Capitolo 58

“Suppongo che non si tratti solo di richieste di interviste, quindi?” chiede Christian, che non mostra neppure un pizzico di quel nervosismo di cui io sono preda.

“Sì, signore” squittisce Barney, “uhm … si tratta di molto di più, uhm …”. Esita, alle prese con la scelta delle parole nel tentativo di attutire il colpo che ora sembra stia per cadere su di noi come una mazza. Quando Christian inarca un sopracciglio per incitarlo ad andare avanti, Barney sbotta: “… di natura privata”.

Da uno sguardo che gli lancio di traverso vedo che Christian irrigidisce la mascella mentre realizza che le sue paure si sono avverate. “Per l’amor del cielo, Barney, dimmi come stanno le cose. Si tratta di mutandine usate, di proposte di matrimonio, di che cosa? Dimmi con cosa avrò a che fare, a questo punto!”

Barney quasi rantola mentre spalanca gli occhi. Quando è infastidito, Christian può essere molto secco con il suo staff,  ma a giudicare dall’espressione di Barney questo sfogo è peggiore del solito.  “Uhm, sì, abbiamo ricevuto alcune proposte di matrimonio per lei, Mr Grey, un po’ più di quelle che di solito arrivano ogni volta che si pubblica qualcosa che ha un taglio più personale su di lei”, bela con nervosismo, deglutendo rumorosamente e gettando una furtiva occhiata nella mia direzione. Si lecca le labbra come per lubrificarle per le cose sgradevoli che dovrà trovare il coraggio di dire, facendo ulteriormente sprofondare il mio cuore sotto i piedi.

Cribbio! Mutandine usate? E cosa può eventualmente esserci di peggio di donne sconosciute che si offrono in sposa a mio marito? E questo succede ogni volta che sulla stampa escono notizie personali riferite a Christian? Che diavolo? La mia mente gira senza sosta attorno alla terribile realtà di cui sono appena stata messa a conoscenza.

Barney si schiarisce la gola. “Abbiamo seguito il protocollo per tenere a freno queste richieste e abbiamo inondato le pagine dei social network e i blog di notizie con foto che ritraggono lei e Mrs Grey in coppia, felici”. Contando sulle dita, lui alza il pollice, subito seguito dal suo dito indice: “Abbiamo emesso quattro comunicati stampa da questa mattina, per confermare che lei è felicemente sposato e che non intende rilasciare ulteriori interviste” continua, con voce più sicura, e aggiungendo un terzo dito prosegue: “Abbiamo anche cercato di distogliere l’attenzione della stampa facendo uscire la notizia dei nuovi generatori tascabili di energia solare che la GEH lancerà il mese prossimo”.

Christian annuisce, seguendo la spiegazione di Barney con tutta la pazienza che una concitata tigre in gabbia può avere, ma il tremolio della sua gamba sotto il tavolo la dice lunga sulla sua inquietudine. Sono sicura che la tensione nella stanza certo non aiuta: è talmente forte da essere quasi palpabile e mi lascia terribilmente agitata e in subbuglio. A questo punto vorrei solo chiudere gli occhi nel tentativo di cancellare tutto, ma l’autoritaria voce di Christian mi costringe a tenere i piedi per terra: “E nonostante tutto questo la stampa non ci dà tregua?” domanda, con la fronte accigliata per la preoccupazione.

“Penso che il nostro lavoro stia funzionando, per quanto riguarda la stampa: nel corso dell’ultima ora abbiamo verificato una costante diminuzione delle sue richieste, ma non è questo il nostro problema principale, signore”. Sapendo di essere arrivato al nocciolo della questione, rivolge a Christian tutta la sua attenzione e gli sta davanti a testa alta, con un’espressione solenne. Io aspiro l’aria, con un risucchio così forte che emetto un sibilo che però nessuno sembra sentire, e Barney prosegue: “L’opinione pubblica, più precisamente la … uhm … popolazione maschile è il problema maggiore in questo momento, e sembra essere del tutto impermeabile alle strategie che abbiamo messo in atto”.

Eh? Vedendo l’espressione di Barney capisco che c’è molto di più di quello che ho appena sentito, ma proprio non capisco le implicazioni non ancora.

Christian si allontana dal tavolo, si alza in piedi, tenendo i pugni sui fianchi, e strizza gli occhi. “La popolazione maschile?”, sbotta, mentre l’apprensione trasforma le linee sulla sua fronte in rughe più profonde. “Cioè nella comunità gay?” Il suo tono è incredulo e la mano che si passa ripetutamente tra i capelli sottolinea la sua agitazione.

Un sorriso di sorpresa compare per un attimo sulle labbra di Barney, che subito scuote la testa e lo cancella, e insieme a quel sorriso scompare ogni mia speranza perché mi rendo conto che il nostro mondo sta per trasformarsi in un inferno. “Uhm … No, signore, il numero enorme di domande riguarda Mrs Grey …” spiega, incrociando lo sguardo di Christian, in attesa della sua reazione. Quando gli arriva in risposta uno sguardo privo di espressione, spiega con imbarazzo: “Mrs. Grey e la popolazione maschile eterosessuale”, suggerisce con un sopracciglio inarcato, ovviamente non entusiasta di precisare l’unica cosa che sa che farà assolutamente saltare in aria il suo capo.

Cazzo! Io? Oh merda! Merda! Di tutte le cose che nel corso delle ultime settimane avevo immaginato potessero succedere oggi, questa proprio non me la aspettavo.

Christian ed io ansimiamo insieme – ad alta voce – prima che io riesca a trascinare il mio sguardo dal viso di Barney, che ha l’espressione di un cerbiatto abbagliato dai fari, a quello di mio marito, improvvisamente impallidito.

Fissando il capo del settore informatico come se avesse due teste, Christian apre la bocca per dire qualcosa ma subito la chiude con uno scatto, emettendo un grugnito che rivela la sua tensione. Tutti gli occhi sono incollati a lui, stiamo tutti aspettando che il mio gelosissimo marito digerisca la notizia che sua moglie è oggetto dell’attenzione di quella che pare una parte rilevante dei maschi degli Stati Uniti.

“Ma …” protesta con un mormorio agitato, guardandoci di sottecchi e passandosi le mani tra i capelli, turbato e confuso. “Io …, lei è …”, incespica, stordito e illogico per la prima volta in vita sua. “Ma lei è incinta”, arriva finalmente la sua assurda replica, mentre il suo volto tradisce lo sgomento.

Il mio cuore si spezza per mio marito. So fin troppo bene quanta  paura e quante riserve ho avuto per quello che è appena successo, ma vedere che le stesse pene le sta soffrendo il mio fantastico uomo del tutto a pezzi è addirittura straziante. Il mio corpo si muove ineluttabilmente verso di lui, voglio solo poterlo confortare, ma il mio avanzare è interrotto dalle parole insensibili di Diana. “Oooh, ma questa è una notizia importante per le PR. Può essere utile!” esclama eccitata, incurante del nostro interiore tumulto.

Stringo la mascella, frenando la risposta per le rime con cui vorrei distruggerla, e mi giro per guardarla in faccia. Scorgo Barney che si passa la mano sulla gola, nel tentativo di salvare il culo della sua collega, ma non mi sento così generosa. “Fuori”, urlo, indicando la porta e lanciandole stilettate con lo sguardo.

Il suo sguardo risentito dura solo per un secondo perché Barney ha il buon senso di intervenire e di trascinarla fuori a forza prima che io perda ogni apparenza di buona educazione. “Non una parola sul bambino”, aggiungo con un sussurro aspro mentre mi passano davanti, mi auguro che la durezza del mio sguardo trasmetta l’autorevolezza del mio messaggio.

Grata per la possibilità che abbiamo di affrontare da soli il difficile momento abbraccio mio marito, addolorata per la desolazione e lo stordimento che vedo sul suo volto. Lui, di rimando, mi abbraccia ma il suo corpo è rigido per la tensione. “Cazzo!” ringhia vicino al mio orecchio, provando finalmente qualcosa di diverso dallo shock, ma avverto la sua rabbia.

“Quel cazzo di foto!” abbaia, allontanandosi da me mentre le sue facoltà mentali si scontrano con tutta la forza della sua rabbia. “Non avrei mai dovuto darti retta! Sapevo che era un errore. In quelle foto tu sei così dannatamente eccitante!” Con voce fluida come la ghiaia, la fa sembrare una cosa terribile e assume un tono accusatorio.

Anche se penso che le sue parole siano ingiustificate e gratuite, l’ultima cosa di cui ha bisogno in questo momento è una discussione, e pur se devo mordermi la lingua sono molto felice di essere lì per lui, per affrontare insieme tutto questo calvario. E’ il lato positivo di questa infelice vicenda, che io abbia l’opportunità di dimostrargli la mia volontà di restare qui, al suo fianco.

Ignorando il suo cipiglio faccio un passo indietro verso di lui, facendo aderire il mio corpo al suo. “Eccitante o no, e incinta del tuo bambino, io appartengo a te” sospiro, intrappolando il suo turbolento sguardo argenteo nel mio. Afferro la sua mano sinistra, intreccio le mie dita alle sue e sollevo le nostre mani portandole tra i nostri corpi avvinghiati. Mentre ci guardiamo negli occhi bacio il bellissimo anello che ho al dito, per rafforzare il significato della scritta “Mia” che lui ha fatto incidere sulla parte interna della mia fede nuziale.

La serena solennità del mio gesto ha un effetto immediato: i suoi occhi si rabbuiano e lui emette un forte sospiro. “Mia”, conferma con voce roca, mentre il suo braccio stringe la morsa intorno al mio corpo. “E, cazzo, solo mia”, dice ancora, sfidandomi con lo sguardo a negare la veridicità delle sue parole. “Detesto il solo pensiero di doverti condividere. Detesto che tutto il mondo sappia che fottuto bastardo fortunato sono, che il mio tesoro sia rivelato a ogni figlio di puttana”. Dopo il lampo di rabbia i suoi lineamenti tornano di nuovo cupi, quasi tristi.

Sono stata oggetto di attenzioni da parte della stampa più volte da quando lo ho incontrato, e ancora di più sono state le volte che mi sono dovuta presentare in pubblico, soprattutto per il prossimo lancio del mio libro, ma in questo caso lui fa una eccezione. Per fortuna non fatico a capire cosa gli sta passando per la testa e posso aiutarlo a superare il problema.

“Ehi”, gli dico con dolcezza, stringendogli il viso. “Io appartengo a te: corpo, mente e cuore. Anche quando mi sono allontanata da te, tu hai continuato a possedermi. Non c’è mai stato nessun altro, né ci sarà mai. Tanto più ora, a causa del legame che ci unisce a Chris e al bambino in arrivo. Questa storia potrebbe essere una bomba, ma l’evento in sé è esattamente come tu avevi previsto. Preferiresti che io dovessi affrontare una folla di tue ammiratrici?” Può essere una sporca tattica, ma so che l’unica cosa che può tenere a freno la gelosia di Christian è il suo istinto di proteggermi.

“Accidenti, no, baby” dice con voce stridula e con sincerità, “ma non è la stessa cosa. Questo …” sibila, indicando il suo splendido viso “è solo l’esteriorità. Le donne che mi danno la caccia non hanno nessuna importanza e non significano nulla. Loro non mi conoscono, e io non potrò mai essere distolto da te, cazzo, lo sai se ci ho provato quando te ne eri andata”, sputa con una sorprendente quantità di veleno, ricordandomi che il mio Fifty nutre ancora una dose di profondo disgusto per se stesso.

Con un gesto talmente tenero che mi provoca quasi un arresto cardiaco lui mi passa le dita tra i capelli prima di sollevarmi il mento. “E io non credo che tu provi un istinto omicida ogni volta che vedi una donna smorfiosa che mi guarda con interesse, mentre io vorrei tagliare la testa a qualsiasi persona così stupida da desiderare anche solo un assaggio di ciò che è mio”. Striscia il pollice sulle mie labbra guardando il movimento con una strana intensità, mentre una incandescente possessività traspare dal suo sguardo ardente.

Hhmm … rifletto pensierosa. Lui può anche essere il padrone assoluto dell’impero da capogiro che si è costruito, ma deve ancora fare i conti con una crescita emotiva stentata. Ora che il nostro incontro con Barney si è risolto in modo molto diverso da quello che mi aspettavo, il mio compito è aiutare Christian a crescere e maturare. Nella situazione opposta, lui farebbe qualsiasi cosa per rassicurarmi. E anche se io so bene che ci saranno dei momenti in cui faticherò a sopportare gli evidenti tentativi di tante donne di sedurlo, so che lui riuscirà ad aiutarmi a gestire quelle situazioni. Devo imparare a fare la stessa cosa per lui.

Per il momento cerco di pensare con molta attenzione a come potrebbe percepire le mie interazioni con altri uomini e mi impongo di mantenere una fredda distanza da chiunque lui potrebbe avvertire come una minaccia, ma ho soprattutto bisogno che Christian rifletta sulle conseguenze di azioni avventate.

Appoggiandogli le mani al petto, misuro le mie parole mantenendo un tono di voce calmo e tranquillo. “No, io non provo un istinto omicida, ma è comunque una cosa che non mi piace, e a volte, quando si tratta di situazioni particolarmente evidenti, potrei anche spingermi a intervenire dicendo qualcosa, ma non farei mai nulla di irresponsabile”. Facendo scivolare le mani lungo il suo torace prendo entrambe le sue mani nelle mie e intreccio le nostre dita. “Immagina per un momento di cedere all’impulso di scagliare un pugno ferendo accidentalmente qualcuno e finendo sotto processo, o – peggio – in carcere per un reato come l’omicidio colposo. Non ne vale proprio la pena”.

Per un lungo minuto lo guardo mentre anche lui mi guarda, gli ingranaggi nella sua testa girano incessantemente mentre lui pensa ai possibili scenari dell’esempio che ho appena fatto. E’ una cosa che dovrebbe essere ovvia per lui, ma in questo caso specifico ho il sospetto che sia così accecato dalla gelosia da distorcere la realtà. “Un punto per te, ben fatto Mrs Grey”, dice finalmente traendo un profondo respiro, e dall’espressione dei suoi occhi grigio ardesia capisco che sta mettendo a fuoco la situazione.

Lascio tranquillamente andare il respiro che avevo trattenuto, sollevata per il fatto che lui capisca che ho ragione, e mi chiedo fino a che punto posso spingermi a sollecitare la sua collaborazione con ulteriori richieste. Visto che si è aperto uno spiraglio, mi dico, posso giocarmi il tutto per tutto.

Con un’espressione implorante incontro il suo sguardo leggermente imbarazzato. “Lascia che ti aiuti in questo frangente”, lo imploro. “Ti prego di parlare con me e di dirmi se qualcosa ti dà fastidio, dammi la possibilità di spiegarmi prima di trarre qualsiasi conclusione e fidati di me. Io non voglio renderti le cose più difficili, ma non è sempre facile prevedere le tue reazioni”.

Anche in quest’occasione lui mi fissa, prendendo tempo per risolvere la battaglia che inevitabilmente deve combattere con se stesso quando si tratta di condividere delle informazioni con me. “Okay”, concorda con un piccolo cenno del capo, che mi dà quel po’ di speranza, di cui ho tanto bisogno, che ce la faremo a superare questa nuova difficoltà.

Lentamente e con cautela ci sciogliamo dal nostro abbraccio, quasi come se fossimo stanchi del nuovo clima rasserenato. Riconosco che c’è un lieve imbarazzo tra di noi, il risultato combinato del mio sentirmi inspiegabilmente in colpa per essere oggetto di attenzione e del fatto che Christian, come sospetto, si sente vulnerabile.

Ci sediamo e ci prendiamo qualche minuto per digerire le implicazioni della situazione. Non riesco ancora a credere che ci siano, là fuori, delle persone tanto invaghite della mia persona da prendersi la briga di contattare la GEH per chiedere notizie su di me, ma l’incredulità ben presto si trasforma in sconcerto quando la mia mente inizia a interrogarsi sulla natura di quello che possono volere da me.

Fortunatamente il mio intristirmi è interrotto dalla mano di mio marito che si posa sul mio braccio. “Grazie per esserti sbarazzata di Diana e Barney”, mormora, grato che il suo staff abbia assistito solo in parte alla sua sfuriata. “E mi dispiace di avere tirato fuori la storia del bambino. Il fatto è che sono rimasto così sorpreso …”, esclama, evidentemente contrito.

Sorrido di un vero sorriso per la prima volta nella giornata. La questione del bambino sarebbe stata divertente in circostanze diverse, come se essere incinta in qualche modo mi ponesse al di sopra della crudezza del desiderio. “Prego, Christian” dico, sinceramente felice di avere avuto l’accortezza di salvargli la faccia, “e poi tu avresti comunque dovuto informare quanto prima il tuo staff della cosa, a partire dal capo dell’ufficio stampa. Non mi dispiace che lei lo sappia, fino a quando lo terrà per sé”.

Con tutta l’attenzione che in questo momento la stampa ci sta rivolgendo, l’ultima cosa che vogliamo è aggiungere ancora più carburante ad alimentare la frenesia dei media. Christian avrà abbastanza problemi da affrontare nel corso delle prossime settimane e io preferisco che il nostro bambino continui ad essere un segreto che ci unisce piuttosto che diventi oggetto di pettegolezzi, su cui il mondo si senta libero di fare congetture.

Con la sua usuale efficienza Christian raccoglie gli appunti nel file che Barney ha preparato per lui, il suo rigore e la sua abilità negli affari emergono ancora una volta ma mi accorgo di quanto fatica a reggere il peso della notizia.

“Andiamo a casa”, mi dice con un tono che pare un ordine più che un suggerimento, ma la mia mente è troppo confusa perché io me ne preoccupi. In questo momento non desidero altro che tornare a casa. Voglio trascorrere il resto della giornata nel santuario tranquillo dell’Escala, al sicuro nell’intimità della mia famiglia.

Christian prende con fermezza la mia mano nella sua, con una presa forte, poi bacia le nostre mani unite e si dirige verso la porta con passo determinato. Cerco come posso di tenere il passo con lui, allungando i miei passi e concentrandomi per restare in equilibrio sui miei tacchi altissimi. In ascensore vedo che lui abbassa lo sguardo verso le mie scarpe e aggrotta le sopracciglia, proprio mentre la sua bocca si torce verso il basso in un’espressione di disapprovazione. “ “Baby”, inizia con una nota di gentile rimprovero nella voce, “dobbiamo ripensare alle scarpe che puoi indossare. Non è per niente sicuro che tu te ne vada a scarpinare in giro … su che cosa? Su tacchi del dodici?”

Eh?

Sputacchiando brontolo: “Cosa?” Accecata dal suo attacco inaspettato alle amate scarpe che indosso, io stupidamente dico la prima cosa che mi viene in mente. “Pensavo di piacerti con i tacchi”, mi viene fuori con una voce che suona come uno squittio ferito, mentre sbatto le palpebre verso di lui, confusa.

Fa un passo avanti, mi passa un braccio intorno alla vita e mi rivolge un sorriso rassicurante. “Ti amo qualunque cosa tu indossi, Mrs Grey, ma cosa succederebbe se tu cadessi? Potresti farti male, e conseguentemente fare del male anche al bambino”.

Ah! Avrei dovuto immaginarmelo. Il mio prepotente marito semplicemente non può fare a meno di comportarsi così. Indignata per la sua ingerenza nelle mie scarpe e in quelli che penso siano affari miei lo fisso, ammutolita. Quando ritrovo la voce mi sorprendo per la risolutezza delle mie parole. “Io non ho nessuna intenzione di rinunciare alle mie scarpe, Christian”, esclamo, infastidita,  prima di sorprendermi perché sento che sto per mettermi a piangere. “Forse più avanti nella gravidanza, quando mi sarò ingrossata e i miei piedi si gonfieranno”, aggiungo, mentre cerco di trattenere i singhiozzi perché mi sento all’improvviso sopraffatta dallo stress della giornata, dalla visione dei miei piedi gonfi che straripano fuori dalle scarpe e da questa sconcertante conversazione su come mi devo vestire.

Colpito e confuso Christian mi guarda mentre perdo in maniera spettacolare la battaglia contro l’assalto degli ormoni della gravidanza e le mie lacrime iniziano a scorrere incontrollate lungo le mie guance. Sono furibonda con me stessa e un po’ arrabbiata con lui che mi ha fatto piangere. L’unica cosa positiva che registro tra me e me è il fatto che siamo soli, perché il nostro team di sicurezza ci ha preceduti per preparare la nostra partenza.

Se non fossi così occupata a sbraitare contro le mie lacrime, mi metterei a ridere per l’indecisione di mio marito. Messo di fronte per la prima volta all’irrazionale e piagnucolante bestia preda degli ormoni che chiama moglie, il mio affascinante marito è sbalordito: non sa se deve darmi spazio o invece prendermi tra le braccia. Quando si decide preme il pulsante di arresto dell’ascensore e mi avvolge in un grande abbraccio. In un attimo la mia irritazione si scioglie, sostituita da un senso di gratitudine per quest’uomo che è la mia vita, il che mi fa solo piangere più forte.

Lui cerca di indietreggiare, sento che è teso e si domanda se ha fatto la scelta giusta, ma io mi aggrappo a lui, rispondendo con la mia stretta perché le parole mi hanno abbandonata. “Sshhhh”, sussurra, accarezzandomi i capelli mentre io mi stringo contro di lui.

Lentamente, i miei impazziti ormoni della gravidanza si quietano di nuovo e io ritrovo una parvenza di equilibrio, riuscendo a tenere sotto controllo le mie emozioni. Avendo trovato conforto contro il suo forte petto il mio corpo si solleva traendo un profondo respiro, che segna la fine del mio pianto.

Un po’ imbarazzata per essermi improvvisamente abbandonata alle lacrime e sentendomi emotivamente messa a nudo, mi giro allontanandomi da lui, per cercare nella mia borsa un fazzoletto.

“Ana”, sospira con voce tesa per la confusione, “per favore, non escludermi, baby. Che cosa è successo? Mi dispiace per le scarpe”.

Maledetti ormoni! Ora che la crisi di pianto è finita non posso fare a meno di ridacchiare, guardando la sua espressione sconsolata e pensando a quanto è ridicolo quello che è appena successo. “Mi dispiace”, mi scuso, ridendo. “Non è per le scarpe, beh, lo è, ma non lo è” cerco di spiegarmi malamente. “Io … sono gli ormoni” sbotto finalmente, arrossendo.

“Oh”, risponde, perplesso perché non ha ancora capito bene cosa è successo. “Ooohh”, dice lentamente, abbassando lo sguardo sul mio ventre ancora piatto.

“Ooohh”, lo prendo in giro con dolcezza, imitando la sua espressione sbalordita. “Hai appena visto quale pasticcio di emozioni vivrà tua moglie per i prossimi nove mesi, a causa del cambiamento ormonale” annuncio, fingendo spensieratezza mentre invece il mio sorriso si contorce perché la gravidanza ora mi sembra una cosa terribilmente grande da aggiungere alle nostre già sovraccariche vite. Quando il mio labbro inferiore comincia a tremare il mio meraviglioso marito mette subito in uso quello che ha appena appreso e mi stringe in un altro abbraccio, questa volta senza esitazione.

Prendo un altro respiro profondo e cerco di scacciare le lacrime, desiderando controllare le mie emozioni. Avvertendo che adesso ho ripreso il controllo, Christian si tira indietro e mi guarda in viso. “Stai bene adesso?”

Con gratitudine annuisco, stringendo il mio labbro inferiore tra i denti, il che suscita in mio marito un gemito roco. Inclinando la testa mi bacia teneramente, poi libera il mio labbro tirandolo dolcemente e vi fa scorrere sopra i denti. Gemo licenziosamente sulla sua bocca per il desiderio impellente che improvvisamente mi prende. Sento che respira con affanno, ma non segue il movimento sensuale dei suoi fianchi, come mi sarei aspettata.

Sollevando la testa incontro il suo sguardo eccitato posato su di me. “Che cosa c’è che non va?”, gli chiedo, domandandomi perché si trattiene.

“Non qui”, mormora, con gli occhi offuscati per l’insicurezza.

Oh-oh, mi preoccupo mentre all’improvviso capisco. Fino ad ora la gravidanza era stata meramente concettuale per lui, ma ho il sospetto che con questa recente esplosione dei miei strani sentimenti sia rapidamente diventata molto reale, e lui – da ora in poi – adopererà i guanti di velluto. Ogni altro giorno avrei usato le mie astuzie femminili per scatenare la bestia dentro di lui, ma non oggi. In questo momento sono semplicemente troppo stanca per mettermi a lottare contro di lui.

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Quando arriviamo a casa Christian trascorre un po’ di tempo con Chris prima di scomparire nel suo ufficio: deve compensare la sua assenza dal lavoro trascorrendo parecchio tempo al telefono. Mentre lui si occupa dei suoi affari, io mi occupo della routine serale di Chris. Quando ho finito, sono esausta e avverto le prime fitte della nausea dovuta alla gravidanza. Avendo ancora un po’ di nausea dopo la doccia, decido di sdraiarmi con la compagnia di un buon libro, ma crollo addormentata dopo avere letto solo due pagine di un nuovo capitolo.

Intorno all’1 della notte mi sveglio con una pressante necessità di svuotare la vescica. Più silenziosamente che posso scivolo fuori dal letto, attenta a non disturbare mio marito che dorme. Dopo che ho fatto la pipì arriva un’altra ondata di nausea. Poiché non sarei in grado di dormire con questa sensazione di nausea alla bocca dello stomaco, decido di andare in cucina per prepararmi una tazza di tè allo zenzero.

C’è qualcosa di tranquillizzante nella serena solitudine del cuore della notte, e apprezzo di avere il tempo di pensare mentre sbuccio e affetto la radice profumata. Quando ho finito mi siedo dietro al bancone e stringo le mani intorno alla tazza, lasciando che il calore della ceramica mi riscaldi. Con piacere sorbisco una lunga sorsata della caratteristica bevanda piccante e dolce apprezzandone la temperatura perfetta, abbastanza calda per lenire ma non tanto da scottare. Molto rapidamente il liquido ardente esplica la sua magia, sistemando la mia pancia e lasciandomi in bocca un piacevole formicolio.

Sono così persa nei miei pensieri che sobbalzo quando sento la voce assonnata di Christian dietro di me. “Ehi, baby, perché non sei a letto?”

Sentendomi un milione di volte meglio mi giro e rivolgo a mio marito un sorriso che si amplifica in modo significativo quando vedo il suo delizioso aspetto scompigliato per il sonno. So solo che il suo splendido corpo deve avere ancora il calore del nostro letto, e i pantaloni del pigiama pendono in basso, aggrappati ai suoi fianchi, rivelando la sagoma di un pacchetto che non mi sono potuta godere la notte scorsa.. “Avevo bisogno di andare in bagno e poi il mio stomaco era un po’ in disordine, così sono venuta a farmi un po’ di tè”. Alzo la tazza come per salutarlo, tenendo gli occhi puntati sul mio uomo che gira attorno al bancone prima di fermarsi di fronte a me.

Posso sentire le palpebre diventare pesanti, non per il sonno ma per il desiderio; il mio bisogno, accumulato da ieri, improvvisamente mi riscalda il sangue e dilaga in basso nella mia pancia. Con un sorriso allusivo Christian capisce quanto lo desidero, la cosa deve essere evidente. In un modo che mi sembra scandalosamente erotico appoggia la sua mano sulla mia e, guardandomi da sopra il bordo della tazza, prende un sorso del mio tè. “Hhmm, molto piacevole” fa le fusa, facendo scorrere la mano libera sopra e intorno al mio fianco e strizzandomi il culo, lasciando che io mi chieda se si sta riferendo al tè o me.

Con la mano ancora sulla mia spinge la tazza di lato e la appoggia sul ripiano di granito, per allontanarla. Non ho idea di che cosa abbia in mente, ma tiene lo sguardo, che si sta rabbuiando, fisso nel mio. Senza sforzo mi solleva sul bancone, appoggiandomi il sedere sul bordo, e fa scivolare le mani lungo le mie cosce, per tutta la loro lunghezza, facendomi delicatamente aprire le gambe. Dei deliziosi brividi mi percorrono facendomi venire la pelle d’oca e le mie labbra si aprono in un rantolo. “Ieri sera ti sei addormentata prima che io venissi a letto, Mrs Grey, ma avevo dei progetti su di te”, mi dice con voce lussuriosa, mentre con i pollici disegna dei cerchi in giro sulle mie cosce, molto vicino al mio sesso che si sta bagnando.

“Hmmmm”, sospiro a conferma delle sue parole e del fatto che apprezzo le sue carezze, desiderando ardentemente che lui si sposti solo un pizzico verso l’interno.

“Hai intenzione di comportarti bene e di resistere?” mi chiede con voce roca e con un ghigno peccaminoso, ben sapendo che le sue parole accendono il mio desiderio.

“Sì”, sospiro, consapevole di stare mentendo ma oramai troppo eccitata per curarmene.

Ancora con gli occhi fissi nei miei prende il mio tè e ne sorbisce un grande sorso, tenendo il liquido caldo in bocca. Sento che i suoi pollici si allontanano da me, per un momento, lasciandomi orfana e più bisognosa di prima, ma quando lui colpisce con il polpastrello il mio clitoride io sollevo i fianchi ed emetto un grido smorzato.

Santo cielo! Mi è sembrato di essere colpita da un fulmine.

Poiché ha ancora in bocca il suo sorso di tè non mi può rimproverare, ma il mio salto involontario mi guadagna un suo sopracciglio alzato. Scrollo un po’ le spalle e gli rivolgo un sorriso imbarazzato. Non potevo farne a meno. Dopo un ultimo sguardo di avvertimento, Christian si mette in ginocchio, portando il suo volto al livello del mio sesso.

Restandomene immobile, guardo le sue mani scorrere ancora una volta lungo le mie cosce, per farmi aprire di più le gambe. Abbassando la testa, lui indugia sulla sommità delle mie cosce e trae un respiro profondo prima allontanarsi da me con uno sguardo rapito, emettendo dal profondo del petto un basso gemito. Un formicolio mi si diffonde lungo la colonna vertebrale per il piacere morboso che provo guardandolo godersi il mio corpo. Lui sa esattamente cosa fare per farmi sciogliere in una pozza di desiderio.

Con i pollici apre le labbra rigonfie del mio sesso, per rivelare il clitoride. Infine, Christian mi guarda negli occhi per poi godersi con lo sguardo le mie parti più intime. Io cerco di resistere al mio desiderio istintivo di contorcermi. Mi sento così deliziosamente esposta, è una sensazione estremamente sensuale.

Sento, piuttosto che vedere, che  Christian ingoia il tè proprio mentre appoggia la bocca sulla mia apertura. Il cuore mi balza fuori dal petto e il mio respiro si fa mozzo. Con gli occhi socchiusi e fremendo dentro di me per l’aspettativa lo vedo trascinare la lingua lungo tutto il mio sesso; il piacere follemente intenso che provo mi fa roteare gli occhi all’indietro.

Santo cielo!

Non solo il tè gli ha scaldato la bocca e ha reso la sua lingua più calda di quanto sarebbe normalmente, ma il pizzicore dello zenzero si traduce in una sensazione di formicolio incredibilmente appagante. Dopo pochi secondi delle sue lussuriose e bollenti carezze sto per venire. L’erotismo della situazione insieme al piacere strabiliante che provo si intensificano all’ennesima potenza ad ogni passaggio della sua lingua.

Io emetto un borbottio, un chiaro segnale che mi esce dalla gola mentre il mio piacere cresce ad una velocità spaventosa. Incapace di resistere alla sensazione rovente cado all’indietro, sorreggendo il mio peso sui gomiti mentre sento che i miei muscoli si irrigidiscono. Christian coglie l’occasione per spingere un paio di dita dentro di me, colpendo subito il fascio di nervi sulla parete della mia vagina, che accarezza ripetutamente. La sua bocca bollente lecca e risucchia le mie pieghe interne mentre io mi abbandono all’orgasmo, che mi colpisce con la forza di un violento temporale.

Il mio intero corpo è squassato, letteralmente travolto dal piacere conturbante dell’intenso orgasmo che mi scuote tutta bloccandomi i muscoli mentre Christian indugia sul mio clitoride, allungando le pliche carnose per poterlo leccare meglio, prolungando così la mia beatitudine sconvolgente. Sono vagamente consapevole del grido innaturale che emetto mentre mi abbandono, tremante, all’estasi, completamente ignara di tutto tranne del piacere che percorre tutto il mio corpo.

Lambendomi con la sua lingua di velluto Christian placa gli ultimi fremiti del mio corpo esausto mentre il mio orgasmo fenomenale si esaurisce. Resto distesa sul bancone della cucina, del tutto distrutta, tremolante come mai prima, quando percepisco che l’ombra di mio marito mi incombe addosso. Troppo debole per aprire gli occhi, ne socchiudo uno e vedo il suo viso compiaciuto sospeso sopra di me: “Un’altra prima volta per il nostro libro dei record, Mrs Grey”, dice scherzando, del tutto soddisfatto di sé.

3 thoughts on “Capitolo 58

  1. Romina says:

    Bello questo capito, l’ho atteso tanto e stamattina appena ho aperto e l’ho visto pubblicato ne sono stata davvero felice, grazie davvero tanto! E complimenti per il lavoro svolto che è sempre lodevole!

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  2. agnese says:

    Bellissimo…grazie Paola e Monique!!!!!

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