Capitolo 40

Quando l’iPod passa alla canzone successiva sono solo un po’ sorpresa che sia in francese. E’ un motivo lento e sensuale, così tipico del gusto eclettico di Christian. La musica diversa comporta un sottile cambiamento nel nostro coccolarci, offrendomi l’opportunità di rimpere il silenzio. “Posso chiederti una cosa?” gli chiedo mordendomi il labbro e confidando che il mio tono non tradisca il nervosismo che mi prende nell’affrontare un argomento “off-limits”.

Lui si strofina sul mio collo, la sua barba mi pizzica deliziosamente. Il brivido che mi provoca mi ricorda i due orgasmi che hanno appena scosso il mio mondo. “Mmhh,” è la sua risposta sonnolenta, ma io so che la mia domanda probabilmente lo risveglierà bruscamente.

Mi chiedo se sto per commettere un errore, ma decido di andare avanti e faccio un respiro per prendere coraggio. Penso, con più attenzione che posso, a come formulare la mia domanda in modo da non essere troppo esplicita. Se lui capisse mai dove voglio arrivare, sono quasi certa che mi bloccherebbe. “Ti capita talvolta di sviluppare prodotti che poi distribuisci gratuitamente?”

Immediatamente si fa diffidente e sento il suo corpo irrigidirsi accanto a me. Dannazione! “Cosa vuoi dire, baby?”

Girandomi tra le sue braccia guardo verso di lui, accarezzandogli il volto. La sua espressione è guardinga ora, quasi angosciata. Lui mi forza la mano, non ho altra scelta se non vuotare il sacco. “Il brevetto che hai venduto alla multinazionale, all’inizio, era stato pensato per la distribuzione gratuita?”

Sospirando, stringe le labbra ma solo un attimo. Con un movimento rapido si tira su di me e con una mano mi cattura i polsi intrappolandomi le braccia sopra la testa. “Mrs Grey, stai tradendo il nostro accordo?”

Non aspetta la mia risposta. Agganciando i suoi piedi alle mie caviglie mi tiene ferma e si sposta all’indietro quanto basta per consentire alla mano libera di farmi il solletico. Le sue dita si muovono senza pietà sulle mie costole e sotto le braccia; io mi divincolo disperatamente cercando di liberarmi, gli occhi mi lacrimano, guaisco e chiedo pietà.

“No! Fermati! Per favore! Io … ero solo … volevo solo …”. Sto ridendo troppo forte e dimenandomi tanto che non riesco neppure a finire la frase.

Finalmente la smette, lasciandosi andare a un sorriso giocoso. Sta respirando affannosamente quasi quanto me, ma non mi lascia andare. Il suo sguardo è fisso nel mio, inchiodandomi non solo in senso fisico. Il suo comportamento si fa nuovamente serio: “Volevo dire esattamente quello che ho detto, baby: meno sai e meglio è. Non voglio che ti preoccupi più. E’ finita. Ti prego, fidati di me”.

C’è una preghiera, nella sua voce, che non posso ignorare, ma ho bisogno di chiarire. “Lo faccio! Mi fido totalmente di te ma ho bisogno di capire prima di ndimenticare quello che è successo.  Cosa posso farci se ci sono cose che continuano tormentarmi?”

Lui appoggia la fronte contro la mia, scuotendo la testa come fa lui. Con un sospiro rassegnato finalmente cede: “Chiedimi, se proprio devi, Mrs Grey, ma pensaci attentamente. Questo non è in discussione. Non confondere la mia acquiescenza con la disponibilità. Se non mi piace quello che mi chiedi non ti risponderò”.

Ingoio riflettendo, più che intimidita perché ha usato il tono che solitamente riserva ai rapporti d’affari, e non mi riferisco a quelli piacevoli. “Voglio sapere se si tratta di un prodotto  che intendevi riservare alla diffusione gratuita”.

Il suo sorriso mi dice che è così, ma lui in realtà non me lo conferma. Ansimo per la sua audacia. Non mi pare che ci sia niente di più audace di quello che ha fatto – trarre un profitto da un brevetto che era senza scopo di lucro, probabilmente destinato a paesi del terzo mondo, in una situazione che pareva disperata. E’ il mio turno di scuotere la testa: sono preda contemporaneamente dalla ammirazione per quello che ha fatto ma anche dalla apprensione per le possibili conseguenze – se le cose sono andate come sospetto potremmo essere ancora a rischio.

Strizza gli occhi verso di me: “Perché ho ​​la sensazione che non hai ancora finito?” Come sempre quello che penso mi si legge in faccia. Per lui sono un libro aperto.

Quando mi morsico il labbro con i denti lui borbotta qualcosa e me lo libera con un morso delicato. In quell’istante perdo il filo del discorso, il mio corpo risponde spontaneamente alla sua vicinanza con una scarica di piacere, abbandonandosi al piacere del contatto con la sua pelle. Sorridendo maliziosamente, lui fa scorrere la mano libera lungo le mie braccia poi giù, lungo un fianco, godendosi i piccoli urti sollevati suo tocco appena portato alla superficie della mia pelle.

Schiarendomi la gola torno di nuovo alla realtà: “Uhm. Sì …” dico, arrossendo lievemente. La risposta servile del mio corpo è a volte addirittura esagerata, ma non posso farci nulla. Scuotendo un po’ la testa cerco di chiarire: “Potranno mai scoprirlo? Il tuo piano è brillante, ma pensi che sia stato saggio ingannarli?”

Ancora una volta lui sorride: “Brillante, eh?” Mi depone un bacio sulla bocca, indugiando un po’ troppo lungo perché lo si possa definire casto. “Sei preoccupata per me, Mrs Grey?”

Esasperata, sbuffo: “Certo che sono preoccupata per te! Per non parlare di nostro figlio”. I miei occhi si soffermano per un attimo sulla benda che gli fascia la parte superiore del braccio ricoprendo una cicatrice non solo fisica ma soprattutto mentale – almeno per me – una cicatrice che rimarrà per sempre a ricordarmi cosa sarebbe potuto succedere. Infine le mie parole fanno centro e il suo volto assume una espressione solenne. Mi libera le braccia, rendendosi conto che ho parlato seriamente. “No”, afferma  con convinzione.  “In primo luogo il progetto era segreto e David non ne sapeva nulla. In realtà, siamo riusciti a scoprire che la decisione di assoldarlo era stata presa basandosi su delle voci infondate. Erano convinti che la speculazione minacciasse l’esistenza della loro azienda, ma, fino a quando non ho consegnato il brevetto, loro non avevano alcuna prova concreta della sua esistenza. Anche se i pochi coinvolti nel complotto lo pensavano, io non ho mai condiviso con nessuno i miei progetti in questo campo prima di poter valutare appieno l’impatto che avrebbero avuto sull’ambiente”.

Nonostante io lo conosca bene, sono sempre intimorita dalla sua intelligenza e perspicacia, dalla sua capacità di pensare fuori dagli schemi e di affrontare ogni problema, anche quelli imprevedibili. Dovrei davvero abbandonarmi interamente a lui e imparare a fidarmi del suo istinto, dovrei accontentarmi di crogiolarmi nella sua genialità. “Tu pensi davvero a tutto” dico prendendo fiato, con gli occhi spalancati.

“C’era troppo in gioco”. La sua risposta tranquilla la dice lunga. E’ inflessibile, oppresso dai suoi sentimenti per noi e non posso fare a meno di provare una stretta al cuore. Sollevando la testa faccio scorrere il mio naso lungo il suo, imitando un suo gesto abituale per mostrare che condivido il suo sentimento.

Sento la sua bocca allargarsi sulla mia in un sorriso. Lui si appoggia sugli avambracci, proprio accanto alle mie spalle, e con le mani mi accarezza i capelli ciocca per ciocca, poi mi stringe la testa appoggiandomi entrambi i pollici sulle tempie. “Tu mi hai salvato ancora una volta” sussurra, evitando di guardarmi ma tenendo lo sguardo fisso alle sue mani tra i miei capelli.

Io mi acciglio, confusa, e il mio cuore pulsa nervosamente, agitato per i pensieri che le sue parole criptiche suscitano nella mia coscienza. Come sempre il mio senso di colpa è in prima linea, ma ho paura, più di ogni altra cosa, del disgusto che lui prova per se stesso e della sua mancanza di fiducia in me. Rifletto sulla promessa di un altro bambino, confidando sul fatto che potrebbe risolvere qualcuno di questi problemi.

Quando apro la bocca per replicare, il suo tono triste mi blocca, con una frase che mi toglie il fiato. “Sei rientrata nella mia vita in un modo così inaspettato, è stato probabilmente proprio questo a provocare il fallimento del piano di David” .

Eh?

Mi depone tutta una serie di lievi baci lungo l’attaccatura dei capelli, poi gira lo sguardo serio su di me e i nostri occhi si incontrano. “Dal momento in cui ti ho incontrata a Miami tutta la mia vita è cambiata. David pensava di sapere tutto su di me e sulle mie abitudini, ma all’improvviso tutto è cambiato. Questo, insieme con il mio imprevisto viaggio a Seoul e il nostro improvviso matrimonio – che mi hanno tenuto lontano da casa – lo ha costretto a modificare i suoi piani, gli ha forzato la mano.  Si è spaventato e infuriato, commettendo gli errori che hanno portato alla sua disfatta”.

“Se non fosse stato per te e per il tuo contratto, con Kate che mi accusava di averti dato un’idea sbagliata delle mie intezioni, per il tuo appuntamento con Shawn …” alzando gli occhi al cielo sputa fuori la parola appuntamento rivolgendomi uno sguardo dubbioso “ … e per quello che poi ho sentito che gli confessavi, non ci saremmo sposati così presto e avrei continuato a sottovalutare la minaccia che incombeva su di noi”.

Per l’inferno! Gli rivolgo uno sguardo sbalordito.

Questa volta mi bacia la punta del naso: “In questo modo, Mrs Grey, mi hai salvato di nuovo”.

Non so cosa dire, non posso certo prendermi il merito di quello che è successo ma non posso neppure criticare la sua logica, anche se so di non avere avuto alcun ruolo. Io dico l’unica cosa che posso, date le circostanze: “Penso che ci siamo salvati l’un l’altro, Mr Grey”.

Il suo sguardo si scurisce e si fa profondamente intenso. Spostandomi con dolcezza i capelli dal viso mi sussurra:  “Sono così fottutamente felice che tu e Chris siate entrambi al sicuro, qui con me. Se penso a cosa sarebbe potuto succedere se fosse riuscito a entrare nel tuo appartamento a Savannah … ” Le sue parole si dissolvono mentre scuote disperatamente la testa.

Gentile come sempre, lui sceglie con cura le parole ma io capisco quello che sta cercando di dire anche se fa del suo meglio per non dirlo esplicitamente. Sia Chris che io avremmo potuto diventare pedine in quel pericoloso gioco di avidità e di ricatti. Non posso permettermi di pensare a cosa sarebbe potuto succedere e voglio che neppure lui ci pensi. Non ha certo bisogno di essere incitato a proteggerci.

Ricambiando le sue carezze gli faccio scivolare le dita tra i capelli, pensando a cosa posso dire per impedirgli di rimanere bloccato nelle sabbie mobili del suo costante “cosa sarebbe potuto succedere se”. “Ma non c’è riuscito e non è successo nulla. Tu ci hai tenuti al sicuro, hai mantenuto la tua promessa”.

Il suo sorriso è grato ma poco convinto, la possibilità che qualcosa di simile accada di nuovo resta in sospeso tra di noi, anche se non ne parliamo.

Viviamo la domenica mattina nell’intimità della famiglia e spero che sia solo l’inizio di tutta una vita da trascorrere insieme. Svegliandomi, mi ritrovo da sola in un letto vuoto e sento le note che Christian sta suonando al pianoforte. Scivolo subito giù dal letto, mi infilo un paio di pantaloni da yoga e una maglietta e vado alla ricerca della mia famiglia.

Quello che vedo è sorprendente oltre che toccante. Chris, seduto sulle ginocchia di Christian, è semplicemente incantato. Tiene gli occhi incollati alle agili dita di suo padre che si muovono sui tasti bianchi e neri. Ovviamente, Christian ha scelto una canzone giusta: non ho mai visto Chris così immobile.

Alzando gli occhi, Christian mi rivolge un sorriso smagliante e mi strizza l’occhio in un modo che mi fa fremere, ma mio figlio, almeno per ora, è perso nella musica. Mi piace il fatto che condividano questa passione. Mi sembra così normale e così giusto andare in cucina e iniziare a preparare la colazione guardando loro due, che sono così evidentemente felici. Non posso fare a meno di domandarmi come una quarta persona si potrà inserire in questo quadretto.

Pienamente consapevole che sto correndo troppo, penso a diversi scenari – sarà un altro maschietto? o forse una bambina? Ferma in piedi, mi lascio andare a fantasticare sulla nostra vita, sul nostro futuro, e non riesco a capire perché mai, prima, ero restia alla sola idea di avere un altro figlio.

A colazione Chris è così eccitato e così entusiasta delle competenze musicali di suo padre  che finiamo per discutere sulla possibilità che prenda lezioni di piano. Solo un cieco non si accorgerebbe dell’orgoglio di Christian alla sola idea. Ho la sensazione che per la fine della settimana piomberà qui un insegnante di pianoforte.

Dopo avere fatto colazione ci spostiamo in sala. Padre e figlio si dedicano alla costruzione di un trenino che era stato di Christian, quando era un bambino. Il tavolino è presto attraversato da binari, piccoli alberi, piccole colline erbose e piccole stazioni, mentre io me ne sto sdraiata sul divano con il portatile, per esaminare le scuole che Christian ha preso in esame per Chris.

Le prime quattro scuole mi lasciano sgomenta. Capisco che Christian voglia solo il meglio per nostro figlio, ma queste scuole mi sembra utilizzino metodi impersonali e abbiano un brutto approccio all’apprendimento.   Scorrendo queste scelte, che ritengo inadeguate, comincio a capire cosa intendeva Christian tutte le volte che mi ha detto che lui non si è mai dovuto giustificare con nessuno. Per tanto tempo sono stata l’unica responsabile di tutte le decisioni che riguardavano Chris. Doverle all’improvviso condividere, dover difendere le mie scelte se per qualche motivo non siamo d’accordo, è un po’ scoraggiante. Spero che questo sia il solo caso in cui ci troviamo in disaccordo sulle decisioni da prendere.

L’ultima proposta che prendo in esame mi sembra avere tutte le caratteristiche che apprezzo in una scuola – un buon mix di disciplina, un ambiente attento e tutte le attrezzature che, ovviamente, impressionano il mio importante marito. Compilo il modulo elettronico, chiedendo alla scuola un incontro per un colloquio. Per un attimo mi preoccupo di avere inviato la richiesta in ritardo, ma quando ne parlo con Christian lui inarca le sopracciglia con arroganza e con un sogghigno mette fine alle mie preoccupazioni.

Naturalmente, il nome Grey aprirà tutte le porte, a prescindere da tutto. Come al solito, l’immenso potere di cui anche io godo per il solo fatto di stare con lui mi lascia una sensazione di disagio, consapevole di non avere fatto nulla per meritarlo. Ricordando a me stessa la promessa che ho fatto di condividere ogni aspetto della sua vita, cerco di contrastare il mio senso di inadeguatezza. Il suo potere e la ricchezza sono certamente una parte molto importante di lui, almeno per il mondo esterno.

Scorro le mie e-mail, con un orecchio attento allo scambio di battute tra Chris e Christian che fanno correre i loro trenini. Io urlo con Chris quando la squadra “mamma & figlio” vince la prima gara, strizzando l’occhio al broncio di Christian. Anche quando discutiamo il nostro programma settimanale di lavoro, mentre la gara tra i trenini continua, Christian mi sorprende perché è molto disponibile.

“Perché non vieni in ufficio per incontrare Julie faccia a faccia? Sono sicuro che voi due avrete molte cose di cui discutere. Se vuoi, posso far  allestire un ufficio per te alle Grey Publishing” suggerisce con noncuranza, come se fosse un’idea che gli è venuta all’improvviso. Malgrado la minaccia che incombeva su di noi sia oramai lontana, mi rendo conto che è pienamente preparato a negoziare seriamente su come e dove lavorerò. Il suo atteggiamento accomodante su una questione che era spinosa suscita la mia attenzione.

“Okay”. Accetto con circospezione, guardandolo con gli occhi socchiusi. “E Chris? Posso portarlo con me?”

Ignorando il mio cipiglio sospettoso, lui si concentra invece a regolare con un cacciavite la ruota di uno dei piccoli treni. “Certo che puoi, ma lui potrebbe annoiarsi. Perché non lo lasci al nostro nuovo centro diurno per bambini? Credo che abbiano un eccellente programma prescolare”.

Il mio ansimare tradisce la mia sorpresa: “C’è un centro per bambini alle Grey Publishing?”

Lui si gratta la nuca, non riuscendo a nascondere la sua espressione imbarazzata. Sorridendo con un ghigno sbilenco finalmente incontra il mio sguardo stupito. “Uhm. Sì. Ho pensato che ti sarebbe stato utile”.

Ha organizzato un centro per bambini solo perché io potessi lasciarci Chris? Mentre me lo domando, stupita, mi rispondo da sola. Certo che lo ha fatto!

“Oh.  Va bene, lo farò. Grazie. Questo è stato un pensiero incredibilmente gentile da parte tua. Ma il centro rimarrà attivo anche il prossimo anno, quando Chris andrà a scuola a tempo pieno?”

La sua testa scatta all’indietro: “Assolutamente sì. Potresti averne bisogno durante le vacanze scolastiche e quando … uhm …” rivolge lo sguardo verso Chris, per un attimo incerto. Significativamente abbassa gli occhi, fissando la mia pancia prima di guardarmi di nuovo. “capisci … quando arriverà l’altro, inoltre al personale l’idea è piaciuta, così …”

Io affondo i denti nel labbro per trattenere una risatina, ma non riesco a impedire agli angoli della mia bocca di rialzarsi. Io mi metto la mano sul cuore in un gesto riconoscente. Dopo avere mimato con la bocca un silenzioso grazie gli lancio un bacio.

Christian risponde con un sorriso raggiante, come se avesse appena ricevuto il più alto riconoscimento, scoppia dalla gioia alla mia risposta. Mi sembra quasi un bambino, desideroso della mia approvazione.

Incoraggiata dal suo stato d’animo, mi spingo oltre: “Così, andrò al lavoro da sola o ci accompagnerai tu?”

Giurerei di vedere una sfumatura di rosso intorno alle sue orecchie quando torna a rivolgere lo sguardo al trenino che ha in mano. “Uhm … No. Verrete con me. Ci porterà Taylor”.

Lo sospettavo e trovo che la cosa non mi dispiace assolutamente, ma – per la cronaca – vi posso dire non c’è ancora di più. Alzando gli occhi quando non rispondo, lui mi guarda perplesso. Respira profondamente – poi mi guarda: “Ho trasferito le Grey Publishing nell’edificio delle GEH”. Mi guarda attentamente, cercando di capire la mia reazione.

Alla faccia della sottomissione! Chris e io saremo vicini a lui tutto il giorno, nel suo dominio, dove lui ha un completo controllo e potrà controllare ogni nostra mossa. Faccio una risatina nervosa e scuoto la testa, stordita: “Hai organizzato un centro diurno e spostato una società perché solo così ti è possibile tenerci del tutto sotto il tuo controllo e controllarci in ogni momento? Quando hai deciso di farlo, come hai fatto a trovare il tempo?” Non riesco a controllare la mia voce, che per l’emozione si risolve in uno squittio.

“Yes I started the day care and moved the publishing division but not to keep tabs on you. “Sì. Ho organizzato il centro diurno e ho trasferito la divisione editoriale, ma non lo ho fatto per tenervi d’occhio. Voglio solo tenervi al sicuro”, riconosce, un po’ sulla difensiva. “L’ho fatto quando ho deciso che le Grey Publishing avrebbero pubblicato i tuoi libri  e ho assunto Julie. E questo è il bello di avere del personale ben pagato, tu dici loro di fare qualcosa e loro lo fanno”.

Come ho potuto dimenticare? Poco importava che io avessi già un accordo con un’altra società, Grey mi ha voluta e Grey mi ha avuta, in ogni modo. Io non ho mai avuto nessuna parte in tutto questo, ecco perché era così contento che io tornassi al lavoro. Alla faccia della prepotenza!

Sinceramente, in realtà non me ne importa, ma quello che obietto – ancora una volta – è che non mi abbia detto nulla e che la cosa sia venuta fuori in questo modo indiretto. La cosa che mi turba di più è quello che può nascondersi dietro questo suo comportamento.  Lo ha fatto perché è preoccupato per la nostra sicurezza fisica o perché ha ancora dei dubbi sul fatto che terrò fede al mio impegno?

Chiudo la bocca ancora prima di aprirla per iniziare a discutere. Anche se è un po’ per entrambi i motivi, ragiono tra me e me, che fatica faccio ad accettarlo e basta? Se lui ha bisogno di tenerci d’occhio per compiacere il suo bisogno di controllo, non posso semplicemente accettare e dargli così quella tranquillità di cui ha bisogno? E forse, se io la smetto di lamentrami perché non mi ha detto niente, lui sarà più disponibile a dirmi le cose, se sa di non rischiare ogni volta di dover affrontare la mia ira.

Con un profondo respiro (e un sorriso compiaciuto delle mie ragazze interiori) gli rivolgo un sincero e largo sorriso. “Okay. Va bene; sì, mi piace l’idea di avere un ufficio in cui lavorare. Grazie”.

Non succede spesso, ma quando mi arrendo a lui senza discutere sono poi estremamente soddisfatta. Trattengo una risatina alla sua espressione stupita, ma anche lui si trattiene. “Va bene,” concorda, annuendo come se si aspettasse che io accettasi con tanta facilità. “Un ufficio sullo stesso piano del mio?” Il luccichio di speranza nei suoi occhi, mentre aspetta la mia risposta, quasi mi annienta, ma, nel tentativo di mantenere almeno un po’ di indipendenza da lui, decido di mettere della distanza tra di noi, almeno dal punto di vista fisico.

Strizzzandogli l’occhio per fargli sapere che sto al suo gioco e per ammorbidire il colpo del mio rifiuto, rispondo seccamente: “No, grazie Mr Grey. E’ meglio che io stia gli altri dipendenti, grazie”.

Compiaciuta di essere stata così accomodante, io rifletto sulla nostra crescita in coppia, mentre scorro il resto delle mie e-mail. Se penso a come, in passato, mi sono sempre opposta con un rifiuto secco e brutale alle sue richieste irragionevoli, capisco che ho solo peggiorato le cose.

Sia Chris che Christian alzano la testa quando squittisco leggendo un messaggio nella mia casella di posta. Battendo le mani insieme rimbalzo sul divano: “Evviva! Kate e Elliot saranno qui entro la prossima settimana!”

Anche Christian sobbalza: “Davvero? E’ fantastico!” conferma, sinceramente contento. “Per quanto tempo si fermeranno?”

“Lei non lo dice. Sembra che vogliano solo incontrarci, dopo tutto quello che è successo”.

Christian annuisce, capendo che non posso dire di più con queste piccole orecchie che ascoltano. “Mi metterò in contatto con Elliot. Forse potremmo tutti andare sulla Grace per il fine settimana”. E’ stato attento a non deludere Chris nel caso in cui non riusciamo ad andarci: ecco perché ha citato la Grace e non la barca a vela. Ha già dovuto annullare quella gita una volta e chiaramente non vuole deludere di nuovo il figlio.

“È …, uhm, di nuovo a posto?” chiedo, riferendomi al gesto vandalico di cui è stata oggetto, probabilmente per mano di David.

“Uh-huh”, cinguetta, ” è tornata come nuova!” Non posso fare a meno di sorridere alla sua evidente gioia – i ragazzi e i loro giocattoli.

Anche se io voglio bene a Gail e Taylor, sono felice che abbiamo avuto la mattinata tutta per noi per  incrementare il nostro legame, ancora di più ora che siamo ritornati alla nostra vita all’Escala senza troppi sconvolgimenti. Non posso negare che ero preoccupata di tornare in questo appartamento, dopo quello che è successo.

Sto aggiungendo il tocco finale a una grande insalata quando Christian arriva dietro di me. Avvolgendo le braccia intorno alla mia vita mi bacia sulle tempie, poi le sue labbra mi sfiorano l’orecchio: “Mancano solo sei giorni, baby” sussurra mentre mi accarezza la pancia.

Io ridacchio, gustando i deliziosi brividi che mi sfrecciano lungo la schiena.   Mi trovo immersa in una bolla di pura gioia, il suo entusiasmo per la prospettiva di un altro bambino è emozionante e contagiosa. “Devi controllare le tue aspettative, Mr Grey. Potrei non restare incinta subito. Potrebbero volerci dei mesi prima che accada”.

Lui sbuffa: “L’ultima volta sei rimasta incinta al primo colpo. Sono sicuro che ti inchioderò al primo colpo anche stavolta”.

Mi strizza l’occhio quando mi giro tra le sue braccia, con il suo sorriso sicuro di sé e arrogante. “Mi inchioderai?” chiedo ridendo. “Tu sai che non dipende tutto da te, vero?  Madre Natura gioca un ruolo importante in tutto questo”. Io faccio un movimento ampio con la mano per poi farla scivolare nelle tasche posteriori dei suoi jeans perfettamente aderenti, tirandomelo più vicino.

“Pfft Madre Natura”, replica, ancora sorridendo. Getta un’occhiata sopra le mie spalle, per verificare che Chris non ci stia guardando. Rassicurato della nostra privacy, piega le ginocchia quanto basta per strofinare le anche sulle mie. I miei occhi si chiudono e sospiro, provando sensazionali emozioni. Proprio mentre si china a baciarmi, suona il citofono.

Al suono Chris salta su e corre nell’ingresso urlando: “Sono arrivati! Andiamo papà!”

Il bacio finisce all’improvviso, è stato troppo breve. Strofina il naso lungo il mio: “A più tardi”, sospira, allontanandosi da me con un sorriso ironico. Si gira per seguire il figlio eccitato alla porta, per incontrare i suoi genitori e Mia.

Dopo un giro di abbracci Grace e Carrick ci seguono in cucina mentre Mia corre via con Chris, che la porta in sala a vedere il trenino. Sorrido al suo chiacchiericcio sena fine, mentre racconta alla sua zia preferita tutte le avventure che ha vissutodall’ultima volta che si sono incontrati.

“Volete un caffè?” Christian chiede a voce abbastanza alta da includere Mia.

Mi unisco a Grace e Carrick al bancone per la colazione, e loro raccontano a Christian come vogliono il caffé.  Ancora una volta lo sento dietro di me, che avvolge le mani intorno alle mie braccia. “E una tazza di tè per te, Mrs Grey?” mi chiede, dandomi un bacio sulla testa.

Giro la testa per guardarlo, riconoscente: “Grazie, Mr Grey, mi fa piacere”.

Con Chris fuori portata, Carrick non perde tempo per approfondire gli avvenimenti degli ultimi giorni. “Ci sono state poche notizie su quello che è successo. Credo che l’ONU abbia davvero fatto il possibile per nascondere la cosa”.

So che sia Christian che Taylor hanno monitorato da vicino le notizie sul dramma della sera dell’inaugurazione. Finora le informazioni sull’evento si sono limitate a parlare di un tentativo di sabotaggio sventato. Da quello che Christian mi ha raccontato, ho capito che se la storia non è esplosa oggi, sui giornali della domenica ad alta diffusione, è probabile che resterà segreta.

Christian incontra il suo sguardo serio: “Sì papà” concorda, pensieroso. “Francamente è un sollievo che la vicenda sia stata gestita così bene. La ricaduta sulla stampa da solo sarebbe stata un problema ulteriore da gestire”.

Carrick annuisce abbassando lo sguardo sul bancone. Quando vedo che Grace gli copre la mano con la sua, con una ferma stretta, mi rendo conto che sta cercando di controllare le sue emozioni. Il suo sguardo torna su Christian. “Figlio, cavolo, questo idiota ti è arrivato troppo vicino per i miei gusti”. Il suo tono roco serve solo a sottolineare quanto quello che è successo lo abbia scosso.

Christian, che stava preparando il caffé, si ferma un attimo e in due passi arriva di fronte a suo padre. “Lo so papà. Fidati di me quando ti dico che è finita”. Lui appoggia la mano sulla spalla di suo padre e Carrick non esita a prendergliela. Annuendo di nuovo, lui lascia andare un lento sospiro, guardando intensamente il figlio. “Okay. Mi fido di te, tu sai cosa c’è in gioco”. Il leggero scatto della testa nella mia direzione mi fa lievemente arrossire.

Prima che io abbia il tempo di chiedermi se è un velato riferimento ai miei passati errori Grace si intromette: “Christian non si sarebbe mai perdonato se fosse successo qualcosa a te o a Chris”, spiega, in modo efficace, per reprimere il mio sempre latente senso di colpa.

Le rivolgo un sorriso debole, conosco fin troppo bene queste sensazioni – neppure noi potremmo vivere senza di lui.

Carrick si porta le sue grandi mani sul volto, sospirando di nuovo. Con un ritrovato sorriso mi guarda: “E’ bello essere di nuovo a casa, eh? Come sta il nostro piccolo campione?”

Faccio ogni sforzo per ricambiare il suo tono gioviale, sollevata per il suo cambio di umore: “E’ bello essere di nuovo a casa e Chris è un ragazzino straordinario! Penso che tra poco prenderà lezioni di piano”. So che il sorriso che rivolgo a Christian è quasi istupidito, ma non posso farne a meno.

“E’ fantastico Ana. Un’arte marziale, uno strumento musicale e una lingua – questo è quello su cui ho sempre insistito per i miei tre figli”, ironizza Grace, ovviamente orgogliosa. “Perlomeno fino a quando uno di loro a un certo punto si è rifiutato di seguire i miei consigli!” Fingendo di essere arrabbiata, indica Mia con uno sguardo giocoso.

Mia ridacchia: “Se non si può indossare i tacchi, allora è una attività che non vale la pena di fare!” Lei scherza, facendo riferimento alla sua mancanza di interesse per le arti marziali.

Noi tutti facciamo una risatina nell’immaginare Mia in tenuta da Judo, con ai piedi un paio di Louboutin dal tacco alto, quando Grace ci interrompe giungendo le mani e rivolgendomi un largo sorriso, con un eccitato: “Oh, dimenticavo! Ho delle belle notizie! Ana, ti ricordi di Shawn O’Reily?”

Io azzardo una rapida occhiata a Christian, che è ancora chino sulla macchina da caffè. Ci gira la schiena e non posso vederlo in volto, ma noto che si è irrigidito raddrizzandosi. “Il dottor O’Reily? Certo che me lo ricordo” rispondo con cautela, tenendo d’occhio mio marito.

“Beh, so che in passato ha reso partecipe Christian dei suoi progetti  e non so se a te ne ha mai accennato, ma Shawn mi ha raccontato di avere pensato alla realizzazione di un magazzino centralizzato dove radunare tutte le risorse che le varie agenzie umanitarie raccolgono, in modo da tagliare fuori la burocrazia che rende difficoltosa la distribuzione di queste risorse, ma gli mancavano i fondi”.

Sempre diffidando della reazione di Christian mi limito ad annuire, ricordando il suo commovente discorso alla cena di gala e poi il momento in cui, sul balcone, mi ha resa partecipe dei suoi programmi  con un po’ troppa passione.

“Sono lieta di poter dire che il suo progetto è stato integralmente finanziato! A quanto pare da parte di un generoso donatore – anonimo ovviamente, e lui è partito per l’Africa la scorsa settimana. Definitivamente, credo!”

“Wow, che bella notizia” rifletto elaborando velocemente le informazioni appena ricevute. “E’ un grande cambiamento, ma si tratta di un donatore privato o di una società?” Chiedo incidentalmente, notando che Christian non fa nessun commento. Il suo silenzio è particolarmente insolito, considerando l’impegno profondo e appassionato che ha per il terzo mondo e i suoi drammi.

Mmmhhh

“Questa è la cosa più straordinaria: non solo si tratta di un singolo donatore, ma è stata una donazione privata!”Lei sprizza gioia e i suoi occhi brillano per l’eccitazione.

“Wow,” affermo,  “è stato molto generoso”.

Proprio in quel momento Christian arriva con due tazze di caffè in mano e un sorriso stretto al suo posto. “Questa è una grande notizia, mamma. Trasmettigli le nostre congratulazioni”.

Anche Grace lo guarda con aria interrogativa, sorpresa dal suo apparente disinteresse mentre fa scivolare la sua tazza sul bancone. Io, d’altra parte, ho una buona idea del perché si comporta in maniera così indifferente. Sono quasi certa che Christian sia il donatore generoso, che ha preso due piccioni con una fava. Ha contribuito ad una causa che gli è molto cara e si è liberato d’un colpo di quella che avrebbe potuto costituire una minaccia al nostro rapporto spianandosi la strada, nel caso Shawn avesse considerato di denunciarlo per il pugno che Christian gli aveva dato.

Non c’è da stupirsi che Christian si sia rifiutato di dirmi perché non costituiva una minaccia quando ho suggerito quella possibilità, è assolutamente convinto che non vada considerato nel nostro elenco di possibili  persone pericolose. Devo ammettere che si tratta di un piano molto intelligente, ma sto bruciando dalla curiosità – cosa mai gli sarà costato?

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