Capitolo 48

Non è che non ci abbia pensato, e se sono onesta con me stessa devo dire che Kate non mette in dubbio la forza del rapporto che ci unisce ma piuttosto la mia insicurezza emotiva. So fin troppo bene che il mio modo di percepire una situazione riesce a prendere il controllo dei miei pensieri e delle mie azioni, e può benissimo essere una percezione che nulla ha a che fare con la realtà.

Io mi appoggio contro il bancone della cambusa, la vergogna mi fa arrossire perché non riesco a dirle che sono abbastanza forte: “Non lo so”. Con un soffio mi allontano i capelli dalla fronte: “Mi rendo conto che si scatenerà una gran bagarre, ma so anche che non può continuare a vivere in questo modo”. Faccio un gesto totalizzante con la mano. “I giornalisti ci assediano, sperando di trovare del fango da gettargli addosso per porlo in una luce sordida e poco lusinghiera, chissà quante sottomesse là fuori non hanno nulla da perdere dalla rottura di un contratto di riservatezza. L’impatto di un evento del genere sulla nostra vita sarebbe di gran lunga superiore, addirittura irreparabile rispetto al disagio che potrebbe provocarmi qualche donna troppo appassionata. Almeno così saremmo in grado di controllare le notizie che vengono divulgate e anche il modo in cui vengono rese pubbliche”.

Kate continua a mordicchiarsi l’interno della guancia, guardandomi con la testa inclinata da un lato: “Capisco cosa intendi, Ana, e se metti in pratica una decisione del genere sarebbe bello che ti potesse servire a dimenticare il passato – se è quello di cui hai bisogno – ma temo che tu sottovaluti l’impatto dannoso che un drappello di ammiratrici potrebbe causare al vostro rapporto. Basterebbe a piantare nella tua mente il seme del dubbio, e anche se non c’è fondamento alcuno il dubbio sulla fedeltà di tuo marito potrebbe portarti ad una maggiore insicurezza”.

Whoa! Accidenti a Kate e alla sua abitudine di tirare dritto e di parlare schiettamente.

Abbasso lo sguardo e mi concentro nel mescolare le tazze di cioccolata fumante davanti a me: “Pensi che io debba dimenticare il passato?”

“Oh, Ana!” sospira, esasperata. “No. Io non lo penso, ma ti conosco e so che, se sei alle prese con i sensi di colpa, vedi le cose in modo distorto. Voglio solo che tu ci pensi attentamente. Eliminare una minaccia solo per affrontare il problema da un altro punto di vista è abbastanza inutile”.

“Forse hai ragione” mormoro, rendendomi conto che potrebbe essere una sciocchezza sconsiderata. Aggiungo distrattamente alle bevande un po’ di cannella e un pizzico di vaniglia. “Per come la vedo, però, saremmo finalmente liberi da questa terribile minaccia e, qualunque cosa accadesse all’uscita di questo articolo, finirebbe in fretta”.

“Hhmm”, riflette, evidentemente poco convinta.

Dubbiosa su cosa sia meglio fare cerco di non pensare più a quello che ci siamo appena dette e le chiedo di darmi una mano a servire le bevande.

Alla fine della giornata, spettinati, un po’ intirizziti ma felici ci dirigiamo a casa, dopo aver lasciato Kate ed Elliot nella casa di famiglia dei Grey. Eccitati all’idea che rimarranno per un po’ di tempo qui, facciamo dei progetti per stare insieme a loro quanto prima.

Sul sedile posteriore del SUV mi rannicchio accanto a Christian, con il braccio teso lungo lo schienale del sedile: “Grazie, Mr Grey. E’ stata una bella giornata”.

Lui mi sorride; mi sembra che sia rilassato e addirittura spensierato, e vederlo di buon umore è un altro motivo per farmi propendere per l’uscita dell’articolo. Come può la sua felicità non valere un sacrificio?

Mi bacia in fronte, “E’ vero, è stata una giornata magnifica”, conferma guardando il nostro piccolo assonnato, che ha probabilmente vissuto il giorno più bello della sua vita.

Trattengo a stento una risatina e, girandomi, vedo Chris che sta ingaggiando una poderosa battaglia con le sue palpebre che si richiudono per la stanchezza.

Una espressione preoccupata dilaga sul bel viso di Christian: “Non dovremmo cercare di tenerlo sveglio fino a quando arriviamo a casa, in modo che possa cenare?”

Nascondo il mio sorriso, capendo che un pasto mancato sarebbe un dramma di proporzioni disastrose per Fifty: “Anche se ci provassimo, perderemmo sicuramente la battaglia”.

Entrambi ci voltiamo per guardare nostro figlio: non solo ha perso la battaglia, ma la sua testina è crollata di lato e la sua piccola bocca è addirittura spalancata. Non gli era mai successo di addormentarsi così in fretta, e sono abbastanza certa che sia tanto spossato che nemmeno una tromba potrebbe destarlo dal suo sonno.

“Ha mangiato molto oggi, starà bene anche se non cena”, lo rassicuro quando vedo che la preoccupazione persiste nel suo sguardo color ardesia.

Il suo istinto paterno non gli permette di accontentarsi delle mie parole: “E il bagno? E se gli viene fame durante la notte?”

Gli tocco il viso, costringendolo a focalizzare la sua attenzione su di me: “Christian”, gli dico dolcemente, “nel caso tu non lo abbia notato tuo figlio mangia come un bufalo. Saltare un pasto o un bagno ogni tanto non gli farà male, ma se si sveglia quando torniamo a casa gli daremo da mangiare e gli faremo il bagno prima di metterlo a letto”. Gli rivolgo il mio miglior sorriso da fidati-di-una-mamma. Ancora incerto sbatte le palpebre, in lotta con se stesso. Il modo in cui ama Chris e si prende cura di lui è veramente ammirevole e profondo, ma lui aggiunge al già difficile compito di un genitore tutta una serie di stress non necessari.

“Ehi,” gli accarezzo con le nocche il contorno del viso, e la sua barba appena ricresciuta mi pizzica la pelle in un modo delizioso. “Il riposo è importante quanto mangiare, e se si svegliasse avendo fame …” mi stringo nelle spalle, poi allaccio le mie dita alle sue, “gli daremo qualcosa da mangiare, anche se fosse nel bel mezzo della notte”.

L’ansia che un attimo fa pensavo sarebbe stato difficile eliminare lo abbandona di colpo. Al suo posto compare l’ombra di qualcosa di completamente diverso che addolcisce la sua espressione. Il grigio tempestoso dei suoi occhi si illumina di un lampo di desiderio e io sento diffondersi in me una vampata di calore. Il suo desiderio è evidenziato dall’atteggiamento sensuale e libidinoso che assume la sua bocca.

Lui scuote la testa, lentamente e deliberatamente: “No, Mrs Grey. Non ci saranno interruzioni stavolta, baby. Stanotte ogni centimetro di quel tuo corpo delizioso sarà mio. Voglio ricordare ogni secondo del nostro rapporto”.

La sua voce roca scivola su di me come il miele, le sue parole accendono ogni mia terminazione nervosa e ogni cellula del mio corpo. Oh Fifty!

Riesco finalmente a trarre un respiro; vorrei rivolgergli un sorriso sensuale ma riesco solo ad emettere uno squittio. Vagamente penso che lui è ancora una volta in guardia e cerca di limitare le sue aspettative sul concepimento, ma tenta di dimenticarsene baciandomi. Le mie labbra si aprono da sole e rispondono istintivamente alle sue. Con calma e con un profondo gemito lui inclina la testa, infilando la sua calda lingua nella mia bocca che gli offro spontaneamente.

E’ uno di quei baci carichi di intenzioni e di significato: è bruciante, siamo uniti e lui mi mostra ogni grammo della sua adorazione per me. Baci come questo sono un suo dono speciale, non si limitano ad essere una semplice fusione delle labbra e della lingua ma sono una vera dichiarazione d’amore. La ferma pressione della sua bocca, il percorso sinuoso della sua lingua, la sua mano possessiva che mi stringe a lui sono tutte espressioni della sua volontà di mettere a nudo se stesso e i suoi sentimenti per me.

Sono felice che il SUV abbia i vetri oscurati quando il veicolo rallenta per superare il dosso artificiale all’ingresso del garage dell’Escala. Posso solo immaginare il piacere contorto che i giornalisti si sarebbero goduti vedendo il sedile posteriore della nostra auto. Mi sarebbe dispiaciuto che un momento straordinario come quello fosse guastato da spietati giornalisti per il solo gusto della loro inutile malvagità. Io disprezzo il modo in cui, per fare uno scoop e diffondere del gossip, sanno utilizzare una foto o un titolo per sottintendere qualcosa che risulta invece del tutto inesistente quando si legge l’articolo sottostante.

Sono raggiante e le mie labbra sono ancora formicolanti per la dolce sensazione che mi ha provocato la sua abile bocca scivolando sulla mia. Mi rendo conto che il nostro bacio deve essere durato per più di dieci minuti, e in tutto questo tempo lui non ha fatto altro che tenermi stretta. Questa è la sua speciale abilità nel campo del sesso: riesce a coinvolgermi facendomi del tutto dimenticare chi sono e dove sono, per non parlare della confusione gocciolante che provoca nelle mie mutandine.

Il suo sorriso mi stuzzica e il suo sguardo pigro mi divora quando mi dice a più tardi. Ed è sufficiente, come sempre, a farmi impazzire di desiderio. Fisso gli occhi su di lui, cercando di ricordare se ho visto qualche cosa, nella ricerca che ha fatto sul concepimento, che parli di un momento ideale della giornata per procreare. Scruto l’orologio sul cruscotto del SUV e quando vedo che sono le 18:55 gli dico con emozione che le 19:00 sono l’ora magica per la procreazione, ma Taylor distoglie la sua attenzione da me.

“Signore, ha tempo per un veloce incontro, adesso?” gli chiede, guardando indietro oltre la sua spalla.

“Certo”, risponde subito Christian. “Lasciami solo mettere Chris a letto, poi ci vediamo nel mio studio”.

Taylor annuisce sganciando la cintura di sicurezza e noi facciamo lo stesso. Io libero Chris dalla sua mentre Christian gira attorno al veicolo per venire a prenderlo. Lo osservo cullare al suo petto il figlio addormentato: la sua dolcezza contrasta con il suo aspetto fisico e con la forza delle sue muscolose braccia. Non credo che riuscirò mai a saziarmi di vederli insieme e di contare tutte le premure che lui riversa su nostro figlio.

Chris non fa resistenza né quando gli tolgo con cautela i vestiti né quando lo mettiamo a letto. Christian gli rimbocca le coperte e lo lasciamo, sussurrando dolci parole sulla sua testolina color rame.

Con le braccia strette intorno a me da dietro, Christian mi porta in cucina: “Mrs Grey, faresti bene a mettere assieme in fretta qualcosa da mangiare: fra poco avrai bisogno di tutta la tua resistenza”, mi sussurra sfacciatamente all’orecchio, con voce arrogante.

Girandomi tra le sue braccia mi inarco di fronte a lui: “A piedi nudi e incinta in cucina, eh? E’ questo che vorresti, Mr. Grey? Devo avvertirti che non intendo abbandonare la mia carriera per fare la mamma a tempo pieno”, lo informo con un sorriso, appoggiando scherzosamente un dito contro i suoi forti muscoli.

La sua risata è forte e profonda, l’ilarità illumina i suoi occhi: “Te l’ho già detto, Mrs Grey. Ti prenderò in ogni modo possibile, ma non accetto negoziazioni sulla gravidanza”. Piegandosi in avanti muove agilmente la lingua intorno al lobo del mio orecchio poi mi sussurra, prendendosi tutto il tempo che gli occorre per pronunciare ogni parola con chiarezza: “Forse anche più di una”.

“Ah!” Ansimo, gettando la testa all’indietro in stato di shock.

Con una risatina e strizzandomi l’occhio lui mi mostra che il mio sguardo deciso non lo impressiona affatto. Mangia, mi dice col movimento delle labbra, poi si allontana, con l’andatura di un uomo che ha appena ottenuto esattamente quello che voleva.

Ah! Vedremo!

Preparo un piatto con delle fette di pane di segale e sopra ci metto della fresca ricotta, delle sottili fettine di prosciutto e dell’avocado abbondantemente condito con limone e pepe nero appena macinato, a formare un panino aperto.

Nel subdolo tentativo di fare in modo che Christian mi raggiunga in fretta nella nostra camera da letto, prendo il piatto e lo porto nel suo studio, per accelerare i tempi a fare imn modo che mangi mentre parla con Taylor. Anche se mi piacerebbe restare e sentire le informazioni che Taylor ha raccolto fino ad ora, ho intenzione di fidarmi di lui e del fatto che sarà lui stesso ad informarmi di tutto, e così preferisco usare il tempo che mi resta per farmi bella.

Dopo aver lavato via dal mio corpo i residui di sale sotto la doccia, mi lavo i denti e mi asciugo i capelli. La donna furba dalle guance arrossate che mi guarda dallo specchio è più che impaziente di vedere cosa succederà stanotte.

Concepire un bambino è un’impresa monumentale da qualunque prospettiva ci si ponga, ma è una cosa che sembra interessare Christian non solo sul semplice piano fisico. L’uomo animalesco e virile che ha preso il mio corpo giovedi sera mi ha fatto fare un’esperienza completamente nuova per me. Il sesso tra di noi è sempre stato a dir poco sconvolgente, ma prima lui non era mai stato così crudo, quasi primitivo. Mi viene in mente la stagione degli amori; la sua solita vena possessiva assume una nuova luce primordiale.

A letto è difficile per me riuscire a concentrarmi sul libro che sto leggendo: il mio corpo vibra ancora per il suo bacio e per la sua promessa. Salto quasi fuori dalla pelle quando lui entra nella nostra camera da letto, col suo aspetto meraviglioso e presuntuoso. Ha un sorriso arrapato.

Accostandosi a me, che ho la schiena appoggiata alla testiera, traccia con la punta della lingua una linea dalla mia mascella al mio orecchio: “Mi vado a fare una veloce doccia, baby”, canticchia. “Pensa che fra poco mi impossesserò del tuo corpo spingendomi dentro di te e riempiendoti con il mio sperma. Pensa a noi due, Anastasia, mentre concepiamo il nostro bambino”. Mi lecca di nuovo il lobo dell’orecchio poi mi lascia, sorridendo e dandomi un’ultima occhiata da sopra la spalla.

Mi sento stordita e trattengo il respiro. Se la sua intenzione era quella di farmi battere forte il cuore c’è certamente riuscito e infatti sento il sangue scorrermi nelle vene ad una velocità doppia rispetto al solito. Il calore che sale alle mia guance è insopportabile, la mia pelle si ricopre improvvisamente di sudore. Il tessuto scivoloso tra le mie gambe contratte serve solo ad aumentare la dolorosa sensazione di vuoto in quel punto preciso.

Quando Christian esce dal bagno posso aggiungere un altro motivo alla lunga lista che ho fatto mentalmente del perché sono così eccitata. Ha solo un asciugamano avvolto intorno ai fianchi magri e il suo busto è nudo. E’ ancora gocciolante e, nella luce soffusa, la sua pelle luccica per l’umidità. Con la grazia di una pantera lui calpesta lo spesso tappeto e tutti i suoi muscoli rivelano la sua sensualità.

I miei denti affondano nel mio labbro inferiore. Io sono impotente, incapace di distogliere il mio sguardo dal mio uomo ideale. Rievoco nella mia mente la sensazione che le mie mani hanno provato stringendo le sue forti braccia, toccando il punto in cui il suo bicipite si trasforma nelle sue possenti spalle, le cavità che delineano i muscoli del suo addome e le rientranze dei suoi fianchi, che formano una V perfetta, quasi una freccia sexy che punta ad un premio. E di che premio si tratti lo so bene e anzi lo vedo, già teso contro l’asciugamano.

Christian coglie il mio sguardo: “Mrs Grey, vedi qualcosa che ti piace?”  Mi affronta a testa alta, con la testa inclinata da un lato, i gomiti piegati e i pugni puntati ai fianchi.

Scuoto la testa – lentamente, contraddicendo lo sguardo voglioso che so di stargli rivolgendo: “Non come Mr Grey. Ti amo”. Lascio che la mia lingua indugi sul bordo dei miei denti, mentre gli rispondo.

Mi compiaccio del profondo effetto che le mie parole hanno su di lui: il suo sussulto, il breve e sorpreso sfarfallio che fiammeggia nei suoi occhi che si oscurano.

Vedo che le palpebre gli si appesantiscono mentre i suoi occhi incontrano i miei e prendono possesso di me, proprio come farà il suo corpo. La connessione tra di noi è improvvisamente palpabile e densa, come il magnetismo indelebile che ci unisce.

Sento il sibilo dell’iPod che parte, con un suono suggestivo ed evocativo, non appena lui aziona il telecomando che ha in mano. Nella mia mente la musica è legata a tante scene come questa, ma nessuna tanto significativa.

Non appena dagli altoparlanti nascosti partono le prime note di Everything dei Lifehouse, so che la playlist che ha preparato per questa sera sarà emozionante e provocatoria, con canzoni appositamente scelte per suscitare le mie emozioni come le amorevoli carezze che stiamo per condividere.

Sono qui,

parlami.

Voglio sentirti,

ho bisogno di sentirti.

Tu sei la luce che mi illumina,

sei il luogo dove trovo finalmente la pace.

Rimango irretita dal suo sguardo magnetico quando lui tira via di colpo dal letto la coperta, gettandola a terra. Prima, senza accorgermene, devo aver messo il mio libro sul comodino perché mi ritrovo le mani vuote così le mie dita afferrano il lenzuolo sotto di me. Il modo in cui mi guarda è totalizzante. Siamo solo io e lui in un oceano di lenzuola color perla. Il suo asciugamano segue la coperta e finisce a terra, così lui resta gloriosamente nudo e l’unica barriera tra di noi è l’inconsistente seta azzurro ghiaccio della mia camicia da notte.

Dalla parte opposta del letto lui mi guarda con un’aria inconfondibilmente predatoria e – oh – così emozionante. Il suo sguardo non si stacca un attimo dal mio, è addirittura lampeggiante. Con le mani forti mi stringe le caviglie. Mi apre le gambe e mi tira in mezzo al letto. Lui ringhia guardando il morbido tessuto della mia camicia da notte arricciarsi intorno alla mia vita, lasciando intravvedere che non indosso le mutandine, poi mi aiuta a sollevare le spalle dal letto per farmi scivolare via in fretta la camicia.

Seduto sui talloni, tra le mie gambe spalancate, lui piega la testa e fissa il mio monte di Venere nudo. La nostra intimità è intensa, quasi insopportabile. L’istinto mi direbbe di coprirmi ma non voglio farlo e resisto, restando perfettamente immobile. Dopo alcuni lunghi minuti lui affonda il naso tra le mie cosce aperte, aspirando profondamente il profumo delle mie parti intime. Ho quasi le convulsioni per il contatto e spingo i fianchi verso di lui.

Quando apro gli occhi Christian è in bilico sopra di me e mi guarda; mi vengono i brividi per il piacere. Lui si appoggia a me con tutto il suo peso e si sostiene sulle braccia appoggiate ai lati della mia testa, soddisfatto per il nostro contatto pelle-a-pelle, e fa scorrere il naso lungo il mio: “Ti fidi di me, baby?”

A queste parole avverto quasi un brivido di paura ma comunque prometto “Sì”, con un sospiro soffocato.

Ora che lui è vicino le mie dita muoiono dalla voglia di toccarlo. Muovendo le mie mani sul suo ampio petto io faccio quello che faccio sempre e rivedo nella mia mente ogni dettaglio del suo corpo, il che alimenta la mia eccitazione. Penso alle sue forti spalle e al suo corpo muscoloso, mi meraviglio che abbia chiuso gli occhi per abbandonarsi integralmente alle sensazioni. Mi piace che mi dia il tempo di pensare a tutto questo, accantonando per il momento i suoi progetti.

Quando apre gli occhi mi colpisce il peso delle sue emozioni messe a nudo. Il suo peso mi fa uscire l’aria dai polmoni.

“Ti amo” mormora, con un tono reverenziale, a bassa voce.

Altre volte ho visto la luce soffusa dell’amore nei suoi occhi, ma nulla di paragonabile a questo. Per un attimo mi chiedo che cosa è cambiato, ma poi mi ricordo la mia conversazione con Taylor, in ospedale, dopo che avevano sparato a Christian. Mi aveva detto che io non avevo capito la profondità dell’amore di Christian per me e mi aveva avvertita che era molto più forte di quello che Christian mi permetteva di vedere.

Se avessi voluto una prova adesso ce la ho, e mi fa sentire piccola e grande contemporaneamente. Il gusto dolce-amaro di sentire che le sue parole prendono vita nel suo sguardo è una potente affermazione del mio potere su di lui e un ricordo orribile della mia stupidità.

“Christian?” gli chiedo, perché sento che vuole più di una semplice ripetizione di quello che già gli ho detto.

Lui solleva una mano alla fronte, spingendosi indietro i capelli: “Per tanto tempo avrei voluto mostrarti quanto mi importa di te, ma ero troppo spaventato. Forse, se l’avessi fatto, le cose sarebbero andate diversamente, ma quello che conta è che ora sei qui e mi farai dono di questo nuovo bambino, che ci legherà indissolubilmente. Voglio ricambiare il tuo gesto, Ana, voglio mostrarti tutto quello che il mio cuore prova per te”.

I miei occhi si riempiono di lacrime di felicità, che lascio sgorgare serenamente. Sorrido, toccata dalle sue parole e così completamente persa in lui: “Ti amo anch’io” gli dico, con la gola strozzata. Solo il contesto del momento consente a questa frase abusata di riassumere tutte le profonde emozioni che mi stanno sommergendo.

Con tanto sentimento che potrebbe bastare per la durata di due vite Christian appoggia la sua bocca sulla mia. Sposta il suo peso sui gomiti e intrecciando le nostre dita unisce le nostre mani. E’ molto di più di un semplice bacio, noi ci fondiamo l’uno nell’altro. Per la prima volta capisco cosa significa unirsi.

Quando lui allontana la sua bocca dalla mia sono quasi ubriaca per la commozione e sono determinata a posporre tutto alla nostra unione. Ancora confusi e storditi i nostri occhi si incontrano e subito emettiamo entrambi un profondo sospiro, che in un attimo si trasforma in una tempesta. Una potente fusione di lussuria, desiderio, istinto, bramosia – tutto esplode in un intenso bisogno carnale.

Senza quasi pensare a quello che sta accadendo Christian mi lega insieme i polsi e li fissa alla colonnina del letto, sopra la mia testa. Il mio sangue che poco fa scorreva con lentezza nelle mie vene ora, per la gioia, va a briglia sciolta accendendomi di desiderio. I miei respiri sono poco profondi e spasmodici, adeguandosi al respiro affannoso di Christian. Il mio povero cuore vacilla e quasi inciampa battendo freneticamente contro le costole.

Con uno sguardo satanico mi inchioda: “Adesso bacerò ogni centimetro del tuo corpo, baby. OGNI.CENTIMETRO”, sottolinea, “e poi, Mrs Grey, ho intenzione di scoparti fino a farti svenire”.

Se potessi vorrei annuire, ma i miei sensi sono storditi e i miei pensieri sono dispersi come semi al vento. Riesco finalmente a respirare quando il suo  forte corpo si solleva su di me e i suoi capezzoli si librano sopra il mio viso mentre succhia l’anello che ho al dito nel calore bruciante della sua bocca.

Mi contorco e gemo, stringendo le ginocchia insieme per strofinare le mie cosce l’una con l’altra, alla disperata ricerca di un minimo sfogo. I miei muscoli interni si contraggono per il desiderio.

Mentre io guizzo e mi contorco, mi dimeno e lo incito, miagolo e chiedo pietà, Christian fa quello che aveva promesso senza dare ascolto alle mie preghiere. Bacia i miei palmi e i miei polsi, lecca come sa fare lui l’interno dei miei avambracci poi fa turbinare la sua lingua lungo il mio bicipite e sulla spalla e indugia nel mio collo. Mi mordicchia e mi bacia, emettendo gemiti di gioia e inalando il mio profumo e il mio sapore.

Ogni suo tocco mi stuzzica e mi appaga facendo crescere sempre più il mio desiderio: tutto questo è follemente, dolorosamente, eroticamente sublime.

Dal mio collo si sposta al mio viso, sfiorando con le labbra le mie sopracciglia, le palpebre svolazzanti, le mie guance, per poi affondare la sua lingua nella mia bocca. La sua incursione disperata mi dà un po’ di sollievo e mi abbandono del tutto al nostro bacio come per immergermi nella nostra unione.

E’ troppo e non è abbastanza. Io muoio e rinasco. Non c’è un centimetro di me che non sia infiammato per il bisogno di lui. Come se lo avvertisse, lui ricomincia il suo tour sensuale, ma in aggiunta adesso fa scivolare le mani sulla mia carne vogliosa. Ovunque si posa la sua bocca, lì le sue mani mi massaggiano, mi toccano, mi accarezzano dolcemente.

Quando la sua bocca si posa sull’incavo della mia gola mi ritrovo a pensare che forse ignorerà il mio seno, e per un secondo i miei muscoli si bloccano e il mio corpo sussulta. Lui alza la testa, con gli occhi roventi come non li ho mai visti. Non sorride, e capisco che muore dalla voglia di lasciarsi andare.

Con movimenti rapidi della lingua mi avvolge il capezzolo e mi guarda per vedere cosa provoca in me: “Io voglio farlo”, mi dice senza fiato, guardando i miei seni con bramosia, “ma tu non puoi venire”.

Io dico piano un ad indicare che ho capito, ma non prometto niente. A questo punto penso che verrei anche se solo un refolo d’aria raggiungesse la mia fessura fradicia.

Fortunatamente le sue labbra si stringono sopra il mio capezzolo trascurato e smette di leccarlo, mentre con le dita di una mano me lo accarezza. Con un grido inarco la schiena, tremando per il sollievo e il desiderio.

“Christian” gemo, “non posso! Ti prego!” La mia voce è solo un sussurro, un lamento flebile.

Colgo il suo sguardo. Sembra essere fuori di sé, esattamente come sono io. Se la barra di acciaio che è appoggiata a me significa qualcosa, deve essere vicino a perdere il controllo. Sento che fa oscillare  il suo pene irrigidito contro la mia gamba, il che conferma il mio sospetto. In tutto il tempo che siamo stati insieme non lo avevo mai visto arrivare così vicino all’orgasmo e continuare a trattenersi. So che sono io, che è il mio corpo a eccitarlo e a fargli perdere i freni.

Prende fiato, stringendo i denti, apparentemente per riacquistare un po’ di controllo.

“Ssshhhh, baby, adesso ti prendo”, cerca di darmi sollievo appoggiando la bocca sulla mia pancia.

Io gemo, facendo ciondolare la testa da un lato all’altro. I muscoli delle gambe mi si irrigidiscono, vorrei scalciare se non fossi bloccata sotto il suo peso.

“Per favore, sono così vicina a venire!” lo avverto, quasi singhiozzando.

Si divincola tra le mie gambe, infilando le mani sotto di me e afferrandomi il culo.

“Sei così fottutamente bagnata”, ringhia, immergendo le mani nella morbida carne del mio didietro, ma sono già infinitamente consapevole della frescura tra le mie cosce, ora che sono divaricate. Scherzosamente lui soffia sopra il mio sesso fradicio.

Come un sasso caduto in uno stagno le onde del piacere si propagano dentro di me partendo dal mio cuore e facendomi contrarre l’addome.

“Unf”: il suono inarticolato è tutto quello che riesco a dire, per contrastare in qualche modo la raffica di emozioni che mi prende.

Christian capisce che sto per venire: “No!” mi ordina, in modo burbero e determinato.

Mi blocco per il tono autoritario della sua voce e mi tiro indietro, mentre lui asseconda le contrazioni del mio ventre con il palmo della mano.

Si siede, in ginocchio tra le mie gambe.

Sulla sua bocca sboccia un sorriso ironico, in contrasto con l’espressione dei suoi occhi. “Penso che possa bastare, Mrs Grey”, dichiara guardando la lucentezza della mia pelle sudata, i miei respiri frenetici e il viso arrossato, ma il tono grave con cui parla lo tradisce.

Respiro per il sollievo, senza far trapelare quanto vicino sono arrivata ad usare la mia safeword.

“Sì”, sussurro con voce roca.

Con i suoi eleganti movimenti si issa le mie gambe sulle spalle. Aspetta un attimo prima di immergersi in me e, appoggiandosi su di me, mi libera le mani.

“Sei pronta, baby?”, mi chiede con dolcezza, spingendo il suo membro rigonfio nella mia apertura vogliosa.

Se avessi ancora un po’ di spirito combattivo gli darei una risposta degna della mia lingua biforcuta, ma non ne posso veramente più. Posso solo annuire, abbandonandomi alla sua penetrazione sublime che riesce a placarmi. Le mie mani si stringono intorno ai suoi polsi, bloccandoli i lati della mia testa.

“Guardami”, ringhia mentre affonda dentro di me, con tutto il suo peso.

A questo punto entrambi ci lasciamo andare a un grido di piacere e io mi abbandono alla primordiale gioia di essere unita, presa, posseduta dall’uomo che amo più di me stessa.

“Cavolo! Sei così stretta!” grida, con lo sguardo suo sguardo al mio, quasi feroce per il suo bisogno assoluto di me.

Se prima ero ad un passo dall’orgasmo ora corro a precipizio verso il baratro. Christian prende il suo ritmo, muovendosi dentro di me con martellanti colpi costanti. Guardo la lussuria che traspare dalla sua espressione e sento che il suo membro rigido è rigonfio del suo seme, che vuole ad ogni costo lasciare dentro di me.

In questa posizione, con lui che si appoggia su di me, sono deliziosamente stimolata ad abbandonarmi all’orgasmo da ogni sua spinta e dalla frizione che la sua erezione esercita contro le labbra aperte del mio sesso. Sento che non riuscirò a resistere.

“Non ancora!”; la sua voce è bassa, gutturale ma non per questo meno autorevole.

Stringo le mie nocche esangui per concentrarmi per tenere a freno l’orgasmo. Vedo il bagliore dei suoi occhi e l’allargarsi delle sue narici per lo sforzo che anche lui fa per resistere. I suoi occhi si immergono nei miei e capisco che il piacere sta agitando il suo corpo proprio come la sua anima. Con un ringhio ruggente che mi colpisce il cuore, lui viene: mi urla di lasciarmi finalmente andare poi esplode, riempiendomi con il suo caldo sperma.

Guardandolo mi scateno, ma mi impongo di tenere gli occhi fissi su di lui. Mi sento esplodere anch’io e rabbrividisco con tremori sempre più forti, tanto che minacciano di scuotermi dalle fondamenta. Senza mai perdere un colpo lui continua a muovere freneticamente i suoi fianchi, e porta il pollice tra le mie gambe, sul mio clitoride. Con voce roca grido il suo nome, il momento è fin troppo intimo.

Prima che io abbia il tempo di riprendermi, Christian fa scivolare le mie gambe giù dalle sue spalle, senza mai interrompere il nostro contatto, e fa in modo che assumiamo la posizione del missionario per affondare in me con colpi lenti e misurati.

Proprio mentre riesco in qualche modo a riprendermi e ad arrendermi alla partenza immediata del secondo round, la sua bocca si posa sulla mia. In netto contrasto con il bacio di prima, che tradiva il suo bisogno urgente di possedermi oralmente, con questo bacio lui riversa il suo cuore in me e mi riempie con la sua lingua come ha fatto con il suo sperma. Con il suo corpo strettamente avvinto al mio adesso fa l’amore con me. Un amore lento, romantico, passionale, un amore che tutto consuma, dove né le sue mani né la sua bocca mi lasciano per un solo secondo.

Sì, penso che la nostra unione sia stata totale: se mai c’è stato un momento perfetto per il concepimento, era sicuramente questo. Se il puro desiderio e la forza di volontà di un marito sono sufficienti, vorrei tanto restare incinta come conseguenza di questo rapporto.

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