Capitolo 62

Il buonumore  di ieri evapora con l’alba di oggi. Christian è nervoso perché non ci sono notizie sul fronte di José, io sono particolarmente irritabile per la nausea che mi prende ogni volta che sento odore di cibo e Chris è praticamente insopportabile, perché non ne può più di restarsene rintanato in un appartamento in cima ad un grattacielo.

Non l’ho mai visto così capriccioso, o così irritante. Corre in giro per tutto l’appartamento alla guida di una vettura immaginaria, con le braccia in fuori, dritte davanti a sé, fingendo di stringere in mano un volante, facendo il rumore assordante di un veicolo che va a rotta di collo, suonando il clacson quando ci incrocia sulla sua strada e in generale provocando il caos ovunque va. Ha già fatto cadere un vaso di fiori freschi recisi: i cocci di porcellana si sono sparpagliati sul pavimento in un lago d’acqua e fiori decapitati, ma quando mi urta, facendomi quasi cadere, Christian esplode di rabbia.

“Chris!”, urla, “Smettila! Subito! Puoi far male alla mamma!” Christian lo ferma nel bel mezzo della corsa afferrandolo saldamente per la parte posteriore della camicia e bloccandolo in modo efficace, per evitare che continui la sua folle corsa, poi lo solleva sul bancone della cucina, così da potergli parlare faccia a faccia.

“Non ho fatto niente!” piagnucola Chris con una vocina petulante, sbattendo i talloni contro gli sportelli della cucina.

Posso vedere una vena pulsare per la rabbia sulla tempia di Christian, mentre afferra Chris per le caviglie per bloccargli le gambe. Stiamo pagando dazio per lo stress di tutto il dramma che stiamo vivendo e nostro figlio, che incrocia ostinatamente le braccia nel gesto tipico di un bambino piccolo, non sta facendo niente per allentare la tensione. “No, non è successo niente, ma solo perché sei stato fortunato”, puntualizza Christian, cercando disperatamente di mantenere un tono pacato. “E la mamma ha un bambino nella pancia, dobbiamo stare molto attenti con lei!”

Chris guarda Christian strizzando gli occhi e poi il mio bambino, che di solito è dolce come lo zucchero, fa una cosa impensabile. Con tutta la spavalderia che riesce a mettere insieme fa una gran pernacchia schizzando di saliva tutto il viso del padre, che ne resta sconvolto.

Ho il cuore in gola e gli occhi di Christian quasi gli schizzano fuori dalle orbite. “Chris!” esclamo con voce agitata, che lascia trasparire tutto il mio sconcerto. Non ho quasi mai dovuto sgridarlo, non sono quasi mai dovuta intervenire, ma adesso lui si merita una bella ramanzina. Faccio un passo avanti per mettermi nel suo campo visivo e mi inserisco tra padre e figlio che si guardano torvi. “Sei stato molto maleducato! Non si trattano così le persone, soprattutto non si tratta così il tuo papà”, esplodo; la combinazione pericolosa degli ormoni della gravidanza e dell’irritazione rende ancora più grave la mia espressione di mamma arrabbiata che, come conseguenza, lascia stordito il mio cattivo bambino.

Christian ed io lo guardiamo entrambi, in attesa di una risposta, e io tengo le mani appoggiate a pugno sui fianchi. I suoi occhi si spalancano sempre più, mano a mano che nella sua testa da ragazzino si rende conto di quanto io sia arrabbiata. Per un attimo sembra stupefatto, poi il suo labbro inferiore comincia a tremare e scoppia in lacrime. “Io … io … Mi dispiace”, sbotta gemendo, mentre il suo corpicino trema per i singhiozzi.

Mentre io sono riluttante a lasciar svanire la rabbia, Christian se ne libera immediatamente e, preso tra le braccia il figlio in lacrime, lo consola abbracciandolo stretto.   “Ssshhh,” cerca di calmarlo, accarezzandogli con tenerezza la nuca, “la mamma non è arrabbiata” gli dice, rivolgendomi di nascosto uno sguardo implorante, “sta solo cercando di aiutarti a ricordare le buone maniere”.

Uhm … No, veramente vorrei dare a quell’insolente uno scapaccione sul suo bel sederino, scherza il mio subconscio, guardando oltre gli occhiali alati con uno sguardo sprezzante.

Io, d’altra parte, apprezzo il momento per la sua importanza. Per quanto sgradevole la cosa possa essere, sia Chris che Christian potranno imparare qualcosa da quello che è successo. Spero che mio figlio si renda conto che, pur essendo in difficoltà, è amato e accettato, mentre per Christian questa è la prima volta che deve affrontare il problema della disciplina di Chris e sono contenta che si faccia carico di riprendere direttamente lui il figlio che ha sbagliato, senza rinviare a me il problema. In futuro dovremo stare attenti a non cedere al primo cenno di lacrime e dovremo fare in modo che il nostro ragazzino affronti le conseguenze delle sue azioni, ma siccome questa è la prima volta che succede penso che sia andata molto bene.

Una volta che ha smesso di piangere e lo abbiamo rassicurato con una serie di abbracci affettuosi, Chris sembra più quieto e salta giù dal bancone per andare a giocare, ma io mi fermo perché voglio prendermi un momento per chiacchierare in privato con il mio uomo. “Christian,” gli dico, richiamando la sua attenzione mentre lui segue con lo sguardo suo figlio, con un debole sorriso sul volto. Quando si gira verso di me, trattengo il respiro, incerta su come parlargli del motivo molto evidente per cui il nostro ragazzo ha perso il controllo.

“Mrs. Grey,”mi risponde, con la bocca incurvata in un piccolo sorriso, “nostro figlio ha un bel caratterino”.

Rido, guardando il suo sorriso orgoglioso. “Sì, lo ha davvero”, replico ridendo. “Deve averlo preso da te, perché – solo per la cronaca – quando fa così, lui è proprio tuo figlio!” mi prendo gioco di lui, colpendolo scherzosamente al petto.

Mi prende il dito e mi morde il polpastrello, mantenendo fisso su di me quello scintillante sguardo grigio acciaio. “Mi prenderò cura di lui, e di te, in ogni modo che mi sarà possibile” canticchia, con il suo tono baritonale, con una sensualità sincera che gli trasuda dalla voce.

Sporgendomi in avanti lo bacio sulla bocca, cogliendolo di sorpresa. “E noi ti apparteniamo, totalmente e completamente, ma quello che è successo oggi è successo solo perché ha bisogno di dare sfogo in qualche maniera a tutta la sua energia. Non possiamo rimanere rinchiusi qui dentro per tanto tempo e restare sani di mente”, provo a dire con cautela, chiedendomi come il mio iperprotettivo marito prenderà quello che sto per chiedergli.

Non devo aspettare a lungo, un secondo dopo ho la mia risposta perché vedo che i suoi occhi si rabbuiano e le sue labbra si stringono in una linea dura. “Anastasia, pensi davvero, in tutta onestà, che la vostra “claustrofobia” – traccia con le dita delle virgolette nell’aria, quando pronuncia la parola claustrofobia – “potrebbe farmi dimenticare che tu e Chris vi trovate probabilmente in pericolo? Come puoi chiedermi di contrapporre le comodità personali alla vostra sicurezza?”

Io ascolto le sue parole esalando un lungo respiro deluso, ma non sono disposta ad arrendermi così facilmente. Sì, la nostra sicurezza è importante, ma sono sicura che, se prendessimo tutte le precauzioni necessarie, non ci sarebbe alcun problema ad uscire, soprattutto se lo facessimo per andare in un luogo pubblico affollato di gente. Assumo una espressione determinata come la sua, con la stessa fermezza che vedo sul suo volto. “Credimi quando dico che capisco le tue preoccupazioni, Christian, ma se prendiamo con noi la squadra di sicurezza e seguiamo il protocollo possiamo tranquillamente prenderci un paio d’ore per andare in un parco giochi dando così a Chris l’opportunità di distrarsi, cosa di cui ha così disperatamente bisogno in questo momento”.

“Ho detto di no, Anastasia”, mi dice con durezza, mentre il suo sguardo color ardesia si inasprisce. “La tua disponibilità, anche se mi fa piacere, non potrà certo farmi cambiare la decisione che ho preso. Non potrei mai perdonarmi se qualcosa andasse storto. Potrei smettere di vivere se qualcosa accadesse a te, e cosa succederebbe se qualcosa dovesse capitare a Chris? Come potresti convivere con te stessa, se mi avessi convinto a lasciarvi uscire?”

Dannazione! Cosa posso controbattere? Certo, lui è assolutamente nel giusto, ma io ho fiducia negli uomini e nella donna che ha scelto per proteggerci così continuo, incrollabile, combattendo per ottenere anche una minima concessione. “Mi piacerebbe uscire con la tua approvazione, vieni con noi se pensi che così ti sentiresti più tranquillo, ma devi capire che non possiamo restare rintanati qui per sempre. Mi rifiuto di restare rinchiusi qui dentro per un tempo indeterminato, e se tu non ci autorizzi sarò costretta ad arrangiarmi da sola”. Sporgendo il mento con aria risoluta mi metto a braccia conserte sul petto, e aspetto la sua reazione resistendo con fermezza.

Christian resta a bocca aperta, più che sorpreso dalla mia irremovibilità, ma si riprende in fretta, si riorganizza e cambia atteggiamento. In un batter d’occhio mi trovo davanti il mio Dom, il che mi farebbe piacere se non fosse per il fatto che aleggia intorno a lui un’aura di inamovibilità e di assoluta indomabilità.

Porca puttana! penso, guardandolo con gli occhi socchiusi perché mi rendo conto che questo è il Dom che tutte le altre donne che mi hanno preceduta  hanno dovuto affrontare il Signore privo di emozioni, completamente padrone del controllo, estremamente sicuro di sé e indiscusso. Non riesco neppure a intravedere l’amore profondo per me che so che alberga nel suo cuore, ma stranamente la cosa, anche se dovrebbe spaventarmi, mi rafforza nella mia decisione.

“Mrs Grey,” ribatte, tenendo a malapena a freno il suo scontento e assumendo quel tono misurato che dice molto di più delle sue parole, “lasciami chiarire questo punto. Non metterò a rischio in nessun modo la sicurezza tua e quella di mio figlio, soprattutto non lo farò quando c’è uno squilibrato a piede libero, e faresti molto bene a ricordare che hai promesso di obbedirmi”.

Posso quasi sentire fisicamente la mia pressione sanguigna che aumenta a causa della sua testardaggine e per il fatto che ha appena tirato in ballo la mia promessa matrimoniale. “Cosa?” dico, quasi urlando. “Stai usando la mia promessa nuziale contro di me? Questo è davvero troppo, Christian! Non ti sto chiedendo una cosa irragionevole e sono pronta a prendere tutte le misure di sicurezza che siano necessarie, ma noi.non.possiamo.non.uscire.mai! Altrimenti, presto Chris si arrampicherà sui muri. Non credo che tu ti renda conto di cosa può combinare un ragazzino vivace!”

“Naturalmente adopererò tutti i mezzi che ho a disposizione! Le nostre promesse matrimoniali,” urla, alzando con rabbia un sopracciglio e ignorando volutamente tutte le altre cose che ho detto, “servono proprio per momenti come questo, quando non siamo d’accordo. E francamente, anche se posso sembrarti duro, in questo momento più di ogni altra cosa mi preoccupo di come fare a mantenervi entrambi incolumi”.

Non c’è dubbio che mio marito sia davvero arrabbiato, come lo sono io del resto, ma non otterrò nulla continuando su questa linea. Siamo arrivati a un punto di stallo e so che le cose potranno solo peggiorare da qui in avanti se continuo così. Traggo un profondo sospiro e mi sforzo di parlare con pacatezza, calmando il tremore di rabbia che mi scuote. “Per favore, almeno pensaci un attimo”, gli sussurro prima di girarmi sui tacchi e dirigermi a grandi passi verso il mio ragazzo, per dare a entrambi il tempo di calmarci.

Mi metto a giocare con Chris, anche se distrattamente, e intanto ripenso tra me e me alla conversazione che ho avuto con Christian e prendo in considerazione le opzioni che gli ho prospettato. Devo ammettere che si tratta di una situazione molto difficile: il non sapere dove sia José, quando colpirà o chi di noi intenda colpire, cosa abbia pianificato e neppure quali siano le motivazioni che lo spingono rende il tutto pericolosamente imprevedibile. E non posso nascondermi che, se qualcosa dovesse andare storto, troverei insopportabile convivere con la mia colpa. Per lo stesso motivo però, tenendo conto della posizione di Christian, so che dovremo sempre fronteggiare dei potenziali pericoli. Anche se vorrebbe farlo, lui non ci può proteggere da ogni potenziale minaccia.

Mentre Christian se ne sta rintanato nel suo studio a meditare su quello che è successo, la ruota del criceto nella mia testa va a mille giri al minuto e cerco di sviscerare tutti gli aspetti del problema, ma per l’ora di pranzo ne ho avuto abbastanza di meditare tra me e me e decido di liberare Christian dai suoi tormenti. Anche se non gradisco la cosa, la nostra sicurezza viene prima di tutto, e tutto sommato credo di essere davvero disposta ad accettare l’ingerenza di mio marito su questo argomento, o almeno lo sarò fino a quando riuscirò a trovare il modo di parlare con lui con un po’ di ragionevolezza.

Proprio mentre mi dirigo verso la porta dello studio di Christian vedo Jason che ne esce. Mi rivolge il suo solito breve cenno di saluto, ma mi sorprende perché contrae la bocca  in un sorriso e mi strizza l’occhio. Guardandolo mentre si allontana, mi chiedo che cosa lo abbia reso così contento. Quando mi giro verso la porta sobbalzo perché trovo mio marito in piedi davanti a me.

Lo guardo e i nostri sguardi si incontrano, entrambi un po’ contriti. Lui avrà anche cinquanta sfumature, ma io ne amo ognuna, e lo amo nonostante, o forse a causa, del suo carattere così complicato.

“Anastasia” dice con voce stridula, proprio mentre anch’io pronuncio il suo nome.

Con un cenno di incoraggiamento lui sostiene il mio sguardo mentre fa scorrere le mani lungo tutte le mie braccia. “Comincia tu, baby” mi propone, il calore della sua voce mi dà la spinta di cui ho bisogno per partire.

Con un sospiro comincio, recitando il discorsetto che mi sono preparata in testa. “Io per la verità non sono d’accordo con te e ti invito a ripensarci, ma ti capisco e se il rimanere ancora chiusi in casa allevia le tue paure allora mi va bene”.

Di tutte le sue possibili reazioni, il fatto che si mettesse a ridere era proprio l’ultima cosa che mi sarei aspettata che facesse, ma lo fa e ride con una risata gutturale, gettando la testa all’indietro. “Sei davvero imprevedibile” scherza, facendo riferimento alla mia virata di un attimo fa. “E’ una delle cose che più amo di te”, sorride, aumentando così la mia confusione.

Uhm …ma  chi sei e dove è finita la tua collera, marito inflessibile? rifletto tra me e me, perplessa, restando a bocca aperta davanti a quello che deve essere un impostore.

Vedendo la mia espressione lui mi prende il viso tra le mani e mi bacia la punta del naso. “Ci ho pensato e ho capito che hai ragione. Devo avere fiducia nel team di sicurezza e devo metterli in condizione di fare il loro lavoro. Taylor mi ha appena prospettato un’ipotesi che posso accettare – a malapena”, mi strizza l’occhio, “quindi, se mi prometti, e intendo davvero promettere, Mrs Grey”, mi rivolge uno sguardo determinato, “mettiti una mano sul cuore e giura che terrai fede ai patti, questo pomeriggio tu e Chris potrete andare in un parco giochi, ma quale, e come, e quando sarà Taylor a dirlo – senza discussioni e senza modifiche”.

Ah! Questo spiega il sorriso di Taylor, allora. Immediatamente gli rivolgo alcuni pensieri affettuosi, felice di rendermi conto che a volte lui si schiera dalla mia parte.

Senza pensarci un attimo getto le braccia al collo di Christian e stringo le gambe attorno ai suoi fianchi – stile scimmia. “Lo prometto, lo prometto” esclamo facendogli piovere baci su tutto il viso.

Le sue mani scivolano sulle mie natiche che stringe con decisione proprio mentre la sua bocca cattura la mia, trasformando il mio bacio scherzoso in qualcosa di più profondo. “Hhhmmm …” mormora sulla mia bocca, stringendomi forte a sé.

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Chris è fuori di sé per l’eccitazione: il viaggio verso il parco giochi è sicuramente il momento principale della sua settimana, anche se è impacchettato come una versione mini dell’uomo Michelin! La temperatura, fuori, è di circa 7 ° C, e una delle tante richieste di Christian è proprio che Chris resti al caldo.

Carl, Taylor e Cindy sono tutti assegnati a noi per questa gita; mi sento a dir poco ridicola perché indosso un enorme paio di occhiali da sole Jackie O nonostante il cielo sia cupo e nuvoloso quando scendiamo dal SUV, affiancati da tutti i componenti della scorta. Ricordo a me stessa che ho accettato di usare ogni precauzione, e sembra che, tra Taylor e Christian, ne abbiano predisposte un paio che non avrei neppure mai immaginato esistessero.

Fortunatamente sembra che siamo riusciti ad evitare la folla di paparazzi che spia ogni nostra mossa, ma sono comunque grata di dover percorrere solo pochi passi dalla macchina alla porta a vetri attraverso la quale entriamo nell’accogliente zona del coffee shop.

Come era prevedibile, dato il clima il negozio è affollato, per lo più da mamme, ma anche da qualche papà, che osservano i loro bimbi sfogarsi arrampicandosi, facendo acrobazie sulle reti di corda e correndo in giro, strillando per la gioia. Con un aspetto lievemente esausto, Carl segue Chris, che non perde tempo per iniziare a dondolarsi sulle sbarre e per stringere nuove amicizie.

Mentre Taylor, sempre vigile e attento, scruta con attenzione la folla e occupa un tavolo cui possiamo sederci, Cindy ed io affrontiamo coraggiosamente la coda per prendere delle bevande calde. Il pavimento piastrellato sembra sudicio, il personale – indaffaratissimo – non ha ovviamente avuto il tempo di ripulire la scia bagnata che i clienti hanno lasciato sul pavimento, e proprio mentre penso quanto potrebbe essere pericoloso scivolo su una larga pozza . Dal nulla appare una forte coppia di braccia, che mi aiuta a raddrizzarmi evitandomi di cadere. Mi afferro alla cieca a quegli avambracci, istintivamente aggrappandomi alla sicurezza che quel corpo forte e solido mi offre.

Sento Cindy alle mie spalle, che mi tiene per la vita, giusto per essere sicura che io sia ben stabile sui miei piedi, e mi guardo attorno fino a vedere il mio soccorritore. Con gratitudine ricambio il suo sorriso cordiale e lo ringrazio per avermi salvata. “E’ tutto ok, adesso?” mi chiede, aspettando il mio cenno di assenso prima di andarsene. “Stia attenta, però” mi dice con voce strascicata, poi lascia il negozio camminando velocemente.

Rimanendo vicino a me, Cindy ispeziona il pavimento, nascondendo il suo rammarico con un sospiro. Quando arriviamo alla fine della coda, lei guarda in cagnesco il personale incaricato della pulizia, sottolineando che i clienti che dovessero cadere potrebbero sporgere denuncia.

Mentre torniamo al tavolo cammino con attenzione. Christian potrebbe esplodere di rabbia se qualcosa andasse storto oggi. Preferirei mille volte ricompensare mio marito per la sua accondiscendenza trascorrendo il pomeriggio senza creare problemi, in modo da rafforzarlo nel convincimento che era giusto consentirci di uscire.

Sono assolutamente soddisfatta quando facciamo ritorno all’Escala, non solo tutti interi  ma anche molto più allegri e sereni di quanto non siamo stati nell’ultima settimana. Soprattutto, Chris è calmo, molto più simile al suo solito, direi quasi angelico. Tenendo le dita incrociate, fino a quando questo problema con José non sarà definitivamente allontanato mi auguro che Christian si renda conto di quanto siano importanti delle uscite prudenti e ben sorvegliate, come quella di oggi.

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Giovedì mattina faccio colazione al bancone della cucina e intanto sfoglio pigramente la versione on line di una rivista, che leggo mentre sgranocchio grano biologico, cereali, fiocchi selezionati e yogurt naturale – tutte attenzioni di marito che si occupa della mia salute-per-la-crescita-del-nostro-super- bambino, quando improvvisamente mi manca il respiro. La mia mano si apre d’stinto lasciando cadere sul pavimento di marmo il cucchiaio con grande rumore, ma quasi non me ne accorgo per il fragore del sangue che affluisce veloce alle mie orecchie.

“Cosa c’è che non va?” sento che Christian mi chiede da lontano, vagamente consapevole che ha una espressione preoccupata, e lui è al mio fianco in una manciata di secondi.

Ammutolita come per incanto, lo guardo, irrigidito e preoccupato, e cerco di riprendere fiato. Con le mani tremolanti spingo il tablet verso di lui, incapace di esprimere con parole l’orrore della menzogna assoluta che ho appena letto.

Con il collare ma si trastulla fuori casa – Lisa Lipz

Naturalmente tutti noi ce lo aspettavamo, abbiamo aspettato con il fiato sospeso che accadesse ma non mi aspettavo che sarebbe accaduto così presto. Sembra che gli sforzi di Sir Grey di tenere al suo posto la sua micetta mettendole un collare siano falliti. La domanda, tuttavia, che non posso fare a meno di pormi è perché questa micetta fortunata si sia smarrita. Sì, avete capito bene: la neosposa Anastasia Grey, nata Steele, è stata avvistata mentre faceva la smorfiosa con un altro. Nella foto qui pubblicata potete vedere la ragazza che tutti noi vorremmo essere in atteggiamento intimo con  un uomo senza nome in un bar di Seattle: gli sorride dolcemente e lo guarda con aria pudica quando in realtà lei dovrebbe avere occhi solo per il superuomo che così in fretta ha sposato. Che cosa pensa questa donna, e, soprattutto, vedremo Christian Grey tornare sul mercato? Vi terrò aggiornati con ogni sviluppo di questa saga in pieno svolgimento, e io per prima non vedo l’ora di vedere Miss  Perbenino rimessa al suo posto dopo averci sottratto il nostro famoso scapolo.

I suoi occhi scorrono tutto lo schermo, guarda la mia foto sgranata e vedo dal suo sguardo inquieto che capisce subito di cosa si tratta, mentre legge velocemente l’articolo diffamante. “Cazzo!”, ringhia con rabbia, facendomi sobbalzare sulla sedia. “Vuoi dirmi che cosa è successo?”

Cosa? Crede a questa sporca calunnia? Recalcitrante, spingo indietro la mia sedia per mettere una certa distanza tra di noi mentre le prime lacrime mi pungono gli occhi. Non riesco nemmeno a respingere l’accusa, la mia gola è troppo stretta per lo shock e così mi limito a scuotere la testa mentre le lacrime mi rigano le guance – incontrollate.

Vedendo la mia angoscia mio marito mi prende il braccio e mi tira più vicino a sé. “Baby?” mi chiede, chiaramente confuso dalla mia reazione. Si fa scorrere le dita tra i capelli, cercando di guardarmi negli occhi. “Non penserai che io creda a questa schifezza, vero?”

“Io … io … non ho …”, balbetto vibrando tutta attraverso le lacrime, mentre le mie emozioni sono del tutto fuori controllo.

Si lascia cadere in ginocchio davanti a me, tenendomi entrambe le mani tra le sue. “Anastasia” insiste pressantemente, perché è evidente che comprende la mia angoscia, “So che non può essere vero, e questa foto è stata scattata ieri, attraverso la vetrina del coffee shop. Voglio solo sapere cosa è successo. Nessuno mi ha riferito nulla di straordinario e invece il fatto che tu fossi tra le braccia di un altro uomo sarebbe stata sicuramente una cosa di cui avrei dovuto essere informato”.

“Non è stato n … n … niente”, balbetto, ritrovando la voce per spiegare a Christian che stavo per cadere. Vedo che è livido, ma per fortuna, a quanto pare, la sua rabbia non è rivolta a me.

Con eleganza si alza e mi stringe a sé, avvolgendomi in un grande abbraccio. “Mi dispiace” sussurra, seppellendo il naso tra i miei capelli. “Questo è esattamente il motivo per cui io non li sopporto i giornalisti, il motivo per cui non dedico mai loro neppure un po’ del mio tempo. Ti prego di non lasciarti sconvolgere da questa merda. Risolverò tutto”.

Anche se sta cercando di fare del suo meglio per nasconderla per amor mio, avverto quanto è teso. Lui è super-arrabbiato, e in questo momento, francamente, non mi interessa affatto. La mia rabbia è allo stesso livello della sua, e voglio che tutta la sua ira si indirizzi contro questa giornalista che mi ha diffamata, questa persona che ha scritto queste cose così stronze e così dannatamente infondate su di me, senza avere la minima idea di chi io sia veramente.

Le conseguenze dell’articolo pubblicato da GQ stanno arrivando a un livello che non avrei mai immaginato, facendomi rimpiangere la nostra decisione di rendere noto a tutti il contenuto. Almeno l’attenzione che ho suscitato negli uomini è stata tutto sommato positiva, mentre questo che è appena successo è semplicemente odioso.

Mi aggrappo a Christian, sentendomi abbandonata e completamente distrutta dalla cattiveria della giornalista pettegola. Lui stringe le braccia intorno a me e con il suo corpo cerca di darmi il massimo comfort. “Questo è così tipico del loro modo di agire, baby, ti amano, poi ti odiano, poi di nuovo hanno bisogno di te. E’ per questo che cerco disperatamente di mantenere privata la mia vita privata, e di rimanere lontano dalle luci della ribalta”.

Mi spingo via da lui, sollevando  verso di lui il mio viso striato di lacrime. “Rimpiangi di avere permesso la pubblicazione dell’articolo su GQ?”

“Baby, io soffro ogni volta che tu soffri”, mi dice, asciugando le tracce delle lacrime dalle mie guance. “La verità è che, per quanto io vorrei tenerli alla larga per proteggerti dalle bugie che possono escogitare, prima o poi avrebbero trovato qualcosa cui attaccarsi. Questo è proprio il loro tipico modo di agire: se non hanno notizie, se le inventano. Citerò in giudizio questo cazzo di rivista e mi assicurerò che la giornalista non lavori più nel settore, ma ce ne sono un altro centinaio in fila, pronti a prendere il suo posto”.

Le sue parole mi danno un po’ di conforto. Medito però sul suo avvertimento, che ci sono altri giornalisti in agguato: con le mie insicurezze sempre dietro l’angolo e gli ormoni impazziti per la gravidanza, questo sembra essere un problema fatto su misura per  crearmi problemi mentali.

 

 

6 thoughts on “Capitolo 62

  1. sara says:

    Grazie per la traduzione…

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  2. Romina says:

    Grazie Paola per il sempre prezioso lavoro di traduzione e ovviamente un grazie va a Monique come autrice di questa bellissima storia.
    Buon Anno a voi e che sia proficuo di tante bellissime storie per noi…..grazie di nuovo a voi per tutto quello che fate!

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  3. Loredana67 says:

    Ciao ho scoperto questa ff solo durante le vacanze natalie. Devo dire all’inizio un po’ perlplessa per la diversità della storia. Essendo una grandissima fan della trilogia della James. Ma poi man mano che leggevo mi sono appassionata sempre più. Brava l’autrice e brava anche la persona che fa il lavoro di traduzione. A quando il prossimo capitolo?

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  4. Agnese says:

    Poveri Ana e Chris costretti a stare in casa!!!! e quando ottengono il via per passare un pomeriggio diverso c’è sempre qualcosa che va storto!!! mi piace tanto questa ff e non vi dico le volte che ho iniziato a rileggerla…grazie Paola per la traduzione e complimenti a Monique sperando che riesca presto a proseguire con la storia…..

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  5. Andrea says:

    Eu gostaria de continua lendo…como fazer? aguardo anciosa,desde já muito obrigado.

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