendo la promessa che mi aveva fatto – voleva tener fede alla parola data di tenere Christian lontano dai guai. la cosa mi lascia con una sensazione di calore e il cuore gonfio di gratitudine.

“Cazzo!” Sawyer esprime di getto la sua incredulità prima di rendersi conto di quello che ha detto, borbottando un imbarazzato mi dispiace, ma nessuno gli presta attenzione, siamo tutti troppo attenti alle parole di Christian per giudicare il suo linguaggio colorito.

“Mi sono spinto all’indietro poi ho sentito un altro colpo e l’intero auditorium è tornato tranquillo. Sia Brandon che David erano a terra.  Quando ho visto Taylor abbassare la sua pistola, ho capito che Brandon non correva più alcun pericolo: Taylor non avrebbe mai sparato se non fosse stato certo di raggiungere il suo bersaglio. Pochi istanti dopo abbiamo sentito Brandon genmere mentre allontanava da sé David, crollato sul suo petto. E’ successo tutto così in fretta, forse cinque o sei minuti in tutto”.

Ray si accascia sulla seggiola, esalando un respiro lento; “Così, David è morto”. Non era una domanda, ma semplicemente una constatazione – tutti noi sapevamo che la mira di Taylor è eccezionale. “Sono sorpreso che Taylor lo abbia ucciso. Dal momento che Brandon lo aveva bloccato e non aveva più la sua arma, non costituiva più una minaccia”.

L’espressione di Christian si fa torva, il suo disgusto è così evidente che bisognerebbe essere ciechi per non accorgersene. “Penso che lui stesse pensando a salvare Brandon. Come ho detto, se qualcuno avesse cercato di fare l’eroe e avesse sparato, avrebbe potuto colpire Brandon. La scelta di Taylor ha permesso di eliminare la minaccia con il minor rischio di insuccesso”. Il suo aspetto, a questo punto, era sobrio, stanco e svuotato. Mi è venuta in mente la sua avversione per le armi da fuoco in generale, come si sentiva ora che una di queste aveva giocato un ruolo importante per salvarlo?

“E Brandon sta bene?” Sawyer vuole una conferma, che costituisce un risultato positivo a cui aggrapparsi in una professione come la sua, in cui la sopravvivenza è a volte difficile e non scontata.

Christian gli rivolge un sorriso ironico: “Sì, sta bene, è solo incazzato con Taylor perché gli ha rubato la parte di protagonista”.

Gli uomini ridacchiano in un momento condiviso al maschile -una solidarietà orgogliosa, ma io resto perplessa. Perché qualcuno dovrebbe desiderare di avere l’opportunità di sparare a qualcun’altro?

“Allora, cosa hai fatto nelle altre tre ore e 57 minuti successive, prima di arrivare qui?” Ora che sa come è andata a finire, Ray torna al suo abituale modo misurato di parlare.

Christian lo guarda con un sorriso. Qualcosa di non detto passa tra ldi oro, come se entrambi sapessero esattamente quello che Christian ha fatto in quelle ore. Vorrei saperlo anch’io , spero che non continuino a nascondermi le cose. Christian scuote di nuovo la testa, passandosi la mano tra i capelli. “Al cavolo la burocrazia! Tu non immaginare la pila di moduli e di merda che ci ha imposto la polizia”.

Ray getta indietro la testa, ridendo di cuore, e avverto un moto di sollievo mentre mi rendo conto del loro piccolo scherzo. Ray disprezza i lunghi rapporti che ha sempre dovuto fare dopo una missione. Ora, è quasi felice che qualcun’altro abbia dovuto arrancare con la burocrazia che consegue ad una sparatoria, che può comportare dei danni materiali e talvolta anche la perdita della vita. “Mi dispiace dire dirlo, ma so esattamente che cosa hai dovuto sopportare”. Si strofina gli occhi ridendo soddisfatto.

Sawyer, con i suoi legami con l’FBI, ride anche più forte: “Lei non ha visto niente! Nessuno impone la burocrazia come l’FBI. E’ quello che ha subito oggi, all’ennesima potenza!”

Sia Ray che Christian agitano mani verso Sawyer, ancora ridacchiando. E’ bello vedere gli uomini della mia vita sorridere di nuovo, ma non riesco a unirmi alla loro allegria. David può anche essere fuori gioco, ma lo spettro di una grande multinazionale che, ovviamente, vuole eliminare Christian mi rode l’anima. So per certo che il mio ostinato marito non abbandonerà mai i suoi progetti.

Il sorriso di Sawyer si spegna non appena vede il mio volto infelice, collegandolo immediatamente con la mia paura inespressa. Si schiarisce la gola con un colpo di tosse che attira l’attenzione di Ray e di Christian, i loro sorrisi si raggelano mentre guardano Luke, ora serio.   “Signore, io non voglio essere inopportuno, ma ha considerato che cosa fare nei confronti della società per la quale agiva David?” So che sta parlando per eufemismi per causa mia, e per questo lo apprezzo.

Noi tutti ci irrigidiamo alla sua domanda, ma nonostante tutto mi fa piacere che lo abbia chiesto. Christian lo guarda per un secondo, riflettendo. “Non è una cosa di cui io possa parlare liberamente, ma in risposta alla tua domanda, sì, io lo ho fatto e il problema è stato …” cerca la parola giusta, guardando prima Sawyer e poi Ray per assicurarsi che capiscano quello che sta per dire, “… risolto”. Capisco che quello che ha detto non ammette repliche, nessuna ulteriore domanda. Dopo un po’ entrambi gli uomini sembrano accettare la sua spiegazione vaga, ma mille domande esplodono nella mia mente.

Non sono assolutamente convinta da quello che ha detto, ma ora non è il momento di insistere. Invece mi concentro su quello che è successo dopo: “Così, come sei arrivato qui?”

Mi stringe con entrambe le braccia  e mi avvicina di più a sé; con un gemito riconoscente e con voce abbastanza bassa in modo che solo io possa sentire, mi dice: “Baby, non potevo sopportare di stare un altro minuto senza di te e Chris. Ho preso Charlie Tango e, se per te va bene …”, si rivolge a Ray, “… mi piacerebbe portare mia moglie e mio figlio a casa domani”. Mi dà un altro bacio sulla testa e io sospiro per il piacere.

Ray rivolge a Christian un sorriso sbilenco: “Ma certo, lei era depressa senza di te”. Mi strizza l’occhio, mostrandomi che mi sta prendendo in giro.

Gli rivolgo un debole sorriso, ma almeno sono riuscita a sorridere. Sono così stanca, ora più di prima, anche se tutta questa storia è finita. So che potrò godermi solo per poco la pace e la serenità, ma comunque voglio godermele. Come se il mio corpo fosse d’accordo sbadiglio, spingendo Christian ad alzarsi tenendomi in braccio. “Andiamo a letto, Mrs Grey”.

Ray ci offre il suo letto matrimoniale, ma Christian rifiuta. Si ferma per un breve colloquio con Luke, per mettere a punto i piani per domani, poi si dirige verso il bagno. Non sono affatto sorpresa nel notare che l’occhio della telecamera è diretto altrove. Con una tenerezza commovente mi lascia scivolare a terra e mi fa girare il viso verso il suo, poi me lo stringe tra le mani: “Mi sei mancata tanto, Mrs Grey”. Il suo sguardo tempestoso si fa più scuro e avverto un calore familiare tra le gambe, che si diffonde anche a lambirmi la pelle.

“Mi sei mancato anche tu. Tanto”. Faccio scorrere le mie mani sulle sue spalle e sulla schiena, per poi fermarle sul suo petto.

Il suo sorriso in risposta è abbagliante. Mi accarezza la guancia poi fa scorrere il pollice sulle mie labbra prima di sostituirlo con la sua dolce bocca. “Baby, sei esausta. Lascia che mi prenda cura di te stasera, possiamo festeggiare domani”.

Annuisco, anche se non sono sicura di quello che vuole dirmi, ma qualunque cosa abbia in mente io sono d’accordo. Non riesco a pensare ad una sola cosa di cui lamentarmi. Soddisfatto, lui sorride e apre il rubinetto della doccia. Mi spoglia con attenzione e riverenza prima di togliersi in fretta i suoi vestiti. Quando libera la sua erezione mi si scatena il desiderio e la mia stanchezza scompare grazie ad una scarica di endorfine.

Lui inarca un sopracciglio vedendo il mio sguardo lussurioso. Scuotendo la testa lentamente si morde il labbro: “Domani”, mi ripete con dolcezza. “Questa sera, più di ogni altra cosa voglio solo prendermi cura di te. Ti prego baby, lasciamelo fare. Permettimi di lavarti. Lascia che ti abbracci. Mi inventerò qualcosa per te, te lo prometto”. Mi passa le dita tra i capelli, separando le ciocche. Riesco a vedere il bisogno nel suo sguardo e lo sento anche  nel mio, ma non posso certo negargli una cosa che mi ha lasciato senza fiato, per l’amore che provo per lui.

Non posso fare altro che accondiscendere, ma non riesco a dire una sola parola. Guardo con sollievo la luce inondare il suo sguardo poi entriamo nella piccola cabina. Lui mi lava tutta, teneramente, dolcemente, con attenzione. Dopo la doccia mi asciugò i capelli poi li spazzola. Le sue lunghe dita stringono il manico della spazzola, le sue mani si muovono con eleganza. E’ felice, si rilassa e le recenti tensioni sembrano a chilometri di distanza.

L’unica cosa che mi permette di fare da sola, ma anche quella a malincuore, è di lavarmi i denti. Ho la sensazione che si senta in colpa, che la sua motivazione di fondo sia quella di farmi dimenticare quello che abbiamo appena passato. Per ricordarmi tutto ciò di buono che c’è stato nel nostro rapporto, che non è stato sempre gravato da oscure minacce. Lui vuole che io avverta la positività del nostro rapporto. Per me è del tutto inutile, ma posso facilmente concederglielo se è di questo che ha bisogno, tanto più che non voglio certo che si senta in colpa.

Mi infila una grande maglietta e lui indossa un paio di boxer. In punta di piedi entriamo nella mia camera da letto, attenti a non svegliare ChrisMi sposto nello stretto letto singolo, osservandolo mentre si china a baciare suo figlio addormentato e a affondare il naso tra i suoi capelli. Il mio cuore balza di gioia nel vedere che può trovare una tale gioia in suo figlio.

Quando scivola nel mio letto non perde tempo a stringermi a sé. Quasi avidamente mi stringe le spalle facendo scivolare le gambe tra le mie poi si ferma, come se avesse bisogno di me per il suo prossimo respiro. Allontanandomi i capelli dal collo, vi immerge la faccia. Si strofina contro di me e avverto dei brividi lungo la schiena. Ridacchio sommessamente quando sospiriamo insieme, la nostra gioia è condivisa e traboccante.

Alzo il braccio, avvolgendoglielo attorno alla nuca per tenerlo fermo perché la sua vicinanza è deliziosa, ma anche perché voglio dimostrargli che io sono lì con lui – capisco quello che sta provando, godendosi la nostra riunione.

“Per favore, dimmi che è davvero finita”. La paura fa assumere alla mia voce un tono supplichevole. Sono ancora troppo coinvolta nei recenti avvenimenti per scrollarmeli di dosso.

“Sai che non ti ho mai mentito su una cosa del genere, giusto? – Nemmeno per proteggerti”. Avverto  un accenno di indignazione nelle sue parole, ma la disperazione mi ha imposto di chiederglielo.

“Non credo che tu stia mentendo, ma ho bisogno di capire cosa è successo, così posso sentirmi al sicuro. E’ tutto troppo vago in questo momento, troppo etereo”. Mi vergogno di aggiungere che il panico ancora mi consuma, mi rode all’interno, facendomi pensare a possibilità orribili.

“Io non voglio che tu conosca i dettagli di quello che è successo, saresti troppo esposta. Meno sai e più sicura sei. Non ti basta?”

A questo punto cerco di sbarazzarmi del panico, ma le sue parole hanno peggiorato le cose. Ha fatto qualcosa di illegale? Si è vendicato? Ha fatto quello che gli altri hanno fatto per lui, cioè ha assunto qualcuno per sbarazzarsi della minaccia? A giudicare dai miei pensieri, le mie emozioni schizzano via in mille direzioni e so che solo la verità può placarmi. “No, Christian, io ho bisogno di sapere”.

Lascia cadere una serie di baci sul mio volto, fermandosi al lobo dell’orecchio. “”Tu sei una donna testarda, Mrs Grey. Va bene. Facciamo un accordo: ti fornirò alcuni dettagli, ma questo è tutto. Non chiedermi nulla di più”. E’ chiaro che si tratta di prendere o lasciare, senza sapere quanto mi rivelerà, e dunque è una decisione difficile da prendere. E se quello che mi dirà non fosse sufficiente per tranquillizzarmi? Comunque, sarà sempre meglio che essere lasciata del tutto all’oscuro.

“Va bene”. Sussurro che sono d’accordo, ma i battiti del mio cuore accelerano.

Riesco quasi a sentire gli ingranaggi della sua mente che lavorano per mettere assieme una versione ridotta di quello che è successo, poi finalmente inizia: “Il progetto che ha gettato nel terrore questa multi-nazionale è un dispositivo che avrebbe azzerato i loro proventi nel momento stesso in cui lo avessi immesso sul mercato. Taylor e Barney, con un eccezionale lavoro di intelligence, sono riusciti a identificare i direttori responsabili di avere ingaggiato David. A questo punto io ho avvicinato uno dei principali azionisti della società offrendo il  brevetto in cambio del licenziamento dei responsabili. Senza lavoro e senza il denaro necessario per finanziare i loro sporchi programmi questi individui sono veramente fuori gioco”.

Porca puttana, che progetto azzardato … e brillante!

“wow! Questo è molto intelligente”. Parlo sobriamente, veramente intimorita dalla sua incredibile genialità ma soprattutto più serena.  Si solleva su un gomito e si appoggia su di me, senza fiato. Il suo stupore è accattivante e sorprendente. “Mrs Grey, è un complimento? Sono riuscito a suscitare la tua ammirazione?”

Sorrido, ma parlo con gravità girando la testa verso di lui. Siamo così vicini, i nostri nasi quasi si toccano. “Sempre, Mr Grey”. Sono sempre in soggezione davanti a te. Grazie per avermelo detto”.

Il suo respiro accelera e il suo sguardo si fa bruciante mentre aggancia il mio. Il suo casto bacio mi infastidirebbe se non capissi che ha bisogno di trascorrere un po’ di tempo insieme a me, stasera, per superare il trauma emotivo di questi lunghi giorni.

Lasciamo passare in silenzio, tranquilli e immobili, dei lunghi minuti. Mentre mi lascio andare ai pensieri, Christian sussurra nel silenzio: “Ti ho guardata dormire quasi ogni notte”. L’immagine di lui desolato, da solo al Fairmont, che ci guardava dormire, mi pugnala al cuore e acuisce il dolore della nostra separazione, anche se per fortuna è solo un ricordo, ormai.

Restando tra le sue braccia mi giro, petto contro petto, e faccio scorrere la punta delle dita sulla sua barba sexy.. “Penso di avere avvertito la tua presenza qui con noi, a proteggerci”. Il buio della stanza non è bastato a nascondere la sua vulnerabilità, forse mi ha impedito di vederla ma la ho percepita chiaramente. Tutto quello che voglio, adesso, è risolvere il problema. Sento che c’è qualcosa che vorrebbe che io gli dicessi, qualcosa che spazzerebbe via anche il ricordo del terrore in cui abbiamo vissuto , ma non so cosa sia e penso che neppure lui lo sappia.

Il problema, comunque, è rimasto e io sono determinata a risolverlo. Passo mentalmente in rassegna le cose che a volte io ho bisogno di sentirmi dire per rimuovere le mie costanti insicurezze, ma nulla mi sembra fare al caso. Come posso dimostrargli che resterò, se non è bastato neppure l’essere rimasta nonostante questo casino?

Quando mi sveglio, la mia mente sta ancora pensando alla mancanza di fiducia di Christian che mi preoccupa, ma non posso riflettere a lungo. Chris sta letteralmente saltando su e giù accanto al nostro letto, alla vista del suo papà che dorme. Vedo che fa del suo meglio per non gridare la sua gioia. Per incoraggiarlo a continuare a tacere mi metto un dito sulle labbra poi inizio a liberarmi dall’abbraccio di Christian.

Quando lui stringe la presa intorno alla mia vita capisco che si è svegliato. Il bel grigio dei suoi occhi mi immobilizza nel momento stesso in cui li apre. Chris mi vede sorridere verso Christian. non gli ci voleva altro  per iniziare a strillare di gioia e per saltare sul nostro letto.

La mattinata passa confusamente ma il ritorno all’Escala e il ricordo dell’attacco del cecchino mi colpisce veramente solo quando Brandon apre la porta sul tetto per farci entrare. Christian lo saluta con una stretta di mano e una pacca sulla spalla, ma io invece vado veramente in tilt e lo stringo in un grande abbraccio riconoscente.

Come se avesse percepito che la tensione mi ha improvvisamente abbandonata, Christian mi prende la mano e mi stringe al suo petto mentre l’ascensore ci porta silenziosamente fino alla porta di casa. “E’ tutto sistemato. Non troverai nulla fuori posto, nulla che ti ricordi quello che è successo”, mi sussurra rassicurante in un orecchio.

Annuisco stretta ai suoi confortanti pettorali, come lui dice solo il minimo nel caso Chris stia ascoltando. Quando entriamo, vedo con sollievo che la parete di vetro è stata risistemata e opacizzata e tutto è stato rimesso a posto. Almeno per il prossimo futuro io per prima voglio che tutto rimanga così. All’infuori dei ricordi, nella mia testa non c’è traccia di ciò che è accaduto quel giorno.

Sono stupita di vedere Gail con Taylor che avanzano verso di noi dalla cucina. Mi dirigo direttamente da Taylor e vedo il suo sguardo smarrito mentre gli getto le braccia al collo – non mi importa un accidente del decoro. “”Grazie. Grazie”, gli mormoro dolcemente all’orecchio  stringendolo, la mia gratitudine mi rende un po’ più ansiosa.

Fedele alla sua stoica natura riservata lui mi dà una pacca sulla schiena, ridacchiando, “Prego, Mrs Grey, felice che tutto sia andato bene”.

Gail e io condividiamo il momento di gioia: i nostri uomini sono al sicuro e siamo tornate al loro fianco. Ieri sera Christian ha organizzato il suo ritorno a Seattle, ora che la minaccia era passata. Mi è piaciuto che lui sia stato come al solito sollecito e ponderato, anche nel bel mezzo della crisi.

Il sereno stato d’animo, la gioia di Chris per essere nuovamente a casa e il sollievo che sto cominciando a sentire rendono il nostro ritorno a casa molto più facile nonostante gli avvenimenti che ci avevano costretti a fuggire in tutta fretta. Questo e l’incessante giocosità di mio marito mi fanno sentire molto meglio di quanto mi aspettassiIeri sera ha promesso che oggi avrebbe posto termine al lungo periodo di astinenza e ha cominciato a mantenere la promessa nel momento stesso in cui la nostra giornata è cominciata.

I continui sguardi allusivi, le delicate carezze, i dolci baci, le sussurrate promesse e l’uso palese del suo splendido corpo contro il mio ogni istante mi hanno lasciata con un tale ardente desiderio che solo alcune ore trascorse da sola con lui, dietro una porta chiusa, potrebbero placare. In breve, mi sono chiesta se quella porta chiusa a chiave potrà essere nuovamente quella del piano di sopra. Non potrei certo lamentarsi di Christian a letto, in qualunque modo scelga di prendermi sarà spettacolare, ma mi manca il sesso eccentrico e un po’ pervertito, quello – però – senza le fruste e i bastoni.

Non mi prendo certo la briga di andare nella camera da letto che ho occupato poco meno di due settimane fa con il cuore pieno di speranza e con un contratto che ha poi portato all’inizio della nostra nuova storia romantica. Mi dirigo invece alla camera da letto di Christian, dove trovo tutte le mie cose esattamente dove pensavo che sarebbero state, condividendo lo spazio con mio marito. Entro nella grande cabina armadio e in un attimo esplodo di gioia.

Svuoto i nostri borsoni, soprattutto nel cesto della biancheria sporca, poi mi volto per andarmene. Io non so come mai non l’ho notato entrando, ma ai piedi del nostro letto c’è un nuovo pezzo di arredamento – un enorme divano imbottito con piedini in legno finemente intagliati. E’ ricoperto di un tessuto morbido che sembra camoscio, ma molto più vellutato. Faccio scorrere la mia mano lungo la superficie accorgendomi con piacere che il tessuto sembra cambiare colore mentre lo accarezzo.

La voce roca di Christian dietro di me mi fa fare un balzo: “Ti piace, Mrs Grey?”

Per un attimo mi sento come se mi avessero scoperta a fare una marachella, ma quando incontro i suoi occhi socchiusi arrossisco, non certo per la vergogna ma per il bisogno di lui. Mi raddrizzo e porto i capelli dietro le spalle. “Sì, Mr Grey, è molto bello e comodo”. Sì, penso, molto utile per appoggiarci quel mare di cuscini decorativi che ornano il letto. Mi sono sempre piaciuti, ma non ho mai saputo dove metterli quando volevo andare a dormire in un letto che sembrava la copertina di una rivista di arredamento.

Inarca le sopracciglia, divertito: “Lo è, Mrs Gray, soprattutto per l’altezza. Molto utile davvero. ”

Sono confusa e apro la bocca per chiedergli cosa vuol dire quando Chris chiama il suo papà. Christian mi lascia con una strizzatina d’occhio e un sorriso, l’unico chiarimento che mi fornisce prima di correre da suo figlio. Guardo il divano inclinando la testa di lato, mentre penso a cosa poteva alludere il suo sorriso.

Telefono a mia madre, mando a Kate una e-mail raccontando tutti i dettagli di quello che è successo e aggiorno i miei vicini di casa di Savannah sugli ultimi avvenimenti, un po’ edulcorati. Cerco di concentrarmi sul mio libro e sulla pila di annotazioni e suggerimenti di Julie ma i miei pensieri vanno alla deriva: continuo a pensare a Christian e a quello che mi aspetta stasera. Il mio corpo è già all’erta, sensibile anche al minimo dei suoi tocchi esperti.

Quando Christian insiste per mettere Chris a letto da solo, io corro a fare la doccia per farmi uno scrub, depilarmi e idratarmi la pelle. Mi infilo in uno splendido completo di lingerie di pizzo nero, con gli slip a perizoma e il reggiseno a balconcino che mi copre a malapena i capezzoli solo quando espiro l’aria: se la inalo, infatti, i miei seni si gonfiano e le areole balzano oltre il bordo smerlato delle coppe. Mmhh, penso, sono sicura che Mr Grey approverà.

Mi avvolgo in una morbida vestaglia di seta e adopero il nostro nuovo divano per spalmarmi le gambe con una profumata crema per il corpo. Sono seduta sul divano, con al vestaglia aperta come un fiore dalla vita in giù. Le mie gambe sono scoperte, ho un piede appoggiato sul pavimento e l’altro appoggiato al ginocchio per massaggiarmi la crema lungo tutta la gamba, quando lo sento gemere dietro di me.

“Che spettacolo meraviglioso, Mrs Grey. Questo acquisto mi sta piacendo sempre più, di minuto in minuto”. La sua voce è bassa e roca, innegabilmente sexy, e così avverto il primo rivolo di umidità scorrermi tra le gambe.

Alzo gli occhi, sorridendo, ma le mie palpebre sono già appesantite e fluttuano lentamente perché la sua seduzione ha già fatto effetto. Mi alzo in piedi, scivolando verso di lui con movimenti sinuosi e aggraziati. La lunga vestaglia ricade intorno a me e mi copre le gambe, ma i due pannelli restano aperti in mezzo, rivelando una lunga striscia di pelle interrotta solo dal pizzo nero degli slip.

Lui sibila tra i denti, il desiderio gli fa cambiare espressione in maniera tale che sento ole ginocchia tremare. Mi fermo di fronte a lui, guardandolo attraverso le ciglia, in attesa, piena di desiderio. Il suo sguardo si fa tempestoso mentre mi appoggia il pollice sulle labbra. “Penso che tu mi debba qualcosa, Mrs Grey”.

Annuisco lentamente, deglutendo per il bisogno inebriante di inumidirmi la gola. Non so perché sono in debito con lui, ma sono disposta a fare tutto per lui in questo momento.

La sua bocca peccaminosa si incurva in un sorriso pigro: “Penso che tu debba fare un po’ di penitenza”. Fa scorrere il dito indice verso il basso lungo il mio collo, il mio petto, tra i miei seni, fino a raggiungere la cintura di seta che mi stringe la vita.

Penitenza? Il mio cuore batte all’impazzata, il sangue arriva rovente in tutti i punti che bramano il suo tocco, rigonfiando quelle parti intime che hanno risposto anche solo al suono della sua voce.

Come se avesse tutto il tempo del mondo e in netto contrasto con il bisogno urgente dei miei capezzoli, che desiderano essere accarezzati urgentemente, tira la cintura sottile e scioglie il nodo che la chiude. La vestaglia si apre mostrando prima l’uno e poi l’altro lato dalle mie spalle.

La forza di gravità fa il resto, facendola scivolare giù per la mia schiena e cadere ai miei piedi. Alzo una mano per accarezzare il suo corpo, ancora completamente vestito, mentre i suoi occhi bramosi mi guardano, ma lui scuote la testa e mi blocca all’istante. Sbatto le ciglia per la sorpresa, il mio cuore parte all’impazzata e apro le labbra per il bisogno di respirare.

So che mi vuole, l’impressionante rigonfiamento nei suoi pantaloni impressionante lo dimostra. Mi affondo i denti nel labbro mentre mi chiedo cosa abbia intenzione di fare. Con un ringhio primordiale lui mi afferra per la nuca e prende la mia bocca, allontanando i miei denti per mordermi lui il labbro.

Per lenire la violenza del suo attacco mi inumidisce le labbra, immergendo la sua lingua nella mia bocca per farmi impazzire, mentre il mio corpo reattivo rabbrividisce per la gioia di quella intrusione. “Non pensi che l’attacco di cuore che mi hai fatto venire nella sala del consiglio, quando ero circondato dai miei collaboratori più fidati, meriti qualche giusta punizione? Mi hai provocato un’erezione difficile da nascondere”.

Troppo tardi il mio lussurioso cervello registra l’atteggiamento rigido delle sue spalle, la caparbietà della sua espressione, la linea dura della sua mascella. I miei ormoni impazziti si bloccano bruscamente quando capisco che ho davanti a me il mio Dom.

Oh, il mio fifty!

Resto a bocca aperta, stordita. Mi guarda con occhi gravi e con un sorriso malvagio. Lui mi prende il mento poi infila il pollice tra le mie labbra socchiuse.  “Succhia”, mi ordina. Chiudo gli occhi, succhiando quel dito come se fosse un’altra appendice attorno alla quale desideravo pazzamente di avvolgere la mia lingua.

“Brava ragazza,” mi dice con voce innervosita, liberando il pollice dal calore della mia bocca. “Vuoi giocare, Mrs Grey?”

Le sue parole fanno scorrere una marea di desiderio nelle mie vene, raddoppiando il livello degli ormoni. Il mio corpo mi tradisce con un rantolo eccitato, mi sono quasi strappata una parte del labbro all’idea.

Lui ridacchia, leggendo la mia risposta dalla mia espressione: “Sempre così vogliosa, Mrs Grey. Cosa possiamo fare con te, adesso?” Scherzosamente fa scorrere le sue unghie delicatamente sopra la mia pancia, scendendo lentamente, in maniera esasperante, verso il basso. Quando trova il pizzo smerlato dei miei slip fa entrare le dita appena sotto il bordo del merletto, sollevando le mutandine per stuzzicarmi.

Piego le mani, desiderando disperatamente toccarlo e sperando che la tortura cessi presto. Già tutto il mio essere desiderava disperatamente che lui entrasse dentro di me. “Tu sei mia, ce la prenderemo con calma” sussurra, rispondendo alla mia paura inespressa. Poi, nel tentativo di calmarmi, spinge la mano sul mio clitoride, con il dito medio segue la mia fessura per tutta la sua lunghezza ed entra dentro di me. Io geno ad alta voce, il mio corpo si muove convulsamente per lo straordinario piacere dovuto all’improvvisa pressione del suo tocco. Ancora una volta sibila e trae un forte respiro: “Cazzo” stringe la mascella. “Così bagnata, così pronta”.

Un secondo dopo mi bacia violentemente, stringendomi la testa con entrambe le mani perché io possa resistere al violento assalto della sua lingua. Quando ci separiamo stiamo entrambi ansimando – fortemente. Il mio corpo si inarca verso il suo, mi muovo con morbidezza e femminilità, nonostante la sua posizione dominante.

Batte le palpebre come per schiarire dalla sua testa la nebbia: “Come punizione per avermi fatto vedere che ti masturbavi mentre io partecipavo ad un importante incontro di lavoro, tu mi farai godere per primo. Se mi soddisferai avrai la tua ricompensa. Se non lo farai, ti prenderò di nuovo per il mio solo piacere”. Le sue parole scorrono su di me come il miele facendo inzuppare le mie mutandine e costringendomi a stringere le cosce.

“Togliti il reggiseno,” ordina, e attraverso il suo comando avverto che ha fretta che io lo faccia. Mi guarda mentre mi libero i seni, con occhi così attenti che posso quasi sentire il suo sguardo. Il suono della sua voce mi fa rabbrividire. Lo guardo mentre si allontana, chiedendomi quando sarò ricompensata.

Quando ritorna, sento diffondersi dolcemente nella stanza i primi accordi della canzone di Sade Love is stronger than pride. Christian sta portando qui la sedia della mia toilette e la piazza davanti a me, poi abbassa le luci  per diffondere una luce morbida prima di gettare il telecomando con noncuranza sul letto, ora che ha raggiunto il suo scopo. So con sicurezza che tutto quello che sta facendo è intenzionale ed è teso ad alimentare il desiderio che abbiamo entrambi di perderci l’uno nell’altro.

“Siediti” dice indicandomi la sedia, e io obbedisco senza esitazione. Dalla tasca dei pantaloni estrae un tubo di lubrificante la cui visione mi sconcerta. Perché mai avremmo bisogno di lubrificazione? Lui mi rivolge un sorriso allusivo perché sa esattamente quello che sto pensando, ma non fa nulla per tranquillizzarmi e mettermi a mio agio. Me lo porge e io lo prendo, sia pure con esitazione. “Ricordati, baby, se non mi soddisfi non ti permetterò di godere”.

Accantono i miei pensieri, raddrizzo la schiena e annuisco solennemente scivolando di nuovo nel personaggio. Con gli occhi spalancati lo vedo spogliarsi per me Lui si toglie le scarpe e le calze poi solleva sopra la testa la maglietta. I miei occhi sono incollati alle linee definite del suo addome, affascinati dalla destrezza delle sue dita mentre si slaccia la cintura e apre la patta dei jeans.

Nel tentativo di arginare il mio insaziabile e rovente desiderio stringo insieme le gambe, sperando che un pizzico di attrito possa portarmi sollievo. Lui scuote la testa verso di me, in segno di avvertimento. Agganciando i pollici alla cintura lascia cadere i jeans e i boxer sul pavimento poi li allontana con un calcio. Questa volta le mie coscie si stringono involontariamente mentre dò un’occhiata alla sua enorme erezione.

“No!” urla, “Stai ferma, baby, o ti sculaccerò”. Vorrei fargli capire che non è colpa mia, cosa altro può fare una ragazza davanti a tanta virilità, ma mi mordo la lingua per non parlare mentre lui mi apre le gambe al massimo. E’ duro come la pietra e il suo bisogno è palpabile mentre si strofina contro la mia pancia e il seno ogni volta che mi sposto sulla sedia.

Quando è soddisfatto riprende il lubrificante e mi ordina: “Stendi la mano”. Mi spreme sul palmo un grosso grumo di gel chiaro e, vedendo i miei occhi sconcertati, mi dice: “Questo è qualcosa di nuovo, baby, adesso rilassati ma non venire. Non pensare che io non sappia che tu potresti inclinare il bacino in avanti strofinandoti sulla sedia”. Mentre parla, prende anche lui un grumo di gel.

Dannazione!

Ogni mio singolo neurone prende fuoco, il mio clitoride pulsa dalla disperazione e non è d’aiuto il fatto che anche Christian sia altrettanto eccitato. Lo ho visto dal calore del suo sguardo, lo ho sentito dallo stridio dei suoi denti, lo ho capito da quanto la sua pelle è rovente mentre mi tocca.

“Ti prego, Christian”. Non so cosa sto elemosinando ma lo faccio comunque, ho bisogno di dimenticare l’inibizione.

“Presto, baby. Prenditi cura di me e ti farò venire così violentemente che ti girerà la testa”. Le sue parole raggiungono solo il risultato di farmelo desiderare ancora di più.

“Spalmami il gel addosso, baby”. Se pensavo di avere raggiunto l’apice prima, adesso, accarezzando la sua rigida erezione scivolosa e facendoci scivolare sopra le mie mani arrivo ancora oltre. Mi rendo conto che il suo autocontrollo sta venendo meno mentre il suo respiro si fa irregolare. Contemporaneamente, le sue grandi mani mi massaggiano lentamente e con fermezza il seno dove ha sparso il gel fresco: sto per venire. Non ho nemmeno la briga di chiedermi perché mai ha sparso il lubrificante sulle mie tette.

“Sei pronta?” mi chiede, con un filo di voce, seriamente. Non lo so e non me ne importa, sono quasi fuori di testa per la necessità di raggiungere l’orgasmo – riesco solo ad ammiccare il mio sì. “Sto per scopare il tuo lussurioso seno, Mrs Grey. Spingi insieme quelle meraviglie per me”.

Ancora una volta sbatto le palpebre, scioccata, ma faccio quello che mi dice, prima di trovarmi nei guai. Stringo i miei seni ai lati e li unisco, facendolo gemere. Lui si piega sulle ginocchia, stringendo la base della sua vellutata erezione, e la posiziona sotto il mio seno. Si solleva sulle anche, fa scorrere il suo pene tra le mie tette schiacciate, la punta quasi mi colpisce il mento. Si ritrae solo per ripetere il su e giù, muovendosi nella fessura che si è preparato.

Cazzo, come è  caldo!

Si china, mi cattura la bocca con un bacio rovente mentre si tiene al mio collo con entrambe le mani. Tiene i pollici fermi sulla mia gola mentre lui si gode l’antro caldo della mia bocca, e io devo combattere la voglia di strofinare il mio clitoride sulla seggiola. Interrompe il bacio solo per respirare, poi getta indietro la testa, mantenendosi stretto al mio collo e aumentando il ritmo delle sue spinte.

Lo guardo, inchiodata, mentre si dà il piacere strofinandosi tra le mie tette. Se mi chinassi in avanti probabilmente potrei leccare il suo membro ogni volta che emerge dai miei seni, ma mi domando se gli dispiacerebbe che io provassi. Fà un cenno di assenso alla mia domanda silenziosa, il suo sguardo e i grugniti animaleschi fanno capire che sta per venire. Chino la testa per leccare la punta scintillante del suo pene nel momento in cui me lo infila tra i seni.

Con un violento sibilo urla: “Oh cazzo, oh cazzo! Sìììì!”; pronuncia le parole ad una ad una, arrivando al culmine del piacere mentre un grande brivido lo fa sobbalzare con tale forza da farmi dondolare sulla sedia. Sento il calore del suo sperma scorrermi sul collo e sul petto e scivolare giù per la scollatura. Anch’io sono al culmine, felice di averlo accontentato.

 

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