Capitolo 49

La nostra unione bruciante ci lascia inebetiti e ansimanti quando Christian si ritrae, ricadendo sul letto accanto a me. Non vuole che tra di noi ci sia la benché minima distanza così mi tira al suo fianco, facendomi accoccolare contro di lui. Mi bacia la testa, ma l’importanza del momento non si presta a parole. Quando i nostri respiri affannati si placano lo colgo a guardarmi e la sua espressione ancora tradisce l’enormità dei momenti che abbiamo appena condiviso.

Avverto intorno a noi il peso della situazione, lui mi ha sopraffatta in modo tale che mi ha commossa fino alle lacrime, ma piangere è l’ultima cosa che voglio fare, adesso. Emozionata come sono, sento che dovrebbe essere un momento del tutto felice. Sorrido, facendo l’unica cosa che posso per alleggerire l’atmosfera. Afferro il cuscino da sotto la mia testa e lo guardo: anche lui mi sta guardando con gli occhi divertiti ma con la fronte lievemente aggrottata. Sollevo il bacino e vi spingo sotto il cuscino alzando i fianchi, proprio come i siti web consultati da Christian suggerivano di fare dopo il sesso, per agevolare il concepimento.

Affondo i denti nel mio labbro inferiore, per non mettermi a ridere quando il suo sguardo si fa sorpreso: la mia faccia divertita gli fa capire che io so tutto delle sue ricerche segrete sulla fecondazione. Dopo un fugace attimo di smarrimento sul volto gli compare un sorriso imbarazzato e scuote la testa, ridacchiando: “Mi hai scoperto”.

Cedo finalmente alla risata, sollevata nel vedere il cambiamento nella sua espressione: “Hai fatto delle ricerche sulla fecondazione, eh?”

Si appoggia sui gomiti, si solleva sopra di me e mi guarda compiaciuto: “Uh-huh, non mi sarei certo lasciato sfuggire un’opportunità del genere”.

Prima che io capisca cosa sta succedendo lui mi prende per i polsi, mi blocca le gambe con le sue e mi fa il solletico ai fianchi.

Io mi dimeno e guaisco, ridendo in maniera incontrollata: “No! Basta!” sbuffo, cercando di rotolare via dalle sue dita ostinate. Anche solo il bagliore nei suoi occhi è la prova che si sta divertendo un po’ troppo per fermarsi.

“Basta!” imploro di nuovo. “Sto cercando di fare un bambino, qui!” Finalmente, quando i miei occhi si riempiono di lacrime dal gran ridere, lui cede alle mie proteste.

Mi lascia andare le braccia, le sue mani mi afferrano la testa, il suo respiro si fa affannoso e lui sembra più giovane, spensierato e felice: “Sì”, sussurra, “e io non vedo l’ora!” Lui appoggia il viso sul mio seno: “Voglio tenere il suo piccolo corpo contro il mio, voglio guardarlo in faccia per vedere a chi di noi due assomiglia. Voglio che stringa con la sua piccola mano il mio dito. Voglio vedere la prima volta che tu lo terrai stretto, aiutandolo ad attaccarsi al tuo seno. Voglio vedere la reazione di Chris quando vedrà suo fratello, un amico per la vita”.

Nell’ascoltare quello che dice il mio eccitato marito, nonostante si tratti di frasi straordinariamente romantiche proprio non posso fare a meno di notare che parla sempre al maschile.

Allora mi alzo, gli accarezzo il viso e scelgo con molta attenzione le mie parole: “Anch’io sono molto emozionata. Voglio condividere tutto questo con te, con Chris e con le nostre famiglie, ma ci sono le stesse probabilità che questo bambino, quando lo concepiremo, sia invece una bambina”.

“I know,” he says a little too forcefully, giving me the impression that the idea of a daughter might scare him. Anche se lo nasconde bene, il cambiamento nel suo pallore lo tradisce: “Lo so”, mi dice con un po’ troppa forza, il che mi dà l’impressione che l’idea di una figlia lo spaventi. “O lei”, si corregge, e deglutisce mentre il suo pomo d’Adamo va su e giù.

Io gli rivolgo un sorriso rassicurante. Abbiamo tempo, credo. Una volta che avremo concepito il bambino e sapremo di che sesso è, si adatterà alla cosa – spero.

XXXXXXXXXXXXXX

La domenica è un giorno deliziosamente pigro per noi: siamo noi tre da soli e trascorreremo la giornata insieme. Christian è impressionato dai progressi di Chris al pianoforte, e mi piace ascoltarli mentre preparo il pranzo. Solo nel tardo pomeriggio, quando Chris è assorto a guardare un film che parla di una macchina da corsa rossa, ho la possibilità di chiedere a Christian del suo incontro con Taylor, ma nel momento stesso in cui lo faccio mi dispiace avere ceduto alla tentazione.

Seduto sullo sgabello della colazione, tutto il suo corpo si irrigidisce e una temporalesca nube nera pare depositarsi sopra la sua testa. Per assicurarsi che Chris sia fuori portata d’orecchio guarda da sopra la sua spalla prima di volgere verso di me il suo sguardo serio, mentre i suoi occhi assumono una tonalità color acciaio.

“Tutto il personale del Bellagio che abbiamo potuto intervistare non pare coinvolto, ma ci sono due dipendenti che non riusciamo a rintracciare. Per ora, siamo in un vicolo cieco, a meno che non riusciamo a scoprire chi ha fatto trapelare la notizia che eravamo lì, e a chi lo ha rivelato”.

Io annuisco; la mia mente si concentra sulle sue parole ma sento che c’è qualcosa che mi sta nascondendo: la sua espressione non è adeguata al problema di cui parla. Aspetto, guardandolo mentre è in guerra con se stesso, indeciso se raccontarmi il resto della storia.

Fondendo il suo sguardo imperscrutabile con il mio lui si spinge entrambe le mani tra i capelli: “Josè sta giocando duro e ostacola il riconoscimento da parte mia di Chris”.

Mi pare che il mio stomaco sia improvvisamente pieno di piombo, come le dita di un fantasma, e il terrore mi si insinua sotto la pelle.

“Ma tu sei suo padre” dico con un flebile sussurro che fa capire il mio shock e la paura, che mi piacerebbe chiudere dentro una scatola e dimenticare per sempre.

“Sì”, Christian è d’accordo con me, concentra la sua attenzione su di me e cerca di capire come mi sento e cosa provo. “Lui ha intenzione di ostacolarci e di non consentirci di cambiare la paternità di Chris e – siccome non è il padre e non ha mai contribuito in alcun modo alla sua educazione e al suo mantenimento – è chiaro che si comporta così solo per peggiorare deliberatamente una situazione già esplosiva”.

I muscoli del mio stomaco si chiudono intorno al pezzo di piombo che contiene: “Hai parlato con lui?”

“No, lui è ancora fuori dal paese ma ha ingaggiato un avvocato per farci perdere del tempo”, dice piuttosto irritato. “Il nocciolo della questione è che non ha argomenti concreti per opporsi, ma le leggi della Georgia  richiedono – per il disconoscimento di paternità e il mio successivo riconoscimento – il consenso di colui che risulta essere legalmente il padre. Sembra che stia servendosi di questo per complicarci le cose. Una volta che la paternità venga dimostrata, tutti i problemi saranno superati e, considerando il contesto – e cioè il fatto che voi eravate già divorziati al momento della nascita Chris – nessun giudice potrà negare il cambio di paternità, ma la sua opposizione rallenterà considerevolmente la procedura e dovremo affrontare un lungo iter giudiziario”.

So che devo essere impallidita, probabilmente sono bianca come un cencio mentre lo fisso sconvolta e vergognosa: “Perché mai dovrebbe comportarsi così?” Mentre queste parole mi escono di bocca mi rendo conto, dentro di me, che, se ciò che Christian mi ha appena detto è vero, Josè è quasi certamente il nostro misterioso persecutore.

Aggirando il bancone lui viene velocemente vicino a me per stringermi tra le braccia, premendomi la testa sul suo petto: “Non lo so, baby, ma qualunque sia il motivo che lo spinge – gelosia, risentimento, rabbia – voglio essere chiaro su una cosa”. Prendendomi per le spalle mi spinge all’indietro e mi fissa con occhi lampeggianti: “Non devi avere nessun contatto con lui, per nessun motivo. Mai.Per.Nessun.Motivo”, ripete lentamente. “Gestirò io questa faccenda”.

Dal suo tono capisco che anche lui è giunto alla mia stessa conclusione, ma lo sento a malapena perché il rumore forte e stridente del sangue che scorre veloce nelle mie orecchie mi assorda coprendo quasi tutto, tranne le urla di recriminazione che si sprigionano silenziosamente nella mia testa.

Pur non volendo, incapace di dare un senso a tutto questo faccio un misero tentativo di cancellare la notizia che mi ha appena dato: “Ma mi pareva che mi avessi detto che la procedura per cambiare il nome di Chris era quasi completata”.

Ancora una volta mi stringe a lui avvolgendo le braccia attorno a me; capisce le mie ragioni e il livello della mia angoscia: “Avrebbe dovuto essere una cosa semplice, soprattutto se si considera che Chris porta il tuo cognome – non il suo – ma la sua opposizione ha … complicato le cose”. Si può tranquillamente dire che queste parole sono l’eufemismo dell’anno.

Sono in frantumi, devastata  dalle implicazioni sottese. Fino ad ora non mi ero resa conto che Josè poteva essere il responsabile di quello che era successo.

“Non andare a parare lì, baby”, mi avverte, percependo il mio ritrarmi sotto il peso del mio senso di colpa. “In questo, io sono altrettanto responsabile quanto te. Non devi sentirti responsabile per quello che è successo”. Fa scivolare entrambe le mani tra i miei capelli, mi alza la testa e mi guarda con i suoi imploranti occhi grigi: “Non permettere che questo ci faccia del male, baby. Non è cambiato niente, tutto il brutto è oramai emerso, è allo scoperto. Io non vado da nessuna parte, non mi interessa quanta merda possa comportare, ed è sicuro come l’inferno che non lo farai neppure tu” mi dice o – meglio – mi ordina.

I sospetti che avevamo ora hanno forse trovato conferma, ma questo non cambia nulla. Flynn ed io abbiamo parlato dell’inutilità del senso di colpa così tante volte nelle ultime settimane che mi sento costretta a fare uno sforzo per non pensarci e invece concentrarmi su come risolvere il problema

Con la gola stretta annuisco, sconcertata, ma per lo meno ho la speranza di essere abbastanza forte da resistere alla tempesta inevitabile che seguirà. Tutta questa brutta storia mi ricorda solo quanto sia importante per noi liberarci dei problemi legati al BDSM.

“Non voglio fare del male né a te né a noi, ma voglio che tu sappia quanto mi dispiace. So che non vuoi sentirmelo dire, ma per favore, dimmi solo che lo sai”.

“Lo so” mi dice tranquillamente, spostandomi dietro l’orecchio – con la sua solita tenerezza – le ciocche di capelli sfuggite all’elastico, facendo come al solito la cosa giusta, “e so che rifarei tutto quello che ho fatto ripetendo anche gli stessi errori, se questo mi permettesse di averti per il resto della mia vita”.

La mia dea interiore e il mio subconscio perdono i sensi poi cadono a terra mentre io lo guardo con gli occhi spalancati e la bocca aperta: come ho fatto a essere così fortunata?  Il mio cuore rallenta.  La serietà di quello che implicano le sue parole, combinata con la sua sincerità, serve a rasserenarmi all’istante.   Parole di ringraziamento vorrebbero sgorgare dalla mia bocca ma non riesco a pronunciarle, non posso neppure iniziare ad esprimergli la mia gratitudine.

Ammutolita, sono costretta a limitarmi a qualcosa di semplice: “Tu sei un uomo meraviglioso e io ti voglio bene. Più di quanto possa mai dirti”.

Dalla sua risposta capisco che, per lui, va bene così. E’ così facile accontentarlo, è così facile amarlo. Gli getto letteralmente le braccia al collo e cerco di dargli conferma delle mie parole stringendomi a lui. Restiamo a lungo abbracciati, commossi ma sorridenti, guardandoci in faccia a vicenda, raggianti di felicità.

“Voglio che tu faccia pubblicare l’articolo sul BDSM” sbotto, sorprendendo me stessa.

Immediatamente la sua faccia diventa inespressiva: “Se è il tuo senso di colpa che par …”

Gli premo il dito sulle labbra per zittirlo e scuoto la testa: “Non è così. E’ la cosa migliore per noi”.

Lui mi guarda a lungo prima di parlare con voce misurata e calma: “Non lo so, baby. Preferirei mettere in gioco tutto quello che ho prima di mettere a rischio noi  e il nostro rapporto”.

Io appoggio le mani al suo petto per sentire il battito rassicurante del suo cuore: “Ed è per questo che tu sei così prezioso per me, tanto prezioso che voglio assolutamente eliminare questa minaccia. Una volta per tutte”. Anch’io sono impressionata dalla convinzione ferrea che trapela dalla mia voce.

Mi copre la mano con la sua, tenendomi vicina a sé: “Parliamone, e quando avrai le idee chiare – se sarai davvero decisa ad andare fino in fondo – lo farò”.

“Okay” concordo, “meglio prima che dopo, baby”.

Lui mi sorride: “Ho qualcosa che riempirà quella tua bocca tagliente, Mrs Grey”.

La mia allegra risatina si zittisce improvvisamente e arrossisco quando i suoi occhi si scuriscono, cocenti e lussuriosi, e le sue palpebre si fanno sempre più pesanti.

Oh Fifty!

Con il pollice e l’indice mi pizzica il labbro liberandolo dalla morsa dei miei denti. Guardando sopra la sua spalla, ridacchia tranquillamente verso Chris che fissa con rapita attenzione lo schermo piatto, senza dubbio ripensando al nostro incontro amoroso interrotto sul bancone della cucina.

“Hhm” mormora, “meglio rimandare a dopo”. Con il mento ispido si strofina sul mio collo, sfregando contro la mia pelle morbida la sua barba sfatta.

Rabbrividisco, momentaneamente intrappolata con il pensiero da una serie di flash-back.

“Lascia che ti mostri la proposta del giornalista” mi dice Christian con voce professionale, e io resto a guardarlo mentre si allontana.

Mi riprendo e cerco di rinforzare la mia attenzione per seguire i dettagli del piano.

Un attimo più tardi appoggia il suo computer portatile sul bancone e mi attira tra le sue gambe mentre si siede sullo sgabello.

Appoggia il mento sulla mia spalla e mi spiega il suo piano: “Ovviamente i dettagli sono ridotti al minimo, ma questo potrebbe essere a grandi linee il progetto”. Batte con un dito sullo schermo per aprire un documento. “Il suggerimento è quello di iniziare la campagna con un piccolo trafiletto su una rivista di grande tiratura come FHM. Potrebbero fare un’inchiesta sui Dominatori celebri nel mondo, solo poche frasi dedicate ad ognuno, e mi potrebbero individuare come una di tali celebrità”. Fa delle virgolette in aria intorno alla parola celebrità, guadagnandosi una gomitata nelle costole da parte mia. Per quanto gli piacerebbe non essere famoso, il mondo è affascinato da lui e lo ammira.

“Ouch”, scherza, ridacchiando e sfregandosi le costole prima di proseguire. “Questo creerebbe la percezione, nella gente, che le informazioni non erano segrete ma erano a disposizione di chi le voleva”.

Annuisco, già immaginando dove intende andare a parare.

“Da quel trafiletto dovrebbe poi prendere ispirazione una pubblicazione di fascia alta, ad esempio GQ” mi bacia le tempie, forse perché ho ​​suggerito quella rivista, “con un articolo di due o tre pagine”.

“Mi piace l’idea di rendere pubblica la notizia un po’ per volta, partendo con un’anticipazione per poi tirare fuori il tutto” dico, cercando di pensare a tutte le possibili implicazioni.

“Sì, piace anche a me. Ha anche suggerito di includere te in questo articolo su GQ, per chiarire che io ora pratico sesso solo all’interno della nostra coppia”. Intrecciando le dita con le mie, sposta le braccia appena sotto il mio seno, stringendomi a lui. Posso sentire il sorriso nella sua voce.

“Sesso eccentrico all’interno della coppia, eh? Anziché sesso vizioso?” Lo prendo in giro, voltandomi a guardarlo. “”Una vecchia signora che ti tiene incatenato, eh?”

Mi dedica un sorriso mozzafiato che mi fa bagnare le mutandine e un sorriso a 32 denti: “Non riesco a pensare a niente cui vorrei essere incatenato più che a te, Mrs Grey”.

La sua risposta mi illumina il viso. La sua gioia è come il sole per me: “Bene, allora sarò felice di tenerti legato a me come più ti piace”.

Con un completo disinteresse per nostro figlio seduto a meno di sei metri di distanza lui mi bacia, invadendo la mia bocca con le carezze della sua lingua vellutata.

Gemendo si allontana da me: “Che cosa mi fai, Mrs Grey!” sospira con un basso timbro di voce che denuncia la sua eccitazione.

Per un attimo ci guardiamo l’un l’altro come dei pazzi, catturati dall’incantesimo del nostro amore reciproco, prima che una vocina se ne esca con una richiesta: “Mamma, posso avere qualcosa da mangiare?”

Siccome io sono agitata, ci pensa Christian, che lo raggiunge a grandi passi.

Sorridendo solleva Chris con le sue forti braccia: “Ehi campione, cosa ti piacerebbe?”

Il viso di Chris si illumina, la sorpresa inaspettata di poter scegliere stimola il suo interesse e questo mi fa ridere, perché so quello che sta per dire: “Ooh, del gelato con delle palline di cioccolato croccante e sopra un po’ di salsa di cioccolato e panna”, ci informa raggiante, completamente soddisfatto della sua scelta.

Christian perde colpi, sconcertato, e capisce subito il suo errore.  Perplesso mi guarda chiedendo silenziosamente aiuto. E’ adorabile.

“Oppure,” dico, fingendo entusiasmo, “posso fare per  tutti dei frullati rosa!”

Chris aspira l’aria pensandoci un attimo, poi batte le mani felice, cedendo all’idea del suo frullato preferito che è un milione di volte più sano del cibo che aveva scelto, anche se lui è beatamente inconsapevole della quantità di calorie  cui ha appena rinunciato. Dimenandosi salta giù dalle braccia di Christian e torna a vedere il suo film.

Christian, divertito, alza un sopracciglio verso di me: “Frullati?”

Sorrido: “Frullato di fragola, ma non dirglielo” sussurro, indicando con la testa Chris e strizzandogli l’occhio con aria da cospiratrice.

Lui ride, battendosi la coscia: “Ah. Buona questa, Mrs Grey. Buona davvero”.

Dopo aver preso il frullatore, riprendo il filo del nostro discorso: “Allora, cosa comporterebbe l’articolo su GQ?”

“Naturalmente un’intervista. Lui suggerisce uno schema molto simile alla tua idea, un pezzo leggero, incentrato sull’umorismo. Insinuerebbe che era quasi di moda fare qualcosa di eccentrico”.

Aggrottando la fronte, mi mordicchio il labbro: “Eccentrico?”

Lui alza le mani fingendo di arrendersi, divertito: “Sto solo ripetendo quello che ha suggerito il giornalista”.

“E io dovrei rispondere a delle domande o semplicemente stare al tuo fianco?” chiedo, mentre verso le nostre bevande nei bicchieri.

“L’intervista sarebbe sicuramente con entrambi, e dovrebbe essere accompagnata da un servizio fotografico. Qualcosa di piccante …”, dice con un sorriso per poi farsi serio guardandomi, “… ma non troppo piccante. Tu sei mia”.

In questi momenti in cui rivela la sua vulnerabilità io mi sciolgo. Non voglio niente di più che allontanare le sue preoccupazioni.

Girando intorno al bancone prendo posto tra le sue cosce e poso le mie dita dietro il suo collo: “Sì, Mr Grey. Tua”.  Quando vedo i suoi lineamenti distendersi, colgo l’occasione per chiamare Chris perché venga a prendere il suo frullato poi mi siedo sullo sgabello di fronte a Christian.

“Così, un’intervista e un servizio fotografico”, arriccio il naso all’idea di posare per un fotografo.

“Sarai splendida, baby”, mi rassicura, “e sì, penso sia una cosa intelligente. Poi il proverbiale gatto sarà fuori dal sacco”.

Annuisco, rimuginando: “Così non si parlerebbe né del passato né di Elena?”, chiedo con attenzione.

La stanchezza ricompare sul suo viso: “No. Assolutamente no. La cosa più importante per me è come ti senti tu, e in secondo luogo viene la completa certezza che questa intervista non scaverà più di tanto nel mio passato”.

Per me, l’apprensione non è mai lontana quando si toccano questi argomenti, e già mi sento lo stomaco stretto in un nodo. “Come puoi esserne sicuro?”

Un oscuro lampo tremola nei suoi occhi: “Taylor e io abbiamo dato un’occhiata alle varie possibilità, da tutte le angolazioni, abbiamo cercato di pensare a tutto, anche ai documenti della mia adozione. La verità della questione è che ci sono davvero poche persone che conoscono tutta la storia, e tutti loro, esclusa Elena, sono abbastanza vicini a me da essere sicuro che non tradiranno la mia fiducia. Il mio abbandono da piccolo e la successiva adozione sono fatti ben noti, che sono stati studiati approfonditamente da molti giornalisti. Non c’è  niente altro da scoprire, di quel periodo della mia vita”.

“Va bene”, dico con voce pacata, “ma per quanto riguarda le sottomesse ed Elena?”

“A parte ciò che era previsto nel contratto, non sono a conoscenza di nessuna  informazione personale che mi riguardi. Tutto quello che potevano e non potevano fare era nel contratto, dunque non mi hanno mai fatto domande e io non ho mai dato spiegazioni di nessun genere. Quanto a Elena, lei rischia di perdere troppo se mi tradisce, e quello che ha fatto può essere considerato un crimine”.

Io lo guardo a lungo, stupita che lui sia arrivato a condividere la mia idea, poi riprendo il mio ruolo di avvocato del diavolo: “Come si può gestire il problema, se sei tu a rompere il  vostro accordo?”

“Io non violerò l’accordo di segretezza se dirò di avere praticato il BDSM, lo farei solo se divulgassi il loro nome, cosa che ovviamente non ho intenzione di fare”.

“Ah. Certo”, dico, sentendomi un po’ sciocca. “E se una sottomessa si facesse avanti, raccontando tutto?”

Un ironico sorriso compare agli angoli della sua bocca: “Beh, a parte che si esporrebbe a conseguenze legali, che cosa potrebbe dire a parte che ero un Dominatore, cosa che a quel punto sarebbe già nota a tutti?”

Wow, ha davvero pensato a tutto.

Mordicchiandomi il labbro gli pongo l’ultima domanda che mi ossessiona: “E come ti sentiresti, dovendo parlare di questo con i tuoi genitori?”

Abbassa lo sguardo sul bancone, giocherellando con il bicchiere: “Devo farlo. Sarebbe molto peggio se non lo imparassero da me”.

Conoscendolo, posso percepire la sua insicurezza, il timore sempre presente che il loro amore per lui possa svanire.

Raggiungendolo unisco le mie mani alle sue, costringendolo a guardarmi: “Christian, l’idea ovviamente non piacerà loro, ma nulla di te è cambiato, sarai ancora il figlio che conoscono e amano. Scommetto tutto quello che possiedo che non sarà un grosso problema”.

“Sembri convinta di quello che dici” borbotta, ma lo sguardo malinconico nei suoi occhi è ossessionato e mi spezza il cuore.

Per fargli prendere fiducia devo rivolgergli un sorriso rassicurante: “Lo sono, Christian. Assolutamente”.

Siccome lui tace, io riempio il silenzio sapendo che, per ora, l’argomento è chiuso: “Mi piace il tuo piano, Christian. Hai tutta la mia approvazione e il mio incoraggiamento. Voglio che tu lo faccia”.

XXXXXXXXXXXXXX

Con  i giornalisti che ci stanno ancora assediando e con tutti i nostri problemi legati alla sicurezza,  abbiamo deciso di uscire di casa solo quando necessario. Lunedì incontro il mio istruttore di Pilates, una donna naturalmente, la quale deve superare il vaglio di Cindy, che sta lavorando per il primo giorno al mio servizio. L’insegnante di pianoforte di Chris subisce lo stesso trattamento, anche se non mi è sfuggito lo sguardo di ammirazione che Cindy rivolge al giovane rocker alla moda.

Da mercoledì mi pare che le pareti dell’appartamento mi soffochino, così decido di portare Chris alla GEH e di organizzare un incontro con Julie. E’ bello essere di nuovo nel mio ufficio, conoscere le altre persone che lavorano per la Grey Publishing, e, naturalmente, parlare con Julie faccia a faccia.

Subito dopo il nostro incontro mi metto a lavorare, apportando al manoscritto le modifiche che abbiamo appena discusso; come al solito mi piace starmene per conto mio, senza le distrazioni che si hanno quando si lavora da casa. Cindy veglia fuori dalla porta del mio ufficio: lei è piuttosto discreta, e – se considero la tranquillità che la sua presenza dà a Christian –  sono felice che lei sia lì.

Un bussare alla mia porta mi distrae dalla trama del mio libro.

Alzando lo sguardo vedo Derek che indugia sulla soglia: “Ciao”, gli sorrido, facendogli cenno di entrare.

I suoi capelli neri sono lucidi come la seta e ha la frangia lunga, che si mette abilmente a posto sulla fronte con le dita, come l’ala di un corvo. I suoi occhi verdi sembrano sempre maliziosi, come se sapesse qualcosa che gli altri ignorano. Il suo naso aquilino aggiunge carattere al suo volto e lo rende inconfondibilmente virile.

Lui sorride: “Buon giorno, Ana. Sono contento di vederti. Julie mi ha detto che aveva pianificato una riunione con te. Come è andata?” Invece di sedersi davanti alla mia scrivania, lui cammina verso la finestra che è alle mie spalle e che si affaccia sulla città.

Girando verso di lui la mia sedia lo guardo: “E’ andata bene, grazie. Lei riesce sempre a strapparmi più di quello che penso di poter dare: finora lei è stata davvero stimolante per me”. Sorrido mio malgrado.

Lui ridacchia, guardando verso di me: “E’ la migliore”, scherza, con un tono di chiara ammirazione. Gira di nuovo la testa verso la vista spettacolare: “Mi piace guardare la pioggia sopra la città”, mi dice, continuando a guardare fuori dalla finestra.

“So cosa vuoi dire, c’è qualcosa di così … salvifico nella pioggia.” Il mio sguardo segue il suo, e anch’io guardo i rivoli che corrono giù lungo il vetro. “Oh, come è andato il tuo appuntamento?” chiedo, ricordando quello che mi aveva detto nel corso di una precedente conversazione.

In un esagerato gesto di disperazione si mette il dorso della mano sulla fronte, gemendo: “Tu non puoi immaginare!”

Faccio una risatina: “Non può essere andata così male! E’ questa la donna che hai incontrato in palestra?”

Lui fa qualche passo indietro, appoggia la testa contro il bordo della mia scrivania e allunga le gambe davanti a lui, tenendo le braccia incrociate sul petto: “Sì, è proprio così ed è andata malissimo! Ha portato un album di foto con tutti i suoi diciannove gatti in abiti diversi, fatti da lei. Anche i gatti maschi erano vestiti in abiti vezzosi. Ero disgustato solo a guardarli”.

Io borbotto, sconvolta dalla sua osservazione, poi mi metto a ridere, scuotendo la testa: “Noooo!” e devo ammettere: “E’ proprio andata male”.

Lui sbuffa: “Avrei anche potuto sopportare i gatti, ma ha trascorso l’intera notte a lamentarsi di sua madre. Mi ha ripetuto innumerevoli volte che non vanno d’accordo, e quello che dice …, e quando lei chiama … ”

Le sue lamentele sono interrotte da qualcuno che si schiarisce la gola, attirando la nostra attenzione. Guardandoci intorno, vediamo Christian sulla porta, la sua forma imponente riempie tutto lo spazio. E’ incredibilmente bello in un vestito color antracite che gli sta alla perfezione, la cui giacca è abbottonata.

Il suo sguardo è impassibile, è uno sguardo che conosco bene, è una  maschera imperscrutabile.

Senza aspettare di essere invitato entra e tende la mano a Derek: “Christian Grey” si presenta, con il suo tono freddo e misurato.

Derek salta in piedi e si gira per affrontare il capo del capo del suo capo: “Mr Grey!”; prende la mano che Christian gli ha teso e lo guarda un po’ agitato :”Che onore, signore!”

speculating on the serendipity of his visit, “Christian, it’s lovely to see you. Guardo il loro scambio di convenevoli, restringendo gli occhi verso il mio sexy, prepotente e geloso marito; penso a quali possono essere i motivi della sua visita: “Christian, mi fa piacere vederti, ma cosa ti porta qua?”

Con la sua solita eleganza si avvicina a me, stringe le mani intorno alle mie spalle e mi bacia con prepotenza sulla bocca poi, sorpreso, mi chiede: “Un marito ha bisogno di un motivo per venire a trovare sua moglie?”

Oh ragazzi! Non ho dubbi che lui si sta comportando da maschio alfa. L’unica cosa che mi chiedo è come faceva a sapere che c’era un uomo nel mio ufficio.

 

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