Capitolo 7

Torno in albergo molto prima del previsto perché l’incontro alla casa editrice è stato breve. Esco dal taxi e passo davanti all’edicola che si trova nello stesso edificio dell’hotel. Il mio occhio corre causalmente ai giornali in vetrina quando improvvisamente mi blocco perché qualcosa che attira la mia attenzione.

Ehi, ma quella sono io!

Sono stordita – oh no, il mio cuore barcolla e si tuffa in caduta libera – Siamo io e Christian, abbracciati, quando l’ho incontrato al bar del Conrad ieri mattina. Compro subito il Miami Herald con le mani tremanti e scruto attentamente la fotografia. Leggo il titolo in prima pagina, a grandi lettere: “IL MAGNATE DELL’INDUSTRIA VERDE SI RIUNISCE CON LA EX MOGLIE”.

Che diavolo, sono sulla prima pagina di un giornale! Non hanno qualcosa di più importante di cui scrivere? Nel mondo ci sono delle guerre, per l’amor del cielo!

Oh, caspita! Christian si infurierà! Ma come diavolo hanno fatto ad avere quella foto? Mentre me lo domando mi rispondo da sola: rivedo con gli occhi della mente un ragazzo che indossa un vestito a buon mercato e si allontana di corsa mentre Christian esclama “Fottuti paparazzi”! Che bastardo!

Torno immediatamente indietro, furente, e tiro fuori dalla borsa gli spiccioli per pagare il giornale. Borbotto un ringraziamento e immediatamente inizio a leggere l’articolo, mentre continuo a camminare. L’articolo scandalosamente pasticciato inizia con la storia di Christian, che viene descritto come un self-made man, e poi passa a raccontare in dettaglio di noi due, dal brevissimo corteggiamento fino al matrimonio, seguito da un divorzio improvviso. Il giornalista prosegue dicendo che siamo stati visti insieme e che tra di noi è in corso la riconciliazione, che sarà presto seguita da un nuovo matrimonio. Mi imbatto in un paio di persone sul marciapiede, ma quasi non me ne accorgo, immersa come sono a leggere quella palese menzogna.

Da dove prendono queste stronzate?

Mentre salgo con l’ascensore al nostro piano rifletto sulle conseguenze che questo articolo può avere. A me non interessa particolarmente ciò che la gente là fuori pensa di noi, ma Christian è un uomo molto riservato e la mia prima preoccupazione è per la sua famiglia. Sarebbe stato meglio tenere nascosto il tutto finché non avessimo risolto i nostri problemi e risistemato il nostro rapporto. Solo allora avremmo rivelato ai suoi genitori l’esistenza del loro nipotino – e la colossale stupidità di cui mi sono resa colpevole.

Ma adesso ogni speranza al riguardo è perduta. Temo la reazione che potranno avere i Grey alla notizia.

Mia madre si precipita accanto a me non appena vede la mia faccia: “Cosa c’è che non va, tesoro?”. La sua voce è piena di preoccupazione mentre mi accarezza dolcemente le guance.

“Oh mamma!” esclamo appoggiando la testa sulla sua spalla e aspettando il suo abbraccio per lenire le lacrime. Dopo un momento mi allontano e sospiro profondamente. Le mostro il giornale e mi butto sul divano, con la testa fra le mani – umiliata.

Lei dà rapidamente un’occhiata all’articolo incriminato e si siede sul bracciolo accanto a me, accarezzandomi delicatamente la schiena. “Tesoro, non è poi un gran guaio” dice alzando le spalle, “è fastidioso e falso, d’accordo, ma con questo?”. E’ molto calma e logica.

“Cosa vuoi dire dicendo che non è poi un gran guaio?” La mia voce sale di tono, incredula, e mi irrigidisco con fastidio alzandomi in piedi. “Puoi immaginare che cosa penserà la famiglia di Christian quando leggerà questo? Il tutto senza neppure avere avuto qualche avvisaglia di quello che sta avvenendo, per poi arrivare ad imparare che hanno un nipotino segreto?” La guardo, cercando di farle capire la gravità della situazione.

“Oh!” la sua sicurezza vacilla “Capisco quello che vuoi dire”. Abbassa lo sguardo, mentre analizza velocemente quelle che potrebbero essere le conseguenze.

Mi getto di nuovo sul divano, consapevole del fatto che adesso lei ha il quadro completo della situazione.

Merda!

Non appena restiamo in silenzio, Chris irrompe nella stanza. “Mamma hai il tuo libro adesso? Dov’è, posso vederlo?”. La sua eccitazione si propaga all’esterno in ondate di felicità.

“Ciao, piccolo uomo”. Lo bacio sulla fronte e gli do un abbraccio. “No amico, non ce l’ho ancora ma sarai il primo a vederlo, ok?” Mi sforzo di rivolgergli un luminoso sorriso per nascondere il caos che ho in testa. Per fortuna lui è ancora troppo piccolo per rendersi conto della mia angoscia.

“Quando arriva il tuo amico speciale? Quando possiamo andare sul suo aereo?” Si è liberato dal mio abbraccio e si butta sul divano, accanto a me.

“Presto, angelo,” Guardo l’orologio “il suo nome è Christian e voglio che tu sia super gentile con lui. Okay?” Gli rivolgo il mio più affettuoso sguardo materno.

Lui strizza gli occhi verso di me mentre pensa a quello che gli ho appena chiesto, credo che stia pensando al programma divertente che abbiamo e a quello che potrebbe succedere se lui non acconsentisse a quello che gli chiedo. “Va bene, mamma”, sorride e corre verso la sua stanza.

Ero così entusiasta del nostro appuntamento di oggi con Christian, ma ora …. non so se voglio trascorrere la giornata con un Fifty che sarà meditabondo e irritato.

“Allora, come è andata?” Il tono gentile di mia madre mi riporta alla realtà e gemo al mio interno. Avevo per un attimo dimenticato il mio breve incontro con Julie.

Sporgo la testa di lato, con un atteggiamento pensieroso. “Hmm, penso che sia andata bene, ma sono stata sopraffatta dagli aspetti tecnici del contratto così ho chiesto se potevo pensarci su. Potrei avere bisogno di un consiglio legale. Forse dovrei avere un agente”. Avevo l’intenzione di chiedere aiuto a Christian, ma dopo che avrà letto questo articolo non sarà certo nello stato d’animo adatto.

“Va tutto bene, tesoro, non c’è fretta. Dal momento che l’editore ti piace, aspettare un altro paio di giorni per la firma non credo che rappresenti un problema”. La positiva protezione di mia madre mi fa piacere, ma non basta a consolarmi.

Prima che possiamo approfondire il discorso sento il bip di un messaggio in arrivo sul mio cellulare. A malincuore lascio il confortevole abbraccio del divano e cerco il telefono in borsa.

*Anastasia, spero che il tuo incontro sia andato bene. Sto venendo a prendervi. Ci vediamo tra poco. Christian*

Credo che sia il momento di prepararci e di fare uno spuntino veloce. Poi finirò le valigie e preparerò una piccola borsa per il picnic di oggi. Sono abituata a viaggiare con poco bagaglio ma quando si hanno dei bambini c’è bisogno di tutto, magari anche del lavello della cucina, quando ci si avventura fuori casa. Devo ricordarmi di prendere qualcosa di caldo da indossare oltre alla protezione solare e ai cappelli. Non voglio certo far preoccupare Christian o fargli pensare che sono sbadata – la sicurezza innanzitutto!

Gli mando in risposta un messaggio da cui non emerge la mia improvvisa riluttanza:

*Ciao Christian, saremo pronti, grazie*.

Alle 12 in punto sento bussare alla porta: il mio stomaco e il mio cuore avvertono un’improvvisa agitazione. Lo spettacolo inizia!

La mia dea interiore ha indossato un corsetto nero sexy sperando di sedurre l’uomo che amo mentre il mio subconscio è accigliato in segno di disapprovazione.

“Forza ragazzi,” dico mentre mi dirigo verso la porta. Chris si unisce a me in un lampo, spumeggiante d’energia, mentre mia madre si trattiene in sala per concederci un po’ di tempo da soli.

Quando apro la porta avverto il netto desiderio di farmi vento perché la mia faccia avvampa e il battito cardiaco accelera. Wow! Come può un uomo essere così attraente? Nell’istante in cui i nostri occhi si incontrano sento i capezzoli indurirsi e le cosce contrarsi l’una contro l’altra, come se facessero  gli esercizi di Kegel. Un rossore improvviso e la respirazione accelerata mettono sfacciatamente in evidenza l’intensità del mio desiderio.

Maledetto corpo, mi rimprovero.

Lui indossa dei pantaloncini al ginocchio in stile militare e una polo blu scura, fuori dai pantaloni. Tiene il colletto un po’ rialzato e i suoi capelli hanno il solito aspetto disordinato. Un gomito sostiene la testa, appoggiata allo stipite della porta e gli occhi color ardesia hanno le pupille dilatate. Il suo sguardo carnale indugia un momento di troppo sui miei seni e poi scivola languidamente verso il basso prima di risalire sinuoso.

Ci vogliono appena tre secondi perché si scateni la solita energia che lega me a lui e lui a me, quell’energia che come al solito manda scintille spumeggianti lascandoci sconvolti – anche il suo desiderio è evidente.

Mi schiarisco la gola, “Ciao” squittisco in modo innaturale, “Christian, questo è Chris”. Mi affretto a spingere senza tanti complimenti Chris verso Christian tenendolo per le spalle, nel modo meno materno possibile, come se fosse la mia difesa. Troppo tardi mi rendo conto che avrei dovuto invitarlo prima ad entrare, ma la mia concentrazione è tutta rivolta alle parti basse del mio corpo.

Un sorriso compiaciuto di Christian mi fa capire che sa esattamente quello che mi sta succedendo. Interrompe il contatto dei nostri occhi e la sua espressione cambia, l’ardore è improvvisamente sostituito da una gentile tenerezza mentre si china in modo da poter fare la conoscenza di Chris al suo livello.

Il garbo con cui si muove è tale che sembra non faccia alcuno sforzo. Christian si concentra intensamente su Chris  e per un attimo temo che possa spaventarlo. Chris alza il braccio e si stringono la mano, gli occhi attratti l’uno dall’altro per la meraviglia. Stranamente, avverto che un legame si sta sviluppando tra loro.

“Ciao campione, io sono Christian”, dice, la sua venerazione temperata da un sorriso sincero.

“Ciao”. La voce di Chris è timida, ma lui tiene lo sguardo fisso in Christian e inclina la testa di lato, assumendo inconsapevolmente un atteggiamento tipico del padre. “Tu mi assomigli”: la sua piccola mano si protende verso i capelli color rame di Christian.

Christian ed io sussultiamo, la mia mano vola sul mio cuore e lui mi lancia un’occhiata per catturare la mia attenzione. I suoi occhi sono seri e rivelano quanto profondamente è colpito da quelle parole, i miei sono pieni di lacrime che mi sono già scese lungo le guance. E’ un momento straordinario e toccante e di nuovo sento il tormento della mia colpa.

Il mio piccolino è ignaro di quanto sta accadendo e rompe l’incantesimo: “Dov’è il tuo aereo?” Tiene le mani giunte davanti a sé e fa dondolare le spalle da un lato all’altro, ancora timido ma incapace di tenere a freno la sua avida curiosità.

“Vuoi vederlo?” Christian gli sorride, entusiasta di condividere il suo giocattolo con un altro maschio.

Chris spalanca gli occhi e muove la testa su e giù, a segnalare  un sì ben convinto.

Christian ride: “Va bene, ti farò vedere il mio aereo, ma prima dobbiamo andare a far correre le nostre barche a vela nella baia. Ti piacerebbe?”.

Questo sigilla l’accordo tra loro e mio figlio corre convulsamente tutt’intorno alla stanza, esultando. Christian è il suo nuovo migliore amico. Lascio andare il respiro che avevo nervosamente trattenuto – le cose sono andate meglio di quanto mi aspettassi.

Le mie buone maniere hanno finalmente la meglio e invito Christian ad entrare.  Camminiamo fianco a fianco fino da mia madre, che è rimasta in attesa nella sala. Il giornale incriminato è appoggiato sul tavolo e non appena lui lo vede si ferma e mi prende la mano per tirarmi indietro. Quando mi giro impallidisco perché vedo che sta leggendo. Stupida, stupida! Avrei dovuto buttarlo, forse lui non lo aveva ancora visto.

Adesso è troppo tardi – il mio subconscio riversa su di me le sue inutili parole.

“Fottuta stampa” dice con rabbia guardando il giornale. Il suo viso si ammorbidisce quando si gira verso di me: “Anastasia, mi dispiace per quello che è successo. Ho una mezza idea di citarli in giudizio per queste stronzate!”

Mi guardo intorno per vedere se Chris ha sentito quelle parole e mi schiarisco la gola, “Uhm, stai attento al linguaggio per favore”, sussurro sorridendo, per fargli capire che non sono irritata.

“Sì, certo, mi dispiace”, dice agitato, e la sua espressione tradisce un’ombra di smarrimento.

“Sai, i bambini …”: continuando a sorridere, alzo le spalle e gli tocco leggermente il braccio per rassicurarlo.

Non voglio perdere l’occasione per chiedergli scusa per i probabili risultati che questo articolo avrà, quindi torno all’argomento sgradevole. “Circa l’articolo …” non posso guardarlo in faccia e di nuovo arrossisco. Indico di malavoglia con la mano il giornale. “Mi dispiace, non avrei voluto che i tuoi scoprissero la cosa in questo modo. Non posso credere che la mia sconsideratezza stia facendo del male a tante persone”. Quando sento che sto per mettermi a piangere comincio a mordicchiarmi il labbro per distrarmi. Non piangere, non piangere!

Lo sguardo di Christian è turbato; quando finalmente riesco a ingoiare le mie lacrime e a sbirciare verso di lui, vedo che sta scuotendo la testa, perplesso. “Anastasia, ho già parlato con i miei genitori. Avrei preferito raccontare loro faccia a faccia quello che è successo, ma questo …”, la sua mascella si irrigidisce mentre cerca le parole, “questa situazione mi ha forzato la mano”

Mi afferra il mento e con il pollice e l’indice pizzica delicatamente il labbro inferiore per liberarlo dai miei denti. Inclina la testa cercando il mio viso mentre le sue dita mi tengono fermo il mento perché io non sfugga il suo sguardo. “Ho già detto loro tutto e credo abbiano capito. Non si sono sorpresi troppo quando te ne sei andata, credo che tutto sia successo troppo in fretta anche per loro”. La sua bocca forma una linea mesta ma il suo sguardo si scurisce in modo drammatico.

Cazzo, i suoi genitori già lo sanno! Io rabbrividisco all’idea.

Perde in fretta la malinconia e la sua mano si allontana da me: “In ogni caso, per fortuna c’è la differenza d’orario, almeno ho visto il giornale prima di loro e ho potuto avvertirli. Ho messo i miei avvocati al lavoro su questa cosa, è meglio intervenire prima che altri giornali riprendano la notizia”.

“Vogliamo continuare questo show in strada?” Batte le mani insieme, strofinandole vigorosamente per suscitare in me qualche emozione; tutte le tracce della sua agitazione sono state spazzate via da una marea di fresco entusiasmo.

Mr Mutevole è al suo meglio in questo momento, mi meraviglio. Non ho mai pensato che sarei stata contenta dei suoi cambiamenti d’umore improvvisi, ma ora almeno posso goderne i benefici. Lui non approfondisce l’argomento, cosa che invece fa di solito, e si ferma. Molto utile davvero.

Mia madre si unisce a noi, con Chris al suo fianco. “Christian, ti devo delle scuse; se avessi saputo cosa quella pazza di mia figlia aveva fatto te l’avrei immediatamente mandata indietro”. Lei mi lancia un’occhiataccia e poi sorride a Christian. “Mi fa piacere vederti”.

Lui si sporge in avanti e la bacia sulle guance, appoggiandole leggermente la mano sulla spalla. “Ciao, Carla, grazie. Penso che siamo stati entrambi un po’ sciocchi”. Lui le rivolge un sorriso ironico e qualche strizzatina d’occhio, cercando galantemente di assumersi parte della mia colpa.

Guardo mia madre sciogliersi e sorridere come un’adolescente con l’idolo per il quale ha preso una cotta. Alzo gli occhi al cielo – avere una mamma così vitale! E perché non posso avere anch’io una strizzatina d’occhio del genere?

Ho raccolto le nostre cose sul trolley e mi metto la borsa a tracolla per riavermi dall’irrazionale gelosia. Onestamente!

Chris si divincola dalle braccia di mia madre e prende la corsa sul trolley, urlando: “Andiamo!” e strillando di gioia.

Noi tutti lo seguiamo e mi chiedo se Christian lo farà scendere da lì perché potrebbe non essere al sicuro, ma lui sorride con indulgenza e gli dice di tenersi forte, mentre lo spinge fuori dalla porta.

Oh mio Dio! Se fossi stata io al suo posto, Christian probabilmente mi avrebbe avvolta in un bozzolo di cotone e mi avrebbe legata – per buona misura. Mi chiedo se fa così perché Chris è un maschio.

Christian e io ci rivolgiamo a vicenda alcuni sguardi furtivi mentre scendiamo con l’ascensore, poi tutti insieme ci dirigiamo verso un’Audi Q7 in attesa. E’ anche questa la solita macchina enorme, ma non è del solito colore nero. Questa è color argento e sembra nuova di zecca. Hmm, Mr Controllo si è fatto audace invecchiando – un sorriso appare sulle mie labbra al solo pensiero.

Taylor salta fuori dalla macchina e ci rivolge un professionale cenno del capo. Si prende cura dei bagagli mentre Christian apre la portiera posteriore per farci salire. Sorride con aria compiaciuta, negli occhi una luce di malizia: “C’è qualcosa che ti diverte, Anastasia?”

Chris si arrampica dietro di me e monta in macchina, mentre io guardo Christian. “Mi piace il colore, ma è molto stravagante per il proprietario di una flotta di auto tutte di colore nero”. Pronuncio la parola “stravagante” lentamente, lasciando che la mia lingua si soffermi sui miei denti superiori per un attimo di troppo per stuzzicarlo mentre sbatto provocatoriamente le ciglia.

Lui inclina la testa di lato e mi rivolge uno sguardo compiaciuto; credo che sia così soddisfatto perché ha svergognato la mia frecciatina.

“Grazie Anastasia, credo di sì”, mi tiene per un momento in sospeso prima di continuare: “Questa macchina l’ho comprata solo questa mattina. Sono sicuro che ti ricordi che mi piace tenere al sicuro il mio prezioso carico e il nero non è un colore adatto per un lavoro particolare e delicato come questo”.

Hhmm, prezioso carico? Si riferirà a Chris, a me o a entrambi? – mi chiedo speranzosa. Improvvisamente capisco e la rivelazione mi colpisce pesantemente. Lui ha comprato questa macchina apposta per oggi.

Porca miseria! Allibisco e la sua faccia rivela chiaramente quanto si sta divertendo per la mia espressione stupita – ho ovviamente avuto l’esatta reazione che sperava.

Divento rossa come una barbabietola. “Urg!” Sono risentita e scuoto la testa con rabbia. Entro velocemente in macchina per nascondere il mio rossore ma mi trovo di fronte a un altro eccesso di stravaganza. Chris è legato in un seggiolino che potrebbe essere stato ideato dagli ingegneri della NASA. Taylor lo deve avere assicurato lì – sono sicura che per riuscire ad usare quell’attrezzo deve esserci almeno un video di istruzioni, per non parlare del libretto allegato.

Christian scivola nel sedile anteriore col suo solito garbo e mi guarda nello specchietto retrovisore, sempre terribilmente soddisfatto di se stesso: “Proprio come ho detto, Anastasia, prezioso carico”. Lui mi strizza l’occhio, lasciandomi confusa e non poco eccitata.

Il mio cuore palpita: perché sta flirtando con me? Forse non sarà così difficile fare in modo che si decida.

Ci dirigiamo verso est, imboccando il breve percorso che ci porta al Parco Barnacle. “Avete mangiato qualcosa?” Christian mi chiede, con una scintilla di disapprovazione già in agguato, pronta a prendere fuoco nei suoi occhi.

Io gemo interiormente. Oh sì, il mangiare. Come avrei potuto dimenticarlo? “Abbiamo fatto una leggera colazione poco prima che tu arrivassi”. Sono così felice di aver avuto l’accortezza di pensarci!

Fifty è contento e annuisce in segno di approvazione, poi si sposta in modo da essere girato verso il sedile posteriore, su cui si trova Chris. Per tutto il percorso chiacchierano animatamente della scuola e di sport. Mentre percorriamo la costa li ascolto distrattamente, felice di perdermi nella visione mozzafiato del mare.

Quando arriviamo al parco, Taylor ci fa scendere dall’auto e poi sparisce.  Christian paga i biglietti d’ingresso; la ragazza al banco trattiene il respiro quando alza gli occhi e vede Mr Bellissimo. La sua vista la rende quasi balbuziente, la mette sottosopra e io la capisco, anch’io so come ci si sente in quei momenti.

Sì, tutto torna. La sua vita è ancora piena di donne compiacenti che gli lanciano sguardi languidi. Ricordo come questa cosa mi rendeva gelosa e insicura. Gli ho sempre chiesto perché mai volesse me e non una delle tante donne che lo desideravano e che si era lasciato alle spalle. Mi sento così anche ora? Mi rendo conto che non devo e trovo la cosa sorprendente – soprattutto alla luce della sua reticenza. Sono fiduciosa nel suo amore per me, adesso. Sono certa che mi desidera. E’ liberatorio per me sapere con certezza che sono cambiata.

Chris ha trascinato mia madre nel parco, ben davanti a noi. “Vuoi dirmi a cosa pensi?” La domanda di Christian, sicuramente provocata dallo sciocco sorriso che mi aleggiava sul viso,  mi trascina fuori dai miei sogni. I suoi occhi grigi sono fissi nei miei, cercando di carpire i segreti che nascondono.

Mi tengo il mio sorriso e le sue cause per me, non sono ancora pronta a condividere quello che provo. “Sono solo felice di essere qui”, dico con un tono di voce morbido e casuale. Quando lo intravedo attraverso le mia ciglia svolazzanti mi mordo le labbra, perché noto una piega di perplessità sulla sua fronte.

I suoi occhi si allargano e sento che il suo respiro si accelera, il grigio del suo sguardo si incupisce mentre valuta quello che sto cercando di fare – non potrei mai nascondergli nulla. Poi, proprio così, lui si chiude in se stesso, afferra la mia mano e mi fa entrare a forza dal cancello. “Vieni!”, mi ordina, di nuovo in modalità controllo.

Raggiungiamo mia madre e Chris e troviamo un idilliaco posto all’ombra, vicino alla baia. E’ così bello! Gli alberi sono lussureggianti e verdi e l’erba è spessa e morbida da calpestare. Christian stende una coperta da picnic e dal cestino  tira fuori anche due modellini che riproducono la sua barca a vela, la Grace.

L’una ha lo spinnaker rosso e l’altra ce l’ha blu. Fa un cenno a Chris e gli mostra le barche. Mentre penso che il mio bambino potrebbe morire dall’eccitazione, si dirigono verso il bordo dell’acqua. Guardo Christian chinarsi sull’erba accanto a Chris per fargli vedere con calma tutti i piccoli dettagli e le caratteristiche dei modellini: è chiaro che lui è rilassato e, cosa ben più importante, paziente.

Wow.

Mi chiedo quando ha avuto il tempo di preparare tutto questo, ovviamente i modellini non li aveva con sé, a portata di mano. E’ molto toccante pensare a tutto ciò che ha fatto per organizzare una giornata speciale per mio figlio. Nostro figlio, mi correggo – un’ombra malinconica mi striscia nella mente.

Mi tolgo le scarpe e mi metto a mio agio sulla coperta, godendomi quel morbido cuscinetto d’erba. Mia madre mi raggiunge e restiamo in silenzio a guardare loro due vicini, insieme. Il mio cuore è rigonfio d’amore per entrambi, la mia mamma sente che sto per cedere e intuitivamente mi abbraccia. Non ho difesa contro queste emozioni che mi sovrastano e non c’è bisogno di parole. L’immagine di loro due, identici come due piselli in un baccello, dice tutto. L’ombra si trasforma dapprima in rimpianto e subito dopo in profondo dolore.

Christian ha lasciato che Chris vincesse entrambe le gare: è così bello godersi la sua imperturbabilità e la sua allegria con suo figlio. Lui non è mai stato così paziente con me! Certo che sarà un buon padre, ci sono ben poche cose in cui lui non eccella. Non riesco ancora a credere che si sia abituato alla paternità così in fretta ma ora, col senno di poi, capisco che non poteva essere che così.

Ha perso quattro anni grazie a te! Le parole sgradite del mio perfido subconscio mi risuonano nelle orecchie, ma non ho bisogno di lui per ricordarmi la mia colpa, che mi rode all’interno ed è sempre presente dentro di me. Come posso avergli fatto questo?

Resto seduta a guardarli mentre tornano verso di noi, chiacchierando vivacemente. Christian sta tenendo la mano di Chris e le loro teste sono rivolte l’una verso l’altra, Chris guarda Christian con riverenza e meraviglia. Il sole è dietro di loro e li delinea col suo bagliore dorato – potrebbero essere il soggetto ideale per un manifesto che voglia rappresentare il legame tra un padre e un figlio. L’istantanea di un momento speciale, che terrò per sempre nei miei ricordi.

Quando arrivano più vicino a noi, Chris si libera dalla stretta di Christian e mi si butta addosso, facendomi quasi rotolare all’indietro. “Mamma, ho vinto, ho vinto!” La sua eccitazione ci fa ridere e ce ne usciamo tutti con una serie di gridolini di meraviglia. Ho la sensazione che questa storia, della vittoria di Chris, dovrò sentirla molte volte prima di sera.

Christian prende il cesto che ha portato e ne estrae tutto quello che serve per un magnifico pranzo. Il fruscio degli involucri e dei pacchetti che si aprono attira l’attenzione di Chris che guarda avidamente. Nascondo il mio sorriso, contenta che lui mangi quasi tutto. Pigramente rifletto su quello che Christian pretende dagli altri, soprattutto considerando che Chris è un bambino. Non ho dimenticato come tratta le persone che dimenticano di mangiare, non ho dimenticato le dure disposizioni del suo contratto con le sottomesse per quanto riguarda il cibo. Sì, credo sia una fortuna che Chris mangi in abbondanza!

Condividiamo il delizioso pranzo e ascoltiamo con soddisfazione come Chris ripete tutti i termini nautici che ha appena imparato da Christian e racconta ancora una volta la sua vittoria nella gara di barche a vela. Lui ha davvero preso da Christian e vedo il padre guardarlo – il suo amore è chiaro come il sole, l’adorazione è scritta a grandi lettere sul suo volto che risplende di affetto paterno.

Oh wow!

Dopo pranzo la mia mamma porta Chris a fare una passeggiata nel giardino per esplorare il parco, lasciando Christian da solo con me. Lui se ne sta disteso sulla schiena, con il torso  appoggiato sui gomiti. Si è tolto le scarpe e sembra rilassato.

“Hai fatto un ottimo lavoro con lui, Anastasia”. Il tono deferente con cui mi parla tocca le corde del mio cuore. “Non cessi mai di stupirmi”.

Il calore si precipita sul mio viso al complimento inaspettato; come può ancora essere così gentile? “Grazie,” sospiro “lui è un bravo bambino”. Cerco di essere gentile ma si capisce dalla mia voce quanto sono scioccata.

Restiamo in silenzio entrambi, nessuno di noi due si rende conto del punto a cui stiamo arrivando. Ammiriamo la splendida vista, i raggi del sole che rimbalzano sull’acqua, uno scintillio di lampi d’oro, mentre la brezza sposta le piccole onde increspate.

Christian è quello dei due che trova per primo il coraggio di irrompere nei nostri pensieri remoti. “Come è andato il tuo incontro?” La sua voce è tranquilla, misurata e ho l’impressione che stia cercando di nascondere la sua curiosità, ma non per questo è meno desideroso di sapere.

Esito solo un attimo, pronta a raccontargli come è andata ma incerta sul modo in cui dirglielo. Devo dirgli tutta la verità o fare in modo che sia lui ad offrirmi il suo aiuto? “E’ andata bene, grazie”.

Poiché sono reticente e non gli racconto per filo e per segno cosa è successo, lui alza un sopracciglio irritato, così spazzando via ogni mia esitazione – vuole ovviamente sapere. “Ho scritto alcune cose. Dei racconti”, chiarisco tenendo gli occhi bassi per l’incertezza, non ancora abituata all’idea. Automaticamente i denti affondano nel mio labbro mentre l’ansia mi balla nello stomaco.

Quando trovo il coraggio di sbirciare verso di lui, mi accorgo che si è imposto una maschera di serenità. Pare tranquillo, e sembra quasi aspettare con pazienza che io continui. “Sono andata a incontrare un editore che è interessato a pubblicarli”. Ora che ho detto la verità arrossisco timidamente, quasi a dimostrare che non credo nel valore del mio lavoro.

Lui si siede di scatto: “Non hai firmato ancora nulla, vero? Hai un agente?  Quale editore?” Io mi ritraggo sotto la forza della sua totale attenzione, lui è molto duro, ha assunto il tono da amministratore delegato; mi interroga, mi intimidisce, è quasi aggressivo.

“Uhm .., no …, ho pensato di parlarne prima con te”. Il suo tono mi fa quasi balbettare e mi mette sottosopra. Il mio polso martella irregolarmente.

Trae un sospiro di sollievo e mi fa un deciso cenno con la testa: “Hai fatto la scelta giusta”. I suoi occhi chiari mi guardano con uno sguardo pungente, improvvisamente mi vede in una luce diversa.

Mi libero dalla tensione rialzando le spalle, ne ho il diritto?

“E allora?”: vuole più informazioni, ma noto con piacere che adesso la sua voce ha un timbro più morbido.

“No, non ho un agente e la casa editrice si chiama Buy the Book, il mio contatto è Julie Logan”.

“Julie Logan? Io la conosco, lei è la persona giusta per te”. Lui medita per un momento, con la fronte corrugata. “Perché non sei venuta da me? Tu sai che la Grey Publishing sarà sempre disponibile ad occuparsi di te, se solo lo vuoi “. Poi alza le spalle:”La assumerò perché si occupi di te”. E’ evidente che lui non si rende conto di essere inopportuno e di passare il segno. Guarda direttamente verso di me e la sua offerta è sincera.

Questo è esattamente il motivo! Come può non accorgersene?

Io farfuglio, inciampando nelle parole in stato di shock: “Uhm, non stavamo proprio parlando in questi termini e sai che mi piace essere … indipendente”. Sto cercando disperatamente di muovermi con tatto, ma il rossore sul viso rivela cosa provo.

Il suo sguardo si rabbuia,  sul suo bel viso si delineano emozioni contrastanti mentre la sua bocca disegna una linea rigida.”Sì, mi ricordo fin troppo bene”. E’ un’accusa che sta rivolgendomi con uno sguardo di disgusto. Fortunatamente cambia subito atteggiamento, e mi sento sollevata vedendo che punta ad altro: “Che cosa hai intenzione di fare?”

Sono stupita che lui me lo stia chiedendo e non me lo ordini, questo inaspettato atteggiamento mi richiede un po’ di tempo per pensare. Come al solito la sua sincerità mi annienta  e decido di vuotare il sacco. “Non lo so, ho pensato che avevo abbastanza esperienza nel settore editoriale per arrangiarmi da sola ma una volta che ci siamo messe a discutere il contratto mi sono … sentita sopraffatta”. Guardo in lontananza, colpita dalla mia incompetenza. Sollevo le ginocchia infilandomi il vestito tra le cosce mentre le mie dita giocherellano con una foglia secca.

Lui si dondola verso di me, urtandomi leggermente la spalla nel tentativo di vedere i miei occhi, e io a malincuore mi giro verso di lui. Inghiotto a fatica perché ho la gola secca ma mi rendo conto della generosità della sua offerta.  “Può essere difficile, ovviamente la società ti vuole pagare il meno possibile e, inevitabilmente, lo scrittore vuole invece il massimo per il suo lavoro. Questo non facilita la trattativa”. Il suo tono è dolce e rassicurante, il che aumenta lo sfarfallio nel mio stomaco.

“L’errore che gli autori commettono di solito è quello di cedere i loro diritti a fronte della corresponsione in anticipo di una somma, senza rendersi conto che l’anticipo viene restituito con gli interessi alla casa editrice attraverso le royalties”. Il suo sguardo è serio; sento che lui tenta di farmi capire come stanno veramente le cose.

Poiché non rispondo continua, inquieto, arrivando dritto al cuore della questione: “Non essere così dura con te stessa, Anastasia, trovare qualcuno interessato al tuo lavoro è la parte più difficile e sei riuscita ad interessare una società importante”.

Un briciolo di orgoglio fiorisce inaspettatamente dentro di me e io gli rivolgo un sorriso timido, non posso fare a meno di vantarmi un poco: “Tre società”. Prendo fiato.

Lui sibila tra i denti: “Beh, allora sei a buon punto”. Alza le mani in aria e scuote la testa incredulo, con un sorriso di ammirazione sulla bocca.

Più baldanzosa, gli restituisco con impertinenza il sorriso. “Allora, mi aiuterai?” Sbatto le ciglia, con atteggiamento molto femminile.

Lui sbuffa, il suo volto passa dall’incredulità alla soddisfazione. “Mi stai chiedendo aiuto, Anastasia?” Io squittisco al vedere che è scettico.

“Non gongolare, Grey, non ti si addice”. Cerco di mostrarmi offesa ma la mia bocca si unisce alla sua in uno sciocco sorriso – contraddicendo del tutto le mie parole.

“Non avrei mai pensato che un giorno sarebbe successa una cosa del genere”, dice scuotendo la testa, con gli occhi splendenti di buonumore. Si sta divertendo a prendermi bonariamente in giro, e nel contempo si accarezza il mento pensieroso, come se stesse soppesando le varie opzioni.

Un feroce rossore mi travolge a ondate mentre lui continua a sorridermi, completamente soddisfatto di se stesso, e ho una maledetta voglia di cancellare quel ghigno beffardo dalla sua faccia compiaciuta. Prendo un tovagliolino che ho accanto per scagliarlo nella sua direzione con l’intenzione di colpirgli il braccio, ma lui è veloce come il fulmine: lo afferra prima che io lo lanci e mi blocca a terra sotto di lui, serrandomi entrambe le braccia sulla testa.

I nostri sguardi si congiungono e sento il mio corpo che si plasma col suo. Lui china la testa e fa scorrere il suo naso lungo il mio. I ricordi di tanti momenti di intimità inondano la mia mente e io premo il bacino contro di lui, desiderando intensamente quel sollievo che solo lui è in grado di darmi. Lui alza di nuovo la testa e la scuote per ammonirmi con tenerezza, mentre nel suo sguardo tempestoso ancora traspare il divertimento. Riprende subito un atteggiamento composto e si allontana da me con garbo, liberandomi contemporaneamente le mani.

Entrambi restiamo senza fiato a fissare il cielo mentre i nostri cuori ci pulsano selvaggiamente nel petto. Gli ormoni mi fanno scorrere vampate di calore nelle vene riscaldandomi tutta e provocandomi un dolore sgradito al basso ventre.

Che ricordo sleale del nostro legame! Come può riuscire a resistere a quello che entrambi vogliamo così disperatamente?

6 thoughts on “Capitolo 7

  1. CARLA says:

    fantastico non vedo l’ora di leggere i prossimi capitoli grazie monique e grazie paola :*

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  2. marina says:

    Grazie Paola per il lavoro che stai facendo della traduzione e un grazie a Monique x tutto quello che ha scritto, meraviglioso!!

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