Capitolo 5

Sento il suo profondo respiro  e vedo minacciose nubi temporalesche roteare nei suoi occhi.

“Anastasia, io non voglio scherzare con te e non voglio fuorviarti. Non so se potremo mai fidarci di nuovo l’uno dell’altro”. Le sue parole sono concise e ferme, mentre il suo sguardo mi sta esortando a capire. Una espressione corrucciata appare sul suo viso mentre i suoi lineamenti si distorcono sotto il peso delle sue parole.

Il sangue e il respiro abbandonano contemporaneamente il mio corpo, semplicemente evaporando. Lo stress insopportabile e il crepacuore prendono il sopravvento e misericordiosamente mi sento quasi un osservatore distaccato che osserva da lontano una tragedia in corso.

Ma ha detto che ha sofferto troppo!

Credo che lo shock e il dolore traspaiano chiaramente dal mio volto, pallido come un cencio, mentre lui cerca di spiegare: “Ho sofferto tanto, Anastasia; se il mio cuore era oscuro prima ….”. La sua voce si affievolisce, ogni traccia del Fifty giocoso svanisce come per magia, gli occhi saettano un lampo terribile. La sua presa sulle mie mani è forte.

“Non credo di potere …” continua, “se lascio che tu entri di nuovo …  come potrebbe mai funzionare?” Sembra del tutto sconsolato, i suoi occhi avvampano mentre la domanda mi lacera in profondità.

“Inoltre” – trae un respiro regolare e vedo che ritrova la calma, il suo sguardo concentrato nel tentativo di proteggere la sua vulnerabilità – “la cosa non è più limitata solo a noi due”.

Come fa a fare questo, come può ritrovare il suo equilibrio nonostante il turbamento emotivo? E’ chiaro come il sole che vorrebbe stare con me ma il suo immenso autocontrollo e il terrore che tutto si possa ripetere  lo trattengono. Fare breccia in questo muro sarà per me molto arduo.

“No,” balbetto, “sì …, certo, hai ragione”, sussurro vergognosa, inghiottendo a fatica il nodo secco che mi blocca la gola. Affondo i denti nel mio labbro inferiore per arginare le lacrime in agguato. Non riesco a guardarlo e non posso allontanare le mie mani dalla sua stretta. Cosa diavolo stavo pensando, cosa diavolo mi aspettavo?

“Non voglio farti del male” lui comprende la mia angoscia e fissa intensamente nei miei  i suoi occhi assuefatti al dolore “se io mi fidassi di te, se investissi i miei sentimenti in te e nel bambino e poi tu te ne dovessi andare … Ana …” – la sua voce è dolce e tesa e io avverto il dolore dietro le sue parole – “questo mi ucciderebbe.”

Allunga le mani verso la mia bocca e libera il labbro dalla stretta dei miei denti. Il mio autocontrollo collassa alle sue parole e io so che devo andarmene immediatamente, se voglio evitare di crollare di fronte a lui. Porto il dorso delle mani sugli occhi, quasi in lacrime, e mi costringo ad alzarmi sulle gambe malferme spingendo indietro la sedia. “Devo andare”. Non posso sopportare più di guardarlo, la mia voce è un mormorio rauco e ho una visione confusa e sfuocata di ciò che mi circonda.

“Anastasia, non puoi andartene così!” Christian si alza e cerca di afferrarmi per le braccia, ma io sono già lontana dalla sua portata.

L’adrenalina mi spinge all’azione perché mi rendo conto che non ho scampo se non me ne vado immediatamente. Mi rendo anche conto che mi sta seguendo a grandi passi, addirittura correndo attraverso la hall e in un momento di ispirazione mi fiondo nel bagno delle donne. Un attimo di sollievo: è fortunatamente vuoto.

Il bagno è piccolo ma confortevole, con una comoda poltroncina sulla quale mi lascio andare. Singhiozzi enormi scuotono il mio corpo mentre tengo le mani sul viso. Ora è chiaro che prima, anche se non eravamo insieme, c’era comunque una speranza, la speranza che forse un giorno avremmo potuto tornare insieme. Una fantasia segreta, covata nel mio profondo,  una fantasia che ho coltivato segretamente negli ultimi cinque anni, ed ora è rimasta schiacciata dalla realtà.

Il tempo e lo spazio spariscono all’improvviso. Sono così profondamente immersa nei miei pensieri e nel mio dolore che mi sento come se il mondo si fosse fermato intorno a me. Siamo solo io e questo inesorabile massacro del mio cuore, che porta con sé una profonda stanchezza, mentre mi sento ferita e a pezzi. La consapevolezza di come stanno realmente le cose penetra lentamente nella mia mente e il dolore di questi lunghi anni prende il sopravvento. Da qualche parte, nella mia mente, mi chiedo perché Christian non mi ha seguita qui dentro, perché non ha avuto pietà della mia miseria.

Mi sposto verso il lavabo di marmo. Quando sbircio nello specchio, vedo il peso del dolore che mi attanaglia. I miei occhi senza espressione sono arrossati e sporchi di mascara, sgradevoli chiazze rigano le mie guance, tracce delle lacrime che ho versato.

Ecco il mio migliore aspetto, penso mestamente. Mi spruzzo il viso con l’acqua fredda e mi asciugo con qualche rapido colpetto. Che errore epico ho commesso! Ancora una volta! in questo caso! Emetto un lungo respiro e allontano questi pensieri nei recessi della mia anima cercando di trovare il coraggio di affrontare il mondo esterno.

Almeno, c’è domani! Mi aggrappo disperatamente alla speranza del mio incontro con Julie Logan – una ben piccola consolazione.

Quando apro la porta devo evitare un cono arancione che blocca l’accesso al bagno delle donne. Che strano! Guardo indietro, sopra la mia spalla, e vedo un cartello attaccato alla porta. E’ un espediente improvvisato – un pezzo di carta bianca su cui è stato scritto a mano “Fuori servizio”. Ogni mio movimento e pensiero si bloccano bruscamente, mi viene la pelle d’oca mentre comprendo cosa è successo. Resto senza fiato e la mano vola a coprirmi la bocca, per farla breve: Christian!

Come è possibile che anche nei momenti più incasinati lui riesca a togliermi la terra da sotto i piedi, con questi gesti romantici? In momenti come questo lui riesce ad essere tanto in sintonia con quello di cui ho bisogno che io immagino che noi siamo metafisicamente collegati. La cosa mi toglie il respiro.

Questa semplice cosa, l’avere creato uno spazio privato per me, perché io potessi lasciarmi andare al pianto, è così toccante! E’ un gesto tanto gentile e premuroso, tanto tipico di Christian, che sento il mio cuore gonfiarsi d’amore per lui. Questo gesto è anche in netto contrasto con il suo apparente rifiuto di provare di nuovo e mi fa capire quanto lui sia spaventato.

Il nostro legame è ancora lì, innegabile e forte come sempre, i suoi sentimenti per me sono palesi ma lui si è ritirato dietro un muro, brandendolo come un scudo per proteggersi contro tutte le emozioni. Quel muro ha una armatura di ferro costituita dalle sue paure e si erge solido e irremovibile a contrastare il ritorno dei nostri giorni felici.

Lui non riuscirà ad abbatterlo: se rivoglio Christian, tocca a me farlo. Dovrò scalpellare ogni singolo mattone per arrivare a lui. So che la costruzione di questo muro è tutta colpa mia, quindi è giusto che io debba essere quella che lo abbatterà. Il tempo di lasciarmi andare alla autocommiserazione è finito, se non riesco a raggiungerlo non sarò mai in grado di rimediare a quello che ho fatto e invece è di vitale importanza che io lo faccia, per lui, per Chris e per me.

Sono determinata, mentre idee concrete affiorano nella mia mente e per la prima volta sono in grado di mettere i suoi bisogni davanti ai miei. Nonostante il dolore che provo, farò tutto quanto è in mio potere perché torniamo ad essere una famiglia.

Sì. Il mio subconscio e la mia dea interiore si danno un cinque.

Ho un nuovo scopo, ma subito esito non appena mi trovo faccia a faccia con un Christian agitato. E’ rimasto qui ad aspettarmi, probabilmente andando su e giù per il tappeto come in una trincea. I suoi capelli sexy sono una matassa aggrovigliata, il suo viso truce ben si accoppia con i suoi occhi preoccupati. Vedendomi, brilla di sollievo mentre si passa una mano tra i capelli, con un gesto che tradisce la sua insicurezza. Mi prende per il gomito e mi indirizza verso un angolo tranquillo.

“Mi dispiace Anastasia” mi sta guardando con attenzione come se fossi un animaletto capriccioso da tenere a freno. “Stai bene? Per favore, vieni nella mia suite, prendiamoci un attimo per noi, io non voglio che tu te ne vada, non in questo modo”. Il suo tono è insistente e supplichevole, i suoi occhi guizzano nervosamente in attesa della mia prossima mossa.

Sono combattuta. Non posso assolutamente piangere, ma se me ne andassi adesso so che lui si preoccuperebbe per me. Sono sorpresa e contenta di quanto bene comprendo il modo in cui la sua mente funziona. Il mio subconscio alza i due pollici – sì, lo conosciamo bene! Ecco la mia prima occasione di sgretolare quel muro..

Alzo gli occhi verso di lui e attraverso le ciglia, rivolgendogli un timido sorriso, acconsento:”Va bene”.

Per un attimo sembra sorpreso, ma recupera rapidamente e mi preme la mano sulla schiena per guidarmi verso gli ascensori. Ho l’impressione che lui sia nervoso, che tema che io possa cambiare idea.

Mentre entriamo nell’ascensore faccio un respiro profondo per riprendermi. Mmhhh, trovarmi in uno spazio limitato  con Fifty.Anche con tutti gli sforzi non riesco a sopprimere la risposta servile del mio corpo, non serve a niente. In pochi secondi le scintille partono, si accendono e il mio respiro si blocca, lasciandomi stordita dal desiderio.

Per fortuna anche Mr Beautiful  sente lo stesso influsso. Finge di essere indifferente ma il fatto che batta la chiave magnetica sul corrimano che si allinea lungo le pareti dell’ascensore, tenendo lo sguardo fisso davanti a sé sul display digitale sopra la porta, lo tradisce. Non l’ho mai visto prima agitarsi, lui vibra di un’energia eccessiva. Almeno non sono solo io a bruciare di desiderio.

Di colpo lui esce dall’ascensore, non appena la porta si apre perché siamo arrivati al suo piano. Torna immediatamente in sé e si ferma un attimo per darmi il tempo di recuperare. Vedo il suo pomo d’Adamo andare su e giù, mentre lui cerca di ingoiare la tensione che lo attanaglia. Perbacco, deve davvero essere scosso se sta cercando di nascondermi le sue determinazioni. Mr Mega-controllo non fa nulla per frenare l’ascesa della mia libido, piuttosto il contrario.

Christian apre la porta della suite e si fa da parte per lasciarmi entrare. Nel modo più aggraziato possibile gli passo davanti, a testa alta, e mi giro a guardarlo mentre aspetto che mi inviti a sedermi.

Il suo abituale, cavalleresco modo di fare prende il sopravvento: “Prego”, mentre con le sue eleganti mani mi indica i divani imbottiti, ma i suoi movimenti sembrano un po’ forzati. “Siediti Anastasia, posso offrirti qualcosa da bere?”

Come lui, anch’io tengo un atteggiamento formale: “Grazie”. Per fortuna mi fermo prima di aggiungere “gentile signore.” Sarebbe sciocco prenderlo in giro in questo momento, se non addirittura pericoloso. “Gradirei un bicchiere d’acqua”. Mi siedo sul bordo del divano e mi soffermo un attimo a studiare la sua compostezza mentre prepara le bevande. Sospiro di piacere tra me e me, è veramente spettacolare.

Mi porge un bicchiere e beve un sorso del suo drink, prima di sedersi di fronte a me. Guarda fisso nel bicchiere per un attimo, forse per trovare l’ispirazione. “Ana, volevo dire quello che ho detto, non voglio farti del male e anche se non conosco Chris io non potrei fare nulla che danneggi un bambino”.

Mi colpisce il fatto che conosca il nome di Chris nonostante non dovrebbe saperlo. Deve aver fatto delle ricerche ieri, oppure ha incaricato Welch di farle. Il mio cuore si contrae dolorosamente.

Non piangere! Il mio subconscio agita verso di me un dito ammonitore.

Il mio cuore si scioglie pensando a Christian da piccolo, come lo ho sempre immaginato, denutrito, sporco, non amato e non protetto, abusato oltre il sopportabile. No, non farebbe mai del male ad un bambino, e nel profondo del mio cuore io so che Chris sarà la chiave per portarci di nuovo insieme. Io so che non posso spingere troppo, è sempre stato difficile per lui dare spazio agli altri.

“Lo so che non gli faresti mai del male” dico a bassa voce, “né a lui né a me”, aggiungo a malincuore. Mi fermo un attimo, non voglio ricordargli i suoi sentimenti per me. “Mi piacerebbe molto se tu volessi incontrarlo. Dovremmo procedere molto lentamente, senza fare improvvise rivelazioni o qualcosa … sai … di traumatico”. Continuo tenendo un tono uniforme e la voce bassa, dandogli un’occhiata.

Se voglio avere qualche speranza di successo, questa è la parte più importante. Voglio che sia lui a volere incontrare Chris. Non è una cosa che posso costringerlo a fare, deve essere lui a volerlo. So che una volta che si abituerà all’idea di Chris e sperimenterà la gioia di essere padre il suo istinto naturale lo spingerà a creare una famiglia stabile.

Gioco d’azzardo sperando che sceglierà me per essere la figura femminile della nuova famiglia. Non ho ancora idea se ci sono o ci sono state altre che hanno ottenuto “di più” da lui dopo che io lo ho lasciato, quindi punto coraggiosamente solo sull’emozione che ho visto in lui finora. Mi colpisce il fatto che, nonostante mi abbia rifiutata, io sia più fiduciosa che mai nel suo amore per me. Che strano.

“Vuoi incontrarlo?” Memore, cerco il suo volto, pronta a cogliere ogni traccia di emozione per capire come procedere. E’ così abile a nascondere le sue emozioni rendendo molto difficile comprendere cosa gli passi per la testa.

Si alza d’un balzo dalla sedia e mi viene accanto e con entrambe le mani si afferra i capelli. Oh merda! Al terzo passaggio si ferma di fronte a me e mi fissa coi suoi occhi di granito: “Oh cazzo Ana! Non lo so …. Lo voglio?” Sembra disorientato ma mi pare di scorgere un po’ di speranza.

Wow!

Lo raggiungo e prendo tra le mani il suo viso, la sua barba mi punge le dita mentre lui si lascia andare alla mia carezza. Tengo gli occhi puntati su di lui: “Capisco che sei ansioso, lo sono anch’io ma tu sei suo padre”. Gli appoggio una mano sul cuore e dico con voce ferma: “Mi dispiace di avervi separati, di avere tenuto lontani padre e figlio, voi due vi appartenete”. Le mie mani scivolano giù in grembo, mentre abbasso lo sguardo. “Più di quanto tu possa mai immaginare.”

Devono stare insieme! Con tutto il mio essere voglio che lui si riunisca al figlio.

Per un attimo sembra indeciso, un misto di incertezza e triste riluttanza emerge sul suo volto. Ancora una volta si passa la mano tra i capelli, mentre si siede. Mi accorgo che l’esitazione lascia il posto alla decisione e la sua tensione svanisce come un’onda che si annulla nell’oceano. “Va bene”. Lui annuisce e io lascio andare il respiro che non mi ero accorta di stare trattenendo. “Sì, lo farò. Passerò un po’ di tempo con lui”.

Gli rivolgo un cauto sorriso incoraggiante, “Grazie Christian, questo significa molto per me”. Per ora lascio cadere l’argomento e gli concedo un minuto per prendere coscienza della sua decisione, ma io lo conosco così bene. Fra un attimo inizierà un fuoco di fila di domande e infatti, come a un segnale, sento che trae un respiro e parte: “Come vuoi che facciamo? Come mi presenterai a lui?” Il suo volto è di nuovo segnato dall’ansietà mentre pensa alle varie possibilità.

Non posso fare a meno di sorridere dentro di me. Anche Christian sembra rendersi conto che la sua ricchezza e il suo successo non contano nulla: i bambini piccoli non danno peso a queste cose perché le loro menti innocenti non considerano le sciocchezze superficiali e guardano dritto nella tua anima. Riuscirà Chris vedere in lui un padre? E Christian sentirà che quel bambino è suo figlio? Sono sicura che sarà così!

«Bé, siccome ti ha già visto allo zoo posso facilmente presentarti come un amico e – se sei d’accordo – penso che sarebbe l’ideale che vi incontraste in un luogo adatto ai bambini. Da qualche parte in cui potremmo fare qualcosa tutti insieme. Forse un lagh…. ”

Abbaia improvvisamente una serie di ordini al telefono interrompendomi, probabilmente sta parlando con Taylor: “Ho bisogno di un posto accogliente per un bambino, un luogo in cui si possano fare alcune attività, per andarci domani”. Egli alza un sopracciglio verso di me con aria interrogativa e io annuisco, aggiungendo in risposta, col movimento delle labbra: “Nel pomeriggio”.

Quando finisce la sua chiamata freme di efficienza. Ora che ha preso la sua decisione comincia a pensare a tutto quello che deve fare. Io non batto ciglio perché so che la prima cosa nella sua agenda sono la nostra sicurezza e i dettagli del viaggio.

“Taylor si metterà in contatto con me. A che ora devo mandarti la macchina? E per la cronaca” aggiunge tenendo entrambe le mani strette a pugno lungo i fianchi, con un atteggiamento che non ammette obiezioni “questa non è una domanda. Taylor ci accompagnerà e insisto sul fatto che tu viaggerai con me in modo che io possa tenerti al sicuro”.

“Va bene”. Sono ansiosa di mostrargli il mio nuovo atteggiamento cooperante: “Dovrei avere finito con il mio incontro poco prima di pranzo e mi ci vorrà circa mezz’ora per tornare all’albergo”.

Mi rendo conto troppo tardi di essermi lasciata sfuggire il mio segreto. Oh merda, doppia merda, io non volevo dire nulla dell’incontro che ho in programma. Mr Influenza Indebita potrebbe mettersi di mezzo e non voglio essere in debito con lui anche per questo. E’ importante per me arrangiarmi da sola in questa occasione, quello che otterrò lo voglio ottenere solo per i miei meriti. Se avessi bisogno dell’influenza  della Grey Publishing per avere successo non ne varrebbe neppure la pena.

“Taylor può portarti all’incontro che hai in programma e poi riportarti indietro”. Lui accantona il mio problema con un semplice movimento della mano.

“Ehm, io … questo non sarà necessario, ma grazie comunque” mi correggo immediatamente. Cerco di corsa una scusa plausibile. Oh boy! Come sarebbe molto più facile se potessi prepararmi a queste conversazioni in anticipo. “E’ già stata prenotata una macchina”. Io improvviso e fingo interesse per il tappeto per nascondere la mia menzogna.  Le mie dita martellano nervosamente sul bracciolo del divano.

Non potrei mai mentirgli e ora ho attirato la sua attenzione. Perché le cose non vanno mai come previsto quando si tratta di lui? Christian mi rivolge tutta la sua attenzione: “Con chi devi incontrarti, Anastasia?” La sua espressione è tra il seccato e il curioso mentre la sua voce acquista quella cadenza morbida che contraddistingue da sempre i momenti di rabbia. Si è spostato, ora sta seduto sul bordo della sedia e mi guarda fisso.

Siccome non voglio che lui venga a conoscenza dei miei progetti ma non so come aggirare l’ostacolo, tento di dare una risposta vaga anche se probabilmente non riuscirò a farla franca – ma vale la pena di provare lo stesso. “Niente di importante, solo una questione di affari” dico, stringendomi nelle spalle.

“Quali affari, Anastasia? Sei una cameriera a part-time e fai la bibliotecaria in una piccola città …”. La sua irritazione è evidente e il suo tono è gelido e sprezzante. Ha unito le mani intrecciando le dita e aspetta con impazienza a malapena trattenuta.

La mia rabbia monta.  Bastardo! “Che te ne importa?” sputo verso di lui.

Attenta a quello che dici … E’ il mio subconscio che cerca di farmi tornare in me.

Le mie parole hanno colpito nel segno e lui fa marcia indietro. Subito la sua espressione cambia, e sul suo volto si legge a chiare lettere la contrizione. “Mi dispiace”. Con una mano sul fianco mentre l’altra si muove vorticosamente tra i capelli, è evidente che sta facendo uno sforzo enorme per controllarsi. Non posso non notare il fatto che sembra anche ferito.

Il tempo passa mentre restiamo a guardarci l’un l’altro, cercando ancora una volta di ritrovare il nostro equilibrio. Entrambi abbiamo emesso un lungo respiro e lui si siede di nuovo, rilassandosi, sulla seggiola con un atteggiamento guardingo, per ricordarmi come può essere  emotivamente instabile.

Uff! Crisi scongiurata. Io concedo alla mia ira qualche minuto per  dileguarsi. Wow, noi ci conosciamo bene!

Passo in rassegna mentalmente come è andato fino ad ora il nostro colloquio e, a parte le domande in merito al mio appuntamento di domani, credo di averlo gestito bene. Penso anche che sia il momento di andarmene, prima di fare qualche stupidaggine. La rabbia, il dolore, l’essere confinata in spazi ristretti con Fifty vicino potrebbero innescare un appassionato “qualcosa d’altro” e io non voglio perdere quello che mi sono guadagnata oggi. Non posso correre il rischio di perdere la testa come ho fatto ieri …..

La mia dea interiore non è d’accordo e me lo dice con veemenza. Si alza, con gli occhi brillanti pronti per l’azione, ma io la ignoro.

Io mi alzo dal mio posto per fargli capire che sto per andarmene. C’è un’ultima cosa che devo fare oggi: ho bisogno che lui sappia che mi rendo conto di quello che fa per me. “Grazie per il cambio della camera, grazie per la suite che ci hai offerto, grazie per …  ehm … la privacy … nel bagno delle donne”: inciampo nelle mie stesse parole mentre arrossisco, e abbasso gli occhi per nascondere il mio imbarazzo, con le dita annodate in grembo .

La sua risposta mi stupisce: “Mi è mancato quel tuo delizioso rossore” dice quasi in un soffio per poi tornare subito alla riservatezza: “Sei la benvenuta, Anastasia”. Il suo sguardo torna immediatamente imperturbabile – a comando. Mr. Mutevole è tornato al suo meglio.

Arg! Come mi confonde! Ora i suoi occhi mi stanno sorridendo. Mette le mani sulle cosce e si alza, con il suo solito garbo nel muoversi. Mi porge una mano. Aspetto un attimo, ma poi la prendo e lui mi aiuta ad alzarmi. Sono ipnotizzata da lui, o meglio sono intrappolata mentre la ragione fluttua pigramente via. Forse un bacio?  Il mio corpo lo agogna, lo desidero veramente. Posso sentire il calore del suo corpo che riscalda il mio, Christian mi fa impazzire dal desiderio.

Lui mi afferra il viso e mi infila una ciocca di capelli dietro l’orecchio. La sua mano si attarda tra i miei capelli e poi lui fa scivolare il dito indice sulla mia guancia e delicatamente tira il labbro inferiore per liberarlo dai denti che lo stanno mordendo. Mi sta guardando mentre io lo guardo a mia volta e il mio intero essere è contratto dall’ardente desiderio che provo per lui. Si sporge verso il basso e mi posa un dolcissimo bacio sui capelli. Il suo petto muscoloso si espande mentre lui inspira profondamente, premendo a sé il mio seno. Quando lo sbircio tiene gli occhi chiusi, la sua estasi ben visibile. Oh Christian!

Mi posa entrambe le mani sulle spalle e mi spinge via, con lo sguardo nuovamente impassibile nasconde la sua vulnerabilità e spezza l’incantesimo facendomi sentire quasi ingannata.

Maledetto il tuo controllo! Urlo dentro di me.

Il mio senso di déjà vu si fa improvvisamente travolgente, la mia memoria fa scorrere nella mia mente un film del passato: mi trovavo tra le sue braccia su un marciapiede a Portland, la sua stretta intorno alla mia vita era ferma e ogni nervo del mio corpo voleva disperatamente che lui mi baciasse e invece …  “Anastasia, io non sono l’uomo per te. Devi stare lontana da me”.

Ora mi sento ferita come allora. Egli mi ha confidato, più tardi, che quel giorno avrebbe voluto baciarmi ma sentiva di dovermi dare un avvertimento, e per questo motivo aveva tenuto sotto controllo il suo desiderio. Anche questa volta, è dolorosamente ovvio quello che vorrebbe fare, ma è altrettanto ovvio che non può (o non vuole) superare  la barriera del suo dolore e della sua paura.

Il mio umore non è aiutato dal fatto che egli, naturalmente, ha ragione. Non siamo ancora pronti, in questo momento,ad affrontare questa strada ma questo non basta a placare le mie cosce frementi. Sento anche all’inguine la pesantezza della frustrazione, ma spero di vincere questa battaglia.

“Ti manderò una e-mail non appena Taylor troverà il posto giusto, per favore fammi sapere a che ora posso venire a prenderti in albergo”. La sua efficienza da uomo d’affari mi riporta immediatamente al presente e faccio appello a ogni grammo di forza interiore per adattarmi alla sua  improvvisa durezza.

“Certo” vedi, io posso anche fingermi inalterata. “Abbiamo solo bisogno di tornare in albergo alle cinque per prendere i bagagli e andare in aeroporto. Il nostro volo parte alle otto”.

“Capisco” sembra pensieroso per un attimo, poi aggunge: “Io tornerò a Seattle domani, potete venire con me. Posso modificare il piano di volo per includere una sosta a Savannah e lì sbarcarvi”. E’ a disagio per la mia risposta, ma il suo bisogno di controllo mi impedisce ogni reazione. I suoi occhi sono oscuri e cercano di capire, può anche darsi che trascorrere insieme qualche momento in più sia una cosa che gli faccia piacere.

Sto per rispondergli quando il mio subconscio si intromette:  pensaci prima di parlare. Chiudo la bocca di nuovo per  ragionare meglio. Questo potrebbe lavorare a nostro favore, è un volo molto breve ma staremo con lui. D’altra parte perderei i soldi che ho pagato per i biglietti, in primo luogo, e io non sono sicuro di come mia madre prenderebbe questa modifica del viaggio.

Lui capisce la mia indecisione e in un attimo va al cuore della questione. “Taylor può trattare con la compagnia aerea a vostro nome. Potrebbe cambiare i dettagli dei biglietti in modo da poterli utilizzare per un altro viaggio, in questo modo non li perderesti del tutto. Pagherò io le commissioni per le modifiche”. Alza le spalle mentre cerca di sembrare indifferente.

“Grazie Christian. È molto gentile da parte tua. Sono sicura che Chris ne sarà entusiasta”. Sorrido sinceramente e annullo ogni riserva su ciò che penserà mia madre. In fin dei conti mi ha detto di fare tutto il possibile per sistemare le cose.

Il sollievo che leggo nei suoi occhi, mescolato con un lampo di trionfo, mi dice che ho fatto la scelta giusta.  Mi appoggia la mano sulla schiena  e mi conduce verso la porta. So che la cosa migliore che posso fare adesso è di andarmene, ma il mio cuore vorrebbe rimanere e mi balza nel petto. Non devo nemmeno ingaggiare una battaglia con me stessa perché Christian prende la decisione per me. Mi rendo conto anche lui è consapevole che, se mi fermassi, non saremmo in grado di mantenere la mente lucida.

“Ti accompagno giù”, apre la porta e con gesti galanti mi cede il passo.

Cerco velocemente di mettere assieme un piano per evitare un altro giro in ascensore con lui: i miei ormoni sono pericolosamente impennati e io non riuscirei a resistere.

Metto la mia mano sul suo braccio e cerco di apparire sincera e decisa: “Hai fatto già tanto, grazie. Sto bene, ci vediamo domani”. Mi allungo sulla punta dei piedi e lo bacio dolcemente sulla guancia.

Lui appare sorpreso, come se avessi fatto qualcosa di veramente strano. I suoi occhi si allargano e si tocca distrattamente con la punta delle dita sul punto che ho appena baciato. Riesce a malapena ad annuire con la testa, il suo attento controllo vacilla solo per un secondo per fare poi subito dietro front.

Mi complimento con me stessa. Ooh, buon lavoro! Mi giro e mi incammino lungo il corridoio, ma getto un’occhiata alle mie spalle. E’ ancora in piedi sulla soglia e pare perduto nei suoi pensieri. Muovo le dita nella sua direzione per salutarlo e gli rivolgo un sorriso da un milione di watt.

Con l’ascensore scendo fino al piano terra del Conrad Hilton e una bolla di speranza mi riempie l’anima. Mi sento di nuovo sicura. Sono sicura che sarà lui a tornare da me. Il passare del tempo gli insegnerà a fidarsi di nuovo.

2 thoughts on “Capitolo 5

  1. nickygiu says:

    Complimenti Paola Donati….ottimo lavoro! Una traduzione entusiasmante e perfetta…. E’ così che si fà!!!!!!

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