Capitolo 68

Se ci fosse un po’ di verità in quanto ha detto José, se fossi certa che aveva le idee chiare e che parlava razionalmente, forse potrei approfondire il discorso con lui. Ma lui è convinto di avere agito correttamente, ritiene giustificate le sue azioni, crede di avermi salvata da una minaccia inesistente. Come si fa a convincere un pazzo che è pazzo, che la sua percezione della realtà è assolutamente deformata e che il suo comportamento è del tutto irrazionale? Devo fingere di assecondarlo, aspettando il momento opportuno, o dovrei piuttosto provare a fargli capire la follia di tutto questo?
Ho bisogno di più tempo e di più informazioni, in modo da poter capire cosa è meglio fare. Semplicemente c’è troppo in gioco per rischiare una mossa sbagliata. Se lui era convinto del fatto che su di me incombesse una minaccia, tanto convinto da spingersi ad attentare alla vita di Christian e ad affrontare tutti i problemi che ha affrontato per cercare di “salvare” prima Leila e adesso me, come faccio a mettere in piedi un piano di fuga, dal momento che la sua reazione è potenzialmente del tutto imprevedibile?
Mi si accavallano furiosamente in testa le più svariate ipotesi di strategie da mettere in campo – alcune intelligenti, alcune audaci e altre semplicemente stupide – e le relative possibili conseguenze, ma inevitabilmente le scarto tutte per la sicurezza sia del bambino che ho qui, in braccio, sia del piccolo che porto nella mia pancia. E chissà mai per quanto tempo rimarremo ormeggiati qui? Le scarse possibilità che ho di fuggire saranno ancora inferiori una volta che ci metteremo a navigare sul gelido Sound. Ma se aspetto, nell’attesa di qualche aiuto esterno, poi la resa dei conti potrebbe essere brutalmente sanguinosa, soprattutto se questo aiuto si presentasse sotto forma di mio marito. Christian può essere un combattente ben addestrato e sarà anche furioso, ma neppure le sue capacità eccezionali possono avere scampo davanti al calibro 9 che è ancora nascosto nei pantaloni di José.

 

Fanculo! Fanculo! Fanculo! Pensa, Ana!
Traggo un respiro affannato sperando di liberarmi dal panico crescente che sta minacciando di soffocarmi. “Allora, perché proprio adesso? Perché aspettare tutto questo tempo?” Formulo questa domanda pur conoscendo già la risposta, ma voglio che lui riprenda a parlare. Oltre a servirmi ad ottenere nuove informazioni, questo è per me un altro modo di prendere tempo, anche se devo ancora capire come usare questo tempo a mio vantaggio.
Ancora una volta lui mi guarda, inclinando la testa da un lato mentre decide cosa può raccontarmi. “Come ti ho detto, per un po’ ho pensato che fossi al sicuro. Finché sei rimasta lontana da lui, non poteva farti del male. E avevo Leila”, aggiunge, guardandomi pensieroso. Lui non sembra rendersi conto che il suo rapporto con lei era costruito su una menzogna, che proprio lui è colpevole di “usare” le persone che afferma di amare.
La sua espressione diventa triste e pare calmarsi. “Ma ho dovuto smettere di vederla. Non voleva migliorare”. Lui scuote la testa, evidentemente immerso nel ricordo.
“Quando l’ho messa di fronte al contratto e alle fotografie disgustose che Grey le aveva scattato mentre la torturava, lei mi ha detto che era d’accordo, che era lei a volere che lui la trattasse così. Riesci a crederci?” Lui aggrotta la fronte, incredulo, mentre la sua voce si fa dura. Fa un gesto implorante con le sue mani, mi spinge a essere d’accordo con lui ma è troppo preso dalla sua filippica per aspettare la mia risposta. “Ero furioso. Tutto quello che riuscivo a pensare era come diavolo avesse fatto a ridurla in quelle condizioni e mi domandavo se avesse agito allo stesso modo con te. La ho fatta sedere, le ho spiegato che pensavo fosse incasinata. E sai cosa mi ha detto? Mi ha detto che ero io quello incasinato perché non la accettavo come era in realtà”. Indicando se stesso, si punta un dito al petto, ancora fremente per quella accusa.
La mia speranza si sbriciola come le rovine di un antico castello perché capisco di non poter ragionare con lui. Lui non ha assolutamente alcuna idea circa la natura di un rapporto BDSM, non si rende conto che per una vera sottomessa la punizione è ciò che lei desidera, è una cosa di cui ha bisogno, e non si rende conto che Christian si è comportato rispettando le prescrizioni sicure, sane e consensuali del mondo fetish. José è troppo accecato dai maltrattamenti, dalla punizione che a lui sembra una tortura, dalle fruste, dalle catene e dalle croci di Sant’Andrea per capire come stanno realmente le cose. Sono sempre più convinta che seguire la sua follia sia l’unica opzione che mi è rimasta, se voglio avere qualche speranza di allontanarmi da lui.
Improvvisamente il suo sguardo si acuisce e compare nei suoi occhi un lampo di dura rabbia, che mi distrae dai miei pensieri sconfortanti. “E poi ho visto quel cazzo di articolo sul Miami Herald, che parlava della vostra riunione. Che diavolo stavi pensando, Ana? Eri libera da lui, sai? Perché mai volevi tornare indietro? Come ha fatto a incastrarti di nuovo nella sua oscena trappola?”
Oh, mi ricordo di quello stupido articolo, di quel viscido paparazzo che ci aveva scattato un’istantanea all’improvviso al Conrad, quando avevo incontrato Christian per la prima colazione. E ora l’ironia amara della cosa mi colpisce: José è stato spinto ad agire da una notizia che in quella fase era completamente infondata.
Costernata, guardo il mio rapitore percependo la sua ira. Posso solo scuotere la testa. Come faccio a spiegargli che l’ascendente che mio marito ha su di me è l’amore – un amore puro e indelebile, un amore condiviso, reciproco e superiore ad ogni altra cosa? Mi sento quasi soffocare dalle parole che mi salgono dal cuore, dal mio bisogno prepotente di difendere mio marito, parole e bisogno che mi costringo a fatica a reprimere.
I suoi occhi si fanno dolci, si stemperano in una tonalità che una volta conoscevo bene, lui sta scambiando la mia tristezza per vergogna. “Va tutto bene, tesoro. Sei al sicuro adesso”. Fa un passo più vicino, sfiorandomi il viso con le nocche delle dita. E’ tutto così surreale e così inquietante che non posso trattenere i brividi che mi scorrono minacciosi lungo la schiena.
“Ho cercato di fartelo capire”, mi dice con dolcezza. “Sapevo che non mi avresti ascoltato, che il potere che aveva su di te era troppo forte, ma ci ho provato. Ho pubblicato quel contratto nauseante su un blog sperando che la notizia del grande Christian Grey che si dilettava nello stile di vita BDSM sarebbe stata raccolta dalle principali agenzie di stampa e ti avrebbe colpita”. La sua bocca si piega all’ingiù quando cita il nome di Christian, agitando le mani per aria a dimostrare che, secondo lui, mio marito è tutt’altro che grande. “Ho anche dato a un giornalista mio amico la fotografia di lui che picchiava Leila. Ma nonostante questo tu sei rimasta con lui”.
Vorrei urlare vedendo la sua espressione, vedo con pena che è lui quello fottutamente deluso. “E così, quando io non ho raccolto il tuo messaggio tu hai deciso di ucciderlo”.
Se pure avverte nella mia voce una nota di dolore, la ignora. “Sì. Puoi sicuramente capire che dovevo fare qualcosa di drastico. Christian era troppo abile a tenere nascoste queste indiscrezioni, così ho iniziato a tenere te sotto controllo”, mi dice con calma, come se tenerci sotto controllo fosse la cosa più normale del mondo. “Diavolo, io ero quasi felice quando hai iniziato ad incontrare quel medico, ma il tuo geloso marito ha ben presto posto fine alla cosa, non è vero?”
Il suo ghigno freddo mi gela lo stomaco. Se ha seguito tutti i nostri movimenti, allora l’improvviso viaggio a Las Vegas è stato una bandiera rossa che lo ha messo in allerta e che lui ha indubbiamente seguito. Taylor era convinto che la persona che mi aveva mandato quei fiori secchi doveva aver corrotto uno del personale del Bellagio per avere quelle informazioni su di noi. Deve essere stato così che José ha scoperto il nostro matrimonio.
Ora che ho tutti i pezzi del puzzle mi colpisce – di nuovo – proprio il fatto che abbia così ben pianificato questa operazione. La cosa dimostra che lui non scherza, impegnato come è a “salvarmi”, ma c’è un’altra cosa che non mi torna del tutto. Se tutto quello che ha fatto lo ha fatto perché spinto da un folle sentimento d’amore per me, perché mandarmi quel bouquet dell’orrore?
Finché sembra essere così disposto a continuare a parlare, posso forse riuscire a farmi raccontare altri particolari. La mia voce suona tesa, rauca per lo shock delle sue rivelazioni. “Perché mi hai mandato quei fiori?”
La sua espressione tradisce un po’ di incertezza,poi si passa le mani sul volto. Con un lungo sospiro comincia: “E’ più difficile da spiegare. Ero così fottutamente arrabbiato con me stesso per avere mancato il colpo, ma avevo già preparato il biglietto e ordinato le rose in anticipo. Ho preso in esame la possibilità di annullare l’ordine, ma credo di averti voluta far tremare, per dimostrarti che vivere con quel bastardo sarebbe stato sempre pieno di merda pazzesca. Un uomo di alto profilo come lui sarebbe stato sempre un obiettivo, e – per associazione – lo saresti stata tu, preciosura. Volevo farti capire che avevi bisogno di più, che avevi bisogno di me, di quella stabile e serena vita normale che io ti potevo dare. Avevo sperato che, nel momento del bisogno, tu avresti cercato una persona che ti era familiare, che avresti cercato me”.
Santo cielo! Stabile? Normale? E’ certamente disturbato psichicamente, tanto più che non si rende conto di essere molto peggiore di Christian, anche con tutte le sue cinquanta sfumature. Mi vengono i brividi a pensare a cosa sta succedendo in quella sua disturbata testa matta.
So che José non è stupido. E’ stato abbastanza intelligente da eludere tutti gli sforzi di Taylor per trovarlo. Ci ha rintracciato a nostra insaputa, almeno per un po’, è arrivato tanto vicino a noi da tentare di uccidere mio marito ed è riuscito a rapirci nonostante la continua vigilanza delle nostre guardie del corpo. Il vedere il quadro completo della situazione, il capire cosa è stato capace di ideato, quali intrighi ha messo in campo e come si è follemente servito della sua intelligenza squilibrata sono cose che a dir poco mi agghiacciano.
Improvvisamente sono di nuovo furente. Sì, lo ho respinto e poi lo ho usato, ma niente di tutto questo giustifica la sua eccessiva ritorsione, e non me ne frega un cazzo se anche pensa che il suo comportamento sia giustificato. Mi sta facendo ribollire il sangue di rabbia omicida il fatto che sia quasi arrivato a uccidere Christian, che ci abbia rapiti, che abbia messo in pericolo e minacciato mio figlio.
“E pensi che sia giusto avermi rapita? Che tenere mio figlio lontano dal padre e me lontana da mio marito ci possa offrire una vita normale? Come puoi pensare che quello che stai facendo sia diverso da quello di cui stai accusando lui? Tu ci hai presi prigionieri! Come puoi aspettarti che questo non ci faccia del male?”
Il mio tono lo fa scattare sull’attenti. La dolcezza è sparita all’improvviso, sostituita da un’ondata fugace di incredulità prima che si metta a gridare: “No! Non vedi? Ti sto salvando. Una volta che la presa che ha su di te svanirà e ti renderai conto che sei finalmente libera dal suo potere ossessionante, te ne accorgerai. Sarà tutto più chiaro. Ti amo!” Poi prosegue con voce quasi implorante: “Saremo felici insieme e io sarò tutto ciò di cui hai bisogno”. C’è una nota supplichevole nelle sue parole, ma non vedo l’amore che sostiene di provare per me. Se gli occhi sono le finestre dell’anima, lui deve aver perso l’anima. Tutto quello che vedo in quei suoi grandi occhi color nocciola sono dei profondi buchi, vuoti di ragione ma pieni di desiderio di vendetta.
Provo ancora a suscitare in lui un po’ di ragionevolezza, questa volta facendo leva sullo shock. “Tu. Hai.Minacciato.Mio.Figlio!” urlo a denti stretti, affrontando quegli occhi minacciosi. Con Chris ancora stretto a me sono pienamente consapevole della sua vulnerabilità. Senza pensarci, mi metto il braccio libero intorno alla vita, nel tentativo di proteggere il mio bambino da questo dramma assurdo. *William Congreve [n.d.r.: autore di The Mourning Bride (La Sposa in Lutto)], aveva sbagliato: l’inferno non ha furie paragonabili a una madre che protegge i suoi figli.
“Ana” grida, seccato. “Stai sbagliando. In che altro modo potrei convincerti a scappare da lui?” Trae un profondo respiro poi modera il tono, cercando di apparire più ragionevole. “Aspetteremo qui fino a quando arriveranno i nostri passaporti, ma quando fuggiremo in un luogo in cui Christian Grey non ci troverà mai, tu mi sarai grata!” Il suo sguardo si rivolge minaccioso al mio braccio appoggiato contro la mia pancia. “E forse vorrai sbarazzarti di quello”. Sporgendo il mento indica il mio addome. “Uno dei suoi marmocchi è più che sufficiente. Non vorrai riprodurre quella razza bacata”.
Mille pensieri mi colpiscono violentemente. Sento un forte picco di panico mentre mi rendo conto che lui sa della mia gravidanza. E’ accecato da un bieco odio e da una rabbia al calor bianco. Il viso mi si infiamma per l’acuta e ardente indignazione, ma sento le membra appesantirsi e gelarsi mentre mi pare che mi si blocchi la circolazione. Avverto una stretta al petto, che mi blocca il respiro.
Maledetto! Vorrei urlare. Vorrei balzare su e strangolarlo con le mie mani nude. Vorrei godermi la vista della luce che lascia i suoi occhi mentre io lo privo della vita. “Mai!”, sibilo. Mi servo del mio piccolo addormentato come ancoraggio emotivo, per sforzarmi di mantenere sotto controllo la mia rabbia che ribolle. L’impulso innato di proteggere i miei figli sovrasta anche il mio istinto di autoconservazione. Non mi fermerò davanti a nulla per proteggerli.
Ridicolmente, José è preso alla sprovvista dalla intensità del veleno contenuto nelle mie parole, come se non capisse perché sto reagendo così violentemente. Ancora una volta alza le spalle, per non dare peso alla mia risposta. Quando parla, lo fa con un tono conciliante che però scuote tutti i miei nervi esattamente come il suono delle unghie trascinate su una lavagna. “Capisco che tu pensi che lui ti ama, ma ho intenzione di dimostrarti che non è vero. Prima che tutta questa faccenda sia finita vedrai Christian Grey per quello che è veramente, un mostro che si preoccupa solo del suo denaro e di tenerti in suo potere. Per lui sei solo un burattino senza valore”.
Senza proferire parola lo squadro con occhi di fuoco, augurandogli una orribile morte estenuante. Non potrà mai dimostrare che Christian non ci ama. Sarei pronta a scommettere la vita che mio marito farebbe di tutto per farci tornare, anche dando la propria vita se necessario.
Una nuova ondata di trepidazione mi attraversa. Cazzo! È questo che José ha in mente? Uno scambio? La vita di Christian per le nostre? Oh, per favore! No!
Pietrificata, lo guardo cercare qualcosa nella tasca anteriore dei jeans, da cui tira fuori un telefono cellulare. I suoi occhi, scuri e calcolatori, non abbandonano mai i miei mentre compone un numero. “Christian Grey, per favore. Gli dica che sono José Rodriguez”.

POV di Christian
Christian Grey è preso dalla desolazione. Per un momento non vede nulla se non il profondo abisso oscuro in cui ha trascorso gran parte della sua vita. Il suono lontano della voce di Taylor è come immobile in sottofondo, un ronzio tranquillo fino a quando il suo corpo è attraversato da una scarica mostruosa di adrenalina che gli permette di mettere a fuoco con cattiveria tagliente l’orrore della scomparsa della sua famiglia. Finalmente riesce ad emettere un soffio, un rantolo mentre l’ossigeno riempie e brucia i suoi polmoni vuoti. Come cazzo ha potuto permettere che questo accadesse? Per favore, Dio, implora con una supplica. Aiutami a trovarli. Ti prego, tieni al sicuro la mia famiglia.
Sarebbe così facile cedere alla rabbia, accogliere il buio e abbandonarsi alla violenza del furore che sta esplodendo dentro di lui, dimenticando del tutto la logica. Già la sua mano si sta stringendo attorno alla cornetta del telefono con una forza tale da scheggiare la plastica. Nelle sue vene ribolle la collera, la pressione che cresce sta per esplodere in una nebbia di furia irrazionale. Ma da qualche parte, in mezzo a tutta questa follia, l’amore che prova per la sua famiglia gli permette di resistere – anche se la speranza è appesa a un filo.
Con uno sforzo erculeo si attacca a quel prezioso legame, quel legame e la necessità di tenere la moglie e il figlio al sicuro sono quello che gli serve adesso per trattenere la furia che monta. Ma giura in silenzio che, prima che questo giorno nero finisca, José Rodriguez sarà un uomo morto.
Riprendendo il controllo di sé, si dedica con la sua mente analitica a quella che sa essere la lotta da cui dipende la sua vita e focalizza la sua attenzione sulla sua famiglia che è stata rapita. Si concentra con attenzione su ciò che deve e può fare per proteggerli e andare in loro soccorso.
Rapidamente e metodicamente ripercorre le terribili informazioni che il capo della sicurezza gli ha appena fornito. Anastasia e Chris sono stati rapiti circa sette minuti fa. Sette minuti, e contandoli torna tristemente in sé: cerca di non soffermarsi su ciò che José può aver pianificato di fare ai suoi cari e reprime la forte dose di terribile odio che gli brucia dentro.
Per fortuna il suo team di sicurezza è al completo, è intatto. Jason ha già recuperato Cindy, anche se sconvolta, e insieme a Collins e Carl stanno percorrendo le strade di Seattle in cerca di possibili testimoni e dei magazzinieri, per seguire ogni traccia disponibile.
“Dove sei adesso?” chiede rudemente a Taylor, con una voce tagliente come una lama. Mentre parla al suo capo della sicurezza compone dal suo Blackberry il numero di cellulare di Ana. Le sue mani tremano. Taylor gli ha detto che hanno trovato il telefono di Ana distrutto, in un vicolo dietro il bar di Tulley, ma lui non vuole lasciare nulla di intentato. Il suo stomaco si contorce quando sente scattare il messaggio della segreteria telefonica; la voce dolce di Ana gli richiama con durezza alla mente quanto lui ama sia lei sia suo figlio.
”Sto andando al Dipartimento di Polizia di Seattle, signore. Dobbiamo avere accesso ai filmati delle telecamere di sicurezza del circondario. Non c’è tempo da perdere e non vogliamo assolutamente sprecare minuti preziosi per dilungarci a spiegare i motivi per cui ci serve farlo. Se le è possibile contatti il Capo della Polizia, così che possiamo essere sicuri che il Dipartimento di Polizia collabori con noi”.
”Fanculo il Capo della Polizia. Chiamo il Sindaco. Ci vediamo lì tra dieci minuti”.
Christian non perde tempo a chiamare Andrea dal citofono sulla sua scrivania ma esce dall’ufficio e con pochi passi veloci si porta direttamente al posto di lavoro della segretaria. Nel momento in cui lei si metterà in linea con il Sindaco, lui potrà prendere la chiamata immediatamente, dalla scrivania di Andrea. “Andrea”, urla, facendola sobbalzare. “Chiamami il Sindaco. E’ urgente”.
Lei, stupita, gli getta un rapido sguardo poi fa quello che le è stato detto, senza batter ciglio. Lui la ascolta chiedere di essere messa in collegamento con il capo di Seattle, con quei modi stronzi della burocrazia cui le segretarie sono avvezze. Lei è ben consapevole che il nome del suo capo apre tutte le porte e – cazzo – sa che lui oggi sta per chiedere un aiuto di cui ha veramente bisogno. Il Sindaco in particolare gli deve molto, e lui non gli ha mai chiesto un favore, prima; non ne ha mai avuto bisogno, a differenza di oggi.
Ha bisogno di muoversi. Il suo corpo vibra di energia repressa, fa fatica a stare fermo. Lui non vorrebbe essere qui ad aspettare di parlare con un maledetto burocrate, vorrebbe picchiare per terra, trovare la sua famiglia e fare ogni genere di male a quel figlio di puttana che li ha rapiti.
Un attimo dopo Andrea gli porge il telefono e Christian arriva dritto al punto. Con il Sindaco in linea, dopo una breve spiegazione esige che tutte le risorse possibili siano messe a disposizione sua e della sua squadra di sicurezza. Il suo tono minaccioso e tutto quel casino di bene che ha fatto per Seattle, anzi – dannazione – per quell’intero paese del cazzo, gli permette di ottenere quello che vuole da colui che sa che Grey lo tiene in mano. Se il lavoro che ha fatto fino a questo momento, per tutta la sua vita, lo ha portato ad avere la pronta collaborazione del Sindaco, allora ne è valsa la pena, riflette crudamente tra sé e sé.
Quando passa nuovamente il telefono a quel mastino che è la sua segretaria vede che ha uno sguardo cinereo. “Mi dispiace signore. E’ una cosa terribile. C’è qualcosa che posso fare?”
“Grazie, Andrea. Mi occupo di tutto io. Cancella ogni impegno dalla mia agenda. Fai venire qui Barney per impostare un programma per rintracciare le telefonate. Dopotutto, se il rapitore cerca un contatto probabilmente lo farà qui. Manda un messaggio urgente per fare in modo che ogni persona in questo edificio sappia che potrebbe arrivare una chiamata e che, se arriva, deve trasferirla immediatamente a te. Tu poi aspetta un attimo prima di passarmi la chiamata, per aiutare Barney a individuare la sua provenienza. Capito? ”
Dopo un cenno solenne si allontana per andare in centro, alla sede del Dipartimento di Polizia, per raggiungere Taylor e unirsi agli sforzi del suo team di sicurezza.
Di solito si gode il boato della sua R8, il modo sicuro e semplice con cui l’auto si muove nel traffico, ma non oggi. Oggi dà gas, facendo pieno uso della eccellente manovrabilità della vettura che si muove attraverso il traffico delle strade di Seattle; le stesse strade dove quello stronzo di José sta portando in giro gli amori della sua vita – le uniche cose cui lui tiene, affidate ad un uomo che lo odia.
Ogni volta che il cambio automatico entra in azione, ad ogni stridio delle gomme, ad ogni slittamento delle ruote deve concentrarsi per continuare a respirare, per calmare i battiti agitati del suo cuore preoccupato e preso dal panico.
”Fanculo!” Urla ad alta voce, sbattendo un pugno sul volante quando la sua paura diventa schiacciante. Ha cercato così dannatamente di tenerli al sicuro. Ha messo in atto tutto per proteggerli. Tranne metterli sotto chiave, che altro avrebbe potuto fare? Ma evidentemente non è bastato e si odia per questo, per essere stato così debole. Non avrebbe mai dovuto cedere alla moglie. Sì, era una situazione maledetta ed era difficile rimanere rinchiusi in un appartamento, ma era un milione di volte meglio che essere in balia di un rapitore, e per di più di un furbo figlio di puttana. Cribbio! E chi può dire se José è ancora sano di mente?
Spontaneamente, pensieri orribili rotolano nella sua mente terrorizzata, ogni pensiero è più macabro del precedente, tutti portano con sé ondate crescenti di terrore. Il rapimento è già sufficiente, ma non riesce proprio a immaginare cosa farebbe se José facesse loro del male. La morte non basterebbe per quel bastardo, e Christian non è sicuro se lui stesso potrebbe sopravvivere vedendo Chris o Ana feriti – o peggio. No! Cazzo, no! Proprio no. Preferirebbe morire piuttosto che permettere che qualcosa o qualcuno faccia loro del male.
Combattendo per controllare le sue emozioni in rivolta ingoia un respiro, accantonando per il momento le immagini contorte che si agitano nella sua testa. Concentrati, Grey! si rimprovera, reindirizzando la sua attenzione alla guida nella congestione del traffico.
Christian si ferma a un incrocio, in impaziente attesa del via libera del semaforo, ma quando questo diventa verde la macchina davanti a lui tarda a ripartire. Lui ringhia la sua frustrazione poi prende a pugni il clacson, facendo partire una strombazzata a raffica. “Grazie cazzo!” mormora, mentre quel maledetto veicolo finalmente si muove dandogli strada. La lentezza del traffico sta uccidendo i suoi nervi.
Un isolato dopo fa stridere le gomme e si ferma di fronte al palazzo del Dipartimento di Polizia di Seattle, parcheggiando la R8 in un posteggio irregolare proprio di fronte all’ingresso. E’ appena uscito dalla macchina che viene raggiunto da un ufficiale, che era ovviamente in attesa di scortarlo.
”Mr Grey, sono il sergente Tony Saunders e sono qui per scortarla. Il Sindaco e il Capo della Polizia sono a sua disposizione. Siamo qui per aiutarla, signore”, dice presentandosi, con la voce ansimante per il correre, senza fermarsi mentre guida Christian attraverso il labirinto di uffici.
Christian si accorge a malapena dei politici cui quell’uomo fa riferimento. Chi se ne frega, quando la vita della sua famiglia è in gioco? Tutto quello che lo preoccupa è di riuscire ad arrivare ai nastri di quelle telecamere e trovare José.
Quando finalmente superano le porte del Centro in cui convergono migliaia di filmati delle telecamere di sicurezza di tutta la città si rivolge direttamente a Jason: “Taylor, che cosa abbiamo appurato finora?”
POV di Taylor
Jason si prende un momento per valutare l’uomo per cui lavora. Lui più di tutti sa quanto rabbioso debba essere Christian in questo momento, e anche se capisce che il suo datore di lavoro vuole far parte del team incaricato di catturare José, se non vorrebbe addirittura essere lui stesso quello che lo catturerà, non ha intenzione di spiattellargli i progressi che hanno fatto.
E c’è la promessa che ha fatto ad Ana non molto tempo fa, che se si fossero presentati dei problemi avrebbe fatto del suo meglio per tenere Christian fuori dai guai. In questo momento, Jason è sicuro al centocinquanta per cento che se Grey posasse gli occhi su Rodriguez gli strapperebbe le membra ad una ad una con un sorriso felice sul volto, senza pensarci un attimo.
Si sente già abbastanza responsabile per il modo in cui si è conclusa, oggi, l’uscita di Chris e di Ana, ma come professionista deve continuare a fare il suo lavoro e non c’è posto per la paura cieca o il panico. Se Grey non fosse perspicace e sveglio come al suo solito, Taylor stesso gli dovrebbe impedire l’accesso a questa sala di controllo. Per ora però Christian, anche se ovviamente ha i nervi a fior di pelle, sembra essere ancora in possesso delle sue facoltà.
Soddisfatto usa un telecomando per passare ad una schermata che mostra un furgone senza insegne che compare da un vicolo. “Credo che questa sia una traccia, signore, sta uscendo dalla stradina dietro il bar di Tulley. In questo momento stiamo usando un algoritmo di riconoscimento per ritrovare quel veicolo, sia nei momenti precedenti sia adesso,in tempo reale, ma ho il sospetto che José abbia pianificato il suo percorso con molta attenzione, evitando almeno i luoghi in cui è noto che sono piazzate le telecamere di sicurezza. Nel momento in cui il sistema troverà un riscontro ce lo segnalerà. Il nostro team dislocato sul territorio è stato inoltre allertato e sta visionando i filmati delle telecamere di sicurezza dei privati, almeno di quelle cui si riesce ad accedere. Li ho incaricati di offrire delle ricompense, se necessario, qualunque cosa pur di riuscire ad avere delle immagini di sicurezza che non abbiamo a disposizione qui”.
Christian annuisce, approva le misure prese ma Jason vede la frustrazione sul suo volto. Questa parte, la raccolta iniziale delle informazioni, è un gioco di attesa e mette a dura prova i nervi già logori. Era comunque fondamentale. Qualunque deduzione possano trarre in questo momento potrà orientare la direzione delle indagini e, in definitiva, il loro agire. Se sbagliano in questa fase iniziale sono fottuti.
“Beccato!” Uno degli ufficiali che presidiavano un monitor attira la loro attenzione perché scoppia in applausi e scaglia il pugno per aria.
Sia Christian che Taylor corrono verso il ragazzo, che sta spiegando di avere trovato il furgone vuoto in un garage sotterraneo. Christian mormora una maledizione, è comprensibile che la sua frustrazione monti. E’ meno di quello che Taylor sperato, ma almeno è un punto di partenza che lui riferisce immediatamente a Collins mentre il sergente Tony invia dei poliziotti in quel luogo.
Christian va su e giù per la breve striscia di pavimento alle spalle di Taylor, il suo corpo è rigido e teso per l’irritazione che monta, mentre guarda i filmati delle telecamere del garage. Tatticamente, se fosse stato José avrebbe utilizzato la protezione del garage per cambiare auto, ma le immagini sono sgranate e nessuna di loro è chiara. Non ci sarebbe da stupirsi se, come ipotizzano, José avesse indossato un travestimento. Con l’aiuto del suo capo selezionano le immagini migliori per inviarle agli esperti di imaging che stanno al piano di sopra, con la richiesta di ripulirle. Christian le invia anche a Barney, che è ancora alla GEH.
Nel momento in cui Collins richiama, Jason e Christian sono entrambi nervosi per le notizie ricevute. “Signore, è chiaro che quel maledetto ha cambiato macchina e abbiamo trovato un po’ di lunghi capelli biondi sintetici sul sedile anteriore. Questo avvalora la teoria che abbiano lasciato il garage indossando un travestimento.
”Ci sono tracce di una lotta, di sangue?” Christian lo interrompe pressandolo, l’incolumità fisica della sua famiglia è per lui la cosa più importante.
“No, signore. Quel delinquente si è anche preso la briga di installare un seggiolino nella parte posteriore del veicolo. Se dovessi tracciare un suo profilo direi che era preoccupato per la loro sicurezza, che stava cercando di andarsene definitivamente insieme a loro”.
Questo è un fatto positivo, riflette Taylor tra sé e sé, ma dal cipiglio sul volto del suo datore di lavoro sa che il suo capo non condivide il suo punto di vista. Una volta che Collins conferma che è tutto, cominciano ad esplorare le possibili vie che José può avere preso per attraversare i confini di Stato o per lasciare il paese.
Entro il prossimo paio d’ore faranno partire dei mandati di ricerca per José, Ana e Chris, manderanno una squadra investigativa al furgone, allerteranno tutte le stazioni con le fotografie più aggiornate nonché con identikit che mostrino le possibili modifiche con travestimenti e continueranno a setacciare i flussi di filmati sui monitor, nell’attesa delle immagini ripulite provenienti dal garage.
Almeno Christian sta mantenendo il controllo di se stesso. Si sta dimostrando che il tenerlo impegnato e coinvolto è la strada giusta. I pensieri di Jason sono interrotti dal trillo del cellulare di Christian. Il suono irrompe nella loro concentrazione mentre lui riconosce la suoneria abbinata alle chiamate di Andrea. Potrebbe trattarsi solo del fatto che lei ha bisogno di chiedere qualcosa di importante, ma sono tutti consapevoli che potrebbe anche essere José. I suoi occhi incontrano quelli di Christian e si rispecchiano nello sguardo preoccupato del suo capo. La tensione nella stanza si fa improvvisamente altissima. Tutti trattengono il respiro mentre Christian passa al vivavoce.
”Grey”, risponde con un tono misurato che dissimula le importanti poste in gioco in questa telefonata.

 

9 thoughts on “Capitolo 68

  1. Alessia says:

    Wow !!!! Che finale non vedo l’ora di leggere i prossimi capitoli !!! Sono troppo curiosa !! Grazie per la magnifica storia e grazie a te che traduci queste meraviglie 🙂 grazie 🙂

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  2. Irma says:

    Bellissimi capitoli tutti due! grazie Paola per il tuo lavoro. Baci da Bologna.

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  3. paoladonati says:

    Grazie! Anch’io di Bologna!

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  4. paoladonati says:

    Care amiche, come avrete visto Monique ha scritto la parola “fine” a questa meravigliosa storia.
    Sono davvero triste, ma capisco le sue motivazioni e del resto ci ha fatto compagnia (una meravigliosa compagnia) per ben due anni.
    Non solo: ha promesso che … forse … ci regalerà una continuazione della storia di Christian, Ana, Chris e del nuovo Puntino!
    E soprattutto si dedicherà ad una nuova storia, tutta sua!
    Restiamo in attesa, fiduciose!
    Per quanto mi riguarda, continuerò la traduzione e quanto prima invierò l’ultimo capitolo, poi restano ancora alcune storie “one shot” da tradurre … continueremo a sentirci!
    Ciao a tutte, a presto

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  5. Irma says:

    Cara Paola volevo chiederti se le altre storie “one shot” che tradurrai saranno su questo sito? Grazie e attendo co ansia la traduzione dell’ultimo capitolo di questa bellissima storia! A presto.

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  6. paoladonati says:

    Cara Irma, verrà tutto pubblicato sul sito di Monique, come è stato finora.
    Cercherò di fare il più presto possibile … Ti lasci la mia Mail personale, per tenerci in contatto (se vuoi): paola.donati@unibo.it
    Un caro saluto a tutte

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  7. Loredana1967 says:

    Grazie Paola per il lavoro che fai, aspetto con ansia di leggere l’ultimo capitolo, e poi ho letto che comunque continuerai anche tu a tenerci compagnia. A presto😘😘😘😘😘

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