Capitolo 41

Carrick, ignorando l’atteggiamento di Grace e mio, introduce un nuovo argomento proprio mentre io volevo approfondire questo discorso. Con un rapido sguardo nella mia direzione Christian risponde alla domanda di suo padre, evidentemente felice di cambiare discorso.

Grace e io ci alziamo per unirci a Mia e Chris in sala, e immediatamente ci mettiamo a parlare dell’imminente arrivo di Kate ed Elliot. Mamma e figlia sembrano entrambe entusiaste della cosa e anch’io sono subito travolta dall’argomento. So che mi troverò a dover rispondere ad alcune dure domande della Kavanagh prima che lei riesca a perdonarmi, ma sono abbastanza sicura che tra breve riavrò la mia migliore amica.

“Credete che penseranno a metter su famiglia?” chiedo, sia per fare conversazione sia perché sono un po’ curiosa. Kate sarebbe una madre meravigliosa, ma mi rendo conto che non conosco Elliot abbastanza bene per sapere se anche lui vorrebbe dei figli.

Colgo uno sguardo che passa tra Mia e Grace, i cui volti si sono improvvisamente rattristati. Grace prende l’iniziativa di rispondermi quando io inclino la testa di lato, con un cipiglio perplesso. “Oh Ana”, sospira. “Mi ero dimenticata che non hai avuto contatti con lei da tanto tempo. Stanno cercando di avere un figlio da quasi due anni, ormai. Non sarei per niente sorpresa se cercheranno di incontrare degli specialisti nel campo della fertilità, mentre sono qui”.

Sono dispiaciuta per la mia cara amica. L’amore e la gioia che Chris mi ha portato, per non parlare delle nostre famiglie, è qualcosa che ogni donna merita. Ora mi sento egoista. Sono stata così presa nei miei problemi che quel poco tempo che abbiamo avuto per parlare ho parlato solo della minaccia che incombeva su di noi e della mia nuova vita coniugale. Neppure una sola volta lei ha menzionato il suo problema. Raggiungo Grace e le stringo la mano. Il fatto che lei abbia vissuto gli stessi problemi, tanto che alla fine ha adottato tre figli, mi stringe il cuore.

“Ehi, perché siete così serie, signore?” chiede Carrick mentre lui e Christian si siedono sul lungo divano. Non volendo intristire ulteriormente l’umore, gli offro un sorriso luminoso: “Niente, solo roba da donne, sai”. Christian mi rivolge uno sguardo strano ma Carrick è troppo distratto da Chris che gli salta in grembo per chiedere altro.

“Mia, ti dispiacerebbe aiutarmi, con le tue capacità di chef, per preparare la mia insalata?” la blandisco, poi, strizzandole l’occhio, le faccio cenno di venire in cucina con me. Non ho dimenticato la nostra conversazione nel giorno del mio matrimonio, e mi accorgo che è ancora molto triste nonostante i suoi sforzi di apparire felice. Questo mi rende più determinata che mai a scavare dietro il suo dolore e a lavorare per farla tornare allegra come era una volta.

“Certo Ana” lei è d’accordo e salta su con un po’ troppo entusiasmo. Spero che significhi che è pronta a parlare.

Lasciamo gli altri Grey in sala e ci dirigiamo verso la cucina. Lei prende il grembiule che le porgo e guarda il grande piatto d’insalata che ho preparato sul bancone. “Mi sembra appetitoso, cosa dobbiamo fare adesso?”

“Pensavo a un’insalata di pollo con del pane tostato. Tu potresti grigliare i petti di pollo in padella? Io intanto metterei il pane nel forno e finirei di tagliare le verdure”.

“Perfetto,” sorride guardandomi e sistema sapientemente le manopole del piano cottura. “Che ne dici di un po’ di vino per gli chef, eh?”

“Certo, è una prerogativa dello chef!” Ridacchiando mi giro verso il frigo: “Bianco o rosso?”

“Bianco andrà bene, con il pollo” suggerisce, arricciando il grazioso nasino.

Una volta che le ho porto un grande bicchiere di Chardonnay fresco e ne ho versato uno anche per me, mi avvicino a lei in modo da poter chiacchierare nonostante il rumore della carne sfrigolante.

Sono contenta che lei inizi quasi subito a parlare, ma purtroppo non di se stessa: “Hai passato un paio di settimane molto difficili. Come te la sei cavata? Mio fratello ha pensato a te?”

Non posso fare a meno di sorridere pensando al mio prepotente marito e a tutti i modi in cui ci mostra – o forse ci soffoca – il suo affetto, “Sì, è stata dura ma adesso è finita e credo che Christian sia patologicamente incapace di non badare a noi, che ne abbiamo bisogno o meno!”

Lei ridacchia alla mia risata e concorda: “Sì, posso davvero immaginarmelo!” Ridendo con Mia ho un assaggio della ragazza che conoscevo, ma lei scivola via dopo un secondo, come ricordandosi che non le è permesso di essere felice e tra di noi torna all’improvviso il silenzio.

Turbata, la guardo. Anche di profilo posso vedere il suo dolore, ma lei tiene gli occhi incollati alla padella, chiudendomi fuori. “Mia? Ti prego, confidati  con me. C’è qualcosa che posso fare?”

Le sue labbra si piegano in un sorriso ironico ma i suoi bellissimi occhi restano freddi: “Non credo, Ana. Quel treno è oramai partito e io lo ho perso”, sbuffa sarcasticamente, gettando la testa all’indietro. A parte il sottofondo amaro, avverto anche rammarico e delusione nelle sue parole.

Appoggiando il coltello, mi piego verso di lei: “Sai, fino a due giorni fa ero convinta che le nostre vite stessero per cambiare irrimediabilmente, che questa minaccia sarebbe riuscita a distruggerci. Non posso dirti quanto ero spaventata e per certi versi lo sono ancora, ma Christian ha trovato una via d’uscita. In una situazione completamente senza speranza, quando anche sua moglie dubitava, lui ha continuato a combattere ed è riuscito a risolvere il problema. Non so cosa è successo e posso solo supporre che abbia qualcosa a che fare con Ethan”, il suo respiro affannato conferma la mia teoria, quando mi fermo a guardarla, “ma qualunque cosa sia c’è sempre speranza”.

Girando i suoi occhioni da cerbiatta verso di lei riesce a trattenere le lacrime che minacciavano di sgorgare: “Lo credi davvero?”

Le accarezzo delicatamente la parte superiore del braccio: “Se tu me lo avessi chiesto due giorni fa, ti avrei detto di no, ma ora? Assolutamente sì”.

Lei mi rivolge un piccolo cenno risoluto del capo poi torna a guardare il pollo. In questo momento avverto la sua fragilità. L’ultima cosa che voglio fare è spaventarla così torno al mio tagliere, lasciandole la decisione di continuare a parlare o no.

“Hai ragione,” mormora, “era Ethan. E’ ancora Ethan”. Soffiandosi via la frangetta dalla fronte mi viene davanti: “Ho rovinato tutto con lui. Mi sono comportata così male, Ana.” Ancora una volta abbassa lo sguardo, guardando la sua perfetta manicure francese mentre arrossisce per la vergogna. Appoggio di nuovo il mio coltello per rivolgerle tutta la mia attenzione, ma non la sforzo. E’ chiaro che lei sta riordinando i suoi pensieri.

Dopo un minuto di silenzio la vedo alzare il petto con un respiro profondo: “Ero così innamorata di lui, ma eravamo sempre più bloccati nella zona amici”, rotea gli occhi mentre pronuncia la parola amici, esasperata, ” così ho deciso di prendere l’iniziativa. Se non riusciva a capire quanto bene potevamo stare insieme, perché non mostrarglielo?”

Devo trattenere un sorriso. Anche se lei e Christian in realtà non hanno il medesimo DNA, sono molto simili. Le do un cenno sorridente d’incoraggiamento.

“Così ho cominciato a frequentare uno dei suoi amici, nella speranza che si ingelosisse e … non lo so!” Lei si blocca, agitando tristemente la testa. “Pensavo che il mio piano fosse riuscito quando mi ha invitato per un drink una sera, solo noi due. Siamo andati in un bar, e quasi subito ha iniziato a dirmi che si preoccupava per me, che non voleva vedermi fare un errore e che questo amico non era la persona giusta per me. Ero entusiasta del fatto che fosse così preoccupato. Nella mia testa questo non poteva significare che una cosa e ho pensato di liberarlo delle sue preoccupazioni, così ho vuotato il sacco e gli ho detto che avevo iniziato a vedere Eric per fargli capire che potevo essere per lui più di una semplice amica”.

Io sopprimo un gemito di frustrazione. Anche detta così, Ethan avrebbe capito la menzogna e se c’è una cosa che lui detesta sono i sotterfugi. Essendo un bel ragazzo, e per di più ricco, ha imparato in fretta a distinguere tra i veri e i falsi affetti che le donne inevitabilmente provano per lui. To him deceit like this would be almost unforgivable. Per lui un inganno come questo è imperdonabile. Lui è una persona molto disponibile, fino a quando non lo si fa infuriare. “Come ha reagito?” Chiedo gentilmente, increspando le labbra perché immaginavo cosa poteva essere successo.

Mia spalanca gli occhi, che si riempiono di lacrime. “Si è infuriato, Ana. E’ rimasto in silenzio, stringendo la mascella, senza nemmeno guardarmi. Ero terrorizzata e ovviamente ho peggiorato le cose e gli ho dato un ultimatum”. Quando mi vede trasalire annuisce con la testa come a dire sì, sono stata stupida, vero? “Avrei dovuto capire cosa stava succedendo in quella sua bellissima testa e invece ho lanciato il guanto di sfida. Amore o niente”. Amore o niente. “Stringe la bocca, abbassandola in un atteggiamento di rammarico: “Ma lui non ha fatto nessuna scelta”, sussurra, senza riuscire a impedire al labbro inferiore di tremare.

“Oh Mia”, sapendo che un forte abbraccio pieno d’affetto la avrebbe aiutata a parlare le infilo il braccio intorno alle spalle per stringerla a me. “Mi dispiace tanto. Non hai più parlato con lui da allora?”

Still trying to keep her fraying emotions under control she shakes her head resolutely, “No,” she sniffs, “he saw me home and that was it. Lei cerca di controllare le sue emozioni e scuote la testa con decisione: “No,” tira su col naso “mi ha riportato a casa e tutto è finito lì. Non lo ho più sentito da allora e non ho avuto il coraggio di cercarlo”. La sua espressione è così disperata che non posso fare a meno di accarezzarle di nuovo il braccio. “Ci siamo incontrati al matrimonio di Elliot e Kate, ma lui era venuto con una ragazza”. I suoi occhi vitrei fanno capire che lei si è persa nel doloroso ricordo.

“Wow, e quanto tempo è passato da allora? Circa quattro anni?” rifletto, quasi più per me stesso.

Lei sospira, tornando a girare un petto di pollo: “Tre anni e dieci mesi”.

Il fatto che lei stia tenendo il conto la dice lunga su quanto sta soffrendo. “Hai provato a permettere a qualcun altro di impossessarsi del tuo cuore?” Scherzosamente le batto una mano sulla spalla, cercando di alleggerire l’atmosfera senza essere irriverente.

Arricciando il naso, la sua bocca assume di nuovo un atteggiamento mesto: “Ho tentato, ma non so …” Si stringe nelle spalle, lasciando le sue parole in sospeso: “… penso di essere un po’ come un cigno, sai? ”

Quando aggrotto leggermente la fronte, si spiega: “Io m’innamoro una sola volta”. Improvvisamente ho gli occhi lucidi di lacrime inaspettate e provo per lei una totale empatia. Condividere un’esperienza del genere lega profondamente e capisco dal suo sguardo che lei sa che io so bene cosa prova.

“Bene,” dico con voce roca prima di schiarirmi la gola, “alla luce di quello che mi hai appena detto forse ci può essere qualche speranza. Kate mi ha detto che Ethan non ha avuto nessuna relazione seria in tutti questi anni”.

Mia lampeggia di gioia alla mia rivelazione e, ansimando, si tocca la gola. “Non so cosa pensare”, dice, con una risatina nervosa. “Sta soffrendo o piuttosto io gli ho fatto perdere la fiducia per tutte le donne?”

Sorrido alla sua teatrale ipotesi: “Guarda, io non voglio darti false speranze ma Ethan è una persona molto forte. Personalmente, penso che il tuo istinto di quello che provava per te fosse giusto, ma bisogna ammettere che la situazione era un po’ straordinaria”, le rivolgo uno sguardo intenzionale, “noi tre con voi tre. Credo che sembri quasi impossibile che noi tutti abbiamo trovato l’amore contemporaneamente, e tra di noi”.

“Lo so”, lei geme, “vorrei solo averti potuto parlare allora. Vorrei poter tornare indietro e aspettare che sia lui a prendere l’iniziativa. E’ stato così duro vederlo scappare dai sentimenti che provava per me, sentimenti che io ricambiavo con tutta me stessa”.

Un’altra fitta di compassione mi pugnala al cuore. Conoscendo Ethan, le do l’unico consiglio che penso possa modificare le cose a suo favore: “Mia, tu ovviamente non hai superato tutto questo. Lo devi a te stessa – se non altro per poterlo dimenticare – devi leggere attentamente dentro di te e capire cosa vuoi. Lo incontreremo per forza, ora che Kate ed Elliot torneranno a casa. La prima cosa che farei è chiedergli scusa: fagli capire che sai di avere sbagliato, e poi dagli il tempo per capirlo da solo”.

Lentamente lei annuisce con la testa, pensierosa: “Va bene. Ti darò retta”.

“Inoltre, non sarebbe male se gli mostrassi quello che ha perso negli ultimi quattro anni”. Il mio impertinente occhiolino suscita il suo sorriso. Anch’io, tutto sommato, avevo preparato un piano.

Christian sembra godersi la routine di mettere a letto Chris ed io sono più che felice di lasciarglielo fare perché credo che la cosa li aiuti a forgiare un legame più forte tra di loro. Questa domenica sera non è diverso e lui si prende Chris, che sta già sbadigliando, subito dopo il bagno.

Quando finalmente mi raggiunge in sala, gli sorrido timidamente sopra l’orlo del bicchiere, notando la sinuosità rilassata dei suoi movimenti. Sembra felice e contento quando mi prende il bicchiere di mano e ne ingoia il contenuto in un solo sorso. “Ehi!” Cerco di oppormi mentre lui sprofonda sul divano trascinandomi tra le sue braccia.

Mi bacia sulla testa: “Basta vino per te, Mrs Grey”. Siccome lui sta alle mie spalle, provo a girarmi per vedere se è serio, ma il suo forte braccio mi stringe alla vita e me lo impedisce. Con l’altra mano mi sposta i capelli su una spalla, così da potermi baciare nell’incavo del collo. “Voglio che il grembo che porterà il nostro bambino sia in forma”.

Che cosa?!

Il mio corpo traditore rabbrividisce, ed io appoggio la testa di lato per dargli un migliore accesso. “I hardly think…” I start but my protest is cut short by his gently berating tone. “Non credo …” comincio, ma la mia protesta è subito bloccata dal suo tono di dolce rimprovero.

“Uh, uh, uh, nessuna discussione in argomento”, mi dice, accarezzandomi il ventre con un calore che penetra attraverso i miei vestiti. “Domani mattina, dopo la colazione, potrai iniziare a prendere le vitamine prenatali e mi assicurerò che Gail faccia scorta di tutte le verdure a foglia verde. Che tipo di esercizio fisico pensi di voler fare durante la gravidanza?” Il suo tono di voce è basso e – oh! – sembrerebbe così ragionevole, ma ovviamente il contenuto è addirittura offensivo.

“Non posso scegliere quello che voglio mangiare o bere, ma posso scegliere come voglio allenarmi?” Per quanto mi sforzi, non riesco a impedire alla mia voce di salire di tono. Non mi sfugge che ho la fortuna di potere scegliere almeno quello, ma sembra che dovrò comunque allenarmi per forza, che mi piaccia o no.

Sento il suo corpo irrigidirsi dietro di me, ma la sua presa rimane ferrea: “Sì”, risponde con attenzione. “Sembra che ci sia un paio di possibilità e non so quale preferisci”.

Oh perbacco! Com’è difficile spiegargli le cose, quando proprio non ci arriva da solo.

“Sembri dimenticare che ho già affrontato una gravidanza”, rispondo acidamente. “Apprezzo il tuo bisogno di essere coinvolto, ma non puoi semplicemente impartirmi degli ordini e far sembrare che non ho alcuna voce in capitolo”. Cerco disperatamente di mantenermi calma, tutto è andato così bene finora e io non voglio rovinare tutto con una discussione.

“Non ti sto impartendo degli ordini, Anastasia”, dice dolcemente anche se io avverto che sta stringendo i denti. “C’era una sola possibilità di scelta e sarai tu  a decidere, ma tutte le altre cose sono obbligatorie. Tu vuoi che il bambino sia sano, non è vero?”

Davanti a questi argomenti è impossibile discutere, ma non è certo questo il punto. Faccio un respiro, concentrandomi. “Certo che voglio che il bambino sia sano, ma io non sono ancora nemmeno incinta. E non è quello che vuoi che io faccia, ma è il modo in cui mi stai dicendo di farlo che non mi piace”.

“Bene”, risponde concisamente. “Anastasia, ti prego di smettere di consumare alcolici fino a quando non potrai farlo di nuovo,senza problemi per te e per il bambino”.

Oh, ragazzi!

“Sì, Christian, lo farò”.

“E hai intenzione di prendere le vitamine prenatali prima del concepimento?”

“Sì” dico, vergognandomi di me.

“Bene. E posso confidare sul fatto che starai attenta a quello che mangerai per tutta la durata della gravidanza e per il periodo di allattamento al seno?”

“Sì” rispondo, arrossendo profondamente mentre guardo la sua mano possessiva ferma sopra la mia pancia. Mi rendo conto che devo prestare molta attenzione se voglio mantenere la mia personalità. Devo trovare un equilibrio tra il suo naturale bisogno di controllo e il mio senso di colpa.

Sento che lui sta annuendo alle mie spalle. “Giusto; infine, per quanto riguarda l’esercizio, sei d’accordo che una qualche forma di esercizio fisico sarà utile per te e per il bambino?”

“Sì”. Respiro di nuovo, questa volta con una nota di pesante rassegnazione.

Ora che ha ottenuto quello che voleva si rilassa, sfregando la barba contro quel punto sensibile nel mio collo. “Okay. Le possibilità sono: Pilates, lezioni di Aquanatal, passeggiate, jogging, nuoto, yoga o aerobica. Posso organizzare quello che vuoi qui, a casa, o – se lo preferisci – puoi venire in palestra e incontrare l’istruttore lì”.

Rispondo senza esitazione, desiderosa ora di finire quanto prima questa conversazione: “Il Pilates va benissimo, grazie. Preferisco farlo qui a casa, la mattina, prima di essere troppo esausta”.

Ancora una volta bacia la parte superiore della mia testa. “Grazie, Mrs Grey, anche se è stata la conversazione più inutile del mondo. Cinque minuti sprecati, nei quali avremmo potuto fare altro qui, sul divano”.

Sento la mia determinazione rafforzarsi. Lui mi ha fatto promettere di parlare se avevo bisogno di farlo, ed io ho promesso, per non parlare di Grace, di fare ogni sforzo per comunicare meglio, ma io non sto ovviamente esprimendomi in maniera adeguata.

Siccome lui pensa che la nostra “discussione” sia finita mi lascia andare, dandomi così l’opportunità di voltarmi per guardarlo in faccia. La sua sicurezza viene meno quando vede la mia espressione. “Qual è il problema?” mi domanda, senza capire, e mi stringe il viso tra le mani.

“Mi hai fatto promettere di parlare con te quando mi sento infelice, giusto?” Al suo cenno solenne di assenso continuo: “Ti ho appena detto che il modo in cui hai gestito la cosa mi ha fatto sentire esclusa e controllata, invece di stare ad ascoltarmi tu mi hai sopraffatta di nuovo continuando imperterrito per la tua strada. Coinvolgermi nelle nostre decisioni – non importa quanto banali o scontate siano – non è inutile, è fondamentale per me per sentirmi il tuo partner in questo matrimonio. Voglio semplicemente essere partecipe di tutte queste discussioni”.

Lui mi guarda per quella che sembra un’eternità – con gli occhi chiusi. “Okay.Va bene, ci proverò”. La sua espressione è così sincera e così contrita che il mio cuore s’intenerisce.

Gli butto le braccia intorno alle spalle e lo bacio sulla bocca: “Grazie. Questo è tutto quello che posso chiederti”. La mia ricompensa è il suo sorriso raggiante e la sua calda lingua che s’immerge nella mia bocca.

Sono un po’ delusa quando interrompe il bacio e mi appoggia di nuovo tra le sue gambe, proprio come prima. Anche adesso la sua mano si appoggia protettiva sulla mia pancia ancora sterile, ma non mi lamento. So quanto è eccitato alla prospettiva di un bambino; non per la prima volta, spero che non sarà deluso se non succede subito.

Rabbrividisco un po’ quando mi sussurra all’orecchio: “Domani, in prima serata, il detective che sta indagando sul nostro caso verrà per farti alcune domande e per parlare con Taylor e con me di alcuni punti non chiari della vicenda. Ti va bene se Gail si prende cura di Chris per un’ora o poco più?”

Sorrido apertamente: “Certo che mi va bene, Mr Grey, grazie per avermelo chiesto. Dimmi, è stato così difficile farlo?”

“Mrs Grey,” mi avverte, giocoso, “Penso che con quella tua intelligente bocca potresti fare qualcosa d’altro”. Alla mia risatina le sue braccia mi avvolgono: “Vieni, andiamo a letto, abbiamo del lavoro domani e ho ancora voglia di scoparti”. Lui si alza dal divano e mi appoggia a terra.

“Che romantico, Mr Grey!” squittisco mentre lui mi dà una pacca sul sedere, il cui suono si riverbera attraverso di me soprattutto a destra, dove conta di più. Giro la testa, sorridendogli, ma il suo diabolico sorriso è peccaminoso e io sono più che pronta a giocare a questo gioco. Faccio l’unica cosa che so che lo fa impazzire e, più veloce che posso, scappo via, correndo nella nostra camera da letto.

Naturalmente so benissimo che mi prenderà e non voglio niente di diverso, ma l’emozione è tutta nel fingere di resistergli e, per lui, nel darmi la caccia. Mi raggiunge solo vicino al nostro letto e non perde tempo a buttarmi sul materasso, bloccandomi facilmente le braccia sopra la testa. “Dove pensavi di andare, Mrs Grey?” Mi lecca il lobo dell’orecchio, nonostante i miei sforzi per respingerlo.

Amo quanto è forte e mi piace che non faccia nessuna fatica a immobilizzarmi. Provo a girarmi da un lato e poi dall’altro, mentre lui con la mano libera mi accarezza le gambe alzando la mia gonna fino a scoprire il mio culo. “Sei una piccola ribelle”, ringhia, stringendo con forza le mie natiche nude. “Pensi che sia bello fuggire via dal tuo amorevole marito?”

Io sorrido e rabbrividisco dal piacere, contorcendomi sotto di lui ma senza dubbio eccitata, soprattutto dal suo tono rauco, affannato e caldo nel mio orecchio. Proprio mentre cerco di rispondere, lui strofina la prova del suo desiderio nel mio fianco, gemendo. “Rispondimi!” mi ordina, colpendomi la natica con il palmo della mano. La cosa mi suscita deliziosi ricordi, poi lui fa scorrere con dolcezza la mano sulla mia pelle per lenire il bruciore.

“No, non è stato bello da parte mia scappare da mio marito”, dico ansimando.

“E allora perché l’hai fatto, Mrs Grey? È questo che vuoi?” Ancora una volta lui mi sculaccia, appena sotto il punto dove mi aveva colpita prima.

“Ah!” Io inarco la schiena mentre le sensazioni esplodono dentro di me. Ogni centimetro quadrato della mia pelle è improvvisamente ipersensibile. “Sì!” sibilo, senza il fiato per pronunciare una intera frase.

“Sì … cosa?” mi domanda con un altro ringhio, colpendomi nuovamente con la mano sul culo. Invece di lenire il dolore con una carezza, come fa di solito, stavolta tiene la mano ferma sulla mia pelle, lasciando che il bruciore del colpo aumenti per il calore del suo palmo.

“Sì! E’ questo quello che voglio!” singhiozzo, mentre il mio desiderio aumenta  così velocemente che sono già fradicia e disperata.

Allora lui mi gira, immergendo il suo sguardo nel mio. Si prende un lungo minuto per guardare il mio corpo, senza dubbio godendosi il mio rossore dovuto al desiderio e al dolore e il fatto che i miei capezzoli spuntano con evidenza dal sottile tessuto della maglietta. Il suo respiro si fa affannoso mentre preme la sua erezione contro di me, impaziente. “Davvero, baby? Questo ti mancava?”

Ammiccando guardo verso di lui e affondo i denti nel labbro. Anche se me ne sto sdraiata sulla schiena posso vedere come il mio petto si alza e si abbassa velocemente. Sento il sangue scorrermi tumultuosamente nelle vene mentre la mia pelle brama il suo tocco e il cuore mi si stringe nell’attesa. “Sì” sussurro, rivolgendogli un sorriso timido. “Non puoi immaginare quanto”, continuo aprendo un po’ di più le gambe e cercando di far oscillare i fianchi contro i suoi.

Sibilando, mi sussurra: “Vogliamo vedere cosa stai facendo?” Mantenendo lo sguardo fisso su di me trascina un dito sopra il pizzo che copre il mio sesso. “Mmmh, anche all’interno sei così bagnata?” Mormora, e gli occhi gli si rabbuiano mentre tira da una parte le mutandine per farmi scivolare dentro un lungo dito.

Chiudo gli occhi e inarco il collo per la sua intrusione, ma dura troppo poco. Quando riapro gli occhi lo vedo che sta sfregandosi i miei umori tra le dita, concentrato. Prima che io possa chiedergli che cosa sta facendo mi copre la bocca con la sua bocca e ci perdiamo l’uno nell’altro, intimamente e intensamente, come solo noi possiamo fare.

Arriva il lunedì, che tutto sommato inizia perfettamente. Ci svegliamo dopo un sonno fantastico, facciamo colazione con una Gail di buon umore e Taylor ci porta al lavoro in auto. Christian e io portiamo Chris al centro diurno, che è a dir poco un mini paradiso per bambini. Christian mi presenta Daisy, la responsabile, poi ci saluta con un bacio. È una ragazza giovane ed energica e ha un bel modo di fare con i bambini.

Quando Chris vede tre bambini della sua età che giocano ai pirati corre subito da loro senza curarsi di me. Sono entusiasta vedendo che l’hanno subito accolto nel loro gruppo e gli mostrano i giochi. Daisy mi mostra la struttura, che offre tutti i comfort che si può immaginare. Mi dà un pacchetto di benvenuto con tutte le informazioni sul centro e io, dopo avere abbracciato il mio bambino, mi dirigo verso il mio nuovo ufficio al piano delle Grey Publishing.

Julie e il suo team mi salutano calorosamente e io sento che quella accoglienza mi è tributata per i miei meriti personali e non perché sono la moglie del grande capo. L’accordo per il libro è precedente all’interferenza di Christian e sono contenta che lei abbia apprezzato il mio lavoro senza la sua influenza indebita. Oltre che con Julie avrò a che fare anche con il suo assistente, Derek. Lei me lo presenta e io sono piacevolmente sorpresa dal fatto che lui ha la mia età e pare molto entusiasta per questo, che è il suo primo progetto. Lui mi racconta che ha un vivo interesse per l’editoria e che spera di imparare da Julie per poi diventare lui stesso un editore.

Julie mi porge una busta con la mia chiave magnetica e un biglietto scritto a mano da Christian.

Mi fa sorridere il vedere che l’ufficio ha pochi mobili. E’ un ufficio piuttosto grande, ma non esagerato. Le pareti sono spoglie e una grande finestra si affaccia sulle strade brulicanti di Seattle. Non ci sono che una scrivania, tre sedie, un computer portatile e un cestino per la carta. Penso che potrò aggiungere un divano, alcune piante e qualche foto, ma è perfettamente funzionale così come è.

Sono grata a Christian per essersi defilato lasciandomi libera di  crearmi la mia identità e di organizzarmi da sola, tanto più che si è limitato a inviarmi solo tre e-mail durante l’intera mattinata.

Christian è in riunione quando decido di interrompere il lavoro subito dopo pranzo. Collins carica in auto Chris e me e ci conduce a casa, e non mi ricordo nemmeno di inviare un messaggio a Christian per informarlo della cosa. Passiamo il pomeriggio a giocare e a ridere come facevamo a Savannah, prima che io andassi al mio turno serale di lavoro.

Quando Chris sente la voce di suo padre proveniente dall’ingresso abbandona tutto e si precipita a incontrarlo, con strilli di gioia. Pochi secondi dopo mi unisco al loro abbraccio, stringendo Chris tra di noi, e saluto mio marito con un sorriso caldo e un caldo bacio. “Mmhhh”, geme, “un uomo può abituarsi a questo”. La sincera euforia nel suo sguardo è mozzafiato mentre lui si crogiola nell’amore della sua famiglia.

Dopo cena Gail porta via Chris, con la promessa di raccontargli tante storie della buona notte. Christian e io ci sorridiamo a vicenda mentre ascoltiamo loro due che chiacchierano animatamente mentre percorrono il corridoio.

Venti minuti dopo stringo la mano del detective Mancuso. “Sono lieto di conoscerla finalmente, Mrs Grey. Mi dispiace per questa intrusione nella sua casa, ma sono sicuro che suo marito la avrà informata che abbiamo bisogno della sua dichiarazione per la nostra inchiesta”.

Le sue maniere sono cortesi e professionali, così mi sento a mio agio: “Non è un problema, detective. Farò tutto quello che posso per aiutarla. Si sieda, prego, e posso offrirle un caffé?”

Lui si siede e accetta il caffé, poi inizia il fuoco di fila di domande. In primo luogo chiarisce alcuni fatti con Taylor, poi rivolge la sua attenzione a me. Mi chiede di Jose e della nostra storia, cosa orribile da rivangare, dell’episodio di Savannah – su cui ho molto poco da raccontare perché il tutto è successo mentre io ero al lavoro, e infine della sparatoria, su cui invece ho molto da dire. Christian se ne sta seduto tranquillamente accanto a me, tenendomi la mano in silenzio per confortarmi.

“Così lei era già a casa di suo padre quando ha ricevuto i fiori secchi?” mi chiede, alzando lo sguardo dal tablet su cui registra i suoi appunti.

“Sì, anche se credo che siano stati inviati qui il giorno prima. Uno dei dipendenti di Christian mi ha consegnato la scatola mentre ero insieme a mio padre”.

Lui annuisce, rivolgendo a questo punto la sua attenzione a Christian: “Mr Grey, ho ragione nel ritenere che lei abbia fatto fare una analisi balistica del proiettile sparato dal cecchino?”

“”Sì, la mia squadra di sicurezza se ne è occupata” e muove la testa in direzione di Taylor. “Sarò felice di inviarle per e-mail una copia per il suo esame. O preferisce un file PDF ?”

Il detective alza lo sguardo, sorpreso: “Sì, grazie. Mi fa piacere”.

Seduta qui, a ripercorrere con il detective l’intero calvario che abbiamo vissuto e a sentire le nostre versioni della catena di eventi, la mia mente è costretta a rivivere ancora una volta quei momenti terribili. Ci sono ancora alcuni aspetti che non mi spiego, delle cose che non mi tornano. “Detective, posso chiederle una cosa?”

Tutti e tre gli uomini mi guardano e il detective si ferma, in attesa: “Certo, Mrs Grey”.

“Se David era la persona che perseguitava Christian e ha saputo di me solo dalla foto di quel maledetto giornale, perché si sarebbe preso la briga di mandarmi una cosa del genere dopo la sparatoria? Io non lo conoscevo, e se fosse riuscito a … ” esito, incapace di pronunciare le parole che la mia mente vorrebbe pronunciassi, “… se la sua missione avesse avuto successo, perché avrebbe dovuto inviare dei fiori raccapriccianti alla vedova del suo obiettivo, la quale che non aveva nulla a che fare con il suo contratto? Io non capisco nemmeno come facesse a sapere che ci eravamo sposati”.

Christian stringe gli occhi verso di me e il detective si accarezza il mento: “Bene, Mrs Grey, è difficile da dire ma per la mia esperienza questi personaggi vogliono colpire in tutti i modi. tenga presente che si trattava di un killer e che, per poter svolgere un lavoro del genere, bisogna essere tanto fuori di testa da essere pronti a uccidere e dunque succede spesso che persone del genere tengano comportamenti che alle persone normali sembrano incomprensibili. Per quanto riguarda il fatto che era al corrente del vostro matrimonio”, scrolla le spalle senza sbilanciarsi, “bisogna considerare che si trattava di un professionista e dunque sicuramente vi teneva d’occhio, e che per quanto un’azienda rispetti la privacy dei suoi clienti ci sarà sempre qualcuno pronto a vendere le informazioni riservate”.

“Oh,” dico annuendo, ma sentendomi stranamente insoddisfatta della sua spiegazione.

“Beh, questo è tutto per quanto mi riguarda. Grazie per la collaborazione”, dice alzandosi e tendendo la mano a Christian e poi a Taylor. A me rivolge un cenno di saluto prima che Taylor lo accompagni fuori.

In tutta tranquillità Christian mi avvolge in un abbraccio: “Baby, te la sei cavata così bene che non cessi di stupirmi”; si allontana un po’ da me per guardarmi negli occhi e mi sposta una ciocca di capelli dietro l’orecchio.

La calda luce dei suoi occhi è per me come il sole e il complimento mi fa arrossire di piacere. Posso solo sorridere in risposta. Chinandosi, lui mi bacia la punta del naso: “Perché non vai a farti una doccia? Ho bisogno di avere un rapido colloquio con Taylor”.

“Va bene, ci vediamo tra poco”. Senza pensarci un attimo vado a fare la doccia, pronta a lavarmi di dosso gli ultimi avvenimenti.

Il punto di vista di Christian

Christian resta in piedi in sala a guardarla andarsene, ma si sente quasi mancare. Lei ha fatto una osservazione molto intelligente, con la sua domanda al detective, e anche se il coglione non le ha risposto certamente  ha colto l’importanza della cosa. Se c’è mai qualche possibilità che la sua famiglia sia ancora in pericolo, è sua precisa responsabilità fermare la mano del criminale. Taylor sopraggiunge, costringendolo a riprendere contatto con la realtà. Solo guardandolo in faccia Christian si rende conto che anche lui ha percepito che il pericolo persiste.

Senza dire una parola si dirigono entrambi verso lo studio di Taylor, con una nuova determinazione che è evidente addirittura dal loro modo di camminare. Attento a non farsi sentire, Christian si chiude la porta alle spalle prima di sprofondare in una sedia vicina. Si stringe la base del naso e trae un lungo respiro prima di rivolgersi al suo braccio destro ringhiando “Cazzo”, per accorgersi poi che anche Taylor è preoccupato.

“A cosa pensa, signore?” chiede Taylor, appoggiando entrambe le mani sul piano della scrivania.

“Ho paura che ci siamo lasciati ingannare perché speravamo che potesse essere davvero finita. Siamo riusciti a individuare la talpa al Bellagio?”

“No, signore, ma siamo riusciti a eliminare i sospettati principali. Il maggiordomo della vostra villa è stato l’ultimo sospettato che abbiamo interrogato e, anche se ha ammesso di essere stato avvicinato da persone che gli chiedevano informazioni, giura di non avere rivelato nulla. Credo che abbia un debole per Mrs Grey”. Taylor guarda il suo capo, sperando che non sceglierà quel momento per lasciarsi prendere dalla gelosia.

Christian sbuffa: “Quello sporco vecchio dissoluto!”, sottolinea prima di tornare di nuovo serio. “Suppongo che abbiamo sospeso l’indagine perché pensavamo che la minaccia fosse stata eliminata, vero?”

“Sì, signore. Dopo la morte di David ci sembrava inutile proseguire, ma metterò di nuovo gli uomini al lavoro, immediatamente”.

Christian annuisce e il suo sguardo si fa torvo  mentre si passa nervosamente una mano tra i capelli. “C’è un’altra cosa che devo dirti, qualcosa di cui forse avrei dovuto metterti al corrente da tempo”. Sente le sue viscere contorcersi, non certo per il rammarico perché è ancora contento di aver fatto quello che ha fatto, ma forse per la paura,pensa, paura di essere stato lui – ancora una volta – a mettere in pericolo la sua famiglia.

Taylor si irrigidisce sulla sedia, l’esitazione del suo capo gli fa comprendere che sta per raccontargli una cosa ancora più bizzarra, e nel suo lavoro le sorprese sono come un colpo alla testa.

Christian si schiarisce la voce: “Quando ho saputo che José aveva lasciato Anastasia poco prima della nascita di Chris ho assunto qualcuno per farlo picchiare. Ovviamente sono stato discreto e quello che è successo non è in alcun modo riconducibile a me, ma è possibile che Jose possa immaginare che ero il mandante di quella aggressione. Ho incaricato l’aggressore di lasciargli un messaggio; non so se Jose era abbastanza in sé da capire, ma gli è stato detto di tenere giù le mani”.

 

2 thoughts on “Capitolo 41

  1. Miky says:

    Quando il prossimo capitolo in italiano?
    Siete formidabili!

    Like

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