Capitolo 8

Tutto quello che vedo è solo la massa indisciplinata di capelli di Christian che si tuffa a testa bassa tra le mie gambe. Lui di solito mi circonda il clitoride con la sua agile e abile lingua ma stasera sta facendo qualcosa di diverso e … è fantastico!

Preme la lingua contro di me e con lunghe pennellate la fa girare in tondo. Parte dal basso e si sposta lentamente verso l’alto. Ogni volta che risale, vedo nei suoi occhi il fuoco ardente del piacere e un forte desiderio. Cazzo! Come al solito la pressione è al massimo e non appena si ferma per poi ricominciare – da lì, sì!! Proprio da lì! – sento una scossa da 1000 volt che mi colpisce dritta al cuore.

Gemo, addirittura urlo mentre lui di nuovo mi colpisce leggermente con la lingua sulla mia fessura. Avrei tanta voglia di prendergli la testa e di costringerlo a tenere la lingua sul mio sesso per fermare questo esasperante gioco ma entrambi i miei polsi e le caviglie sono legati alle colonnine del letto. Cerco di premergli il bacino sul viso, ma anche così non riesco a fargli modificare il suo lento ritmo. Il palmo della mano destra è saldamente premuto sul mio osso pubico con una deliziosa pressione. Il suo pollice sinistro massaggia con lenti cerchi la parte interna delle mie cosce, desidero con tutto il mio essere che lo sposti – solo di poco – e me lo faccia scivolare dentro.

Nella penombra intravedo le sue spalle muscolose che brillano di sudore. E’ così dannatamente caldo. Oh…! Oh …! Sono così vicina a godere. Lui se ne accorge e fa scivolare due dita dentro di me colpendo direttamente il mio dolce punto debole mentre l’altro braccio scorre sul mio corpo e raggiunge il capezzolo, che stringe violentemente. Mi vengono i brividi e gemo in estasi, muovendo vorticosamente la testa per lasciare esplodere il mio sollievo e la mia liberazione.

Porca puttana! Apro gli occhi e sobbalzo, vagamente sorpresa di non essere legata, ma dove è Christian? Il mio corpo è coperto di sudore e il mio respiro è accelerato come se avessi corso una maratona. Mi guardo intorno confusa, io sono sola, nella mia stanza, nel mio appartamento. L’orgasmo che ho appena avuto mi ha lasciata debole e agitata, sono stati i miei ormoni ancora in fiamme per gli eventi di ieri a indurmi a cercare uno sfogo nell’unico modo che il mio corpo adesso conosce – in un sogno.

Mi lascio ricadere pesantemente sul letto, afferro il cuscino e me lo trascino sul viso. Mi sforzo di fare un respiro profondo e mi lascio sfuggire un urlo primordiale, mentre con le gambe scalcio selvaggiamente, per dare sfogo al mio infantile capriccio. Le urla si trasformano in singhiozzi e poi in risatine isteriche. Che cosa devo fare? Mentre rapidi flash back degli eventi di ieri si affacciano nella mia mente confusa mi rendo conto di non saperlo assolutamente.

Il picnic di ieri è stato incredibile, Christian è stato così affettuoso con Chris, lui è davvero un tipo naturalmente paterno. Abbiamo lasciato il parco abbastanza tardi e Taylor ci ha portati direttamente sulla pista dell’aeroporto internazionale di Miami per prendere il jet delle Grey Enterprises. In quel momento Chris era già distrutto. Christian gli ha fatto fare un giro veloce dell’aereo godendosi il suo innocente entusiasmo, lo ha anche lasciato sedere per un po’ a fianco del pilota.

Al momento del decollo le sue piccole palpebre erano oramai pesanti e quasi si chiudevano. Christian lo ha coccolato, lo ha assicurato sul sedile reclinato e poi gli ha messo addosso una morbida coperta, in modo che potesse dormire comodamente. Tutto questo mi ha tanto colpita che ho dovuto distogliere lo sguardo, quasi per non vedere che, dopo appena un giorno, si era pazzamente innamorato di suo figlio. La mestizia si è diffusa lentamente sul mio volto, come l’inchiostro nero nell’acqua.

Dopo un volo di appena 40 minuti siamo arrivati a Savannah e lì ci è subito venuto incontro uno dei nuovi dipendenti di Christian, che me lo ha presentato come Collins. Sembrava un clone perfetto di Taylor e come lui sprizzava efficienza. Ho brevemente meditato su quello che poteva essere successo a Sawyer sperando di non essere io il motivo della sua assenza, augurandomi che Christian non lo avesse licenziato perché non era riuscito a impedire la mia fuga, ma tutto sommato ero contenta che non ci fosse lui ad accoglierci – se Taylor era arrabbiato con me, Sawyer avrebbe potuto essere addirittura furente!

Christian ha portato in braccio Chris, ancora addormentato, dal seggiolino dell’aereo direttamente nel seggiolino di un altro SUV in attesa. I suoi occhi assonnati sono rimasti risolutamente chiusi. Questo è quello che un giorno trascorso all’aria aperta vivendo tante emozioni provoca a un bambino di quattro anni. Il pensiero mi ha fatta sorridere e mi ha riscaldato il cuore.

Collins ci ha portati direttamente a casa di mia madre senza chiederci alcuna indicazione e la ha aiutata a scendere. Il mio subconscio non ha perso l’occasione per ricordarmi che Christian è effettivamente uno stalker perfetto e si è stretto nelle spalle, imperterrito – non che io non lo sapessi.

Ho dato un forte abbraccio alla mamma e nel nostro abbraccio ho avvertito tutto il suo calore e i suoi auspici. Lei sapeva bene come mi sentivo nervosa all’idea che Christian sarebbe venuto nella nostra casa.

La tappa successiva è stata la mia e il ribollire nella pancia mi ha fatto capire quanto ero ansiosa. Troppo in fretta Collins ha parcheggiato di fronte al mio palazzo e ha portato i nostri bagagli fino al quarto piano. Christian ha sollevato nostro figlio dalla macchina e lo ha tenuto stretto a sé, la testa di Chris appoggiata sulle sue larghe spalle.

Nel tentativo di dissipare la mia angoscia ho cominciato a farfugliare mentre camminavamo. Anche alle mie orecchie il mio tono sembrava eccessivamente cinguettante mentre gli raccontavo di Jo-Anne, la nostra vicina di casa: gli dicevo che ha un figlio della stessa età di Chris e che sono ottimi amici– come solo i bambini sanno essere. Gli ho elencato anche tutti gli aspetti positivi dell’edificio, gli ho raccontato che non abbiamo mai avuto problemi con la criminalità e che la casa è in buone condizioni – insomma mi sono dilungata in una serie di particolari che potessero dargli una buona impressione della casa che avevo scelto.

Che cosa poteva mai pensare Christian? La pressione mi stava logorando.

Alla porta d’ingresso ho armeggiato goffamente con i tasti e mi sono chiesta dove diavolo fossero i fiori che avevo ordinato: mi aspettavo di trovarli già qui per mettermi alla pari con lui e  ripristinare i rapporti di forza, e magari capire qualcosa di più sul nostro rapporto. Oh beh, niente di tutto questo.

Collins ha sistemato i nostri bagagli nel corridoio poi, dopo un cenno di saluto, se ne è tornato ad aspettare in macchina. Ho fatto strada per la stanza di Chris e Christian mi ha seguita. Ho preparato il suo letto e chiuso le tende. Christian ve lo ha appoggiato sopra, con una delicatezza infinita. Lui si è mosso appena un poco girandosi su un fianco, ancora lontano, nella terra dei sogni. Gli ho tolto le scarpe e Christian mi ha chiesto se poteva rimboccargli le coperte e fermarsi un po’ con lui.

“Certo”, ho detto sorridendo per nascondere un altro nodo che mi strozzava la gola. Mi sono subito affrettata in cucina per respirare profondamente e calmarmi ritrovando me stessa. Ho preparato una tazza di tè e mi accingevo a fare il caffè per Christian quando lui mi ha raggiunta.

L’atmosfera tra noi era imbarazzata e la conversazione ampollosa: “Uhm,” mi sono schiarita la gola cercando qualcosa da dire. “Grazie per la bella giornata e per averci riportati a casa.” Gli voltavo le spalle ma ho sentito che estraeva una sedia, sedendosi al tavolo di cucina.

“Grazie a te, Anastasia.” Il suo tono era dolce, esitante e sentivo i suoi occhi bruciarmi sulla schiena.

Lo ho raggiunto al tavolo e abbiamo preso ognuno la sua tazza, restando a fissare il vuoto, persi in un labirinto di pensieri confusi ed esitanti.

“Cosa c’è che non va, Anastasia?” ha chiesto, tenendomi il dito indice infilato sotto il mento per farmi alzare lo sguardo.

Ho chiuso gli occhi per un attimo crogiolandomi in quel piccolo contatto tra noi. Ho sospirato: “Sono così confusa, Christian”. Gli ho risposto onestamente, scuotendo la testa. “Capisco le tue riserve, capisco perché mi hai rifiutata”, proseguo, con lo sguardo rivolto in basso, fingendo di guardarmi le dita. “So quanto ti ho ferito ma perché …” ho balbettato, troppo timida per dirlo ad alta voce.

In quel momento ho seriamente dubitato della mia capacità di comprenderlo, forse avevo interpretato male quelli che ritenevo essere segnali rivelatori e lui si era fatto beffe della mia presunzione. Ho tratto un respiro per rafforzarmi, raccogliendo tutto il mio coraggio e raddrizzando le spalle: “Perché stai flirtando con me?” Nel frattempo ho intercettato i suoi occhi supplicandolo. “Tu sei … tu mi prendi in giro, tu mi torturi” ho sussurrato mentre il mio viso arrossiva per avere pronunciato la domanda che mi rodeva il cervello.

“Anastasia”, lui ha cominciato passandosi una mano tra i capelli di seta, con occhi incandescenti, “non posso nascondere la mia attrazione per te più di quanto tu possa nascondere la tua verso di me. Ma quale è il punto?” Si è stretto nelle spalle, rassegnato, e ha continuato:”Sappiamo entrambi che la nostra attrazione è lì, ne avvertiamo la presenza di continuo”. E mi ha guardata da vicino, cercando di interpretare sul mio viso i segnali delle mie emozioni.

Ahh! Ahh!

“Ci torturiamo a vicenda”, ha appoggiato la schiena contro la sedia, lo sguardo ancora fisso su di me “è sempre stato così tra di noi.” La sua bocca aveva un atteggiamento che non ammetteva compromessi.

Ho iniziato a scuotere la testa, no, ma lui mi ha bloccata con le sue parole: “Tu mi torturi sfidandomi e io torturo il tuo corpo”. La testa inclinata di lato, le parole pronunciate in modo così casuale che avrebbe potuto parlato del tempo.

“Ma … ma se è così che ti senti, perché non proviamo?”. La supplicante disperazione era appena velata nella mia voce. Sentivo il mio cuore e il respiro bloccarsi mentre aspettavo la sua risposta.

Lui ha sbuffato: “Non dubito della tua attrazione per me, Anastasia”, e ha aggiunto, alzando il capo per rivolgermi uno sguardo intenso, “quello di cui dubito è la tua capacità di resistere a lungo. Questa è un’altra storia” La sua bocca piena si è contorta  in un sorriso ironico e ha allontanato da me lo sguardo; il suo dolore era evidente mentre scuoteva la testa, per dare maggior valore al suo rifiuto.

E’ stato come se un vento gelido sferzasse rapidamente il mio corpo, raggelandomi le vene. Il mio cuore ha accelerato all’impazzata i suoi battiti; voleva forse dire che non c’era alcuna speranza per noi, neppure in futuro?

Un bussare alla porta ci ha fatto fare un salto e lui ha alzato le sopracciglia per la sorpresa. “Non aspetto nessuno” ho subito risposto alla sua domanda inespressa, con un tono sulle difensive ma in realtà distrutta dal profondo dolore.

“Yohoo cara, posso venire? Yohoo?” Una gutturale familiare voce è riecheggiata nel mio piccolo appartamento.

Uh-oh! Era l’altra mia vicina, Miss Dee, che non avevo menzionato a Christian perché non ero sicura di come avrebbe preso il fatto che un travestito viveva accanto a noi. Ho spinto indietro la sedia e mi sono diretta verso l’ingresso, nel tentativo di bloccarla, ma lei, con le sue lunghe gambe veloci, era già arrivata in cucina.

“Mia caaara! Hai un aspetto favoloso! Bentornata!” Lei ha baciato l’aria nel suo solito modo esagerato e mi ha messo in mano un bel bouquet di fiori. “Questi sono arrivati per te, caaara, ho pensato di tenerteli al sicuro!”. Ha agitato scherzosamente la sua mano dalle unghie viola nella mia direzione e mi ha rivolto un’occhiatina salace e un ampio sorriso mostrando tutti i suoi denti candidi.

Ah, i fiori che avevo ordinato per me.

“Dee”, ho detto, con occhi splendenti, “grazie! Sei splendida!” Le ho rivolto una rapida occhiata di apprezzamento. Lei indossava un abito viola di lycra e la sua parrucca bionda era una massa di riccioli. Il trucco dei suoi occhi era abbinato al colore dell’abito e le scarpe col tacco alto ricoperte di strass aggiungevano almeno altri 10 centimetri alla sua altezza già torreggiante.

Lei è una persona meravigliosa e cordiale e io debbo sinceramente dire che mi piace e ho fiducia in lei. Lavora come tecnico di computer durante il giorno, che per lei di solito non comincia prima delle 13. Durante il suo lavoro, con addosso la tuta, può essere scambiata per un normale ragazzo coi capelli a spazzola e l’espressione furba, ma di notte si lascia andare alla sua vera identità e si trasforma in Miss Dee Licious per il suo show notturno in un club alla moda.

“Dee, questo è il mio amico Christian”. Non ho osato dire il suo nome completo, sperando dentro di me che non avrebbe notato che si trattava in realtà di un lui, ma ho pensato che comunque la cosa era improbabile, di solito Christian è molto attento.

Il mio subconscio si è affrettato a sottolineare il pomo d’Adamo prominente di Dee, la sempre presente ombra della barba e la struttura mascolina del corpo per poi incrociare le braccia al petto e sogghignare nella mia direzione: in nessun modo Christian avrebbe potuto pensare che si trattasse di una ragazza.

I luccicanti occhi di Miss Dee si sono rivolti verso Christian illuminandosi di gioia e curiosità. Lei sfacciatamente gli ha indirizzato un fischio guardandolo dritto negli occhi: “Che delizioso boccone, Ana; dove sei stato nascosto fino ad oggi, splendore?” Ha puntato il dito indice verso di lui muovendolo verso l’alto e verso il basso con un movimento a zig-zag mentre lo divorava con gli occhi.

Christian si è alzato e le ha teso gentilmente la mano per stringergliela, per fortuna con una espressione divertita. “Un piacere conoscerla, Miss Dee”, ha risposto educatamente, prima di sparare una rapida occhiata nella mia direzione.

“Come mai sei qua, mh, mh, mmhh! Sono Miss Dee Licious, caaaro” Ha tirato fuori le parole, squittendo e flirtando quanto poteva poi gli ha preso la mano ma invece di stringergliela vi ha appoggiato sopra la sua in modo che non vi fosse alcun dubbio che voleva un baciamano.

Devo dire che Christian ha esitato solo per un secondo prima di darle un esagerato, stravagante bacio sul dorso della mano, chinando leggermente la testa. Il suo sguardo si era ammorbidito e gli occhi brillavano di una luce divertita. Ho soffocato a fatica un attacco di risatine.

“Hmm, hmm!” Lei ha fatto schioccare le labbra in segno di approvazione e si è gettata sulle spalle la sua sciarpa di color viola intenso. “Sei stato tu a mandare questi bei fiori? Dovresti stare attento a non viziare questa ragazza, altrimenti lei comincerà ad aspettarsi troppo da te!”, e alla sua battuta se ne è uscita con una risata gutturale e ruggente, strizzandomi l’occhio mentre accarezzava bonariamente il braccio di Christian.

Da quel momento la nostra giornata è scesa in picchiata. L’espressione di Christian si è trasformata in un nanosecondo da divertita ad acida: “No, purtroppo, non ho avuto quel piacere”. La sua voce si è fatta roca e gli occhi si sono precipitosamente raggelati. Con un’ostilità vibrante lui ha inclinato la testa verso di me come in una domanda inespressa, aspettandosi una spiegazione.

“”Oooh, un ammiratore segreto!” Anche se forse si era accorta del cambiamento nel tono di Christian, Dee l’ha ignorato e non ha esitato a prendere il biglietto che accompagnava i fiori prima che io potessi anche solo pensarci. Io ho fatto una smorfia e la mia pelle è passata attraverso ogni tonalità di rosso.

“Benvenuta a casa – da: tu sai chi” ha letto ad alta voce  girando il biglietto per controllare la parte posteriore. “Ti sei guadagnata due baci, ragazza!” ha aggiunto, spettegolando sul mio conto. “Chi è il fortunato che ha catturato il cuore della regina di ghiaccio?” ha continuato in maniera suggestiva, pur sapendo bene che io non ho mai appuntamenti con nessuno; Christian ha sarcasticamente sbuffato a udire quel soprannome beffardo.

Ho preso le tazze dal lavandino per nascondere il mio colore scarlatto: “Ah, solo un amico”, ho risposto da sopra la spalla, cercando disperatamente di sembrare indifferente e insensibile. Ero proprio sicura che fosse stata una buona idea?

“Bé, era ora! Una persona bella come te non può restarsene in attesa per sempre!”, e se ne è uscita con un’altra risata gutturale ad aumentare la mia mortificazione, che traspariva incandescente sulla mia faccia e le mie orecchie. Dee non aveva la più pallida idea della nostra storia e delle cose tra noi ancora non dette, che però riempivano la stanza, quindi non potevo essere arrabbiata con lei ma mi rendevo conto che  era giunto il momento di farla andar via.

“Stai per andare al tuo show?” Era un chiaro tentativo di cambiare argomento e di farla smettere di parlare della mia inesistente vita sentimentale.

“Certo che ci sto andando, tesoro; è bello riaverti tra noi, dì al piccolo principe che lo vedrò domani”, ha detto increspando gli occhi con un caldo sorriso come fa sempre quando si tratta di Chris.

Poi si è girata verso Christian puntandogli un dito al petto: “Tu, caro, è meglio che sparisca in fretta” per poi aggiungere, puntando il dito verso di me “Se questa qui è interessata a qualcuno, credo che si tratti di un tipo davvero speciale. Dovrai affrontare una dura concorrenza”. Si è poi messa le mani sui fianchi, riuscendo particolarmente convincente nella sua qualità di romantica consigliera.

E’ finalmente arrivato il mio turno di parlare e ho trovato una rinnovata forza per farla andare via.  La ho presa per il braccio muscoloso e ho atteggiato il mio viso a un sorriso di facciata e con più forza di quanto volessi ho cominciato a guidarla fuori dalla cucina. Per fortuna se ne è andata di buon grado, agitando le mani in un saluto. “Ciao caaaro, io sono solo alla porta accanto, se Ana non sarà amorevole con te!”, poi è scoppiata in una risata roca e si è girata all’indietro continuando a dimenare le dita.

Tornata in cucina, vi ho trovato un Christian gelido appoggiato al bancone, con entrambe le mani sul bordo del piano e le braccia piegate ai gomiti. Teneva le sue lunghe gambe stese davanti a lui e incrociate all’altezza delle caviglie; l’intensità della sua rabbia contrastava chiaramente con l’atteggiamento volutamente casuale.

“Un simpatico vicino di casa” ha detto seccamente.

Le gambe mi tremavano, mentre pensavo a quanto poteva essere arrabbiato. “Dee mi piace” ho risposto, a voce bassa e con gli occhi rivolti altrove.

“Ti vedi con qualcuno, Anastasia?” mi ha chiesto, con quel tono che di solito assume  quando è arrabbiato ma cerca di trattenersi. E’ arrivato direttamente al nodo della questione.

Ho sentito un brivido terribile corrermi lungo la schiena non appena gli ho rivolto lo sguardo, piegando di lato la testa. “No, non ho alcun legame se è questo che intendi. Si tratta solo di un amico”. Spero che la mia bugia non fosse troppoevidente. Inoltre non potevo evitare la furia pericolosa nei suoi occhi, anche se lo avrei voluto.

“Come Jose era solo un amico?” mi ha urlato addosso, il volto distorto dal disgusto.

Oh merda! Non volevo arrivare a parlare di Jose. Ho scosso la testa e mi sono morsicata il labbro; la paura mi aveva tolto la voce, non potevo fare altro che guardarlo, cercando di tenermi al riparo dalla sua ira.

Potevo quasi sentire gli ingranaggi girare nella sua testa mentre considerava le conseguenze che poteva avere la sua decisione di non riprendermi con sé e del fatto che quindi sarei stata libera di vedere qualcun altro. Dentro di lui si agitava un conflitto, non sapeva in realtà che decisione prendere pur se si manteneva apparentemente imperturbabile – sempre controllato.

“Puoi decidere chi vuoi” mi ha detto con tono sprezzante, agitando le mani. Anche se l’atteggiamento apparentemente rilassato del suo corpo voleva far capire che la cosa non gli interessava, i suoi occhi mi guardavano con cocente ostilità e i muscoli della mascella erano spasmodicamente contratti.

La mia dea interiore si strofinava le mani sorridente: lui è geloso, ci vuole! Ma il mio subconscio è scattato contro di lei: a quale prezzo, stupida impaziente?

“Non mi hai detto che non vuoi ricominciare?” Il mio tono irritato non era intenzionale, ma la sua reazione mi ha sorpresa, non era un frate.

Lui mi ha guardata con freddezza per un altro insopportabile minuto prima di dire in tono minaccioso: “Vedo che continui a non ascoltarmi”. Ha lasciato quelle parole in sospeso tra di noi continuando a guardarmi fisso e aspettandosi di trovare in me, finalmente, un po’ di comprensione.

Cosa?

Quando è stato chiaro che non avrebbe ottenuto nulla da me, lui mi ha risposto a bassa voce: “Anastasia, no, non lo so.”

Niente sesso oppure niente incontri? mi sono chiesta, ma i miei due consiglieri scuotevano entrambi la testa, lasciamo perdere!

Naturalmente non ho potuto ascoltare i loro suggerimenti, ero troppo curiosa per fermarmi. Semplicemente, dovevo sapere: “Tu non hai avuto neppure una avvenente sottomessa a compiacerti, in questi anni?” Non sono riuscita a trattenere il ghigno di gelosia nelle mie parole, la posta in gioco era troppo alta. E’ stato come assistere a un incidente d’auto: non si riesce a distogliere lo sguardo nonostante il terrore.

“Cazzo, Anastasia!” Si è portato le mai tra i capelli nel suo abituale gesto: “Hai un’idea …?” Ha alzato la voce ma si è subito bloccato scuotendo la testa per la frustrazione o per la ripugnanza, non sono riuscita a capire.

Mi sono resa conto della sua esasperazione, che quasi pulsava, ho capito che si sentiva annichilito, ed era chiaro che era tutta colpa mia. La vergogna attanagliava il mio cuore nel suo artiglio spietato.

“Devo andare, Collins mi sta aspettando”. Il lampo di vulnerabilità che aveva mostrato un attimo prima  era stato bruscamente sostituito dalla solita inflessibilità. Si è diretto verso la porta dove lo ho seguito docilmente, e qui la sua irritazione ha raggiunto il massimo perché si è accorto che  non la avevo chiusa a chiave. “Questa porta deve essere chiusa a chiave” è esploso, con un cipiglio minaccioso.

Mi sono quasi sentita morire sotto il suo sguardo e ho annuito con remissività rispondendo semplicemente “Okay”, ma con un sussurro così debole che non so neppure se mi abbia sentita.

“Mi terrò in contatto con te”. La sua alta corporatura riempiva il vano della porta e ho appena osato rivolgergli uno sguardo di sottecchi. Mi aspettavo che si girasse per andarsene immediatamente, ma indugiava come se fosse inchiodato sulla soglia. Sapevo che anche lui stava avvertendo la solita corrente tra di noi – le solite scintille selvagge. Il desiderio, la rabbia e la frustrazione crescevano all’impazzata e creavano attorno a noi un campo di forza in cui entrambi rimanevamo intrappolati, guardandoci a vicenda con le labbra socchiuse, ma non per questo disposti a piegarci alla volontà dell’altro.

La sua fronte si è accigliata mentre tornava padrone di se stesso e si allontanava di proposito da me per staccare la spina e far cessare bruscamente la corrente che ci teneva avvinti. Mi ha rivolto un cenno brusco, si è finalmente girato e si è allontanato, senza voltarsi a guardare indietro.

Sono scivolata dentro, ho chiuso la porta e mi ci sono appoggiata con la fronte. Lentamente ho sbattuto la testa contro il legno in tonfi misurati, quasi a sottolineare con quei colpi il martellamento all’interno del mio stupido cervello.

La giornata, che era partita così bene, si era conclusa in maniera così triste. Christian ed io eravamo furenti l’uno con l’altro e la tensione sessuale mi aveva spinta a evocare orgasmi nel sonno. Avrei voluto dare un calcio  alla sfortuna, una buona volta.

Pb

Ok, basta con il crogiolarsi nel dolore! Mi punisco da sola e balzo fuori dal letto solo per rendermi conto di quanto sia presto, troppo presto per alzarmi. Vado lentamente in cucina, sperando che una tazza di tè possa rendere meno desolante la prospettiva della mia giornata. Non c’è modo che io riesca a tornare a dormire. L’appartamento è tranquillo, Chris è ancora addormentato e io ripenso a quanto lavoro ho già fatto ma so di avere ancora bisogno di rivedere il contratto. Mi viene in mente che Christian non si è impegnato ad aiutarmi e il mio cuore sobbalza. Perché mai avrebbe dovuto farlo?

Accendo il mio portatile e prendo il mucchio di carte che contengono i dettagli del mio futuro rapporto con la casa editrice BTB. Ero così entusiasta di questo accordo, ma in questo momento mi pare che il tutto si risolva in un lavoro di routine. Mi sento a terra e demotivata e clicco distrattamente sull’icona del mio indirizzo e-mail, pienamente consapevole che sono arrivata a un punto di stallo.

Sobbalzo e guardo di nuovo, per accertarmi che non si tratti di una allucinazione. Ho ricevuto un messaggio e-mail da Christian! Cautamente lo apro, consapevole che può ferirmi.

Da: Christian Grey

Oggetto: Eventi passati

Data: 17 ott 2016 23:52

A: Anastasia Steele

Anastasia, mi dispiace il modo in cui ci siamo lasciati questa sera. Come mi succede sempre quando si tratta di te ho perso la ragione, e questo non contribuisce a ricostruire un qualche rapporto tra di noi. Mi è piaciuto trascorrere la giornata con Chris e mi auguro sinceramente che possiamo arrivare a un accordo in materia dei diritti di visita. Mi rendo conto che lui è ancora piccolo e che tu dovrai accompagnarlo, se vuole venirmi a trovare a Seattle. Mi conosce a malapena, ma mi sta davvero molto a cuore rimediare alla cosa. Mi farò carico di tutte le spese di viaggio e una volta che tu avrai firmato il contratto editoriale potrai lavorare ovunque, quindi il viaggiare non dovrebbe costituire un problema.

Sarò lieto di aiutarti con i negoziati preliminari al contratto. Per cortesia, fammi avere i  relativi documenti in modo che possiamo discuterne, anche via Skype. Comunque, sappi che io preferirei che fosse la Grey Publishing a occuparsi del tuo lavoro, in questo modo sono certo che potrei garantirti il miglior trattamento possibile. Ti prego di mandarmi anche il manoscritto perché vorrei leggerlo.

Christian Grey

CEO, Grey Enterprises Holdings Inc.

Perbacco! Christian – il re dei messaggi contrastanti!

Ammette di perdere la ragione quando si tratta di me, e mi domando se questo è un bene o un male. Gli è piaciuto trascorrere la giornata con Chris, ma non parla di me. Posso dedurne che non gli è piaciuto trascorrere del tempo con me? Ma la cosa che mi fa realmente impazzire, la cosa grave che emerge dal messaggio è il fatto che ha usato queste parole: “diritto di visita”. Non posso fare a meno di sentire la minaccia implicita in quel termine. Trovarmi a fronteggiare  Christian in Tribunale per una battaglia per la custodia! Preferirei inghiottire del vetro! Mi prende una profonda paura e il mio sangue si raggela. Vorrà davvero una cosa del genere?

Allontano quel pensiero terribile. Il lato positivo è che mi offre un aiuto per il contratto ma in fondo in fondo so che lui me lo offre perché è profondamente convinto che io abbia sempre bisogno di soccorso. Beh, in questo caso ho veramente bisogno di aiuto, ma ciononostante non voglio sentirmi come un bambino il cui onnisciente padre (peccato che Christian non sia mio padre) deve sempre tirarlo fuori dai guai.

Poggio la testa tra le mani: è pesante, con pensieri indefiniti. Lui deve essere ancora in volo, sulla strada di casa. Questo messaggio e-mail è stato inviato ieri sera, subito dopo che mi ha lasciata. Almeno ho un po’ di tempo per pensare alla mia risposta.

E’ il momento di riassumere i fatti: ogni volta debbo prendere una decisione molto importante lo faccio e comincio facendo un prospetto. Mi aiuta a chiarire le cose e a guardare le cose così come stanno. Allora:

• Christian è attratto da me.

• Chris gli piace e vuole passare più tempo con lui, il che significa anche più tempo con me.

• E’ il padre di Chris, un ruolo in cui si ritrova e per cui pare tagliato.

• Pensa che ci sia qualcuno che mi corteggia e la cosa lo fa ingelosire.

• Si è offerto di aiutarmi per il mio contratto editoriale.

• Non ha una relazione con un’altra donna.

• Non si fida di me.

Vedere le cose scritte nero su bianco mi fa capire che, a parte l’ultimo punto, ci sono tutte le possibilità per un’eventuale riconciliazione. Il vero problema, devo ammetterlo, è la mancanza di fiducia, il che non è poco. Per Christian è molto più importante di altre cose.  Nonostante il nostro innegabile magnetismo è riuscito molto bene a tenere le distanze –  anche troppo bene, in realtà.

Lo si può forse biasimare per questo? E’ ancora una volta la mia arpia interiore a sottolineare la cosa.

Mi ricordo quando ho iniziato a vedere Christian, nei primissimi giorni, quando parlavamo ancora di contratti e limiti. Ero così attratta da lui e lusingata dal suo interesse. Mi ricordo di essere stato affascinata dalla sua eccezionalità, ma mi sentivo intimidita da lui e anche se mi fidavo di lui in camera da letto non osavo aprirgli il mio cuore.

Lui continuava a spingermi ad aprirmi in modo da potere conoscermi e aiutarmi ad avere fiducia in lui. Anche dopo che lo avevo lasciato la prima volta, ha cercato in tutti i modi di ristabilire la fiducia tra di noi; ha trovato nuove modalità per il nostro rapporto.

Questo è un momento basilare, mi rendo improvvisamente conto di quello che devo fare. Devo fare adesso quello che lui ha fatto allora. Quando ho deciso che non ero disposta ad accettare le punizioni, lui ha semplicemente reinventato le regole che governavano il nostro rapporto. Ho bisogno di stipulare un contratto come quello che lui voleva farmi firmare, ma questa volta sarà relativo a ciò che lui può aspettarsi da me e a quello che farò per guadagnare e mantenere la sua fiducia. Qualcosa che mostri il mio impegno per la nostra relazione, una promessa che si potrà fidare di me.

Sì! Avverto una calma profonda e capisco improvvisamente cosa devo fare, questa è una ottima idea e mi piace il riferimento intimo al nostro passato e alla nostra storia comune. Un’idea davvero dannatamente buona.

 

2 thoughts on “Capitolo 8

  1. federica says:

    bravissima Paola

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