Capitolo 66

“Kate,” sospiro dolcemente, cercando di essere il più gentile possibile. Tutto mi pare troppo insignificante per l’importanza della notizia che sta per darmi.

“Ana”, arriva la sua risposta, e sento scatenarsi una miriade di emozioni ma nulla di definitivo, fino a quando sento un piangere pacato.

Oh, no.Mi si stringe lo stomaco e mi si spezza il cuore. Immagino che si stia stringendo nelle spalle mentre piange, sentendosi sola a prescindere dal sostegno e dall’amore che la circonda. Mi chiedo rapidamente dove mai sia Elliot. Le ha dato volutamente spazio oppure è stata lei a chiederglielo, volendo soffrire da sola?

Traggo un profondo respiro. Non voglio assolutamente peggiorare la situazione mettendomi anch’io a piangere, anche se è solo ora che mi rendo conto di quanto sia preoccupata per lei, di quanto anch’io confidi in una svolta miracolosa della loro sorte. La mia amica ha bisogno di forza e di trovare la volontà di reagire a questa battuta d’arresto, e che io sia dannata se non la aiuterò.

“Mi dispiace tanto, Kate. Ti prego, dimmi cosa posso fare per te. Sono qui per te, farò qualunque cosa tu mi chieda, devi solo dirmi cosa posso fare. Lascia che ti aiuti”, la supplico.

“Oh, Ana”, tira su col naso, riesce a malapena a parlare tra un respiro affannoso e l’altro. “E’ tutto …” lei emette un altro sospiro che mi stringe il petto e mi spezza il cuore.

“… a … posto” riesce finalmente a dire tra i respiri spezzati.

Cosa?

“A posto?” le chiedo, troppo spaventata per credere alle mie orecchie.

“Uh-huh”, piagnucola col naso chiuso. “Mi dispiace,” sussurra, con voce ancora roca, poi la sento deglutire. “Sono … Sono così sopraffatta”.

“Kate!” urlo questa volta. Non posso essere arrabbiata, la capisco perfettamente. La mia disperazione svanisce immediatamente, lasciando posto all’euforia. “Questo è … Questo è …” tocca a me adesso faticare per trovare le parole. “… meraviglioso! Fantastico! Sono così felice! Oh, Kate!” dico con concitazione. “Siamo incinta tutte e due, contemporaneamente!”

Sento la sua risatina nervosa. “Uh-huh,” conferma ancora una volta, prima di soffiarsi il naso. Tira su col naso ancora un paio di volte poi riprende a parlare, con voce più ferma e più calma. “C’è di più”, sbotta, facendomi sobbalzare una seconda volta.

“Cosa ancora?” le domando, quasi con impazienza.

“Il dottore dice che ci sono due sacche.”

Ansimo. “Due – cioè due gemelli?”

La sua risata è un piccolo squittio incredulo. “Sì. E’ possibile, se entrambi si sviluppano”.

Il suo tono ovattato ed esitante mi dice così tanto. Capisco che è totalmente felice e che è davvero sopraffatta. Ma sento anche la sua paura, le sue riserve, l’esaltazione per avere due bambini mentre fino a poco fa non ne aveva nessuno, e contemporaneamente il terrore per il rischio di perderne uno o – peggio ancora – entrambi. In questo momento tutto quello che sente di avere è la provvisorietà delle piccole vite che crescono dentro di lei. Lo desidera in maniera così assoluta che ha paura di essere felice, non riesce a credere che questo stia realmente accadendo, e non posso biasimarla.

“Kate” la sollecito, sorridendo tra lacrime silenziose – in parte felice e in parte triste per la sua angoscia. “Questo è il tuo miracolo. Prendilo, credici, fidati!”, la esorto. “Te lo meriti! Davvero, tanto. Tu ed Elliot state per essere genitori, e non genitori qualunque, ma genitori meravigliosi, amorevoli. Questi bambini sono fortunati ad averti come mamma”.

“Grazie, Ana”, mormora con una nuova oscillazione della voce, gli anni che ha trascorso in disperata attesa mangiandosi le unghie, con alti e bassi ormonali, vengono tutti alla luce in questo momento.

Non appena avverto il tremolio nella sua voce sono pronta a ribattere, mettendo a frutto l’insegnamento che ho appreso nel corso delle mie sedute con Flynn. “Non lasciare che la paura ti rovini il piacere di questo momento prezioso. Goditi lo stupore e la meraviglia di questi attimi”.

Lei prende un lungo respiro prima di rispondermi con un filo di voce, pensierosa: “Hai ragione”. C’è un attimo di pausa nel corso del quale riflette sulle mie parole, poi rompe la tensione con una battuta impertinente: “E da quando in qua sei così saggia, Steele?”

Rido mio malgrado, entrambe siamo pienamente consapevoli che la mia saggezza è frutto di momenti dolorosi e difficili.

Prima di salutarla con riluttanza, faccio promettere a Kate che mi chiamerà e mi avvertirà quando avrà bisogno di un supporto, di qualcuno che la ascolti, di prendere un caffè anche se proibito in gravidanza o una tonnellata di cioccolata, di qualsiasi cosa possa aiutarla e permetterle di godere al meglio di questo momento speciale.

La prima occasione che ho per comunicare a Christian la bella notizia è quando lui scivola nel letto dietro di me, premendo il suo alto corpo al mio, che sta trasformandosi.

“Ehi, baby,” mi saluta dolcemente con un sospiro stanco.

“Ehi, marito mio. Stai bene?” sento che affonda il naso tra i miei capelli e fa scorrere le mani su di me, come se la sensazione della mia pelle sotto le sue mani lo calmasse.

“Mi sento meglio ora”, arriva la sua sintetica risposta e posso solo immaginare le tensioni che lo hanno costretto a restare rintanato nel suo ufficio per tutto il giorno, ma sono felice di sentirlo rilassarsi. Voglio davvero che il nostro letto sia un rifugio per lui.

“Ho una bella notizia da condividere con te”. Dimenandomi mi sposto più vicina a lui, lasciando che mi stringa al collo con un braccio mentre appoggia l’altra mano sulla mia pancia, con un gesto tenero e protettivo.

“Mh-hmm”, bisbiglia con voce pigra mentre comincia a rilassarsi.

Non posso fare a meno di sorridere mentre penso al prossimo futuro di Kate e mio. La particolarità di condividere questa gioia singolare con la mia migliore amica già mi lascia soddisfatta. Questa volta mi posso davvero godere la mia gravidanza, condividendola sia con lei che con Christian. “Kate e Elliot aspettano un bambino”.

Lo sento scuotersi dietro di me, i suoi muscoli rivelano la felicità che prova per il fratello e per la cognata. “Davvero? Questa è la notizia migliore che ho avuto in tutto il giorno. Kate ti ha telefonato?”

“Sì!” Lo sento ridacchiare avvertendo la gioia nel mio tono di voce. “Condivideremo la gravidanza!”

Si strofina sul mio collo. “Purché tu non mi escluda, baby. Voglio godermi APPIENO l’esperienza: la felicità, i problemi, gli ormoni. Voglio provare tutto. Con te”.

Il mio cuore si stringe alla sua richiesta, per il tono quasi desolato della sua voce e per il fatto che sente il bisogno di esternare la cosa.

Mi giro tra le sue braccia per guardarlo, e mi accorgo dal suo sguardo che è preda dell’ansia. “Christian, che succede? Io non vado da nessuna parte, e questo bambino è il tuo bambino, io vivrò questa esperienza con te – al cento per cento. Non dubitarne mai, ti prego”, lo imploro appoggiandogli la mano sulla guancia e sfiorando la ricrescita della sua barba con il pollice.

Si appoggia alla mia mano e chiude gli occhi. Per un attimo, assapora appieno la nostra semplice connessione, senza dire nulla. Quando riapre quei suoi espressivi occhi grigi, posso vedere che le mie parole hanno calmato la tempesta di dubbi che poco fa infuriava dentro di lui. “Grazie, Anastasia, per essere quella che sei, per il bambino, per Chris, per accettarmi. Ti amo. Più di quanto io possa mai riuscire a dirti. Dimmi che sai quanto sei importante per me”.

Non esito, non annaspo alla ricerca di parole eloquenti. Gli offro con semplicità quella rassicurazione di cui ha chiaramente bisogno.   “Tanto quanto tu sei importante per me, Christian. Tanto quanto tu sei mio”.  Appoggio con delicatezza le mie labbra alle sue dandogli un bacio devoto che la dice lunga sul mio amore, e colgo con le labbra il suo sussulto quando avverte nelle mie l’eco delle sue parole.

Gli ci vuole solo un attimo per cogliere in me e nelle mie parole quello che gli serviva a placare ogni dubbio. La sua mano scivola alla mia nuca e le sue labbra si chiudono sulle mie, con fermezza. La sua lingua di velluto mi penetra in bocca con colpi lenti e languidi, mi riscalda, tradisce tutta la passione dei suoi sentimenti e mi precipita a caduta libera nel desiderio. Mi sdraio all’indietro, abbandonandomi senza sforzo a lui – per il bene di entrambi. Mi piace offrirgli il conforto di cui ha bisogno.

Oltre al lavoro, di cui mi occupo restando a casa nostra, e ai miei due uomini, i miei giorni trascorrono lenti e monotoni, in un modo che riesco a tollerare solo perché un’alternativa è impensabile. So bene e comprendo l’importanza della nostra sicurezza e, per la maggior parte del tempo, il mio cuore concorda con le disposizioni date da Christian. Ma anche se accetto tutte le necessarie precauzioni, mi annoio mortalmente. Ho bisogno di superare la merda in cui sono immersa per poter iniziare la nostra nuova vita, quella che intravvedo all’orizzonte, appena dietro l’angolo.

Accidenti a José, penso per la miliardesima volta, ogni volta ricordandomi malauguratamente di quanto sono responsabile della situazione attuale. Se solo potessi parlargli, provare a farlo ragionare. Se solo ci fosse un modo per scoprire cosa diavolo sta facendo, ma secondo Taylor nessuno ha sue notizie, nemmeno suo padre.

Il nocciolo del problema è che noi non sappiamo nemmeno se ha veramente in programma qualche mossa contro di noi. Naturalmente Christian ne è certo, ma il mio uomo prepotente non tralascia nulla sulla sicurezza quando si tratta di noi, e inoltre non si è mai fidato di José. Credo che Taylor la pensi più o meno come Christian, sulla questione. Il che mi costringe a fidarmi del loro giudizio.

Il mio computer mi avverte con un ping che è arrivata una nuova e-mail, distraendomi da questi pensieri. Forse è qualcosa che mi distrarrà per più di cinque secondi,  rifletto tra me e me, pur se non ho molte speranze al riguardo.

 

Da: Kate Grey

Oggetto: Aiuto!

Data: 13 dicembre 2016 11:56

A: Anastasia Grey 

Ciao, Ana,

Oggi ho avuto  una giornata terribile. Ci vediamo per un caffè? Ho disperatamente voglia di fare una bella chiacchierata. Porta Chris con te, se vuoi. Sarò al bar Tully,  sull’Union Street, tra un’ora.

Kate Grey

Oh, no! Subito penso ai bambini. Kate sarebbe distrutta se qualcosa andasse storto. Assorta nei miei pensieri, guardo lo schermo ed elaboro un progetto – un piano che Christian approverebbe, prenderò ogni cautela possibile e considererò ogni opzione, ma devo incontrarla, devo essere lì per lei.

Non posso parlarne con mio marito, che è dovuto andare in ufficio per un incontro che non poteva rimandare con un gruppo di potenziali clienti stranieri, ma ho la mia squadra di sicurezza qui in casa e ho tutta l’intenzione di usarla appieno. Sentendomi in una botte di ferro, scrivo una breve mail di risposta a Kate.

 

Da: Anastasia Grey

Oggetto: Aiuto!

Data: 13 dicembre 2016 00:15

A: Kate Grey  

Aspettami, cara amica. Sono già per strada.

Anastasia Grey

Grey Publishing

 

Da qualche parte nella mia testa mi dico che è strano che lei non venga a raggiungermi qui, nel nostro appartamento, se tutto sommato può venire così vicino, ma poi mi dico che potrebbe avere bisogno di un ambiente diverso. Sono dannatamente decisa a darle una mano. Spingo indietro la mia sedia e raccolgo le mie cose prima di andare a cercare Cindy, per informare delle mie intenzioni lei e il resto della squadra.

Busso alla porta per richiamare la sua attenzione, mentre lei sta dando un’occhiata ai monitor nell’ufficio di Taylor. “Cindy, dove è Collins? Ho bisogno di una cosa da voi due”. Anche se ho fretta so ormai che non posso scendere a compromessi sui protocolli di protezione in atto. Sarebbe un modo sicuro per ottenere il loro diniego.

Lei mi dà una rapida occhiata, per valutare compiutamente la serietà della  mia richiesta e la mia impazienza, dal momento che batto velocemente i piedi a terra. Annuendo compone il numero di Collins, che risponde al primo squillo. Velocità ed efficienza sono proprio le cose che mi servono in questo momento, e un minuto più tardi Collins si unisce a noi nell’ufficio di Taylor.

Senza preamboli inizio il mio discorso improvvisato. “Kate mi ha appena chiesto di raggiungerla al caffè Tully, sull’Union Street. Lei sta attraversando un momento difficile e io voglio aiutarla”. Rivolgo a entrambi uno sguardo aggressivo, sfidandoli ad ostacolare la mia cara amica e il desiderio che ho di aiutarla.

Collins apre la bocca per parlare, ma io lo blocco con la mano. “Ascoltami, okay? Sono disposta a fare tutto ciò che è necessario e a seguire le regole, e so che il preavviso è poco, ma è già successo altre volte e non ci sono stati contrattempi”, gli ricordo,  reggendo il suo sguardo severo. Mi accorgo che è dubbioso, così insisto. “Christian ha autorizzato le uscite a condizione che seguiamo le disposizioni di sicurezza, alla lettera”, per sottolineare il mio punto di vista batto col lato di una mano sul palmo dell’altra, “e come potete vedere questo è quello che sto facendo”.

Collins guarda Cindy, come per comunicarle silenziosamente qualcosa di cui io non sono al corrente, ma dopo un piccolo cenno concorda con me. “Se possiamo avere l’autorizzazione di Taylor possiamo uscire nel giro di quindici minuti, Mrs Grey, ma le concedo in tutto una mezz’ora. Questo è tutto”.

“Va bene. E’ tutto quello di cui ho bisogno”. So che Kate capirà. Lei sa come stanno le cose, dopo ci potrà seguire qui se vuole rimanere più a lungo con me, e porterò pure Chris, anche se so che lui si annoierà e si agiterà ben presto, in una caffetteria per adulti.

Fedele alla sua parola e competente come al solito, Collins ci carica sul SUV, che è  pronto in dodici minuti netti. Ora, nel breve tragitto verso Union Street, tutto quello che devo fare è pregare che la crisi di Kate non sia devastante.

La voce cinguettante di Chris interrompe i miei pensieri. “Mamma, ho bisogno del vasino”.

Naturalmente nella fretta di uscire di casa ho trascurato la nostra abituale routine prima di ogni uscita, che include sempre un passaggio in bagno. Scrollo via i pensieri in cui ero immersa e mi giro verso di lui. “Va bene, amico, andremo in bagno non appena arriviamo, va bene? Saremo lì in due minuti. Riesci a tenerla fino ad allora?”

“Uh-huh. Cpero di cì. Quanto sono lunghi due minuti? Uno … due …” scherza, alzando due ditini.

Gli sorrido. E’ talmente delizioso. “Conta i secondi con me,” dico scherzosamente, cercando di distrarlo.

Stiamo ancora contando quando ci fermiamo di fronte a Tully, super fortunati a trovare un parcheggio così vicino all’ingresso. Collins balza giù dall’auto per ispezionare il piccolo locale prima di dare a Cindy l’ok per farci entrare. Io lo guardo attraverso il vetro, e mi accorgo che va ad occupare un tavolo in angolo, quello più sicuro, per quanto mi pare, circondato da muri su entrambi i lati. Ovviamente Kate non è ancora arrivata, ma non importa perché il mio bambino ora ha un bisogno disperato di andare in bagno.

Cindy dà a Collins un segnale prima di dirigersi lungo il corridoio che porta alle toilette, con noi al traino. Anche in questo caso aspettiamo che lei ispezioni il bagno delle signore prima che ci lasci entrare. Chris corre nel primo box mentre io aspetto con lei, appoggiate col fondoschiena contro la parete dei lavandini.

“Lei è molto legata a Kate”, sottolinea Cindy, e io resto sorpresa dal fatto che inizi a parlare di argomenti così personali.

“Sì, è così”, rispondo sorridendo. “Io non faccio amicizia facilmente, ma è stato facile con lei. Le donne possono essere così intriganti, lo sai, vero? ”

Il suo sbuffo mi dice che sa esattamente cosa intendo dire. “Pensi a una ragazza dall’aspetto mascolino”, mi dice, poi guarda la porta chiusa, momentaneamente persa in pensieri che non sembrano piacevoli se l’espressione sul suo viso significa qualcosa.

Mi sento spegnermi mentre immagino tutti gli insulti infantili che possono implicare le sue parole, e mi sento vicina a lei.

“Impacciata, o pedante,” le dico con voce strascicata, provando comprensione per lei. “I bambini possono essere spietatamente crudeli, davvero privi di tatto. Non sarebbe bello se dimenticassimo quelle esperienze del passato?” Cogliendo il suo sguardo le rivolgo un sorriso ironico, che dice che so che è più facile a dirsi che a farsi.

Proprio in quel momento un Chris sollevato esce fuori dal box  e si fa strada per lavarsi le mani.

“Mamma, posso avere un babyccino?”

“Certo, tesoro.”

“Con la cioccolata sopra?” I suoi occhi scintillanti sono sfacciati, cerca sempre di spingersi oltre i suoi confini.

Ridacchiando gli faccio il solletico sotto le ascelle. “Perché no?”

Vedo che aggrotta la fronte: “Perché dici sempre che la cioccolata fa male?”

Cindy ed io non possiamo fare a meno di ridacchiare alla sua domanda. Scuoto la testa, sorridendo e godendomi il modo in cui il mio bambino vede il mondo. Questo è uno dei tanti motivi per cui Kate sarà così felice con i suoi figli: la fantastica logica dei bambini è davvero adorabile.

Con le labbra ancora incurvate in un sorriso Cindy mi guarda: “Andiamo?”

“Sì”. Con un gesto le faccio segno di precederci, oramai conosco bene il nostro protocollo.

Si muove davanti a noi nel suo modo ultra-efficiente, con le spalle impettite e con un atteggiamento rassicurante e intimidatorio. E’ difficile pensare che un momento fa stava ridendo insieme a noi.

La guardo spingere verso il basso la maniglia d’acciaio della porta, i suoi muscoli si muovono con abile fluidità poi improvvisamente si bloccano, il suo corpo sobbalza così potentemente che le membra sembrano improvvisamente rigide, quasi robotiche. Sento uno strano ronzio crepitante e un suono gutturale che proviene da lei, come se non potesse aprire la bocca. Tutto il suo corpo trema violentemente prima di cadere a terra come un sacco di patate.

Non ho tempo per pensare, le misure di sicurezza che mi sembravano così naturali un secondo fa svaniscono all’improvviso per la stranezza assoluta di ciò che è appena accaduto. Riesco a spingere Chris al sicuro dietro di me poi mi inginocchio accanto a Cindy. Sullo sfondo percepisco le ansiose domande di mio figlio che mi chiede cosa è successo a Cindy, ma io sono troppo sconvolta per rispondergli.

Gli occhi di Cindy sono rivolti all’indietro, come se stesse avendo un qualche tipo di attacco, e il suo corpo si contrae con spasmi continui. Lei cerca di dire qualcosa, la saliva agli angoli della bocca forma dei fili argentei nello sforzo di produrre un suono. “Bhaak,” dice in maniera incomprensibile, digrignando i denti.

Ma che …? Epilessia? mi domando per un attimo mentre cerco di pensare a cosa fare, ma il pensiero muore immediatamente perché la porta si apre e compare un paio di stivali neri da guerra. Sollevata perché immagino di poter ricevere aiuto alzo lo sguardo per spiegare cosa è successo, ma mi blocco di colpo.

Il panico spara una nuova scarica di adrenalina nei miei muscoli, eliminando del tutto il mio stordimento. Inciampo all’indietro attraverso quella che mi sembra una coltre di melassa, cercando alla cieca Chris dietro di me per assicurarmi che il mio corpo lo stia proteggendo.

Oh cazzo, oh merda!

“José.” Il suo nome mi esce dalle labbra improvvisamente secche come una preghiera implorante, quella parola contiene in sé una miriade di suppliche per la nostra salvezza.

“Non aver paura. Io non ti farò del male”, mi dice con calma, quasi gentile. “Ma dobbiamo andare. Non abbiamo molto tempo”.

Io deglutisco, cercando di raccogliere i miei pensieri che non sono mai stati più confusi. Mi chiedo come possa dire così, quando la contraddizione delle sue parole è così evidente. Guardo impotente Cindy che cerca di alzarsi, ma José le preme contro la gamba un bastoncino nero.

Sento di nuovo quello strano ronzio ma non riesco a capire da dove provenga. Quando il corpo di Cindy, di rimando,  è percorso da brividi mi rendo conto che lui la sta bloccando con un laser, come aveva fatto prima attraverso la maniglia della porta e ora per assicurarsi che lei rimanga a terra.   Il mio piccolo respira affannosamente e appoggia la testa dietro il mio collo, piangendo e nascondendosi. E’ abbastanza sensibile da capire che sono angosciata,  da rendersi conto che sta succedendo qualcosa di molto serio. Lo tengo stretto a me avvolgendogli il mio braccio intorno alla parte posteriore delle gambe e offrendogli in silenzio la mia rassicurazione, agendo d’istinto.

Ricordo che Ray mi ha detto che l’onda d’urto di uno strumento del genere, anche se estremamente dolorosa, è per lo più sicura, ma non mi è mai venuto in mente di chiedere se potrebbe danneggiare un feto. Capisco di dover collaborare totalmente con José, anche se è l’ultima cosa che vorrei fare.

Lui tende la mano per aiutarmi e non ho altra scelta che prenderla, mio figlio e la sopravvivenza del bambino che porto in seno sono assolutamente fondamentali, sono l’unica cosa che conta, ora. Esitante guardo quel volto che una volta mi era così familiare, ma ora è del tutto estraneo. Per la prima volta noto che la sua bocca ha una smorfia crudele  e che i suoi occhi, una volta luminosi, ora sembrano del tutto privi di espressione.

“Posso portarlo io”, si offre, guizzando con lo sguardo verso Chris. Ancora una volta il suo tono gentile mi coglie di sorpresa. E’ così in contrasto con il suo atteggiamento aggressivo e con quello che ha appena fatto a Cindy. Quando si sporge per prendere Chris vedo il calcio di una pistola infilata nei pantaloni.

“Uhm. Perbacco! Penso tra me e me, Collins è a pochi metri di distanza. “No … grazie, ci penso io”. La mia voce è rauca ma chiara, cerco di tenere a freno il terrore. Invece, mi concentro su come perdere tempo. Lentamente, afferro Chris sotto le braccia e lo sollevo appoggiandomelo al fianco. Non so per quanto riuscirò a portarlo, ma preferirei morire piuttosto che affidarlo a José.

“Dobbiamo andare veloci. E tenere un atteggiamento normale, okay?”, mi dice con fare cospiratorio, afferrandomi con una mano il braccio.

Che cosa? Non capisco. Si sta comportando come se io dovessi essere sollevata per il fatto che lui è qui, come se mi stesse in qualche modo aiutando, ma non ho il tempo di soffermarmi a pensarci perché mi trascina nel corridoio, nella direzione opposta al luogo in cui si trova la mia più grande chance di salvezza – in questo momento ignara di quello che sta succedendo.

“Dammi il telefono” sbraita quando arriviamo a metà strada, proprio mentre usciamo dalla porta sul retro, in un vicolo deserto. Ancora una volta armeggio cercando di guadagnare tempo, ma col solo risultato di infastidirlo. Mi strappa violentemente la borsa dalla spalla poi ci rovista dentro, alla ricerca del mio cellulare. Quando lo schiaccia a terra, sotto il suo stivale, capisco che un’altra possibile via di fuga è appena svanita.

Cerco di tenere a freno una nuova ondata di isteria quando ci fa entrare dalla porta scorrevole di un minivan privo di scritte, la cui parte posteriore è completamente senza finestre. Non riesco ad elaborare il fatto che c’è un seggiolino per Chris, il che dimostra che l’azione è stata ovviamente molto ben pensata e pianificata. L’auto si mette in moto prima ancora che io abbia assicurato Chris al seggiolino. Tutto quello che posso fare è vezzeggiare il mio piccolo, disorientato, fingendo di essere serena, mentre i suoi grandi occhi azzurri riflettono la paura che anch’io provo.

José è un uomo in missione, guida sapendo perfettamente dove è diretto, si muove agilmente in mezzo al traffico ma rispettando il limite di velocità, attento a non attirare l’attenzione. Il percorso che fa non mi dice alcunché, e da dove sono seduta non riesco a capire più di tanto. Manco da Seattle da tanto tempo che non riesco a identificare nulla, se non i famosi punti di riferimento.

Dove ci sta portando? Perché? Che cosa vuole, e perché si comporta quasi come se fossimo una famiglia? Tutte queste domande mi pesano sulla punta della lingua e mi turbano.  Il mio cuore va a mille e la nausea – lo so – stavolta non è dovuta al cambiamento ormonale.

Non posso nemmeno immaginare cosa farà Christian quando scoprirà che siamo spariti. Almeno Cindy non è stata colpita gravemente e, anche se era incapace di muoversi, sarà una fonte preziosa di informazioni una volta che la caccia sarà aperta. E tutto finirà. José non ha idea di cosa sta scatenando, posso solo pregare che lo vedremo rendere i conti alla giustizia e che il mio prezioso marito, preso dalla rabbia, non faccia qualcosa di irreparabilmente irrazionale.

Finalmente ritrovo la mia voce, anche se tremante. “José, tu sai che Christian scatenerà il mondo per trovarci. Farà di tutto e non lascerà nulla di intentato per riavere la sua famiglia”.

“Sì, baby, lo so” mi dice in tono piatto. “Questo è proprio quello su cui conto”.

 

 

6 thoughts on “Capitolo 66

  1. loredana1967 says:

    Grazie Paola,e per Monique capitolo mozzafiato nn vedo l’ora di leggere il seguito! Nn ho mai amato molto Jose però adesso lo odio proprio😜😜

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  2. Marina says:

    CAspita!!

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  3. loredana1967 says:

    Ciao Paola, scusa ma quando potremo leggere il capitolo successivo? Sono veramente impaziente di sapere cosa farà C! Grazie e buona giornata

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  4. paoladonati says:

    Carissime, sono appena tornata da un (purtroppo breve) periodo di vacanza e … mi metto subito al lavoro!
    Ciao a tutte

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