Capitolo 65

Un agghiacciante brivido di paura mi scorre lungo la spina dorsale. Lei? Lei chi? Si tratta di Kate, o di Mia, o forse di Grace? Ma la domanda che più mi agghiaccia, che incombe su di me raggelandomi e che mi spinge all’azione, è se José è coinvolto o meno.
Per prima cosa, mi dico mentre mi concentro sulla respirazione per bloccare il panico accecante, devo cercare di fare qualcosa di utile e pratico. Attenta a non disturbare il suo sonno tranquillo, prendo Chris tra le braccia e lo porto a letto. Quasi non sento neppure il suo peso per l’adrenalina che mi rafforza i muscoli, e quando chiudo la porta della sua camera dietro di me mi dirigo velocemente verso lo studio del mio furibondo marito.
Trovo due persone entrambe ugualmente tese e irritate, e un paio di facce a denti stretti che si guardano a vicenda, dai due lati della scrivania. La stanza vibra per l’ostilità mentre entrambi gli uomini lottano per trattenersi.
Ciononostante, ho bisogno di sapere cosa diavolo è successo e il loro affrontarsi accigliati non aiuta le cose. Rompo il silenzio con un colpetto di tosse per far sapere che sono qui anch’io. “Chi è sparito?”
Due sguardi sorpresi si volgono verso di me, non appena si rendono conto di non essere più soli. Christian trae un lungo respiro e si passa una mano tra i capelli. Intrecciando le dita dietro la testa guarda in alto verso il soffitto, come a cercare l’aiuto di un potere divino. “Mia”, si limita a dire, intrappolando il mio sguardo. Il tono tranquillo della sua voce è tradito dallo sguardo ossessionato dei suoi occhi. Non mi ci vuole troppo a capire che è dannatamente preoccupato.
Ancora una volta sento il disagio congelarmi il sangue nelle vene, paralizzandomi e appesantendomi le membra. “Mia? Ma le ho appena parlato proprio oggi. Come può essere sparita?” Nel momento stesso in cui queste parole mi escono di bocca mi rendo conto di quanto sia stupida la mia domanda, ma il mio cervello ansioso non riesce a pensare a tutto.
Christian mi risponde senza pensare all’assurdità della mia domanda. “Questo è esattamente quello che mi piacerebbe sapere”, dice ribollendo dalla rabbia e rivolgendo ancora una volta il suo torvo sguardo color ardesia verso Taylor.
Taylor si lascia andare ad un profondo sospiro. “Signore, con tutto il rispetto, è dannatamente quasi impossibile proteggere qualcuno che si rifiuta di essere protetto”. Per sottolineare il suo punto di vista indica me con la testa – ricordando quella dannata volta che ero riuscita a sfuggire a Sawyer.
Non ho il tempo di sentirmi ferita così mi stringo nelle spalle e ignoro la sua frecciata, prestando invece attenzione alle sue parole. “Che cosa intendi esattamente, dicendo che lei si rifiuta di essere protetta?”
Per un attimo resta sbalordito per il fatto che io non ho capito, ma comunque si spiega meglio. “Lei è sfuggita volontariamente alla vigilanza. Ha deliberatamente fatto perdere le sue tracce”. Per fare il punto della situazione, alza in aria l’indice prima di continuare la sua filippica. “Una delle maggiori difficoltà che dobbiamo affrontare, quando si tratta di proteggere una persona, è avere la collaborazione della persona stessa. Con tutte le variabili, si tratta di un lavoro già difficile di per sé, ma diventa praticamente impossibile se il soggetto di cui ci occupiamo non rispetta le regole”. Lo sguardo che rivolge a Christian implora e sollecita la sua comprensione.
Christian emette un respiro sonoro prima di iniziare a parlare, ma io alzo la mano, intervenendo. “Sai che aveva un appuntamento, vero? Se ne è andata via con lui? O è sparita dopo aver lasciato l’albergo?”
Taylor mi guarda accigliato, inclinando la testa in silenzio. “Sì, aveva un appuntamento con Mr Reginald Gates, credo. E no, Mr Gates non ha idea di dove lei sia. E’ sparita dal party, ma non abbiamo trovato alcuna prova che abbia lasciato l’albergo. Si è scusata dicendo che doveva andare un attimo al bagno e poi – bam! E’ sparita!”
“E Ethan? Sappiamo dove si trova?” Lentamente si fa strada in me un filo di speranza, che reprime al momento la peggiore delle mie preoccupazioni. Per favore, per favore, che la mia intuizione sia giusta, prego in silenzio.
“Ethan Kavanagh?” mi chiede Taylor, perplesso.
Quando Taylor comincia a parlare Christian lo interrompe. “Cos’è questa storia, Ana? Se sai qualcosa, ora è il momento di dirlo”.
“Mi spiego in un minuto,” traggo un profondo respiro, aspettando con ansia che Jason mi dia quelle informazioni che ho il disperato bisogno di sentire. “Solo, ti prego di rispondere prima alla mia domanda”.
“Per quanto ne so, anche Mr Kavanagh ha partecipato alla festa”. Lui sfoglia la cartellina che ha in mano, cercando chiaramente di trovare conferma a quello che pensa della questione. “In effetti, credo che la relazione di Gavin dia atto che lui ha trascorso un po’ di tempo con Mia, mentre Reginald era impegnato in una ricerca su Internet”.
“Okay, ma sappiamo dov’è adesso?”
Taylor scorre il rapporto: “Ovviamente non abbiamo tenuto sotto controllo Ethan, ma il rapporto dice che Mia lo ha lasciato al bar per andare alla toilette. Gavin la ha aspettata fuori dal bagno delle signore, ma dopo un po’ si è insospettito ed è andato a cercarla. Pensiamo che lei sia uscita dall’ingresso riservato al personale che si occupa della pulizia dei bagni e da quel momento abbiamo perso le sue tracce”.
Ugh! Vorrei urlare. Bisogna accelerare le cose. “Chiama i tuoi ragazzi, Taylor. Scopri dove è Ethan”, gli ordino, poi mi rivolgo a Christian per spiegargli.
Unisco le nostre mani e guardo il suo volto emaciato, mentre Taylor fa la telefonata. So che lui si sente responsabile e spero con tutto il cuore che le cose stiano veramente come io immagino. “Mia ha cercato con tutte le sue forze di tornare insieme ad Ethan, e stasera ha messo in atto il suo ultimo sforzo per fargli analizzare i sentimenti che prova per lei. Spero che le cose siano andate bene e che si siano allontanati per avere un po’ … uhm, di privacy”. A meno che lei non sia distrutta perché lui la ha rifiutata e voglia restarsene per un po’ da sola, penso mentre sento il mio stomaco precipitare per l’apprensione per quello che può essere successo a Mia.
La sua espressione è incredula, come se avesse difficoltà a elaborare le mie parole. “Tu pensi che lei abbia mollato il servizio di sicurezza per restare da sola con Ethan?” L’intonazione della sua voce è di un’ottava o due più alta del solito e lui sta quasi urlando.
“Non lo so per certo,” sussurro nervosamente, mantenendo la mia cadenza tranquilla per cercare di rassicurarlo, “ma lo spero. E’ possibile che Ethan abbia prenotato una camera in albergo, in modo da non dover tornare in città guidando stasera. Potrebbero essersi rintanati là”.
Mentre mi ascolta ordina contemporaneamente a Taylor di incaricare il suo agente di controllare il registro dell’albergo, poi comincia a camminare nervosamente per la stanza mentre aspettiamo notizie. L’ansia che lo attanaglia è evidente dal modo stesso in cui si muove – irrequieto, come un animale in gabbia. Le sue nocche risaltano pallide contro l’abbronzatura della sua mano, la sua presa sul telefono è violenta come la concentrazione sul suo volto contratto.
“Cazzo, spero che tu abbia ragione, ma la spellerò viva, se le cose stanno così! Fanculo!” urla Christian digrignando i denti, ancora più agitato, mentre si infila le mani tra i capelli già disordinati.
Christian ed io ci volgiamo bruscamente verso Taylor quando lo sentiamo urlare al telefono, le nostre orecchie cercano di captare ogni sfumatura della sua voce. “Lo ha fatto?” Alza gli occhi per catturare lo sguardo di Christian e gli rivolge un piccolo cenno del capo. “Allora caccia il tuo culo laggiù, al più presto! Tira giù quella maledetta porta, se occorre!”
Con il telefono in vivavoce, lui sbatte la cornetta sulla scrivania poi incrocia le braccia al petto, probabilmente per evitare di lasciarsi andare al nervosismo. Sentiamo il respiro pesante del nostro uomo sul posto mentre corre ad eseguire gli ordini di Taylor. Un ding ci dice lui è entrato nell’ascensore e tutto è tranquillo, mentre sale di pochi piani.
Sussultiamo tutti quando sentiamo di nuovo il ding, ma ben presto ci accorgiamo che si tratta di un falso allarme perché sentiamo che Gavin resta fermo. Trattengo il respiro, sperando che Mia sia al sicuro. Stringendogli il braccio cerco di offrire a Christian un po’ di rassicurazione in mezzo a questo mare di incertezza.
Un altro ding e Gavin è in movimento, percorrendo di fretta quello che presumo sia un corridoio. Io non so gli altri, ma il mio cuore ha smesso di battere e il respiro mi si è bloccato. I miei polmoni hanno un disperato bisogno di ossigeno, ma io resto immobile. Il nostro mondo è improvvisamente piccolo, esclusivamente focalizzato sui rumori provenienti dal cellulare.
Io faccio un balzo quando sento i pugni di Gavin che sbattono contro la porta della stanza di Ethan. “Mr. Kavanagh! Kavanagh! Apra! E’ un’emergenza!” urla prima di sbattere di nuovo i pugni contro il legno. In silenzio aspettiamo … e aspettiamo … e aspettiamo. Gavin tenta ancora quattro volte, ma non ottiene nessuna risposta.
Oh no! Oh merda! Oh dannazione! Ero così sicura! Dove diavolo è finito Ethan?
Taylor afferra il telefono, ma questa volta lo usa come una radio a due vie in modo che possiamo continuare a seguire la conversazione. “Gavin, chiama la direzione. Voglio che quella stanza sia ispezionata”.
Sentiamo Gavin che impartisce gli ordini alla sua squadra, ovviamente restando davanti alla porta della camera di Ethan. Quando lo sentiamo salutare il direttore con concitazione so che non è poi passato molto tempo solo perché l’orologio mi dice che è così, ma in realtà mi sento come se fosse invece passata una vita.
La mia mente si riempie di immagini ripugnanti di corpi straziati e di sbarrati occhi vitrei rivolti al soffitto. Smettila! Mi dico, scuotendo testa per liberarmi dall’incubo del dramma che ho vissuto nella mia immaginazione. Chiudo gli occhi e mi sforzo di trarre un respiro, costringendomi a pensare solo a cose positive.
“Sono entrato”, arriva la voce robotica di Gavin attraverso la cornetta del telefono. Sento il rumore di una porta che sbatte contro il muro e poi si scatena l’inferno. Sentiamo l’urlo acuto di una donna allarmata. Quando il telefono di Gavin cade rumorosamente sul pavimento, sentiamo l’eco di una rissa e di un incredulo che cazzo urlato da un uomo la cui voce non riesco a collocare, in mezzo a tutto il frastuono e alla distorsione dell’agghiacciante trambusto.
Il mio cuore sta martellando a un ritmo frenetico. Mi aggrappo al fianco di Christian, sto abbarbicata al suo braccio come se la mia vita dipendesse da questo. I nostri occhi sono bloccati sul telefono, spalancati, e ce ne stiamo a bocca aperta per il terrore. Le immagini che l’audio evoca sono spaventose. Sono sicura che Taylor e Christian si sentano altrettanto impotenti come me, come se fossimo intrappolati nelle sabbie mobili, con un disperato desiderio di aiutare ma esasperati per l’impossibilità di farlo.
“Mr. Kavanagh! Kavanagh! Ethan! Ethan!” E’ la voce di Gavin, tesa ma autorevole. “State giù!” ruggisce, e riesco per la prima volta dopo alcuni minuti a respirare.
Qualunque cosa stia accadendo, Ethan è lì ed è vivo! Mi torna subito in mente l’urlo della donna, ma non ho nemmeno il tempo di rendermene conto che sento di nuovo la voce femminile. “Va tutto bene, lui è con me. Lascialo andare”, supplica rassicurante.
E’ Mia! Oh, grazie al cielo! Grazie! Grazie! Tutto il mio corpo si incurva per il sollievo mentre prego silenziosamente, e dalle lunghe esalazioni di respiro che avverto intorno sembra che tutti si sentano come me.
Christian si accascia su una sedia vicina e mi trascina con lui, abbracciandomi stretta. “Grazie, cazzo!” borbotta tra i miei capelli.
“Gavin, riferisci!” urla Taylor, non sapendo se Gavin ha ancora con sé il cellulare.
Si sente un armeggiare e poi arriva finalmente la voce molto più chiara di Gavin che parla direttamente nel telefono. “Tutto a posto, signore. Il nostro obiettivo è al sicuro e fuori pericolo”. E’ senza fiato per la colluttazione, ma il sollievo nella sua voce è inconfondibile. “Farò una relazione completa nel giro di cinque minuti”.
“Ricevuto, Gavin”, risponde seccamente Taylor poi termina la chiamata. Getta il telefono sulla sedia più vicina, felice di essersene liberato, poi si strofina le mani sul volto: “Che maledetta giornata!”
Io sbuffo. So che evita di imprecare solo per la mia presenza, ma nel contesto è molto divertente che riesca a ricordarsene anche ora. “E’ stata una giornata del cazzo” concordo impassibile, e non posso evitare di sorridere quando il viso di Taylor si increspa in un sorriso.
Christian, d’altra parte, è ancora molto arrabbiato, ma sembra che la cosa dipenda soprattutto dalla mancanza di collaborazione di Mia. Lei potrà anche essere al sicuro dai pericoli terribili che temevamo incombessero su di lei, ma è in guai seri con il fratello.
“Riferiscimi quando hai finito con Gavin” dice con voce stanca Christian, accasciato. Stiamo pagando tutti quanti, ma soprattutto lui, il peso di questa vicenda con José, del potenziale pericolo cui siamo costantemente esposti e delle incognite che ci circondano.
Taylor annuisce poi si gira per andarsene. Immagino che vorrà essere nel suo ufficio quando Gavin richiamerà. “Grazie, Taylor” dice lentamente Christian al suo uomo che gli volge le spalle.
Taylor si gira nuovamente, per ricambiare la gratitudine di Christian con un piccolo saluto. “Sto solo facendo il mio lavoro, signore. Sono contento che Mia sia al sicuro”.

Un’ora dopo Christian mi raggiunge a letto, e io sono contenta che mi racconti spontaneamente i dettagli del rapporto di Gavin.
“Ma perché Ethan non ha aperto la porta la prima volta che Gavin ha bussato? Sicuramente devono aver sentito tutto quel fracasso!” Questa è l’unica parte della storia che ancora non capisco.
Se Christian fosse un tipo che arrossisce, ho l’impressione che ora lo farebbe. Si schiarisce la gola, decisamente a disagio. “Beh … Uhm … No, non avevano sentito. Erano sotto la doccia”.
Oh, il mio Fifty! Vai, Mia! penso, ma cerco di tenere per me il mio sorriso. E’ ovvio che Christian non apprezza il pensare alla sua sorellina come ad una creatura sessuale. Ora che il pericolo potenziale è passato, sono più che felice di sostituire tutte le preoccupazioni di prima con la gioia, entusiasta del fatto che Ethan e Mia sono finalmente tornati insieme.

Domenica mattina mi chiamano sia Kate che Mia, entrambe ugualmente entusiaste che sia accaduto quello per cui tutte facevamo il tifo. Lì per lì decido che dobbiamo organizzare un pranzo per noi tre sole, per riesaminare insieme quello che è successo. Un buon vecchio pomeriggio tra ragazze, con tutti i dettagli succosi dell’accaduto, o almeno quelli che Kate riesce a tollerare – Ethan è suo fratello, dopo tutto.
Anche se Christian ha avuto l’intera giornata per scrollarsi di dosso il dramma della sera prima, è ancora molto nervoso: il ricordo gli si è attaccato addosso come i frammenti di un brutto sogno. Ho il sospetto che non abbia provato solo la preoccupazione e la paura per la sorella, ma abbia anche rivissuto l’incubo in cui lo avevo fatto piombare quando avevo eluso la vigilanza di Sawyer.
Anche io non riesco a dimenticare che abbiamo toccato con mano come rapidamente e facilmente le cose possono cambiare in negativo. In un batter d’occhio il vostro mondo può cambiare, modificandosi totalmente quando una persona cara è coinvolta. E’ la situazione ideale per far emergere le peggiori sfumature del mio dispotico marito, che ha bisogno di tenere tutto sotto controllo.
Il sentirmi in colpa, anche se mi viene naturale in queste circostanze, non è il modo giusto per rimediare agli errori del passato. Per amore di mio marito, io cerco di usare gli strumenti che il Dr. Flynn mi ha consigliato: essere di supporto e non abbandonarmi alle recriminazioni, aggrapparmi a tutti gli aspetti positivi invece di concentrarmi su quelli negativi, rimanere positiva e concentrarmi sull’amore dei miei cari e rafforzare la mia autostima. Non c’è niente che voglio di più che essere quello di cui Christian ha bisogno in questo momento, anche se a volte mio marito mi fa impazzire.

Kate e Mia arrivano insieme, ma non riesco neppure a salutarle prima che un burbero Christian faccia entrare Mia nel suo studio. Considerando la sua natura, non c’è modo per evitarle una straordinaria sgridata, ma spero che lei ottenga un certo allentamento della vigilanza: essere sottoposti ad una sorveglianza 24 ore su 24 è una pressione indicibile.
“Che cosa è successo con lui?” Kate scherza, puntando l’indice contro la porta chiusa del suo ufficio.
“Non lo sai?” chiedo, spalancando gli occhi.
Quando lei scuote la testa le racconto velocemente cosa è successo. Sono sicura che Mia sia troppo felice di essere di nuovo con Ethan per preoccuparsi di raccontare di Gavin che bussava alla porta della loro camera d’albergo.
Kate fa una smorfia quando ho finito. “Perbacco! Capisco perché l’ha fatto, ma, santo cielo, posso anche capire perché Christian è andato fuori di testa!”
Posso solo annuire, confermando che lui è in effetti andato fuori di testa, e poi le faccio un gesto per farla accomodare sul divano. Chiacchiereremo della coppia felice solo quando Mia si unirà a noi, ma nel frattempo sono ansiosa di sentire come sta la mia amica. “Speriamo che non sia troppo duro con lei. Ma dimmi, come ti senti?” Involontariamente i miei occhi sono attratti dalla sua pancia prima di alzarsi di nuovo per incontrare il suo sguardo.
“Oggi?” Lei sorride in maniera disarmonica. “Mi sento abbastanza in forma. Non so se durerà,” continua aggrottando la fronte, “ma per ora mi sto godendo questa piacevole sensazione”.
Le sorrido con indulgenza. Io so bene quanto rapidamente il ciclo periodico femminile possa far cambiare umore, facendo passare da felici e tristi, arrabbiate e vulnerabili. “Ormoni, vero?”
Kate sbuffa. “Sì, progesterone, ormoni luteinizzanti e follicolo stimolatore degli ormoni”. Lei alza gli occhi al cielo, parlando con una competenza per lei nuova del sistema riproduttivo. “Cazzo, è una fortuna che almeno abbiamo scarpe, vino e cioccolato!”
Questa volta mi viene da ridere. “Sì, e non dimenticare i nostri meravigliosi uomini”. Alzo anch’io gli occhi e le do un colpetto con il ginocchio, grata che non siamo da sole a dover affrontare tutto questo.
Kate ed io ci rivolgiamo ad una Mia leggermente frastornata, che si unisce a noi un minuto più tardi. “Santo cielo, come era agitato!”
Io faccio una smorfia, ma comprendo il bisogno di Christian di farle capire cosa ci ha fatto passare. “Eravamo così preoccupati, Mia, e sai com’è fatto.”
Lei si lascia cadere sul divano. “Guarda, ho capito, ma è stato davvero brutale. Non so come fai a sopportarlo!”
Stringo le labbra in atteggiamento di mestizia. “Sapere quello che ha passato aiuta, ma non è sempre facile”, ammetto.
“Be’, tutto quello che pretendo è un po’ di rispetto, sorellina!” Si batte rapidamente il pugno sul petto poi punta il dito contro di me, con un gesto da capetto del tutto fuori luogo, ma così tipico di Mia.
Il nostro coro di risate risuona attraverso la stanza e per fortuna dà il tono al resto del pomeriggio. Mia ci racconta allegramente della reazione di Ethan quando la ha vista abbarbicata al braccio di Reginald, solo che lei non lo chiama Reginald ma Reggie-Wedgie, e presto la storia ci avvince.
Lei ci racconta di come si era sentita addosso gli occhi di Ethan per tutta la serata, di come ogni volta che alzava lo sguardo lui era lì che la guardava, e di quanta fatica aveva fatto a non abbandonare subito Wedgie e correre da lui, ma era riuscita a non muoversi e la pazienza aveva dato i suoi frutti. Quando Reggie-Wedgie si era scusato perché doveva controllare una cosa su Internet, lei si era accomodata al bar ed Ethan, facendo finta di niente, si era precipitato verso lo sgabello libero accanto a lei.
“Era così nervoso, armeggiava di continuo con le mani ed era agitato. Mi ha chiesto se tra me e Wedgie si trattava di una cosa seria, ma io gli ho fatto solo un piccolo sorriso e ho scollato le spalle. Sai, sono rimasta sul vago. Non so cosa abbia pensato che significasse il mio gesto, ma un attimo dopo si è schiarito la gola ed è arrivato al dunque!” Lei abbassa lo sguardo, quasi timidamente. Tiene le mani appoggiate sulle ginocchia, ma il rossore luminoso che le colora le guance mentre rammenta cosa è successo la sera precedente parla per lei.
“Vai avanti, allora, ragazza! Non tenerci in sospeso!” la pungola giocosamente Kate.
Ho la sensazione che stia rievocando tra sé e sé quello che è successo, quando riprende a parlare. “Oh, non è successo niente di più”, aggiunge scherzando, con un furbo sorriso allusivo. “Ha solo detto che era dispiaciuto per il modo in cui le cose erano finite tra di noi, e che forse stava rivalutando i suoi sentimenti, e come noi non siamo più così giovani. Tutte cose di questo genere”.
“Tutto qui?” mi lamento, sentendomi presa in giro, ma la sua espressione mi fa capire che c’è dell’altro.
“Sì, è fondamentalmente tutto qui”, conferma, ma questa volta si morde il labbro per trattenere un sorriso luminoso.
“Mia!” Kate e io gridiamo all’unisono, urlando la nostra esasperazione.
Incapace di trattenere oltre la sua gioia, lei strilla: “E poi mi ha chiesto di sposarlo!” e ci mostra la mano, su cui spicca un anello a forma di fiore, un pezzo di bigiotteria realizzato con perline di vetro.

Di rimando Kate spalanca gli occhi ed io resto senza fiato. Siamo davvero felici per lei, di fatto, ma continuiamo a guardare l’anello, non sapendo cosa dire. Certo, è grazioso, ma dove diavolo è il diamante?
Quando vede i nostri volti perplessi si mette a ridere, forte e a lungo, dal profondo del cuore. “Non è questo il vero anello di fidanzamento!”, dice tra le lacrime di gioia, battendosi la coscia.
Kate attira la mia attenzione, è perplessa ma sorridente. Anch’io sono divertita, ma riesco solo ad alzare le spalle. Dovremo aspettare che lei smetta di ridere perché ci racconti come è andata a finire.
“Voi due mi state facendo morire” strilla, asciugandosi le lacrime di gioia. “Ovviamente niente di tutto questo era stato pianificato” dice con tono serio, strizzandomi l’occhio.
Io ridacchio. Naturalmente, non tutto era stato pianificato alla lettera, ma credo che il povero Ethan sverrebbe se sapesse lo sforzo che è stato fatto per spingerlo ad agire.
Prendendo un respiro tremante dopo la sua crisi isterica, ricomincia il racconto. “Stavo superando me stessa, ma non potevo aspettare oltre!” Di nuovo si illumina, rabbrividendo di piacere. Lei è chiaramente al settimo cielo.
“Allora, prima di chiedermi di sposarlo mi ha chiesto se potevamo rubare qualche attimo per stare da soli, perché voleva parlarmi. E’ stato in questo momento che ho ideato il mio piano per scrollarmi di dosso il povero Gavin”, aggrotta il viso quando mi guarda, come per scusarsi – ma non del tutto.
Sorridendo, scuoto la testa. Solo Mia.
“Mi sono diretta all’ascensore di servizio e sono andata al piano di sopra per incontrare Ethan davanti alla sua stanza. Appena chiusa la porta, lui mi ha spinta contro il muro Il suo bacio mi ha fatto addirittura arricciare le dita dei piedi!”
Rilasciamo un sospiro collettivo. Niente come il desiderio e anni di separazione possono far riesplodere le passioni dormienti, rifletto tra me e me. Di questo, io ne so sicuramente qualcosa.
“Oh, Mia. Sono così felice per te”, sospiro.
“Sì, sì, siamo entusiaste! Ora raccontaci di questo strano anello! ” borbotta bonariamente Kate.
Mia ridacchia e arrossisce. E’ davvero un piacere vedere che è tornata di nuovo felice e frizzante come una volta. Noi notiamo che la sua espressione muta da felice a sognante. “E’ stato così romantico. Quando ha smesso di baciarmi, è crollato in ginocchio e mi ha afferrato le mani. “Mia,’ ha detto “ Non posso aspettare oltre. Sposami o avrai sulla coscienza per il resto della vita la mia infelicità”. Ha tirato fuori l’anello dalla tasca e me lo ha infilato al dito senza neppure aspettare la mia risposta. Ha chiuso le sue grandi mani sulle mie e le ha tenute strette, come se volesse impedirmi di sfilarmi l’anello dal dito”. Stringe le mani portandosele al cuore e guarda nel vuoto, rivivendo il momento toccante.
“Awww” tuba Kate insieme a me.
“A quanto pare, mentre io mi liberavo di Gavin Ethan ha adocchiato l’anello su una delle invitate, le si è avvicinato, le ha spiegato la situazione e lei per fortuna glielo ha dato! E’ una cosa tanto dolce!”
Kate si schiarisce la gola in segno di disapprovazione. “Spero che tu abbia detto a quel taccagno di mio fratello che ti deve regalare un vero diamante!”
“Kate!” la sgridiamo entrambe, ridacchiando con voce cantilenante e strascicata.
“Concedigli un attimo di tempo. Che dia sfogo alla fantasia!” Le mie parole fanno ridere tutte quante. Posso quasi sentire l’ondata di felicità che scorre tra di noi. Una è andata, penso mentre rifletto che gli esiti degli esami di Kate arriveranno martedì.

La nuova settimana inizia con disagio. Questo gioco del gatto e del topo cui José sta giocando – o non giocando, forse – ha lo scopo di arrivare a me. Detesto il fatto di essere tanto tesa che mi pare addirittura di cogliere con la coda dell’occhio dei movimenti in luoghi in cui so perfettamente di essere sola. E’ una cosa sufficiente a far sentire chiunque instabile, e tutta la debacle con la scomparsa di Mia sottolinea il fatto che siamo ben lungi dall’essere fuori dai problemi. Siamo davvero immersi nei problemi.
Vorrei quasi che si muovesse in qualche modo, cosicché possiamo farla finita, una buona volta. L’incertezza ci spinge sull’orlo della follia. Martedì mattina sono particolarmente tesa. Non so se è l’attesa dell’esito degli esami di Kate che mi sta rendendo così nervosa, o questa sensazione di presagio che mi sconvolge.
Anche se sto aspettando la telefonata, salto praticamente fuori dalla pelle quando mi squilla il cellulare. Mi blocco quando vedo la faccia di Kate sullo schermo. Siamo al dunque ….

 

3 thoughts on “Capitolo 65

  1. loredana1967 says:

    Grazie, veramente grazie Paola, mi hai fatto un magnifico regalo di compleanno! Ma ti prego nn farci aspettare tanto per il prossimo capitolo😊 buon fine settimana😘😘

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  2. Andromaca says:

    Grazie, Paola.

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  3. paoladonati says:

    Scusa se ti rispondo solo ora … difficoltà informatiche!
    Auguri in ritardo, ho inviato a Monique il 66 tradotto e dunque a breve lo troverai in linea!
    Mi fa veramente piacere ricevere commenti, XXX
    Paola

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