Capitolo 44

Capitolo   44

Nel corso della nostra conversazione mi sento sollevata perché scopro che avrò ancora il permesso di recarmi a lavorare, almeno fino a quando Chris ed io andremo con Christian o con il gruppo incaricato della nostra sicurezza, di cui – a quanto pare – presto farà parte anche una donna che si occuperà soprattutto di me. Non potrò certo accusare Christian di non considerare sotto ogni prospettiva il problema, ma gli sono grata soprattutto  perché si occupa, più che della mia, della sicurezza di Chris. Lui ha bisogno di stare con dei bambini e gli piace la cura di giorno GEH. Christian mi porta nella camera di Chris, dove lo troviamo insieme a Gail, intento a giocare al suo nuovo gioco preferito. Questa versione per iPad di Tic-Tac-Toe, denominata Moo-Tac-Toe, utilizza una graziosa mucca e un maialino, anziché i tradizionali simboli O e X, e Chris sta rapidamente diventando molto abile.

“Mamma, papà, ho battuto Mrs Taylor!”, urla, emozionato, non appena ci vede in piedi sulla soglia.

Gail sorride con il suo sorriso luminoso, con appena una punta di orgoglio: “E’ davvero bravo! E’ in gamba la nostra mucchina!”, esclama prima di trascinarlo vicino a sé per fargli il solletico.

Il suo sincero affetto e l’accoglienza che riserva al mio piccolo mi scalda il cuore. Non posso fare a chiedermi che cosa si nasconde dietro la sua mancanza di figli. Forse la figlia Taylor le basta, ma in qualche modo ne dubito. Lei è così brava nei rapporti coi bambini, così abile nell’allevarli. Deve aver pensato ad avere un figlio tutto suo. Christian non ha bisogno di essere invitato ad unirsi a loro sul tappeto, fingendo di strappare Chris dalle braccia di Gail, come se lei fosse un mostro dal quale deve salvarlo. Ridono forte tutti quanti, quando Chris è finalmente liberato e si nasconde dietro le spalle di Christian. Quando Gail si lancia verso di lui, facendo un rumore da mostro, lui corre a nascondersi dietro di me.

“Salvami mamma! Salvami!” strilla, ansimando per il brivido e l’eccitazione del gioco.

Anche Taylor sorride quando viene a cercare Christian, ma la sua espressione, innegabilmente preoccupata, fa rapidamente sparire il sorriso dai nostri volti. Solo Chris non se ne accorge quando Christian si alza per risolvere qualunque problema che lo ha costretto a interrompere un momento familiare così prezioso.

“Devo andare, campione. Fai il bravo ragazzo e pensa tu alla mamma e alla signora Taylor”. Gli scompiglia i capelli prima di allontanarsi a grandi passi lungo il corridoio, già impegnato in una conversazione silenziosa con Taylor. Non appena gli uomini se ne sono andati, Gail ed io ci lanciamo uno sguardo che rivela la tensione sempre presente, anche se non ne parliamo in maniera esplicita, prima di distrarre Chris con un altro gioco. Non molto tempo dopo, Gail si allontana scusandosi e io piazzo Chris a giocare con il suo Lego promettendogli che nel pomeriggio lo lascerò andare al Café Playdate, mentre io andrò da Flynn. Mi siedo vicino a lui, che sta costruendo una cosa di fantasia che chiama razzo-castello, e intanto esamino approfonditamente le annotazioni di Julie, apportando le modifiche che non sento il bisogno di discutere. Domani, in ufficio, parleremo insieme di cosa fare per i cambiamenti che non credo giusto apportare. Mi piace di avere questo tipo di rapporto con lei – sincero, con una comunicazione aperta e onesta. Il concentrarmi sul mio libro aiuta la mente a non pensare a cosa si staranno dicendo, nello studio, Christian e Taylor. Spero di scoprire tutto quando pranzeremo, tra circa un’ora. Come invio per e-mail a Julie i miei due capitoli rivisti, Skype mi avvisa che ho un messaggio da parte di Kate.

*Ciao Ana. Non vediamo l’ora di venire a conoscere il tuo bambino. Arriveremo sabato mattina, ma ci prenderemo la giornata intera per riposare – il cambio di fuso orario ci distrugge! Elliot mi ha detto che Christian si è messo in contatto con lui per trascorrere una giornata in barca a vela. Potrebbe andar bene domenica?*

Yay! Batto le mani eccitata, e il rumore incuriosisce Chris che mi balza sulle ginocchia per vedere quello che sto facendo.

“Ehi piccolo”, gli bacio la nuca spostandogli la testa un po’ a destra in modo da poter vedere lo schermo. “Questa è una lettera di Kate, che è un’amica della mamma che è sposata con Elliot, il fratello di papà, che mi annuncia che verranno a trovarci per il fine settimana”.

“Can I make a letter for your friend?” he asks but already his tiny fingers are tapping out an unintelligible note to her. “Posso scrivere una lettera per la tua amica?” Chiede, ma già le sue piccole dita stanno toccando i tasti uno dopo l’altro, scrivendo parole assolutamente incomprensibili.

*Njdhslfjfopej ecadjcslck;asc.x,ms/f 4584itjf0 * Njdhslfjfopej ecadjcslck; asc.x, ms / f 4584itjf0   9uva34qncm zxmzsk; 9uva34qncm zxmzsk; kg;gfa;scsnclsNMCALKFWRInvn SLDJDHGORBD, Aeogrjglhr; kg; slp; scsnclsNMCALKFWRInvn lfjpaf5kn5ygp lfjpaf5kn5ygp   bi0iblrm3n4gnkhpodoxjadl;vm*

“Certo, amico,” sorrido, chiedendomi cosa farà Kate di quei geroglifici. “Bravo, tesoro. Che cosa hai scritto?”

Inclinando la testa di lato lui tenta di decifrare i suoi scarabocchi: “Cara amica di mamma, mi piacciono i giocattoli e il cioccolato e la pizza. Mamma è felice. Io mi chiamo Chris”.

Io faccio una risatina, avvolgendolo con entrambe le braccia, “E’ davvero un bel messaggio. Aiuta a farsi capire, quando si desidera che la gente impari a conoscerti”.

Il velato suggerimento per i regali è particolarmente prezioso, perché è così innocente. Girando la testa lui mi sorride poi guarda di nuovo lo schermo quando si sente di nuovo il ping.

*LOL! Credo che ci sia  lui adesso. Scommetto cinque dollari che ti sta seduto in grembo, curioso … Come stai, ometto?*

“Che cosa dice, mamma?”, mi chiede, facendo scorrere le dita sulla schermata, lungo il recente messaggio di Kate.

“Lei dice che ha capito che il messaggio viene da te e vuole sapere cosa stai facendo” spiego, sorpresa da quanto sono toccata dall’interazione tra noi tre.

“Oh mamma, dille che sto costruendo un razzo-castello!”

Scivolando giù dalle mie ginocchia, lui si dirige verso la costruzione della sua fantasiosa astronave – il mondo, per la sua mente di soli quattro anni di età. Sorridendo, scuoto la testa per la sua incapacità di concentrarsi a lungo, prima di tornare a Kate.

*Brava, hai indovinato! Non vedo l’ora di incontrarvi entrambi e domenica, per la barca a vela, è perfetta. Corro da Christian per darti la conferma. Dove starete? *

* Staremo da Grace e Carrick. Forse avremo qualche bella notizia …*

*Che bello!  Mi pare di capire che mi vuoi torturare – tacendo le notizie fino a quando ci incontreremo *

*Sì! *

*Grazie mille, amica! *

* Considerala come una assicurazione perché tu non scappi un’altra volta *

Oh! Penso un attimo alle sue parole, ma poi mi rendo rapidamente conto che, se scherza sulla mia spettacolare stupidità, vuol dire che siamo molto più vicine al perdono che tanto bramo e siamo sulla buona strada per riprendere la nostra vecchia amicizia. Sono sicura che Kate troverà il modo per spianare la strada al nostro primo incontro con una virata che sarebbe inopportuna e sarcastica se provenisse da qualunque altra persona, ma non da lei.

* Stai tranquilla, ho messo le radici qui. Grazie Kate. *

Il mio cuore avverte una contrazione dolorosa, rigonfio d’amore per la mia carissima amica. La nostra amicizia mi è mancata, mi è mancata la connessione con qualcuno che ti conosce bene, qualcuno che ha condiviso la tua vita – tanto più che, a parte Flynn e forse Taylor, lei è l’unica persona che conosce tutti i dettagli della storia mia e di Christian, fin dall’inizio.

* Non c’è di che *

Ho solo bisogno di fare un po ‘di moine per convincere Chris ad abbandonare il suo progetto di costruzione per andare a pranzo. Mentre ci dirigiamo verso la cucina, facciamo un’incursione nell’ufficio di Christian per trascinarlo via dalla sua scrivania. Sono sorpresa che lui si unisca a noi senza obiezioni, chiudendo di scatto il suo computer portatile con un sorriso felice non appena ci vede.

“Questa è una novità piacevole, Mrs Grey”, mi sussurra in un orecchio mentre mi allaccia un braccio attorno alla vita.

Eh?

Sorridendo alla mia espressione confusa, lui mi prende in giro: “Tu, che vai a tavola senza che nessuno te lo chieda”.

Pfft! Respingo la sua affermazione ridicola: “Io mangio!”

La mia secca replica riceve in risposta un sonoro schiaffo sul sedere che mi fa guaire e ridacchiare, felice che Chris sia già sgattaiolato via per correre da Gail.

Il bancone della cucina è un’esplosione di colori. Gail ha superato se stessa preparando due deliziose insalate, degli spiedini di frutta fresca, un pane integrale appena sfornato e la sua famosa zuppa di fagioli. Trattengo a fatica una battuta circa l’assenza, nel menu, di grassi e zuccheri: chiaramente lei sta solo eseguendo gli ordini del mio prepotente marito, che si prepara ad avere un altro figlio.

Christian mi sorride quando getto uno sguardo di nostalgia al frigo, ma almeno ha la decenza di non versarsi il vino neppure lui. Nel corso del pranzo mi prendo un momento per apprezzare il tempo dedicato alla famiglia, godendo delle battute di Christian e di Chris.

“Che progetti hai per questo pomeriggio?” chiedo, riferendomi al mio appuntamento con il dottor Flynn. “Chris è davvero impaziente di uscire”.

“Per quanto riguarda la sicurezza, Collins può venire con te, mentre Carl ed io staremo con Chris. Ci incontreremo quando hai finito”.

Nascondo il mio sorriso increspando le labbra. Il pensiero di Christian in un parco giochi è esilarante. Immagino già dei selvaggi bambini urlanti che corrono in giro, mentre le loro mamme esauste sperano di prendersi una pausa chiudendo un occhio sulle malefatte della loro prole. Quasi quasi mi dispiace perdermi quella visione.

“Sei sicuro?” Io non credo che abbia alcuna idea di quello che dovrà affrontare.

“Sì, perché no?” Si rivolge a Chris: “Ehi amico, vuoi venire con papà al parco giochi?”

“Sì!”, urla Chris.

Saltando giù dalla sedia, abbraccia Christian prima di tornare di corsa a giocare. Guardo Christian sorridere, guardandolo compiaciuto. Oh ragazzi, mi auguro per il bene di entrambi che Christian riesca a gestire la cosa. Posso solo immaginarlo sguinazagliare Carl al parco giochi, mentre lui scambierà qualche pettegolezzo interessante con le mamme, al Café Playdate. Un miliardario incredibilmente bello con la sua corpulenta guardia del corpo sembrerà così fuori posto che attirerà una certa attenzione. Accantonando le mie preoccupazioni, mi rassicuro pensando che un pezzo grosso come lui non avrà problemi a trovarsi in mezzo a gruppi di bambini che giocano.

Con Chris fuori portata d’orecchio, posso parlare della vela. “Kate mi ha mandato un messaggio. Arriveranno sabato. Farebbero volentieri un giro in barca a vela domenica. Pensi che potremmo andare?”

I suoi occhi si scuriscono. “Ce la caveremo bene con le guardie del corpo. Potrei anche ordinare a Taylor di seguirci con una barca veloce”. Stringendo le labbra, lui rimugina. “Sì, penso che potremo andare senza problemi”, mormora, più a se stesso. “Speriamo che il tempo rimanga bello, mi dispiacerebbe deludere nuovamente Chris”.

Incrocio le dita con le sue, appoggiate sul tavolo: “Mi fa piacere che tu sia entusiasta di accontentarlo. In realtà, io mi accorgo di quanto siete legati, ma lui deve imparare a prendere la vita come viene, bella o brutta che sia”.

Alzando lo sguardo, lui mi rivolge un sorriso malinconico: “Lo so, ma è così spiacevole vederlo triste. Niente mi rende più felice che vedere voi due felici”.

Con la mano libera copre le nostre mani unite: un gesto dolce e tenero, ma sento che il suo stato d’animo sta cambiando.

“E’ così anche per me”, confermo, guardando le nostre mani sovrapposte.

Nel tentativo di alleggerire l’atmosfera non resisto a fare una cosa che non ho fatto più da quando avevo al massimo dieci anni. Con un sonoro schiaffo sbatto l’altra mano sulle tre già unite, suscitando in lui dapprima un sussulto, poi un ghigno soddisfatto. Lui segue l’esempio, tirando fuori la mano dal fondo della pila, con un luccichio negli occhi che promette intenti malvagi, e la scaraventa sulla mia – con un suono forte, come un potente ceffone. Guaisco per la botta ricevuta, poi rido per la sua competitività e, siccome adesso tocca a me, lo colpisco mettendoci tutto il mio peso. Andiamo sempre più veloci e il retro delle nostre mani è arrossato quando finalmente ci fermiamo per un attacco di ridarella.

“Mi piace quel suono”, mi dice Christian, con una espressione di nuovo seria, che contrasta con le sue parole allegre.

Presto il mio sorriso svanisce mentre il mio cuore accelera il suo ritmo: “Qual è il problema?”

Scuotendo la testa, si passa una mano tra i capelli: la sua agitazione non fa presagire niente di buono. “Alcuni tenaci hacker del cazzo hanno scoperto cosa è successo alla seduta inaugurale della Commissione delle Nazioni Unite: la cosa è esplosa oggi, su un giornale nazionale”.

Oh! “Ma io pensavo che l’ONU avesse ritirato tutti i filmati dalla rete. Come hanno fatto a scoprire la cosa? ”

Christian alza un sopracciglio: “Internet è molto difficile da ripulire. La gente scarica dei filmati e li memorizza sul proprio hard disk. Una volta che sono stati scaricati, è pressoché impossibile recuperare ogni singola copia. La trasmissione è stata interrotta, quindi il filmato può contenere solo la parte che hai visto anche tu, ma per un buon giornalista questo è più che sufficiente per capire che il comunicato stampa ufficiale era una versione molto annacquata della verità”.

“Va bene,” dico lentamente, “ma tutto questo cosa comporta?”

“Beh, a parte il problema della stampa accampata alla nostra porta nei prossimi giorni, non si fermeranno ma vorranno tutti i dettagli della storia. A loro serve mantenere l’attenzione  su una storia come questa, e ogni particolare – non importa quanto banale – servirà allo scopo. Odio che i nostri affari e la nostra vita privata siano sbattuti in prima pagina, sui titoli dei giornali”.

Ripensando al circo mediatico che aveva suscitato l’annuncio del nostro primo matrimonio, capisco quanto male potrebbe derivare per noi dalla cosa. Odiavo muovermi attraverso una folla di giornalisti chiassosi, che volevano solo logorarmi per ottenere una mia reazione. E non erano limitati a molestare Christian e me – tutta la nostra famiglia e gli amici erano stati preda della loro spietata ricerca di scoprire qualsiasi particolare che ci riguardasse.

Dopo aver spinto indietro la sedia mi avvicino, alzo una gamba e mi siedo a cavalcioni su di lui. Comprendo che, soprattutto, lui è preoccupato per noi. Christian è abituato ad essere sottoposto alla attenzione dei media e non gli importa troppo quello che i giornali raccontano, ma non appena si tratta dei suoi cari la sua naturale iperprotettività si scatena.

“So che ti occuperai di risolvere ogni problema, come fai sempre, ma sappi che farò tutto quello che mi chiederai”.

Lui mi bacia il naso e mi allaccia le braccia intorno alla vita: “Ho solo bisogno che tu abbia pazienza, baby, mentre aspettiamo che tutto questo finisca”.

“Okay,” confermo prima di accoccolarmi tra le sue braccia, appoggiando la testa sotto il suo mento.

Christian rafforza il nostro abbraccio stringendomi più forte, mentre le sue dita vagano tra i miei capelli.

Dopo un lungo silenzio riprende a parlare, introducendo un nuovo argomento: “Penso che potrei aver trovato un insegnante di pianoforte per Chris”.

Mi spingo via dal suo caldo petto, per nulla sorpresa, e gli sorrido: “Davvero? Che bello! Lui sarà molto felice. E’ qualcuno che conosci?”

“E’ un amico di Mia. Ha una formazione classica – esce dalla scuola Juilliard”, mi strizza l’occhio con un sorriso malizioso, “ma suona in un gruppo rock. Le lezioni sono un’attività secondaria, mentre aspetta che la fama e la fortuna gli arridano. Secondo Mia lui è molto bravo con i bambini, tanto che ha una lista d’attesa”.

Non posso fare a meno di ricambiare il suo sorriso, stupita di tutte le porte che il denaro e il potere possono aprire. “Tranne che per tuo figlio, ovviamente”  gli  dico con tono scherzoso.

Completamente indifferente,  lui non replica ma si limita a stringersi nelle spalle: “Mia metterà una buona parola per noi”.

Faccio scorrere le mie dita sul suo petto, guardandolo di sottecchi: “Allora te ne starai tranquillo, anche se un giovane rockettaro verrà in casa, con tuo figlio e tua moglie?”

Gli occhi di Christian si stringono a fessura e lui si fa all’istante guardingo: “Che cosa stai cercando di dire, Mrs Grey? C’è qualcosa di cui dovrei preoccuparmi?”

Le mie guance diventano di color rosso fiamma. A questo punto io pronuncio l’eufemismo dell’anno: “No, certo che no, ma ricordati che sei stato tu stesso a farlo venire. E tu, a volte, sei un po’ geloso”.

Brontolando, scaccia le mie parole con un movimento sprezzante della mano: “E’ troppo giovane per te e inoltre, credimi, se non saprà stare al suo posto sarei più che felice di farglielo capire”.

Mmhh, questo è esattamente quello che mi preoccupa, ma accantono il problema. Forse non sto dando abbastanza fiducia a Christian. Io sono sempre con Taylor, Collins e Carl – spesso da sola – e lui di solito lo accetta senza problemi.

Il resto del pomeriggio passa veloce e prima che io me ne accorga arriva il momento di andare a incontrare il dottor Flynn. Proprio come Christian aveva predetto, incontriamo una folla di giornalisti in attesa, come un branco di lupi, desiderosi di raccogliere anche il più piccolo barlume di informazioni. Io indico qualcosa dall’altra parte della macchina per distogliere da loro l’attenzione di Chris, mentre Christian, infastidito, mormora qualche dolce parolina. Collins spinge il piede sul gas, liberandoci rapidamente, poi si dirige al Café Playdate per depositare lì i miei due uomini. Pensando a cosa potrebbe andare storto durante il gioco, mi sento in dovere di dispensare qualche consiglio utile prestando attenzione  a non ferire l’orgoglio di Christian: spiego bene a Chris le regole cui deve attenersi, sperando che Christian capisca e stia attento.

“Tesoro, ti ricordi le regole da rispettare quando giochi con gli altri bambini?” gli chiedo, sicura che me le reciterà a puntino, dato che gliele ricordo sempre.

“Mammaa!” si lamenta, fermandosi solo quando vede la mia espressione da “non-crearmi-problemi”.

Lui soffia via con un sospiro la frangetta, esasperato, prima di rispondermi con voce cantilenante: “Condividi i giochi con gli altri bambini, sii gentile, non picchiare nessuno e non mangiare troppo cibo spazzatura”

Christian e io ci mettiamo a ridere: “Bravo piccolo!” lo lodo.

Con un grande bacio e un abbraccio li lasciamo all’ingresso del locale mentre io tengo le dita saldamente incrociate.

Collins mi scorta fino alla porta dello studio di Flynn poi si allontana lasciandomi nelle mani del buon dottore. Quasi mi aspettavo che anche lui entrasse nell’ufficio di John, ma invece si siede nella confortevole sala d’attesa, aspettando la fine della mia sessione.

“Ana!” esclama John stringendomi per le spalle e indicandomi una sedia. “E’ meraviglioso vederti di nuovo. Hai un bell’aspetto. Preferisco di gran lunga un incontro diretto alle sessioni di Skype che abbiamo avuto finora”.

“Grazie dottor Flynn,” sorrido, altrettanto felice di vederlo se questo significa che potra darmi una mano a superare il mio fastidioso senso di colpa e l’insicurezza che ne consegue, che mi fanno sentire tanto insicura. “Anch’io sono felice di incontrarla”.

Once he crosses his legs to make a resting place for his tablet, he turns to me, Lui incrocia le gambe per appoggiarci sopra il suo tablet poi si gira verso di me con quel suo sorriso geniale che è quasi un marchio di fabbrica e con un contegno tranquillizzante che mi mette subito a mio agio.

“Così, Ana, di cosa parleremo oggi?”

Dopo aver riempito i polmoni d’aria gli racconto di Christian e della nostra conversazione di questa mattina, concentrandomi sulla parte che ritengo la peggiore.

“Ah, sì” mi dice, rivolgendomi il suo brillante sguardo compassionevole.

Pensieroso, si batte la penna contro il mento: “Sono contento che tu abbia sollevato il problema. Da questo deduco che c’è una certa tendenza al miglioramento, nel tuo comportamento”.

Con fare derisorio inarco un sopracciglio: “Se per tendenza intende che faccio delle cose incredibilmente stupide perché non riesco a vedere le cose davvero importanti, allora sì, è vero”.

Le mie parole suonano più dure di quanto vorrei, la rabbia che nutro per me stessa ovviamente è ancorata nelle profondità del mio torbido subconscio più di quanto mi renda conto. Il dottor Flynn sobbalza, chiaramente sorpreso per il mio sfogo e il mio cuore affonda. Come sarò mai incasinata se riesco addirittura a scioccare il mio terapeuta?

“Sì, questo è ciò che voglio dire, anche se io non l’avrei messa in questo modo” la sua bocca si incurva in un piccolo sorriso e i suoi occhi hanno un’espressione gentile.   “Ma sono un po’ preoccupato per la rabbia che nutri contro te stessa, Ana. Una donna intelligente come te deve sicuramente rendersi conto di quanto negativo sarà l’impatto sul tuo senso di colpa”.

Guardando a terra fingo di togliere frammenti inesistenti di lanugine dalla mia gonna. “Me ne rendo conto, Dottore, ma non so cosa fare al riguardo”.

Le mie emozioni sono spinte al massimo e rimbalzano da un punto all’altro, come in un flipper maniacale. In primo luogo la rabbia, e ora anche delle stupide lacrime che cerco di trattenere.

“È per questo che sei qui, Ana, e ti assicuro che ammettere il problema è come avere già vinto una grande parte della battaglia. Provare a risolvere i problemi di un paziente che non si rende conto della loro esistenza è molto più difficile”.

Da consumato professionista qual è, mi ha fatta sentire meglio in un lampo. Il suo modo arguto di evidenziare gli aspetti positivi e di mitigare quelli negativi mi aiuta moltissimo a controllare il dolore delle emozioni negative e mi rende molto più facile aprirmi con lui. Premendo le labbra annuisco, per fargli capire che sto bene.

“Voglio approfondire per quale motivo hai una visione così negativa di te stessa. Cominciamo dall’esaminare cosa vede la gente quando ti guarda. In passato, quali complimenti ti hanno rivolto le persone del tuo entourage, amici o sconosciuti?”

Le mie guance si ricoprono di macchie rosse, il mio sguardo si abbassa come se fosse appesantito con del piombo.

“Uhm … non lo so,” mormoro, scrollando le spalle.

Accidenti a me! penso, quando alle mie parole lui tace, con pazienza. Posso sentire la sua forza anche da qui, dove mi trovo, lontana da lui. In nessun modo lui interverrà, ma aspetterà fino a quando gli risponderò. Mi schiarisco la gola, seccata con me stessa per essere arrivata a questo punto.

“Quello che Christian, i miei genitori e gli amici dicono in realtà non conta nulla. Loro mi amano. E’ naturale che dicano cose carine su di me”.

Io sussulto sentendo queste parole dette ad alta voce, credo di dare l’impressione di essere – a dir poco – pazza, insicura e con un buon pizzico di infantilismo, per buona misura. Per fortuna il dottor Flynn capisce; sono quasi sorpresa che non mi prenda a bastonate.

“Indipendentemente dal fatto che tu pensi che ti dicano queste cose perché si sentono in dovere di farlo oppure no, rispondi alla mia domanda”.

Faccio ogni sforzo per non alzare gli occhi al cielo: “Bella, intelligente. Insomma, le solite cose”. Roteando la mano indico i sinonimi di quelle parole.

Il dottor Flynn annuisce e mi incita a proseguire, con gli occhi socchiusi: “Va bene, andiamo avanti con questi esempi, ma non credo che siano i soli complimenti che ricevi. E ho ragione nel ritenere che tu ti riferisca non solo a Christian ma anche alla tua famiglia e agli amici? ”

Wow, lui non mi dà tregua. Il suo non demordere mi fa arrossire ancora di più.

“Sì” confermo con un filo di voce, ma poi, sentendo che è indignato, mi spiego meglio: “Gli estranei in genere non mi si avvicinano con una pioggia di complementi”.

“Spero che tu non sia deliberatamente ottusa, Ana. Le persone usano più di un modo per comunicare. E’ chiaro che un estraneo non può venire a dirti che ti trova attraente, ma ci sono altri segnali che ci danno un’idea di quello che gli altri pensano di noi”. Lui alza una mano per zittirmi quando apro la bocca per protestare. “Solo perché tu lo sappia, ho ottenuto il permesso di Christian di utilizzare quello che ho saputo del vostro rapporto nel corso degli incontri passati che ho avuto qui, con lui e con te, e so per certo che hai avuto, e hai tuttora, molti ammiratori. Sicuramente non sarai completamente ignara, vero?”

Certo che gli ha dato il permesso, penso, mentre l’irritazione inizia a sobbollire lentamente nel mio cervello. Nemmeno dal mio strizzacervelli io sono libera dalla sua influenza.

Io sbuffo prima di spiegare il mio punto di vista: “Jose sicuramente non conta, e lei sa bene quanto me che Christian vede ogni uomo come una minaccia potenziale, quando si tratta di me. Basta che qualcuno incroci la mia strada perché la sua gelosia esploda”.

Senza curarsi di quello che ho appena detto, lui continua come se nulla fosse: “Parlami di Ethan”.

Questa volta non mi trattengo e alzo gli occhi al cielo. “Ethan è il fratello della mia migliore amica. Lo conosco da sempre, certamente abbastanza bene da baciarlo e abbracciarlo quando lo incontro. E’ più che naturale che lui mi ricambi. Immagino che lui pensi a me come a una sorella”.

“Va bene allora, passiamo a un più recente corteggiatore. Il dottor Shawn O’Reily ti ha rivolto un bel po’ di attenzioni: ti ha regalato un vestito costoso, ti ha portata a un evento molto importante – una cosa che la  maggior parte delle donne considererebbe un incontro amoroso, sia detto per inciso – e poi ha cercato di baciarti. Neghi che fosse attratto da te?”

Dentro di me gemo, oh ragazzi, datemi la forza per reggere! Non posso credere che Christian gli abbia inviato una relazione completa sulla nostra storia recente anche se chiaramente – avrei dovuto prevederlo.

La mia frustrazione vacilla, l’intonazione distaccata della mia voce tradisce la mia incredulità quando rispondo: “Io non nego che Shawn fosse attratto da me, ma quello che Christian ha taciuto è che quello del buon dottore era un flirtare patologico, credo che “puttana” sia il termine giusto per definirlo “.

Il dottor Flynn non batte ciglio, sembra completamente insensibile alla mia sfuriata prima di lasciar cadere la bomba più grande: “Capisco. E cosa mi dici del tuo capo alla SIP, Hyde – mi pare?” I colpi che batte col dito sopra lo schermo del suo tablet indicano che sta analizzando dei file archiviati.

Sul serio? Ma stiamo scherzando? “Hyde era un pazzo scatenato!” dico urlando, “Un vero psicopatico! Pensare a lui sarebbe come ammettere la testimonianza di un ubriaco in tribunale. Il suo parere non ha nessun valore! Non può certo aspettarsi che io dia credito alle parole di un pazzo psicopatico!”

Scrollando le spalle con indifferenza lui punta la penna contro il suo tablet: “Hyde sarà anche un criminale e le sue azioni possono essere state provocate dall’odio e dalla gelosia, ma non è un pazzo: sapeva esattamente quello che stava facendo, ed è perfettamente normale dal punto di vista del sesso”.

“Era fuori di sé e voleva punire Christian, io sono stata solo un mezzo e non un fine. Un modo per ferire il suo nemico!”, ribatto, mentre l’angoscia trasforma la mia voce in uno squittio  .

“Se ci pensi di nuovo con attenzione, puoi dire onestamente che Hyde non ha mostrato alcun interesse per te prima di rendersi conto che stavi con Christian?”

Questo mi zittisce, la mia bocca si chiude di scatto con un sonoro schiocco. Il dottor Flynn mi guarda di sottecchi, prendendo atto di ogni mia minima espressione mentre io elaboro i miei pensieri.

“Okay,” sbotto, quasi acida. Sta diventando sempre più difficile restare sulle mie posizioni. “Questo però non prova certo che io sia Venere”.

Con un esasperato sospiro mi metto a braccia conserte, fissando con occhi truci il medico che si è comportato come un ciarlatano – almeno a mio avviso – nel corso degli ultimi 30 minuti, ma il mio sguardo va a sbattere contro il suo ostruzionismo: la sua pelle coriacea è impermeabile ai pugnali che gli sto lanciando.

“Ora, credi davvero che Christian non si sarebbe interessato a te se non fosse stato così “a pezzi”?” Tracciando per aria le virgolette intorno alle parole “a pezzi” lui mi pone la domanda con cui io gli ho rivelato la mia vulnerabilità.

Come per dimostrarmi la mia instabilità, le mie emozioni prendono il controllo ancora una volta: in meno di due secondi passo da arrabbiata triste e distrutta.

“Sinceramente non lo so,” io sospiro, con voce vacillante. “So che mi ama, ma non so il perché. Ultimamente, però, con la presenza di Chris, penso che sia a causa sua”.

“Tu dici questo nonostante tu sappia bene cosa Christian ha passato dopo che lo hai lasciato, e prima che sapesse di avere un figlio”.

Okay, forse definirlo ciarlatano è un po’ esagerato.

“Non credo di meritare il suo amore dopo quello che ho fatto, quindi è difficile per me accettarlo”.

“Ora abbiamo finalmente evidenziato i tuoi sensi di colpa, vero?” La domanda è ovviamente retorica e lui non aspetta che io risponda. “Renditi conto, Ana, che non hai nessuna colpa, se non quella di amarlo troppo Non fraintendermi,” scuote la testa, agitando la penna per aria,” quello che hai fatto ha ferito te e Christian, e molto, ma lo hai fatto perché eri spinta dal tuo amore per lui. Era sbagliato? Sicuramente, ma lo hai fatto per amore”.

Lui si sporge in avanti, rendendo lo spazio tra noi più intimo, più simile a un confessionale.

“Quindi, se le cose stanno così, la causa principale non è il senso di colpa, ma l’insicurezza. La domanda che devi porti è: perché sei così insicura? Perché, con tutte le cose positive che ti circondano, non sei in grado di capire il tuo valore?”

Dal modo in cui mi guarda capisco che sta aspettando una risposta, che lui pensa che dovrei essere in grado di trarre questa conclusione da sola, ma non è così. Invece resto a fissarlo senza capire. skirting dangerously close to quack thoughts again. Metà di me è contento che il senso di colpa non sia il mio problema, la mia altra metà è del tutto confusa. Se lo sapessi non sarei qui! Penso sarcasticamente, pericolosamente vicina a pensare di nuovo che lui sia un ciarlatano.

“Lascia che ti chieda questo, Ana, e rispondi senza pensare. Dimmi solo la prima cosa che ti viene in mente. Trovi più facile credere a un complimento della tua mamma o di Christian?”

Non ci penso neppure un attimo: “Della mia mamma” dico in fretta, incuriosita dalla nuova piega che ha preso il nostro incontro.

“E tra uno di Ray e uno di tua madre?”

“Della mamma”.

“E tra Kate e tua madre?”

Mi fermo, la risposta non mi viene immediata come negli altri due casi: “Allo stesso modo?”

E’ in parte una risposta e in parte una domanda. Non so se mi è permesso dire qualcosa di diverso da o no, ma Flynn annuisce, accettando la mia risposta.

“E’ solo un piccolo esempio Ana, ma ti rendi conto di cosa significa?”

Ora mi sento un po’ intimidita, e se avessi capito male? “Significa che mi fido di mia madre?”

Il semplice sorriso di John mi fa rilassare: “Anche questo, ma pensavo a qualcosa di più specifico, legato al sesso”.

Ansimo perché finalmente capisco cosa intende: mi fido di più delle parole gentili che mi dicono le donne della mia vita che non di quelle di Christian e Ray, i due uomini più importanti della mia vita.

Porca vacca!

“Perché?” Mi chiedo a voce alta, spalancando gli occhi per lo shock.

“”Tu cosa pensi?” Inclinando la testa di lato lui mi rimbalza l’ennesima domanda.

Scuoto lentamente la testa, guardando verso il basso, come per elaborare il groviglio di pensieri ed emozioni nella mia testa e cercando di farlo in fretta. Il sapere che solo una è la risposta giusta non rende più facile ammettere come stanno le cose.

“Credo che forse non mi fido degli uomini,” mormoro, mentre lo shock e la vergogna mi impongono di abbassare lo sguardo verso il pavimento.

“Ottimo, Ana”, mi incoraggia. “Ora vediamo se siamo in grado di modificare questo tuo istinto, almeno di modificarlo un poco. Cosa diresti se ti dicessi che non credi di essere degna di un buon giudizio da parte degli uomini?”

La verità delle sue parole rimbomba come una campana nella mia testa. La mia dea interiore sta girando attorno a un ring di pugilato con indosso un bikini, reggendo un cartello su cui sta scritto applausi. Il mio subconscio obbedisce e il suo battimani riecheggia come l’ovazione di un migliaio di spettatori.

Se lo sapevate, perché diavolo non me lo avete detto?, vorrei urlare contro di loro.

Lo guardo a occhi spalancati. Il dottor Flynn annuisce, confermando la mia intuizione.

“Pensaci un attimo, puoi farlo? Siamo a un punto di svolta”. Lui si sposta sulla sedia, prende un paio di appunti poi incontra di nuovo il mio sguardo, che da un paio di minuti è fisso su di lui. “Per ricapitolare, il tuo problema è l’insicurezza, la tua insicurezza deriva dal senso di inutilità che riguarda in particolare, ma non esclusivamente, i maschi. Da cosa pensi che possa derivare il tuo senso di inutilità?”

Non sento nemmeno le sue parole perché sto velocemente ripercorrendo tutta la mia vita. L’uomo che mi avrebbe amata ma non ha potuto farlo perché è morto subito dopo la mia nascita, l’uomo che mi ha amata come una figlia nonostante io non lo sia ma ha trovato così difficile esprimermi il suo amore, e l’uomo duro che, anche se per poco, mi ha sottratto mia madre in un momento in cui, se lei fosse stata presente, forse avrei superato la perdita di quel padre che non ho mai conosciuto …. Mio padre, o i miei padri. I modelli maschili nella mia vita … Oh mio Ho problemi con mio padre …

Tutto si fa chiaro ai miei occhi mentre la realtà si fa strada nei miei pensieri. Dapprima in sottofondo, ma poi più insistentemente, sento il suono cantilenante del mio nome mentre John mi richiama alla realtà.

“Ana, Ana!… Ana?”

Accantonando tutte le immagini che mi sono affiorate alla mente, mi concentro su di lui ancora una volta: “Ho dei problemi con mio padre” dico, attonita.

Flynn ridacchia, con uno sguardo gentile: “Io non credo che siano “problemi con tuo padre” o almeno non è questo il termine corretto dal mio punto di vista professionale, ma possiamo adoperarlo lo stesso, se preferisci”.

Io arrossisco. Di tutti i momenti in cui il filtro cervello/bocca poteva non funzionare, è successo proprio nel momento in cui stavo aprendo me stessa, e per giunta di fronte a un medico che so essere un accanito sostenitore della terminologia corretta. Il suo sorriso sincero è l’unica cosa che mi impedisce di strisciare sotto il divano, ma per il momento non ho il coraggio di affrontare il suo sguardo benevolo.

“Ana”, la sua voce è dolce, suadente e mi convince ad alzare gli occhi: “Sono entusiasta per i progressi che abbiamo fatto oggi. Dovresti essere orgogliosa di te stessa. Ti sei comportata molto bene”.

Io arrischio una sbirciatina, notando che ha detto abbiamo riferendosi al nostro dialogo, ma ha poi dato solo a me il merito per le intuizioni anche se è lui quello che mi ha portata ad averle. Il mio cuore è pieno di gratitudine. Stento a credere che a volte, durante questa sessione, mi sono arrabbiata con lui e lo ho guardato quasi con odio.

“Lei lo sapeva?” Chiedo improvvisamente, esprimendo una domanda che prende anche me di sorpresa.

Si stringe nelle spalle: “Lo sospettavo. Il fatto che avevi scelto di rimanere con Ray era estremamente significativo, soprattutto perché la cosa era riferibile a quegli anni difficili quando si passa dall’essere una ragazza al diventare una donna. Quindici, sedici anni è un età molto difficile, e la maggior parte delle ragazze la vogliono trascorrere con le loro mamme, se non altro per parlare con loro dei propri problemi”.

Ancora una volta sorride, ma questa volta con un luccichio negli occhi a causa della sua battuta.

Collins e io torniamo al Café Playdate in silenzio, il mio mondo ha subito troppe scosse, oggi, perché io abbia voglia di chiacchierare. Non ho ancora avuto un momento per pensare a come Christian avrà gestito Chris, ma Collins mi parla all’improvviso, interrompendo le mie riflessioni.

“Mrs Grey?”

Risvegliandomi dal mio sogno ad occhi aperti , incontro il suo sguardo nello specchietto retrovisore: “Hmm?”

“Mr Grey ha detto di non preoccuparci di entrare, lui verrà fuori. Devo solo fargli sapere che stiamo arrivando”.

“Va bene,” dico speditamente. Io non sono sorpresa. A volte solo il rumore di quei luoghi è tale che si vuole uscirne in fretta.

Come a un segnale Christian, con un Chris sorridente tra le braccia, e Carl escono dalla porta, proprio mentre Collins accosta perché salgano a bordo. Scivolo al centro del sedile posteriore per fissare Chris nel suo seggiolino, mentre Christian gira attorno al SUV per salire accanto a me.

“Ehi, baby …” inizia, ma Chris sta già sputando un centinaio di parole al minuto.

“Mamma, mamma, ho avuto un gioco in regalo e mi sono fatto un amico e abbiamo giocato con le auto da corsa e sono caduto, ma non ho pianto perché io sono coraggioso e papà mi ha dato del cibo spazzatura! Ha detto di non dirtelo e io  non te lo dirò!”

Christian e io ci mettiamo a ridere, lui getta le mani in aria con finta esasperazione: “Campione, ma glielo hai appena detto!”

Chris si mette una mano sulla bocca, con aria colpevole, ma gli passa subito perché si accorge che suo padre sta scherzando.

Ridendo Christian cattura il mio mento e mi gira la testa verso di lui: “Non mi baci, Mrs Grey?”

Avvicinandomi a lui appoggio le mie labbra contro le sue: “Mi dispiace Mr Grey, ma tuo figlio mi ha talmente presa che me ne sono dimenticata”.

Lui mugula, ma i suoi occhi restano sorridenti.

“Allora, che tipo di cibo spazzatura ti ha lasciato mangiare papà?” Chiedo, alzando un sopracciglio con aria interrogativa verso Christian prima di rivolgere la mia attenzione a Chris.

“Cibo spazzatura!” Esclama, battendo le mani felice.

“Ah, ho capito. Fammi indovinare”, dico, appoggiandomi un dito sul mento e fingendo di essere immersa nei pensieri. “Forse un gelato?”

“Sìììì! Con la salsa al cioccolato! E dell’altro ancora!”

“Qualcos’altro?” chiedo, con finto sgomento, e la cosa lo esalta, facendolo sorridere e annuire quasi maniacalmente.

“Forse delle patatine fritte?”

“Sì!” strilla. “E ancora di più!”

“Di più?” Questa volta l’orrore nella mia voce non è così scherzoso, comincio a preoccuparmi.

“Uhm, vediamo …”

Sbircio verso Christian che ci guarda con un sorriso indulgente. Chi avrebbe mai pensato che un maniaco della corretta alimentazione come lui sarebbe stato così accondiscendente nei confronti di Chris!

“Forse degli spaghetti?”

“Nooooo!” Ride, felice che io mi sia sbagliata, ma allo stesso tempo cercando in qualche modo di tenere segreta la cosa anche se scoppia a ridere.

“Un hotdog?”

“Un intero hotdog mamma! Uno tutto intero!” Muove le manine a indicare un hotdog di dimensioni esagerate, circa una ventina di centimetri.

‘Wow!” Spalancando gli occhi imito la sua eccitazione, ma dentro mi sento rabbrividire. Oh ragazzi! Tutto questo dopo un pranzo completo? Starà sicuramente male.

Guardando di lato, incontro lo sguardo divertito di mio marito, troppo felice e intenerito perché io riesca a sgridarlo, così ingoio le parole che avrei voluto dire e incrocio la dita, sperando nelle capacità digestive di Chris.

Il racconto che mi fa Chris del pomeriggio è carino e animato, guastato solo dalla caduta che ha fatto. Christian mi stringe la mano quando Chris racconta la storia, così capisco che mio figlio la ha presa molto meglio di suo padre. Ricambio la stretta, rivolgendo a Christian un sorriso rassicurante quando, con un gemito ad alta voce, Chris attira la mia attenzione su di lui.

“La pancia mi fa male, mamma”. Incrociando entrambe le braccia sul pancino si lamenta perché uno spasmo lo tormenta. Christian si sporge in avanti sul sedile, guardandolo con un’espressione di panico.

“Oh baby,” cerco di tranquillizzarlo, per niente sorpresa, “arriveremo a casa in due minuti. Cerca di resistere, tesoro”.

“Cosa c’è che non va, campione?” domanda Christian, sinceramente ignaro.

Non posso essere arrabbiata con lui. La gioia di poter offrire al tuo bambino un simile trattamento è un dono meraviglioso per un genitore, tanto più per Christian cui il privilegio è stato negato per tanto tempo, ma ha bisogno di imparare ciò che il corpicino di Chris può e non può fare.

“Starà bene in fretta, ha solo alcuni crampi allo stomaco. Ho dell’antispasmodico da dargli, a casa. ”

Tenendo d’occhio Chris sento Christian trattenere il respiro, dietro di me: “Ho esagerato, non è vero?”

Sempre tenendo la mano di Chris guardo il cipiglio preoccupato di Christian: “Non sentirti in ​​colpa. E’ successo anche a me. I bambini non sono così bravi da sapere quando fermarsi”. Sorridendo, appoggio la mano sulla sua mano, intrecciando le dita alle sue. Posso solo immaginare quanto male si deve sentire, e come sempre io sono più che desiderosa di offrirgli il conforto che gli serve in quel momento.

Proprio in quel momento Chris si lamenta di nuovo, e la preoccupazione sul volto di Christian si acuisce: “Non dovremmo portarlo in ospedale?”

“Se le cose non cambieranno, allora sì, ma proviamo solo ad aspettare un po’ per vedere se la medicina lo fa stare meglio”.

So che non c’è alcuna ragione di spiegare questo a lui; per lui il benessere di Chris è troppo importante perché riesca a gestire la cosa con serenità. Inoltre capisco perfettamente come si sente in questo momento: quando Chris era più piccolo io diventavo quasi paranoica quando lui si ammalava o si faceva male e pensavo sempre al peggio, ma poi, mano a mano che i figli crescono, ci si rende conto se si tratta di una cosa seria oppure no.

Arriviamo all’Esacala e questa volta non riesco a distrarre Chris dalle orde di giornalisti che sembrano essere addirittura più di prima. Fortunatamente Christian non si accorge neppure della loro presenza: non rivolge loro neppure uno sguardo mentre Collins arriva al parcheggio.

Prima che il SUV si fermi del tutto Christian esce dal veicolo e si fa strada a fianco di Chris con passo determinato. Con una tenerezza che contrasta con la sua espressione tesa lo prende in braccio e se lo culla al petto come fosse un neonato. Chris si strofina contro la camicia di Christian, come se l’odore di suo padre gli dia conforto. Mi accorgo che Christian lo guarda, sempre più preoccupato per il pallore di suo figlio. Si dirige velocemente all’ascensore, impaziente ora di portarlo a casa. Lasciamo che la squadra di sicurezza si occupi di parcheggiare l’auto e noi tre ci dirigiamo verso il nostro appartamento, mentre io cerco di di tenere a freno l’ansia crescente di mio marito.

Facciamo in tempo a fare appena tre passi nell’ingresso che vedo Chris barcollare per poi riversare tutto il suo pasto sulla camicia Armani da 400 $ del padre. Christian si blocca di colpo, inorridito. Per un attimo sembra disorientato, completamente impotente poi, si lascia cadere in ginocchio girando Chris di sotto in su, in modo che non soffochi per il vomito. L’odore è insopportabile, i pezzi di cibo non identificato gocciolano fuori, ma lui batte sulla schiena di Chris finché lui, con brividi involontari, riesce ad eliminare ogni cosa che ancora aveva nel pancino.

Christian sembra profondamente preoccupato, non lo turba neppure minimamente il fatto di essere circondato dal vomito. La sua camicia di design e i pantaloni sono sicuramente rovinati dai pezzetti di hotdog parzialmente masticato e dalle patatine fritte e quant’altro. Il vedere che si occupa così intimamente per il nostro bambino è una cosa profondamente commovente.

Alzando lo sguardo, lui attira la mia attenzione, “Baby, vai a fargli il bagno”, mi istruisce, calmo, ora che ha il controllo della situazione. “Tieni pronta la medicina di cui parlavi e poi, ti prego, porta anche qualcosa per pulire”.

Proprio in questo momento arriva Gail, che sente quello che ha appena detto Christian. Capendo la situazione si mette subito in azione. “Ana”, dice nel suo solito modo efficace, “vado a prendere il secchio e alcuni stracci, mentre lei prepara il bagno”.

Girando sui tacchi, corro lungo il corridoio per riempire la vasca, sperando che l’acqua calda abbia qualche effetto sul pancino dolorante. Un minuto dopo prendo lo sciroppo antispasmodico dall’armadietto a prova di bambino, misurando accuratamente la dose, per poi tornare dai miei due uomini. Mentre torno indietro prendo un sacco della spazzatura in cui mettere la camicia di Christian, certa che le macchie non potranno essere eliminate. Quando li raggiungo, Chris sembra stare già meglio: è ancora pallido, ma almeno ora si regge in piedi da solo.

“Ehi amico, come ti senti?”

Lui annuisce, guardando il caos intorno a lui: “Mi dispiace mamma. Mi dispiace papà”, mentre il labbro inferiore comincia a tremolare, ma Christian si affretta a consolarlo.

“Campione, eri malato. Non devi essere dispiaciuto. Mi dispiace di averti dato troppo da mangiare”.

Strizzando l’occhio a Christian gli porgo il sacco della spazzatura e aiuto Chris a spogliarsi dei vestiti sporchi. Christian si sfila la camicia poi la mette nel sacco, insieme con le scarpe e le calze. Stranamente tiene addosso i pantaloni; siccome normalmente indossa dei boxer pensavo che anche i pantaloni sarebbero finiti nel bidone, ma la cosa non mi preoccupa assolutamente; intanto, Gail inizia a pulire tutto intorno a noi.

“Andate,” faccio loro cenno di allontanarsi, “sciacqualo sotto la doccia poi mettilo nella vasca da bagno. La sua medicina è sul bancone del bagno”.

Lui elimina la maggio parte dello sporco dalla parte anteriore dei suoi pantaloni, poi prende in braccio Chris e si dirige verso la doccia. E’ strano avere qualcuno che non sia la mia mamma ad aiutarmi in questo compito spiacevole, ma Gail insiste per aiutarmi così finiamo in fretta, chiacchierando tranquillamente di quanto bene Christian ha gestito la situazione. Come sempre, la competenza di mio marito non conosce limiti.

Terminate le grandi pulizie e dopo avere messo a letto Chris, che ora sta molto meglio anche se è esausto, Christian si scusa perché deve lavorare per un’oretta, mentre io mi prendo un momento di calma per riflettere sulla mia giornata. Ascolto All in dei Lifehouse e prendo spunto dal testo per il mio futuro con Christian:

Ma lo sai che mi sono abbandonato ai miei sensi

Mi sono liberato  delle mie difese

Questa volta non me ne andrò

Si, lo sai, io sono del tutto qui

Non ho nulla da nascondere

Io sono qui, non ho nulla da nascondere

Sto cadendo più veloce di una frana

Ho trascorso una settimana lontano da te l’altra notte

E ora ti sto chiamando, sto invocando il tuo nome

Anche se perdo la partita sono del tutto qui

Sono tutto qui questa notte

Si, sono tutto qui

Sono tutto qui per la vita intera …

Mi sento bene, sono solo un po’ perplessa per i progressi che ho fatto con Flynn oggi. Non mi resta che continuare a ricordare a me stessa che il peggio è passato. Io adesso so con cosa ho a che fare: ho solo bisogno di risolvere il problema.

Christian distoglie i miei pensieri perché entra nella stanza, con atteggiamento disinvolto ma inconfondibilmente predatorio. I jeans informali e la t-shirt che indossa aggiungono al tutto un che di sensuale e intrigante che sono desiderosa di scoprire. Guardandolo muoversi, soprattutto con quello sguardo affamato negli occhi dalle palpebre mezze chiuse, mi fa rabbrividire in previsione di quello che succederà. Il mio corpo risponde naturalmente e inevitabilmente, alla sua presenza maschia, la sottile t-shirt che indosso tradisce il mio desiderio perché evidenzia le punte rigonfiate dei miei capezzoli. I suoi occhi si beano alla vista, e questo alimenta l’intensità del desiderio. Raggiungendo il telecomando dell’iPod lui sceglie una nuova canzone, il tutto mentre mi guarda con uno sguardo sincero e riconoscente che mi riscalda, facendomi saltare sulla sedia.
Non appena si diffondono i primi accordi di Apri gli occhi  degli Snow Patrol lui parla: “Altri quattro giorni, Mrs Grey”.

Le sue parole penetrano dentro di me, con la promessa del concepimento di un altro bambino. Socchiudo le labbra: ho bisogno di respirare profondamente perché sento il mio desiderio acuirsi. Colgo il suo sorriso diabolico, poi le sue agili dita catturano la mia attenzione mentre lui si sbottona i jeans che poi lascia cadere: non indossa biancheria intima.

 

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