Capitolo 53

Non sono sorpresa, quando Christian mi annuncia che si è liberato dagli impegni della mattinata per accompagnarmi alla visita del ginecologo, e che ha avuto la lungimiranza di organizzarsi chiamando Mia a fare da baby-sitter per Chris, quando lei si annuncia irrompendo con un grido di gioia e andando di corsa dal mio bambino per sollevarlo in alto.

Chris – ovviamente – è altrettanto felice di vedere la sua zia preferita e si mette subito a raccontarle che giochi vuole fare con lei, e dagli urli che lui fa capisco che lei dovrà affrontare una mattinata molto intensa. Quando lei lo mette giù ha appena il tempo di salutarci prima che lui la trascini via, chiacchierando eccitato.

In cucina Christian mi stringe alla vita, attirandomi a sé e baciandomi il lobo dell’orecchio prima di dirmi: “Mrs Grey, sono ansioso di vedere questo piccolino”, sospira, appoggiando una calda mano sul mio basso ventre.

Io sorrido, nonostante una piccola voce dentro di me mi avverta sommessamente di non essere eccessivamente fiduciosa. Con tutti i problemi della gravidanza di Kate non posso trattenere un brivido di paura per il contrasto con la gioia per il mio bambino in arrivo. Questa piccola vita miracolosa è tanto fragile quanto è forte – ha superato ogni sorta di difficoltà.

Coprendo la mano di Christian con la mia mi chino verso di lui: “E’ eccitante. Sentire il battito cardiaco del bambino per la prima volta, guardare quella foto sgranata, e poi riflettere sul fatto che c’è una vita che cresce dentro di te, una vita che hai creato tu. E’ …”

Le mie parole svaniscono, mentre mi cresce un groppo in gola per l’emozione. Stupidamente l’altra volta ho affrontato tutto questo con il cuore spezzato e da sola.

Stupida, stupida, stupida!

Le braccia di Christian si stringono intorno a me, istintivamente, perché capisce il mio stato d’animo. “Lo faremo insieme, stavolta” mi sussurra pressantemente perché capisce perfettamente cosa sto pensando e vuole proteggermi.

Anche il modo in cui parla lo ha deliberatamente scelto per suscitare la mia attenzione, ha quasi lanciato una sfida e in questo momento mi tiene stretta a lui perché io non mi lasci andare al rimorso, come naturalmente farei.

Ho perso il conto dei momenti come questo che ho vissuto da quel giorno a Miami, di tutte le volte in cui mi sono sentita piena di sensi di colpa, inondata di sensazioni d’inutilità, eppure eccomi qui, tra le braccia dell’uomo che amo. E, cosa ancora più importante, anche lui mi ama – ciecamente a quanto pare. Questo è esattamente il tipo di scena che il dottor Flynn e io abbiamo analizzato, e ora risento le sue parole: basta con il senso di colpa, devi avviarti su nuovi percorsi, non devi costruire sul passato ma devi costruirti un futuro. Finalmente le molte ore di terapia che ho affrontato entrano in gioco e focalizzo l’attenzione su come modificare il mio modo di pensare, riconsiderando tutto.

Concentrandomi sulle cose meravigliose che mi sono capitate, sulla seconda possibilità che mi è stata offerta e su cosa posso fare per far sì che tutto vada al meglio, prendo un respiro profondo, concentrata su come rendere perfetta questa seconda volta – per Christian, e per noi.

Voltandomi a guardarlo gli afferro i lati del viso per attirare la sua bocca alla mia. Le mie labbra incontrano le sue per trasmettergli la mia determinazione. Con un bacio profondo io gli voglio comunicare il mio impegno di rimanere qui e ora, e di non andarmene mai più.

When our lips part I find my husband’s gaze with a beaming smile, but his stormy eyes and slow blinking lids quickly has me biting my lip and squirming restlessly in his locked embrace. Quando le nostre labbra si separano vedo lo sguardo raggiante di mio marito, ma vedendo i suoi occhi tempestosi e lampeggianti mi mordo il labbro e mi dimeno, inquieta, tra le sue braccia. Involontariamente mi vengono i brividi, emozionata per il modo in cui mi fa vedere come lo colpisco. Se la sua erezione istantanea che preme contro la mia pancia non fosse sufficiente, la sua espressione mi lascia assolutamente convinta che lui mi avrebbe in pratica divorato se non fosse stato per Taylor che si schiarisce la voce dietro di noi.

“Mr Grey, è arrivata l’infermiera”, annuncia con quel suo tono misurato che non lascia mai trapelare un briciolo di emozione.

Eh? Un’infermiera? mi chiedo.

Christian si gira sui tacchi e si rivolge Taylor tenendo il suo normale comportamento professionale, saldamente fermo, accantonando in un istante il suo sguardo lussurioso, mentre io arrossisco con tutte le sfumature del rosso: “Grazie Taylor. Per favore, puoi farla entrare?”

Quando Taylor esce per fare quanto gli è stato detto Christian guarda con un sorriso malizioso il mio sopracciglio alzato con aria interrogativa: “Voglio fare un controllo approfondito sull’incantevole Mrs Grey – tanto perché tu lo sappia” mi dice con dolcezza, strizzandomi l’occhio e stringendomi forte il culo, “e ho fatto in modo che il laboratorio inviasse qui un’infermiera per farti adesso l’esame del sangue, così da poter avere i risultati per il momento in cui vedremo il dottore”.

Oh! Presa alla sprovvista solo per un secondo, sono costretta ad ammettere che ho un marito davvero in gamba, che pensa sempre a tutto.

Proprio come mi aspettavo, Christian ha prenotato la più brava Ostetrica / Ginecologa di Seattle, che si è messa a sua completa disposizione. Quando arriviamo all’elegante studio della dottoressa Malone, che si trova in un’ala di studi specialistici all’interno dell’ospedale, non dobbiamo aspettare neppure un attimo e non dobbiamo compilare moduli, ma incontriamo una gentile segretaria che ci mostra direttamente la porta del medico.

La dottoressa Sharon Malone è – ovviamente – una donna, ha un buon profumo di casa e mi accoglie con confortanti abbracci alzandosi da dietro la sua scrivania. E’ piccola e robusta, il suo sorriso radioso e sincero le increspa appena gli angoli degli occhi, dalle piccole zampe di gallina immagino che abbia circa una cinquantina d’anni. Ha i capelli corti, tagliati in una foggia pratica e striati d’argento.

“Mr e Mrs Grey,” ci dice, tendendo una mano a Christian prima di stringermi cortesemente una spalla, “prego, accomodatevi”.

Fa un gesto indicando due sedie di fronte alla scrivania e devo dire che mi piace a prima vista. Sembra più una mamma chioccia che un ginecologo importante quando ci invita ad ignorare ogni formalità insistendo sul fatto che la dobbiamo chiamare Sharon; penso che la familiarità con cui ci tratta è probabilmente dovuta ad un suo rapporto di amicizia con Grace.

“Allora”, dice guardando un file aperto sulla sua scrivania, “ho qui l’esame del sangue e siamo definitivamente sicuri che avrete un altro bambino!” Catturando il mio sguardo, mi rivolge un sorriso felice, come se il poter condividere notizie come questa fosse una rarità per lei.

Quindi sono davvero incinta, penso, sollevata. Non riesco ad immaginare la delusione di Christian se il test fatto a casa si fosse in qualche modo rivelato sbagliato.

La mia attenzione è distolta dal sorriso gentile della dottoressa dall’estatico urlo di gioia di mio marito. Christian stringe la mia mano nella sua poi me la bacia, con un largo sorriso che gli illumina il volto.

“E’ fantastico!”, dice con gioia baciandomi.

Sharon inclina la testa, godendosi la scena di felicità con uno sguardo di soddisfazione sul volto e restando in silenzio per darci modo di assaporare il nostro momento di gioia.

I successivi venti minuti sono dedicati a ripercorrere la mia storia medica e a confermare tutti i dettagli della nascita di Chris, che Sharon ha già in archivio. Quando arriva il momento della parte fisica della visita, la dottoressa mi fa entrare in una stanza adiacente, dove mi cambio indossando un camice ospedaliero blu chiaro. Quando sono pronta mi sdraio sul lettino accanto alla macchina ad ultrasuoni.

Christian è dietro di me e mi tiene con ansia la mano mentre la dottoressa prepara gli strumenti. “Siccome la gravidanza è molto recente dobbiamo fare un’ecografia interna, se vogliamo qualche possibilità di vedere questa nuova piccola vita. Al massimo potremo vedere il sacco gestazionale, ma è sicuramente troppo presto per sentire il battito del cuore. Di solito inizia a sentirsi solo dopo circa sei settimane”, ci informa, chiacchierando per distrarmi dal freddo rumore della sonda ecografica transvaginale di plastica.

Christian mi stringe la mano in segno di solidarietà, anche se – guardandolo un po’ imbarazzata – non sono sicura che lo faccia per il bene suo o per quello mio. Gli rivolgo un sorriso rassicurante, non è una cosa dolorosa, è solo una sensazione strana di freddo, ma ammetto che, nonostante l’ambiente professionale, mi sento un po’ a disagio.

Sullo schermo appare e prende vita una granulosa immagine grigiastra e sento che il medico sistema meglio lo strumento proprio mentre Christian mi stringe più forte la mano, e poi guardiamo, insieme. Una macchiolina nera in mezzo ad un mare di pixel grigi.

Sento che Christian resta senza fiato: “E’ tutto? È questo il nostro bambino?” sospira, con un tono di voce basso e riverente.

Distolgo lo sguardo dallo schermo e mi prendo un momento per godermi l’espressione di mio marito. Lui rappresenta tanto per me, ma vederlo così entusiasta, così profondamente innamorato di questa vita che abbiamo creato è una cosa incredibilmente romantica. Mi tocca non solo il cuore, ma la parte più profonda dell’anima.

Credo che lui senta i miei occhi su di lui, il peso del mio amore per lui, quando il suo sguardo incrocia il mio. Vorrei quasi gridare, invece mi limito a mimare con la bocca le parole ti amo, facendolo sorridere ancora di più. Mi dà un rapido bacio sulla fronte prima di rivolgere nuovamente la sua attenzione all’immagine della nostra piccola macchiolina già tanto amata.

Sharon conferma quello che già sappiamo, cioè che sono di circa quattro settimane, e mi porge la prima foto di quello che ho il sospetto sarà seguito da tanti altri, se mio marito riuscirà nel suo intento. Tengo in mano quella foto solo per un secondo prima di passarla a Christian: i suoi occhi hanno seguito il passaggio della foto dal medico a me con troppo desiderio perché io possa ignorarlo. Nascondo un sorriso quando la prende, chiaramente conquistato dai poteri magici degli ultrasuoni mentre continua a guardare – ipnotizzato.

Una volta che mi sono rivestita mi unisco a loro due nello studio, dove la dottoressa mi elenca una serie di cose che posso e non posso fare, che fa sogghignare Christian. Naturalmente Mr. Fifty-so-tutto-io ha già fatto le sue ricerche ed è più aggiornato sul protocollo della gravidanza di quanto io non sia mai stata.

So bene che incontreremo qualche intoppo durante questa gravidanza, ma c’è un problema che voglio evitare a tutti i costi e alla prima occasione pongo la mia domanda: “Dottoressa Malone, uhm, Sharon,” mi correggo,”c’è qualche attività sessuale da cui ci dovremmo astenere?”

Non ho alcun dubbio che durante questa gravidanza Christian si lascerà prepotentemente andare al suo eccessivo istinto di protezione, ma entrambi abbiamo bisogno di tornare alla Stanza Rossa, se non per il puro piacere di farlo almeno per esorcizzare definitivamente le altre donne e i problemi che abbiamo dovuto affrontare lì.

Nei suoi occhi appare un luccichio e mi dice sorridendo gentilmente: “Nooo!” Poi agita il polso per rafforzare le sue parole: “Non ci dovrebbero essere problemi nell’avere rapporti, fino a quando Ana riuscirà a trovare una posizione comoda”.

Annuisco stringendo le labbra, senza avere il coraggio di guardare Christian mentre mi sposto imbarazzata sulla seggiola, non essendo abituata a parlare di sesso con degli sconosciuti, seppur medici. “Neppure se l’attività è un po’ violenta?” chiedo, arrossendo per la vergogna.

Il suo sorriso e le risposte che mi fornisce con semplicità e naturalezza evitano che il discorso assuma un tono imbarazzante: “Il buon senso deve essere la vostra migliore guida. Se tu hai dimestichezza ad essere issata a testa in giù e sculacciata con una racchetta da ping-pong, allora ti dico di continuare a farlo tranquillamente, si possono anche utilizzare dei giocattoli se si vuole farlo, ma nel momento in cui ti senti senza fiato o avverti della pressione sull’addome, o qualcosa del genere ti provoca disagio, allora devi smettere di fare quello che stai facendo. Troverete il modo per evitare i problemi che la pancia che sta crescendo può causare, dovrete mantenere una mentalità aperta e lasciar fare alla vostra creatività”.

Risposta perfetta! penso, proprio mentre il mio rossore aumenta fino a quello che deve essere un terribile color viola. Vorrei fare un sorrisetto, se non fossi così imbarazzata.

La dottoressa Malone guarda Christian, con un sorriso ora positivamente provocatorio: “Può essere difficile anche per un uomo giovane. È necessario prepararsi perché, durante il secondo trimestre della gravidanza, gli ormoni potrebbe rendere Ana molto esigente”.

Christian, confuso, fa un sospiro mentre la dottoressa gli strizza l’occhio, assolutamente soddisfatta di se stessa. Se lui fosse un tipo capace di arrossire saremmo ben accoppiati, in questo momento.

Armati di un elenco di quello che posso e non posso mangiare, da appendere sul frigo di casa, e anche di una serie di direttive da seguire, che so bene che Christian mi obbligherà regolarmente a rispettare, lasciamo lo studio del medico, felici.

Sabato pomeriggio siamo pronti per il party di Elliot. La mia pancia è un casino di nervosismo all’idea che devo annunciare a Kate la mia gravidanza, e siccome non vogliamo sottrarre ad Elliot il suo ruolo di star della serata abbiamo deciso di raccontare la novità ai genitori di Christian stasera, ma in privato, piuttosto che fare un annuncio pubblico. Il mondo lo saprà abbastanza presto, ma tutto quello che potremo fare per rimandare l’annuncio lo faremo, per goderci un raro momento di privacy evitando l’assalto dei giornalisti che ancora ci assediano fuori dell’Escala.

Oltre a raccontare la cosa a Kate, questa sera è anche la notte in cui vorrei tornare nella Stanza Rossa. Dopo il nostro colloquio con la dottoressa speravo che Christian avrebbe preso l’iniziativa ma credo che lui preferisca che sia io a fare la prima mossa e così ho deciso di segnalargli la mia disponibilità, con un’iniziativa molto audace.

Naturalmente voglio ricordargli come si sentiva ad essere il padrone della scena e a guidare il mio corpo verso il nirvana, ma penso che lui se lo ricordi fin troppo bene. Il mio piano è audace perché voglio fargli vedere come mi sentivo, voglio fargli capire il piacere che la sottomissione a lui mi dava. La deliziosa anticipazione di quello che potrebbe accadere, unita ad un po’ di paura per l’ignoto, e la sensazione inebriante del mio corpo adorato da lui mi fanno ribollire il sangue.

Prima, mentre Christian faceva la doccia, ho controllato se Gail aveva preparato la stanza, rimasta per tanto tempo chiusa a chiave. Ho sospirato entrando in quella stanza ora riportata al suo antico splendore – impregnata dell’odore del legno e della cera. Ho rapidamente aggiunto i miei ultimi ritocchi: una serie di lunghe cinture nere che sono fatte soprattutto per legare con delicatezza, dell’olio da massaggio e, naturalmente, una playlist per il debutto di Ana la Dominatrice. Ora tutto quello che mi resta da fare è ottenere che Christian accetti di venire lì dentro, a giocare con me.

Io non voglio dare il via al mio gioco prima di avere attirato Christian nella Stanza Rossa, ma fino a quel momento voglio farlo impazzire di desiderio. Un uomo eccitato e bramoso è un uomo compiacente, penso.

Siccome il party di Elliot e Kate non richiede l’abito da sera, indosso un elegante tubino nero, tagliato per seguire bene le mie curve, che dà una sensazione molto sottile di BDSM. E’ sufficientemente sobrio e pudico da coprire il corsetto di pizzo e le calze autoreggenti che indosso. Sia il corsetto e che il tanga sono neri, di tessuto opaco. Voglio che la biancheria intima sia stuzzicante, per fare in modo che Christian voglia di più, e per dare un’innegabile sensazione che sono la Padrona. Completano l’insieme un paio di scarpe nere con i tacchi più alti che riesco a trovare.

Per la serata, tengo i capelli sciolti e mi faccio un trucco leggero, ma mi passo sugli occhi un ombretto grigio e sulle ciglia metto il mascara. Lucido le labbra con un gloss leggermente colorato, che aggiunge un tocco di rosso al mio pallore.

Christian mi accoglie con fischi di apprezzamento quando mi presento, pronta per uscire, ma anche lui è splendido con il suo abito grigio scuro fatto su misura e la camicia bianca. Ha lasciato i primi tre bottoni slacciati, rivelando così solo un accenno del suo petto splendidamente scolpito.

Allacciandomi un braccio intorno alla vita mi tira verso di lui e cattura il mio sguardo nello specchio: “Sono un uomo dannatamente fortunato”, mi dice sorridendo e guardando dalla mia parte.

Alzando un braccio all’indietro io avvolgo la mia mano intorno alla parte posteriore del suo collo, rivolgendo al mio sexy marito un sorriso seducente: “Hhmm, non tanto fortunato quanto lo sono io”, ribatto, strofinandomi sul suo inguine.

Con le sue grandi mani mi afferra i fianchi con una salda presa, ma il suo atteggiamento – come sempre – cambia all’improvviso, a partire dai suoi occhi che si oscurano. “Continua a fare così e rimarrà molto poco di questo grazioso vestitino, Mrs Grey”, mi avverte, mentre la sua allegria è repentinamente sparita.

Le sue parole pronunciate a bassa voce unite al suo sguardo corrucciato mi fanno l’effetto che mi fanno sempre, mi fanno sciogliere, il cuore mi balza nel petto, mentre mi viene la pelle d’oca e dei brividi mi corrono lungo la spina dorsale. Lui non ha bisogno di premere nessun bottone per scaldarmi, basta lui a farlo. Più che mai, spero che per una volta si fiderà di me abbastanza da farmi entrare nella stanza dei giochi, ma sono pienamente consapevole del rischio che sto correndo, e che tutto questo mio piano può facilmente andare in fumo.

Il Willow Lodge è una splendida cornice per un party. Con il sole al tramonto, l’edificio è illuminato da faretti dorati ben nascosti che evidenziano la bella struttura così come i magnifici giardini circostanti. La rilassata atmosfera è accogliente, e gli ampi tocchi d’eleganza sono di gran classe.

Avvistiamo Kate ed Elliot quasi istantaneamente, appena entrati: stanno sulla porta per accogliere i loro ultimi ospiti sorridendo, speranzosi per il buon andamento futuro dei loro affari. Immediatamente il nostro particolare team di sicurezza si dilegua per darci spazio ma resta in ogni modo vicino a noi e sempre vigile. Io abbraccio discretamente Kate, mentre entriamo perché non vorrei distoglierla da potenziali clienti, ma entrambi si scusano con i loro ospiti e vengono a salutarci.

Dopo un caloroso abbraccio, Kate mi prende per il gomito e mi guida via, per concedermi quei cinque minuti di chiacchierata che mi ha promesso. Cindy, lo so, ci segue discretamente, confondendosi con lo sfondo. Mentre ci allontaniamo guardo indietro sopra la mia spalla, incrociando lo sguardo di Christian. Il suo sorriso rassicurante allevia un poco le mie preoccupazioni ad affrontare Kate per raccontarle del bambino.

Mentre noi due siamo appartate, lui racconterà la bella notizia ad Elliot. Io avrei preferito rinunciare ad annunciare la notizia stasera, al loro party ma Christian non vuole aspettare a condividere la notizia con i suoi genitori, e sarebbe molto peggio se lei scoprisse che glielo ho tenuto nascosto, o, peggio ancora, se imparasse la cosa da qualcuno diverso da me.

Entriamo in una sala conferenze vuota, dove immediatamente comincia a balbettare eccitata: “Spero tanto che le cose funzionino tra Mia ed Ethan!” esclama, con gli occhi brillanti di gioia. “E lui si è arrabbiato appena un poco con me per essermi “dimenticata” di cercare una ragazza che lo accompagnasse! Ora non mi resta altro che fare in modo che lui sia vicino alla porta quando arriverà Mia. Mi confermi l’ora in cui arriverà?”

Con un fragile sorriso le rispondo: “Sì, te lo confermo, e lei si sarà anche fatta bella per lui stasera. Gli spiegherà perché ha fatto quello che ha fatto. E’ ora o mai più, per quei due. Devono gettare le loro carte sul tavolo e vedere cosa succede”.

“Esatto”, dice scuotendo la testa e concordando con me “E tu prenderai Ethan da parte per una chiacchierata prima che Mia faccia la sua gran confessione?”

“Sicuramente” ribatto, “Sono sicura che lo potremo ammorbidire con l’aiuto di un po’ di ragionevolezza”.

Batte le mani e mi sorride concordando con me, poi inclina la testa da un lato, il suo radar ha recepito la mia leggera mancanza d’entusiasmo: “Che cosa c’è che non va, Ana?”

Il mio stomaco fa un balzo veloce quando cerco di atteggiare la mia bocca in un sorriso più sincero: “Non c’è nulla che non va, ma ho qualcosa da dirti. So che questa sera non è il momento migliore, ma …”

“Sei incinta!” sbotta con gli occhi spalancati, afferrandomi per le braccia e dandomi una piccola scossa.

Per un breve momento mi limito semplicemente a guardarla, senza parole e non in grado di dire se è arrabbiata o felice.

“Ana!” mi pressa, ora impaziente, “Dimmi, c’è un altro piccolo Grey in arrivo?”

Ancora pochi secondi passano prima che io, sollevata dalla sua reazione, confermi la cosa e allora lei mi scuote di nuovo, questa volta in modo un po’ più forte.

La mia bocca s’incurva in un sincero sorriso, naturalmente Kate è abbastanza generosa per essere felice per noi, penso, rimproverandomi per essere stata così ansiosa.

Pian piano comincio ad annuire con la testa, prima di strillare un sì entusiasta.

Kate inizia letteralmente a saltellare su e giù davanti a me, catturandomi in un forte abbraccio: “Oh Ana! Sono così felice per te! Sono così felice per Christian! Che cosa ha detto?” mi chiede, spingendosi lontano da me per guardare il mio viso eccitato.

La sua gioia mi rende esultante: “Lui è estatico, fuori di sé. Continua a dirmi quanto è felice. Abbiamo fatto la prima ecografia oggi!”

“Oh Ana”, dice ancora lei, ma questa volta si porta una mano sulla bocca soffocando un grido angosciato mentre i suoi occhi vitrei si riempiono di lacrime.

Oh merda. E’ felice per noi, ma triste per se stessa, penso abbracciandola, tenendomela vicino e lasciando che dia sfogo alle lacrime mentre le accarezzo i capelli, “Ssshhhh, lo so. Lasciati andare” le dico cullandola, mentre sento il suo corpo tremare contro di me per il dolore. “Mi dispiace tanto, Kate. Non volevo che tu pensassi che ti tenevamo nascosta la cosa”, dico, cercando debolmente di tradurre in parole il nostro ragionamento.

“Va tutto bene. Io sono contenta che tu me lo abbia detto” riesce a balbettare attraverso i suoi respiri tremolanti, ” Io sono davvero felice per te. Sono solo questi stupidissimi ormoni” grida, per spiegare il suo improvviso cambio d’umore, mentre si allontana da me e si asciuga gli occhi con le dita nel tentativo di salvare il suo trucco.

Sul tavolo accanto a noi c’è un pacco di tovagliolini di carta da cocktail che le porgo, per aiutarla a risistemarsi come meglio posso.

Ancora una volta lei cambia improvvisamente umore in modo stupefacente, dimostrando che effetto hanno i farmaci per la fertilità sul suo sistema nervoso. Guardandola ora, non si crederebbe mai che un minuto fa stesse piangendo.

“Stai bene?” le chiedo con circospezione, non volendo turbare la fragile presa che ha sulle sue emozioni.

Lei sbuffa: “Per ora sì. Fino a quando la prossima sciocchezza mi scatenerà” e muove sprezzantemente una mano in aria, chiaramente irritata dalla situazione.

Per la prima volta ho un assaggio dell’effetto che il suo stato d’animo instabile deve avere su di lei e su Elliot.

“Vieni” mi dice, di nuovo sorridente, mentre infila il braccio sotto il mio. “Andiamo a fare un brindisi per festeggiare, e voglio congratularmi con Christian!”

Mi rendo conto che oltre ad essere al suo fianco quando ne ha bisogno, c’è poco che posso fare.

Arriviamo al bar, dove troviamo Christian ancora con Elliot. Quando vede il bicchiere colorato che ho in mano lui aggrotta la fronte, ma io alzo la mano per bloccare la sua protesta “E’ innocua” dico, indicando la bevanda.

Almeno lui ha il buon senso di guardarmi un po’ imbarazzato prima di girarsi verso Kate, che ci tiene a congratularsi con lui. Elliot è pronto a cogliere l’occasione per avvolgermi in un abbraccio e dirmi delle parole calorose e beneauguranti, che gradisco e apprezzo.

Passiamo ancora qualche momento con loro prima che Christian mi trascini via per andare a cercare i suoi genitori. Posso sentire il ronzio d’eccitazione che emana da lui, che non vede l’ora di condividere la grande notizia con la coppia che lo ha adottato salvandogli la vita.

Siccome non riusciamo a trovarli all’interno,  Christian mi porta fuori, sul bellissimo patio che è costellato di sedie in legno di grandi dimensioni e di piccoli gruppi di ospiti, molti dei quali ci fermano per salutare.

La sonora risata di Carrick è quello che alla fine ci consente di trovarli, tra le persone disseminate sul patio. Dopo un giro di presentazioni e saluti, il gruppetto di amici lentamente si scioglie finché restiamo solo noi quattro.

Quando siamo finalmente soli, Christian mi attira vicino a sé, appoggia un braccio sopra la mia spalla e, guardando la sua mamma e il suo papà, con un grande sorriso esclama, ovviamente deliziato: “Abbiamo qualche novità”.

Avverto che Grace ha un sussulto perché capisce di cosa si tratta, ma Carrick ha bisogno di un piccolo aiuto: “Siamo incinta, papà” chiarisce Christian, perché suo padre aveva assunto un’espressione sconcertata.

Grace ci avvolge in un abbraccio: “Oh, oggi hai reso una vecchietta molto felice “, dice con voce roca, un po’ sopraffatta dall’emozione, mentre ci bacia sulle guance.

“Congratulazioni! Vi siete davvero meritati questa meravigliosa cosa”, ci dice gentilmente, senza alcuna recriminazione, guardandoci entrambi con un amore che le illumina gli occhi.

“Grazie mamma,” sussurro, toccata dalla sua gioia per la nostra felicità.

Carrick si avvicina e batte una mano sulla schiena di Christian agitando per aria l’altra mano: “Ben fatto, figlio!”

“Grazie, papà”, risponde Christian, accogliendo i complimenti del padre con gratitudine e con un sorriso sorprendentemente timido.

Carrick è meno formale con me quando mi stringe in un abbraccio: “E’ una notizia fantastica, Ana, voi ragazzi dovreste venire da noi il prossimo fine settimana così potremo festeggiare tutti insieme, come una famiglia”.

“Grazie papà, ci piacerebbe farlo” dico, cercando di incontrare lo sguardo di Christian per avere la sua conferma.

Mi godo i loro volti felici e i loro sorrisi così ampi. I bambini, e soprattutto i nipoti, hanno la meravigliosa capacità di unire le famiglie e di rafforzare i legami. Una nuova vita che arriva porta con sé una gioia incommensurabile, un dono prezioso, ed è così anche per questo bambino. Alla luce dei miei errori passati, questo bambino sarà il collante che riuscirà a guarire per sempre i nostri cuori spezzati.

7 thoughts on “Capitolo 53

  1. Bimba says:

    Non è che sta finendo?????

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  2. lamb says:

    dai continua cosi…..grazie….brava….non vedo l’ora di leggere il prox capitolo

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  3. annalisa says:

    Paola so che per te è un’ulteriore fatica ma potresti tradurci l’articolo di GQ? Io ho tentato di farlo e alcuni passaggi li ho solo in parte comresi…. l’autrice l’ha inserito nel racconto…quindi penso sia importante anche per comprendere alcuni passaggi del cap. 52. Grazie, annalisa

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