Capitolo 57

Ancora un po’ confusa per il sonno mi stiracchio, stendendo i muscoli con profondo piacere. Un sorriso pigro mi si  diffonde sul volto quando sento la tensione di tutti i muscoli che ieri sera lui ha fatto lavorare così duramente, nel corso della nostra incursione nella ormai giustamente ribattezzata sala rossa di beatitudine.. E che felicità ho provato, nel ribattezzarla. Avevo deciso di esorcizzare alcuni demoni che ancora ci tormentavano, ma in realtà sono riuscita a fare molto di più.

La splendida intimità, il lasciarci andare, l’essere noi stessi – senza doverci giustificare e senza provare vergogna – ha cementato il nostro legame in un modo che nient’altro sarebbe riuscito a fare. Personalmente, sto apprezzando la sicurezza emotiva che mi ha dato la consapevolezza che stiamo adoprandoci per far crescere la nostra piccola famiglia. Ci aiuterà ad affrontare le difficoltà con cui ci dovremo sicuramente misurare.

Percorro il corridoio e trovo i miei amati uomini di fronte al pianoforte, padre e figlio che si godono il tempo che riescono a trascorrere insieme in un rituale cui mi sto rapidamente abituando. Appoggiata alla parete, guardo le loro teste piegate sulla tastiera, con lo stesso sguardo concentrato dipinto sui loro volti, e mi godo la calma pazienza che Christian ha con Chris. E’ una visione che mi colpisce tanto profondamente al cuore che vorrei piangere un fiume di lacrime e lasciarmi andare ad un grido di gioia – tutto contemporaneamente.

Mi soffermo a guardarli, riluttante ad intromettermi in questo loro momento così speciale, e intanto penso con gioia alla nostra duratura felicità, ma la mia presenza è avvertita da entrambi i miei ragazzi. “Mamma, mamma, senti questa” esulta con gridolini di gioia Chris, che immediatamente iniziare a suonare il motivetto allegro che Christian gli ha appena insegnato.

Sorrido, innamorata di mio figlio, ma il mio sguardo è subito catturato dagli ardenti occhi grigi di mio marito. Il nostro respiro si fa affannato per il sentimento che ci unisce – intenso e inaspettato. Se ieri qualcuno mi avesse chiesto se era possibile per me amarlo più di quanto lo amavo, avrei detto di no, ma a giudicare da questo momento che stiamo vivendo proprio qui, proprio adesso, mi rendo conto che avrei sbagliato. Posso quasi sentire il mio cuore dilatarsi, e dal timore reverenziale che vedo sul suo volto capisco che la sensazione è del tutto reciproca.

Sento una attrazione irrefrenabile e i miei piedi mi conducono da loro, improvvisamente la cosa più importante nel mio mondo è il bisogno inspiegabile di concretizzare la loro presenza. Solo la rassicurazione che mi può dare il contatto con i loro corpi vividi e caldi può tenere a freno le intense emozioni che minacciano di sopraffarmi. In breve, ho bisogno di abbracciare la mia famiglia.

Col suo solito garbo Christian si alza dal suo posto non appena arrivo vicino al pianoforte e stende le braccia verso di me. Chris, con gli occhi luminosi, smette subito di suonare e segue l’esempio del padre, avvertendo in qualche modo l’intimità del momento. “E’ bellissima, tesoro” gli dico con un sorriso, facendogli scivolare un braccio intorno alle spalle mentre cingo con l’altro la schiena di mio marito, tirandomeli entrambi vicino.

Come se fosse fatto su misura per me, appoggio la testa nell’incavo del collo di Christian. Come mi è familiare il suo odore, come è confortante sentire i loro corpi stretti al mio. Lui mi bacia la parte superiore della testa, stringe la presa e affonda il naso nei miei capelli.

Apprezzo lo stare così vicina a loro due e il sentire l’amore fluente che ci lega tutti quanti in maniera così indelebile. Non posso fare a meno di chiedermi se questa nuova piccola vita in arrivo cambierà la dinamica dei nostri rapporti.

Proprio mentre penso a come Chris prenderà la notizia, lui interrompe i miei pensieri con voce smorzata. “Potremmo fare un panino con Chris? Per favore?” chiede, suscitando in suo padre una risatina indulgente.

“Certo che possiamo”, sogghigna Christian, sollevandolo tra le braccia e mettendolo tra di noi. Sempre sorridendo lui cattura il mio sguardo sopra la spalla di Chris e mi dà una strizzatina d’occhio, il segnale che dobbiamo stringerlo con più forza. Spostandomi più vicina lo abbraccio stretto, ridacchiando per l’evidente gioia di Chris. La mia mamma ed io abbiamo iniziato a fare questo gioco con lui, schiacciandolo tra di noi come la farcitura tra due fette di pane, ma Christian è rapidamente diventato con gioia partecipe di quel  gioco.

“Dillo, mamma” mi ordina, perché io non tiro subito fuori la solita storiella, che ogni volta lo rende raggiante di piacere. Mi viene da ridere, ma quando Christian finge di accigliarsi cedo, raccontando la storiella che ho già ripetuto migliaia di volte. “Sei la marmellata sul nostro pane, piccolo”, dico con un sospiro, stringendogli la nuca e appoggiando la fronte contro la sua.

Solo un giorno, quando avrà dei figli suoi, potrà capire quanto lo amiamo, quanto quelle parole scherzose – che gli paiono semplicemente divertenti – sono invece piene del peso dei nostri sentimenti per lui. Vedo Christian baciargli la nuca, con gli occhi chiusi per resistere alla calca di emozioni che stanno infuriando dentro di lui, il che mi riconferma nei miei pensieri.

Come mi aspettavo, Chris sprigiona gioia e si mostra assolutamente soddisfatto prima di svicolare dalla nostra presa. Come tutti i bambini, sta già pensando a una nuova cosa. “Ho fame, mamma” cinguetta, con i suoi grandi occhi blu spalancati, in attesa, mentre si sfrega il pancino.

“Certo che hai fame” gli dico, soffocando una risata perché posso già immaginare cosa accadrà. Contemporaneamente rivolgo a mio marito, improvvisamente interessato, una rassicurante strizzatina d’occhi. Lui si preoccupa sempre se io non mangio, ma i suoi problemi sull’argomento sono, per ovvie ragioni, dieci volte più grandi quando si tratta di suo figlio – il pensiero che suo figlio possa avere fame è per lui insopportabile.

Con uno sguardo innocente si stringe le mani dietro la schiena, dondolando le spalle da un lato all’altro. “Mamma, per piaceeere, potrei avere dei pancake?”, invoca con voce cantilenante prima di gettare velocemente uno sguardo implorante in direzione del padre, avendo già capito che trova in lui un appoggio totale quando si tratta di cibo.

“Certo” ribatte seriamente Christian, cedendo all’istante alla sua manipolazione e facendomi sorridere quando mi rivolge uno sguardo che dice pensaci tu. Ancora ridacchiando scuoto la testa e mi dirigo verso la cucina, per fare quello che mi è stato chiesto . E’ incredibile quanto i bambini siano in grado di individuare i punti deboli dei loro genitori, e come siano abili ad usarli a proprio vantaggio. Chris riesce a far fare a Christian tutto quello che vuole, e mio marito, un importante capitano d’industria padrone dell’universo, ne è così inconsapevole che fa addirittura tenerezzza.

Dopo la prima colazione Christian e io indugiamo a tavola mentre Chris si mette a giocare con il modellino di un treno che Christian ha sistemato per lui sul tavolino. Con quelle sue piccole orecchie lontane, siamo liberi di parlare di cose da adulti, e ne colgo immediatamente l’occasione. “E’ passata quasi una settimana da quando è uscito il trafiletto su FHM, ci sono sviluppi della cosa?” chiedo, accarezzandogli scherzosamente le gambe con le dita dei piedi per distogliere la sua attenzione dalle notizie che sta scorrendo sul portatile.

“Hhhmmm” mormora, e guarda in alto per incontrare il mio sguardo, con un sorriso fanciullesco che quasi mi fa sciogliere.

Ragazzi, come è bello, penso tra me e me, sempre sorpresa dalla sua avvenenza. In questo momento, con i capelli arruffati, l’ombra della barba sfatta e quella curva sensuale della bocca potrei divorarmelo per colazione.

“Molto poco al momento”, dice con dolcezza, mentre il suo sorriso si fa più intenso non appena si accorge della mia più che prevedibile reazione a lui.

Gah! Che bestione arrogante!

Incredibilmente sexy, bestione arrogante – e tutto nostro, si intromette la mia dea interiore che mi ricorda, senza che ce ne sia bisogno, lo straordinario fascino di mio marito.

“E …?” chiedo cantilenando, e spalanco gli occhi fingendomi esasperata.

Ridacchiando lui si passa una mano tra i capelli, permettendomi di dare una rapida occhiata al suo bicipite  che, piegandosi, si tende sotto la t-shirt. “Se ne occupa l’ufficio stampa; alcuni giornalisti hanno chiesto un’intervista che abbiamo dovuto rifiutare perché abbiamo dato l’esclusiva a GQ, però distribuiremo un comunicato stampa dopo che la rivista sarà uscita”.

“Va tutto bene?” insisto a domandare, mentre la speranza che sia così brilla come una moneta nuova di zecca nella nebbia delle mie preoccupazioni circa la “rivelazione”.

Il suo sorriso sexy diventa rassicurante e il suo sguardo si intenerisce, i suoi occhi grigi riescono a vedere oltre la mia spavalderia e dentro la mia anima. “Sì baby, va tutto bene, in effetti sta andando tutto alla grande. La scarsa attenzione che è seguita significa che la cosa non ha suscitato un grande interesse”.

Annuisco concordando con lui, e mi chiedo se saremo così fortunati anche quando tutto lo scheletro sarà uscito fuori dall’armadio. Mancano solo quattro giorni alla pubblicazione della rivista e alla rivelazione, e mi auguro con fervore che tutto andrà per il meglio. Considerando il dramma che abbiamo vissuto, abbiamo certamente diritto a un po’ di tregua: nel mio intimo sospiro, se solo la vita ce la concedesse.

Oppressa da queste considerazioni, affronto l’argomento della mia gravidanza. “Mr Grey, penso che dovremmo dare a nostro figlio la notizia del bambino in arrivo, più prima che poi. Che ne dici?”

Uno sguardo fugace offusca la sua espressione mentre il suo sguardo corre a Chris che sta giocando. “Hai ragione”, risponde con un tono che però la dice lunga sulla sua titubanza, anche se io non ne capisco il motivo. Gli ci vorrà un po’ di tempo per abituarsi all’idea di non averci più tutti solo per lui, soprattutto per accettare di dover condividere con un altro l’attenzione del suo appena ritrovato papà, ma nel complesso penso che la prenderà bene.

“Christian” gli chiedo gentilmente quando vedo che rimane perso nei pensieri che è così evidente che lo preoccupano, “perché sei così dubbioso?” Per confortarlo meglio infilo le mie dita tra le sue, stringendogli la mano.

Lui tiene stretta la mia mano solo per un secondo poi mi tira per il braccio e mi trascina in grembo a sé. Mi lascio andare di buon grado, ben felice di offrirgli conforto e grata che lui sia disposto a condividere con me ciò che lo preoccupa. Può essere una piccola cosa, ma dimostra gli enormi passi avanti che abbiamo fatto, sia noi che il nostro rapporto. Io mi rannicchio contro di lui e intreccio le mani dietro il suo collo, desiderosa di confortarlo.

La cosa lo tranquillizza e lui mi passa le dita tra i capelli. “Quando Grace mi portò a casa, Elliot ebbe davvero molta difficoltà ad accettare la mia presenza. Era stato figlio unico fino al mio arrivo, e per quello che avevo passato i miei genitori passavano un sacco di tempo con me, per cercare di ottenere faticosamente la mia fiducia. Non solo avevo fatto la parte del leone catturando l’attenzione dei nostri genitori che avevo allontanato da lui, ma per lungo tempo ho sentito che lui aveva paura di me. Io … io non voglio che succeda la stessa cosa a Chris”.

La sua inquietudine traspare con chiarezza dall’inquietante tono monotono della sua voce, e la cosa mi turba. Mi siedo, stringo tra le mani il suo volto e lo guardo con uno sguardo serio. “Christian, non è così per tutti. Semmai, per Chris le cose andranno anche meglio, con l’arrivo di un nuovo bambino. Ha appena trovato un nuovo genitore in te, e, anche se all’inizio potrebbe trovare noioso il bambino, diverranno ben presto amici”.

Dal cipiglio profondo che gli compare sulla fronte capisco che lui non è convinto. “E se si sentisse trascurato a causa di tutto il tempo che tu dovrai passare con il neonato? E se si risentisse con il fratello, e anche con me, per il tempo che sua madre dovrà passare lontano da lui?”

“Oh, Christian” sospiro mentre il mio cuore si contrae per il dolore di averlo sentito tirar fuori una delle sue più oscure paure. Chiaramente la possibilità di perdere l’amore di suo figlio, che ha appena conquistato, è qualcosa che lo affligge profondamente. “Ci saranno quasi certamente dei momenti in cui Chris sentirà un po’ di gelosia verso il nuovo bambino. In effetti, credo che sarebbe anormale se non succedesse così, ma quei momenti saranno rari” dico, parlando con un fervore appassionato mentre mi affanno disperatamente a cercare soluzioni concrete per aiutarlo a guardare oltre il paraocchi del suo terrore. “Dovremo coinvolgerlo, la cura supplementare che un neonato richiede non comporta necessariamente il dover escludere Chris e, naturalmente, tu ed io faremo tutto quanto in nostro potere per rassicurarlo”.

Tenendo ancora il suo volto stretto tra le mani cerco un indizio per capire se sono riuscita a fare breccia nella sua apprensione. Vedo che socchiude gli occhi, sta elaborando le mie parole e confido che stia capendo il senso del mio discorso. “Farò qualsiasi cosa, per voi due e per il nuovo bambino” sussurra, ancora agitato; “Non posso sopportare l’idea di perdere neppure un pizzico dell’amore e della fiducia che voi due mi avete dato”.

“E non succederà” aggiungo in fretta, scuotendo la testa con decisione, desiderosa che lui si liberi da quest’idea pericolosa. “Non permetteremo mai che i nostri bambini competano tra di loro per ottenere il nostro amore e la nostra attenzione, e poi ci aiuteranno le nostre famiglie, che saranno entrambe più che felici di intervenire per aiutarci, se ne avremo bisogno”.

Vedo che lentamente si rilassa e quel pizzico di tensione lascia il suo volto. “Sì” mormora, allontanando il suo sguardo dal mio mentre elabora la cosa. “Il dare loro ciò di cui hanno bisogno è quello che faremo, e sono libero di prendere questa decisione”.  Quando quegli occhi argentei si volgono nuovamente verso di me, sono luminosi e convinti. “Diavolo, potrei anche ridurre il lavoro se dovesse servire”.

Sono sollevata vedendolo annuire con la testa ai suoi pensieri e fare progetti, da quel grande papà che so già che è. “A Chris piacerà avere un fratello” lo rassicuro con ulteriori considerazioni, sperando di eliminare anche gli ultimi eventuali residui della sua ansia, “e in quel momento saremo già nella nuova casa. Ci saranno tonnellate di cose nuove ed eccitanti che lo distrarranno”.

Finalmente mio marito sorride e ritrova la serenità. Autoritario come sempre, ecco che trova subito una nuova cosa di cui preoccuparsi: la sicurezza di Chris. “Hhmm, quel prato sarà un posto meraviglioso per giocare, ma dovremo stare molto attenti con lui, perché va sempre in cerca dei pericoli”.

Raggiante mi sporgo per baciarlo sulla guancia ma lui si volta, alla velocità della luce, e mi cattura la bocca con la sua, scoccandomi un sonoro bacio. Quando io ridacchio, lui sorride e i suoi occhi improvvisamente scintillano con un lampo malizioso. Nell’attimo che mi ci vuole per rispondere, lui mi stringe al petto immobilizzandomi e mi fa il solletico.

Dibattendomi, piango dal ridere. “No! No! Basta!” urlo, calciando con le gambe nel tentativo di allontanarmi dalle sue dita che mi tormentano. “Christian!” lo imploro con la mia solita risatina, “Basta! No! No! Per favore!”

Con la sua voce carica di umorismo mi sussurra con calma in un orecchio: “Mrs Grey, come puoi chiedermi di smettere quando sai quanto io ami sentirti ridere in quel modo?”

Un secondo dopo Chris si unisce a noi, attratto dai miei strilli. “Papà, papà, fallo a me” Christian, che non perde mai l’occasione di accontentare il suo bambino, afferra Chris con il braccio libero e mi lascia andare, poi gli fa il solletico suscitando i suoi urletti felici.

Non mi ci vuole molto per unirmi al loro divertimento, e inizio con una scherzosa prova di forza con Christian per contenderci nostro figlio, nel tentativo di liberarlo da quelle dita diaboliche. Strizzandomi l’occhio di nascosto, Christian mi permette di vincere, e Chris ed io facciamo una corsa da vincitori intorno al tavolo della sala da pranzo, con le braccia alzate, per vantare il nostro “trionfo”.

Ancora ridacchiando e respirando a fatica, ci uniamo a Christian. Quando lui cattura la mia attenzione mi fa un piccolo cenno col capo, dandomi così il via libera per affrontare il discorso del nuovo bambino. Aspetto che Chris ingoi il suo bicchiere d’acqua prima di dargli la notizia. “Chris, tesoro, dobbiamo dirti una cosa” inizio, prendendo la sua piccola mano nella mia.

Rimbalzando sulla sedia, lui spalanca gli occhi. “Ooh, ooh,  è una cosa da grandi?”

“Sì”, sorrido, “Credo che lo sia. E’ una cosa di cui mamma e papà sono davvero entusiasti, e speriamo che lo sarai anche tu”.

La sua espressione si incupisce un po’. “E’ una coooosa per me?”

Trattengo una risata. I bambini sono così sinceri. “E’ una cosa che ci riguarda tutti quanti, amico. Vuoi sapere che cosa è?”

“Uh-huh” mormora, un po’ meno interessato, mentre la sua attenzione viene attratta dal risistemare le cose in disordine sul tavolo.

Gli sollevo delicatamente il mento, per incoraggiarlo a guardarmi. “Chris, la mamma avrà presto un bambino, un fratellino o una sorellina”.

Lui resta senza fiato, le sue manine si bloccano all’istante.  “Quel bambino sarà mio amico?” chiede con cautela, “Perché Ethan dice che tutti i bambini non fanno altro che piangere!”

Ah sì, il sempre saggio Ethan, che sarà sempre un bambino di cinque anni anche quando ne avrà cinquantacinque, venditore ambulante di saggezza all’asilo diurno della GEH. Mi sono imbattuta in più di una occasione nel suo pittoresco buonsenso. Ancora una volta devo reprimere il sorriso stringendo la bocca. Pensando che Christian condivida la mia ilarità, alzo lo sguardo verso mio marito, ma invece vedo che ha un cipiglio preoccupato.

Uh-oh, devo far cambiare quell’espressione corrucciata, rifletto tra me e me, rivolgendo di nuovo la mia attenzione al mio piccolino. Iniettando nella mia voce una nota di allegria, cerco di suscitare un po’ di entusiasmo in Chris. “Qualche volta potrà anche piangere” concedo, annuendo con la testa “e ci sarà pure un sacco di cacca da ripulire!” scherzo, tirando fuori la lingua per fare una faccia da scema.

Ridacchiando lui fa un’espressione schifata: “Eeewwww!”

“Maaaa …” continuo alzando un dito per trattenere la sua attenzione “se tu aiuterai la mamma a far crescere il bambino, quando sarà abbastanza grande da camminare ti sarà amico per la vita!”

Lui aspira una boccata d’aria, la sorpresa lo rianima. “Per la vita? E’ un periodo molto lungo” mi dice, tutto serio.

Annuisco, facendo un’espressione solenne come la sua. “E’ un periodo molto lungo, ma sai anche un’altra cosa?”

Con gli occhi spalancati lui scuote lentamente la testa, per dire no.

“Non solo avrai un amico per la vita, ma sarai il fratello maggiore”.

Il suo volto si trasforma, intimorito. “Wow,” sospira, “allora lui dovrà fare sempre quello che dico io”. Si punta un dito al petto poi guarda Christian, aspettando da lui una conferma di questo compromesso appena raggiunto.

Sono così orgogliosa di mio marito, che si presta subito al gioco ora che vede scongiurato il potenziale pericolo di crisi. Annuisce in maniera misurata. “E’ vero. Tuo zio Elliot è il mio fratello maggiore e mi dice sempre quello che devo fare” per aggiungere importanza alle sue parole sospira, fingendo sgomento, “Sempre” ripete  a Chris, con una scherzosa espressione esasperata, tanto da convincerlo.

“Woo-hoo!” esclama, eccitato. “Io sono il fratello maggiore, io sono il fratello maggiore” canticchia, alzando ripetutamente il pugno nell’aria. Saltando su dalla sedia sventola la mano sopra la spalla e corre di nuovo ai suoi giocattoli. E così tutte le nostre preoccupazioni svaniscono.

Per un lungo minuto restiamo a fissarlo in silenzio, ringraziando il cielo che la prima chiacchierata che abbiamo avuto con lui circa il bambino sia andata bene. “L’avvocato mi ha aggiornato sul cambio di nome di Chris”, mi dice Christian con calma, interrompendo le nostre fantasticherie.

Immediatamente la mia mente è in allerta. “Oh?” sbotto, tirandomi su e rivolgendo tutta la mia attenzione a mio marito.

“Il giudice ha emesso un’ordinanza disponendo che José perda i suoi diritti di padre, e sappiamo per certo che l’ordinanza gli è stata comunicata e che lui la ha sottoscritta”, mi spiega con calma apparente, ma il tono misurato con cui parla mi fa capire che, quando si tratta di questo problema, lui è tutt’altro che sereno.

Ancora una volta allaccio le mie dita alle sue in segno di solidarietà. “Questa è una buona notizia. Lui è ovviamente ancora all’estero, quanto tempo ha per rispettare l’ordine?”

“Gli è stato concesso un periodo di trenta giorni, dopo di che andrò da lui personalmente. Lui non ha motivi legali per opporsi: non è il padre biologico e non si è mai comportato come un padre per Chris dopo la sua nascita, e voi eravate divorziati da tempo quando Chris è nato. Quello che sta facendo ora è a dir poco scorretto e disonesto”, si sfoga, ovviamente preso dalla bile del risentimento.

Annuisco, incapace di esprimere le mille sensazioni che provo tutte le volte che penso a questo particolare e complicato pasticcio. Io non sono entusiasta di continuare su questa strada, ma Christian ha ragione, e se José è così folle da ingaggiare una battaglia con Christian non potrà mai vincere, così io sosterrò mio marito con tutto il cuore. “Speriamo che non si debba arrivare a tanto”.

Tutte le volte che parliamo di José mi sento immancabilmente in colpa, ma sono determinata a non abbandonarmi a questa sensazione. Seguendo il consiglio di Flynn ricordo a me stessa che non sono responsabile per le scelte che lui fa adesso. Sono grata quando Christian accetta la mia offerta di un altro caffè, perché mi offre l’opportunità di riordinare i miei pensieri nella relativa segretezza della cucina.

XXXXXXXXXXXXX

Lunedì la mia settimana di lavoro inizia con un ritmo vigoroso, a partire dalla sessione di Pilates specifico per donne incinta che ho dovuto affrontare questa mattina, e che probabilmente dovrò ripetere altre tre volte nella settimana, il tutto per ordine del mio marito imperioso. Julie ha preparato per me una pila di cose da fare, e Derek entra ed esce di continuo dal mio ufficio, portandomi una serie di capitoli modificati che devo rivedere. Oltre a tutto questo, ricevo una raffica di e-mail da Kate, che mi aggiorna sul suo umore altalenante.

Da: Kate Grey

Oggetto: strane emozioni

Data: 28 nov 2016 10:20

A: Anastasia Grey

Maledetti ormoni! Ero così arrabbiata con Elliot questa mattina, gli ho quasi tirato una scarpa addosso, ma proprio adesso ho appena ricevuto il più bel mazzo di fiori inviato proprio da lui – quel bastardo! Ora tutto quello che vorrei fare sarebbe rannicchiarmi in grembo a lui e dirgli quanto è meraviglioso! Non che sia importante, ma in ogni modo vorrei anche dargli una strapazzata!

Accidenti, mi sembra di essere una pazza! Ho bisogno di qualcosa da fare. Forse Grace  mi permetterà di sbrinare il freezer. No, aspetta, sono certa che sia uno di quelli che non si devono mai sbrinare. Oh che stupidaggine! Sto di nuovo per piangere!

Oh, in ogni caso ti allego una foto della festa di sabato. E’ stata pubblicata nelle pagine di cronaca del Seattle Times. Ti sembra che io sia gonfia?

La tua amica squilibrata,

Kate Grey

Ps: Ti prego, dimmi che sopravviverò, e che alla fine ne sarà valsa la pena  quando terrò in braccio quel piccolo bambino.

Solo Kate può fare apparire comica una cosa tanto seria. Il mio cuore soffre per la mia amica e per quello che sta passando, ma non ho idea di come aiutarla se non essendo semplicemente lì, a sua disposizione.

Mentre sto meditando come rispondere,  clicco sul collegamento e si apre la foto. Elliot Grey, il fratello maggiore, riemerge dalla grande ombra del fratello minore, recita la didascalia, insieme a un elenco dei nostri nomi. Perché i giornalisti devono sempre aggiungere un tocco di cattiveria? mi chiedo, pensando a tutte le didascalie salaci che ci sono state dedicate nel corso del tempo. Almeno è una bella foto. Kate ed io siamo tra Christian ed Elliot che ci affiancano. Sembriamo così affascinanti, così privi di problemi, con i nostri volti sorridenti. Guardando la foto non si immaginerebbero mai tutte le pene che abbiamo dovuto affrontare.

XXXXXXXXXXXXXX

Mercoledì i miei nervi stanno per esplodere. Manca solo un giorno al primo di dicembre e alla pubblicazione dell’articolo su GQ, così mi butto nel lavoro ancora più di prima, nel tentativo di sfuggire le ansie dell’attesa. Anche Christian è molto nervoso, e questo può dipendere solo dal peso della preoccupazione che incombe su di lui, ma ciononostante mi copre di attenzioni. Il mio fantastico marito, questa settimana, ha aggiunto al nostro rapporto tutto il calore e l’amore possibile, mi ha rivolto tante speciali attenzioni e ha fatto in modo che io sappia che ha occhi solo per me.

Siccome non voglio mangiare da sola, trascino Derek nel mio ufficio per una riunione all’ora di pranzo, solo per distrarmi dalle mie preoccupazioni, ma dopo dieci minuti arriva nel mio ufficio Cindy. “Mrs Grey, mi dispiace interrompere ma Mr Grey chiede che lei vada subito nel suo ufficio”.

Per qualche ragione il suo mesto modo di esprimersi mi lascia un po’ a disagio. Scusandomi lascio Derek e mi dirigo verso il piano superiore con Cindy al seguito, che tiene senza fatica il passo con la mia andatura veloce. Quando raggiungo l’ufficio di Christian, Andrea mi accoglie con un sorriso professionale e apre per me le porte scorrevoli automatiche.

Alzandosi, mio marito mi accoglie con un ampio e gioioso sorriso. “Mrs Grey, mi fa piacere vederti nel bel mezzo della giornata” mi dice per flirtare, uscendo da dietro la sua scrivania per stringermi in un abbraccio.

“Hhhmm, il sentimento è reciproco Mr Grey”, rispondo, rannicchiandomi nelle sue coccole prima di allontanarmi un poco. “Dov’è l’incendio?” chiedo, guardando in giro per il suo ufficio per cercare di capire cosa ci fosse di talmente urgente da farmi abbandonare in tutta fretta una riunione di lavoro.

“Non c’è nessun incendio, baby” scherza con disinvoltura, “ma è l’ora di pranzo, e ho pensato che volessi aiutarmi a scegliere le piastrelle in pietra per il patio”.

Eh?

“Per la casa sul Sound?” insisto, nonostante sappia bene che la risposta è sì.

“Sì, vieni a vedere”. Mi afferra il braccio per condurmi con lui vicino a un tavolo.

La preoccupazione che avevo sparisce, ma è immediatamente sostituita dal fastidio. “Christian, ero in riunione”, gli spiego, sperando che lo sgradevole pensiero che mi ha colpita sia ingiustificato.

“Ma è l’ora di pranzo”, replica immediatamente lui; la sua non-risposta mi rende solo più sospettosa quando mi porge una pila di campioni di pietre quadrate, ignorando volutamente che lo sto guardando con gli occhi socchiusi .

Come ha fatto a scoprirlo? mi domando. Se Cindy non mi spia, come fa Christian a sapere quando sono da sola con Derek, o con qualsiasi altro uomo? E’ naturale che Cindy si sentisse in colpa quando mi ha detto che dovevo venire qua, è per questo che era così seria.

XXXXXXXXXXXX

Con un tacito accordo riusciamo ad arrivare a giovedi mattina, nessuno di noi desidererebbe lasciare la bolla di sicurezza del nostro appartamento per affrontare il resto del mondo. Christian ha deviato tutte le comunicazioni al suo ufficio stampa, cui ha lasciato tutte le direttive, desideroso come me di rimandare il più possibile l’inevitabile.

Cerco disperatamente di lavorare, ma la mia mente continua ad immaginare nuovi scenari, con orde di donne che si gettano ai piedi di Christian solo per tormentarmi. Alcune sono timide, si limitano a flirtare e sorridere, mentre altre sono sfacciate, vorrebbero letteralmente divorarlo, e, naturalmente, tutte sono belle da morire, e poi a nessuna gliene importa nulla che lui sia già impegnato.

Che cosa sto facendo? mi chiedo per la centesima volta. Alla fine della settimana o sarò divorziata o sarò impazzita. Ringhio contro me stessa e sbatto piano la testa sulla scrivania per la frustrazione.

Quando Christian bussa alla mia porta alle 2:30 del pomeriggio, sono più che pronta a porre fine all’angosciante attesa e voglio solo farla finita. Prima cominciamo, prima potrò sedermi davanti a Flynn per riprendere il lungo viaggio necessario a ricostruire la mia fiducia in me stessa – di nuovo.

Sono infinitamente felice che i finestrini del SUV siano oscurati, quando passiamo in mezzo al branco di giornalisti che sembrano essere diventati un appuntamento fisso fuori dall’Escala, e oggi sono tantissimi, forse più del doppio di quanti non siano di solito. C’è da chiedersi perché mai siano ancora qui. Noi non fermeremo certo mai l’auto, non usciremo mai a parlare con loro e, giorno dopo giorno, tutto quello che riusciranno ad ottenere saranno solo foto della nostra vettura.

Senza perdere un colpo e senza che un solo flash di una fotocamera scatti sui nostri volti, il nostro brillante team di sicurezza ci porta alla sala conferenze principale della GEH, dove troviamo ad attenderci il capo dell’ufficio stampa di Christian e Barney.

Dopo uno spiacevole giro di saluti e presentazioni, Christian ed io occupiamo i nostri posti – pronti come possiamo per ricevere la notizia. I miei occhi si spostano nervosamente dal capo dell’ufficio stampa, Diana Marcks, a Barney. La sola tensione che avverto nella stanza è sufficiente presagio, ma è soprattutto la loro espressione a preoccuparmi davvero. Entrambi hanno facce tese e denti stretti.

Completamente calmo e padrone di sé, Christian li affronta con voce misurata, da quell’uomo importante che è. “Non ci sono buone notizie, allora” deduce. “Cerchiamo di risolvere il problema. Dimmi”, ordina seccamente, guardando per primo Barney e rimboccandosi le maniche della camicia.

Vedo il petto di Barney espandersi per un profondo respiro. Guarda il rapporto che ha tra le mani prima di sollevare lo sguardo, deludendo le grandi aspettative di Christian. “Il computer centrale della GEH è completamente invaso di richieste, e nonostante i vari comunicati stampa non sembra che ci sia nessun rallentamento”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

6 thoughts on “Capitolo 57

  1. america says:

    Io amo questa storia…grazie x il tuo lavoro di traduzione…

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  2. Rosalba says:

    Grazie ancora per questo capitolo,aspetto con trepidazione gli altri…<3

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  3. Romina says:

    Che bello …. grazie Paola per la traduzione ed ovviamente Monique per aver scritto questa bellissima storia….ho aspettato tanto questo capitolo (ovviamente non sapevo quando si sarebbe trattato dell’intervista) an<zi mi sa tanto che dovrò aspettare il prossimo perchè ho un'idea su quello che potrebbe accadere e sono curiosissima, io prevedo un colpo di scena…vedremo se sbaglio, comunque davvero grazie infinite rendete questo posto davvero bello e questa storia davvero interessante, vi ringrazio per il lavoro che è davvero ben fatto! Complimenti a tutte voi! Ora atttendo in trepidante attesa il prossimo capitolo…ringraziando anticipatamente.

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  4. Stiamo per metterci in pari con Monique …
    LOL
    Paola

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  5. Rosalba says:

    Grazie Paola sei impareggiabile <3… e un grazie ,ovviamente,
    a Monique per averci emozionati con questa storia! ❤

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  6. Grazie a te, Rosalba!

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