Capitolo 43

Cerco di girarmi, ma la sua forte presa non me lo permette.  Con il suo mento appoggiato sulla mia spalla, non riesco nemmeno a girare il collo. Vorrei vedere il suo volto, per capire direttamente che cosa gli passa per la testa. Perché vuole che io gli prometta che rimarrò? Pensa forse che quello che mi ha appena detto mi farà scappare via da lui, per reazione, o c’è di più nella sua storia?

“Lo sospettavo da un pezzo. Avevi paura, a raccontarmelo?” Trattengo il respiro, fin troppo consapevole che la sua risposta può avere un notevole impatto sulla vergogna per quello che ho fatto.

Istantaneamente la sua presa si ammorbidisce e lui si rilassa intorno a me, coccolandomi. Io resisto all’impulso di girarmi, concedendogli un po’ di tempo per ricomporsi. “Tu mi conosci troppo bene, Mrs Grey” sospira, baciandomi il lobo dell’orecchio. “E sì, io ero …” si ferma, cercando – ho il sospetto – le parole giuste, “… incerto sulla tua reazione. Non posso correre un rischio del genere”.

Il mio cuore si scioglie e cede del tutto. Riuscirò mai a vedere la fine dei miei errori? Approfittando del fatto che ha allentato la stretta mi giro, incontrando il suo sguardo. Nei suoi occhi vedo quanto le mie azioni sconsiderate gli sono costate e cerco di ripagarlo con la sincerità: so che è insufficiente ma non posso fare altro. Stringendogli il viso tra le mani mi inginocchio tra le sue cosce aperte: “So che non vuoi che io ci pensi di continuo, e so che non vuoi farmi sentire in colpa, ma come posso evitare di farlo? Guarda quanto male ti ho fatto! Mi.Dispiace.Moltissimo. Vorrei fare qualcosa, qualsiasi cosa per poter tornare indietro. Per dimostrarti che io sono qui per restarci”.

A malincuore le mie mani lasciano il suo viso e mi sfilo la fede nuziale dal dito quanto basta per mostrargli la promessa che ho sottoscritto in modo permanente. Per un lungo momento lui guarda il mio dito, le nostre teste si toccano mentre lui accarezza le belle linee nere del tatuaggio con la punta del dito. Infine rimette l’anello al suo posto poi mi prende la mano e se la preme al cuore: “Mia”, sussurra, e guarda di nuovo i miei occhi pieni di lacrime.

“Sì, tua” dico, ingoiando l’amarezza e combattendo contro le emozioni che minacciano di travolgermi. “Per sempre”.

Christian mi passa entrambe le mani tra i capelli, portandomeli dietro le spalle, mentre i suoi occhi si scuriscono, sempre più possessivi, e cercano il mio viso. “Hai avuto paura, prima. Dimmi che cosa hai pensato quando ti ho portata qui, poco fa”.

Improvvisamente la bolla intorno a noi è troppo intima e troppo intensa perché io riesca a sopportarla e fa scendere a picco il mio istinto di auto-conservazione mentre il mio polso accelera. Rapidamente distolgo lo sguardo nel tentativo di nascondergli la verità. Visto che non posso ignorare del tutto la domanda, mi limito a una mezza verità: “Io pensavo che tu fossi arrabbiato con me”.

Anche se ho il sospetto che non riuscirò a farla franca, sono riluttante a seguire il suo invito a sollevare la testa. I suoi occhi si muovono immediatamente per incontrare i miei e fa una smorfia dolente. “Dimmi la verità, Anastasia”. Anche se le sue parole sono tenere, non di meno la nota di comando nella sua voce è evidente.

Sospiro, sedendomi sulle gambe ripiegate sotto di me. “Non lo so” mento. “Nulla di specifico, ma con quello che è successo la notte scorsa …” Il bordo della mia t-shirt diventa molto interessante e chino la testa, cercando di celare il mio rossore.

“Ehi”, mi dice, “non nasconderti. Cosa è successo ieri sera?”

Alzando lo sguardo, scruto la sua espressione. Ha davvero dimenticato? Sento che il mio rossore aumenta e, a disagio e piena di insicurezza, borbotto: “Tu mi hai rifiutata. Non hai voluto …” Alzo le spalle, sconsolata, ed evito ancora una volta il suo sguardo tagliente.

“Accidenti,” sibila, scuotendo la testa e stringendomi forte le braccia. “”Di che cazzo parlate tu e Flynn? Pensi davvero che io non ti voglia? Come è possibile che tu continui a pensare a una sciocchezza del genere?”

Spalanco gli occhi e resto a bocca aperta per la sorpresa. Se non era arrabbiato prima, lo è sicuramente adesso.  Io sbatto gli occhi, cercando di trovare le parole giuste per giustificare una cosa che un minuto fa mi sembrava plausibile ma ora mi sembra quasi un tradimento della fiducia che ho promesso di concedergli. “Ho pensato …”

“Che cazzo hai pensato?” ringhia, interrompendomi. “Hai pensato che non ti volessi anche se mi sono chinato su di te e ho leccato il tuo delizioso sesso facendoti venire due volte? Perché? Per favore. Dimmelo”. Mi prende per le spalle scuotendomi, chiaramente preda della frustrazione.

Non posso fare a meno di boccheggiare, scioccata dalle sue parole sexy, ma naturalmente ha perfettamente ragione e sospetto che stia cercando a suo modo di fare il punto su una cosa di cui io inizio solo ora a rendermi conto. Mentre ripenso al suo viso immerso tra le mie gambe, sono combattuta tra un ardente desiderio e il pensiero desolante di quanto ancora sono insicura. E’ un turbinio allarmante e confuso di sentimenti che si manifesta in un singhiozzo straziato che proviene dal cuore. La mano vola fino a coprirmi la faccia mentre le lacrime mi inondano il volto.

Christian – sempre presente, sempre pronto – fa esattamente quello che ho bisogno che faccia. Senza aggiungere altro mi schiaccia a lui, tenendomi stretta mentre mi accarezza i capelli. “Sshhhh”, sussurra, “Non sono arrabbiato. Non riesco proprio a capire come tu possa anche solo prendere in considerazione una cosa del genere. Flynn non ti aiuta? Parla con me, baby, per favore. Hai promesso di non permettere che nulla ci allontani”.

Le sue parole, perfettamente ragionevoli, aumentano il mio senso di colpa. Posso solo piangere più forte perché mi sento colpevole: la mia inadeguatezza è una ferita per la mia psiche. Il sapere che lui ha ragione aggrava le cose. “Io … io … mi dispiace,” balbetto, con la voce rotta dal pianto.

Christian mi stringe a sé, con pazienza. Quando smetto di piangere, ancora ansimante, mi spingo lontano da lui e mi asciugo con il palmo delle mani gli occhi, rossi e gonfi. L’espressione che vedo sul suo bel viso è estremamente preoccupata. Tiro su col naso asciugandomi il viso e Christian mi aiuta, allontanandomi i capelli dalle guance umide di pianto.

Per riprendermi emetto un lungo sospiro, liberandomi di colpo delle emozioni. “Il dottor Flynn mi sta aiutando, ma con tutto quello che è successo ci siamo concentrati più su come affrontare la paura che sulle mie insicurezze. So che ho preso un impegno con te, non voglio rompere quella promessa”.

Ancora una volta lui mi accarezza i capelli, guardandomi intensamente: “Io non ti permetterò di farlo. Io.Ti.Amo”. Mi sfiora le labbra con le sue indugiando, la bocca semiaperta, condividendo il mio respiro, mentre le nostre labbra quasi si toccano. Mi abbandono alla squisita tortura della sua vicinanza, ai suoi dolci baci che mi sfiorano a malapena, ma mi commuovono profondamente. “Io ti desidero ogni giorno di più, mi perdo in te – ogni giorno di più”, mormora, e il soffio delle sue parole riscalda il mio cuore proprio come riscalda le mie labbra.

“Lo so,” sussurro, ed è vero: è solo a volte che ho dei dubbi.

“Non mi dispiacerebbe passare il resto della mia vita a mostrarti quanto ti desidero, ma devi credermi: io voglio che tu ne sia convinta nel tuo intimo”. Sta ancora sussurrando sottovoce, contro la mia bocca, ma la presa della sua mano sul retro del mio collo è forte e violenta, come la passione delle sue emozioni.

Annuisco con un piccolo cenno del capo, con le labbra avvinte alle sue, ed è tutto quello che aspettava per baciarmi. Inclinando la testa si impossessa della mia bocca. La sua lingua vi si immerge in profondità, persistente, possessiva, si avvinghia alla mia con colpi lenti, calda e morbida come il velluto.

Le mie mani lasciano il suo collo e si immergono nei suoi capelli. Nella mia bocca lui emette un gemito: la vibrazione è così cruda, così primitiva, esprime così profondamente il suo bisogno. Nel groviglio del nostro abbraccio io sento tutto quello che mi dà: il suo possesso, il suo amore, se stesso. Se potessi tenere sempre a mente questi momenti perfetti e ricordarli ogni volta che sono preda del dubbio, non perderei mai la fiducia nel nostro rapporto, in lui, in quello che mi dà così liberamente.

Nonostante sia quasi fuori di me per l’eccitazione, sento che questo non è quel tipo di bacio: si tratta piuttosto di una affermazione del legame tra di noi, come un promemoria, e capisco quanto sono insensata. Il suo bacio si addolcisce, la sua lingua rallenta i movimenti poi esce dalla mia bocca e il bacio si conclude con una dolce pressione delle sue labbra sulle mie. Ho una sensazione di formicolio in bocca, le nostre labbra a malincuore si separano.

Quando apro gli occhi vedo che mi sta guardando, con gli occhi incupiti dal desiderio – e me lo sta mostrando volutamente. Vedendo il mio broncio, mi accarezza con il polpastrello del pollice: “Finiremo questa sera”, promette con voce sensuale.

Ancora una volta annuisco, troppo stordita dalla lussuria per riuscire a parlare, sbavando solo all’idea.

“Quindi sei d’accordo?” chiede, facendo scorrere il naso lungo il mio.

Deglutendo per guadagnare tempo, cambio argomento: “A proposito di Jose?” chiedo sbattendo le ciglia e arrischiando una sbirciatina verso di lui, solo per vedere un sorriso mesto: “Non sono contenta, ovviamente, ma la cosa non mi stupisce”.

Quando un timido sorriso gli illumina il volto mi rendo conto che a questo punto una parola severa potrebbe non essere fuori luogo. Tutto sommato, Christian non è al di sopra della legge. Col mio miglior tono materno lo rimprovero: “Mi dispiace di averti messo in quella situazione, ma spero che tu ti renda conto che quello che hai fatto era sbagliato, anche se ti sei sentito giustificato e autorizzato”.

Il suo timido sorriso è sostituito da uno raggiante, fanciullesco e assolutamente affascinante. “Mrs Grey, la tua preoccupazione per il mio benessere mi piace”, e con un ringhio finge di volermi mordere, mentre un bagliore malvagio gli illumina lo sguardo predatorio.

Alzo gli occhi al cielo ben prima di rendermene conto, poi traggo un rapido sospiro per il suo improvviso cambiamento di umore. La sua testa si abbassa leggermente mentre mi guarda da sotto le sopracciglia aggrottate, con le palpebre appesantite, ma non fa nulla per nascondere la carnalità cruda che brucia nel suo sguardo. “Mrs Grey, io e le mie mani che prudono saremo ben felici di ricordarti che essere cortesi con tuo marito è un dovere minimo per te”. Con entrambe le mani mi afferra il culo. Le sue mani grandi mi stringono le chiappe e le sue dita affondano in profondità nella carne morbida.

Gemo, nonostante la minaccia. Ogni eventuale paura è annullata dal fatto che avverto la sua dura erezione che preme contro il mio sesso sempre dolorante. Lo sento ridacchiare mentre inarco la schiena, spingendomi verso di lui e chiedendogli di più: “Sempre così pronta, Mrs Grey”.

Offrendogli un sorriso timido, mi mordo il labbro: “Mmmh” concordo. “Solo per te”. Il piacere che gli danno le mie parole è evidente,   addirittura incoraggiante, ma quando provo a muovere i fianchi per avere di più la presa delle sue mani si fa più forte.

“Comportati bene, Mrs Grey. Non abbiamo ancora finito di parlare”; sorride vedendo il mio broncio, il solo mezzo che ho per fargli capire che non sono d’accordo.

A malincuore mi siedo di nuovo, ancora di fronte a lui: “Di che altro vuoi parlare, Mr Grey?” chiedo acidamente. So che lo sto provocando e sono pienamente consapevole che tengo questa tigre per la coda, ma che cosa può fare una ragazza come me, quando è spinta da un tale desiderio?

Lui non abbocca: mi conosce abbastanza bene per sapere esattamente quello che sto cercando di fare. “Tu e quella tua bocca pungente dovrete aspettare”. Con un sorriso mi dà un buffetto sul naso con un dito poi si gira, di nuovo serio: “Baby, ho davvero bisogno di capire che fino a quando tutto questo non verrà risolto posso contare sulla tua collaborazione. Tu sai cosa intendo – Non dovrai andare da nessuna parte da sola”. I  suoi occhi si stringono a fessura e si incupiscono: “Spero di essere stato chiaro. Ho sottovalutato il problema pensando che si trattasse solo di David, ma non farò di nuovo lo stesso errore. Il solo sapere che ho allentato la guardia, quando invece avrei dovuto essere cauto, è un cazzo di pillola amara da digerire. Siamo stati così dannatamente fortunati che non sia successo niente”.

Mi spingo sulle ginocchia sedendomi di nuovo, così da incontrare direttamente il suo sguardo: “Capisco. Tutto quello che ti chiedo è che tu non mi tenga all’oscuro di nulla. Anch’io voglio che siamo al sicuro”; inclinando la testa gli rivolgo uno sguardo penetrante: “Tutti noi”.

Annuisce, per fortuna senza discutere sul fatto che io abbia incluso anche lui. Forse, spero, comincia a capire quanto lui è importante per noi. Soddisfatta mi rilasso, girandomi per appoggiarmi di nuovo tra le sue braccia, ancora una volta. Christian si sposta per starmi più vicino. “Così, oltre al contratto, al colpo sparato dal cecchino, ai fiori e alle foto, c’è qualcos’altro?” chiedo con calma, mantenendo una voce serena e tranquilla anche se l’argomento di cui parlo non lo è di certo.

“Taylor sta indagando su come ha fatto, la persona che ha inviato i fiori, a sapere che ci eravamo sposati. Abbiamo il sospetto che la fuga di notizie sia venuta dal Bellagio e – se è così – significa che il colpevole ci tiene d’occhio da vicino. Il matrimonio è stato così improvviso che poche persone ne erano al corrente, e il fatto che la notizia non sia esplosa sulla stampa se non quando siamo tornati dal viaggio di nozze è la prova che siamo riusciti a mantenere il segreto. Sappiamo per certo che il maggiordomo della nostra villa è stato avvicinato e gli sono state chieste informazioni su di noi, ma secondo Taylor ha mantenuto il segreto”.

“Come è possibile che ne siamo venuti a conoscenza solo ora?” chiedo con la fronte aggrottata.

“Non lo abbiamo appreso solo ora. Taylor ne era al corrente, lo abbiamo capito non appena abbiamo visto il biglietto che accompagnava i fiori, ma abbiamo interrotto le indagini quando abbiamo … uhm … eliminato la minaccia. Mi era parso strano che David avesse offerto del denaro per avere delle informazioni e poi non avesse accentuato la pressione non essendo riuscito a ottenere quello che voleva. Di solito uno come lui avrebbe usato altri metodi di persuasione per ottenere ciò che voleva, se una semplice tangente non aveva dato il risultato sperato. Sul momento avevamo pensato che era stato molto prudente per non attirare l’attenzione su di sé, ma ora penso invece che sia andata così solo perché il nostro assassino, semplicemente, non è un vero criminale”.

“Il che, naturalmente, porta Jose e Linc ad essere i principali sospettati” concludo, desolata, seguendo il suo ragionamento. Parlare in questo modo fa sembrare il tutto molto più reale, e sento che un nodo di disagio mi prende di nuovo alla bocca dello stomaco.

Christian mi bacia le tempie: “Intelligente e bella” borbotta contro la mia pelle, ma le sue parole stavolta non suscitano come al solito il mio sorriso perché il complimento perde un po’ del suo smalto nel contesto della nostra conversazione. Cadiamo in un silenzio pesante, mentre riflettiamo sulle nostre teorie e sui fatti che ne stanno alla base.

Mi chiedo se Christian sarà sempre condizionato dalle sue scelte di vita passate. Nonostante le liberatorie che tutte le sue sottomesse hanno firmato in passato, non riesco a credere che lui sia stato tanto ingenuo da illudersi che questo sarebbe stato sufficiente a mantenere il suo segreto per sempre. Sì, si può citare in giudizio una persona che rompa un accordo, ma se quella persona non ha nulla da perdere citarla in giudizio proprio non mi sembra un deterrente sufficiente. A parte queste recenti situazioni, Christian è stato molto fortunato finora, e credo che sia andata così solo perché lui ha sempre trattato benissimo tutte le sue sottomesse, ma questo non significa che le cose non possano cambiare in futuro.

Deve essere spiacevole, rifletto, avere una spada di Damocle come quella appesa sopra la testa. La paura di quello che da un momento all’altro può succedere deve essere sempre in agguato nella propria mente. Se fosse per me, preferirei cercare un modo per eliminare il problema alle mie condizioni, piuttosto che rischiare di essere esposta a un attacco incontrollato da parte dei media. Più ci penso e più l’idea mi attira, e i vari pezzi di un piano iniziano a prendere forma nella mia mente.

“Christian, ti ricordi quella serie di libri di narrativa sexy pubblicata circa cinque anni fa? L’autrice era inglese, ed è stato un grande successo editoriale”.

Sento uno sbuffo vibrare contro la mia schiena: “Sì, me ne ricordo. Ogni casa editrice al mondo se ne ricorda e si rammarica per non avere previsto quel successo. Era la trilogia delle Cinquanta sfumature di EL James. Trattava del BDSM, se ricordo bene”. Io sorrido all’accenno di divertimento che avverto nella sua voce, poi lancio un guaito perché la sua mano si tuffa all’interno dei miei pantaloni da yoga e fa scattare l’elastico del perizoma contro i miei fianchi. Immediatamente mi lenisce il dolore sfregando il palmo della mano nel punto in cui mi ha colpita. “E allora?” mi chiede, piuttosto perplesso.

“Quanto pensi che quei libri abbiano influenzato la cultura popolare? Ho letto da qualche parte che le vendite dei giocattoli sessuali menzionati nel libro sono cresciute a dismisura e hanno risvegliato una intera generazione di donne alle gioie del sesso estremo”.

Christian ride, con una risata spontanea e sincera. Mi sposta i capelli dietro le spalle per accarezzarmi: “È meglio che tu mi chiarisca in fretta cosa intendi, Mrs Grey. Continua a parlare di giocattoli e sesso estremo e io ti mostrerò un trucco o due di cui si parla nel libro”, dice, prendendomi in giro.

Io faccio una risatina, rabbrividendo perché al solo pensiero mi si rizzano tutti i peli per il piacere. Christian ne approfitta e fa scorrere la mano lungo il mio braccio per sentire direttamente l’effetto che le sue parole hanno avuto su di me: “Mmmmhhh” geme, prima di stringermi un capezzolo che fa capolino attraverso la stoffa della mia t-shirt.

Gli picchio scherzosamente la mano, allontanandola: “Smettila tu, demonio! Come posso fare il punto e chiarire cosa intendo se continui a distrarmi?”

“Mi dispiace, Mrs Grey” si scusa, ma il suo tono intende tutt’altro. “Ti prego, continua.”

“Grazie, Mr Grey” ribatto, “ma non hai ancora risposto alla mia domanda. Pensi che quei libri abbiano avuto una qualche influenza sul giudizio che la gente dà, in genere, sul BDSM?”

Lui si prende un momento per pensare poi risponde: “Sì, lo credo. In generale penso che la gente sia diventata molto più disponibile ad accettare cose che prima sarebbero state considerate viziose. E’ senz’altro stato ridefinito, e notevolmente ampliato, il concetto di persone considerate “normali”, soprattutto per quanto riguarda il comportamento sessuale”.

“Hhm,” rifletto, “questo è quello che penso anch’io”. Attenta ora, il mio subconscio mi mette in guardia, e ha ragione. Per lo meno ho bisogno che lui prenda sul serio la mia idea e la valuti, prima di respingerla.

Le mie elucubrazioni silenziose lo rendono sospettoso: “A cosa pensi ora, Mrs Grey?”

Alle sue parole mi giro con tutto il mio corpo verso di lui. “Ho un’idea” provo a dire, mentre i miei denti affondano inconsapevolmente nel labbro e mi chiedo come prenderà quello che sto per suggerire. Vedo che il suo sguardo si posa sulla mia bocca e allora libero rapidamente il labbro malconcio prima che lui possa parlare. “Ma tu devi promettermi di ascoltarmi prima di dire di no”.

Alzando un sopracciglio lui mi guarda con scettiscismo. Immagino che stia rimuginando tra sé e sé, poi finalmente mi rivolge un cenno rigido di assenso. Gli offro un sorriso rassicurante quando vedo il disagio nel suo sguardo cauto: “Se il tuo passato da Dominatore rimane segreto, sarà sempre un argomento che qualcuno potrebbe usare contro di te in qualsiasi momento, ma se lo riveli allora quella minaccia verrà eliminata”.

Quando comincia a scuotere la testa io faccio lo stesso, ricordandogli la sua promessa. Chiude la bocca di scatto, ma invece della curiosità la sua espressione tradisce lo sgomento. Ignoro la sua espressione di chiusura e continuo, certa che il mio piano meriti almeno di essere ascoltato. “Se l’indiscrezione trapelata sul blog è pericolosa, il contratto di riservatezza non impedirà certo a qualcuno di rivelare come stanno le cose. L’ultima cosa che vuoi è che una sub spiattelli tutto ai tabloid prima che tu possa dire la tua. Tu sai quanto me che il pubblico si ricorda quasi sempre la prima versione di una storia”.

Lui annuisce il suo accordo, ma noto che la sua mascella è contratta, senza dubbio per lo sforzo di non lasciar trapelare i suoi pensieri. “E se, per così dire, tu tirassi fuori dall’armadio i tuoi scheletri rilasciando un’intervista a qualche giornale particolare, come GQ? In questo modo tu potresti tenere completamente sotto controllo quello che viene detto e ogni aspetto della storia. Se ben costruita, una storia del genere potrebbe trasformarsi in qualcosa di sexy e non sarebbe dannosa per la tua reputazione come lo sarebbe, invece, se fosse messa a disposizione di un giornalista tendenzioso, che volesse dimostrare la corruzione dei magnati dell’industria”.

Il vedere quanto cambia la sua espressione è piacevole ma anche snervante. Non potrei dire se è impressionato o furibondo. “Io … io non lo so”, balbetta, evidentemente poco convinto.

“Non devi decidere ora. Pensaci su per qualche giorno. Considera, per un momento, che la gente potrebbe essere così presa dal perché e come hai iniziato, da non accorgersi del resto. L’hai detto tu stesso, le persone sono molto più tolleranti, adesso, nei confronti del sesso estremo: questo può effettivamente avere un buon ritorno per la tua immagine”. Mi sembra che segua il mio ragionamento e che l’idea lo convinca: potrebbe essere la soluzione per un problema che, diversamente, non si risolverà mai.

Al suo sguardo dubbioso replico spiegandogli il resto del mio piano: “A condizione che avvertiamo prima i nostri genitori, raccontando loro la stessa versione modificata della storia”. Il mio sorriso è incerto, se non anche un po’ mesto. Non c’è bisogno di parlare dell’influenza di quella cagna di Elena – nemmeno con i suoi genitori. “Sono sicura che il pubblico la prenderà come se si trattasse di un impertinente gossip, e lasceremo intendere che è così. Si parlerà di te per un mese, e poi si passerà al successivo scandalo e tutto sarà finito. Nel peggiore dei casi avremo a che fare con un circo mediatico, ma il reparto PR sarà completamente preparato e non sarà preso alla sprovvista, senza possibilità di tenere sotto controllo la cosa”.

Posso capire la sua riluttanza. Le sue preferenze sessuali sono state un segreto per così tanto tempo e non credo che lui abbia mai pensato di potersene liberare. Lascia cadere il suo sguardo sulle mie mani, che intreccio alle sue. Posso quasi vedere gli ingranaggi della sua testa in movimento, mentre lui pensa alla mia proposta. “Sai che ogni cosa che mi riguarda, specialmente quelle relative alla mia sessualità, susciterà inevitabilmente un certo interesse nelle donne?” Ora rivolge la sua completa attenzione a me, cercando di capire cosa mi passa per la testa.

Se si fosse trattato di un qualunque altro uomo riderei della sua arroganza ma Christian ha un punto in più.  Non posso negare che una parte di me avverte più di un po’ di nausea al pensiero. Posso solo immaginare la miriade di donne bellissime che, letto l’articolo, sbaveranno sulle foto inevitabili che lo accompagneranno e cadranno in ginocchio davanti a lui profondendo il loro desiderio per il signor Superesperto di sesso – mio marito. Un brivido mi percorre ma me lo scrollo di dosso. Durerà solo un mese o giù di lì, dico a me stessa. Sicuramente posso gestire la cosa, se in cambio mio marito non sarà più ricattabile.

Mi sottopongo a testa alta al suo giudizio e affondo il mio sguardo nel suo, blu nel grigio, in completa onestà: “Non posso dire che la cosa mi piacerà, ma per quello che otterrai in cambio ne varrà la pena”.

La sua espressione cambia e si trasforma da dubbiosa in piena di ammirazione: “Tu sopporteresti tutto questo per me?”

Io mi acciglio, presa alla sprovvista dalla sua sorpresa: “Certo”.

Lui scoppia in un radioso sorriso: “Non smetti mai di stupirmi, Mrs Grey”. La curva della sua bocca è serena, ma la cosa che mi fa impazzire e che mi blocca il respiro è il calore nei suoi occhi. Quando lo vuole, il vuoto impassibile dei suoi occhi può trasformarsi nel più strabiliante spettacolo di emozioni, illuminandosi con tutto il suo amore.

Lo osservo godersi la mia reazione prima di riuscire a ricambiare il sorriso, sentendomi arrossire. Istintivamente abbasso la testa e lo sguardo mentre emerge il mio lato interiore sottomesso: “Farei qualsiasi cosa per te, marito mio”.

La cosa non passa inosservata e sento il respiro di Christian farsi affannoso. Non so se è il mio atteggiamento condiscendente o se sono le mie parole, ma un secondo dopo sono stretta nel suo abbraccio e lui mi sussurra con determinazione: “Mia!”

Dopo un po’ mi lascia andare. Il suo tocco, mentre mi accarezza i capelli, è tenero e reverenziale. “Ci penserò”, mi dice. “Mi hai fatto pensare ad una cosa che non avevo mai ritenuto possibile, e di essere libero di quel passato ho davvero un gran bisogno, a pensarci bene, ma più di questo, ho bisogno che tu sia assolutamente al sicuro. Non prenderei nemmeno in considerazione di fare una cosa del genere se pensassi che in qualche modo può fare del male a te o a noi. Se le cose stessero così, non ci sarebbe modo – cazzo – che io acconsenta a fare una cosa del genere”.

Posso solo sorridere al mio geloso, possessivo marito: io non vorrei assolutamente che fosse diverso da come è. “Va bene” dico con voce strascicata, mantenendo la mia lucidità per la domanda successiva. “Mentre ho la tua attenzione tutta per me, Mr Grey, posso chiederti un’altra cosa?”

Christian ridacchia sommessamente, scuotendo la testa, “Dunque non hai ancora finito, ma so che, se anche ti dicessi di no, tu andresti avanti lo stesso”.

Alzo lievemente le spalle ma continuo a sorridere, sbattendo le ciglia con civetteria.

Gettando all’indietro la testa lui ride, ma trapela un nervosismo inconfondibile in quello che dovrebbe essere un suono spensierato: “Se avremo mai una figlia, mi farà morire. Se non riesco a dire di no alla madre come diavolo farei a dire di no a una versione di te in taglia ridotta?”

Il mio cuore si blocca di colpo e la mia mente è momentaneamente assorta nella sua fantasia. Sbatto le palpebre un paio di volte, immaginando una bambina tra le braccia di Christian, il suo sorriso affascinante come quello del padre. Oh ragazzi … quando riemergo dal mio sogno ad occhi aperti mi ritrovo a guardarlo, ancora in attesa … Oh sì, la mia domanda..

“Sei stato tu il benefattore del dottor Shawn?” Chiedo senza preamboli, guardandolo fisso per vedere la sua espressione.

Lui si lascia andare a un largo sorriso, i suoi grandi occhi girano all’intorno, di nuovo esitanti. Il cambiamento nel suo volto è la chiara conferma che volevo, ma ho bisogno di sentirlo dire da lui. Mi sorprende sempre che lui, sempre assolutamente fiducioso in tutto ciò che fa e così abile, quando si tratta di me stia sempre sul chi va là. Sapendo che io so, lui non nega: “Sei arrabbiata?”

“No, sono semplicemente curiosa di capire perché non me l’hai detto”.

“Non è la persona di cui preferisco parlare, specialmente con te. Ogni uomo che vuole entrare nelle tue mutandine sarà sempre un problema per me, ma la sua causa mi è cara e se serve a toglierlo di mezzo …”, scrolla le spalle con indifferenza mentre la sua bocca prendendo una leggera piega verso il basso, “… la considero una vittoria a tutto tondo”. I suoi occhi, quando si volgono a me, sono incorreggibili e caparbi.

“Ma non sai che i suoi sentimenti non erano ricambiati? Non c’era alcun bisogno che ti sbarazzassi di lui. Non posso fare a meno di sentirmi in colpa per tutti i soldi che hai speso. Deve essersi trattato di una piccola fortuna”.

Lui sorride, un sorriso arrogante che solo lui può fare: “Davvero un cazzo di fortuna,” conferma “ma ogni maledetto centesimo è valso a farmi trovare la pace della mente; inoltre …” aggiunge con un occhiolino malvagio “mia moglie molto presto resterà incinta. Penso che ce la faremo”.

Mi metto la mano sulla bocca per evitare di lasciarmi andare a una risata poco signorile: “Solo tu puoi sbarazzarti di un rivale in amore e, nel farlo, fare anche del bene”.

(Audrey, grazie per l’aggiunta!)

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