Capitolo 69

POV di Ana
José abilita la funzione vivavoce, quindi piazza il cellulare sul tavolo e incrocia le braccia al petto, evidentemente confidando appieno nella riuscita del suo piano. Mentre guardo la sua espressione, risoluta e dura come l’acciaio, mi sembra per un attimo che il tempo si fermi. La quiete prima della tempesta, direi. Trattengo il respiro. Stringo le braccia intorno a mio figlio. Non ho mai desiderato nulla più di questo: il mio bisogno di mantenere la mia famiglia al sicuro è un desiderio tangibile, vivo dentro di me. E mentre tengo Chris tra le mie braccia, al sicuro almeno per ora, non posso in alcun modo controllare le reazioni di mio marito né dargli indicazioni.
Che cosa accadrà quando José si renderà conto che Christian sarà lieto di dargli qualsiasi cosa, persino la sua vita senza esitare neppure un attimo, tutto pur di tenerci al sicuro? Che cosa accadrà in quel momento? Di sicuro non lo vedrò semplicemente rinunciare e andarsene, ammettendo di essersi sbagliato. Il suo odio e la sua convinzione sono così profondamente radicati che tutto finirà in uno scontro all’ultimo sangue, se Christian riuscirà a trovarci. Posso solo pregare che Taylor ricordi la promessa che mi ha fatto, perché mio marito – lasciato a se stesso – perderà la ragione, non penserà alle conseguenze delle sue azioni quando si troverà faccia a faccia con l’uomo che ci ha tormentati per così tanto tempo.
I secondi scorrono lentamente, in netto contrasto con il ritmo frenetico del mio cuore che batte a mille. La voce chiara di Christian mi fa sobbalzare quando irrompe nell’atmosfera tesa qui sulla barca. In risposta, José fa brutta smorfia e io so, capisco che siamo arrivati alla resa finale.
“Grey”, esclama José come se stesse salutando un vecchio amico che non sentiva da tempo, ma lo dice in un modo che contrasta con il tono tagliente con cui Christian ha risposto al telefono. “Mi fa piacere che tu abbia trovato il tempo di rispondere alla mia chiamata. So quanto sei impegnato”.
Mi mordo le labbra flettendo i muscoli della mascella: sono furibonda per il suo tono sarcastico. Sta facendosi beffe di Christian, nel tentativo di scatenare la rabbia di mio marito.
La risposta furente di Christian non mi sorprende. “Fottiti. Dov’è la mia famiglia?”
“Aspetta, aspetta. Sii cortese. Se non vuoi che loro subiscano dei danni …”, minaccia José, che di minuto in minuto sembra sempre più soddisfatto.
Anche attraverso il telefono sento che Christian sussulta. “Tu sei praticamente un uomo morto, Rodriguez, ma se torci loro solo un capello …” Le implicazioni sono chiare, così lui lascia la frase in sospeso, fermandosi per lasciare che José avverta tutta la furia implicita nel suo avvertimento.
“Non ti azzardare a minacciarmi! Io non sono una debole donnetta che puoi comandare facendo schioccare la frusta. Sei un bastardo malato. Sei tu quello cui dovrebbe essere vietato di stare con loro!” José scaglia il pugno in aria per rafforzare le sue parole, anche se non può essere visto dall’uomo che sta disperatamente cercando di fare innervosire.
Gemo, il mio stomaco si stringe per il terrore. Sta provocando tutti i punti deboli di mio marito. La combinazione del disgusto di sé che prova Christian e il suo amore per noi sono una forza potente in grado di annullare tutto sulla loro scia. José non ha idea di cosa sta scatenando, e anche se mi piacerebbe vedere il mio uomo schiacciarlo, non sono pronta ad affrontarne le conseguenze. Ora sto sperando che Christian sia tanto equilibrato da prendere gli insulti di José per quello che sono e da non abbandonarsi alla rabbia feroce che queste parole volevano provocare.
“Allora, perché non sistemiamo questa faccenda da uomo a uomo, eh? Perché ti nascondi dietro di loro? Tu mi vuoi, eccomi qua a tua disposizione ma lascia che Ana e Chris se ne vadano via”. Christian mi sembra sorprendentemente ragionevole, è chiaro che sta giocando allo stesso gioco di José.
“La tua proposta è accattivante” riflette José, fingendosi interessato alle parole di Christian “ma non mi basta, c’è qualcos’altro che voglio, in aggiunta. Voglio dimostrare una cosa alla tua splendida moglie, che è qui con me. Voglio che veda chi sei veramente”.
“Dimmi cosa vuoi” urla con rabbia Christian, senza preoccuparsi di avviare in qualche modo una trattativa.
José ridacchia. La sua è una risata senza gioia, vuota, priva di convinzione. Pensa che Christian non esiterà a dargli tutto quello che gli chiederà. Un sorriso da folle gli rimane sul volto mentre enuncia le sue condizioni. “Voglio tutto, fino all’ultimo centesimo che riuscirai a racimolare nel corso delle prossime 48 ore, tutto il denaro dovrà essere trasferito sul mio conto. E, per tua informazione, non potrai rintracciarlo, proprio come non potrai rintracciare questa telefonata”.
Cosa? Vuole del denaro? Se la situazione non fosse così tragica mi verrebbe da ridere. Pensa che Christian tenga più alla sua ricchezza che a noi! Oh, merda! E’ ancora più pazzo di quanto io pensassi. Poi all’improvviso, con una nuova sferzata, la seconda metà della sua frase mi colpisce. José deve avere piazzato qualche strano dispositivo sul suo cellulare. Ho visto abbastanza film del genere di CSI per sapere che è possibile – e anche piuttosto semplice – tracciare una telefonata e individuare il luogo da cui proviene, e sono sicura che Barney sta lavorando proprio a questo mentre noi parliamo.
Con una fitta, la speranza mi abbandona. Ho i palmi delle mani sudaticci per la paura, il panico mi opprime tanto da schiacciarmi. Un attimo dopo, il silenzio prolungato mi riporta alla realtà e capisco che Christian ci sta mettendo troppo tempo a rispondere. Scommetto che sta aspettando una ulteriore richiesta, perché non è convinto che il denaro sia la sola cosa che José chiede.
E’ con sgomento che ammetto che – ovviamente – l’intuizione del mio uomo è giusta. José chiede il denaro per dimostrare una cosa, ma non ha nessuna intenzione di lasciarci andare; ci sta usando come esche per ottenere ciò che vuole. Un senso di disperazione mi prende, le sue ombre lunghe si stendono su di me come dita gelide. Ancora una volta devo sforzarmi di rimanere forte e concentrata. L’unica cosa che potrebbe peggiorare la situazione sarebbe il perdere l’occasione di scappare.
“Ti darò tutto quello che vuoi, ma voglio una prova che sono ancora vivi. Fammi parlare con mia moglie”. Percepisco la voce di Christian mentre il terrore cresce, inviandomi una scarica di adrenalina.
SI’! penso tra me e me, in silenzio. Imploro con tutto il mio essere che il nostro rapitore mi conceda un attimo con il mio prezioso marito. Cerco di non pensare che potrebbe essere il mio ultimo attimo con lui.
“Hai trenta secondi. Contali, Grey. Una volta che lei si renderà conto di chi sei veramente, non credo che vorrà parlare ancora con te”.
José afferra il telefono e se lo stringe al petto, per impedire che Christian senta cosa mi dice. “Non cercare di fottermi, Ana. Dì quello che devi dire. Terrò io il telefono. Se fai qualche scherzo, sai cosa succederà”. Lancia uno sguardo a Chris, per farmi capire cosa intende.
Annuisco, per fargli vedere che ho capito, anche se l’odio mi brucia nelle vene. Il mio bambino tiene la testolina appoggiata sulla mia spalla. Io giro la testa di lato, lontana da lui, sperando di non turbarlo con le mie parole, e José mi piazza il telefono davanti alla bocca. “Christian, stiamo bene. Non fare nulla di avventato, ti prego”.
“Baby. Grazie, cazzo. Ti amo. Mi dispiace, mi dispiace enormemente quello che è successo. Stai calma, non fare pazzie”. Nella sua voce spezzata sento mille cose: la disperazione, l’amore, il rammarico, e ognuno di questi sentimenti mi fa contorcere le viscere, mi fa soffrire per noi, per quello che avrebbe potuto essere, per quello che potrebbe ancora avvenire, per l’amore infinito che ci lega.
All’improvviso sono preda di un’emozione smisurata, i sentimenti si addensano in un grumo pesante che mi squarcia il petto. Le lacrime prendono a scorrere facendomi vedere tutto attraverso un velo luccicante. Non può finire così. Non voglio lasciare che finisca così. Anche se il nostro rapitore mi ascolta, ci deve essere un modo per fargli capire dove siamo. Pensa, Ana! Dannazione!
Traggo un respiro profondo, sperando che non si avverta alcun tremolio nella mia voce. “Christian, io ti amo. Mi capisci? Ti amo più di ogni altra cosa. Quello che è successo non è colpa tua. Grazie per prenderti cura di noi, grazie di amarmi, grazie di amare nostro figlio. Dì a Grace che le vogliamo bene …”
“Basta adesso!” urla José, strappandomi il telefono e fissandomi minacciosamente. Sbatte il portatile sul tavolo scagliandolo con rabbia, come se bruciasse. “Hai avuto quello che volevi”, urla a Christian mentre tiene con furore gli occhi fissi nei miei. Sono certa che non gli è piaciuto quello che ci siamo detti. Sentire con le sue orecchie la sincerità della dichiarazione d’amore di Christian e il fatto che lui abbia ceduto immediatamente e senza opporre resistenza all’ultimatum sono cose che penso José non si aspettasse.
Sento che, dall’altro capo della linea, Christian emette un grido strozzato e minaccioso – animalesco, crudo, furioso. La cosa è stranamente confortante, anche se le circostanze sono terrificanti. Anche se so che è dannatamente furibondo, c’è una parte di me che reagisce al suo istinto primordiale di proteggerci. E’ uno dei tanti motivi per cui lo amo.
Christian esplode in un mormorio aspro che lascia trapelare la pericolosità delle sue parole: “Ti darò tutto quello che vuoi ma stai pronto, figlio di puttana, perché sto arrivando. Tu non puoi fottere la mia famiglia e sperare di farla franca”.
“Vedremo”, sibila José. “Ti contatterò di nuovo. Quarantotto ore, Grey. Non farmi aspettare”. Interrompe la chiamata prima che Christian possa replicare. Mi volta le spalle e scaglia un pugno violento contro la parete della cabina. Anche se lo ho visto preparare il colpo, sobbalzo. Sento che mormora una serie di imprecazioni. I suoi movimenti sono nervosi e concitati per la rabbia che alimenta la sua follia.
Mio figlio si agita tra le mie braccia. Accosto le labbra al suo orecchio e cerco di rassicurarlo. “Sshhhhhh,”, gli sussurro, grata che non abbia sentito questo impietoso scambio e sperando che riesca a dormire il più a lungo possibile. Tutto quello che riuscirò a risparmiargli sarà una vittoria per me. Quando Chris si rilassa nuovamente provo un senso di sollievo.
“Christian ci ama, José. Non è ancora troppo tardi. Vattene, lascia perdere. Questa faccenda può solo finire male”. So che non c’è modo di ragionare con un pazzo, ma sarei folle io se non tentassi di tutto. Forse le mie parole, dopo quello che ha detto Christian, serviranno a far capire a José che vuole distruggere una famiglia unita dall’amore.
Lui si gira lentamente e mi affronta ancora una volta. “Taci!”, urla. “Lui.Non.Ti.Ama”.
Lotto con me stessa per trattenere le parole che vorrei urlare e che mi bruciano sulla lingua. Considerando lo stato in cui è, devo insistere o è meglio che lasci perdere, senza sbattergli sotto il naso quello che dovrebbe affrontare se tutto andasse come vuole lui? Con un impeto di coraggio, parlo: “E io non ti amerò mai. Specialmente dopo tutto questo”.

Christian e Taylor
Christian si piega, abbracciandosi con le mani le ginocchia. La testa .gli gira, il cuore gli martella freneticamente e il suo respiro è affannato. La rabbia lo consuma, gli pulsa nelle vene. Un mostro ruggisce dentro di lui e prova un bisogno assoluto di vendetta. I suoi muscoli sono tesi, pronti a scattare per difendere i suoi cari, ma non c’è niente contro cui scatenare la sua furia, il suo nemico vigliacco si nasconde dietro la sua preziosa famiglia.
Con un respiro spezzato si raddrizza, con i pugni tesi. “CAAAAZZO!”, grida, cercando di trovare sollievo alla sua frustrazione con un lamento inquietante.
Taylor, come del resto tutte le persone che sono riunite nella stanza, avverte la sua rabbia, la sua ira palpabile. In segno di rispetto tutti tacciono, per dargli il tempo di ricomporsi. Quando finalmente ci riesce, nel suo sguardo si scorge una nuova volontà, una determinazione forgiata dall’inferno del suo passato.
“Ascoltiamo un’altra volta la telefonata” ordina Grey, con voce roca, al tecnico che si occupa della registrazione.
Taylor ha un brivido di sollievo. Non è la prima volta che l’incredibile volontà di ferro del suo capo lo stupisce. Christian, quando deve risolvere un problema, è davvero straordinario e per tutti loro sarà un aiuto fondamentale per individuare il nascondiglio di quel dannato delinquente. Ma lui sa bene che nulla potrebbe impedire a quell’uomo di uccidere José a mani nude, se solo ne avesse la possibilità. Se lo troveranno – no, cazzo – quando lo troveranno, Taylor dovrà giocare di strategia per evitare che il suo principale debba rispondere di omicidio, specialmente in considerazione del fatto che questa stanza è piena di poliziotti che hanno sentito tutte le minacce che Christian ha rivolto a quel sacco di merda di Rodriguez.
In silenzio riascoltano ancora e ancora la telefonata, mentre il tecnico cerca di isolare i suoni di sottofondo che potrebbero rivelare il luogo in cui si trovano i tre che stanno cercando. “Ci siamo!”, esclama Taylor al terzo passaggio. “Questo rumore ritmico, a intervalli regolari, si sente per tutta la telefonata”.
Il silenzio irrompe nella stanza e tutti si avvicinano, ascoltando con attenzione quel tonfo regolare che si ripete ogni cinque secondi circa. Christian guarda Jason, con le sopracciglia accigliate per la concentrazione. “Merda! E’ un rumore familiare ma non riesco a individuarlo”, afferma, irritato con se stesso.
“Fermiamoci un attimo, signore, poi torniamo ad ascoltare. Ci verrà in mente se non ci sforziamo troppo. Continueremo ad ascoltare”.
Con un cenno del capo Christian si allontana un attimo e tira fuori dalla tasca il cellulare. Se vuole preparare per tempo il denaro che José ha chiesto deve darsi da fare. “Contatto la banca”. Guarda per un attimo il telefono, poi ci ripensa e guarda di nuovo il suo braccio destro. “Non riesco a credere che voglia solo il denaro. Non ha senso, Taylor”.
Le viscere di Jason si ritorcono. Non può mentire al suo capo, e non può farlo soprattutto guardandolo negli occhi, ma sperava di non essere costretto ad affrontare questo discorso. Il suo capo nonché amico ha già abbastanza preoccupazioni in questo momento, e aggiungere i suoi sospetti circa le reali intenzioni di José non lo aiuterà certo. Ma non può nascondere la verità. Grey è troppo intelligente e questo impedisce a Taylor di attutire il colpo che sta per sferrargli.
“Sono d’accordo, signore. Non credo che abbia ancora dichiarato i giochi e, alla luce di quello che ha detto in questa telefonata e di quello che è successo finora, il mio istinto mi dice che il denaro non conta. Ha guadagnato bene, quest’ultimo contratto gli ha reso milioni di royalty. Ma se il denaro non è quello che vuole, la sola logica deduzione è che vuole Ana e Chris”.
Il volto di Christian impallidisce mentre i suoi occhi mostrano l’agitazione selvaggia che lo divora. “Stai dicendo che vuole tenerli con sé” sussurra, assumendo un’aria brutale.
Taylor non ha mai pensato di essere un sentimentale, ma adesso, proprio in questo momento, il dover assentire gli fa male quanto lui sa di farne al suo capo con le sue parole: “Sì, signore”.
Questa volta Christian non scatena la propria furia contro la parete ma, piuttosto, si lascia andare all’emozione. “Dovrà passare sul mio cadavere”, sibila con calma. “Io metterò assieme i fondi necessari, per ogni evenienza, ma voglio trovarlo, Jason”. I suoi occhi lampeggiano mentre ringhia: “La mia famiglia è solo mia”.
Con un cenno del capo Taylor manifesta di essere d’accordo e torna ad ascoltare la registrazione della telefonata, mentre Christian utilizza le poche energie che gli sono rimaste per contattare il suo banchiere. Con una serie di ordini impartiti con agitazione, in pochi minuti Grey liquida tutti i fondi che gli è possibile liquidare e li fa depositare in un unico conto, pronti per essere trasferiti.
Quando Christian raggiunge Taylor davanti ai monitor, vibra per la tensione. Per la cinquantesima volta risuona nella stanza la voce di Ana, chiara ma tremolante, che chiede a Christian di dire a Grace che le vogliono bene.
“Chi è Grace?” chiede il poliziotto alla sinistra di Jason.
Taylor risponde distrattamente mentre Christian focalizza di nuovo l’attenzione sul rumore sordo che ha sentito in precedenza. “Grace è la madre di Christian”.
Nel momento stesso in cui Taylor pronuncia quelle parole Christian resta senza fiato e Taylor si gira verso di lui. “E la mia barca” mormora Christian, e contemporaneamente Jason esclama: “La Grace!”
“Cazzo! Sono nella zona portuale. E’ quello il rumore. E’ una barca che sbatte contro i fottuti parabordi di gomma della banchina!” ringhia Christian, con gli occhi spalancati, scuotendo Taylor per le spalle.
Improvvisamente la stanza esplode nell’attività, mentre i poliziotti cercano immagini GPS del porto, il sergente Tony abbaia ordini per organizzare una squadra d’assalto e Taylor coordina il suo gruppo.
Per un attimo Christian si frema per riprendere fiato, mentre attorno a lui ferve il caos. Grazie al cielo la sua splendida e intelligente moglie ha agito con acume. Chissà mai quanto tempo gli ci sarebbe voluto per capire dove José li teneva nascosti? Come sempre, resta stupito dalla profondità dei suoi sentimenti per lei e per suo figlio; a questo si aggiunge la gioia, che condivide con loro, per il suo bambino non ancora nato. Per lui, non esiste scenario possibile in cui la sua famiglia non si liberi da questo incubo, anche al costo della sua stessa vita. E se deve morire, cazzo, porterà con sé anche Rodriguez.
Deciso, segue Taylor fuori dalla stanza. Corrono lungo i corridoi della sede della SPD per poi raggiungere un gruppo di volanti in attesa. A sirene spiegate e con i lampeggianti rossi e blu in azione, attraversano velocemente la città in mezzo al traffico dirigendosi verso la zona portuale.

Al porto l’ufficiale di turno requisisce un magazzino vuoto per collocarci la sede di un improvvisato centro di comando. Christian e Taylor guardano l’uomo stringendo le mascelle, insofferenti all’idea di lasciare il comando dell’operazione alla Polizia di Seattle. Ma la cosa più importante è la salvezza della sua famiglia, e questo è per Christian un piccolo prezzo da pagare per raggiungere il suo scopo.
Non appena sono fuori dalla portata della squadra d’assalto, Taylor supplica Christian. “Questo non è il momento di pensare al suo odio per le armi, signore. Per favore, prenda questa arma. Meglio avrela e non averne bisogno che non averla e averne bisogno” cerca di farlo ragionare, pur sapendo che è inutile. Il suo capo non ha mai nascosto la sua avversione per le armi ma lui conta sulla gravità del momento per indurlo a fare una eccezione.
“No. Basta così. Non intendo portare con me un’arma in una situazione in cui potrebbe essere usata contro di me o, peggio ancora, contro la mia famiglia”, afferma, con un’espressione decisa che Taylor conosce bene.
“Signore, per favore. E’ proprio alla sua famiglia che sto pensando. Senza dubbio José sarà armato e non dimentichi che, non tanto tempo fa, ha già sparato contro di lei”. Il ricordo spinge Christian all’azione, ma tutto quello che Jason ottiene è u no sguardo torvo di Christian che si gira sui tacchi e si allontana nella direzione opposta.
“Cazzo” mormora tra sé e sé, stringendosi le tempie frustrato. Lui non può fare da babysitter a Christian in questo momento. Hanno bisogno di ogni paio di occhi e di orecchie, per trovare Ana e Chris. L’ultima cosa che vorrebbe fare oggi sarebbe riportare a casa qualcuno in una bara, e meno di tutti l’uomo che ama e rispetta come un fratello. Dopo un breve discorso per autoconvincersi e con un bel po’ di pazienza, si scatena contro il suo capo, pronto a ribattere a tutte le sue proteste ridicole, anche se fosse l’ultima cosa che farà come capo del team di sicurezza di Grey.

Collins, Cindy e Carl prendono posto accanto a Christian e Taylor mentre ascoltano Vic Neilson, il comandante, che spiega le procedure operative tattiche che ritiene di dover seguire. Hanno i nervi tesi, ma nessuno più di Christian, che riesce a malapena a tenersi a freno. Il lento processo di posizionamento dei gruppi della task force è irritante, il fatto che batta continuamente a terra il piede stringendo i pugni tradisce la sua impazienza.
Quando finalmente escono tutti fuori suddivisi in squadre più piccole lui dà il via con piacere alla caccia, felice di poter finalmente agire e di essere attivamente coinvolto nella ricerca di sua moglie e di suo figlio. Tutti silenziano i propri telefoni e i dispositivi di commutazione a due vie, quindi si infilano nelle orecchie degli auricolari senza fili per rimanere in contatto tra di loro.
Almeno Christian ha avuto il buon senso di insistere sul fatto che bisognava agire con cautela, niente truppe d’assalto per prendere di sorpresa José. A parte il fatto che avrebbe potuto darsi alla fuga con Chris e Ana, un uomo braccato è pericoloso e imprevedibile, cosa che è meglio evitare. Inoltre, così hanno l’elemento sorpresa dalla loro parte. Le squadre si spostano nei punti che sono stati loro assegnati, quattordici in totale. Mentre Taylor e Christian si dispongono sul lato sinistro del molo, Collins e Carl si occupano di quello di destra. Cindy resta alla base, per fungere da collegamento tra loro e la SPD. Taylor non ha la minima intenzione di permettere che la sua squadra sia tagliata fuori dalle informazioni solo perché sono considerati dei semplici civili. Vuole un pezzo del culo di José tanto quanto il suo capo.
Per fortuna ci sono poche persone in giro nel freddo della notte, mentre strisciano furtivamente intorno alle imbarcazioni ormeggiate. Salgono a bordo e ispezionano con cura i natanti. Quando occorre, tirano fuori un mandato di perquisizione per poi interrogare con calma gli occupanti delle barche quando si imbattono in qualcuno, ma, finora, nessuno ha avuto nulla di insolito da segnalare.
Da ogni lato di ogni molo sono attraccate in tutto una trentina di barche ondeggianti, il che significa che complessivamente c’è un milione di differenti possibili nascondigli. Una pioggerellina leggera diminuisce ancora di più la loro possibilità di intravedere qualcosa nel buio nero come l’inchiostro, rendendo quasi insormontabile l’arduo compito. Dopo avere ispezionato la quinta barca, Christian si sta strappando i capelli. “Ci vuole maledettamente troppo tempo!” mormora ad alta voce a Taylor. “Separiamoci. Io partirò dalla fine del molo e tu da qui. Ci incontreremo a metà strada”.
Il cuore di Jason sobbalza. Lui capisce la necessità di fare in fretta, ma separarsi equivale al suicidio. Una coppia avrebbe più possibilità di sbaragliare un criminale e sopravvivere all’inevitabile scontro. “Non sono d’accordo, signore. Il rischio …”
“Oh cazzo, non mi importa del rischio, Taylor” lo interrompe Grey con un tono furente. “Si tratta della mia maledetta famiglia. Prima li troviamo, meglio è. Puoi avvertire via radio Cindy di venire con te. Io vado alla fine del molo”.
Prima che Taylor possa esprimere qualsiasi ulteriore protesta, Christian si gira e si allontana, dirigendosi verso le barche ormeggiate in fondo alla banchina.

POV di Ana
Dopo la telefonata con Christian e le mie criptiche parole, José non ha intenzione di continuare a parlare con me. Rannicchiato in un angolo lontano della cabina fa un paio di telefonate, ma non posso capire molto dalle sue risposte alla persona all’altro capo della linea. Capto le parole visto e Colombia, il che è sufficiente a farmi correre brividi di terrore strisciante sulla pelle.
Il corpicino caldo di Chris ha un sobbalzo, mentre si sveglia di soprassalto. Si spinge lontano da me poi si guarda intorno, il disorientamento gli offusca i suoi bellissimi occhi. “C’è papà qui?” mi chiede con dolcezza. Una delle sue manine stringe il mio maglione, con un gesto nervoso che mi trafigge il cuore.
“No, piccolo, ma ho parlato con lui. Mi ha detto di dirti che ti ama molto”. Mi impongo di sorridere mentre faccio scorrere le dita attraverso i suoi capelli in disordine. Lui guarda a terra, ferito o confuso, non sono sicura, e la sua bocca freme di lacrime non versate. “Ehi”, lo coccolo, “va tutto bene”.
Mi viene in mente che questa potrebbe essere una buona occasione per insegnargli alcune misure di sicurezza, nel caso servissero. Siccome José è ancora occupato al telefono, non ascolterà quello che dico a Chris.
Sposto mio figlio e lo faccio sedere sulle mie ginocchia, con la schiena rivolta a José. La sua testolina, così, impedisce al nostro rapitore di vedermi in viso. Continuo a parlare con un tono dolce, perché non voglio spaventarlo più di quanto non sia già. “Chris, ascolta la mamma”. Gli stringo il viso tra le mie mani, per farlo concentrare su quello che sto per dirgli. “Se succede qualcosa, se hai paura tieniti stretto a me, va bene? Ma se la mamma ti dice di andare a nasconderti, devi assolutamente farlo. Trova un angolo, come quello”, gli dico, indicando con il mento la parte finale del bancone di cottura. “Rannicchiati come una palla, chiudi gli occhi e resta giù. Hai capito, tesoro?”
Chris si mordicchia il labbro inferiore. I suoi occhi sono spalancati, è spaventato, ma mi rendo conto che capisce. “Questo qua è un uomo cattivo, non è nossto ammico”” respira intensamente, riassumendo la situazione con una chiarezza che contrasta con la sua età.
Merda, merda, merda! Il mio cuore sobbalza. Una volta ancora mi si stringe il petto, faccio fatica a respirare. “No”, scuoto la testa. No, non lo è”.
La voce di José ha un tono di complicità quando si inserisce nella nostra conversazione. “Ah, enano. Finalmente ti sei svegliato. Dì alla mamma di prepararci qualcosa da mangiare. Forse vuoi venire qui di fianco a me, eh? Dobbiamo imparare a conoscerci”.
Proprio come gli avevo detto poco fa, Chris si aggrappa a me. Un gemito gli sfugge dalle labbra. L’odio che provo nei confronti del mio ex aumenta a dismisura. Non sopporto il modo in cui sta tormentando il mio piccolo, ma forse preparare qualcosa da mangiare può essere una buona idea. Almeno potrà essere la scusa per tenere Chris al mio fianco e, se sarò fortunata, potrei anche riuscire a impossessarmi di nascosto di un coltello. “No, lui è scontroso quando si sveglia” mento. “Però può aiutarmi, finché non è del tutto sveglio”.
Tenendo Chris appoggiato al mio fianco faccio i pochi passi che mi separano dal bancone della cucina per poi mettere mio figlio a sedere sul piano di lavoro. C’è un oblò di fronte a me, che corrisponde a quello della dinette dall’altra parte del bancone che è dietro di me. Per un attimo guardo fuori, incurante delle gocce di pioggia che scorrono in linee umide lungo il vetro. Da qualche parte, là fuori, c’é il mio pazzo marito, che senza dubbio è dannatamente preoccupato per noi, armato solo di quel vago e oscuro indizio che ho cercato di fornirgli. Ma anche se ha capito a cosa mi riferivo, ci sono così tante barche qui nel porto. Mi sento come se fossimo il proverbiale ago nel pagliaio.
Al mio fianco, Chris fa un gridolino per poi portarsi la manina sulla bocca. “Cosa c’è, amico?” gli chiedo aggrottando la fronte e piegando di lato la testa, in segno di domanda.
Il suo sguardo corre con ansia su José poi mi risponde, piano: “Papà”. Come se fossero attirati lì, i suoi occhi si spostano nuovamente all’oblò della dinette. Nel suo sguardo scorgo un barlume di gioia che non posso ignorare.
Il mio cuore si ferma all’improvviso. Christian è davvero qui o ho a che fare con un ragazzino molto traumatizzato? Nella maniera più indifferente possibile guardo José. Ha la testa abbassata, piegata sul telefono. E’ il momento buono per provarci. La mia borsa è ancora sul tavolo da pranzo, nell’angolo. Con la scusa di cercare la mia borsa do uno sguardo fuori dall’oblò.
Mentre la barca fa un rollio per un’onda improvvisa, un lampo di luce illumina l’esterno e un flash color rame mi basta per capire che mio marito è sul ponte. Il vederlo è contemporaneamente magnifico e spaventoso. In un attimo sono pronta all’azione e alla battaglia, ma sono anche paralizzata dall’indecisione.
Oh cazzo! Una miriade di domande mi si affollano in testa. Sarà armato? Sarà solo? José ci prenderà in ostaggio? Mi balza in mente uno scenario in cui José tiene una pistola puntata alla testa di Chris, il che mi riempie di panico. So che Christian prenderà di sorpresa il nostro rapitore ma, nello spazio ristretto della cabina, è inevitabile che ingaggino un corpo a corpo. Se José riuscirà a sparare, il tutto sfocerà in una tragedia che non posso neppure immaginare di affrontare.
Con un profondo respiro penso a Ray, cercando di immaginare che tattica metterebbe in atto in una situazione del genere. La prima cosa che mi viene in mente è mio figlio. Ho bisogno di toglierlo di mezzo senza suscitare sospetti in José. Tiro fuori dalla mia borsa una delle sue macchinine, poi mi giro e lo faccio scendere dal bancone. Per coprire il mio piano, gli metto la macchinina in mano e gli dico di andare a giocare, ma dandogli una gomitata cerco di indirizzarlo all’angolino che prima gli avevo mostrato.
Adesso posso concentrarmi su come mettere al sicuro mio marito, prima che si precipiti dentro e si scateni il finimondo. Secondo me, Christian non ha altra scelta che entrare dalla porta, ma José se ne sta seduto in un punto protetto e riparato, il che gli darebbe tutto il tempo di reagire. Devo snidarlo da quell’angolino e fare in modo che si sposti al centro della stanza, meglio se girato di spalle verso la porta.
Mi arrovello per trovare il modo di farlo venire vicino a me. Non ho tempo da perdere, così sfodero la mia astuzia femminile. “José,” lo chiamo, “Questo cassetto in basso mi sembra bloccato. Per favore, puoi aiutarmi ad aprirlo?”
Sorridendo si alza e viene verso di me. “Vedi, preciosura? Una donna ha sempre bisogno di un uomo che si prenda cura di lei”. Il suo sguardo mi fa rabbrividire, le sue dolci parole contrastano terribilmente con questa terribile situazione che ci costringe ad affrontare. Maledetto e dannato! penso, mentre il disgusto mi fa raccapricciare. Se Christian non ti fa fuori al primo colpo sarò io a prenderti a coltellate, e ripetutamente.
Questa visione deprimente è immediatamente interrotta da Christian che si fionda dentro attraverso la porta e salta contro la schiena di José, facendolo piombare a terra con un tonfo sordo contro le assi del pavimento. Lui resta senza fiato. Mi metto a urlare e mi butto all’indietro, cercando di evitare che Chris veda cosa succede. Vorrei nascondergli quello che sta succedendo, ma i corpi dei due uomini in lotta bloccano l’uscita.
José è riuscito a girarsi ma Christian è a cavalcioni su di lui; volano pugni, calci e urla selvagge. “Fottuto sporco bastardo! Sei un uomo morto!” La sua faccia è una maschera di furore e il suo avversario è un ammasso sanguinolento.
Chris si tuffa tra le mie braccia, piangendo e facendomi traballare. Cado all’indietro scivolando contro i cassetti della cucina per tenere stretto mio figlio, che preme la testa nell’incavo del mio collo; io riesco a malapena a rendermi conto delle lacrime che gli scorrono sul viso. Sono talmente terrorizzata che non riesco a distogliere lo sguardo dai due corpi avvinti nella lotta. Grido vedendo José che sta per estrarre la pistola che tiene infilata nei pantaloni, ma Christian riesce a calciarla via facendola cadere sul pavimento – lontano da noi.
Merda, mormoro. Avrei potuto usare io quella pistola, ma ora si trova al di là dei loro corpi intrecciati nella lotta. José cerca di prenderla e intanto preme i pollici sugli occhi di Christian. Lotta selvaggiamente, sbilanciando Christian che cade sotto di lui.
Adesso José, che sovrasta mio marito, lo prende a pugni con rabbia. Il rumore dei pugni, che riecheggia nel piccolo spazio, è terrificante. Mi sento del tutto impotente. Vorrei intervenire in aiuto di Christian, ma il mio piccolo si aggrappa disperatamente a me. Sono bloccata in una situazione impossibile – devo scegliere tra l’equilibrio di mio figlio e la salvezza di mio marito. E dove diavolo è finito Taylor? penso, frustrata.
Christian ringhia e sferra un pugno fortissimo. Per un momento José resta stordito, poi cerca di allontanarsi dai colpi implacabili di Christian, stende il braccio e con la punta delle dita riesce a toccare l’arma.
“La pistola!” urlo, per avvertire mio marito.
Ancora una volta rotolano l’uno sull’altro, ma questa volta è mio marito a trovarsi nella posizione dominante. Afferra José per il collo e gli sbatte la testa contro il pavimento, facendogli fare un rumore nauseante.
Per miracolo mi viene in mente che José ha riposto un revolver nel cassetto superiore. Mi metto carponi, cercando di impedire a Chris di vedere il dramma che si sta svolgendo. Con la mano libera tiro il cassetto con tutta la forza che ho, ma non cede. Sbatto violentemente il pugno contro il legno, furente per tutto quello che ho dovuto passare oggi. Guardo al di sopra della mia spalla, per accertarmi che mio marito sia ancora in vantaggio.
Afferro il cassetto sottostante, nel tentativo di aprirlo, ma lo tiro con tanta forza che tutto il contenuto cade a terra spargendosi attorno a me. Nel varco che si è aperto noto che il cassetto superiore poggia solo su un sottile listello di legno. Da sotto, con il cuore che mi batte in gola, lavoro con le dita nell’apertura posteriore e mi ci appoggio con tutto il mio peso. I binari vengono via con facilità, e il contenuto si riversa di sotto. Senza guardare immergo la mano in quel caos di plastica e acciaio finché avverto la tela della fondina. Quando le mie dita toccano il freddo metallo della pistola, la afferro.
Ancora una volta guardo la coppia in difficoltà. Sono entrambi sudati, ricoperti di sangue appiccicoso, e sibilano. José stringe Christian per la gola, ma ha oramai poca forza. Le sue mani, ricoperte di sangue, sono scivolose e mio marito gli afferra con facilità i polsi che, con una mossa per lui usuale, si porta sopra la testa mentre, con la mano destra, martella di pugni la testa di José. Nella colluttazione José riesce a liberarsi un braccio e cerca ancora una volta di raggiungere la pistola, che questa volta ha però a portata di mano.
“Christian, attento!” urlo, ma mio marito sembra non udirmi. E’ preso dalla rabbia, del tutto accecato, e continua a martellare José di pugni. Sento i respiri affannati di Chris e mi rendo conto che ha un attacco di panico. Devo fare qualcosa. Armeggio con quel cazzo di fondina per estrarre la 38 special.
Sconvolta, guardo il braccio di José che si muove al rallentatore e punta la pistola contro Christian. Anche se non riesce a vedere perché è così vicino al suo obiettivo, certo non può sbagliare il colpo. Non ho scelta. Devo prendere la mira. Se non lo faccio io, lo farà José. Sollevo la pistola, tenendo mio figlio stretto tra le braccia alzate. Respiro profondamente per calmare la mia agitazione. Anche se è una piccola pistola, la 38 ha un contraccolpo quando si spara. Per questo motivo miro più in basso del mio obiettivo. Prego che non si spostino troppo. Non posso permettermi di sbagliare. Christian alza un braccio, tirandosi all’indietro per prepararsi a sferrare un potente knock-out.
Espirando tiro il grilletto. I miei occhi si chiudono di riflesso, impedendomi di vedere per un secondo che dura un’eternità. Sento due colpi, molto vicini tra loro. Non riesco a capire quale sia il primo. Mi fischiano le orecchie. Chris è scosso da un tremito violento, non riesce a respirare correttamente. E’ lui la mia priorità. Lo allontano un poco da me. La barca è piena di fumo. Sento l’odore dello zolfo della polvere da sparo miscelato con quello metallico del sangue. Non so se mio marito è vivo.
Il cuore mi martella nelle orecchie. Guardo negli occhi il mio piccolo. “Conta con me”, gli dico, e comincio a contare, annuendo con la testa ad ogni numero per tenere Chris concentrato su di me, sul mio viso. “… cinque … sei … Respira, tesoro”, cerco di tranquillizzarlo. “Sette … otto … nove … continua ad inspirare e ad espirare”. Gli mostro come deve fare, tenendogli una mano appoggiata al petto. Vedo dai suoi occhi che si sta riprendendo. Vedo che il suo petto si alza e si abbassa ritmicamente. C’è più silenzio adesso, intorno a noi. Troppo silenzio, penso avvertendo all’improvviso, di nuovo, una violenta ondata di panico.
Nella cabina irrompe uno sconcertato Taylor, che imbraccia un fucile. “Che cazzo è successo?” urla prima di appoggiare a terra l’arma e buttarsi in ginocchio, accanto ai due corpi privi di vita. Christian giace immobile su un fianco, il suo viso è spaventosamente pallido. A José manca metà faccia. E’ morto. La pistola era evidentemente stata caricata con proiettili a punta cava. Allora non ho sbagliato la mira, penso con uno strano distacco. So di essere sotto shock.
Taylor abbaia parole incomprensibili in una radio a due vie. La cabina diviene all’improvviso affollata, per l’arrivo di Collins e di Carl con le loro voluminose e ingombranti figure. Chris sta meglio. Adesso respira regolarmente ma sta attaccato a me come una scimmietta. Continua a piangere, e altrettanto faccio io..
In ginocchio striscio verso mio marito, che ha la faccia rivolta a terra. C’è un buco rotondo nella parte anteriore della sua camicia, proprio in direzione del cuore. C’è così tanto sangue. Ansimo. Il mio cuore va in pezzi mentre la realtà penetra attraverso la nebbia del mio torpore. Sono arrivata troppo tardi. Dannatamente troppo tardi. Mi sembra che il mondo sia finito. Sono persa nel mio dolore.
Attraverso il velo di lacrime vedo un paio di dita appoggiarsi sul collo di Christian, per sentire se il suo cuore batte. Sento gridare, ma non capisco cosa dicono. Stringo a me mio figlio, è come abbracciare un piccolo pezzo di mio marito. Come farò a vivere senza di lui? Come potrò andare avanti? Come potrò dare alla luce questo bambino che lui ha disperatamente voluto? Odio José, sono felice che sia morto.
Sobbalzo. Il corpo di Christian si muove. Sento un suono stridulo, come un respiro irregolare. Tossisce e sputacchia, con un rumore strozzato. Taylor lo fa rotolare su un fianco, perché possa riprendersi. Lui mi guarda e sorride. Sento, tutto intorno a me, parole di conforto. Il mio stupido cervello si rifiuta di capire. Guardo allibita, a bocca aperta per lo stupore. I suoi occhi incontrano i miei. Sono ancora mezzi chiusi per il gonfiore, ma sorridono. SORRIDONO!
Torno a nuova vita, il mio cervello si riconnette al mio corpo inerte. Mio marito è vivo. Mi lascio cadere, mi stendo sopra di lui stringendomi a Chris e a lui, per stare tutti e tre il più possibile vicini. “Papà è qui” dico al mio bambino, con una voce che non mi sembra la mia.
Chris cinge con un braccio il collo di Christian e con l’altro si stringe a me. E’ stato terribile quello che abbiamo dovuto affrontare, ma è finita. Cazzo, è davvero finita.
“Ti ho trovata” dice solennemente mio marito, con voce grave ma – oh – così fantastica.
“Sì, ci sei riuscito” esclamo quando finalmente riesco a smettere di piangere, “ma come …?” Scuoto la testa, non riesco a capire come sia possibile. Come sia possibile che io stia stringendo mio marito, vivo, tra le mie braccia.
Lui ridacchia tranquillamente: “Devi ringraziare Jason per questo”. Poi si batte una mano sul petto. “Un giubbotto antiproiettile della polizia in Kevlar, baby”.
“Dovrai dare un aumento a Taylor”, scherzo. Il mio commento è accolto dal team con un’infilata di risate. Ci vorrà un po’ di tempo perché riusciamo ad elaborare la piena portata di tutto quallo che è successo e a dimenticare l’orrore della giornata, ma siamo salvi – tutti noi, e per ora questo è ciò che conta. Presto ci avvieremo verso un futuro pieno di sole, verso quel luogo in cui si avvereranno i nostri sogni più preziosi.
                                                                                                                                                                     * FINE *

 

13 thoughts on “Capitolo 69

  1. Irma says:

    Grazie Paola per questo regalo, sei stata veloce a tradurre questo capitolo; purtroppo è l’ultimo di questa magnifica storia che mi ha appassionata subito da quando l’ho scoperta e grazie anche a Monique. Spero abbia altre storie da raccontare e aspetto alte tue traduzioni. Grazie ancora e buona domenica. Ciao.

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  2. loredana1967 says:

    Oh dio no! E’ finita! Grazie Paola x il lavoro che hai fatto ma grazie anche a Monique, e’ stato veramente meraviglioso leggere questa storia e spero presto di poter leggere qualcos’altro. Ti prego fai i complimenti a Monique da parte mia e digli che tutte noi che abbiamo seguito questa storia aspettiamo i capitoli che ci ha promesso. A presto 😍😍😍😍😊

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    • Paola Donati says:

      Spero che non sia ancora finita del tutto!
      Monique sta sistemando il suo lavoro, rivedendo alcune parti e … aspettiamo con fiducia!
      Grazie per i commenti, che sono un graditissimo incentivo a proseguire!

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  3. silvana says:

    grazie paola e monique peccato sia finita

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  4. katiag says:

    Ciao Paola mi unisco alle altre lettrici per ringraziarti per il tempo e il lavoro che ci hai regalato, ringrazio Monique per questa bellissima storia, leggerò sicuramente altre sue storie che spero tu tradurrai….ci hai viziato… Spero a prestissimo.Baci

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  5. Imma says:

    Ciao Paola peccato che sia finita… Volevo chiederti se ti interesserebbe tradurre altro….. C’è una pagina Facebook che traduceva una ff dal pov di Christian ma hanno sospeso perché troppo impegnate sono arrivate al secondo capitolo del terzo libro… Se ti interessa potremmo provare a chiedere grazie ciao

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  6. paoladonati says:

    Cara Iimma, conosco la storia di Emine ma il tempo è tiranno e quel poco che ho lo dedico tutto a Meandro, storia che mi ha appassionata fin dall’inizio. Xxx Paola

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  7. MARISA says:

    noooo
    perché non può essere una storia come BEAUTIFUL…infinita..???
    vorrei ancora leggere decine e decine di capitoli di di Ana e Christian..x favoreeee!!!
    complimenti!!!

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  8. anto steele says:

    Ti Ringrazio infinitamente Monique per il tuo mmeraviglioso lavoro , continua per piacere ! Ottimo lavoro anche a te Paola , che ci hai tradotto questi fantastici capitoli. Paola , li trascriveresti anche su wattpad ?

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  9. Lina says:

    Emozionante bellissima e la terza volta che la rilengo spero ancora in altri capitoli grazie !!!

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